Lemuria Dixit: La dea Ištar

Un tempo il mondo era pieno di divinità, antiche testimonianze di quello che eravamo stati prima dei tempi, prima delle catastrofi che ci avevano riportato allo stato basilare della nostra società. Gli Dei erano sia maschili che femminili e la loro potenza e gloria erano fuori da ogni discussione. C’era una divinità per ogni aspetto della vita, c’era un aiuto ed un conforto in ogni singolo momento della giornata. L’uomo non aveva bisogno di cercare le proprie certezze in nessun luogo diverso da quelli di culto. Era il tempo di ricostruire il mondo, evitando gli errori di quello precedente… e per migliaia di anni l’uomo c’era quasi riuscito.

Una delle otto porte di Babilonia era dedicata ad Ištar, la dea dell’amore, della fertilità e dell’erotismo, ma anche della guerra. Questa divinità incarnava quindi un duplice aspetto benefico e malvagio, come spesso accadeva nelle antiche religioni. Secondo alcuni miti questa dea sarebbe la figlia del dio della luna (Sin), mentre in altri sarebbe la figlia del dio del cielo (Anu)… in ogni caso sarebbe fuori da ogni dubbio la sua origine celeste, evidenziata maggiormente dal legame della divinità col pianeta Venere (da qui il suo appellativo di “Signora della Luce Risplendente”). Nell’iconografia Ištar ha un punto in comune con la Vergine Maria del mondo cristiano: essere rappresentata con una stella ad otto punte, anch’esso rievocante il pianeta Venere, il quale ripercorre le stesse fasi in corrispondenza di un ciclo di otto anni terrestri, cosa già ampiamente conosciuta agli astronomi sumeri.

Spesso e volentieri la divinità si innamorava di uomini mortali, come riportato da diverse leggende… talvolta punendoli trasformandoli in animali. Eppure di uno di questi mortali in particolare ci è giunta notizia, tramite la rivisitazione di un testo sumero del III millennio (si parliamo di 5.000 anni fa). Il nome di costui era Tammuz ed è legato alla leggenda della discesa agli Inferi della divinità. Nella mitologia babilonese la signora dell’oltretomba è Ereshkigal, sorella di Ištar, e tra le due ci sarebbe una rivalità fortissima. Ištar, in segno di sfida alla sorella, arriva alle porte dell’oltretomba e minaccia di distruggere le porte se non le dovesse venire aperto… distruggendo le porte i morti uscirebbero dagli Inferi e divorerebbero i vivi, sovvertendo l’ordine del mondo (quindi non una minaccia da poco). La sorella ordina di aprire le porte, in modo da attirare l’altra in una trappola e riesce nel suo intento: Ištar viene fatta prigioniera e questo fatto impedisce la procreazione nel mondo dei viventi… per questo motivo le altre divinità decidono di intervenire inviando il bellissimo Tammuz per sedurre Ereshkigal e convincerla a lasciare libera la sorella. Lo stratagemma non funziona come dovrebbe, almeno non del tutto, e così Ištar viene liberata, ma deve abbandonare negli Inferi il suo amato Tammuz… il quale può tornare sulla terra un solo giorno all’anno. La divinità è dunque viva, ma punita per la sua sfrontatezza nei confronti della sorella.

Il culto di Ištar si diffuse anche in Egitto durante la XVIII dinastia, probabilmente attraverso uno scampio culturale mediato dal santuario della Dea presso Ninive.

Il Grimorio di Odenwald #22

Apocalisse 2,1-7

  1. Efeso

All’angelo della Chiesa di Efeso scrivi: Così parla Colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro:

Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza, per cui non puoi sopportare i cattivi; li hai messi alla prova – quelli che si dicono apostoli e non lo sono – e li hai trovati bugiardi.

3 Sei costante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti.

4 Ho però da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di prima.

5 Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti e compi le opere di prima. Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto.

6 Tuttavia hai questo di buono, che detesti le opere dei Nicolaìti, che anch’io detesto.

7 Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese: Al vincitore darò da mangiare dell’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio.

Il Grimorio di Odenwald #21

Dell’origine di tutte le cose ci si domanda spesso, più al di fuori della religione che all’interno di essa, questo perché l’uomo senza spiritualità soffra di un vuoto che cerca di colmare con la scienza vanesia. 

Camminando nel mondo, lontano dagli uomini e dai loro abbagli, non ci si pone mai questa domanda poiché essa dimostra tutta la sua inutilità… tutta la sua vanità.

La vera domanda è “come posso preservare?“… solo questo è importante. Preservare il tutto.

Il Grimorio di Odenwald #17

Apocalisse 1,17-20

17 Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la destra, mi disse: Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo

18 e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi.

19 Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle che sono e quelle che accadranno dopo.

20 Questo è il senso recondito delle sette stelle che hai visto nella mia destra e dei sette candelabri d’oro, eccolo: le sette stelle sono gli angeli delle sette Chiese e le sette lampade sono le sette Chiese.

Il Grimorio di Odenwald #12

Apocalisse 1,9-16

9 Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza resa a Gesù.

