Storia: Il Duca degli Abruzzi

Luigi Amedeo di Savoia-Aosta nasce nel 1873 con il titolo di Infante di Spagna, ossia di erede al trono spagnolo! Come? Un Savoia erede al trono di Spagna? Ebbene… la crisi della corona spagnola nel corso del ‘800 portò a diversi ribaltamenti politico-sociali (tra cui le note Guerre Carliste) favoriti anche dagli eventi europei legati particolarmente alla Rivoluzione Francese ed a Napoleone. In breve ci si ritrovò davanti ad un vuoto di potere negli anni successivi alla deposizione di Isabella II di Borbone, avvenuta nel 1868, per cui tra gli aspiranti futuri sovrani di Spagna si ritrovarono anche i Savoia che avevano diversi estimatori in terra iberica. Fu così che Amedeo I, figlio del re Vittorio Emanuele II, venne chiamato a governare la Spagna e divenne re il 4 Dicembre 1970. Suo figlio Luigi Amedeo venne alla luce il 29 Gennaio 1973… il 11 Febbraio dello stesso anno suo padre abdicava a causa dell’ingovernabilità del paese iberico (nasceva così la prima repubblica spagnola). Quindi Luigi Amedeo rimase Infante di Spagna per appena due settimane!

Luigi Amedeo viene instradato alla carriera militare sin dalla più tenera età ed all’età di 6 anni e mezzo viene arruolato come mozzo nella Regia Marina. Il ragazzo è però un grande amante della montagna e quando è in vacanza si dedica alla pratica dell’alpinismo. Prosegue con profitto la carriera nella Regia Marina e nel 1889, col grado di guardiamarina, si imbarca sul brigantino Amerigo Vespucci per effettuare la sua prima navigazione intorno al mondo, ritornando nel 1891. Mentre è in mare muore suo padre ed il ragazzo viene nominato, dal re Umberto I, Duca degli Abruzzi!

Tra il 1892 e il 1894 inizia a cimentarsi in serie imprese di alpinismo sul Gran Paradiso, sul Monte Rosa, sul Monte Bianco e nell’Agosto del 1894 scala con successo il Cervino insieme al britannico Mummery, questa impresa attirerà l’attenzione internazionale e permetterà al giovane Duca di entrare nel Club Alpino Britannico. Luigi Amedeo è in ogni caso un uomo della Regia Marina e in quegli stessi anni e nel 1893 viene inviato in Somalia a presidiare il porto di Mogadiscio durante una rivolta. Il contatto con la Somalia lo segna nel profondo, si innamora immediatamente di quella terra sentendola come la sua vera casa. Nel novembre del 1984 inizia la sua prima circumnavigazione del globo per una missione diplomatica (insieme al collega ed amico Umberto Cagni) nel corso della quale visiterà la British Columbia e l’India, qui si spingerà sino alle basi dell’Himalaya! Rientrato in Italia nel 1897 si può dedicare di nuovo all’alpinismo.

E’ il 1 Agosto 1897. Siamo sul Monte Saint Elias nello Yukon in Alaska. Il Duca degli Abruzzi è il primo uomo a raggiungere la vetta di questa montagna, insieme a lui ci sono altri Italiani tra cui Umberto Cagni. Gli Americani replicheranno questa impresa solo nel 1946. Ormai Luigi Amedeo è famoso in tutto il mondo per le sue grandi doti di alpinismo e nel 1898 si cimenta in imprese europee principalmente in Francia sul Grandes Jorasses e sul Aiguille Verte. Tra il 1899 e il 1900 partecipa ad una spedizione italiana al Polo Nord e poi per la Regia Marina circumnaviga per la seconda volta il globo questa volta fermandosi a Tientsin e Singapore.

