Storia: Constitutum Constantini

Si potrebbe dire, semplificando, che il problema principale dei falsi storici sia che all’inizio vengono presi per veri. E questo è un problema attuale anche oggi, nonostante i passi da gigante fatti dalla propaganda dal ‘900 in poi. La propaganda è un’arte e per farla bisogna essere abili, molto abili. Nei tempi antichi i mezzi di comunicazione erano decisamente più semplici e questo permetteva la diffusione della propaganda senza troppi sforzi comunicativi. E’ il caso della Donazione di Costantino!

Il documento reca la data del 30 Marzo 315 e dovrebbe riprodurre un editto emesso dall’imperatore romano Costantino I, con questo egli avrebbe attribuito al papa Silvestro I e ai suoi successori una serie di concessioni:

1 Il primato del Vescovo di Roma sulle chiese patriarcali orientali

2 La sovranità del Papa su tutti i sacerdoti del mondo

3 La sovranità della Basilica del Laterano su tutte le chiese

4 La superiorità del potere papale su quello imperiale

5 La giurisdizione civile del Papa sulla città di Roma, sull’Italia e sull’Impero romano d’Occidente

La Donazione venne utilizzata per la prima volta nel medioevo, quando la Chiesa voleva avvalorare i propri diritti sui vasti possedimenti territoriali in Occidente e per legittimare il suo potere temporale sulla base di una legge imperiale. Venne poi usata in modo sistematico a partire dal XII secolo. Eppure già nel 1001 l’imperatore Ottone III ne contestava la validità ritenendolo un falso a lui coevo. Allo stesso modo il dibattito giuridico sulla validità di una tale donazione rimase serrato per diversi secoli, basti pensare che se ne occupò anche Dante Alighieri.

Il castello costruito sulla Donazione era però destinato a crollare. Ma come? Mentre tutti si concentravano sugli aspetti giuridici del documento qualcuno ebbe l’intuizione di analizzarne semplicemente la lingua… e fu proprio dal punto di vista linguistico che l’impalcatura venne meno! Nel 1440 l’umanista italiano Lorenzo Valla mise in evidenza tutte le incongruenze del testo della Donazione, la quale era stata scritta in una forma di Latino non utilizzata nel 315 bensì successivo (probabilmente intorno al 850 – 900), senza considerare che il testo citava direttamente Costantinopoli… fondata nel 330…

Gli studi di Valla vennero pubblicati solo nel 1517 in ambienti protestanti e nel 1559 questi scritti vennero inseriti nell’Indice dei libri proibiti. Ma anche questa disposizione non sarebbe durata in eterno… perchè la verità prima o poi viene sempre a galla.

Il Grimorio di Odenwald #68

XL – GALLUS VICECOMES (Visconte francese) – Urbano V (1362 – 1370), nato a Le Pont-de-Montvert col nome di Guillaume de Grimoard. Fu un grande teologo, monaco benedettino e grande diplomatico per la curia avignonese. Venne eletto Papa senza essere Cardinale.

E’ stato il 200° Papa ed il suo pontificato durò otto anni.

Come Papa introdusse molte riforme nell’amministrazione della giustizia e pose un grande freno al lusso del mondo dei Cardinali. Si adoperò molto per poter riportare la Santa Sede in Italia, nel tentativo di sottrarre il suo magistero alle ingerenze del Re di Francia; i primi cinque anni del suo pontificato vennero spesi tutti per questa impresa, nonostante la grande opposizione della famiglia Visconti nel nord Italia, alla fine il nell’Ottobre 1367 il Papa entrò finalmente a Roma. Nella capitale della cristianità Urbano V si adoperò molto per la ricostruzione delle basiliche, ma a livello politico si mosse in maniera troppo autoritaria andando a calpestare il volere stesso della popolazione e dei nobili romani. La situazione politica internazionale, con le frizione con il Sacro Romano Impero e le difficoltà dell’Impero Bizantino assediato dai Turchi, nonché le rivolte fomentate dai Visconti portarono il Papa a decidere di tornare ad Avignone. A nulla valsero se suppliche di diverse personalità dell’epoca, tra cui il Petrarca e Santa Brigida. Rientrato in Francia il Papa si ammalò e morì nel giro di pochi mesi. 

Durante il suo pontificato ha creato 14 cardinali nel corso di 2 concistori.

Il Grimorio di Odenwald #60

XXXVI – CORVUS SCHISMATICUS (Il corvo scismatico) – Niccolò V (1328 – 1330), nato a Corvara (provincia di Pescara) col nome di Pietro Rainalducci. Fu antipapa durante il pontificato di Giovanni XXII, fu inoltre l’ultimo antipapa insediato da un imperatore del Sacro Romano Impero.

