Storia: Giugno 1914

La Belle Époque, ossia l’inizio dell’era capitalista in tutto il suo consumismo. Per decenni quest’epoca è stata decantata come una sognate Babilonia di felicità e di fermento culturale, ma a ben guardarla oggi non appare se non per quella che è stata in realtà: la prima società di consumatori della storia. L’inizio della fine di quanto ci poteva essere di buono nell’umanità. L’inizio della litania nasci-produci-consuma-crepa. La Belle Époque ha cambiato per sempre il mondo e non lo ha reso un posto migliore. Venne ricordata con nostalgia dai contemporanei solo per un unico grande motivo: terminò con la Grande Guerra, une delle più grandi tragedie della storia dell’umanità. In fondo la Belle Époque era stata un periodo relativamente pacifico nella storia dell’Europa, ma non era destinata a durare. Ho già avuto modo in un precedente articolo di affrontare la situazione internazionale dei paesi che poi sarebbero stati coinvolti nel conflitto per cui mi limiterò a parlare di come si arrivò all’attentato di Sarajevo del 28 Giugno 1914.

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Francesco Ferdinando

Chi era innanzitutto Francesco Ferdinando? Suo zio era l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe di cui era diventato erede al trono dopo la morte del diretto erede Rodolfo per suicidio. Francesco Ferdinando era in personaggio scomodo sotto diversi punti di vista. Sosteneva il suffragio universale maschile e questo gli aveva inimicato la nobiltà ungherese che vedeva minacciato il suo dominio politico (molti degli strati bassi della popolazione non erano infatti di origine ungherese). Sosteneva attivamente le istituzioni cattoliche e questo gli aveva inimicato non solo gli anti-clericali, ma anche tutte le ampie fasce di popolazione protestante dell’impero. Infine era un sostenitore della creazione di una terza corona all’interno dell’impero a favore di un regno degli slavi comprendente Croazia e Bosnia con funzione di contenimento dell’irredentismo serbo. Di base era un sostenitore della diplomazia per risolvere i contenziosi tra nazioni e si era adoperato molto affinché l’Austria non si lanciasse in imprese militari insensate sia durante la crisi bosniaca del 1908-09 (quando l’Austria procedette all’annessione della Bosnia scatenando le ire della Serbia, della Russia e della Gran Bretagna) e durante le guerre balcaniche. Francesco Ferdinando avvertiva che l’Impero non si stava districando con la stessa determinazione delle altre nazioni nella politica estera e sosteneva l’incremento della marina come forza bellica austriaca… ma senza venir ascoltato.

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L’attentato di Sarajevo

Nel Giugno del 1914 Francesco Ferdinando si recò in Bosnia per seguire diverse incombenze governative. Saputa della visita la società segreta serba Crna Ruka (Mano Nera) decise di pianificare un attentato per uccidere l’Arciduca. La Mano Nera era un’organizzazione che professava l’unione di tutti gli slavi sotto la guida della Serbia, ma con una forma di governo di stampo repubblicano… a contrapposizione della Mano Bianca che sosteneva le stesse idee, ma in ottica monarchica. I cospiratori inviati dalla Mano Nera erano sette in tutto, ma erano decisamente inesperti e solo per alcune casualità riuscirono a portare a termine il loro incarico. La mattina del 28 Giugno l’auto dell’Arciduca passò dalla postazione dove c’era il primo attentatore, ma questi non fece fuoco perché non aveva il bersaglio libero. Poco dopo il corteo giunse nei pressi del secondo attentatore che lanciò una bomba mancando il bersaglio ferendo gravemente gli occupanti di una delle auto di scorta. A questo punto alcuni degli altri cospiratori abbandonarono la scena del crimine pensando di aver raggiunto lo scopo. Colpevole fu invece la decisione delle autorità austriache di non schierare a questo punto in difesa dell’Arciduca l’esercito in quanto non avevano le divise da parata. Francesco Ferdinando era chiaramente innervosito dalla situazione, ma non poteva fare molto altro se non constatare con amarezza di trovarsi in pericolo di vita insieme a sua moglie. Il colpo di sfortuna definitivo venne dal fatto che l’autista (un ungherese) dell’Arciduca non era stato avvertito di alcuni cambi di percorso della visita e quindi sbagliò strada nei pressi del Ponte Latino di Sarajevo. Uno degli attentatori resosi conto che Francesco Ferdinando era vivo e vegeto prese coraggio e si avvicinò alla macchina esplodendo due colpi di pistola ferendo a morte sia lui che la moglie. Di lì a poco morirono entrambi. L’attentatore che aveva avuto successo era un giovane bosniaco di nome Gavrilo Princip. Quello che sarebbe successo nei giorni successivi e di cui parleremo più avanti passò alla storia come “crisi di Luglio”.

