Sehnsucht: Aokigahara

Le foreste sono tra i luoghi più belli e misteriosi dell’intero pianeta, al loro interno sono in grado di conservare alcuni degli antichi poteri che l’uomo a, col tempo, dimenticato. Ci sono forze al loro interno, presenze e creature che spesso vanno al di là della semplice comprensione. Non stiamo parlando di qualche animale o mostro fantastico di cui sono pieni i programmi in televisione, no, qui parliamo di qualcosa di più profondo… qualcosa che chiunque abbia passato delle notti nelle foreste saprebbe descrivere: la certezza di non essere soli, mai. 

Non c’è niente di più bello dunque di una foresta selvaggia, incontaminata ed intricata. A patto che vi siano all’interno degli spiriti e delle entità benigne… in caso contrario il risultato sarebbe certamente nefasto. In Giappone c’è una meravigliosa foresta di 3000 ettari, ai piedi del celebre Monte Fuji, nata all’incirca nel 864 dopo l’eruzione di uno dei vulcani minori che dipendono da esso: il Monte Nagaoyama. Il terreno è dunque molto particolare, cavernoso e caratterizzato da una fitta vegetazione, a tratti impenetrabile. Il suo nome? Aokigahara. Entrare in una foresta come questa può dare un senso di smarrimento paragonabile a quello delle immense giungle amazzoniche, ci si domanda sempre dove sia la via d’uscita… sempre che ci sia. 

Un’antica e dibattuta usanza del Giappone, praticata in eccezionali periodi di carestia, era quella denominata Ubasute. Essa consisteva nell’abbandono, spontaneo, in località remota di un membro anziano o infermo della famiglia per permettere ai restanti di poter sopravvivere. Sebbene sia considerata un’usanza leggendaria ci sono diversi luoghi del paese che rimandano a questa pratica, tra questi vi è proprio la foresta di Aokigahara… e non è difficile capirne il perché! Quale luogo migliore di una foresta intricata per abbandonare a morire una persona? Nella cultura giapponese gli spiriti rivestono un ruolo importantissimo, siano essi positivi o negativi. E si dice che gli spiriti dei morti con la pratica Ubasute infestino ancora la foresta, aggirandosi adirati nei suoi meandri, esercitando il loro influsso sulle persone che vi si avventurano. Leggende? 

Aokigahara ha un macabro primato in Giappone: è il luogo in cui avviene annualmente il maggior numero di suicidi. Le persone vanno a togliersi la vita in quel luogo approfittando proprio del suo essere quasi inaccessibile… per questo capita che i corpi senza vita vengano ritrovati dopo tanto tempo… quando vengono ritrovati! In genere le persone si impiccano o assumono farmaci in dosi letali. Ogni anno vengono ritrovati oltre 100 corpi senza vita nella foresta… questa impressionante cifra non batte le statistiche del Golden Gate Bridge di San Francisco, che resta il luogo col più alto numero di suicidi annuali (una media di 160)

Le autorità hanno disseminato il parco di cartelli che invitano i potenziali suicidi a chiedere aiuto a degli specialisti e a non fare l’estremo gesto. Basterà questo ad abbassare questa impressionante statistica?

Sturm und Drang: Emilio Salgari, un uomo sconfitto

Da bambino leggevo, come tanti altri, i romanzi di avventura di Salgari. E devo confessarlo: preferivo i suoi racconti a quelli di Verne. Questo probabilmente perchè ero più affascinato dai luoghi esotici rispetto al mistero ed alla scienza, già allora sfogliavo continuamente un librone di storia (per bambini) pieno di illustrazioni e poco a poco me lo ero letto tutto. E quanto mi piaceva la storia delle esplorazioni geografiche, sognavo spesso di vestire i panni dell’avventuriero del ‘500 o dei secoli successivi, sognavo di addentrarmi nella giungla e di trovare misteriose città di antiche civiltà scomparse… e in tutto questo le avventure di Salgari mi aiutavano non poco. Poi uno cresce e passa ad altre letture, scopre decine (centinaia) di autori e si perde nella lettura dei testi più disparati e magari si dimentica dell’amico Salgari nascosto negli angoli più alti della libreria.

Salgari aveva un dono grandissimo: una poderosa fantasia che gli permetteva di scrivere e raccontare di mondi che non aveva mai visto dal vivo. Si basava su resoconti di viaggiatori, esploratori e giornalisti e da lì traeva spunto per ambientare le sue avventure. Detto così sembra una cosa facile, ma non lo è per niente… un conto è inventarsi di sana pianta un mondo fantasioso, un conto è descrivere un qualcosa che si conosce bene e un conto è parlare in maniera esaustiva e reale di un luogo che non si è mai visto neppure alla lontana. Beh, lui ci riusciva.E i suoi romanzi erano talmente veri che per anni avevo pensato che quell’uomo avesse viaggiato in lungo e in largo per il globo. Ma non era così… lui non aveva viaggiato tanto, si era spostato dalla sua Verona a Torino e forse poco altro. Davvero.

