Storia: Market Garden

La sera del 26 Settembre 1944 terminava con un insuccesso l’offensiva degli Alleati denominata “Market Garden” avente come obiettivo il passaggio del Reno e l’entrata nel territorio tedesco, nonché l’occupazione della maggior parte del territorio olandese in mano ai Tedeschi. Obiettivo ambizioso e non facile da raggiungere.

Dopo lo sbarco in Normandia e la conseguente campagna “veloce” sul suolo di Francia l’alto comando alleato si era persuaso che le forze del Reich fossero ormai battute e che si potesse quindi infliggere loro un colpo fatale sia in termini materiali che mentali. C’erano però molti dissensi tra i generali Alleati sulla pianificazione pratica della nuova missione: da un lato c’erano quelli che ipotizzavano un vasto uso di reparti speciali aviotrasportati (vedi l’inglese Montgomery) dall’altro quelli che avrebbero preferito fare un grande utilizzo dei reparti corazzati (vedi l’americano Patton). Alla fine si arrivò ad un compromesso e a nord si decise di usare le truppe aviotrasportate per catturare i ponti sul Reno, mentre a sud i carri armati si sarebbero fatti largo nel territorio tedesco. L’operazione iniziò ufficialmente il 17 Settembre 1944.

La reazione tedesca allo sbarco dei paracadutisti fu però fulminea (si pensi che in tre ore venne preparato un piano per respingere l’offensiva) e diversi ponti vennero fatti saltare prima dell’arrivo degli Americani e degli Inglesi, questo nonostante l’appoggio dei partigiani olandesi alle operazioni alleate. Gli Inglesi ebbero inoltre diversi problemi con le radiocomunicazioni il che rallentò ulteriormente le operazioni belliche.

Già dal primo giorno tutto cominciò a cospirare contro gli Alleati. Il tempo divenne brutto e questo ritardò nei giorni seguenti i rifornimenti materiali ed umani alle truppe impegnate nell’offensiva. Le truppe tedesche non erano così impreparate come si poteva pensare dopo la campagna di Francia e la tenacia delle divisioni delle Waffen-SS costringeva i soldati ad estenuanti combattimenti. A tutto questo c’era da aggiungere il continuo contrasto improduttivo all’interno del quartier generale alleato.

La sera del 26 Settembre le ultime truppe alleate si ritiravano alle posizioni di partenza. I Tedeschi avevano perso quasi 7.000 uomini, gli Alleati un qualcosa in più, ma le vere perdite le aveva subite il popolo olandese, rimasto bloccato nelle città di maggior scontro tra gli eserciti (come Nimega). Molti storici attribuiscono la maggior parte delle colpe alla testardaggine tattica di Montgomery, ma ancora oggi risulta difficile fare un quadro obiettivo delle colpe. Gli Alleati credevano che la Germania fosse finita… mancavano meno di tre mesi alla offensiva delle Ardenne…

Volksgeist: 10 Agosto 1988

Il presidente Ronald Reagan firma il Civil Liberties Act del 1988, concedendo 20.000 dollari di risarcimento ai nippo-americani che vennero internati o trasferiti negli USA durante la Seconda guerra mondiale.

 

Volksgeist: 10 Agosto 1500

Storia: Carlo Fecia di Cossato

All’inizio del ‘900 l’arte della guerra era in totale fermento, nuovi mezzi meccanici erano al vaglio e in ogni ambito del combattimento l’impatto della scienza era sempre più evidente. Alcuni mezzi erano retaggio degli studi della fine del secolo precedente, come ad esempio l’aereo e i sommergibili, altri sarebbero arrivati di lì a poco come il carro armato. In un periodo di grandi guerre globali bisognava essere pronti a portare lo scontro ovunque e chi meglio della Marina poteva assumere questo compito? Tutte le grandi potenze intuirono la potenzialità della guerra sottomarina e cominciarono a svilupparne in maniera impressionante la tecnologia. Occorre in primo luogo distinguere tra sottomarino e sommergibile. Il primo opera principalmente in immersione, dove ha la massima capacità di manovra, mentre il secondo combatte principalmente in superficie, ma all’occorrenza può immergersi pur con limitata capacità di manovra. I famosissimi U-Boot tedeschi per esempio erano sottomarini, così i Classe Archimede italiani, mentre i Classe Calvi italiani erano sommergibili.

