Storia: La cattura di Giovanna d’Arco

Il 23 Maggio del 1430, durante le concitate fasi finali della Battaglia di Compiègne (nella regione della Picardia), Giovanna d’Arco venne catturata dalle truppe dei Borgognoni, storici alleati degli invasori Inglesi. La cattura fu il primo passo per quello che diventerà il famoso processo con conseguente messa al rogo dell’eroina francese, poi dichiarata Santa patrona di Francia.

Sulla rocambolesca cattura pende da sempre il dubbio di un possibile tradimento da parte di Guglielmo di Flavy, governatore militare di Compiègne. I fatti sono abbastanza semplici e lineari. La città era da tempo assediata dalle truppe congiunte di Borgognoni ed Inglesi, mentre la “pulzella di Lorena” aveva più volte tentato delle sortite per rompere l’accerchiamento senza però riuscirvi. Proprio il 23 Maggio 1430 da una di queste sortite nacque un violento scontro che vide i Francesi troppo inferiori di numero rispetto ai nemici, per cui l’unica soluzione plausibile fu quella della precipitosa ritirata verso la città. Il Flavy, a quanto pare timoroso che le incalzanti truppe di Borgogna potessero penetrare in città durante l’inseguimento delle truppe francesi, fece chiudere le porte della città dopo aver fatto passare solo i primissimi soldati francesi in ritirata, lasciando fuori tutti gli altri.

Giovanna d’Arco era intenta a proteggere la ritirata delle truppe e rimase ovviamente chiusa fuori dalle mura amiche. Rimasta con pochi uomini a disposizione fu presto catturata dal Bastardo di Wamdonne, alle dipendenze di uno dei vassalli del duca di Borgogna.

Del tradimento del Flavy non vi sono mai state prove certe, ma resta il fatto che egli fosse uno dei principali detrattori della figura della “pulzella di Lorena” nell’incasinato panorama politico francese dell’epoca.

Storia: Aprile 1915

Ad Aprile 1915 il governo Italiano intensificò la sua trattativa diplomatica a Londra con gli Alleati giungendo alla firma del “segreto” Patto di Londra del 26 Aprile 1915, con la quale l’Italia si assicurava l’Istria e la Dalmazia in caso di vittoria del conflitto… questo patto sarebbe poi rimasto in parte disatteso generando la questione fiumana ad esempio.

A Gallipoli continuava il sanguinoso braccio di ferro tra l’Impero Ottomano e gli Alleati. Il 25 Aprile 1915 ebbe luogo un massiccio sbarco di truppe Inglesi, Francesi, Australiane e Neozelandesi per cercare di conquistare le fortezze dei Dardanelli. Sbarcarono e si organizzarono per creare una serie di offensive la prima delle quali culminò con la Prima Battaglia di Krithia del 28 Aprile 1915 nella quale i Turchi uscirono vittoriosi. Nel frattempo gli Ottomani si videro messi in difficoltà ad oriente da una insurrezione di separatisti armeni che occuparono la città di Van nell’Anatolia orientale. La questione Armena era già deflagrata nell’ancora dibattutissimo Genocidio Armeno. La resistenza di Van durò dal 19 Aprile all’inizio del mese di Maggio 1915.

Marce della morte – Genocidio Armeno

Gli Ottomani erano sotto forte pressione e cercavano di contrastare il nemico sui diversi fronti in cui erano impegnati. Ad esempio tra il 12 ed il 14 Aprile 1915 si svolse la Battaglia di Shaiba, a sud-ovest di Bassora. Questo scontro permise agli Inglesi di mantenere saldo il controllo sulla zona da poco conquistata riuscendo a resistere coraggiosamente alle soverchianti forze nemiche. Conseguenza diretta di questo scontro fu che le popolazioni arabe cominciarono a ripensare il loro appoggio nei confronti degli Ottomani dando via presto a numerose rivolte che facilitarono il compito degli Alleati.

Sul fronte occidentale il 22 Aprile 1915 iniziò la Seconda Battaglia di Ypres nella quale i Tedeschi fecero un largo uso dei gas tossici nel loro attacco contro le truppe francesi ed algerine. La battaglia durò a più fasi per circa un mese e vide gli Alleati riuscire nella disperata impresa di mantenere la maggior parte delle postazioni difensive. Dopo questa battaglia tutti gli eserciti iniziarono a sviluppare e preparare grandi arsenali di armi chimiche. Il volto della guerra stava cambiando in una sempre più crudele maschera insanguinata.