Tu lo dici #118

La «Guerra fredda» è finita. Però non si è conclusa con un raggiungimento di «pace», con degli accordi comprensibili e trasparenti sul rispetto delle regole e degli standard oppure sulle loro elaborazione. Par di capire che i cosiddetti vincitori della «Guerra fredda» abbiano deciso di «sfruttare» fino in fondo la situazione per ritagliare il mondo intero a misura dei propri interessi.

(Putin V.)

Storia: Gennaio e Febbraio 1918

Ad inizio anno (8 Gennaio 1918) il presidente degli Stati Uniti Wilson espose i suoi famosi “14 punti” sui quali si sarebbe dovuta negoziare la pace a fine conflitto:

1) Pubblici trattati di pace, stabiliti pubblicamente e dopo i quali non vi siano più intese internazionali particolari di alcun genere, ma solo una diplomazia che proceda sempre francamente e in piena pubblicità.

2) Assoluta libertà di navigazione per mare, fuori delle acque territoriali, così in pace come in guerra, eccetto i casi nei quali i mari saranno chiusi in tutto o in parte da un’azione internazionale, diretta ad imporre il rispetto delle convenzioni internazionali.

3) Soppressione, per quanto è possibile, di tutte le barriere economiche ed eguaglianza di trattamento in materia commerciale per tutte le nazioni che consentano alla pace, e si associno per mantenerla.

4) Scambio di efficaci garanzie che gli armamenti dei singoli stati saranno ridotti al minimo compatibile con la sicurezza interna.

5) Regolamento liberamente dibattuto con spirito largo e assolutamente imparziale di tutte le rivendicazioni coloniali, fondato sulla stretta osservanza del principio che nel risolvere il problema della sovranità gli interessi delle popolazioni in causa abbiano lo stesso peso delle ragionevoli richieste dei governi, i cui titoli debbono essere stabiliti.

6) Evacuazione di tutti i territori russi e regolamento di tutte le questioni che riguardano la Russia senza ostacoli e senza imbarazzo per la determinazione indipendente del suo sviluppo politico e sociale e assicurarle amicizia, qualsiasi forma di governo essa abbia scelto. Il trattamento accordato alla Russia dalle nazioni sorelle nel corso dei prossimi mesi sarà anche la pietra di paragone della buona volontà, della comprensione dei bisogni della Russia, astrazion fatta dai propri interessi, la prova della loro simpatia intelligente e generosa.

7) Il Belgio – e tutto il mondo sarà di una sola opinione su questo punto – dovrà essere evacuato e restaurato, senza alcun tentativo per limitarne l’indipendenza di cui gode al pari delle altre nazioni libere.

8) Il territorio della Francia dovrà essere completamente liberato e le parti invase restaurate. Il torto fatto alla Francia dalla Prussia nel 1871, a proposito dell’Alsazia–Lorena, che ha compromesso la pace del mondo per quasi 50 anni, deve essere riparato affinché la pace… possa essere assicurata di nuovo nell’interesse di tutti.

9) Una rettifica delle frontiere italiane dovrà essere fatta secondo le linee di demarcazione chiaramente riconoscibili tra le nazionalità.

10) Ai popoli dell’Austria–Ungheria, alla quale noi desideriamo di assicurare un posto tra le nazioni, deve essere accordata la più ampia possibilità per il loro sviluppo autonomo.

11) La Romania, la Serbia e il Montenegro dovranno essere evacuati, i territori occupati dovranno essere restaurati; alla Serbia sarà accordato un libero e sicuro accesso al mare, e le relazioni specifiche di alcuni stati balcanici dovranno essere stabilite da un amichevole scambio di vedute, tenendo conto delle somiglianze e delle differenze di nazionalità che la storia ha creato, e dovranno essere fissate garanzie internazionali dell’indipendenza politica ed economica e dell’integrità territoriale di alcuni stati balcanici.