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Gavrilo Princip
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Storia: Le Origini della Prima Guerra Mondiale

Come anticipato iniziamo ad occuparci della Prima Guerra Mondiale, per comprendere appieno un evento così complesso occorre innanzitutto capire da dove abbia avuto origine: bisogna calarsi nel mondo di 100 e passa anni fa, per vedere la complessità degli intrecci diplomatici e delle esigenze che portarono le potenze europee a decidere di scontrarsi in campo aperto. Per fare questa operazione bisogna analizzare in breve tutte le potenze che furono coinvolte nel conflitto.

“GLI APPUNTAMENTI AVRANNO CADENZA SETTIMANALE, DI SABATO”

IMPERI CENTRALI

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I sovrani degli Imperi Centrali – Cartolina

Addossare tutta la colpa della guerra a questa fazione è stato una decisione infausta presa dalla potenze vincitrici dopo la vittoria del 1918, in realtà furono co-responsabili insieme all’altro schieramento, né più né meno colpevoli. Lasciar sempre ai vincitori l’onore di scrivere la storia può avere esiti negativi e spesso e volentieri danneggia la totalità e la pienezza della memoria storica. Comunque… questa fazione era chiamata in questo modo perché raggruppava tre grandi imperi di allora e un piccolo regno emergente.

IMPERO TEDESCO – La Germania di inizio secolo era un paese in grande crescita, nonostante avesse raggiunto la piena unione territoriale solo nel 1871. Il primo passo dopo la riunificazione era stato quello di procurarsi colonie in Africa ed in Oceania, questo fatto aveva messo la Germania in conflitto con gli interessi dell’Impero Britannico che non vedeva di buon occhio la crescente potenza marina tedesca. Va poi detto che non erano molti i territori liberi da colonizzare senza andare a guardare nel “giardino” di Inglesi e Francesi. Ad ogni modo la Germania aveva preso le attuali Namibia, Tanzania, Camerun, Togo, Nuova Guinea, Isole Samoa, Isole Salomone ed alcune altre isole in Micronesia. Sul piano europeo gli occhi della Germania erano principalmente rivolti a est con l’idea di conquistare terreni ai danni degli Zar di Russia. A ovest c’era il nemico francese, ma in fondo era già stato sconfitto una volta nella Guerra franco-prussiana che aveva sancito la definitiva riunificazione tedesca… poteva essere quindi sconfitto ancora.

IMPERO AUSTRO-UNGARICO – L’Austria aveva un impero in piena decadenza. Al nord aveva perso i territori che controllava proprio a causa della Germania ed ora sentiva sempre di più l’incombente influenza dei “nuovi” vicini tedeschi. Era un impero multietnico e questo non facilitava il controllo del territorio dal momento che erano molteplici le spinte indipendentiste al suo interno. A sud-ovest c’era il Regno d’Italia che premeva per conquistare territori del Trentino-Alto Adige, del Friuli-Venezia Giulia e i territori litorali dell’Istria e della Dalmazia. A sud-est la polveriera dei Balcani era sempre più difficile da controllare e le due Guerre balcaniche non avevano di certo migliorato la situazione. Ad ogni modo l’Austria puntava a rafforzare il suo controllo proprio nella regione balcanica, senza sospettare questo azzardo avrebbe messo in discussione la sua stessa esistenza.

IMPERO OTTOMANO – Un altro impero in piena decadenza . Gli ottomani nell’ultimo secolo avevano perso importanti pezzi dei loro possedimenti ai danni delle potenze europee. Gli Inglesi ed i Francesi guardavano con avidità ai territori del Medio Oriente e l’Italia con la guerra del 1911 aveva conquistato la Libia e il Dodecanneso dimostrando tutta l’inadeguatezza dell’esercito ottomano alla guerra moderna. Nei Balcani poi la situazione non era delle migliori, tutte i territori un tempo controllati dalla Grande Porta erano diventati indipendenti o erano passati sotto il controllo altrui (come ad esempio la Bosnia Herzegovina in mano agli Austriaci). Quello che teneva a galla l’Impero e in una certa misura fuori dalla portata inglese e francese erano gli storici rapporti diplomatici che legavano Turchi e Tedeschi (rapporti che sono ancora oggi molto solidi) risalenti agli albori della potenza prussiana. Ad ogni modo una guerra in Europa avrebbe inevitabilmente coinvolto anche l’Impero Ottomano.

