Storia: Settembre 1918 – parte seconda

Il primo degli Imperi Centrali a cedere sotto i colpi degli Alleati fu la Bulgaria. Il Settembre 1918 fu particolarmente problematico per le truppe di Sofia, le quali fino a quel momento non avevano di certo sfigurato sui campi di battaglia. Il 18-19 Settembre 1918 si combatté la Terza battaglia di Doiran, nella quale gli Inglesi ed i Greci presero d’assalto il fronte bulgaro ad est senza però riuscire a sfondarlo, l’alto comando bulgaro decise però una ritirata generale da tutto il fronte macedone. Durante questa manovra di disimpegno le truppe in ritirata vennero attaccate per via aerea il 21 Settembre 1918 al passo di Kosturino, questa incursione causò moltissime perdite e portò alla disgregazione delle truppe. Il 29 Settembre 1918 le truppe della Serbia e della Francia entrarono a Skopje, capitale della Macedonia, e continuarono ad avanzare a nord, verso il Danubio. Il giorno dopo, il 30 Settembre 1918 la Bulgaria firmava l’armistizio di Salonicco con gli Alleati, uscendo in via definitiva dalla guerra.

L’Impero Ottomano non se la cavava molto meglio ed il 25 Settembre 1918 i Turchi perdevano anche Amman, capitale della Giordania, dopo la Seconda Battaglia di Amman.

Nel frattempo proseguiva l’Offensiva dei cento giorni sul fronte occidentale. Il 26 Settembre 1918 iniziò l’Offensiva della Mosa-Argonne, che sarebbe proseguita sino a Novembre, condotta dalle truppe franco-statunitensi in modo vittorioso. Il 27 Settembre 1918 iniziò la Battaglia di Cambrai-San Quintino, condotto invece dalle truppe anglo-statunitensi, le quali riuscirono a sfondare la linea Hindenburg. Il 28 Settembre 1918 iniziava la Quinta Battaglia di Ypres, dove le truppe congiunte di Francia, Belgio ed Impero Britannico riuscirono a conquistare importanti posizioni ai Tedeschi. La Germania era sempre più in un vicolo cieco… la notizia del disimpegno bulgaro avrebbe gettato nuovo sconforto nelle truppe e nell’alto comando di Berlino.

Ritirata Tedesca 1918

Sehnsucht: Il monte Buzludža

Al centro della moderna Bulgaria si erge questa montagna, un luogo pieno di storia a metà strada tra quello che fu e quello che avrebbe potuto essere. Un luogo del tempo oltre che dello spazio.

In primo luogo Buzludža è un simbolo della rinascita nazionale bulgara, della sua lotta contro l’oppressione dell’Impero Ottomano. Proprio qui venne combattuta una battaglia tra i ribelli bulgari, guidati da Hadzhi Dimitar e Stefan Karadzha, e le truppe del Sultano il 31 Luglio 1868. Lo scontro si risolse con una sconfitta, ma la memoria di quegli eventi avrebbe ispirato il movimento di liberazione bulgaro che avrebbe affrontato gli Ottomani sino alla conquista della prima formale indipendenza (vedasi il Trattato di Santo Stefano del 3 Marzo 1878) e poi di quella definitiva: 5 ottobre 1908. Nella sua corsa all’indipendenza la Bulgaria venne molto aiutata da due paesi, Germania e Russia, che si sarebbero poi rivelati determinanti per la storia successiva della nazione.

Nel 1891 la montagna divenne sede del Primo Congresso del Partito Socialdemocratico dei Lavoratori Bulgari, il predecessore del Partito Comunista Bulgaro. L’incontro si tenne in gran segreto sotto la guida di Dimitar Blagoev Nikolov.

Nel 1944, in piena Seconda Guerra Mondiale, vi si svolse uno scontro tra i partigiani comunisti e le truppe regolari bulgare, la Bulgaria infatti era una delle nazioni legate all’Asse. Con la fine del conflitto la Bulgaria esce dalla sfera d’influenza tedesca per entrare in quella russa, diventando a tutti gli effetti uno dei membri più importanti del Blocco Orientale.

Negli anni ’70 il Partito Comunista Bulgaro pensò di realizzare sulla montagna un’imponente costruzione che assolvesse la doppia funzione di monumento nazionale e di centro congressi per il partito stesso. Il palazzo venne costruito, a partire dal 1974, in stile architettonico brutalista, ad opera dell’architetto Georgi Stoilov, e costò una cifra pari a 35 milioni di dollari attuali. L’opera venne inaugurata ufficialmente il 23 Agosto 1981 dal leader comunista bulgaro Todor Zhivkov. Al suo interno erano stati realizzati oltre 510 mq di mosaici, raffiguranti la storia del Partito Comunista Bulgaro, di questi oltre il 20% sono andati persi negli anni.

Già… andati persi. Perché?

Presto detto. Alla caduta del comunismo il monumento venne completamente abbandonato a se stesso, venendo più volte vandalizzato, pur restando una meta per molti turisti. Negli anni si sono mossi diversi comitati nel tentativo di salvare l’opera dal completo sfacelo e si parla di trasformare il tutto in un museo della storia bulgara.

Obiettivamente è brutto a vedersi, ma va preservato, così come va preservata la storia, di qualsiasi epoca e di qualsiasi tipo. La furia iconoclasta e distruttrice è sempre e solo una pratica di coloro che non hanno storia.