Storia: Dicembre 1917

A Natale 1914 la guerra sarà finita… così dicevano nell’estate del 1914. L’amara realtà vedeva le truppe schierate sui fronti, nelle trincee, per il quarto Natale di fila. Parecchie cose erano cambiate sia sul piano politico che su quello militare: i grandi imperi del passato, ad eccezione di quello britannico, erano in condizioni disastrate e prossimi al collasso.

La Russia era già caduta, il suo impero contadino si era sfasciato sotto i colpi della crisi economica e tramite le spallate delle forze comuniste. Adesso era Lenin a governare e questi sapeva bene di non poter rafforzare il fronte interno senza prima trovare la pace con gli Imperi Centrali. Si prospettava una lunga guerra civile in Russia e continuare la pazzia della Grande Guerra avrebbe significato il suicidio per il nuovo governo. Per questo motivo le prime mosse del governo Lenin furono gli armistizi:  il 5 Dicembre 1917 venne firmato quello con l’Impero Ottomano e il 15 Dicembre 1917 quelli con Germania, Austria-Ungheria e Bulgaria.

Gli Imperi Centrali erano finalmente pronti a riversare le loro truppe sugli altri fronti, per cercare di risolvere positivamente le altre situazioni e così sul fronte dei Balcani la Romania cedeva di schianto sotto le pressioni Bulgare e Tedesche firmando l’armistizio il 9 Dicembre 1917.

In Palestina la situazione invece si era ormai volta in favore degli Alleati e Gerusalemme cadde in mano britannica il 11 Dicembre 1917.

Truppe britanniche a Gerusalemme

Nel frattempo Stati Uniti (7 Dicembre 1917), Panama (10 Dicembre 1917) e Cuba (16 Dicembre 1917) dichiararono guerra all’Austria-Ungheria.

Storia: Luglio e Agosto 1917

Nell’estate 1917 la Grande Guerra sembrava aver raggiunto un nuovo livello di intensità, dopo le grandi manovre del 1914, dopo la guerra di posizione del 1915, dopo gli inutili bagni di sangue del 1916, nella mente di tutte le nazioni in causa il 1917 doveva diventare un anno risolutivo per le sorti del conflitto… e in buona parte questa aspettativa venne rispettata.

Sul fronte orientale iniziava il 1 Luglio 1917 l’ultima grande offensiva russa: l’offensiva Kerenskij, il gigante russo era in crisi totale per le grandi ondate rivoluzionarie che lo scuotevano dall’interno. l’offensiva prese piede in Galizia. Le nuove disposizioni dei Soviet politici della capitale prevedevano che ogni azione bellica fosse preceduta da un’assemblea dei soldati stessi che ne valutassero l’opportunità, esautorando di fatto il potere degli alti ufficiali di impianto zarista. I primi giorni dell’offensiva furono travolgenti più per le mancanze dell’esercito austro-ungarico che per le reali capacità dei Russi… di fatto si stavano scontrando due imperi di carta destinati a crollare. L’intervento tedesco (19 Luglio 1917) fu determinate per interrompere l’offensiva e per passare al furioso contrattacco che mandò totalmente in rotta l’esercito russo, costretto a ritirarsi per oltre 240 km. Il governo di Kerenskij ne uscì esausto, ormai ovunque si susseguivano le voci di una imminente rivoluzione guidata dai Bolscevichi.

prigionieri Russi 1917

Sul fronte dei Balcani la Grecia fu indotta a dichiarare guerra agli Imperi Centrali, soprattutto in chiave anti-bulgara. Nel frattempo un “Comitato Jugoslavo” formatosi sotto l’ala protettrice anglo-francese prese l’impegno politico di formare un futuro Regno dei Serbi, Croati e Sloveni in funzione anti-austriaca, per questo fu approvata il 20 Luglio 1917 la dichiarazione di Corfù. Bosniaci e Montenegrini non furono chiamati in causa su questa questione che li riguardava direttamente. Sul fronte rumeno le disavventure russe in Galizia produssero un forte reazione dell’esercito rumeno che cercò di scacciare gli austro-ungarici dalla Moldavia e di resistere disperatamente alle continue incursioni nemiche, il particolare la Battaglia di Mărășești (6 Agosto – 8 Settembre 1917) fu l’ultima grande vittoria rumena della guerra.

