Volksgeist: 14 Ottobre 1890

Nasce a Denison (Texas) Dwight David Eisenhower, generale e 34° Presidente degli Stati Unitid’America.

Annunci

Sturm und Drang: Sol Levante

Ken Watanabe in Lettere da Iwo Jima

Soldati. È giunto per voi il momento di dimostrare il vostro valore. Voi fate parte dell’onorevole armata imperiale, e sono certo che combatterete con dignità. Quest’isola è di estrema importanza per il Giappone. Se disgraziatamente dovesse cadere, il nemico la userebbe come base di attacco contro la nostra amata patria. Per il Continente. Il nostro Continente. Combattiamo fino all’ultimo uomo. Il nostro dovere è fermare il nostro nemico qui. Non vi è concesso di morire, non fino a quando non avrete ucciso dieci soldati nemici. E comunque, non aspettatevi lontanamente di riuscire a tornare a casa vivi. Io sarò sempre in prima fila, davanti a voi. Per l’Imperatore, banzai!

Storia: Bokassa I

Si può affermare con assoluta certezza che non vi siano persone più eccentriche sulla terra se non i dittatori africani. Questi riescono a combinare la sete di potere e la paranoia del controllo (tipiche dei dittatori di tutti i continenti) con un instancabile gusto per l’eccesso. Abbiamo parlato in precedenza di Idi Amin Dada, anche se lo abbiamo fatto raccontando un film, oggi invece ci occupiamo di un personaggio altrettanto eccentrico. Se Amin è stato l’ultimo Re di Scozia oggi andremo a conoscere il primo ed ultimo Imperatore dell’Impero Centrafricano: Jean-Bedel Bokassa.

Bokassa e Amin Dada

Sua maestà Bokassa I nacque nel 1921 nell’allora colonia dell’Africa Equatoriale Francese (attualmente Repubblica Centrafricana), figlio di un capo di villaggio, in una zona a 80 km da Bangui. Il padre morì cercando di resistere al dominio francese e la madre si suicidò dopo la morte del marito. Rimasto orfano venne fatto istruire dai parenti in una scuola di missionari cattolici. Una volta diplomatosi lavorò come cuoco a Brazzaville per poi arruolarsi nel 1939 nell’esercito della Francia Libera combattendo durante la Seconda Guerra Mondiale, diventerà Sergente Maggiore e verrà decorato con la Legion d’Onore e la Croce di Guerra. Dopo aver frequentato una scuola per ufficiali in Senegal venne trasferito in Indovina, dove prestò servizio attivo fino al marzo 1953, combattendo quindi nella disastrosa Guerra d’Indocina. Nel 1961 raggiunse il grado di Capitano e l’anno dopo lasciò l’esercito francese per arruolarsi in quello della neonata Repubblica Centrafricana.

Il capo di stato era suo cugino David Dacko e Bokassa era sicuramente uno dei militari con la maggior esperienza di tutto l’esercito appena costituitosi, per questo motivo in breve tempo venne nominato Colonnello con la funzione di capo di stato maggiore delle forze armate. Alla fine del 1965 il giovane paese africano versava in gravi difficoltà economiche e il governo di Dacko era diventato inviso alla maggioranza della popolazione, per questo motivo il 1 Gennaio 1966 Bokassa guidò con un successo un colpo di stato proclamandosi presidente della repubblica, abolendo pochi giorni dopo la costituzione del 1959 ed iniziando a governare tramite decreto. Nel corso degli anni riuscì a consolidare il suo potere, resistette a due tentati colpi di stato (1969 e 1974) e nel 1972 si proclamò presidente a vita.

