Storia: Novembre 1914 – parte prima

In quei giorni si stava muovendo il fronte meridionale dove gli Austriaci il 5 Novembre si cimentavano nella terza invasione della Serbia dall’inizio del conflitto. Ma la situazione era molto calda ancora più a sud. L’Impero Ottomano si era reso responsabile di alcuni atti di guerra contro i Russi pur non avendo dichiarato nessuna ostilità a livello diplomatico. La tensione causata da questi attacchi “a tradimento” portarono la Russia a dichiarare guerra al Sultano il 1 Novembre 1914, seguita dal Montenegro il 3 Novembre e da Francia e Impero Britannico il 5 Novembre. Si trattava di un epilogo inevitabile. Le forza russe passarono immediatamente all’offensiva nella zona del Caucaso  con l’offensiva Bergmann iniziata il 2 Novembre e terminata dopo due settimane con la sostanziale vittoria ottomana.

Nelle colonie tedesche la situazione diventava sempre più drammatica con la perdita della colonia di Tsingtao ad opera dei Giapponesi. In compenso nell’attuale Tanzania venne combattuta la Battaglia di Tanga tra il 2 e il 5 Novembre risoltasi con una vittoria dei Tedeschi contro gli Inglesi… anche se sarebbe più corretto parlare di vittoria degli Ascari tedeschi contro i soldati Indiani dell’Impero Britannico.

Nel frattempo ci furono due scontri navali di una certa importanza. La Battaglia di Coronel (1 Novembre 1914) al largo delle coste cilene che vide le navi tedesche battere quelle inglesi. A comandare la squadra navale tedesca era il celebre Maximilian Graf von Spee. Inoltre il 3 Novembre 1914 ci fu una prima, inconcludente, incursione tedesca lungo le coste britanniche con il bombardamento di Yarmouth.

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Truppe Ottomane 1914

L’Impero Ottomano era in fase decadente già da oltre un secolo e la sua alleanza con gli Imperi Centrali non fece altro che precipitarlo dalla padella alla brace. Il bombardamento dei porti Russi non poteva certamente passare sotto il silenzio degli Alleati e del resto era ben noto l’interesse delle potenze occidentali per i ricchi (nel sottosuolo) territori dell’impero del Sultano. Gli Inglesi, sempre avidi di terre e risorse, non si fecero scappare l’occasione e studiarono subito un piano per attaccare la parte più vulnerabile e potenzialmente ricca dell’Impero Ottomano: la Mesopotamia. Il 6 Novembre 1914 gli Inglesi sbarcarono a Fao (Al-Faw) nell’odierno Iraq e, grazie ai rinforzi ottenuti due giorni dopo, ebbero la meglio sulla guarnigione ottomana. Iniziava in questo modo la campagna di Mesopotamia che sarebbe terminata solo con la fine del conflitto.

Nel frattempo il giorno 11 Novembre 1914 i Russi si lanciavano in una importante e presuntuosa offensiva in Slesia nel tentativo di destabilizzare gli Austriaci ed i Tedeschi. La chiave di volta era l’importantissimo settore di Lodz! Ancora una volta su questo fronte si distinse in uomo di cui presto avremo modo di parlare in maniera più diffusa: August von Mackensen.

E mentre attaccavano da terra a nord tentavano anche di imporsi a sud nel Mar Nero fronteggiando le congiunte marine tedesca ed ottomana ottenendo un primo successo nella Battaglia di Capo Sarych al largo della penisola di Crimea del 18 Novembre 1914.

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Storia: Ottobre 1914 – parte prima

E’ sempre straordinario pensare ala breve distanza temporale che ci separa da questi eventi, 105 anni non sono tanti se ci pensate. Terminato un sanguinosissimo mese di Settembre, la guerra rapida ideata dagli alti comandi tedeschi si stava trasformando in una lenta e progressiva guerra di trincea. In effetti, col senno di poi, è facile capirne le motivazioni. Pensiamo al livello tecnologico degli eserciti del 1914: chi poteva prevalere sugli altri in maniera netta in Europa? Nessuno. E questo perché a fronte di tecnologie paritarie lo erano anche le impostazioni tattiche degli eserciti. Cosa c’era di nuovo? Forse che l’attaccare la Francia passando dal Belgio fosse un qualcosa di innovativo? Assolutamente no dato che era già stato fatto durante le guerre successive alla Rivoluzione Francese e credo di non dover ricordare a nessuno che Waterloo si trova in Belgio. La verità è che la guerra del 1914 era un ibrido di guerra del ‘800 e di guerra moderna, era un qualcosa in via di sviluppo che si sarebbe determinato solo 25 anni dopo con la Seconda Guerra Mondiale. Normale quindi che Francesi, Inglesi, Russi, Tedeschi ed Austriaci si trovassero impantanati in una serie di scontri campali che non portavano quasi mai a dei risultati concreti. Ci si ammazzava per avanzare di qualche chilometro sul fronte occidentale, mentre su quello orientale si poteva avanzare molto di più, ma in lande prevalentemente desolate. Per le colonie il discorso era diverso, si trattava di una guerra per forza di cose più dinamica e non poteva che volgere a favore degli Inglesi, dato il loro netto dominio dei mari. In Africa ed in Asia l’esito della guerra era scontato e gli alti comandi lo sapevano in partenza… vincere in Europa, quello si che avrebbe cambiato per sempre lo scacchiere internazionale. Una partita difficile, la più difficile di tutte!