12) Alle regioni turche dell’attuale impero ottomano dovrà essere assicurata una sovranità non contestata, ma alle altre nazionalità, che ora sono sotto il giogo turco, si dovranno garantire un’assoluta sicurezza d’esistenza e la piena possibilità di uno sviluppo autonomo e senza ostacoli. I Dardanelli dovranno rimanere aperti al libero passaggio delle navi mercantili di tutte le nazioni sotto la protezione di garanzie internazionali.

13) Dovrà essere creato uno stato indipendente polacco, che si estenderà sui territori abitati da popolazioni indiscutibilmente polacche; gli dovrà essere assicurato un libero e indipendente accesso al mare, e la sua indipendenza politica ed economica, la sua integrità dovranno essere garantite da convenzioni internazionali.

14) Dovrà essere creata un’associazione delle nazioni, in virtù di convenzioni formali, allo scopo di promuovere a tutti gli stati, grandi e piccoli indistintamente, mutue garanzie d’indipendenza e di integrità territoriale.

Il collasso dell’Impero Russo nel 1918 ebbe molteplici effetti. Da un lato gli Imperi Centrali ebbero la possibilità di spostare grossi contingenti verso gli altri fronti, dall’altro l’impatto della rivoluzione comunista cominciò a farsi sentire anche tra i soldati delle altre potenze in campo. Dopo anni di morte e fango in molti cominciavano ad avere in odio i governanti che, seduti comodamente nei loro sontuosi studi, mandavano a morire migliaia di uomini con delle semplici telefonate.

L’Impero Russo cominciò a perdere diversi pezzi già nei primi mesi del 1918, con alcune delle sue provincie più irrequiete che puntavano a rendersi indipendenti. Il 27 Gennaio 1918 cominciò la Guerra Civile Finlandese, dove i Finlandesi indipendentisti erano riforniti e spalleggiati dalla Germania, nel giro di pochi mesi la Finlandia raggiunse la piena indipendenza (festeggiata il 16 Maggio) ed il suo esempio accese le polveri delle altre regioni. Tra questi i territori polacchi cominciarono ad insorgere contro il regime bolscevico, significativa da questo punto di vista resta la diserzione in Bucovina15 Febbraio 1918, delle truppe polacche dell’esercito austro-ungarico per potersi unire ai propri connazionali nella lotta per l’indipendenza. Il 9 Febbraio 1918 la Repubblica Popolare Ucraina firmò addirittura un trattato di pace separato con gli Imperi Centrali, siglato a Brest-Litovsk, mentre ancora il governo russo non si decideva a porre fine alle ostilità, con questa mossa l’Ucraina divenne un protettorato tedesco.

Per forzare la mano in questo senso Berlino decise di lanciare un’ultima operazione dimostrativa che dal 18 Febbraio 1918 portò i Tedeschi a conquistare Minsk, Kiev e i paesi baltici.

Storia: Dicembre 1917

A Natale 1914 la guerra sarà finita… così dicevano nell’estate del 1914. L’amara realtà vedeva le truppe schierate sui fronti, nelle trincee, per il quarto Natale di fila. Parecchie cose erano cambiate sia sul piano politico che su quello militare: i grandi imperi del passato, ad eccezione di quello britannico, erano in condizioni disastrate e prossimi al collasso.

La Russia era già caduta, il suo impero contadino si era sfasciato sotto i colpi della crisi economica e tramite le spallate delle forze comuniste. Adesso era Lenin a governare e questi sapeva bene di non poter rafforzare il fronte interno senza prima trovare la pace con gli Imperi Centrali. Si prospettava una lunga guerra civile in Russia e continuare la pazzia della Grande Guerra avrebbe significato il suicidio per il nuovo governo. Per questo motivo le prime mosse del governo Lenin furono gli armistizi:  il 5 Dicembre 1917 venne firmato quello con l’Impero Ottomano e il 15 Dicembre 1917 quelli con Germania, Austria-Ungheria e Bulgaria.