Per operare su questi nuovi ritrovati della tecnica ci volevano uomini coraggiosi e spericolati dal momento che si trattava di mezzi spesso sperimentali, insicuri, pericolosi in primo luogo per chi li conduceva (come i primi aerei), bastava poco per trasformare la macchina da guerra in una trappola mortale e viaggiando sotto il livello del mare il rischio poteva essere altissimo. In Italia un uomo su tutti spicca al comando dei sommergibili: Carlo Fecia di Cossato, uomo di nobili origini piemontesi, monarchico convinto ed audace comandante che comincia la sua carriera navale proprio su un sommergibile nel 1928. Partecipò alla guerra d’Etiopia e a quella di Spagna, frequentando nel frattempo corsi sempre più specifici per poter sfruttare al meglio le potenzialità dei sommergibili dal momento che ne intuiva l’enorme potenziale offensivo: era importante poter colpire i rifornimenti degli avversari prima che questi arrivassero a destinazione, bisognava colpire le marine mercantili, colpire e fuggire, un compito troppo pericoloso per le squadre navali convenzionali. I Tedeschi nella Prima Guerra Mondiale avevano evidenziato l’utilità di questa tattica, ma va ricordato che il primo sommergibile ad ottenere un successo durante un’operazione bellica fu un mezzo sudista durante la Guerra di Secessione Americana.

Allo scoppio del secondo conflitto mondiale Carlo Fecia di Cossato (a sinistra nella foto sopra) operò prima nel Mediterraneo e successivamente nell’Atlantico, dove per la prima volta operò sul sommergibile Enrico Tazzoli di cui diventerà comandante nel 1941. Alla guida di una squadra composta di soli volontari egli ottenne 17 vittorie documentate tra l’Aprile del 1941 e il Dicembre del 1942, ricevette diverse medaglie e riconoscimenti sia italiani che tedeschi e per le sue grandi doti di comandante venne promosso al comando di una Torpediniera  all’inizio del 1943, dando anche qui prova di coraggio. Si distinse soprattutto subito dopo l’armistizio con gli alleati del 8 Settembre quando ingaggiò una battaglia contro soverchianti forze tedesche per salvare alcune unità italiane nel porto di Bastia in Corsica, l’insperata vittoria ottenuta gli valse la Medaglia d’oro al valor militare, massima riconoscimento militare italiano. Ma il tempo della gloria stava per finire.

Con l’armistizio le truppe fedeli al re passavano nel sud del paese e la Marina italiana doveva essere consegnata nelle mani dei nuovi alleati anglo-americani, Carlo Fecia di Cossato si disse pronto a rifiutare un ordine insensato come quello e ne diede esplicita comunicazione ai suoi subordinati. Poco dopo il nuovo governo italiano appena insediato rifiutò di prestare giuramento di fedeltà al re e lui, convinto monarchico, rifiutò di prestare giuramento di fedeltà al nuovo governo… per questa insubordinazione venne sollevato dal comando e messo agli arresti. Venne liberato quasi subito poiché il suo equipaggio aveva dato inizio ad una violenta contestazione e si era totalmente ammutinato per cui l’unico modo per ristabilire un pò di ordine era lasciare libero il comandante. Per punirlo gli venne comunque imposta una licenza forzata di tre mesi. Il dramma umano, comune a molti Italiani in quel periodo, di Fecia di Cossato si consumò nell’Agosto del 1944. La crisi di valori, i giuramenti prestati e poi traditi da più parti, i cambi di alleanze, la progressiva perdita di valore della monarchia… furono tanti i fattori che gettano nello sconforto questo valoroso comandante… e forse anche la percezione di vivere in un epoca morente ed in un paese morente dove nulla sarebbe più stato come prima, soprattutto in termini di monarchia. La notte tra il 27 e il 28 Agosto decise di porre fine alla propria esistenza con un colpo di pistola alla tempia, non prima di aver scritto un’ultima lettera alla madre colma di amarezza e rimprovero per le istituzioni italiane e per la tragica situazione venutasi a generare.

Tu lo dici #86

Senza la minima necessità militare, gli Americani decisero di “sperimentare” le loro armi nucleari su degli esseri umani. Speravano così di terrorizzare i loro avversari a un grado tale che nemmeno i nazisti avevano mai previsto. Occorre notare che lo scopo principale dell’imperialismo, uccidendo in massa dei Giapponesi, era di suscitare il terrore presso i Sovietici: il messaggio principale si rivolgeva a Stalin.