Trascorsi alcuni anni, siamo nel 1906, Luigi Amedeo decide che è ora di dedicarsi alla scalate di vette in altri continenti e per questo si reca in Africa (nell’attuale Uganda) ed esplora le principali vette del Ruwenzori legando il suo nome anche a questa memorabile impresa di esplorazione. Cima Margherita a quota 5.109 mt è la terza cima più alta dell’Africa e deve il suo nome proprio alla nostra regina. Nel 1909 invece è la volta del continente asiatico e si dedica al gruppo montuoso del Karakorum nel tentativo di avvicinarsi alla vetta del K2, qui il Duca scoprì una buona via di salita sul versante est che è ancora oggi la più utilizzata e a 5.400 si trova lo Sperone Abruzzi, punto ideale in cui piazzare i campi base per le spedizioni in salita.

Luigi Amedeo ricopre poi un ruolo di grande importanza durante la Prima Guerra Mondiale come comandante in capo delle Forze Navali Riunite, gestendo la fuga dei profughi serbi durante le avanzate Austro-ungariche. Entra presto in contrasto con le altre potenze alleate perché vogliono gestire le forze navali italiane come unità prettamente difensive, mentre lui propenderebbe per un utilizzo maggiormente offensivo. Il risultato? Viene rimosso dall’incarico (alla stampa si dirà che è per motivi di salute) pur ricevendo nel 1918 la nomina (beffa) ad Ammiraglio. Nei primi anni ’20 il Duca intrattiene una storia d’amore con la ricca americana Katherine Elkins, ma non gli verrà data l’autorizzazione a sposarla da parte di Vittorio Emanuele III. Qualcosa dentro l’animo di Luigi Amedeo si smuove e decide quindi di tornare in quel paese dove anni prima si era sentito così a suo agio: la Somalia.

In Somalia si dedica alla bonifica di un’ampia area da adibire all’agricoltura lungo il corso del fiume Uebi Scebeli (del quale scoprirà le sorgenti nel 1928). Si guadagna il rispetto e l’affetto della popolazione locale con la quale si trova estremamente a suo agio (forse ebbe una relazione con una principessa locale).

Il Duca muore il 18 Marzo 1933 a Giohar (allora ribattezzata Villabruzzi) e viene lì seppellito per sua espressa volontà. Questa città è stata anche in anni recenti teatro di scontri nell’ambito dei disordini politico-religiosi della Somalia, tanto che nel 1992 si tentò un recupero dei resti del Duca per paura che la sua tomba venisse profanata, ma fu proprio la popolazione locale ad opporsi essendo ancora molto legata al ricordo di un uomo che si era speso moltissimo per migliorare le condizioni di vita in quell’area. La tomba di Luigi Amedeo resta quindi in Somalia. Nella sua vera casa.

Storia: Carlo Fecia di Cossato

All’inizio del ‘900 l’arte della guerra era in totale fermento, nuovi mezzi meccanici erano al vaglio e in ogni ambito del combattimento l’impatto della scienza era sempre più evidente. Alcuni mezzi erano retaggio degli studi della fine del secolo precedente, come ad esempio l’aereo e i sommergibili, altri sarebbero arrivati di lì a poco come il carro armato. In un periodo di grandi guerre globali bisognava essere pronti a portare lo scontro ovunque e chi meglio della Marina poteva assumere questo compito? Tutte le grandi potenze intuirono la potenzialità della guerra sottomarina e cominciarono a svilupparne in maniera impressionante la tecnologia. Occorre in primo luogo distinguere tra sottomarino e sommergibile. Il primo opera principalmente in immersione, dove ha la massima capacità di manovra, mentre il secondo combatte principalmente in superficie, ma all’occorrenza può immergersi pur con limitata capacità di manovra. I famosissimi U-Boot tedeschi per esempio erano sottomarini, così i Classe Archimede italiani, mentre i Classe Calvi italiani erano sommergibili.