Gli Imperi Centrali erano finalmente pronti a riversare le loro truppe sugli altri fronti, per cercare di risolvere positivamente le altre situazioni e così sul fronte dei Balcani la Romania cedeva di schianto sotto le pressioni Bulgare e Tedesche firmando l’armistizio il 9 Dicembre 1917.

In Palestina la situazione invece si era ormai volta in favore degli Alleati e Gerusalemme cadde in mano britannica il 11 Dicembre 1917.

Truppe britanniche a Gerusalemme

Nel frattempo Stati Uniti (7 Dicembre 1917), Panama (10 Dicembre 1917) e Cuba (16 Dicembre 1917) dichiararono guerra all’Austria-Ungheria.

Storia: Honduras, qualche cenno interessante

Tegucigalpa! Riuscite a ripeterlo tre volte di seguito senza impappinarvi? Io neppure una volta sola ad essere sinceri. Questa città dal nome così esotico si trova nel bel mezzo dell’America Centrale ed è la capitale dello stato del Honduras. Il nome di questa città è di chiara derivazione indigena e pare voglia dire “colline d’argento”, anche se vi è un ampio dibattito su questa definizione dal momento che gli abitanti della zona non conoscevano la reale ricchezza del sito, furono gli Spagnoli ad accorgersene e ad approfittarne. La città venne fondata il 29 Settembre del 1578, praticante 442 anni fa, da dei coloni iberici, ma vi era già presente un insediamento indigeno. Storicamente l’Honduras è la patria originaria del popolo Maya, spostatosi poi più a nord in Messico e Guatemala! Venne esplorata sia da Colombo che da Vespucci. Ad ogni modo gli Spagnoli ne presero completo possesso nel 1537 e il loro dominio sulla regione durò sino al 1821.

La storia del ‘900 di paesi come questo è costellata da un susseguirsi di dittature, colpi di stato ed ingerenze statunitensi. L’influenza delle multinazionali della frutta sul piccolo paese e sui suoi politici raggiunse il picco nel 1974 quando venne coniato per la prima volta l’espressione “repubblica delle banane” proprio per riferirsi al piccolo stato. Nel 1982 la situazione politica del paese prese lentamente la strada della pacificazione e della democrazia, anche se nel 2009 ci fu un colpo di stato che per quattro mesi riportò il paese nel caos.

Nel piccolo stato la popolazione è prevalentemente di origine meticcia (90%), ma non mancano gli immigrati asiatici soprattutto cinesi (ormai sono ovunque) e diverse famiglie palestinesi di religione cristiana attive nell’imprenditoria e denominate “turcos” in tono evidentemente dispregiativo.

Purtroppo questo piccolo paese è considerato uno dei più pericolosi di tutta l’area centro-americana, con uno dei tassi d’omicidio volontario più alto del mondo. E di certo la sua economia non aiuta a migliorare la qualità della vita della popolazione dal momento che si tratta quasi principalmente di piantagioni in mano a multinazionali straniere. Non vengono neppure sfruttate le risorse del sottosuolo e la corruzione è una piaga evidente nel sistema del Honduras. Chiaramente buona parte delle importazione e delle esportazioni sono targate Stati Uniti.

Un altro paese povero che stenta a trovare la sua prosperità. Com’è che gli sfruttatori sono sempre gli stessi?

Deep Space 19: SpaceX ed il futuro prossimo

Dopo una lunga attesa il programma spaziale degli Stati Uniti ha fatto un nuovo, importante, passo in avanti. Di cosa stiamo parlando? Di quanto avvenuto il 30 Maggio 2020 a Cape Canaveral… ossia il lancio da parte di un’azienda privata SpaceX, per conto della NASA, di una navicella spaziale con due astronauti al’interno: Douglas Hurley e Robert Behnken. Un evento dal duplice primato: è la prima volta che un’azienda privata manda uomini in orbita ed era dal 2011 che non partivano missioni direttamente dal suolo degli Stati Uniti. Infatti dal 2011 ad oggi la NASA si era sempre affidata alla navette russe Sojuz per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale ISS.