Nel 1976, per alcuni mesi, abbracciò la fede islamica: questo solo per ottenere aiuti economici dalla Libia di Gheddafi. Nello stesso anno sciolse il governo e trasformò la repubblica in monarchia sancendo la nascita dell’Impero Centrafricano. Il 4 dicembre 1977 si autoproclamò imperatore col nome di Bokassa I. Il nuovo imperatore subiva il fascino della figura di Napoleone e per la sua incoronazione non badò a spese: la sua corona era in oro massiccio con ben 5.000 diamanti, il suo trono a forma di aquila era in bronzo dorato e costellato da 785.000 perle ed oltre un milione di cristalli. Si stima che le spese della sola incoronazione superarono i 20 milioni di dollari. Nonostante fossero stati diramati moltissimi inviti, quasi nessun leader straniero partecipò all’evento. Bokassa sperava di far guadagnare prestigio e visibilità internazionale al suo paese, ma rimase profondamente deluso dal mal celato disappunto con cui lo trattavano gli altri capi di stato.

Nei primi anni dell’Impero lo stato assunse una forma sempre più dittatoriale, torture ed omicidi politici erano all’ordine del giorno, ma Bokassa poteva godere dell’appoggio della Francia, lautamente rifornita di Uranio per il suo programma nucleare.

Nel 1979 a seguito di una rivolta sedata nel sangue, il cui eco rimbalzò su tutti i giornali del mondo, la Francia interruppe gli aiuti economici a Bokassa. Nella rivolta morirono oltre 100 giovani studenti e circolò la voce che lo stesso Imperatore avesse torturato e addirittura mangiato alcuni di questi rivoltosi. L’ex presidente Dacko riuscì ad ottenere l’aiuto del governo francese e riuscì ad organizzare un colpo di Stato il 20 settembre 1979, con l’intervento diretto delle truppe francesi, il tutto mentre l’Imperatore si trovava in Libia. Bokassa si rifugiò in Costa d’Avorio e vi rimase per quattro anni, nel frattempo in patria un tribunale speciale lo aveva condannato a morte in contumacia. Nel 1985 decise di trasferirsi in Francia in un castello che aveva comprato non lontano da Parigi.

Nel 1986 tornò nella Repubblica Centrafricana durante un nuovo tentativo di colpo di stato, cercando di tornare disperatamente al potere, ma senza riuscirci. Arrestato, vene processato per alto tradimento, assassinio, cannibalismo (da questa accusa venne scagionato) e appropriazione indebita. Venne condannato a morte nel 1987, ma la pena venne commutata in ergastolo ed infine ridotta a venti anni di carcere. Nel 1993 godette di una amnistia nazionale e rimase a vivere in una villa nella periferia di Bangui. Per tutti gli ultimi anni della sua vita dichiarò il suo disappunto verso la Francia, colpevole di averlo tradito nonostante tutti i servigi da lui resi a Parigi. Nella sua vita, conclusasi il 3 novembre 1996 con un infarto, ebbe qualcosa come 19 mogli e 40 figli, tra cui Jean-Bedel Bokassa II, capo della casa imperiale Bokassa in esilio in Francia.

Bokassa e Ceausescu

Storia: Erich “Bubi” Hartmann

Credo che si possa considerare la Guerra d Corea (1950-53) come l’ultima guerra in cui l’aviazione abbia visto l’essere umano e non la macchina come protagonista assoluto, da quel momento in poi i passi avanti della tecnologia hanno fatto si che l’asse portante dell’aviazione si spostasse verso il mezzo, sia che si trattasse d aviazione civile che militare. Nei due conflitti più grandi e terribili della storia dell’umanità possiamo trovare i veri pionieri sia del volo che del combattimento in volo: uomini temerari che volavano su mezzi spesso precari, sperimentali, pericolosi e difficili da guidare. Non c’erano tutti gli strumenti della tecnologia moderna, i materiali erano più delicati, le velocità ridotte, gli armamenti rudimentali e le possibilità di fuga spesso nulle. Eppure tanti uomini hanno affrontato quella gara estrema con fierezza ed incoscienza, riuscendo in molti casi ad eccellere. E’ il caso di Erich Hartmann, il maggior asso dell’aviazione della storia.