(Martens L.)

Sehnsucht: Isole Aleutine

Forse in pochi sanno che l’Alaska in origine era una colonia russa in terra americana! Furono infatti i Russi ad interessarsi con maggiore concretezza all’esplorazione dello stretto che separa l’Asia dall’America e delle isole che vi si trovano, note oggi come Isole Aleutine. Nello specifico un primo viaggio esplorativo venne condotto da Ivan Fedorov nel 1732, egli toccò terra per primo nell’Alaska settentrionale. Il buon Fedorov però non divenne così famoso quanto il suo successore: il danese Vitus Bering.

Bering di fatto esplorò tutta la zona nel tentativo di capire se i due continenti fossero di fatto uniti, arrivando invece a scoprire lo stretto che oggi porta il suo nome e scoprendo inoltre le isole appena citate. Il viaggio di Bering trovò una tragica conclusione nel 1741 con la morte per malattia dell’esploratore e di buona parte dell’equipaggio. Bering diede il nome, oltre che allo stretto, anche al mare che separa i due continenti e all’isola in cui furono trovati i suoi resti nel 1991 (si, non è un errore di scrittura).

Alla fine del ‘700 i Russi iniziarono a colonizzare l’Alaska creandovi alcuni insediamenti, senza mai arrivare a popolare massicciamente la zona ed interessandosi soprattutto alla caccia delle lontre per commerciarne le pregiate pellicce. Ma tale commercio non si rivelò redditizio e nel 1867 gli Stati Uniti acquistarono la regione per un valore di circa 7 milioni di dollari di allora. Nell’acquisto erano comprese anche le Isole Aleutine.

Durante la Seconda Guerra Mondiale due di esse sarebbero state teatro di sanguinose battaglie tra Giapponesi ed Americani, di fatto le isole di Attu e di Kiska furono gli unici due territori degli Usa su cui si combatterono battaglie terrestri nel corso di tutta la guerra.

Soldati Giapponesi nel 1943

Sturm und Drang: Sol Levante

Ken Watanabe in Lettere da Iwo Jima

Soldati. È giunto per voi il momento di dimostrare il vostro valore. Voi fate parte dell’onorevole armata imperiale, e sono certo che combatterete con dignità. Quest’isola è di estrema importanza per il Giappone. Se disgraziatamente dovesse cadere, il nemico la userebbe come base di attacco contro la nostra amata patria. Per il Continente. Il nostro Continente. Combattiamo fino all’ultimo uomo. Il nostro dovere è fermare il nostro nemico qui. Non vi è concesso di morire, non fino a quando non avrete ucciso dieci soldati nemici. E comunque, non aspettatevi lontanamente di riuscire a tornare a casa vivi. Io sarò sempre in prima fila, davanti a voi. Per l’Imperatore, banzai!

Storia: Bokassa I

Si può affermare con assoluta certezza che non vi siano persone più eccentriche sulla terra se non i dittatori africani. Questi riescono a combinare la sete di potere e la paranoia del controllo (tipiche dei dittatori di tutti i continenti) con un instancabile gusto per l’eccesso. Abbiamo parlato in precedenza di Idi Amin Dada, anche se lo abbiamo fatto raccontando un film, oggi invece ci occupiamo di un personaggio altrettanto eccentrico. Se Amin è stato l’ultimo Re di Scozia oggi andremo a conoscere il primo ed ultimo Imperatore dell’Impero Centrafricano: Jean-Bedel Bokassa.

Bokassa e Amin Dada

Sua maestà Bokassa I nacque nel 1921 nell’allora colonia dell’Africa Equatoriale Francese (attualmente Repubblica Centrafricana), figlio di un capo di villaggio, in una zona a 80 km da Bangui. Il padre morì cercando di resistere al dominio francese e la madre si suicidò dopo la morte del marito. Rimasto orfano venne fatto istruire dai parenti in una scuola di missionari cattolici. Una volta diplomatosi lavorò come cuoco a Brazzaville per poi arruolarsi nel 1939 nell’esercito della Francia Libera combattendo durante la Seconda Guerra Mondiale, diventerà Sergente Maggiore e verrà decorato con la Legion d’Onore e la Croce di Guerra. Dopo aver frequentato una scuola per ufficiali in Senegal venne trasferito in Indovina, dove prestò servizio attivo fino al marzo 1953, combattendo quindi nella disastrosa Guerra d’Indocina. Nel 1961 raggiunse il grado di Capitano e l’anno dopo lasciò l’esercito francese per arruolarsi in quello della neonata Repubblica Centrafricana.

