Deep Space 19: Ossigeno su Marte

Il rover Curiosity, atterrato su Marte il 6 Agosto 2012 continua ad inviarci dati interessantissimi dal suolo del pianeta rosso. Il rover attualmente si trova presso il cratere Gale e da lì invia le sue rilevazioni. Tra i dati più interessanti, balzati all’onore della cronaca recente, ci sono quelli che riguardano la composizione atmosferica della zona in cui si trova il nostro piccolo amico spione.

Il rover Curiosity

L’atmosfera di Marte è composta principalmente da anidride carbonica (95%) e in misura minore da azoto molecolare (2,6%), argon (1,9%) ed altri in grado sempre inferiore. Tra questi altri abbiamo anche l’ossigeno molecolare (0,16%). Secondo gli studi le percentuali di azoto ed argon variano col variare delle stagione marziane, il che sarebbe dovuto ai cambiamenti generati dall’anidride carbonica: congelata ai poli in inverno ed evaporata in estate. La variazione dell’ossigeno pare seguire uno schema non riconducibile alla variazione della CO2, ma sembra che vada a braccetto con una parte della variazione di un altro gas presente nella zona: il metano.

Il metano ha una variabilità stagionale, ma esiste un picco inspiegabile (+ 60%) nel periodo estivo. Questo modificarsi, scollegato alle stagioni, da molto da pensare (e da lavorare) agli scienziati:

  1. La variazione del metano e dell’ossigeno sono in qualche modo collegate? E se si, da cosa sono provocate?
  2. Potrebbero essere variazioni dovute ad una qualche attività di tipo biologico?

Purtroppo questa risposta non ce la potrà dare il rover Curiosity. Molti scienziati si aspettano che le spiegazioni chimiche o geologiche siano più probabili rispetto a quelle biologiche… lo scopriremo strada facendo.

Restate sintonizzati…

Deep Space 19: Titano chiama terra

Abbiamo già parlato di Titano in un articolo del 26 Settembre 2018.

Titano è un satellite naturale di Saturno ed è grande circa una volta e mezzo la nostra Luna. Nel corso dei decenni si sono susseguite missioni esplorative nel sistema di Saturno che hanno permesso di osservare anche a Titano. Vale quindi la pena ricordare Pioneer 11, la prima sonda a visitare la zona di Saturno, seguita poi da Voyager 1 che, nonostante alcune problematiche legate all’atmosfera del satellite, riuscì a scattare alcune interessanti fotografie della sua superficie (soprattutto la zona delle macchie scure di Xanadu e Shangi-La). Infine la missione Cassini-Huygens è quella che ad oggi ci ha permesso di scoprire le informazioni più interessanti legate a Titano.

E’ notizia di pochi giorni fa che, grazie ai dati della missione Cassini-Huygens, si è completata la mappatura geologica della superficie di Titano. E’ i risultati sono in linea con quelli che ci si aspettava: il paesaggio del satellite è per molti versi simile a quello della terra, con valli, vaste pianure, montagne e grandi laghi. Il paesaggio varia a seconda della latitudine, ma la maggior parte è costituito da ampie pianure, le montagne non supererebbero il 14% della superficie totale. I laghi che, come ricorderete, sono di metano liquido occupano il 1,5%. Un dato molto interessante è che i crateri di impatto non sono molti e questo lascia presupporre che Titano sia geologicamente giovane.

Mappatura Geologica di Titano

La NASA ha già fatto sapere di voler procedere con l’invio di un drone per poter sorvolare la superficie di Titano e studiarla nel dettaglio. Ricordiamo che Titano potrebbe diventare una delle future basi di un’umanità destinata a viaggiare sempre di più nello spazio. Il drone sarà inviato all’interno della missione Dragonfly. Partirà quasi certamente nel 2026 per raggiungere Titano nel 2034… tra 15 anni.

Deep Space 19: La gara delle Lune

In un mondo di classifiche e di record da battere poteva fare eccezione lo spazio? Assolutamente no. A dire il vero l’unico modo plausibile per affrontare lo sconfinato spazio che ci circonda è quello di catalogarlo progressivamente, etichettarlo per quello che ci è possibile e procedere sempre più lontano, compatibilmente con le nostre capacità scientifiche. In fondo è il procedimento più sensato anche in base alla forma della nostra mente. Nascono così elenchi di corpi celesti, classifiche di pianeti e stelle in base alla loro tipologia. Classifichiamo anche intere galassie, figuriamoci.

Quello che già abbiamo catalogato però non viene semplicemente archiviato, bensì costantemente rivisto ed aggiornato in base alle nuove scoperte. Capita così che alcune classifiche ed alcune classificazioni si ritrovino stravolte, modificate nel tempo e quello che sappiamo oggi non sarà quello che sapremo domani o tra due giorni. L’universo si evolve e noi cerchiamo di stare al passo (è un parolone) con esso.