Sul fronte italiano andò in scena l’Undicesima Battaglia dell’Isonzo (17 – 31 Agosto 1917), intrapresa in parte per la paura di una imminente offensiva austro-ungarica (che sarebbe arrivata qualche mese dopo) e in parte per le forti pressioni degli Alleati che volevano disperdere l’attenzione degli Imperi Centrali su più fronti caldi. Nonostante le scarse conquiste territoriali lo scontro dimostrò che le truppe di Vienna erano ormai vicine ad un crollo psico-fisico totale, l’unico fattore in grado di far reggere questo fronte (come quello orientale del resto) poteva essere l’arrivo di truppe tedesche… cosa che poi effettivamente avvenne.

Sul fronte occidentale cominciò il 31 Luglio 1917 la grande offensiva britannica nelle Fiandre che sarebbe passata alla storica come Battaglia di Passchendaele. L’offensiva si svolse a più ondate e di fatto interessò anche altri settori, come quello di Verdun.

Soldati Britannici 1917

Sul fronte prossimo alla Palestina le truppe arabe guidate da Lawrence d’Arabia e Awda Abu Tayi sconfissero gli Ottomani nella Battaglia di Aqaba il 6 Luglio 1917.

Altri paesi si unirono agli Alleati contro le forze degli Imperi Centrali: Cina (14 Agosto 1917), Siam (22 luglio 1917) e Liberia (4 Agosto 1917).

Storia: Ottobre 1916

Sul fronte italiano alla Settima Battaglia dell’Isonzo ne seguirono altre due. Il generale Cadorna diede l’avvio all’Ottava Battaglia dell’Isonzo, con particolare irruenza nella zona di Monfalcone, chiave per aprirsi la via verso Trieste. Tra il 10 e il 12 Ottobre 1916 le truppe italiane riuscirono a conquistare alcune posizioni, ma essendo malamente coordinate non raggiunsero i successi sperati… ancora una volta l’impreparazione degli alti comandi italiani vanificava il sacrificio di migliaia di soldati (24.000 morti per l’Italia e quasi 40.000 per l’Austria-Ungheria). Alla fine del mese cominciò la Nona Battaglia dell’Isonzo, la quale si risolse in un velleitario avanzamento di 5 Km in 5 giorni di battaglia, dal 31 Ottobre al 4 Novembre 1916.

Tra la fine dell’Ottobre e il mese di Novembre 1916 la situazione sul fronte occidentale cominciò ad assumere un aspetto meno tetro per le potenze Alleate. Un primo duro colpo alle aspettative tedesche arrivò dalla riconquista di Fort Douaumont (caduto il 25 Febbraio 1916) il 24 ottobre 1916, da parte di soldati marocchini inquadrati nell’esercito francese come truppe coloniali.

La desolazione di Fort Douaumont

Nel frattempo sul fronte rumeno si consumò la seconda, decisiva, Battaglia di Cobadin tra il 19 e il 25 Ottobre 1916. Questa volta le truppe di Bucarest, aiutate dai Russi, non riuscirono a reggere l’urto degli Imperi Centrali. La città di Costanza cadde in mano nemica e così anche la fondamentale ferrovia che viaggiava verso l’interno della Dobrugia. Ora la minaccia al delta del Danubio diventava pressante. Quanto a lungo avrebbe retto la Romania contro la potenza spropositata dei suoi avversari?

Tu lo dici #84

L’origine dei nostri atti sta nella propensione inconscia a ritenerci il centro, la ragione e l’esito del tempo. I nostri riflessi e il nostro orgoglio trasformano in pianeta la briciola di carne e di coscienza che noi siamo. Se avessimo il giusto senso della nostra posizione nel mondo, se confrontare fosse inseparabile dal vivere, la rivelazione della nostra infima presenza ci schiaccerebbe. Ma vivere significa ingannarsi sulle proprie dimensioni…

(Cioran E.)

