Volksgeist: 30 Maggio 1967

Inizia la Guerra civile nigeriana a seguito della secessione del Biafra. La neonata repubblica era supportata tra gli altri da Israele, Sudafrica, Rhodesia, Francia e Portogallo, mentre la Nigeria era supportata da Regno Unito, Unione Sovietica, Repubblica Araba Unita, Cina e Sudan.

Storia: L’imperatore Pu Yi

Una delle figure storiche che mi ha sempre incuriosito molto è quella dell’ultimo imperatore della Cina, sarà perchè sin da piccolo uno dei miei film preferiti è stato proprio “L’ultimo Imperatore” (1987) di Bertolucci che ne racconta la vita.

La sua storia comincia in una Cina sconvolta dalle rivolte, dalle ingerenze occidentali, dalle cospirazioni di palazzo, dalle idee rivoluzionarie e dalla vicinanza con Giappone. Il potere degli imperatori ormai è stato esautorato e la fine ingloriosa della Rivolta dei Boxer (1897-1901) ne ha decretato la fase calante. Quando Pu Yi viene designato come futuro imperatore ha soli due anni, il suo predecessore è rimasto quasi certamente vittima degli intrighi di palazzo e l’imperatrice vedova Cixi nella sua follia decide di dare un ultimo colpo di spalla a quel che resta dell’impero. La scelta di un bambino obbliga alla presenza di un reggente (il padre di Pu Yi), ma l’idea che si percepisce dall’esterno è quella di un vuoto di potere assoluto: cosa potrebbe mai fare un bambino di due anni contro una eventuale rivoluzione? E contro un eventuale attacco dall’esterno? Ed ecco accadere l’inevitabile. Un moto rivoluzionario nazionalista del 1911 porta alla nascita della Repubblica Cinese. L’impero è finito. A Pu Yi ed alla famiglia reale viene concesso di abitare nella Città Proibita, tanto sono considerati come dei relitti di un’epoca passata, rispettati ancora da una parte del popolo, ma totalmente inutili sul piano politico. La Cina però è fortemente instabile e le lotte per il potere sfociano presto in veri e propri conflitti armati. Nel 1917 una rivolta militare riporta al potere la casa imperiale, Pu Yi è di nuovo imperatore per soli 12 giorni!

Nel 1924 le truppe del Kuomintang occupano Pechino e Pu Yi è costretto a rifugiarsi da un’altra parte. Cercando in fretta una scappatoia chiede aiuto agli unici che sembrano disposti ad ascoltarlo: i Giapponesi della legazione di Tientsin (a pochi metri dalla legazione italiana tra l’altro). Per i Giapponesi è una manna dal cielo. Lo trattengono a Tientsin in mezzo agli agi ed alla bambagia, mentre nel frattempo pianificano una invasione ben organizzata della Cina. Quando nel 1931 invadono la Manciuria a nord ne offrono la corona proprio a Pu Yi, in modo da poter legittimare agli occhi internazionali il loro intervento militare nell’area. Pu Yi accetta illudendosi di poter cominciare a governare sul suo popolo: nasce il Manchukuo. Questo stato viene formalmente riconosciuto solo da 23 nazioni sulle 80 esistenti allora, tra queste ci saranno tutte le nazioni dell’Asse.

Le speranze di Pu Yi vengono presto infrante e risulta palese che i veri capi del nuovo stato sono i Giapponesi, che ne sfruttano le risorse e ne dominano brutalmente la popolazione. In Manchukuo opererà anche la famigerata Unità 731 dedita agli esperimenti sugli esseri umani ed ancora oggi fonte di dissensi tra Cina e Giappone. La vita di Pu Yi si trasforma in una sorta di gabbia dorata dalla quale non può fuggire e il senso di impotenza verso tutto quello che lo circonda diventerà via via più forte; di fatto ancora una volta non sarà lui ad avere il controllo della sua vita. La sua stessa vita famigliare è uno sfacelo, falliscono tutti i suoi matrimoni e la sua impossibilità di avere figli diventa la barzelletta dell’intera Cina e dello stesso Giappone. La Seconda Guerra Mondiale pone fine a questa situazione e lo stato fantoccio viene invaso nell’agosto del 1945 dai Sovietici, per Pu Yi comincia la prigionia.

Cartolina propagandistica del Manchukuo

Nel 1950 viene consegnato alle autorità della nuova Cina comunista, i Sovietici non hanno interesse a mantenere come prigioniero un ex imperatore di  uno stato decaduto. Il nuovo governo lo processa come traditore della patria e criminale di guerra e lo condanna a 9 anni di carcere rieducativo. Saranno per lui anni fondamentali per ripercorrere le tappe della sua vita, analizzarle e trascriverle in un libro di memorie. Verrà liberato nel 1959 e divenne un funzionario del comitato per la conservazione del materiale storico, in oltre come tanti altri nobili decaduti venne inserito in una specie di consiglio speciale molto simile ad un senato.