Qualche giorno fa il Minor Planet Center dell’Unione Astronomica Internazionale ha confermato quanto studiato da un gruppo di lavoro del Carnegie Institution for Science di Washington: Saturno ha 20 nuove lune, raggiungendo così l’imponente numero di 82 lune complessive. Con questa scoperta Saturno sorpassa in classifica Giove che si limita ad averne “solo” 79.  

E’ importante sapere quante lune ha un pianeta? SI

Sapere quante lune ci sono intorno ad un pianeta e come vi orbitano intorno ci può aiutare a capire come si siano formati i pianeti del Sistema Solare e cosa sia successo nel corso di questi miliardi di anni. Pare in ogni caso che molte di queste lune (dal diametro che varia intorno ai 5 chilometri) si siano originate da precedenti lune più imponenti che per un qualche motivo (collisioni tra lune se non con il pianeta stesso) si sono divise in più parti, rimanendo comunque ad orbitare intorno al pianeta di riferimento.

Volksgeist: 3 Novembre 1957

La celebre cagnetta Laika viene inviata nello spazio, dai Sovietici, a bordo dello Sputnik 2. L’animale morì dopo quasi 7 ore di viaggio a causa dei forti sbalzi di temperatura a cui venne sottoposta. I Sovietici allora dissero che era sopravvissuta per ben 4 giorni.

Deep Space 19: Kepler 1625 b I

Come abbiamo già sottolineato in precedenza una delle tappe fondamentali della colonizzazione dello spazio passerà attraverso l’individuazione di oggetti celesti idonei ad ospitare delle stazioni spaziali. In realtà questo è il fondamento di qualsiasi esplorazione, così come facevano gli Europei quando creavano i primi insediamenti sulle coste dell’Africa o nel Mar dei Carabi.

E’ il caso delle esolune, ossia satelliti naturali che orbitano attorno ai pianeti di sistemi diversi da quello solare. Il termine esoluna è in realtà un neologismo e deriva dall’Inglese “exomoon”. La loro rilevazione è molto difficile in quanto si tratta di oggetti molto piccoli rispetto al pianeta di riferimento e le enormi distanze non aiutano tale rilevazione. La loro esistenza è più che ipotetica… nel senso che il ragionamento di base parte da una semplice domanda: se nel nostro sistema esistono i satelliti intorno ai pianeti perché questo non dovrebbe accadere anche negli altri sistemi?

Diciamo ad onor del vero che ad oggi nessuna esoluna è stata confermata come tale, ma abbiamo almeno una candidata plausibile. A circa 8.000 anni luce dal nostro sistema solare, nella costellazione del Cigno, c’è una stella simile al sole chiamata Kepler-1625, nel 2016 è stato scoperto un pianeta gigante gassoso (10 volte più massiccio di Giove) battezzato Kepler-1625 b. Due anni fa (Luglio 2017) è stato rilevato un oggetto, della dimensione di Nettuno, orbitante intorno a tale pianeta a sua volta battezzato Kepler-1625 b I.

In futuro, con tecniche sempre più avanzate di osservazione, potremo avere maggiori conferme in merito. Non ci resta che attendere….

Deep Space 19: Una leggera (si fa per dire) truffa…

Mentre si sta parlando del prossimo allunaggio, previsto per il 2024, e del relativo budget al ribasso ecco che viene fuori una notizia davvero imbarazzante per la NASA. Tutto ha avuto inizio nel periodo 2009-2011, quando la NASA registrò il fallimento di due missioni climatiche per problematiche del lanciatore Taurus XL… entrambe le missioni finirono con la caduta sulla terra invece che con la messa in orbita.

Il 30 Aprile 2019, dopo lunghe e dovute indagini, si è giunti a scoprire la realtà dietro il fallimento delle missioni. Secondo i risultati delle indagini una ditta fornitrice della Orbital Sciences Corporation (produttrice del Taurus) avrebbe per anni falsificato i certificati di qualità di alcuni suoi prodotti in alluminio. Il risultato sarebbe stato proprio il difetto che ha portato al fallimento delle due missioni nel 2009 e nel 2011. L’azienda sotto accusa è la Sapa Profiles, Inc. (Spi), che a quanto apre non ha truffato solo NASA, ma moltissime altre aziende… e che rischia di dover pagare come minimo 46 milioni di dollari di danni.

Questa truffa però ha avuto un costo per maggiore per la NASA. Il fallimento delle due missioni (Orbiting Carbon Observatory del 2009 e Glory del 2011) ha causato la perdita di 700 milioni di dollari… senza considera gli anni persi dagli scienziati e dagli operatori che lavoravano ai due progetti.