REGNO DI BULGARIA – Il giovane e piccolo regno di Bulgaria certo non stravedeva per i suoi ex dominatori ottomani, ma rivendicava molti territori che erano controllati da Grecia, Romania e Serbia… tutti paesi alleati dell’Impero Britannico e della Francia. C’erano poi odii e inimicizie legate alle Guerre balcaniche di cui abbiamo abbondantemente parlato nei due articoli a tema di qualche mese fa.

TRIPLICE ALLEANZA E ALTRI “ALLEATI”

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Cartolina delle Potenze Alleate

IMPERO BRITANNICO – Come già abbiano accennato sopra gli interessi degli Inglesi erano soprattutto di contenimento dell’espansionismo tedesco. Per questo erano state messe a punto una serie di alleanze volte a tenere ingabbiati gli interessi germanici. L’alleanza con le nuove nazioni balcaniche serviva soprattutto in chiave anti-ottomana in attesa di un pretesto per attaccare il decadente impero. L’opportunismo (spregiudicato) britannico fu sicuramente tra le cause della guerra.

FRANCIA – La Francia aveva un grandissimo impero coloniale e doveva in un qualche modo restituire alla Germania lo smacco del 1871. Per questo aveva cercato in tutti i modi di contrastare il colonialismo tedesco per via diplomatica. Nell’Inghilterra e nella Russia aveva trovato due buoni alleati spaventati anch’essi dalle mire tedesche. Anche per la Francia c’era un grande interesse rivolto verso l’Impero Ottomano in decadenza. Tenersi amici i nuovi stati balcanici sarebbe stata la prima mossa per banchettare sulle rovine di Istanbul.

RUSSIA – Il grande (povero) impero degli Zar era un paese ancora arretrato e pieno di conflitti sociali. Aveva però l’esigenza di difendersi dai minacciosi confinanti occidentali di Austria e Germania. Lo Zar sapeva che miravano a sottrargli territori di vitale importanza come l’Ucraina e la Russia Bianca (oggi Bielorussia) e per stare al sicuro non aveva altra scelta che legarsi alla Francia e all’Impero Britannico. Inoltre la Russia guardava con gran simpatia al Regno di Serbia ed agli altri stati balcanici nella segreta speranza di portarli sotto la sua sfera di influenza in chiave anti-ottomana. Anche in questo caso coincidevano pienamente i suoi interessi con quelli dei suoi alleati.

REGNO DI SERBIA – Il piccolo e giovane stato con capitale Belgrado si trovava nella difficile posizione di dover arginare gli interessi Austriaci nell’area balcanica, inoltre progettava un piano di espansione a lungo termine per unificare alcuni degli stati confinanti (la futura Jugoslavia). Aveva ottimi rapporti con la Russia e si era guadagnata l’appoggio di grandi potenze europee. C’era però da capire come si sarebbe mossa l’Austria nei suoi confronti.

IMPERO GIAPPONESE – Il Giappone era una nazione emergente nel panorama asiatico e guardava con interesse alle colonie delle potenze europee, sapeva però di dover aspettare un grande conflitto nel vecchio continente per poter inserirsi e conquistare territori. Il governo giapponese però non era composto da stupidi e sapeva benissimo che non era il caso di schierarsi contro l’Impero Britannico ed i suoi alleati… per cui la sua bramosia era principalmente rivolta alle colonie insulari tedesche.

REGNO DEL MONTENEGRO – Il piccolo regno nato con la protezione anglo-francese guardava con estrema attenzione e timore agli interessi austriaci nell’area. In caso di conflitto non poteva che schierarsi contro Vienna.

BELGIO – Il Belgio era un piccolo stato che controllava l’enorme colonia del Congo, ma a parte questo non era particolarmente attivo sul piano europeo anche se sapeva di essere potenzialmente in pericolo in caso di conflitto tra Francia e Germania, per questo motivo si manteneva vicino agli interessi francesi.

ROMANIA – Anche questo giovane stato balcanico aveva interesse nel mantenere la propria indipendenza nel panorama inquieto che portò alla guerra. La Romania sapeva di doversi guardare dalla Bulgaria, ma bramava anche il controllo di alcune delle sue regioni costiere. Doveva attendere e vedere cosa sarebbe successo.