10 Rapito in estasi, nel giorno del Signore, udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva:

11 Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese: a Efeso, a Smirne, a Pèrgamo, a Tiàtira, a Sardi, a Filadèlfia e a Laodicèa.

12 Ora, come mi voltai per vedere chi fosse colui che mi parlava, vidi sette candelabri d’oro

13 e in mezzo ai candelabri c’era uno simile a figlio di uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro.

14 I capelli della testa erano candidi, simili a lana candida, come neve. Aveva gli occhi fiammeggianti come fuoco,

15 i piedi avevano l’aspetto del bronzo splendente purificato nel crogiuolo. La voce era simile al fragore di grandi acque.

16 Nella destra teneva sette stelle, dalla bocca gli usciva una spada affilata a doppio taglio e il suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza.

Il Grimorio di Odenwald #7

Apocalisse 1,1-8

1 Rivelazione di Gesù Cristo che Dio gli diede per render noto ai suoi servi le cose che devono presto accadere, e che egli manifestò inviando il suo angelo al suo servo Giovanni.

2 Questi attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto.

3 Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e mettono in pratica le cose che vi sono scritte. Perché il tempo è vicino.

4 Giovanni alle sette Chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono,

5 e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra.
A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue,

6 che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.

7 Ecco, viene sulle nubi e ognuno lo vedrà;
anche quelli che lo trafissero
e tutte le nazioni della terra si batteranno per lui il petto
.
Sì, Amen!

8 Io sono l’Alfa e l’Omega, dice il Signore Dio, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!

Lemuria Dixit: Axis Mundi

Axis Mundi. L’asse del mondo. Cos’è? E’ il centro dell’universo, il punto di collegamento tra i piani fondamentali della nostra esistenza: il Cielo, la Terra e gli Inferi. Ogni cultura, ogni società, ogni religione della storia ha individuato il proprio Axis Mundi. Paradossalmente anche l’ateissima società moderna ha un suo Axis Mundi, codificato nei rigidi dogmi della propria nevrosi iconoclasta. Il centro dell’universo può essere ritrovato in un monte, in un albero, in un palazzo o in una città, questo a seconda della cultura. E’ interessante vedere come ogni società umana abbia sviluppato lo stesso identico sistema, rispondendo ad una evidente connessione universale delle menti. O più semplicemente veniamo tutti dallo stesso posto, dallo stesso nucleo, dallo stesso piccolo punto nello spazio infinito. Siamo infinita ripetizione di noi stessi.

Nascono così gli Alberi Sacri, gli Alberi della Vita, nelle credenze dei popoli nordici, sia altaici che germanici e centro-asiatici. Basti pensare al sacro Yggdrasil degli Scandinavi o al Irminsul dei Sassoni, ma non solo: i Tartari Abakan narrano di una betulla che cresce su una montagna di ferro. Persino i Cinesi parlano dell’albero cosmico, che si troverebbe presso della “Capitale perfetta” al centro del mondo: da lì esso collegherebbe le None Sorgenti ai Noni Cieli. Con tutta probabilità l’origine di queste figure è da ricercarsi in Mesopotamia. E dove se no? Infatti l’albero sacro è presente nella tradizione assira come rappresentazione del sovrano assiro in qualità “Axis Mundi”, ovvero di unione tra cielo e terra in quanto rappresentante del cielo sulla terra.

Irminsul

Attraversando l’Oceano Atlantico, oppure l’Oceano Pacifico a secondo del nostro punto di partenza, troviamo i medesimi concetti espressi sia dai Maya che da alcune tribù nordamericane. I Maya in particolare ci parlano del “primo albero” la cui collocazione indicherebbe il centro di tutte le direzioni e di tutti i colori dell’universo; il “primo albero” era Yaxche. Alcune tribù dell’America settentrionale consideravano come centro dell’universo il palo posto al centro del loro villaggio, intorno al quale si svolgevano tutte le attività principali… in questo caso il palo era visto come il sostegno del cielo, punto di contatto diretto con la divinità celeste.

Albero della vita nella Qabbaláh

In tutte queste visioni è centrale l’idea che la comunicazione con la parte più spirituale dell’universo possa avvenire solo attorno all’albero sacro, al palo rituale, al palazzo o alla montagna sacra. Da qui l’importanza del Axis Mundi. E’ in questo luogo che gli esseri umani (ma non solo loro) possono passare da un piano all’altro entrando in comunicazione con elementi che altrimenti rimarrebbero irraggiungibili.

Guai a chi distrugge un Axis Mundi di un altra cultura o religione poiché considerata inferiore, errata o demoniaca. Nei secoli si sono persi sin troppi punti di comunicazione universale per colpa della furia demente di chi pensava di possedere l’unica verità. Vedi quando successo al Irminsul…

Sturm und Drang: La paura

Se sarà la paura a muovere i nostri passi allora non saremo mai degli esseri liberi.

La paura non deve essere un freno alla costante ricerca della verità.

Quella verità che viene frenata in migliaia di modi diversi dal mondo che ci circonda.