Il capo di stato era suo cugino David Dacko e Bokassa era sicuramente uno dei militari con la maggior esperienza di tutto l’esercito appena costituitosi, per questo motivo in breve tempo venne nominato Colonnello con la funzione di capo di stato maggiore delle forze armate. Alla fine del 1965 il giovane paese africano versava in gravi difficoltà economiche e il governo di Dacko era diventato inviso alla maggioranza della popolazione, per questo motivo il 1 Gennaio 1966 Bokassa guidò con un successo un colpo di stato proclamandosi presidente della repubblica, abolendo pochi giorni dopo la costituzione del 1959 ed iniziando a governare tramite decreto. Nel corso degli anni riuscì a consolidare il suo potere, resistette a due tentati colpi di stato (1969 e 1974) e nel 1972 si proclamò presidente a vita.

Nel 1976, per alcuni mesi, abbracciò la fede islamica: questo solo per ottenere aiuti economici dalla Libia di Gheddafi. Nello stesso anno sciolse il governo e trasformò la repubblica in monarchia sancendo la nascita dell’Impero Centrafricano. Il 4 dicembre 1977 si autoproclamò imperatore col nome di Bokassa I. Il nuovo imperatore subiva il fascino della figura di Napoleone e per la sua incoronazione non badò a spese: la sua corona era in oro massiccio con ben 5.000 diamanti, il suo trono a forma di aquila era in bronzo dorato e costellato da 785.000 perle ed oltre un milione di cristalli. Si stima che le spese della sola incoronazione superarono i 20 milioni di dollari. Nonostante fossero stati diramati moltissimi inviti, quasi nessun leader straniero partecipò all’evento. Bokassa sperava di far guadagnare prestigio e visibilità internazionale al suo paese, ma rimase profondamente deluso dal mal celato disappunto con cui lo trattavano gli altri capi di stato.

Nei primi anni dell’Impero lo stato assunse una forma sempre più dittatoriale, torture ed omicidi politici erano all’ordine del giorno, ma Bokassa poteva godere dell’appoggio della Francia, lautamente rifornita di Uranio per il suo programma nucleare.

Nel 1979 a seguito di una rivolta sedata nel sangue, il cui eco rimbalzò su tutti i giornali del mondo, la Francia interruppe gli aiuti economici a Bokassa. Nella rivolta morirono oltre 100 giovani studenti e circolò la voce che lo stesso Imperatore avesse torturato e addirittura mangiato alcuni di questi rivoltosi. L’ex presidente Dacko riuscì ad ottenere l’aiuto del governo francese e riuscì ad organizzare un colpo di Stato il 20 settembre 1979, con l’intervento diretto delle truppe francesi, il tutto mentre l’Imperatore si trovava in Libia. Bokassa si rifugiò in Costa d’Avorio e vi rimase per quattro anni, nel frattempo in patria un tribunale speciale lo aveva condannato a morte in contumacia. Nel 1985 decise di trasferirsi in Francia in un castello che aveva comprato non lontano da Parigi.

Nel 1986 tornò nella Repubblica Centrafricana durante un nuovo tentativo di colpo di stato, cercando di tornare disperatamente al potere, ma senza riuscirci. Arrestato, vene processato per alto tradimento, assassinio, cannibalismo (da questa accusa venne scagionato) e appropriazione indebita. Venne condannato a morte nel 1987, ma la pena venne commutata in ergastolo ed infine ridotta a venti anni di carcere. Nel 1993 godette di una amnistia nazionale e rimase a vivere in una villa nella periferia di Bangui. Per tutti gli ultimi anni della sua vita dichiarò il suo disappunto verso la Francia, colpevole di averlo tradito nonostante tutti i servigi da lui resi a Parigi. Nella sua vita, conclusasi il 3 novembre 1996 con un infarto, ebbe qualcosa come 19 mogli e 40 figli, tra cui Jean-Bedel Bokassa II, capo della casa imperiale Bokassa in esilio in Francia.

Bokassa e Ceausescu