Eppure questo uomo così pieno di idee era anche tremendamente sfortunato. Era nato nel 1862 e quando aveva 25 anni sua madre era venuta a mancare per malattia. Salgari già allora lavorava come redattore per L’Arena (giornale veronese) e aveva già scritto il suo primo romanzo… era un giovane davvero promettente. Poi nel 1889 un’altra triste vicenda familiare: suo padre credendosi malato in maniera terminale si tolse la vita gettandosi da una finestra. Da quel momento la vita di Salgari inizia a postarsi dal Veneto verso il Piemonte. Prima si sposa con una attrice di teatro (Ida Peruzzi), trova un editore nel torinese e comincia la sua vastissima produzione di romanzi, nel frattempo nascono i suoi quattro figli a cui darà dei nomi esotici: Nadir, Omar, Romero e Fatima. Nel 1897 Sua Maesta Margherita di Savoia lo fece insignire del titolo di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia.

Si sa anche oggi che allevare una famiglia con quattro figli non è molto facile in termini economici (salvo alcune ricchissime famiglie) e i Salgari non nuotavano certo nell’oro. Ad aggravare il tutto nel 1903 la signora Ida cominciò a dare segni di follia e col passare degli anni la sua malattia andò peggiorando sino a quando nel 1910 dovettero rinchiuderla in manicomio. Potete immaginare il dramma per la famiglia. Salgari doveva lavorare a ritmi serratissimi per tirare avanti la famiglia e provvedere alla cure della moglie… le sue giornate passavano ininterrottamente allo scrittoio con sigarette su sigarette, troppo vino e tanta insonnia. Nessuno reggerebbe a lungo una situazione del genere, prima o poi si crolla per forza.

Il tracollo. Il 25 Aprile 1911 Emilio Salgari esce di casa per non farvi mai più ritorno. Lascia una lettera drammatica ai suoi figli insieme a quei pochi soldi che gli sono rimasti. Trova un posto isolato e si uccide. Ma non si uccide alla maniera occidentale, non si impicca o si taglia vene, non si avvelena o si spara in testa… no. Lui decide di fare harakiri squarciandosi il ventre e la gola con un rasoio, alla maniera orientale, quasi si trattasse di una delle sue opere. E’ così che muore Emilio Salgari, sconfitto dalla vita e dalla malasorte.

La famiglia Salgari non ebbe molta fortuna neppure dopo la morte del grande scrittore. La giovane Fatima morì di tubercolosi nel 1914, la moglie morì in manicomio nel 1922, Romero si suicidò nel 1931 e Nadir morì dopo un incidente in modo nel 1936. L’ultimo rimasto, Omar, si suicidò nel 1963 scegliendo la stessa modalità di suo nonno. Una famiglia segnata dal tragico marchio del suicidio. Ed è triste pensare che un uomo come Salgari, che in fondo coi suoi romanzi ha cresciuto così tanti di noi, sia stato castigato così dalla sorte. Ma la vita è anche questo, con il rasoio ha posto fine alle sue sofferenze terrene, con la sua penna si è guadagnato l’eterno ricordo degli uomini.

Volksgeist: 5 Agosto 1962

L’attrice statunitense Marilyn Monroe viene trovata morta nella sua casa di Los Angeles, apparentemente a causa di un’overdose di sonniferi, ma la posizione innaturale del corpo e le troppe incongruenze del caso non hanno mai permesso di appurare con certezza la realtà dei fatti.

 

Volksgeist: 5 Agosto 1914

 

 

Sturm und Drang: ti chiederanno di Mishima

YUKIO MISHIMA (Kimitake Hiraoka) 25 NOVEMBRE 1970 – TOKYO – GIAPPONE

Non posso continuare a nutrire speranze per il Giappone del futuro. Ogni giorno si acuisce in me la certezza che, se nulla cambierà, il “Giappone” è destinato a scomparire. Al suo posto rimarrà, in un lembo dell’Asia estremo-orientale, un grande Paese produttore, inorganico, vuoto, neutrale e neutro, prospero e cauto. Con quanti ritengono che questo sia tollerabile, io non intendo parlare.

Abbiamo assistito stringendo i denti, al gioco della politica interna a dissimulare le contraddizioni, mentre sprofondava nell’ipocrisia e nella bramosia di potere. Abbiamo assistito alla difesa dei particolarismi e degli interessi personali. Abbiamo visto affidare a Paesi stranieri i piani riguardanti i prossimi cento anni della Nazione; abbiamo visto l’umiliazione della disfatta nascosta per non essere cancellata, e gli stessi nostri connazionali profanare la storia e le tradizioni del Giappone. Abbiamo sognato di vedere i veri Giapponesi e lo spirito dei veri samurai sopravvivere nel Jieitai. Tuttavia è chiaro che secondo la legge il Jieitai è incostituzionale e che la difesa, problema fondamentale per un paese, è stata dimenticata con opportunistiche interpretazioni legali.Proprio in questa circostanza, perché c’è un esercito che non porta questo nome, è da ricercare la causa fondamentale della degenerazione morale e del decadimento spirituale dei giapponesi.

Dobbiamo morire per restituire al Giappone il suo vero volto! È bene avere così cara la vita da lasciare morire lo spirito? Che esercito è mai questo che non ha valori più nobili della vita? Ora testimonieremo l’esistenza di un valore superiore all’attaccamento alla vita. Questo valore non è la libertà! Non è la democrazia! È il Giappone! È il Giappone, il Paese della storia e delle tradizioni che amiamo.

Il valore di un uomo si rivela nell’istante in cui la vita si confronta con la morte.