Stazione Spaziale Internazionale

 L’azienda privata SpaceX, fondata per mano dell’imprenditore sudafricano Elon Musk (co-fondatore di PayPal ed OpenAI… nonché CEO di Tesla Inc.), ha come obiettivo primario quello di permettere all’uomo di spostarsi nello spazio riducendo sensibilmente i costi dei lanci. Come? Semplicemente creando vettori riutilizzabili, in grado quindi di tornare sulla terra integri e di poter essere rilanciati in voli successivi. Al momento non disponiamo ancora di una tecnologia di questo tipo, ma gli sforzi dell’azienda puntano tutti in questa direzione. Un lavoro tutto in salita…

L’azienda lavora a braccetto con la NASA per sviluppare tecnologie in grado di portare stabilmente l’uomo sulla Luna e successivamente su Marte. In quest’ottica gli Stati Uniti cercano di riprendersi un primato importante che negli ultimi anni è passato in mano all’agenzia russa congiuntamente a quella europea… senza dimenticare la presenza ingombrante ed incombente del dragone cinese.

Storia: Il massacro di My Lai

La storia dell’area geografica indocinese è molto complessa e nel ‘900 è stata costellata da un susseguirsi di guerre e tragedie. I Francesi avevano assoggettato l’intera area creando l’Indocina Francese nel 1887.  Durante la Seconda Guerra Mondiale l’intera area era stata posta sotto l’occupazione giapponese che aveva creato uno stato fantoccio avverso ai precedenti colonizzatori, sostanzialmente i Giapponesi avevano acceso la miccia della spinta indipendentista dell’intera area, furono infatti i guerriglieri comunisti di Ho Chi Minh e del generale Giap (scomparso nel 2012 all’età di 102 anni) gli unici a contrastare la presenza delle truppe nipponiche. Dopo la guerra le colonie dichiararono la loro indipendenza rifiutandosi di tornare sotto la sfera di influenza francese, ne nacque una aspra guerra conclusasi con la sconfitta della Francia nel 1954. La particolare situazione dell’area, il pericolo di dominio da parte di regimi comunisti e una divisione poco intelligente dei territori portarono al successivo intervento nell’area da parte degli Stati Uniti in quella che è diventata universalmente famosa come Guerra del Vietnam (1960 – 1975) .

Durante il conflitto vietnamita l’aspetto predominante era l’impossibilità di un esercito convenzionale a dare battaglia ai guerriglieri comunisti in campo aperto, questi infatti usavano tattiche di “mordi e fuggi” e la loro conoscenza del territorio li rendeva sin troppo pericolosi e sfuggenti. I famigerati Viet Cong si infiltravano ovunque nei villaggi e nelle città del Vietnam del Sud (lo stato protetto dagli Stati Uniti) ed era quasi impossibile individuarli per tempo. I comandanti americani decisero quindi di condurre una guerra in maniera atipica. La prima cosa che fecero fu di provare ad evacuare i villaggi di campagna per raggrupparli in villaggi-fortezza appositamente costruiti e controllati militarmente da truppe americane e sudvietnamite, questo genere di operazione è al centro del film “Berretti Verdi” del 1968 con John Wayne. In secondo luogo si decise di condurre un pattugliamento mobile del territorio, senza creare un sistema di presidio stabile e duraturo: ci si spostava dove il nemico era segnalato, lo si attaccava, lo si distruggeva e poi si tornava alla base lasciando il territorio di nuovo alla mercé di potenziali nemici (una tattica giudicata meno costosa di quella convenzionale e della cui efficacia si discute ancora oggi). Queste operazioni erano le famose  “search and destroy” (visibile in film come “Platoon”, “Il Cacciatore” e “Forrest Gump”).