Ad inizio Ottobre però l’unico risultato che si stava ottenendo era quello di portare avanti la “corsa al mare” sul fronte occidentale. Tale corsa si sarebbe arrestata solo il 19 Ottobre 1914 davanti al canale della Manica. I Tedeschi erano sempre decisi a tentare di sfondare le linee nemiche per piombare su Parigi, mentre gli Alleati resistevano strenuamente per contrastarli. Ne fu un esempio la Battaglia di Arras scatenata dai Francesi tra il 1 e il 4 Ottobre nel tentativo di sfondare le linee tedesche nel settore di Douai. Risultato? Vittoria dei soldati del Kaiser, perdita della città di Lens e conseguente spostamento a nord delle ostilità. Se la terra delle Fiandre fosse proseguita ininterrottamente sino al Polo Nord gli eserciti si sarebbero spinti sin là? Forse.

Il 10 Ottobre Anversa cadde in mano tedesca dopo un lungo assedio, parte dei difensori riuscirono a ripiegare. Lo stesso giorno inizio una lunga (inconcludente) Battaglia a La Bassée nel nord della Francia, questa si sarebbe conclusa il 2 Novembre con una sostanziale stabilizzazione del fronte.

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Storia: Settembre 1914 – parte seconda

Coma abbiamo già visto, sul fronte orientale,  la situazione per le forze degli Imperi Centrali era altalenante. Nella zona sud si fronteggiavano gli “eserciti di disperati” di Russia e Austria e al nord invece i Tedeschi continuavano a dimostrare tutta la loro forza e preparazione tattica. Tra il 7 e il 14 Settembre venne combattuta la Prima Battaglia dei Laghi Masuri che vide trionfare i Tedeschi sui Russi, fu una battaglia vecchio stile, vinta proprio da un tipo di formazione destinata pian piano a sparire nei decenni successivi: la cavalleria. A fronte di quasi 40.000 perdite tedesche se ne contarono oltre 125.000 tra le fila russe. Mentre le truppe del Kaiser trionfavano le truppe di Vienna continuavano la loro progressiva ritirata in Galizia, che sarebbe terminata il 24 Settembre nel momento in cui i Russi posero l’assedio alla fortezza di Przemyśl (sarebbe durato sino alla fine del Marzo 1915, con una “vittoria di Pirro” per i Russi).

Ad occidente la situazione invece iniziava a diventare problematica per la Germania. Il piano di invasione rapida della Francia stava fallendo e la rapida successione di battaglie di quel Settembre 1914 stava rendendo evidente a tutti che le vecchi battaglie campali non sarebbero state in grado di risolvere il conflitto. Cominciò una serie di manovre di accerchiamento da parte di tutti gli eserciti coinvolti che portò a quella che è passata alla storia come “corsa al mare”. Di fatto di manovra in manovra e di battaglia in battaglia si giunse a creare due linee parallele di trincee e fortificazioni che si estendevano dalla neutrale Svizzera sino al Mare del Nord (anche se in alcuni punti il fronte resterà discontinuo sino alla primavera del 1915). Fu così che dopo la Prima Battaglia della Marna si giunse alla Prima Battaglia dell’Aisne alla Battaglia di Flirey e al conseguente avvicinamento dei Tedeschi alla fortezza francese di Verdun. ma per quante battaglie venissero combattute e per quanti uomini morissero la situazione era quasi sempre di stallo; certo le truppe di Berlino erano riuscite a conquistare alcuni avamposti di una certa importanza, ma gli Anglo-francesi resistevano con coraggio e spirito di sacrificio. Il fallimento dell’offensiva lampo in Francia (piano Schlieffen) portò alla destituzione del generale tedesco Helmuth von Moltke in favore del generale Erich von Falkenhayn alla guida delle truppe del Kaiser.

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La “corsa al mare” del 1914

Il 17 Settembre la Germania perdeva completamente la sua colonia della Nuova Guinea Tedesca, conquistata dalle truppe australiane per conto dell’Impero Britannico.

Storia: Settembre 1914 – parte prima

Con la rovinosa ritirata verso Carpazi l’unica speranza su questo fronte era riposta al nord dalle truppe tedesche. La prima conseguenza della battaglia fu l’ingresso delle truppe russe a Leopoli il 3 Settembre. Nel fronte sud le cose non andavano meglio con le forze armate della Serbia che tenevano in scacco gli eserciti di Vienna anche nei territori della Bosnia; la situazione non era drammatica come in Galizia, ma occorreva dare al più presto un colpo mortale a Belgrado per poter agire tranquillamente contro i Russi.

La spinta tedesca verso la Marna portò gli eserciti dei contendenti a scontrarsi duramente tra il 5 e il 12 Settembre nella Prima Battaglia della Marna, combattuta a non molta distanza da Parigi. I Tedeschi speravano di infliggere un colpo mortale alle difese nemiche, ma invece si ritrovarono impantanati in quella che stava per trasformarsi in una tremenda guerra di posizione. Attacchi e contrattacchi, l’uso smodato dell’assalto frontale, l’impiego di oltre 6.000 cannoni e di 1.800.000 soldati (tra entrambe le parti chiaramente) la resero la più grande battaglia sino ad allora combattuta, mai si erano visti tanti uomini affrontarsi in uno scontro di pochi giorni. La vittoria tattica fu per gli Anglo-francesi, ma sul campo rimasero oltre 150.000 morti. Nel corso dei decenni gli storici sono riusciti ad analizzare a pieno le cause dell’insuccesso tedesco e molta della colpa è da attribuire alla confusione dell’alto comando del fronte occidentale e ad alcune inutili rivalità tra i generali del Kaiser.

