Il Grimorio di Odenwald #123

Apocalisse 18,19-24

19 Gettandosi sul capo la polvere gridano, piangono e gemono:

“Guai, guai, immensa città,
del cui lusso arricchirono
quanti avevano navi sul mare!
In un’ora sola fu ridotta a un deserto!
20 Esulta, o cielo, su di essa,
e voi, santi, apostoli, profeti,
perché condannando Babilonia
Dio vi ha reso giustizia!”.

21 Un angelo possente prese allora una pietra grande come una mola, e la gettò nel mare esclamando:

“Con la stessa violenza sarà precipitata
Babilonia, la grande città
e più non riapparirà.
22 La voce degli arpisti e dei musici,
dei flautisti e dei suonatori di tromba,
non si udrà più in te;
ed ogni artigiano di qualsiasi mestiere
non si troverà più in te;
e la voce della mola
non si udrà più in te;
23 e la luce della lampada
non brillerà più in te;
e voce di sposo e di sposa
non si udrà più in te.
Perché i tuoi mercanti erano i grandi della terra;
perché tutte le nazioni dalle tue malìe furon sedotte.


24 In essa fu trovato il sangue dei profeti e dei santi
e di tutti coloro che furono uccisi sulla terra”.

Il Grimorio di Odenwald #121

Apocalisse 18,4-8

4 Poi udii un’altra voce dal cielo:
“Uscite, popolo mio, da Babilonia
per non associarvi ai suoi peccati
e non ricevere parte dei suoi flagelli.


5 Perché i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo
e Dio si è ricordato delle sue iniquità.


6 Pagatela con la sua stessa moneta,
retribuitele il doppio dei suoi misfatti.
Versatele doppia misura nella coppa con cui mesceva.


7 Tutto ciò che ha speso per la sua gloria e il suo
lusso,
restituiteglielo in tanto tormento e afflizione.
Poiché diceva in cuor suo:
Io seggo regina,
vedova non sono e lutto non vedrò;


8 per questo, in un solo giorno,
verranno su di lei questi flagelli:
morte, lutto e fame;
sarà bruciata dal fuoco,
poiché potente Signore è Dio
che l’ha condannata”.

Il Grimorio di Odenwald #119

Apocalisse 17,15-18

15 Poi l’angelo mi disse: “Le acque che hai viste, presso le quali siede la prostituta, simboleggiano popoli, moltitudini, genti e lingue.

16 Le dieci corna che hai viste e la bestia odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco.

17 Dio infatti ha messo loro in cuore di realizzare il suo disegno e di accordarsi per affidare il loro regno alla bestia, finché si realizzino le parole di Dio.

18 La donna che hai vista simboleggia la città grande, che regna su tutti i re della terra”.

Il Grimorio di Odenwald #118

Apocalisse 17,8-14

8 La bestia che hai visto era ma non è più, salirà dall’Abisso, ma per andare in perdizione. E gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, stupiranno al vedere che la bestia era e non è più, ma riapparirà.

9 Qui ci vuole una mente che abbia saggezza. Le sette teste sono i sette colli sui quali è seduta la donna; e sono anche sette re.

10 I primi cinque sono caduti, ne resta uno ancora in vita, l’altro non è ancora venuto e quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco.

11 Quanto alla bestia che era e non è più, è ad un tempo l’ottavo re e uno dei sette, ma va in perdizione.

12 Le dieci corna che hai viste sono dieci re, i quali non hanno ancora ricevuto un regno, ma riceveranno potere regale, per un’ora soltanto insieme con la bestia.

13 Questi hanno un unico intento: consegnare la loro forza e il loro potere alla bestia.

14 Essi combatteranno contro l’Agnello, ma l’Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re e quelli con lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli”.

Il Grimorio di Odenwald #116

Apocalisse 16,17-21

17 Il settimo versò la sua coppa nell’aria e uscì dal tempio, dalla parte del trono, una voce potente che diceva: “E’ fatto!”.

18 Ne seguirono folgori, clamori e tuoni, accompagnati da un grande terremoto, di cui non vi era mai stato l’uguale da quando gli uomini vivono sopra la terra.

19 La grande città si squarciò in tre parti e crollarono le città delle nazioni. Dio si ricordò di Babilonia la grande, per darle da bere la coppa di vino della sua ira ardente.

20 Ogni isola scomparve e i monti si dileguarono.

21 E grandine enorme del peso di mezzo quintale scrosciò dal cielo sopra gli uomini, e gli uomini bestemmiarono Dio a causa del flagello della grandine, poiché era davvero un grande flagello.

Il Grimorio di Odenwald #115

Apocalisse 16,8-16

8 Il quarto versò la sua coppa sul sole e gli fu concesso di bruciare gli uomini con il fuoco.

9 E gli uomini bruciarono per il terribile calore e bestemmiarono il nome di Dio che ha in suo potere tali flagelli, invece di ravvedersi per rendergli omaggio.

