Volksgeist: 9 Dicembre 1979

Il vaiolo viene dichiarato scomparso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). L’ultimo caso era stato registrato in Somalia nel 1977. Nonostante ciò restano ampie riserve di tale virus in alcuni laboratori negli Stati Uniti ed in Russia…

Sehnsucht: Darvaza, la porta dell’inferno

L’inferno esiste, dentro di noi, fuori da noi, intorno a noi, creato da noi e vissuto da noi. E’ tangibile, annusabile, palpabile e perfino visibile. Non è mistico e velleitario come il paradiso, brucia, arde, distrugge ed è più vivo della vita stessa. E non c’è nulla che possa ricordarlo anche all’uomo moderno, all’uomo spaesato, come la porta dell’inferno. Per vederla bisogna andare nell’ex URSS. Il panorama delle nazioni emancipatesi al crollo dell’Unione Sovietica (che nasceva tra l’altro il 30 Dicembre del 1922) è assolutamente variegato soprattutto per la vastità del territorio un tempo egemonizzato dai Russi e in parte per l’estrema differenza tra le popolazioni presenti su questi territori. Troviamo così europei a fianco di asiatici, popolazioni con gli occhi a mandorla accanto ai turcomanni, armeni accanto ai biondissimi nordici e così via. La suddivisione amministrativa della Russia era già estremamente complicata durante l’impero zarista e l’Unione Sovietica di fatto ne ricalcò le istituzioni cambiando solo l’impronta politica delle cose; nacquero così una serie di repubbliche, più o meno grandi, che in ogni caso facevano riferimento a Mosca per le direttive principali della vita socio-economica. Alla caduta dell’Unione Sovietica il panorama cambiò di poco: molte delle repubbliche si resero formalmente indipendenti salvo poi formare la C.S.I. (Comunità Stati Indipendenti) sempre Mosco-centrica.

Il Turkmenistan è una di queste repubbliche. E’ una terra di antiche tradizioni la cui popolazione è principalmente di religione musulmana. Posizionata a nord dell’Iran e dell’Afghanistan e con un ampio affaccio ad ovest sul Mar Caspio, in realtà oltre il 70% del suo territorio fa parte del deserto del Karakum. Questo deserto è ricco di giacimenti petroliferi e di gas naturali, proprio da uno di quest’ultimi ha avuto origine la porta dell’inferno, un cratere di 60 metri e profondo 20 creatosi durante un incidente in epoca sovietica (1971, senza vittime) a seguito del quale l’enorme deposito di gas naturale venne incendiato per evitare un disastro naturale. Quando venne appiccato il fuoco gli scienziati pensavano che in poche settimane si sarebbe estinto, invece brucia ancora da allora!

Una porta infernale, creata dagli uomini per gli uomini, visibile a chilometri di distanza nel buio delle notti desertiche. Chiamata Darvaza, che in persiano vuole dire “porta”. E’ un abisso bruciante che ti guarda dentro mentre tu lo osservi. E sai che prima o dopo ne verrai risucchiato, nella mente, nell’anima.

Parlando del Turkmenistan… L’animale più diffuso del paese è il dromedario, tipico animale desertico, ma vi si trovano anche pregevolissime razze equine. I cavalieri turkmeni nel corso dei secoli sono stati sottoposti al dominio arabo, al domino mongolo, al dominio di Tamerlano sino a finire nel 1885 sotto il controllo degli Zar. Oggi il moderno Turkmenistan è una dittatura monopartitica sotto il controllo dell’ex capo del vecchio sistema sovietico. Il nuovo stato si fonda su un profondo nazionalismo turcomanno-centrico che punta all’assoluta salvaguardia e perpetuazione delle antiche tradizioni di quella terra, questo in tutti i campi della vita (si pensi che sono addirittura vietati certi tagli di capelli e di barba). Il paese è comunque poco industrializzato (esclusa la capitale Asgabat) e l’economia si basa principalmente sulle ricchezze del sottosuolo, mentre una vasta fetta della popolazione vive ancora in maniera semi-nomade, quest’ultimo dato di fatto falsifica il dato sulla disoccupazione che risulta essere al 60%… ad ogni modo rimane un paese formalmente povero e la stessa cosa si può dire della sua popolazione.

Asgabat