Storia: Settembre 1916

Battaglia di Turtucaia

Gli scontri nei Balcani continuavano senza sosta. Il primo risultato dell’entrata in guerra della Romania fu l’assedio della fortezza rumena di Turtucaia, ad opera di un contingente misto tedesco-ottomano-bulgaro, durato dal 2 al 6 Settembre 1916 con conseguente resa delle truppe di Bucarest. Era iniziata la Campagna di Romania. A comandare le truppe tedesche durante l’assedio c’era August von Mackensen. Da un lato gli Imperi Centrali facevano di tutto per far rimpiangere alla Romania l’infausta idea di prendere parte al conflitto, dall’altra gli Alleati cercavano di farsi strada da sud per sferrare un colpo mortale principalmente ai Bulgari. Il 12 Settembre 1916 cominciò l’offensiva di Monastir (conclusasi a Dicembre dello stesso anno) a cui presero parte congiuntamente Inglesi, Francesi, Russi, Italiani e Serbi; alla fine la città di Monastir venne presa, ma non si ebbero altri rilevanti progressi nel settore… i Bulgari reggevano bene l’urto.

I Rumeni invece avevano sempre più problemi e a partire dal 18 Settembre 1916 cominciarono ad essere ricacciati verso le posizioni di partenza… segnale di una catastrofe imminente. Tra il 17 e il 19 Settembre 1916 si consumò la Prima Battaglia di Cobadin (nel sud della Romania) dove le truppe rumene e quelle russe riuscirono a porre un fermo temporaneo (a Ottobre 1916, sarebbe ricominciato l’attacco) all’offensiva bulgaro/tedesca/turca in quell’area (la Dobrugia). Il comandante rumeno, generale Alexandru Averescu, cercò di sferrare un decisivo attacco contro le basi di partenza delle truppe nemiche nel territorio bulgaro… la conseguente Offensiva di Flămânda (29 Settembre 1916 – 5 Ottobre 1916) si risolse però in un nulla di fatto grazie anche al pessimo tempo atmosferico che danneggiò il fondamentale ponte di barche posto sul Danubio dai soldati di Bucarest. I Rumeni rientrarono nel loro territorio anche perché da nord era sempre più pressante la minaccia austro-ungarica dalla Transilvania.

Sul fronte occidentale, nel settore della Somme, il 15 Settembre 1916 fece per la prima volta la comparsa un’arma che avrebbe cambiato per sempre il modo di concepire ed interpretare la guerra: il carro armato. Nella Battaglia di Flers-Courcelette vennero impiegati i primi 50 carri Mark I, anche se con modesti risultati. Di questi 50 infatti solo 32 riuscirono a partire all’attacco (gli altri restarono fermi per guasti meccanici)… dei 32 la metà rimase bloccata da guasti o dentro delle buche in mezzo alla terra di nessuno, mentre un altra decina si dimostrò estremamente lenta… in poche parole solo 5/6 carri furono realmente efficaci, incutendo un discreto terrore nelle truppe tedesche che non avevano mai visto nulla di simile.

Nel frattempo sul fronte italiano falliva miseramente l’offensiva italiana della Settima Battaglia dell’Isonzo principalmente a causa del maltempo. Lo scontro durò brevemente dal 14 al 18 Settembre 1916.

Il 4 Settembre 1916 cadeva Dar er Salam (in Tanzania) capitale dell’Africa Orientale Tedesca nelle mani degli Inglesi, Il comandante tedesco si ritirò nell’interno della colonia dove continuò una intensa guerra contro gli Alleati, che durò fino alla fine delle ostilità nel 1918, restando per lo più imbattuto ed entrando nella leggenda dei grandi comandanti coloniali, il suo nome era Paul Emil von Lettow-Vorbeck.

Paul Emil von Lettow-Vorbeck

Storia: Agosto 1916

Il 28 Luglio 1914 iniziava la Prima Guerra Mondiale. Iniziava nella tormentata terra dei Balcani. Due anni dopo la guerra continuava senza sosta presentando un conto sempre più caro in termini di vite umane. Nel frattempo la guerra si era allargata ad ogni fronte possibile immaginabile, ma due anni dopo i Balcani erano pronti a tornare protagonisti degli eventi bellici. La Romania aveva deciso di schierarsi con le potenze alleate contro gli Imperi Centrali e questa scelta avrebbe incendiato ancora una volta l’intera regione. La Bulgaria, che già aveva capito qualcosa, cominciò ad assumere un atteggiamento aggressivo nei confronti della neutrale Grecia, il cui re Costantino I in realtà era favorevole agli Imperi Centrali. La Grecia però ruotava troppo nell’ottica della Gran Bretagna e della Francia e poteva rappresentare un pericoloso punto di partenza di una poderosa campagna alleata verso nord.