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Prima Battaglia della Marna

Storia: Agosto 1914 – parte prima

Il risultato degli ultimatum fu evidente il 1 Agosto: sia la Francia che la Germania dichiararono la mobilitazione generale. Era il disastro della diplomazia. Quello stesso giorno verso sera l’ambasciatore tedesco a San Pietroburgo consegnò (in lacrime) la dichiarazione di guerra al ministro degli esteri russo Sazonov.

Mentre la Germania muoveva i primi passi occupando militarmente il Lussemburgo il 2 Agosto e contestualmente inviando un ultimatum al Belgio chiedendo di concedere alle proprie truppe di passare attraverso i suoi territori, gli Inglesi non restavano a guardare. E neppure i Turchi. Gli Inglesi rassicurarono i Francesi su un loro sicuro intervento in chiave anti-tedesca in caso di conflitto e dichiararono la mobilitazione generale della loro imponente flotta. I Turchi invece strinsero una solida alleanza segreta con gli Imperi Centrali.

Il 3 Agosto la Germania dichiarò guerra alla Francia e il Belgio rigettò l’ultimatum di Berlino preparandosi quindi allo scontro con le truppe del Kaiser. Nel frattempo l’Italia dichiarò la sua neutralità violando così parte dei patti stretti in precedenza con la Germania e con l’Austria.

Il 4 Agosto la Germania invase il Belgio, dopo che il piccolo stato aveva rifiutato il suo ultimatum il giorno precedente. Iniziò così la prima seria campagna della guerra. Tra il 4 ed il 21 Agosto le truppe del Kaiser furono impegnate nella conquista di questo territorio. I Belgi si difesero molto più duramente di quanto i Tedeschi avessero mai ipotizzato e questo comportò un rallentamento nei piani di guerra dell’alto comando germanico. La presenza delle grandi fortezze di Namur e Liegi fu uno dei principali ostacoli da superare! La battaglia per la determinante piazzaforte di Liegi durò dal 5 al 16 Agosto e vide anche il primo bombardamento strategico del conflitto ad opera si un dirigibile Zeppelin tedesco.

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Soldati Tedeschi in partenza per il fronte

Nella stessa giornata del 4 Agosto la Gran Bretagna chiese alla Germania di rispettare la neutralità del Belgio e di ritirare le sue truppe, ma i Tedeschi rifiutarono. La risposta inglese fu immediata e si arrivò alla dichiarazione di guerra alla Germania.

Il 5 Agosto il piccolo Regno del Montenegro (da cui veniva la Regina d’Italia, Elena) dichiarò guerra all’Austria-ungheria in alleanza e solidarietà coi vicini Serbi.

Il 6 Agosto la reazione a catena continuava e la Serbia dichiarò guerra alla Germania, mentre il governo di Vienna dichiarava guerra alla Russia. Ormai tutte le grandi potenze erano coinvolte a doppio filo nel conflitto! Lo stesso giorno le truppe francesi invasero le colonie tedesche del Togoland… le colonie tedesche erano ben difese, ma non c’era molta possibilità di ottenere rifornimenti dalla madrepatria, questa portò la Germania a perdere progressivamente tutte le sue colonie nel corso della guerra. E avremo modo anche di analizzare anche alcune campagne più avanti.

Il 7 Agosto i primi reparti inglesi del BEF (British Expeditionary Force) sbarcarono in Francia e contestualmente le truppe di Parigi tentarono una prima offensiva dando inizio alla Battaglia delle Frontiere (che sarebbe durata sino al 24 Agosto).

Il 9 Agosto il Regno del Montenegro dichiarò guerra alla Germania.

Ma vediamo nel dettaglio la prima offensiva francese della Battaglia delle frontiere. Tra il 7 e il 10 Agosto si combatté la Battaglia di Mulhouse, in Alsazia… territorio allora in mano alla Germania. L’obiettivo del generale Louis Bonneau era di riconquistare le due provincie perdute con la guerra del 1870, nonché di frenare una possibile avanzata dei tedeschi che già stavano divorando importanti lembi di territorio belga. Le prime fasi dell’offensiva francese furono caratterizzate dalla scarsità dei combattimenti e dalla facilità (troppa) di avanzata. Lo stesso giorno 7 la città di Mulhouse era di nuovo in mano francese e tutta la nazione era in un clima di festa. Bonneau temendo di rimanere accerchiato decise però di frenare l’avanzata e di mettersi sulla difensiva, non sapendo la reale consistenza delle forze nemiche. Il generale tedesco che comandava il settore, von Heeringen, aspettò che arrivassero le truppe di riserva stanziate a Strasburgo e preparò un contrattacco per il giorno 9.  Quello che Bonneau non aveva erano le truppe di riserva e per questo fu costretto ad abbandonare i territori conquistati il giorno 10, segnando così la prima sconfitta per la Francia.

Ora questa battaglia non fu numericamente nulla di impressionante, rispetto alle altre della guerra, ma ci fa già capire quella che sarà l’antifona di tutto il conflitto ci saranno sempre una serie di offensive che porteranno alla conquista di un pò di territorio, poi seguirà la controffensiva che rispedirà indietro gli attaccanti… e così via. L’importanza in queste campagne militari stava tutta nella freschezza delle truppe di riserva e nell’apporto dell’artiglieria (che Bonneau non seppe sfruttare a pieno). Il generale Bonneau dimostrò un tratto caratteristico di molti generali dell’epoca, che spesso fermarono le avanzate nel momento migliore per paura di restare accerchiati, dando così al nemico il fatale tempo per riorganizzarsi. A Mulhouse persero la vita 4.000 Francesi e 3.000 Tedeschi, i numeri degli anni successivi sarebbero stati ben più terrificanti.

