Pensieri della sera #16

Passato, presente e futuro sono legati da un unico filo conduttore che mantiene retta la strada tracciata dal destino, sia che si tratti di un singolo essere che di un’intera società. E’ la base di tutto l’universo che consta del fondamentale incrocio di Zeitgeist e Volksgeist. Uscire da questo binario tracciato non può che condurre chiunque alla rovina ed all’oblio.

Il passato è il nocciolo fondamentale del percorso, il punto di partenza per eccellenza. Senza di esso non vi sarebbe il presente… senza il presente non vi sarebbe il futuro. Se rinneghiamo ciecamente il passato, se lo vogliamo cancellare con un colpo di spugna, ci precluderemo per sempre il futuro. Il passato va compreso, interpretato e ricordato.

Affidare il proprio futuro ad un “nuovo” che avanza senza alcun passato, alla ridicola tribalità posticcia, alla furia iconoclasta di chi distrugge i totem altrui per elevare i propri senza comprendere l’inesistenza etica dei propri… ecco la fine dei tempi. Servita sul piatto d’argento da chi non ebbe un passato per chi obliò il proprio. La polvere del tempo seppellirà ogni cosa sotto silenti montagne.

Sturm und Drang: Il profumo dell’oceano

Il fiume scorre, il lago riflette, il mare racconta e l’oceano profuma.

L’oceano profuma di ricordi lontani, di posti esotici e tempi remoti.

L’oceano ha insita la memoria del mondo, nel bene e nel male registra ogni evento.

L’oceano non ha fine, non ha limiti e non ne da. Mai.

L’oceano è il motore di ogni grande storia, di ogni grande avventura, di ogni grande scoperta. 

L’oceano è la nostra fantasia che non demorde,  non si imbriglia e non decade.

L’oceano bacia il cielo e la terra, contiene acqua e fuoco allo stesso tempo. 

L’oceano è tutto in uno. 

L’oceano che confluisce nel Canale della Manica e bacia Saint-Malo

Storia: Thomas Edward Lawrence

Nel complesso dei nostri articoli che ripercorrono la Prima Guerra Mondiale stiamo per affrontare la questione della Rivolta Araba, la prossima settimana uscirà proprio l’articolo riguardante il Giugno 1916. Per questo motivo è bene che andiamo a conoscere preventivamente uno dei grandi protagonisti di quell’epopea: Thomas Edward Lawrence.

Un aforisma attribuito a Giulio Andreotti cita: A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina. Di sicuro non era uno che pensava male il buon Thomas Edward Lawrence, al punto di peccare forse di troppa ingenuità nei confronti del governo del suo paese e delle mire coloniali della corona, inoltre doveva essere totalmente estraneo agli interessi che certe lobby nutrivano nei confronti del territorio della Palestina. Ingenuo. A volte in modo quasi ingiustificato essendo un ufficiale dei servizi segreti britannici nel corso di una delle guerre più brutali mai conosciute dall’umanità, ma di certo non poteva sapere quale destino amaro stessero preparando la Francia e l’Impero Britannico per il Medio Oriente, una sorpresa ancora oggi dagli effetti letali e nefasti.

Lawrence si trova volontariamente catapultato nel mondo arabo del 1916, è una realtà culturale che ha a lungo studiato per oltre dieci anni, vivendola in prima persona nel corso dei lunghi viaggi intrapresi dal 1907 in poi, conosce tutti gli usi ed i costumi, ne comprende la complessità e non si limita ad etichettare come “barbare” quelle usanze così diverse da quelle occidentali, sa bene che ogni cultura rimanda inevitabilmente al contesto storico ambientale nel quale viene alla luce… e la cultura araba nasce nel deserto, in un luogo inospitale e mortale, dove però trovano spazio anche i pensieri più profondi e le poesie più toccanti. Il cielo notturno del deserto è un’immagine che ritorna più volte negli scritti di Lawrence e rende bene l’idea della fratellanza che si sviluppa tra gli uomini che vivono costantemente sotto quello spettacolo. Lawrence arriva a capire che la natura di una cultura spesso così rude e talvolta brutale nelle sue punizioni nasce anche dall’esigenza di mantenere regolato un popolo totalmente frammentato in decine e decine di tribù sparse su un territorio vastissimo. Eppure in questo mare sterminato di sabbia ci sono uomini che coltivano un sogno non troppo nascosto di unire tutto il mondo arabo sotto una sola bandiera, ribellandosi in primo luogo al giogo dell’ Impero Ottomano ormai in piena decadenza.

Inizia così un’epopea spesso e volentieri sminuita dalla storiografia britannica. Lawrence guida insieme ad alcuni capi arabi una forza militare determinata e letale, col compito di rendere la vita difficile ai Turchi su un territorio molto vasto, di fatto si tratta di interrompere costantemente i rifornimenti alle truppe al fronte e di impegnare e stremare un numero sempre maggiore di unità nemiche, in modo da tenerle lontane dagli obiettivi più sensibili delle campagne dell’esercito di Sua Maestà. Nel corse di questa campagna militare non mancheranno le azioni eclatanti  e alcuni episodi di efferata crudeltà dettati come spesso accade dalla brutalità di una guerra, che per sua definizione non può mai essere né bella né pulita come certi “soloni” e teologi delle liberazioni democratiche vorrebbero farci credere. L’idea di Lawrence e dei capi arabi è semplice, liberare la Penisola Araba dalle forze nemiche e creare un grande stato unitario sotto il quale possano riconoscersi e prosperare tutti gli Arabi, è un’idea che in quel momento sembra a portata di mano e sarebbe anche realizzabile dal momento che le ingerenze occidentali nell’area sono ancora talmente fievoli da non aver contaminato e frazionato ulteriormente le tribù locali con delle facili promesse. Ma Lawrence ignora un fatto fondamentale: esiste già un accordo tra Francia e Impero Britannico per spartirsi l’intera area sotto due zone di influenza ben distinte.

La fine della guerra porterà alla luce tutti gli accordi segreti tra le potenze vincitrici, distruggendo in un solo colpo il sogno arabo di uno stato unitario, frammentando in maniera definitiva le tribù locali e consegnando Palestina ed Iraq in mano agli Inglesi e Siria e Libano in mano ai Francesi. Lawrence, che in tutti quegli anni di guerra ha cominciato non solo a vestirsi come gli arabi bensì anche a pensare come loro, si sente totalmente sconfitto e tradito da coloro che reputava degli alleati ed amici corretti. Rifiuterà tutte le onorificenze conferitegli sa Sua Maestà per le gesta compiute durante la Rivolta Araba, ma non lascerà l’esercito cominciando ad interessarsi all’aeronautica ed alle sue implicazioni militari. Passerà gli ultimi anni della sua vita in maniera abbastanza ritirata, sino a morire durante un misterioso incidente stradale nel 1935. Scomodo per le sue idee, scomodo per i suoi scritti, scomodo per aver ignorato certi interessi e certe lobby.

Nel suo libro su quella esperienza araba aveva scritto: « Non tutti gli uomini sognano allo stesso modo … Io intendevo creare una Nazione nuova, ristabilire un’influenza decaduta, dare a venti milioni di Semiti la base sulla quale costruire un ispirato palazzo di sogni per il loro pensiero nazionale … ». Questa frase dovrebbe farci riflettere ancora oggi, quando chiunque si faccia portavoce delle istanze arabe in Palestina viene costantemente tacciato di un non meglio precisato anti-semitismo che permette a certe lobby di perpetrare le proprie nefandezze sotto la luce del sole, al riparo della protezione internazionale.