Incatenati da catene invisibili, che imbrigliano la nostra mente e stritolano la nostra anima.

Ci insegnano ad aver paura, ci insegnano a temere, ci insegnano auto flagellazioni talmente subdole da sembrare necessarie.

Se non apriremo gli occhi davanti al mondo che ci circonda cosa resterà di noi?

La verità è come un immenso oceano: blu di giorno e nera di notte.

Respirate la libertà e non abbiate paura delle verità che ancora non conoscete.

Senza paura, da esseri liberi.

Lemuria Dixit: Nephilim

In principio erano i giganti. Ci sono molte leggende che parlano della presenza di giganti sulla terra, sembra che nella memoria di molte antiche popolazioni ritorni spesso questo mito. Sempre che di mito si tratti perché, diciamocelo, quando la memoria collettiva è pressoché univoca in ogni angolo del globo allora siamo di fronte a qualcosa che va oltre la semplice leggenda. Ovviamente si può raccontare tutto ed il contrario di tutto, soprattutto quando la scienza ufficiale non ci fornisce nessuna prova concreta in merito. Speculiamo? Sempre.

Perché spesso la verità è davanti ai nostri occhi, laddove i luminari spengono volutamente la luce.

In principio erano i giganti. Ma secondo alcune teorie non si tratterebbe del “principio” bensì della “fine”. Noi siamo un nuovo “principio” che è seguito ai giganti, quando anche noi ci faremo giganti allora sarà la nostra “fine”… e ad essa seguirà un nuovo “principio”.

Conosciamo tutti l’episodio di Davide che sconfigge il gigante Golia, campione dei Filistei. Ed è proprio la Bibbia a darci alcune preziose informazioni sulla presenza dei giganti sulla terra, ovviamente inquadrandoli nel più vasto campo della teologia ebraica. Si parla quindi dei Nephilim, presenti nella Torah ed in diversi altri scritti sia giudaici che cristiani. Il termine viene utilizzato per indicare ad esempio i giganti che abitavano la terra di Canaan (Numeri 13:33). Questo popolo di giganti avrebbe avuto origine dall’incrocio tra i “figli del vero Dio” (parte degli angeli che si ribellarono insieme a Lucifero, i caduti) e le “figlie degli uomini”. I giganti nascerebbero quindi da un atto di perversione, almeno secondo la concezione ebraica dell’universo.

La caduta di Lucifero

Il termine Nephilim e la sua origine hanno dato il via ad una serie di dibattiti sia nel mondo antico che in quello contemporaneo. Il nocciolo della questione ruota tutto intorno alla traduzione ed all’origine aramaica della parola. Si va da chi vuole vedere a tutti i costi l’origine extraterrestre dell’umanità a chi vorrebbe preservare il senso spirituale della lotta tra il bene ed il male. Ad ogni modo possiamo prendere per buono questo presupposto: i giganti hanno avuto origine dai “caduti”, dai “precipitati”, che poi fossero angeli o alieni non sta a noi deciderlo in questa sede.

La stessa idea che degli esseri di origine divina, ancorché rinnegati, potessero essersi accoppiati con gli esseri umani ha suscitato da sempre forti dissensi all’interno delle comunità cristiane. Nei secoli si è giunti a riconoscere i “figli del vero Dio” come i figli di Set, mentre i “figli degli uomini” sarebbero i discendenti di Caino. Nessuna origine angelica. Per altri ancora i Nephilim sarebbero i figli di persone possedute dal demonio, degli indemoniati piuttosto che degli angeli caduti.

Chi erano dunque i Nephilim? Erano gli ultimi appartenenti ad una razza di ominidi (neandetaliani) poi soppiantata con successo dal Homo Sapiens? Erano forse degli esseri venuti dal cielo come tanti speculatori vorrebbero? Erano gli ultimi superstiti di Atlantide (altra ipotesi molto in voga in certi ambienti)?

Personalmente credo che la visione teosofica, in merito ai cicli dell’universo, sia quella che più si avvicina alla reale spiegazione della presenza dei Nephilim sulla terra. I giganti erano tra noi, i giganti eravamo noi ed i giganti saremo noi. Leggere e scoprire il mondo degli antichi è un mestiere arduo perché richiede un’apertura mentale tale da non escludere nulla a priori. Non ci interessa quello che “dice la scienza”, ci interessa quello che non vuole dire e che non può dire. Senza scadere nella faciloneria dell’alieno a tutti i costi.

La verità non è al di fuori della terra, bensì al suo interno.

Tu lo dici #69

L’altro giorno son venuti a trovarmi tre pii egoisti. Il primo era un sanyasi, un uomo cioè che aveva rinunciato al mondo; il secondo, un orientalista e fermo credente nella fratellanza del genere umano; e il terzo un saldo fautore di una meravigliosa utopia. Ognuno dei tre era un fervente apostolo della sua fede e considerava gli atteggiamenti e le azioni altrui un po’ dall’alto, e attingeva forza dalle sue proprie convinzioni. Ognuno amava ardentemente il suo credo e tutti e tre erano, in uno strano loro modo, spietati. 

(Krishnamurti J.)