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Soldati Belgi 1914

Storia: Luglio 1914 – parte terza

Dopo la dichiarazione di guerra dell’Austria-Ungheria contro la Serbia la prima nazione a reagire fu la Russia zarista. Nicola II decise di mobilitare l’esercito nelle regioni confinanti con l’impero viennese (29 Luglio 1914) senza però dichiarare ufficialmente guerra. Una mossa come questa avrebbe quasi certamente comportato la mobilitazione della Germania in difesa dell’alleato… e a Berlino alcuni funzionari del governo cominciarono ad intuire la pericolosità della situazione che si stava generando, ma sembrava impossibile arrestare la macchina bellica che già si era messa in moto. Del resto il 29 luglio l’Austria aveva già iniziato a cannoneggiare Belgrado con l’artiglieria.

La risposta tedesca fu la dichiarazione di “stato di pericolo di guerra”… che non era proprio una mobilitazione generale, ma quasi. La Russia di tutta risposta dichiarò la mobilitazione generale di tutto il paese, su grande spinta dei militari, mentre lo Zar era titubante. A questo punto la Germania iniziò a pensare sia a mobilitare completamente il proprio esercito sia a inviare ingenti somme all’alleato italiano per farlo entrare in guerra (cosa che poi non accadde).

I Tedeschi sapevano benissimo che la Russia era alleata della Francia ed una guerra contro lo Zar avrebbe comportato inevitabilmente una guerra anche contro Parigi: una guerra su due fronti poteva essere molto pericolosa. Bisognava rendere inoffensiva la Francia o con la diplomazia o con l’arte militare (invadendola sia dai confini diretti sia attraverso il neutrale Belgio, stringendola con una rapida manovra a tenaglia). In questo clima di fermento il 31 Luglio la Germania inviò due ultimatum. Il primo era diretto alla Russia e accusava il governo dello Zar di aver mobilitato l’esercito con l’idea di attaccare la Germania, si chiedeva quindi di interrompere la mobilitazione entro 12 ore, pena la guerra. Il secondo ultimatum era diretto alla Francia e riguardava la sua eventuale neutralità in uno scontro tra Russi e Tedeschi: i Francesi però fecero orecchie da mercante dichiarando addirittura di non aver notizia della mobilitazione generale russa. Nel frattempo l’Austria sentendosi in pericolo dichiarò la mobilitazione generale.

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Storia: Luglio 1914 – parte seconda

Come abbiamo visto la settimana scorsa il governo di Vienna aveva inviato un ultimatum alla Serbia. Le richieste erano molto pesanti. Le reazioni internazionali furono le più disparate. Le alte cariche del governo francese erano di ritorno da un viaggio diplomatico in Russia e non poterono dare una risposta adeguata. Gli Inglesi contattarono i Tedeschi chiedendo che facessero pressione per rinviare i termini dell’ultimatum proponendo che Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia facessero da mediatori della crisi (l’Italia in quel momento era ancora alleata di Germania ed Austria). Il governo serbo si rivolse alla Russia che però si dimostrò tiepida nel condannare l’azione austriaca. Cosa poteva fare la piccola Serbia? Il 25 Luglio era già chiaro ai Tedeschi che una risposta negativa alle richieste austriache avrebbe comportato lo scoppio di una guerra.

La risposta di Belgrado non tardò a venire. Nel precedente articolo vi ho riportato il testo dell’ultimatum austriaco, la Serbia accettò senza remore alcuni punti (8 e 10) ed altri solo parzialmente(1, 2 e 3)… ma cercò di eluderne altri (4, 5, 7 e 9). Un secco rifiuto venne invece dato al punto 6: “Adottare misure giudiziarie contro i complici del complotto del 28 giugno che si trovano sul territorio serbo; delegati del governo austro-ungarico prenderanno parte all’indagine a ciò attinente”. La Serbia ordinò la mobilitazione generale nel primo pomeriggio del 25 Luglio e poco prima delle ore 18 dello stesso giorno (poco prima quindi che scadesse l’ultimatum) consegnò la propria risposta all’ambasciatore austriaco. La risposta non soddisfaceva le richieste austriache e per questo tutto il personale diplomatico imperiale abbandonò la sera stessa Belgrado, comportando la rottura diplomatica tra le due nazioni. La guerra era più vicina.

Il 26 luglio gli Inglesi invitarono tutte le potenze a ritrovarsi per trovare una soluzione diplomatica, ma gli unici a rispondere con favore a questa proposta furono gli Italiani, tutti gli altri o declinarono l’offerta (come la Germania) o presero tempo (come la Francia e la Russia). Quello che le diplomazie di molti paesi non sapevano era che la Germania spingeva sull’alleato austriaco affinché risolvesse militarmente la diatriba con la Serbia il più in fretta possibile, onde scongiurare la mobilitazione diplomatica (o militare) degli altri paesi… ma Vienna tentennava, l’esercito non era pronto a scendere in campo prima del 10 Agosto e questo per i Tedeschi era inammissibile. In realtà in Germania c’erano due voci contrastanti: da un lato il governo premeva per la guerra, mentre il Kaiser Guglielmo II riteneva soddisfacente la risposta serba all’ultimatum e spingeva per una soluzione diplomatica.