Truppe Rumene 1916

Sul fronte della Macedonia tra  il 9 e il 18 Agosto 1916 si combatté la prima Battaglia di Doiran che vide trionfare le truppe di Sofia. Nel frattempo la Romania si stava accordando per entrare in guerra al fianco della Francia e della Gran Bretagna, con la promessa di ottenere a fine guerra la Transilvania, il Maramureș, la Crișana, il Banato (in mano al Regno di Ungheria, ma abitate principalmente da Rumeni) e la Bucovina. Gli accordi vennero firmati il 17 Agosto 1916 con il Trattato di Bucarest. Il 18 Agosto 1916, dopo la Battaglia dello Struma, le truppe bulgare invasero la Tracia e la occuparono tutta entro il 23 dello stesso mese. La reazione dell’opinione pubblica greca fu enorme e alla fine le truppe di stanza a Salonicco diedero il via ad una ribellione che in poche ore portò alla formazione di un nuovo governo provvisorio vicino agli interessi di Londra. Infine il 27 Agosto 1916 la Romania dichiarò guerra all’Austria-Ungheria e cominciò ad invadere il lato ungherese della Transilvania. La reazione a catena non si fece attendere: il 28 Agosto 1916 la Germania dichiarò guerra alla Romania, seguita il 30 Agosto 1916 dall’Impero Ottomano e il 1 Settembre 1916 dalla Bulgaria.

La Campagna di Anatolia tra Russi e Ottomani continuava ad infiammare le remote regioni vicine al Caucaso e l’ennesimo contro, la Battaglia di Bitlis del 25 Agosto 1916, vide i Russi ormai vittoriosi nonostante la strenue resistenza ottomana. Insieme alle truppe russe combatterono diversi gruppi di volontari armeni. Le truppe ottomane subivano ripetute sconfitte sia su questo fronte che su quello egiziano dove le truppe Inglesi si imposero nella Battaglia di Romani, del 3 Agosto 1916, nel Sinai.

L’estate del 1916 vedeva una fervente attività bellica su tutti i fronti. A occidente imperversavano i mattatoi di Verdun e della Somme, con i Francesi impegnati in una serie di contrattacchi a partire dal 4 Agosto 1916 nel tentativo di recuperare porzioni di terra perdute durante le offensive germaniche.

Sul fronte italiano le truppe austriache vennero sconfitte nella sesta Battaglia dell’Isonzo (4-17 Agosto 1916). Gli Italiani, seppur con gravissime perdite, riuscirono a conquistare Gorizia, ma si dimostrarono impreparati ad affrontare con prontezza gli attacchi coi gas. Il 27 Agosto 1916 l’Italia dichiarò guerra alla Germania, mentre due giorni dopo ci fu un cambio ai vertici dell’esercito tedesco con il generale von Falkenhayn che venne sostituito da von Hindenburg (che poi sarebbe stato l’ultimo presidente della Repubblica di Weimar durante l’ascesa di Hitler).

Gorizia 1916

Statistiche 2019

Nell’anno 2019 il blog ha avuto 21.332 visite. Escludendo l’Italia (con 10.264 visite) i paesi da cui sono provenuti più visitatori sono: Spagna (2.197), Romania (1.173) ed Stati Uniti (1.135).

Tra i paesi inaspettati abbiamo l’Arabia Saudita (415).

Gli articoli che sono stati letti maggiormente sono:

DIANA SPENCER

VALLI DI COMACCHIO

ERICH “BUBI” HARTMANN

 

Grazie per la visita Thanks for visiting us

Film: A Est di Bucarest (2006, Corneliu Porumboiu)

Vaslui è una piccola città della Romania orientale, nella regione storica della Moldavia. Siamo nel periodo delle feste natalizie, ma per gli abitanti della Romania le giornate festive coincidono con le storiche giornate della rivoluzione che nel 1989 portò alla fine del regime di Ceausescu. Una data in particolare è estremamente importante: il 22 Dicembre, il giorno in cui il dittatore comunista fuggì dal palazzo presidenziale assediato dalla folla; la rivoluzione aveva vinto.