Siamo durante la Seconda Guerra Mondiale, Erich è un adolescente con la passione degli aerei, una passione che ha ereditato dalla madre che è pilota. Finite le scuole superiori si arruola nella Luftwaffe. E’ la primavera del 1940. Viene addestrato e preparato ai combattimenti, viene infine assegnato alla sua prima unità operativa nell’Ottobre del 1942. I Tedeschi dedicavano molta attenzione all’addestramento dei piloti da guerra, a differenza delle altre nazione che avevano addestramenti più dozzinali e rapidi, spesso con risultati discutibili. All’inizio Erich non ottiene grandi vittorie, si mette in mostra per intraprendenza e per temerarietà, ma queste due doti gli procurano solo incidenti, ferite ed un totale di 7 vittorie su 100 missioni! Erich combatte sul fronte orientale contro l’aviazione russa: non sono piloti e mezzi temibili come quelli britannici, ma sanno il fatto loro e numericamente sono temibili. I suoi compagni di squadriglia lo chiamano “bubi” (ragazzino) per il suo sguardo giovanile.

Erich-Hartmann-with-dog
Erich al fronte

Nonostante la carenza di successi il ragazzo non si scoraggia e cerca di apprendere quanto di meglio dai grandi piloti che volano con lui, si applica e si intestardisce, crede in se stesso e nelle potenzialità del suo aereo: il Messerschmitt Bf 109, l’aereo con cui volerà per tutta la guerra. La svolta arriva nel Luglio del 1943, 15 vittorie in 4 giorni e a fine mese il raggiungimento di quota 46 vittorie, viene promosso di grado e comincia a comandare altri piloti. A fine Agosto “bubi” era arrivato a 90 vittorie, durante una missione fu costretto ad atterrare in suolo sovietico, venne fatto prigioniero, ma con un abile stratagemma riuscì a fuggire. Le vittorie di Erich aumentavano di mese in mese, ma la situazione bellica della Germania andava peggiorando: dalla Russia fu spostato in Romania.

“Bubi” volò sino agli ultimissimi giorni di guerra, conseguendo la sua ultima vittoria l’8 Maggio 1945… quando atterrò alla base di ritorno dalla missione apprese che la guerra era appena finito: la Germania aveva perso. Lui però era diventato l’asso assoluto dell’aviazione con le sue 352 vittorie. Fu inoltre uno degli unici 27 uomini (dieci dei quali erano assi dell’aviazione) ad essere insigniti della massima onorificenza di guerra tedesca: la Croce di Cavaliere con Fronde di Quercia in Oro, Spade e Diamanti. Alla fine della guerra venne accusato dai Russi di aver sabotato lo sforzo bellico sovietico e venne condannato a venticinque anni di carcere: una vera assurdità, Hartmann non era un criminale di guerra, non si era macchiato di nessuna azione nefanda, aveva semplicemente combattuto al meglio delle sue possibilità.  Per fortuna venne liberato nel 1955 e rimandato nella Germania Ovest di Konrad Adenauer.

erich-hartmann-beim-jagdgeschwader-71-richthofen
Hartmann nella Germania Ovest

“Bubi” entrò nella nuova Luftwaffe diventando comandante della prima squadra della Germania Federale equipaggiata con aerei a reazione. Negli ultimi anni di servizio si recò spesso negli Stati Uniti per essere addestrato sui più moderni mezzi di volo. I tempi stavano cambiando e gli aerei erano sempre più tecnologici. Erich entrò in contrasto con i suoi superiori per via dell’impiego dei nuovi Lockheed F-104 Starfighter, da lui giustamente ritenuti troppo pericolosi ed instabili. La sua situazione all’interno delle forze armate divenne insostenibile e nell’autunno del 1970 si ritirò a vita privata. Morì nel 1993, asso tra gli assi di tutte le guerre.