Il 28 Luglio alle ore 12 l’Austria dichiarò guerra alla Serbia.

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Quello che sarebbe successo nei giorni successivi avrebbe portato alla più grande guerra mai combattuta sino ad allora.

Storia: Luglio 1914 – parte prima

Con quanto accaduto durante l’attentato di Sarajevo i rapporti tra l’Impero Austro-ungarico e la Serbia si deteriorarono in maniera irreversibile, ma non si giunse subito alla guerra. Nei primi giorni seguenti all’attentato il governo imperiale cominciò a confrontarsi al suo interno per scegliere la strategia migliore da adottare, va considerato che non tutti erano favorevoli ad un intervento armato nei Balcani soprattutto nel timore di un intervento russo. La prima cosa da fare per gli Austriaci era assicurarsi che in caso di guerra i loro alleati Tedeschi non li avrebbero piantati in asso, era determinante avere accanto la macchina bellica del kaiser. L’imperatore Francesco Giuseppe esitava anche perché il governo dell’Ungheria era allo stesso modo restio a lanciarsi in un’avventura così rischiosa.

Nelle giornate del 5 e del 6 Luglio la diplomazia austriaca lavorò alacremente per ottenere l’incondizionato appoggio della Germania. Ci fu una importante riunione tra un inviato del ministero degli esteri austriaco (Alexander von Hoyos) e il sottosegretario agli esteri tedesco Arthur Zimmermann il 5 Luglio, mentre il kaiser Gugliemo II ricevette l’ambasciatore austriaco a Berlino Ladislaus von Szögyény-Marich. In queste occasioni il confronto tra i due alleati fu diretto e senza giri di parole: l’Austria voleva cancellare la Serbia dalle carte geografiche, cosa ne pensava la Germania? Gugliemo II pensava che la Russia non avesse la preparazione militare pe dichiarare una guerra all’Austria in quel momento, ma si disse disposto ad aiutare in ogni caso il suo alleato di Vienna. Questo modo di agire dei Tedeschi venne considerato un “assegno in bianco” nei confronti degli Austro-ungarici.

Il 7 Luglio si riunì il gabinetto di guerra austro-ungarico. Tutti erano favorevoli ad una immediata guerra tranne il Primo ministro ungherese István Tisza che temeva lo scoppio di un conflitto di portata mondiale (e aveva pienamente ragione) e suggeriva di mandare un ultimatum con diverse richieste alla Serbia. Tisza aveva potere di veto all’interno del gabinetto di guerra e mantenne la sua posizione per un’intera settimana. Questo bloccò gli intenti bellici dell’Austria sino alla metà di Luglio. Tutto il mondo restava in osservazione.

Molto interessati alla situazione balcanica erano anche gli Inglesi, i Francesi ed i Russi… tutte queste grandi potenze osservavano lo sviluppo degli eventi con grande ottimismo dal momento che l’Austria non aveva ancora prodotto nessun ultimatum nei confronti della Serbia. Era un ottimismo mal riposto e che si fondava sulla scarsa conoscenza che questi paesi avevano delle dinamiche interne del vecchio impero viennese. C’era del ritardo nella risposta austriaca e questo dipendeva da molti fattori. In breve il governo austriaco calmò il dubbioso István Tisza, ma i generali austriaci non si dissero pronti ad un intervento armato prima del 25 Luglio. I Tedeschi dal canto loro erano pronti all’azione e aspettavano placidamente che tutto si determinasse, ma per calmare le acque internazionali avevano inviato comunicazioni a Londra, Parigi e Mosca nelle quali invitavano a considerare le diatribe tra Serbia ed Austria come un fattore locale e non globale… si provava a scongiurare una guerra mondiale.

Le giornate tra il 19 ed il 23 di Luglio furono molto concitate per le diplomazie dell’epoca. I Francesi incontrarono i Russi il 21 Luglio per stabilire una linea comune da seguire nei confronti dell’Austria, nel mentre il governo a Vienna preparava l’ultimatum per il governo di Belgrado. A Londra Lloyd George si dichiarava ottimista circa la situazione balcanica e sui rapporti con Berlino. Non sapeva che Francesco Giuseppe la sera del 21 aveva dato il suo assenso alle condizioni dell’ultimatum… la macchina era già in moto.

Fu così che in quel pomeriggio del 23 Luglio 1914 a Belgrado l’ambasciatore austriaco consegno l’ultimatum al governo Serbo. La risposta doveva arrivare entro e non oltre le ore 18 del 25 Luglio.

Le richieste dell’Austria alla Serbia erano molteplici:

  1. Sopprimere qualsiasi pubblicazione che inciti allodio e al disprezzo nei confronti della monarchia austro-ungarica.
  2. Sciogliere immediatamente la società denominata Narodna Odbrana (La Difesa del Popolo, un gruppo nazionalista anti-austriaco) e confiscarne tutti i mezzi di propaganda, nonché a procedere in ugual modo contro altre società e loro branche in Serbia coinvolte in attività di propaganda contro la monarchia austro-ungarica.
  3. Eliminare senza ulteriore indugio dalla pubblica istruzione del proprio paese qualunque cosa induca o potrebbe indurre a fomentare la propaganda contro l’Austria-Ungheria.
  4. Espellere dall’apparato militare e dalla pubblica amministrazione tutti gli ufficiali e i funzionari colpevoli di propaganda contro la monarchia austro-ungarica i cui nomi e le cui azioni il governo austro-ungarico si riserva il diritto di comunicare al Regio governo serbo.
  5. Accettare la collaborazione in Serbia di rappresentanti del governo austro-ungarico per la soppressione del movimento sovversivo diretto contro l’integrità territoriale della monarchia viennese.
  6. Adottare misure giudiziarie contro i complici del complotto del 28 giugno che si trovano sul territorio serbo; delegati del governo austro-ungarico prenderanno parte all’indagine a ciò attinente.
  7. Provvedere con la massima urgenza all’arresto del maggiore Vojislav Tankosić e di un funzionario serbo a nome Milan Ciganović, che i risultati delle indagini dimostrano coinvolti nella cospirazione.
  8. Prevenire con misure efficaci la cooperazione delle autorità serbe al traffico illecito di armi ed esplosivi oltre frontiera, a licenziare e punire severamente i funzionari dell’ufficio doganale di Šabac e Loznica, rei di avere assistito i preparatori del crimine di Sarajevo agevolandone il passaggio oltre frontiera.
  9. Fornire all’Imperial regio governo viennese spiegazioni in merito alle ingiustificate espressioni di alti ufficiali serbi i quali non hanno esitato sin dal crimine del 28 giugno a esprimersi pubblicamente in termini ostili nei confronti del governo austro-ungarico.
  10. Infine notificare senza indugio all’Imperial regio governo l’adozione delle misure previste nei precedenti punti.

Come avrebbe reagito il mondo a quell’ultimatum? E che risposta avrebbe dato il governo di Belgrado a queste richieste?

Storia: Giugno 1914

La Belle Époque, ossia l’inizio dell’era capitalista in tutto il suo consumismo. Per decenni quest’epoca è stata decantata come una sognate Babilonia di felicità e di fermento culturale, ma a ben guardarla oggi non appare se non per quella che è stata in realtà: la prima società di consumatori della storia. L’inizio della fine di quanto ci poteva essere di buono nell’umanità. L’inizio della litania nasci-produci-consuma-crepa. La Belle Époque ha cambiato per sempre il mondo e non lo ha reso un posto migliore. Venne ricordata con nostalgia dai contemporanei solo per un unico grande motivo: terminò con la Grande Guerra, une delle più grandi tragedie della storia dell’umanità. In fondo la Belle Époque era stata un periodo relativamente pacifico nella storia dell’Europa, ma non era destinata a durare. Ho già avuto modo in un precedente articolo di affrontare la situazione internazionale dei paesi che poi sarebbero stati coinvolti nel conflitto per cui mi limiterò a parlare di come si arrivò all’attentato di Sarajevo del 28 Giugno 1914.

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Francesco Ferdinando

Chi era innanzitutto Francesco Ferdinando? Suo zio era l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe di cui era diventato erede al trono dopo la morte del diretto erede Rodolfo per suicidio. Francesco Ferdinando era in personaggio scomodo sotto diversi punti di vista. Sosteneva il suffragio universale maschile e questo gli aveva inimicato la nobiltà ungherese che vedeva minacciato il suo dominio politico (molti degli strati bassi della popolazione non erano infatti di origine ungherese). Sosteneva attivamente le istituzioni cattoliche e questo gli aveva inimicato non solo gli anti-clericali, ma anche tutte le ampie fasce di popolazione protestante dell’impero. Infine era un sostenitore della creazione di una terza corona all’interno dell’impero a favore di un regno degli slavi comprendente Croazia e Bosnia con funzione di contenimento dell’irredentismo serbo. Di base era un sostenitore della diplomazia per risolvere i contenziosi tra nazioni e si era adoperato molto affinché l’Austria non si lanciasse in imprese militari insensate sia durante la crisi bosniaca del 1908-09 (quando l’Austria procedette all’annessione della Bosnia scatenando le ire della Serbia, della Russia e della Gran Bretagna) e durante le guerre balcaniche. Francesco Ferdinando avvertiva che l’Impero non si stava districando con la stessa determinazione delle altre nazioni nella politica estera e sosteneva l’incremento della marina come forza bellica austriaca… ma senza venir ascoltato.

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L’attentato di Sarajevo

Nel Giugno del 1914 Francesco Ferdinando si recò in Bosnia per seguire diverse incombenze governative. Saputa della visita la società segreta serba Crna Ruka (Mano Nera) decise di pianificare un attentato per uccidere l’Arciduca. La Mano Nera era un’organizzazione che professava l’unione di tutti gli slavi sotto la guida della Serbia, ma con una forma di governo di stampo repubblicano… a contrapposizione della Mano Bianca che sosteneva le stesse idee, ma in ottica monarchica. I cospiratori inviati dalla Mano Nera erano sette in tutto, ma erano decisamente inesperti e solo per alcune casualità riuscirono a portare a termine il loro incarico. La mattina del 28 Giugno l’auto dell’Arciduca passò dalla postazione dove c’era il primo attentatore, ma questi non fece fuoco perché non aveva il bersaglio libero. Poco dopo il corteo giunse nei pressi del secondo attentatore che lanciò una bomba mancando il bersaglio ferendo gravemente gli occupanti di una delle auto di scorta. A questo punto alcuni degli altri cospiratori abbandonarono la scena del crimine pensando di aver raggiunto lo scopo. Colpevole fu invece la decisione delle autorità austriache di non schierare a questo punto in difesa dell’Arciduca l’esercito in quanto non avevano le divise da parata. Francesco Ferdinando era chiaramente innervosito dalla situazione, ma non poteva fare molto altro se non constatare con amarezza di trovarsi in pericolo di vita insieme a sua moglie. Il colpo di sfortuna definitivo venne dal fatto che l’autista (un ungherese) dell’Arciduca non era stato avvertito di alcuni cambi di percorso della visita e quindi sbagliò strada nei pressi del Ponte Latino di Sarajevo. Uno degli attentatori resosi conto che Francesco Ferdinando era vivo e vegeto prese coraggio e si avvicinò alla macchina esplodendo due colpi di pistola ferendo a morte sia lui che la moglie. Di lì a poco morirono entrambi. L’attentatore che aveva avuto successo era un giovane bosniaco di nome Gavrilo Princip. Quello che sarebbe successo nei giorni successivi e di cui parleremo più avanti passò alla storia come “crisi di Luglio”.