10 Il quinto versò la sua coppa sul trono della bestia e il suo regno fu avvolto dalle tenebre. Gli uomini si mordevano la lingua per il dolore e

11 bestemmiarono il Dio del cielo a causa dei dolori e delle piaghe, invece di pentirsi delle loro azioni.

12 Il sesto versò la sua coppa sopra il gran fiume Eufràte e le sue acque furono prosciugate per preparare il passaggio ai re dell’oriente.

13 Poi dalla bocca del drago e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta vidi uscire tre spiriti immondi, simili a rane:

14 sono infatti spiriti di demòni che operano prodigi e vanno a radunare tutti i re di tutta la terra per la guerra del gran giorno di Dio onnipotente.

15 Ecco, io vengo come un ladro. Beato chi è vigilante e conserva le sue vesti per non andar nudo e lasciar vedere le sue vergogne.

16 E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Armaghedòn.

Il Grimorio di Odenwald #114

Apocalisse 16,1-7

1 Udii poi una gran voce dal tempio che diceva ai sette angeli: “Andate e versate sulla terra le sette coppe dell’ira di Dio”.

2 Partì il primo e versò la sua coppa sopra la terra; e scoppiò una piaga dolorosa e maligna sugli uomini che recavano il marchio della bestia e si prostravano davanti alla sua statua.

3 Il secondo versò la sua coppa nel mare che diventò sangue come quello di un morto e perì ogni essere vivente che si trovava nel mare.

4 Il terzo versò la sua coppa nei fiumi e nelle sorgenti delle acque, e diventarono sangue.

5 Allora udii l’angelo delle acque che diceva:

“Sei giusto, tu che sei e che eri,
tu, il Santo,
poiché così hai giudicato.
6 Essi hanno versato il sangue di santi e di profeti,
tu hai dato loro sangue da bere:
ne sono ben degni!”.

7 Udii una voce che veniva dall’altare e diceva:

“Sì, Signore, Dio onnipotente;
veri e giusti sono i tuoi giudizi!”.

Il Grimorio di Odenwald #112

Apocalisse 15,1-4

1 Poi vidi nel cielo un altro segno grande e meraviglioso: sette angeli che avevano sette flagelli; gli ultimi, poiché con essi si deve compiere l’ira di Dio.

2 Vidi pure come un mare di cristallo misto a fuoco e coloro che avevano vinto la bestia e la sua immagine e il numero del suo nome, stavano ritti sul mare di cristallo. Accompagnando il canto con le arpe divine,

3 cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell’Agnello:

“Grandi e mirabili sono le tue opere,
o Signore Dio onnipotente;
giuste e veraci le tue vie,
o Re delle genti!


4 Chi non temerà, o Signore,
e non glorificherà il tuo nome?
Poiché tu solo sei santo.
Tutte le genti verranno
e si prostreranno davanti a te,
perché i tuoi giusti giudizi si sono manifestati”.

Tu lo dici #206

In India, le nostre religioni non attecchiranno mai; l’antica saggezza della razza umana non sarà oscurata dagli eventi in Galilea. Al contrario, la saggezza indiana fluirà indietro verso l’Europa, e produrrà cambiamenti fondamentali nel nostro pensiero e nelle nostre conoscenze.

(Arthur Schopenhauer)

Il Grimorio di Odenwald #111

Il contrappasso è inesorabile, ironico, freddo e spesso gustoso. Nascosti per millenni abbiamo atteso speranzosi che la ruota del mondo compisse il suo giro e ci portasse la giustizia che chiedevamo. Al riparo delle ombre, salvaguardando i riti ed il messaggio, nascondendoci dai perseguitatori. Sognando e sperando di riappropriarci di ciò che era nostro, dei nostri luoghi e del nostro spirito originario.

Adesso il tempo è giunto. All’alba della nuova era sorgerà il nostro sole e oscurerà il loro mondo.

Il Grimorio di Odenwald #110

Apocalisse 14,14-20

14 Io guardai ancora ed ecco una nube bianca e sulla nube uno stava seduto, simile a un Figlio d’uomo; aveva sul capo una corona d’oro e in mano una falce affilata.

15 Un altro angelo uscì dal tempio, gridando a gran voce a colui che era seduto sulla nube: “Getta la tua falce e mieti; è giunta l’ora di mietere, perché la messe della terra è matura”.

16 Allora colui che era seduto sulla nuvola gettò la sua falce sulla terra e la terra fu mietuta.

17 Allora un altro angelo uscì dal tempio che è nel cielo, anch’egli tenendo una falce affilata.

18 Un altro angelo, che ha potere sul fuoco, uscì dall’altare e gridò a gran voce a quello che aveva la falce affilata: “Getta la tua falce affilata e vendemmia i grappoli della vigna della terra, perché le sue uve sono mature”.

19 L’angelo gettò la sua falce sulla terra, vendemmiò la vigna della terra e gettò l’uva nel grande tino dell’ira di Dio.