Vaslui in una scena del film

Siamo nel 2005. L’emittente televisiva locale di Vaslui organizza una trasmissione il 22 Dicembre per ricordare i fatti del 1989 e per porre una semplice domanda alla cittadinanza tutta: c’è stata rivoluzione anche a Vaslui come in altre città oppure no? La domanda è quanto mai spinosa. La gente della città è scesa in piazza a protestare prima che Ceausescu abbandonasse il suo palazzo a Bucarest oppure sono scesi tutti in piazza dopo aver visto in televisione le immagini dell’elicottero del dittatore in fuga? E’ una domanda che costringe anche ad un esame di coscienza…

I primi invitati alla trasmissione danno buca e quindi il direttore dell’emittente deve correre ai ripari invitando un alcolizzato professore di storia (che si vanta di essere stato uno dei primi a scendere in piazza quando il dittatore non era ancora in fuga, ma che poi nelle notti da ubriaco canta canzoni del passato regime) e un anziano famoso per essere stato per anni il Babbo Natale nelle feste delle scuole della città (che ammette candidamente di essere sceso in piazza a rivoluzione già fatta, come tutta la città).

La trasmissione diventa presto una farsa, i telespettatori che chiamano da casa sono tutti concordi su una questione: la gente è scesa in piazza solo dopo aver visto le immagini di Ceausescu in fuga, non c’è stata rivoluzione a Vaslui, solo gioia per la caduta del regime. Nel corso delle telefonate il professore alcolizzato viene sbugiardato (verrà difeso solo da un negoziante cinese, che però non era presente ai fatti del 1989 e che viene invitato in quanto non Rumeno a farsi gli affari suoi). Emergono racconti di quella giornata e in parte si introduce il problema di chi era colluso col passato regime e che ora ricopre ancora ruoli di potere e ricchezza nella città.

Le strade di Vaslui, sempre nel film

Il vero filo conduttore del film però è la neve. La neve come simbolo delle feste, come simbolo della purezza e del candore che cade sulle città e sulle vite delle persone. La neve che però una volta caduta si trasforma presto in fango e sporcizia. La gente ricorda che in passato le nevicate erano più abbondanti, che suona quasi come un “si stava meglio quando si stava peggio” (sottolineato da un telespettatore che a fine telefonata afferma proprio che si stava meglio con Ceausescu). C’è chi fa notare che a Bucarest la neve diventa subito fango, ossia che la vicinanza col potere corrompe anche l’anima delle persone migliori.

A Vaslui a quanto pare non c’è stata la rivoluzione. Forse perchè la vera rivoluzione parte sempre dal centro del potere e si estende poi alle sue periferie, lo spettro della manipolazione, del predominio della capitale nella vita politica del paese, della candida mancanza di coraggio dell’uomo comune, la voglia di festeggiare la caduta del regime solo quando si ritiene di essere al sicuro e la sensazione che le cose non siano andate come si sperava in un primo momento… del resto anche la decadenza che si respira in ogni fotogramma del film lascia questa idea.

A chiudere il dibattito sarà la telefonata di una donna. Dice che suo figlio è morto a Bucarest, nella rivoluzione, il 23 Dicembre. Non vuole portare nessun apporto al dibattito in corso vuole solo dire che:

“Fuori nevica, come una volta… siate felici per questa neve, perchè domani sarà di nuovo tutto fango…”

Come nel 1989.

Il dibattito alla televisione

Riletture interessanti Settembre-Ottobre 2018

Ad un anno dall’apertura del blog vorrei ricordarvi alcuni interessanti articoli: i primi con i quali abbiamo iniziato questa nuova avventura.

A year after the opening of the blog I would like to remind you of some interesting articles: the first with which we started this new adventure.

1 – TITANO ED IL SUO HABITAT

2 – IL GENOCIDIO DEGLI ARMENI

3 – TAMERLANO

4 – IL SOGNO RUMENO

5 – IL PONTE DI HONG KONG

6 – LA PRIMA GUERRA BALCANICA

Grazie per la visitaThanks for visiting us

Sehnsucht: Fiume Dâmbovița

La condizione più importante, per la fondazione di una comunità umana, è da sempre la presenza nelle vicinanze di una fonte di acqua fruibile. Senza l’acqua non ci può essere vita, senza l’acqua non si può bere, senza l’acqua non si possono irrigare i campi, ecc… . Per questo motivo l’acqua è da sempre la risorsa più preziosa di ogni comunità, sia essa un villaggio o una città. A Roma c’è il Tevere, a Londra il Tamigi, a Parigi la Senna… e a Bucarest c’è il Dâmbovița.