Fu eletto tramite l’influenza dello scomunicato imperatore, Ludovico IV il Bavaro, da un’assemblea di sacerdoti e laici, e consacrato nella Basilica di San Pietro a Roma, il 12 maggio 1328, dal vescovo di Venezia. Dopo aver passato quattro mesi a Roma, si ritirò con Ludovico IV a Viterbo. Il 19 febbraio 1329 Niccolò V presiedette una bizzarra cerimonia nel Duomo di Pisa, nella quale un fantoccio di paglia rappresentante Giovanni XXII e abbigliato con le vesti pontificie, venne formalmente condannato, degradato e consegnato al braccio secolare. Niccolò V venne scomunicato da Giovanni XXII nell’aprile 1329 e cercò rifugio presso il conte Bonifacio della Gherardesca di Donoratico, vicino a Piombino. Avendo ottenuto assicurazione di perdono, presentò una confessione dei suoi peccati, prima all’arcivescovo di Pisa, e quindi ad Avignone, il 25 agosto 1330, a Giovanni XXII, che lo assolse.

Il Grimorio di Odenwald #49

XXIX – EX ROSA LEONINA (Dalla rosa del leone) Onorio IV (1285 – 1287), nato a Roma col nome di Giacomo Savelli, il cui stemma di famiglia rappresentava appunto una rosa portata da due leoni. Studiò teologia a Parigi e fu rettore alla chiesa di Berton, nella diocesi di Norwich.

E’ stato il 190° Papa ed il suo pontificato durò quasi due anni.

Le relazione del Papato col Sacro Romano Impero erano decisamente migliorate con la caduta degli Hohenstaufen, per questo motivo il Papa mantenne una politica di vicinanza a Rodolfo I d’Asburgo il quale, dal canto suo, riconobbe ufficialmente l’autorità di Onorio IV su tutto il territorio pontificio. Invece la situazione in Sicilia, dopo la rivolta dei Vespri, era molto più complessa ed esplosiva, nonostante il Papa cercasse una pacificazione, pur continuando a sostenere le pretese della Casa d’Angiò sulla corona siciliana; ad ogni modo a fasi alterne si cercò ora la pace ora la guerra, la situazione siciliana si sarebbe normalizzata solo dopo il 1300 (nel 1302 con Papa Bonifacio VIII). Nel governo interno della Chiesa il 11 marzo 1286 Onorio condannò come eretici, con la bolla Olim felicis recordationis, i “Fratelli Apostolici”, una setta che predicava idee estremiste sulla povertà evangelica, fondata da Gherardo Segarelli a Parma nel 1260.

Durante il suo pontificato ha creato 1 cardinale nel corso di 1 unico concistoro.

Il Grimorio di Odenwald #34

XX – SIGNUM OSTIENSE (Il segno di Ostia) – Alessandro IV (1254 – 1261), nato ad Anagni col nome di Rinaldo dei Signori di Jenne, nipote del Papa Gregorio IX. Fu Cardinale di Ostia e di Velletri.

E’ stato il 181° Papa ed il suo pontificato durò 6 anni e mezzo.

Sotto il suo pontificato continuarono le aspre lotte con l’Impero, ma la situazione volse più volte in favore di quest’ultimo tanto che nel 1257 il Papa dovette abbandonare Roma per trasferirsi a Viterbo, dove di fatto morì. Tra le sue opere all’interno della Chiesa va ricordato lo sforzo diplomatico per riunirsi con la Chiesa Ortodossa, l’istituzione dell’Inquisizione in Francia e l’aiuto concreto allo sviluppo degli Ordini mendicanti.

Durante il suo pontificato ha creato 2 cardinali nel corso di 2 distinti concistori.

Storia: I fratelli de Witt

L’Olanda è un paese che ha alle spalle una grande storia come potenza marittima, sia commerciale che militare, nei momenti di massimo sviluppo non poteva certamente competere con gli altri paesi europei per quello che riguardava le truppe terrestri (ben armate, ma di esiguo numero), ma aveva una flotta che sapeva incutere timore anche alla famigerata flotta di Sua Maestà Britannica. L’Olanda che si espandeva via mare nei Caraibi, sulle coste africane e nel remoto oriente non era una monarchia ed era ufficialmente conosciuta col nome di Repubblica delle Sette Province Unite e i suoi territori comprendevano anche larghe fette del Belgio. La forte espansione olandese andava scontrandosi con le mire coloniali degli altri paesi europei, inoltre la sua integrità territoriale era minacciata sia dalla Spagna (che controllava i restanti territori del Belgio) che dalla Francia. In realtà la storia dell’intera area prima del 1600 è alquanto complicata: di fatto il controllo dei territori in origine era del Sacro Romano Impero, passando poi nel 1556 alla Spagna ed emancipandosi infine nel 1609 dopo una lunga guerra di indipendenza.