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Gavrilo Princip

Storia: Le Origini della Prima Guerra Mondiale

Come anticipato iniziamo ad occuparci della Prima Guerra Mondiale, per comprendere appieno un evento così complesso occorre innanzitutto capire da dove abbia avuto origine: bisogna calarsi nel mondo di 100 e passa anni fa, per vedere la complessità degli intrecci diplomatici e delle esigenze che portarono le potenze europee a decidere di scontrarsi in campo aperto. Per fare questa operazione bisogna analizzare in breve tutte le potenze che furono coinvolte nel conflitto.

“GLI APPUNTAMENTI AVRANNO CADENZA SETTIMANALE, DI SABATO”

IMPERI CENTRALI

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I sovrani degli Imperi Centrali – Cartolina

Addossare tutta la colpa della guerra a questa fazione è stato una decisione infausta presa dalla potenze vincitrici dopo la vittoria del 1918, in realtà furono co-responsabili insieme all’altro schieramento, né più né meno colpevoli. Lasciar sempre ai vincitori l’onore di scrivere la storia può avere esiti negativi e spesso e volentieri danneggia la totalità e la pienezza della memoria storica. Comunque… questa fazione era chiamata in questo modo perché raggruppava tre grandi imperi di allora e un piccolo regno emergente.

IMPERO TEDESCO – La Germania di inizio secolo era un paese in grande crescita, nonostante avesse raggiunto la piena unione territoriale solo nel 1871. Il primo passo dopo la riunificazione era stato quello di procurarsi colonie in Africa ed in Oceania, questo fatto aveva messo la Germania in conflitto con gli interessi dell’Impero Britannico che non vedeva di buon occhio la crescente potenza marina tedesca. Va poi detto che non erano molti i territori liberi da colonizzare senza andare a guardare nel “giardino” di Inglesi e Francesi. Ad ogni modo la Germania aveva preso le attuali Namibia, Tanzania, Camerun, Togo, Nuova Guinea, Isole Samoa, Isole Salomone ed alcune altre isole in Micronesia. Sul piano europeo gli occhi della Germania erano principalmente rivolti a est con l’idea di conquistare terreni ai danni degli Zar di Russia. A ovest c’era il nemico francese, ma in fondo era già stato sconfitto una volta nella Guerra franco-prussiana che aveva sancito la definitiva riunificazione tedesca… poteva essere quindi sconfitto ancora.

IMPERO AUSTRO-UNGARICO – L’Austria aveva un impero in piena decadenza. Al nord aveva perso i territori che controllava proprio a causa della Germania ed ora sentiva sempre di più l’incombente influenza dei “nuovi” vicini tedeschi. Era un impero multietnico e questo non facilitava il controllo del territorio dal momento che erano molteplici le spinte indipendentiste al suo interno. A sud-ovest c’era il Regno d’Italia che premeva per conquistare territori del Trentino-Alto Adige, del Friuli-Venezia Giulia e i territori litorali dell’Istria e della Dalmazia. A sud-est la polveriera dei Balcani era sempre più difficile da controllare e le due Guerre balcaniche non avevano di certo migliorato la situazione. Ad ogni modo l’Austria puntava a rafforzare il suo controllo proprio nella regione balcanica, senza sospettare questo azzardo avrebbe messo in discussione la sua stessa esistenza.

IMPERO OTTOMANO – Un altro impero in piena decadenza . Gli ottomani nell’ultimo secolo avevano perso importanti pezzi dei loro possedimenti ai danni delle potenze europee. Gli Inglesi ed i Francesi guardavano con avidità ai territori del Medio Oriente e l’Italia con la guerra del 1911 aveva conquistato la Libia e il Dodecanneso dimostrando tutta l’inadeguatezza dell’esercito ottomano alla guerra moderna. Nei Balcani poi la situazione non era delle migliori, tutte i territori un tempo controllati dalla Grande Porta erano diventati indipendenti o erano passati sotto il controllo altrui (come ad esempio la Bosnia Herzegovina in mano agli Austriaci). Quello che teneva a galla l’Impero e in una certa misura fuori dalla portata inglese e francese erano gli storici rapporti diplomatici che legavano Turchi e Tedeschi (rapporti che sono ancora oggi molto solidi) risalenti agli albori della potenza prussiana. Ad ogni modo una guerra in Europa avrebbe inevitabilmente coinvolto anche l’Impero Ottomano.

REGNO DI BULGARIA – Il giovane e piccolo regno di Bulgaria certo non stravedeva per i suoi ex dominatori ottomani, ma rivendicava molti territori che erano controllati da Grecia, Romania e Serbia… tutti paesi alleati dell’Impero Britannico e della Francia. C’erano poi odii e inimicizie legate alle Guerre balcaniche di cui abbiamo abbondantemente parlato nei due articoli a tema di qualche mese fa.