REGNO D’ITALIA – L’Italia in origine era alleata di Germania ed Austria, ma era fuori da ogni dubbio che i suoi interessi non combaciassero per niente soprattutto con quelli di Vienna… c’era ancora da risolvere la questione dell’unità nazionale e questo significava quanto meno trattare con gli Austriaci. In realtà questo primo punto sarebbe anche stato facile da elaborare, soprattutto con la mediazione tedesca, ma c’era dell’altro. L’Italia mirava ai Balcani ed osservava con estrema attenzione a quello che accadeva, se ci fosse stata una possibilità di inserirsi nella partita forse l’avrebbe colta al balzo. L’alleanza con Germania ed Austria non era quindi destinata a durare.

PORTOGALLO – Anche il Portogallo aveva un buon impero coloniale e mirava ad espanderlo ai danni dell’avversario più “semplice” da affrontare e con il quale confinava su più fronti soprattutto in Africa: la Germania.

STATI UNITI – Il governo di Washington non aveva ancora pressanti interessi in chiave europea, ma manteneva buoni rapporti commerciali con l’Impero Britannico e con la Francia (amica di vecchia data). Inoltre guardava con interesse ad espandere i suoi possedimenti nel Pacifico, per questo occorreva inserirsi nel gioco europeo di controllo delle isole. Va poi sottolineato che dal 1913 gli Stati Uniti controllavano a pieno le Filippine e puntavano al controllo della Nuova Guinea.

Parteciparono con gli “Alleati” anche altri paesi: Siam, Brasile, Grecia, Cuba, Panama, Liberia, Repubblica di Cina, Guatemala, Nicaragua, Costa Rica, Honduras, Haiti e Andorra.

Storia: Tamerlano ed il suo impero

Siete un giovane ragazzo che si diletta a rubare pecore dai greggi altrui finché un giorno un pastore giustamente inferocito vi ferisce ad una gamba con una freccia rendendovi per sempre zoppo (in realtà ci sono versioni contrastanti su questo aneddoto, per molti storici la ferita fu procurata in battaglia). Fin qui può sembrare un’ordinaria storia di delitto e castigo, ma in realtà si tratta dell’inizio di una straordinaria avventura che vi porterà a costruire un vasto impero nel centro dell’Asia. Oggi siete Tamerlano fondatore della dinastia timuride, attiva nell’area per oltre cento anni e diretta progenitrice della dinastia Mogol in India.

Tamerlano nasce poco distante da Samarcanda, in Uzbekistan, figlio di un capo di una tribù turco-mongola di religione musulmana; la sua famiglia è imparentata alla lontana con quella di Gengis Khan. Diventa presto un furbo condottiero in grado di sfruttare le rivalità delle tribù della sua regione a proprio vantaggio, conquistandole e sottomettendole una dopo l’altra diventando a soli trentaquattro anni Emiro di una vasta area tra Uzbekistan e Kazakistan, scegliendo come capitale proprio Samarcanda e sposando una discendente di Gengis Khan per legittimare ulteriormente il proprio dominio.

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Le conquiste di Tamerlano

Negli anni successivi Tamerlano assesta duri colpi prima all’Orda d’Oro per poi conquistare l’intera area della Persia e dell’Azerbaijan e buona parte dei territori di Afghanistan ed Iraq, giungendo di fatto a controllare gran parte della Via della Seta. Ma la sua sete di conquista non si ferma qui, nel 1398 attacca il signore musulmano di Dehli (in India), approfittando di una guerra civile, e subito dopo quella vittoriosa spedizione attacca prima l’Impero Ottomano poi il sultanato mamelucco dell’Egitto conquistando anche la Siria.

Gli Europei, preoccupati dall’avanzata dell’Impero Ottomano stringono alleanza con Tamerlano nell’intento di preservare quel che resta dell’Impero Bizantino e questa momentanea amicizia ritarderà al caduta di Costantinopoli di quasi cinquantanni. In realtà Tamerlano non è molto interessato alle faccende dell’Europa ed i suoi sogni di gloria guardano con ansia alla Cina, come in una sorta di richiamo naturale della sua stirpe.

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Statua di Tamerlano a Samarcanda (Uzbekistan)

Un richiamo fatale. Nel 1404 Tamerlano parte per assaltare la Cina, ma il pessimo clima dell’ Asia Centrale lo fa ammalare e probabilmente gli procura una polmonite. Muore quindi il 19 gennaio del 1405 in territorio kazako, prima ancora che la sua impresa cinese cominciasse. Il suo impero praticamente si dissolse con la sua morte, riposa in un mausoleo a Samarcanda ed è considerato un eroe nazionale da tutta la popolazione uzbeka.

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Mausoleo di Tamerlano a Samarcanda (Uzbekistan)