Dambovita River, Bucharest, Romania
Il fiume in mezzo a Bucarest

Il nome del fiume, che nasce dai Monti Făgăraș, pare derivi da quello della moglie del pastore Bucur, il mitico fondatore della città di Bucarest (che in Rumeno si chiama appunto București). Come nome femminile rumeno oggi è caduto in disuso, ma il nome del fiume resta fortemente legato alla cultura popolare rumena. Il fiume è sempre stato famoso per la dolcezza delle sue acque. Chiaramente con l’aumentare della popolazione le acque del fiume sono diventate sempre più inquinate tanto da richiedere la costruzione di diversi acquedotti per ripulirlo; il primo acquedotto venne costruito da Alèxandros Ypsilantis, vassallo dell’Impero Ottomano a fine ‘700. Il fiume, un tempo pieno di mulini, ha esondato diverse volte procurando gravi danni alla città, per questo motivo è vietato per legge costruire a ridosso del fiume… cosa che oggi potremmo dare per scontata, ma che nell’antichità non era proprio all’ordine del giorno.

dambovita-1869
Quadro del 1869

Prima dell’avvento del regime comunista era teatro di una manifestazione religiosa tradizionale nel giorno dell’Epifania. Il Metropolita di Bucarest gettava nell’acqua gelida una croce che i penitenti dovevano riportare a galla sfidando il gelo. Questo avveniva nella zona di Calea Victoriei (Viale della Vittoria) nel centro della città. Nel 1934 iniziarono inoltre i lavori simultanei di copertura del fiume e di creazione della metropolitana… l’impresa chiaramente richiese anni e fu molto complicata. Talmente complicata da diventare oggetto di barzellette un pò come succede oggi con la Linea C della metro a Roma. Famosa la battuta:

<< Dove si getta il Danubio?>>

<< Nel Mar Nero! >>

<< E dove si getta il Dâmbovița? >>

<< Nella metropolitana! >>

Storia: Seconda Guerra Balcanica (1913)

In precedenza abbiamo parlato della delicata situazione dei Balcani all’inizio del ‘900 e della situazione esplosiva che portò alla Prima guerra balcanica, tutti eventi da inserire a pieno titolo tra le avvisaglie della Prima Guerra Mondiale che sarebbe scoppiata nel 1914. La guerra nei Balcani del 1912-13 si era conclusa con una sconfitta ed un ridimensionamento dell’Impero Ottomano, il quale aveva perso la quasi totalità dei suoi rimanenti territori europei. Tra i vincitori serpeggiava però del malcontento, ad essere insoddisfatta era principalmente la Bulgaria che rivendicava i territori della Macedonia finiti sotto il controllo della Serbia.

La Bulgaria attaccò i suoi ex alleati (Grecia, Montenegro e Serbia) il 29 Giugno 1913 ad un mese dalla fine della precedente guerra. Le tre nazioni resistettero però agli attacchi delle truppe dello Zar Ferdinando I. In uno scenario così incerto ed esplosivo era inevitabile che altri paesi interessati all’area si inserissero nella disputa, fu così che la Romania e l’Impero Ottomano intervennero al fianco di Grecia, Montenegro e Serbia, facendo pendere l’ago della bilancia in favore della coalizione. Gli Ottomani riconquistarono immediatamente Adrianopoli, persa nel corso del precedente conflitto. I Rumeni invece con rapide manovre attraversarono il Danubio puntando direttamente sulla capitale del Regno di Bulgaria: Sofia.

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Truppe Greche vittoriose sui Bulgari a Kavala

Il 10 Agosto 1913 il conflitto terminò con la sconfitta della Bulgaria. Una pace venne siglata a Bucarest tra le varie potenze, una pace velleitaria destinata a disperdersi nel mare di sangue della Grande Guerra. La Serbia ottenne l’annessione di tutta la Macedonia eccetto le porzioni rimaste alla Grecia, per cui la Bulgaria non controllava più nessun lembo di quella terra (le truppe di Sofia durante la Prima Guerra Mondiale combatteranno infatti insieme ad Austro-Ungarici e Tedeschi contro i Rumeni ed i Serbi). Il Montenegro ottenne alcuni lembi del neonato stato di Albania (restava comunque aperta la problematica del mancato sbocco sull’Adriatico della Serbia). La Grecia ottenne Salonicco, l’Epiro e Creta. La Romania ottenne quasi tutta la Dobrugia e parte della costa bulgara sul Mar Nero.