All’interno della Repubblica erano diverse le famiglie potenti che si muovevano nel complesso scacchiere politico, una delle famiglie più importanti era sicuramente la famiglia Orange-Nassau. Un membro illustre di questa casa (e che c’entra con la storia che stiamo per raccontare) fu Guglielmo III, principe d’Orange, conte di Nassau e Barone di Breda… futuro re d’Inghilterra. La famiglia Orange-Nassau in origine doveva diventare la casa regnante delle Sette Province, ma non essendo giunti ad un accordo soddisfacente si era preferito dare al paese un assetto repubblicano, gli Orange comunque dominavano la vita politica. Da Dordrecht veniva un’altra grande famiglia importante: i de Witt. I due membri più conosciuti di questa famiglia furono i fratelli Johan e Cornelis.

Johan de Witt

Johan de Witt aveva fatto una brillante carriere politica e militare. Sosteneva la fazione politica contraria agli Orange e manteneva posizione in politica estera di tipo francofilo. Johan raggiunse anche il massimo grado della politica olandese di quei tempi diventando Gran Pensionario d’Olanda, durante gli anni in cui ricoprì quella carica fece aumentare notevolmente le forze navali ed impose alle Province un laborioso programma di fortificazioni di terra (che però non venne attuato in maniera accurata da tutte le Province, come ad esempio Utrecht). Cornelis de Witt ricopriva il ruolo di borgomastro di Dordrecht e si era distinto in guerra con la flotta olandese. Era un uomo di giustizia, ma non poteva sapere che proprio a causa di questa sarebbe giunto alla morte.

Nel 1672 la Francia e l’Inghilterra dichiararono congiuntamente guerra alle Province. Le truppe francesi approfittarono delle scarse fortificazioni del territorio olandese per giungere ad assediare (la colpevole) Utrecht. A difendere strenuamente la patria in quel momento di difficoltà era proprio il giovane Guglielmo III d’Orange la cui popolarità era in ascesa. La sua fazione politica decise quindi di sferrare un colpo deciso per far pendere il potere in favore della casa Orange-Nassau. In quest’ottica Johan venne deposto dalla carica di Gran Pensionario e per poco non scampò ad un attentato. Il piano degli orangisti era riuscito solo in parte, con de Witt ancora vivo potevano esserci delle complicazioni in futuro, bisognava sfruttare il momento di impopolarità dovuta all’attinenza francofila del deposto uomo politico. Ma come fare? La soluzione arrivò osservando l’operato del fratello di Johan.

Cornelis de Witt

Un tale Tichaeler, di professione medico, era stato condannato pubblicamente per stupro da Cornelis de Witt, la condanna non prevedeva il carcere bensì una pubblica ammenda. Questa condanna aveva incollerito il Tichaeler che si era messo a meditare vendetta. Gli orangisti gli diedero modo di saziare la sua sete di vendetta. Lo inviarono a casa di Cornelis con la scusa di un semplice colloquio chiarificatore, il medico si trattenne con il de Witt solo per quindici minuti. Tra l’altro la storiografia riporta che ci volle un bel pò prima che Cornelis rispondesse favorevolmente alla richiesta d’incontro di Tichaeler. All’incontro comunque assistettero un domestico e il figlio del borgomastro.

Uscito dal colloquio il medico si recò dal borgomastro di Albrantswaart e dichiarò che Cornelis aveva cercato di convincerlo ad assassinare il principe Guglielmo III d’Orange. L’accusa era estremamente grave e in breve il de Witt venne arrestato e condotto a L’Aia per essere giudicato. In realtà non vi erano prove di una tentata cospirazione e furono molti gli uomini di spicco che si mossero in difesa di Cornelis, primo tra tutti suo fratello Johan. La politica però stava già facendo il suo corso e al de Witt vennero tolte tutte le cariche, ma gli venne salvata la vita. Gli orangisti ancora una volta erano soddisfatti a metà. Si presentò però un’occasione d’oro.

Johan de Witt si recò a L’Aia per portare suo fratello a casa dopo la condanna. Qui il Tichaeler aizzò la folla contro i due presunti traditori della patria e marciò sulla prigione dove i due fratelli si stavano incontrando. A questo punto il disegno degli uomini vicini a Guglielmo III si realizzò. La folla inferocita assaltò la prigione e lincio barbaramente i due fratelli. I corpi vennero orrendamente sfigurati e sventrati, cronache dell’epoca raccontano di cittadini che mangiano le interiora e i genitali dei due fratelli. Infine i corpi straziati vennero appesi per i piedi ad un palo. Ora gli orangisti avevano raggiunto il loro scopo e i de Witt non avrebbero più intralciato la politica della fazione Orange-Nassau. Guglielmo III aveva la facciata immacolata dal momento che ad eseguire l’omicidio dei due era stato il popolo e non dei sicari.

La fine dei de Witt