Una truffa da niente insomma…

Deep Space 19: Spazio chiama Tunisia

L’agenzia russa Gk Launch Services ha da poco siglato un nuovo interessante accordo con il magnate tunisino Mohamed Frikha (fondatore della holding tecnologica Telnet). In base al contratto nel 2020 verrà lanciato in orbita il primo satellite della Tunisia, con il supporto del razzo russo Soyuz-2-1, ma l’obiettivo finale riguarda il lancio di almeno 30 satelliti. Il primo sarà il Challenge One.

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Il vettore Soyuz 2-1B

Questo accordo getta le basi per una proficua cooperazione tra la Russia e la Tunisia sulle questioni spaziali e porterà un notevole sviluppo in diversi settori tecnologici del paese africano, già all’avanguardia in molti settori. L’accordo è stato firmato nella città di Sfax, presso il locale Centro di ricerca digitale, lo stesso centro ha firmato un ulteriore contratto di collaborazione nel settore aerospaziale con la Telnet.

Mohamed Frikha oltre ad essere un uomo d’affari è anche deputato dal 2014 per il partito “Movimento della Rinascita”, federato dei Fratelli Musulmani, è nativo proprio di Sfax.

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Sfax – Tunisia

Deep Space 19: Le Morte d’Opportunity

Il 25 Gennaio 2004 il piccolo rover Opportunity toccava il suolo di Marte, ma il suo viaggio era iniziato col lancio dalla terra il 7 Luglio 2003. Il suo compito era quello di svolgere analisi chimiche sul pianeta, in particolare del suolo e dei minerali ivi presenti. Opportunity oltre a questo compito, svolto diligentemente, ci ha inviato negli anni tante immagini di quel pianeta che tutte le agenzie spaziali guardano per una colonizzazione futura. Ha inoltre permesso di confermare, tramite le sue analisi, la presenza di acqua su Marte. In tanti anni Opportunity ha resistito alle condizioni, spesso proibitive, di Marte. Ha superato tempeste di polvere di proporzione biblica, superando anche il record di longevità delle missioni sul pianeta rosso (il 19 Maggio 2010).

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Purtroppo però il nostro eroe non ha più dato segnali di vita verso la terra a partire dal 10 Giugno 2018. Da allora la NASA ha provato a contattarlo circa 840 volte, ma senza esito positivo… a questo punto la missione è stata dichiarata conclusa il 13 Febbraio 2019. Il bravo Opportunity ha svolto il suo compito per ben 14 anni, collezionando più successi che sconfitte. Resterà su Marte per sempre, fino a quando magari degli astronauti lo ritroveranno durante l’esplorazione umana di Marte. Quando?

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La terra vista da Marte…

Dal Mondo: 4,8 milioni di retweet

Viviamo nel più Warholiano dei mondi possibili, poco importa se si tratti del migliore o del peggiore perchè come sempre l’importante è esserci ed esserne protagonisti. Anche solo per 15 minuti o per 15 ore o per 15 giorni o per 15 secondi. Nella smorfia napoletana il numero 15 rappresenta O’Guaglione (il ragazzo) e simboleggia la nostra volontà e le nostre ambizioni… manco a farlo apposta, si vede che Warhol se ne intendeva. Tutti sono connessi, iper-connessi, ultra-connessi a qualsiasi ora del giorno e della notte, rimpallandosi ogni singola virgola che viene condivisa sul web. E da questo oceano infinito di possibilità (e spesso di stupidità) nascono alcune delle più grandi litanie del nostro tempo: dalle fake-news ai poteri occulti che influenzano le masse elettorali tramite Facebook. Tutto bello. Bellissimo.

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Tutto bello. Bellissimo. O forse no.

I bambini sono già avanti anni luce rispetto a noi adulti e sanno già maneggiare con disinvoltura gli strumenti che a noi talvolta sembrano di difficile comprensione. Vi siete mai chiesti ad esempio se il vostro telefono sia in grado di fare le telefonate oltre a prepararvi la colazione la mattina? Ma possiamo stare tranquilli perché i pediatri britannici hanno appena dichiarato che l’uso degli smartphone e dei tablet non nuoce alla salute dei bambini. Possiamo stare tranquilli. Non sereni, ma tranquilli.

Ad ogni modo qualche giorno fa la storia di internet ha raggiunto un nuovo interessante record: il tweet più rilanciato della storia! Qualcosa come oltre 4,8 milioni di persone hanno ritwittato un tweet (tra un poco mi incarto) di un miliardario giapponese, Yusaku Maezawa, il quale promette di donare 100 milioni di yen, circa un milione di dollari, a cento persone scelte in modo casuale attraverso il social Twitter. Ovviamente il tutto per festeggiare l’anno nuovo e per festeggiare il record di vendite della catena di abbigliamento (Zozotown) di questo miliardario nipponico. Il signor Maezawa si è anche comprato tutti i biglietti per un viaggio spaziale di una settimana intorno alla luna (programmato per il 2023) nel quale viaggerà insieme a degli artisti. 

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Yusaku Maezawa

Mad World… come cantavano i Tears for Fears nel 1983…