Riletture spaziali 2020

Stanno per uscire alcuni nuovi articoli sullo spazio, ma nel frattempo vi invito a rileggere alcuni di quelli del 2020:

1) Vyommitra e il futuro degli automi

2) SpaceX ed il futuro prossimo

3) c’è vita nella nostra galassia?

4) Plutone, cuore di ghiaccio

5) Magnetar

BUONA RILETTURA

Deep Space 19: Magnetar

Quando si parla dello spazio ci si imbatte spesso in sistemi complessi ed al contempo affascinanti. Vi faccio un esempio calzante… da anni gli scienziati hanno osservato delle strane esplosioni di radiazioni che attraversano l’universo, questo fenomeno viene chiamato “fast radio burst” (FRB), dopo lunghe osservazioni si è trovata infine l’origine di questo particolare fenomeno. Si tratta delle Magnetar!

La Magnetar è una stella di neutroni che possiede un enorme campo magnetico… quanto enorme? Diciamo miliardi di volte quello terrestre! Il processo di decadimento di questo tipo di stella genera forti emissioni elettromagnetiche. Stiamo parlando di raggi X, raggi gamma e perfino radiofrequenze. Una Magnetar sarebbe in grado di formarsi dalla morte di una stella molto massiccia (supernova) e la teoria riguardante la loro esistenza (oggi comunemente accettata) fu elaborata per la prima nel 1992 dagli studiosi Robert Duncan e Christopher Thompson. Viene calcolato che appena 1 supernova su 10 sia in grado di degenerare in una Magnetar anzichè, ad esempio, in una pulsar. La Magnetar ha una vita tutto sommato abbastanza breve, dal momento che i suoi forti campi elettromagnetici decadono in “appena” 10.000 anni.

4U_0142-61

4U 0142 61 è una magnetar posta ad una distanza di 13.000 anni luce circa dalla Terra, situata nella costellazione di Cassiopea.

Quest’anno, in aprile, sono stati osservati da scienziati del Canada degli impulsi di onde radio ad alta energia emanate da una magnetar all’interno della Via Lattea, a soli 30.000 anni luce dalla Terra, preceduti da un improvviso spargimento di raggi X e gamma in tutta la galassia. Si tratterebbe del caso più interessante di FRB tra quelli avvistati sino ad oggi, soprattutto per la durata del fenomeno.

Deep Space 19: c’è vita nella nostra galassia?

Una domanda che da sempre viaggia a braccetto con l’esplorazione spaziale è: siamo soli nell’universo? 

Considerata la grandezza dell’universo tutto è difficile che la razza umana sia l’unica forma di vita senziente rintracciabile, ma le distanze tra i pianeti, tra i sistemi solari e tra le galassie sono tali da non permetterci, ad oggi, di dare una risposta certa a questa domanda. Difficilmente siamo soli, ma ancor più difficilmente potremo entrare in comunicazione con altri. Stimolante e triste al contempo. Ma forse anche rassicurante… gli esseri umani non sono di certo pacifici e potrebbero sempre incontrare qualcuno meno pacifico di loro.

La comunità scientifica si interroga e negli anni ha provato ad elaborare modelli di calcolo più o meno complessi per determinare matematicamente quello che non può essere riscontrato fisicamente. Un esempio fulgido ne è l’equazione di Drake, formulata nel 1961 dall’astronomo e astrofisico statunitense Frank Drake, ed è usata nei campi dell’esobiologia e della ricerca di forme di vita intelligente extraterrestri (Search for Extra-Terrestrial Intelligence, SETI). La formula è questa:

N = R* x Fp x Ne x Fl x Fi x Fc x L

dove N è il numero di civiltà extraterrestri presenti oggi nella nostra Galassia con le quali si può pensare di stabilire una comunicazione derivante da:

R*   è il tasso medio annuo con cui si formano nuove stelle nella Via Lattea;
Fp    è la frazione di stelle che possiedono pianeti;
Ne   è il numero medio di pianeti per sistema planetario in condizione di ospitare forme di vita;
Fl    è la frazione dei pianeti ne su cui si è effettivamente sviluppata la vita;
Fi    è la frazione dei pianeti fl su cui si sono evoluti esseri intelligenti;
Fc    è la frazione di civiltà extraterrestri in grado di comunicare;
L    è la stima della durata di queste civiltà evolute.

Secondo i valori considerati da Drake il risultato era N = 10, mentre secondo calcoli elaborati in anni più recenti si è giunti ad indicare N = 23,1. Si parla sempre e solo della nostra Galassia (la Via Lattea) ovviamente.

Anche di recente sono state proposte formule e ricerche alternative a questa, come quella dell’università di Nottingham volta a ipotizzare il numero delle Communicating Extra-Terrestrial Intelligent civilisations (CETI): le civiltà in grado di comunicare con le altre mediante le onde radio. La teoria si basa sull’assunto che siano necessari cinque miliardi di anni perché la vita intelligente si formi su di un pianeta e che dopo detto lasso di tempo una ipotetica civiltà esistente sia in grado di comunicare come lo facciamo noi. Ed è questo un pò il limite di questa teoria: il pensare che su altri pianeti le cose si siano evolute sulla falsa riga della terra, un modello geocentrico quindi. Secondo i calcoli dell’università di Nottingham ci sarebbero 36 CETI… quindi ben 13 in più rispetto alle SETI.

I ricercatori hanno puntualizzato che  la civiltà aliena più vicina a noi si troverebbe a non meno di 17.000 anni luce… quindi ogni comunicazione radio con essa sarebbe impossibile. Parlando di distanze vale la pena ricordare che la terra dista dal sole 8,3 minuti luce e che per uscire dal nostro sistema solare si debbano percorrere almeno 1 anno luce!!!

Per il momento quindi scordiamoci qualsiasi incontro ravvicinato di qualsiasi tipo…