Per operare su questi nuovi ritrovati della tecnica ci volevano uomini coraggiosi e spericolati dal momento che si trattava di mezzi spesso sperimentali, insicuri, pericolosi in primo luogo per chi li conduceva (come i primi aerei), bastava poco per trasformare la macchina da guerra in una trappola mortale e viaggiando sotto il livello del mare il rischio poteva essere altissimo. In Italia un uomo su tutti spicca al comando dei sommergibili: Carlo Fecia di Cossato, uomo di nobili origini piemontesi, monarchico convinto ed audace comandante che comincia la sua carriera navale proprio su un sommergibile nel 1928. Partecipò alla guerra d’Etiopia e a quella di Spagna, frequentando nel frattempo corsi sempre più specifici per poter sfruttare al meglio le potenzialità dei sommergibili dal momento che ne intuiva l’enorme potenziale offensivo: era importante poter colpire i rifornimenti degli avversari prima che questi arrivassero a destinazione, bisognava colpire le marine mercantili, colpire e fuggire, un compito troppo pericoloso per le squadre navali convenzionali. I Tedeschi nella Prima Guerra Mondiale avevano evidenziato l’utilità di questa tattica, ma va ricordato che il primo sommergibile ad ottenere un successo durante un’operazione bellica fu un mezzo sudista durante la Guerra di Secessione Americana.

Allo scoppio del secondo conflitto mondiale Carlo Fecia di Cossato (a sinistra nella foto sopra) operò prima nel Mediterraneo e successivamente nell’Atlantico, dove per la prima volta operò sul sommergibile Enrico Tazzoli di cui diventerà comandante nel 1941. Alla guida di una squadra composta di soli volontari egli ottenne 17 vittorie documentate tra l’Aprile del 1941 e il Dicembre del 1942, ricevette diverse medaglie e riconoscimenti sia italiani che tedeschi e per le sue grandi doti di comandante venne promosso al comando di una Torpediniera  all’inizio del 1943, dando anche qui prova di coraggio. Si distinse soprattutto subito dopo l’armistizio con gli alleati del 8 Settembre quando ingaggiò una battaglia contro soverchianti forze tedesche per salvare alcune unità italiane nel porto di Bastia in Corsica, l’insperata vittoria ottenuta gli valse la Medaglia d’oro al valor militare, massima riconoscimento militare italiano. Ma il tempo della gloria stava per finire.

Con l’armistizio le truppe fedeli al re passavano nel sud del paese e la Marina italiana doveva essere consegnata nelle mani dei nuovi alleati anglo-americani, Carlo Fecia di Cossato si disse pronto a rifiutare un ordine insensato come quello e ne diede esplicita comunicazione ai suoi subordinati. Poco dopo il nuovo governo italiano appena insediato rifiutò di prestare giuramento di fedeltà al re e lui, convinto monarchico, rifiutò di prestare giuramento di fedeltà al nuovo governo… per questa insubordinazione venne sollevato dal comando e messo agli arresti. Venne liberato quasi subito poiché il suo equipaggio aveva dato inizio ad una violenta contestazione e si era totalmente ammutinato per cui l’unico modo per ristabilire un pò di ordine era lasciare libero il comandante. Per punirlo gli venne comunque imposta una licenza forzata di tre mesi. Il dramma umano, comune a molti Italiani in quel periodo, di Fecia di Cossato si consumò nell’Agosto del 1944. La crisi di valori, i giuramenti prestati e poi traditi da più parti, i cambi di alleanze, la progressiva perdita di valore della monarchia… furono tanti i fattori che gettano nello sconforto questo valoroso comandante… e forse anche la percezione di vivere in un epoca morente ed in un paese morente dove nulla sarebbe più stato come prima, soprattutto in termini di monarchia. La notte tra il 27 e il 28 Agosto decise di porre fine alla propria esistenza con un colpo di pistola alla tempia, non prima di aver scritto un’ultima lettera alla madre colma di amarezza e rimprovero per le istituzioni italiane e per la tragica situazione venutasi a generare.