Morì nel 1967, all’inizio della Rivoluzione Culturale, per un tumore. Probabilmente non sarebbe sopravvissuto comunque alla nuova fase rivoluzionaria della Cina, dove andavano sparendo vecchi funzionari e dove i privilegi delle vecchie classi dirigenti venivano ribaltati, nella nuova Cina non c’era posto per i relitti del vecchio impero.

Tu lo dici #86

Senza la minima necessità militare, gli Americani decisero di “sperimentare” le loro armi nucleari su degli esseri umani. Speravano così di terrorizzare i loro avversari a un grado tale che nemmeno i nazisti avevano mai previsto. Occorre notare che lo scopo principale dell’imperialismo, uccidendo in massa dei Giapponesi, era di suscitare il terrore presso i Sovietici: il messaggio principale si rivolgeva a Stalin.

(Martens L.)

Volksgeist: 3 Novembre 1957

La celebre cagnetta Laika viene inviata nello spazio, dai Sovietici, a bordo dello Sputnik 2. L’animale morì dopo quasi 7 ore di viaggio a causa dei forti sbalzi di temperatura a cui venne sottoposta. I Sovietici allora dissero che era sopravvissuta per ben 4 giorni.

Sehnsucht: Darvaza, la porta dell’inferno

L’inferno esiste, dentro di noi, fuori da noi, intorno a noi, creato da noi e vissuto da noi. E’ tangibile, annusabile, palpabile e perfino visibile. Non è mistico e velleitario come il paradiso, brucia, arde, distrugge ed è più vivo della vita stessa. E non c’è nulla che possa ricordarlo anche all’uomo moderno, all’uomo spaesato, come la porta dell’inferno. Per vederla bisogna andare nell’ex URSS. Il panorama delle nazioni emancipatesi al crollo dell’Unione Sovietica (che nasceva tra l’altro il 30 Dicembre del 1922) è assolutamente variegato soprattutto per la vastità del territorio un tempo egemonizzato dai Russi e in parte per l’estrema differenza tra le popolazioni presenti su questi territori. Troviamo così europei a fianco di asiatici, popolazioni con gli occhi a mandorla accanto ai turcomanni, armeni accanto ai biondissimi nordici e così via. La suddivisione amministrativa della Russia era già estremamente complicata durante l’impero zarista e l’Unione Sovietica di fatto ne ricalcò le istituzioni cambiando solo l’impronta politica delle cose; nacquero così una serie di repubbliche, più o meno grandi, che in ogni caso facevano riferimento a Mosca per le direttive principali della vita socio-economica. Alla caduta dell’Unione Sovietica il panorama cambiò di poco: molte delle repubbliche si resero formalmente indipendenti salvo poi formare la C.S.I. (Comunità Stati Indipendenti) sempre Mosco-centrica.

Il Turkmenistan è una di queste repubbliche. E’ una terra di antiche tradizioni la cui popolazione è principalmente di religione musulmana. Posizionata a nord dell’Iran e dell’Afghanistan e con un ampio affaccio ad ovest sul Mar Caspio, in realtà oltre il 70% del suo territorio fa parte del deserto del Karakum. Questo deserto è ricco di giacimenti petroliferi e di gas naturali, proprio da uno di quest’ultimi ha avuto origine la porta dell’inferno, un cratere di 60 metri e profondo 20 creatosi durante un incidente in epoca sovietica (1971, senza vittime) a seguito del quale l’enorme deposito di gas naturale venne incendiato per evitare un disastro naturale. Quando venne appiccato il fuoco gli scienziati pensavano che in poche settimane si sarebbe estinto, invece brucia ancora da allora!

Una porta infernale, creata dagli uomini per gli uomini, visibile a chilometri di distanza nel buio delle notti desertiche. Chiamata Darvaza, che in persiano vuole dire “porta”. E’ un abisso bruciante che ti guarda dentro mentre tu lo osservi. E sai che prima o dopo ne verrai risucchiato, nella mente, nell’anima.

Parlando del Turkmenistan… L’animale più diffuso del paese è il dromedario, tipico animale desertico, ma vi si trovano anche pregevolissime razze equine. I cavalieri turkmeni nel corso dei secoli sono stati sottoposti al dominio arabo, al domino mongolo, al dominio di Tamerlano sino a finire nel 1885 sotto il controllo degli Zar. Oggi il moderno Turkmenistan è una dittatura monopartitica sotto il controllo dell’ex capo del vecchio sistema sovietico. Il nuovo stato si fonda su un profondo nazionalismo turcomanno-centrico che punta all’assoluta salvaguardia e perpetuazione delle antiche tradizioni di quella terra, questo in tutti i campi della vita (si pensi che sono addirittura vietati certi tagli di capelli e di barba). Il paese è comunque poco industrializzato (esclusa la capitale Asgabat) e l’economia si basa principalmente sulle ricchezze del sottosuolo, mentre una vasta fetta della popolazione vive ancora in maniera semi-nomade, quest’ultimo dato di fatto falsifica il dato sulla disoccupazione che risulta essere al 60%… ad ogni modo rimane un paese formalmente povero e la stessa cosa si può dire della sua popolazione.

Asgabat