TRIPLICE ALLEANZA E ALTRI “ALLEATI”

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Cartolina delle Potenze Alleate

IMPERO BRITANNICO – Come già abbiano accennato sopra gli interessi degli Inglesi erano soprattutto di contenimento dell’espansionismo tedesco. Per questo erano state messe a punto una serie di alleanze volte a tenere ingabbiati gli interessi germanici. L’alleanza con le nuove nazioni balcaniche serviva soprattutto in chiave anti-ottomana in attesa di un pretesto per attaccare il decadente impero. L’opportunismo (spregiudicato) britannico fu sicuramente tra le cause della guerra.

FRANCIA – La Francia aveva un grandissimo impero coloniale e doveva in un qualche modo restituire alla Germania lo smacco del 1871. Per questo aveva cercato in tutti i modi di contrastare il colonialismo tedesco per via diplomatica. Nell’Inghilterra e nella Russia aveva trovato due buoni alleati spaventati anch’essi dalle mire tedesche. Anche per la Francia c’era un grande interesse rivolto verso l’Impero Ottomano in decadenza. Tenersi amici i nuovi stati balcanici sarebbe stata la prima mossa per banchettare sulle rovine di Istanbul.

RUSSIA – Il grande (povero) impero degli Zar era un paese ancora arretrato e pieno di conflitti sociali. Aveva però l’esigenza di difendersi dai minacciosi confinanti occidentali di Austria e Germania. Lo Zar sapeva che miravano a sottrargli territori di vitale importanza come l’Ucraina e la Russia Bianca (oggi Bielorussia) e per stare al sicuro non aveva altra scelta che legarsi alla Francia e all’Impero Britannico. Inoltre la Russia guardava con gran simpatia al Regno di Serbia ed agli altri stati balcanici nella segreta speranza di portarli sotto la sua sfera di influenza in chiave anti-ottomana. Anche in questo caso coincidevano pienamente i suoi interessi con quelli dei suoi alleati.

REGNO DI SERBIA – Il piccolo e giovane stato con capitale Belgrado si trovava nella difficile posizione di dover arginare gli interessi Austriaci nell’area balcanica, inoltre progettava un piano di espansione a lungo termine per unificare alcuni degli stati confinanti (la futura Jugoslavia). Aveva ottimi rapporti con la Russia e si era guadagnata l’appoggio di grandi potenze europee. C’era però da capire come si sarebbe mossa l’Austria nei suoi confronti.

IMPERO GIAPPONESE – Il Giappone era una nazione emergente nel panorama asiatico e guardava con interesse alle colonie delle potenze europee, sapeva però di dover aspettare un grande conflitto nel vecchio continente per poter inserirsi e conquistare territori. Il governo giapponese però non era composto da stupidi e sapeva benissimo che non era il caso di schierarsi contro l’Impero Britannico ed i suoi alleati… per cui la sua bramosia era principalmente rivolta alle colonie insulari tedesche.

REGNO DEL MONTENEGRO – Il piccolo regno nato con la protezione anglo-francese guardava con estrema attenzione e timore agli interessi austriaci nell’area. In caso di conflitto non poteva che schierarsi contro Vienna.

BELGIO – Il Belgio era un piccolo stato che controllava l’enorme colonia del Congo, ma a parte questo non era particolarmente attivo sul piano europeo anche se sapeva di essere potenzialmente in pericolo in caso di conflitto tra Francia e Germania, per questo motivo si manteneva vicino agli interessi francesi.

ROMANIA – Anche questo giovane stato balcanico aveva interesse nel mantenere la propria indipendenza nel panorama inquieto che portò alla guerra. La Romania sapeva di doversi guardare dalla Bulgaria, ma bramava anche il controllo di alcune delle sue regioni costiere. Doveva attendere e vedere cosa sarebbe successo.

REGNO D’ITALIA – L’Italia in origine era alleata di Germania ed Austria, ma era fuori da ogni dubbio che i suoi interessi non combaciassero per niente soprattutto con quelli di Vienna… c’era ancora da risolvere la questione dell’unità nazionale e questo significava quanto meno trattare con gli Austriaci. In realtà questo primo punto sarebbe anche stato facile da elaborare, soprattutto con la mediazione tedesca, ma c’era dell’altro. L’Italia mirava ai Balcani ed osservava con estrema attenzione a quello che accadeva, se ci fosse stata una possibilità di inserirsi nella partita forse l’avrebbe colta al balzo. L’alleanza con Germania ed Austria non era quindi destinata a durare.

PORTOGALLO – Anche il Portogallo aveva un buon impero coloniale e mirava ad espanderlo ai danni dell’avversario più “semplice” da affrontare e con il quale confinava su più fronti soprattutto in Africa: la Germania.

STATI UNITI – Il governo di Washington non aveva ancora pressanti interessi in chiave europea, ma manteneva buoni rapporti commerciali con l’Impero Britannico e con la Francia (amica di vecchia data). Inoltre guardava con interesse ad espandere i suoi possedimenti nel Pacifico, per questo occorreva inserirsi nel gioco europeo di controllo delle isole. Va poi sottolineato che dal 1913 gli Stati Uniti controllavano a pieno le Filippine e puntavano al controllo della Nuova Guinea.

Parteciparono con gli “Alleati” anche altri paesi: Siam, Brasile, Grecia, Cuba, Panama, Liberia, Repubblica di Cina, Guatemala, Nicaragua, Costa Rica, Honduras, Haiti e Andorra.