20 Il tino fu pigiato fuori della città e dal tino uscì sangue fino al morso dei cavalli, per una distanza di duecento miglia.

Lemuria Dixit: Sokushinbutsu

Secondo alcune delle principali dottrine religiose e filosofiche orientali d’origine indiana (Bramanesimo, Buddhismo, Giainismo e Induismo) viene indicato come Saṃsāra il ciclo eterno vita-morte-rinascita, il quale viene per l’appunto rappresentato come una ruota. Nonostante questa “eternità” sia nel Buddhismo che nel Gianismo esiste un modo di spezzare questa dinamica. Il tutto risiederebbe nel trovare la giusta via per raggiungere il Nirvana… decisamente più facile a dirsi che a farsi. Ogni religione ed ogni scuola religiosa ha, negli anni, studiato diversi percorsi meditativi, più o meno ascetici, per portare l’iniziato il più possibile vicino a questo stato definitivo. Una in particolare ha da sempre catturato la mia attenzione, per la sua estrema particolarità ed atipicità. Si tratta del sokushinbutsu (sokushin-jōbutsu, termine che significa letteralmente Buddha nel suo stesso corpo).

E’ ipotesi diffusa che la pratica sia originaria della Cina e che si sia sviluppata durante la dinastia Tang (618-907); questa pratica di autopurificazione sarebbe poi approdata in Giappone tramite Kūkai, il fondatore della scuola Shingon. Attraverso questo rituale estremo un monaco riuscirebbe a portare volontariamente il proprio organismo ad uno stato di automummificazione! Un qualcosa di ben differente da ciò che siamo abituati a pensare della mummificazione post mortem. Tale pratica ebbe dunque diffusione in Giappone, in particolare nella prefettura di Yamagata dove c’è la zona sacra delle Tre montagne di Dewa, ma recentemente sono stati scoperti corpi automummificati anche in zone del Tibet e della Mongolia e un caso è registrato anche in Cina. Questa pratica è in ogni caso proibita dalla legge giapponese sin dal 1877, nonostante questo l’ultimo monaco che abbia intrapreso ufficialmente questo percorso è deceduto nel 1903. Nel corso dei secoli questo percorso è stato provato da diverse centinaia di monaci con alterni successi, ma di questi solo 24 corpi sono giunti fino a noi. Di questi quello più antico è quello del monaco Honmyōkai Shōnin e risale al 1683.

Andiamo a vedere come funziona nello specifico questo procedimento, composto da 3 fasi della durata di 1.000 giorni l’una.

Fase 1 – Il monaco si reca nella valle Senninzawa (palude degli immortali) dove seguirà una dieta molto rigida, mangiando noci e semi trovai nei boschi e bevendo ovviamente solo acqua. In questo luogo praticherà anche esercizi fisici molto intesi e meditazione. Tramite questo primo percorso egli riuscirà a consumare tutta la propria massa grassa.

Fase 2 – Il monaco, già notevolmente deperito continua a mantenersi attivo mediante esercizio fisico e mentale. Segue una dieta ancora più rigida consistente in piccole quantità di corteccia, aghi e radici di conifere. Nell’ultima parte di questa seconda fase egli inizia ad assumere una bevanda fondamentale per il processo: un tè fatto con l’urushi, una pianta velenosa. Questa bevanda ha un effetto a breve termine ed uno a lungo termine. Quello a breve termine consiste nel causare forte nausea, sudorazione e diuresi portando il corpo a perdere moltissimi liquidi. Quello a lungo termine è che i tessuti corporei assorbono la tossita a livelli talmente elevati da rendere il futuro cadavere repellente per le le larve e per ogni altro insetto che potrebbe cibarsene.

Fase 3 – Nell’ultima fase del percorso il monaco entra dentro una cripta di pietra molto piccola, adatta a contenerlo nella classica posizione meditativa detta del “loto”, portando con se solo una campanella. A quel punto la cripta viene sigillata, lasciando che il ricambio dell’aria possa avvenire mediate una cannula di bambù, mentre ovviamente non vi è modo di introdurre cibo o acqua all’interno. Al monaco non restano che pochi giorni di vita trascorsi interamente in meditazione. La campana serve affinchè egli possa avvertire gli altri monaci, raccolti in preghiera attorno a lui, del fatto che è ancora in grado di eseguire qualche movimento. Se la campanella non suona allora viene tolta la cannula per l’aria e la cripta viene completamente sigillata, lasciandola chiusa per mille giorni. Trascorso questo tempo si riapre la cripta per constatare se il percorso rituale sia stato portato a termine con successo, raggiungendo la condizione di Buddha… in caso positivo la mummia diventa oggetto di venerazione… in caso negativo la cripta verrà risigillata, dopo un esorcismo rituale, e verranno comunque tributati gli onori al monaco per aver intrapreso un percorso così difficile.