Il problema di “search and destroy” era che molto spesso i Viet Cong si rifugiavano ed erano appoggiati dai villaggi di contadini, era difficile capire chi fosse un nemico e chi no e le imboscate erano all’ordine del giorno.

All’alba del 16 Marzo del 1968 alcuni elicotteri stanno sorvolando alcuni villaggi vietnamiti dove è stata segnalata attività de guerriglieri, effettivamente vengono sparati diversi colpi in direzione degli elicotteri di ricognizione e quindi si decide di fare intervenire la fanteria per ripulire la zona dai Viet Cong. Le truppe vengono trasportate dagli elicotteri e lasciate nei pressi dei villaggi alle 7.30. Quasi tre ore dopo un elicottero americano di ricognizione passa sull’area per controllare lo svolgimento dell’operazione e l’equipaggio nota subito che qualcosa non va (come testimonieranno le registrazioni delle comunicazioni radio verso la base): ci sono troppi civili morti e in posizioni troppo strane, sembra che siano stati fucilati piuttosto che siano morti in combattimento, dall’alto è anche possibile distinguere almeno due fosse comuni, qualcosa non torna. L’elicottero comincia quindi a girare sempre più basso sopra l’area per capire meglio la situazione. Non ci vuole molto perchè i tre uomini dell’equipaggio vedano quello che sta realmente accadendo: esecuzioni sommarie, stupri, omicidi di bambini e neonati, non si salva nessuno, neppure gli animali (Oliver Stone nel suo film “Platoon” mostrerà una situazione molto simile). A quel punto l’elicottero prova ad intervenire frapponendosi tra i civili rimasti vivi e le truppe di fanteria, minacciando di aprire il fuoco contro i soldati se quello scempio fosse continuato. Alle 11.30 l’elicottero ed il suo equipaggio rientrarono alla base dove fecero immediatamente rapporto su quanto avvenuto nella zona di My Lai.

L’atteggiamento delle autorità militari fu molto subdolo. Si cercò in tutti i modi di evitare fughe di notizie nel tentativo di oscurare l’intera storia, in un primo momento le truppe colpevoli della strage vennero addirittura elogiate per il grande successo ottenuto nel contrastare il nemico durante quell’operazione. Una commissione interna intanto cercava di scoprire chi fossero i reali responsabili dell’eccidio in attesa di decidere il da farsi. La verità però cominciò a venire a galla: mesi dopo il massacro iniziarono a circolare lettere di alcuni soldati di fanteria che accusavano le proprie unità di brutalità nei confronti della popolazione vietnamita, le lettere erano estremamente dettagliate e non lasciavano scampo all’immaginazione. L’esercito cominciò un’opera di imboscamento e di “white-washing” delle notizie, nulla doveva arrivare alla stampa. Tra i responsabili di questa operazione di imboscamento c’era anche un giovane Colin Powell, futuro Segretario di Stato sotto l’amministrazione Bush Jr. tanto per gradire.

La storia venne scoperta da un giornalista solo nel novembre del 1969 e racimolando dal materiale fotografico pubblicò un articolo. In contemporanea un soldato aveva mandato una lettera in cui parlava del massacro direttamente al suo rappresentante al Congresso degli Stati Uniti, dando via al polverone istituzionale.

In realtà non successe nulla di eclatante. La Corte Marziale si pronunciò contro gli ufficiali responsabili della strage, ma di fatto questi vennero graziati dopo qualche anno di arresto ai domiciliari. Pene estremamente miti (se non inesistenti) vennero date ai militari responsabili di aver insabbiato il caso. Si pensi che il maggior responsabile della strage oggi è un uomo libero che fa il gioielliere in Georgia…

Il 16 Marzo 1968 vennero uccisi 347 civili vietnamiti, dei quali forse 2 o 3 erano Viet Cong, gli altri erano innocenti alcuni dei quali neppure in grado di combattere in quanto bambini e neonati.

Non hanno ricevuto giustizia.