La pace dei Balcani non era destinata a durare a lungo…

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Truppe rumene entrano in Bulgaria

Sturm und Drang: Capodanno in Romania

Ed eccovi catapultati in una strada un pò accidentata dove l’asfalto non ha conosciuto rinnovi da diverse stagioni, tutto intorno sono palazzi popolari dall’aspetto povero e trasandato. Pezzi di intonaco scrostato ovunque. I colori che ci circondano sono pochi e ripetitivi. Sembra di guardare uno di quei film moderni che vuole simulare l’atmosfera del passato, come se i nostri antenati avessero avuto capacità visive diverse dalle nostre. Stupidità hollywoodiana. Bene. Ci siete? Ottimo. Ci siete? Ottimo. Ecco dove mi sono ritrovato in questo pazzo mondo: una disastrata strada di periferia di una qualche città rumena, ho come il ricordo che si parlasse di Târgoviște.

targoviste
If you’re going to Târgoviște…

Cosa ci faccio in Romania? A quanto pare sono arrivato sin qui per passare l’ultimo dell’anno con degli amici del luogo (ma non ho amici di Târgoviște), in particolare c’è una signora che di lavoro fa la farmacista che mi scrive spesso delle lettere… lettere a penna, roba d’altri tempi. Dall’ultima lettera mi fa capire che avrà bisogno per preparare la festa, dovrei aiutarla nelle pulizie della casa scelta per la festa.

Questa abitazione si trova proprio in uno dei palazzoni che mi circondano, ma è rimasta chiusa per anni e vi sono vistose perdite d’acqua in cucina ed in bagno. Cerco di fare ordine insieme a questa signora rumena, ma più lavoriamo e più il tutto si incasina; anche perché spesso e volentieri passano degli altri amici a portare oggetti per la festa creando ulteriore casino. Abbastanza disarmante. Mi concedo un attimo di pausa ed esco in cortile a fumare una sigaretta. Mi lascio incuriosire da un parco pubblico, anch’esso dall’aria decadente e grigia. Tutto sommato mi sento bene qui, ho sempre amato quell’aria un pò decadente dell’est europeo, un qualcosa di tragico e senza tempo che sento molto mio.

All’interno del parco trovo una scuola ancora aperta. I muri sono pieni di scritte e tra queste comincio a riconoscere degli interi pezzi della lettere mandatemi dalla signora rumena. La cosa è abbastanza misteriosa, ma non inquietante. Ovunque sento un senso di pace e tranquillità. Ad ogni modo decido di volerne sapere di più e cerco di entrare nella scuola per parlare con qualcuno. Riesco a trovare una porta aperta in quella che ha tutta l’aria di essere una torre. Entrando scopro che si tratta di una sala insegnanti un pò retrò. Ci sono tanti professori e stanno tutti parlando di arredamento antico, mi siedo in un angolo e resto ad ascoltarli per un tempo indefinito. Qualcosa però attrae la mia attenzione, o meglio qualcuno. Una professoressa anziana mi sembra un volto noto e guardandola meglio mi accorgo che si tratta sempre della signora rumena, solo che qui è invecchiata di almeno vent’anni. Come è possibile? Lei si accorge della mia presenza e mi invita a seguirla all’esterno.

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L’attrice rumena Cecilia Bârbora

Mi prende per mano e mi porta lungo una strada di campagna senza mai dire una parola. Ora il paesaggio ha assunto colori più vivaci e sembra che in lontananza ci sia una fiera di paese. Târgoviște rimane alle nostre spalle. Strada facendo incontriamo un uomo anziano fermo in mezzo alla strada circondato da mobili antichi: sta cercando di venderli e intorno a lui ci sono già dei possibili acquirenti. Ci fermiamo anche noi e osserviamo attentamente la roba esposta. Un oggetto in particolare colpisce la nostra attenzione: un letto meccanico con la “turca”, uno strano affare in grado di spostarsi semplicemente in giro per la stanza o per la strada. Mi avvicino all’anziano e gli offro 30.000 euro. Lui, con mia grande sorpresa, ribatte a 27.000! A quel punto gliene offro 25.000 e troviamo l’accordo. Il letto è nostro, ci verrà consegnato a Târgoviște presso la casa della festa.

Con aria soddisfatta riprendiamo la strada verso la festa di paese. Allegri. Felici. Spensierati. Târgoviște è alle spalle.

Târgoviște è alle spalle?