Storia: Dopo la Grande Guerra

La fine della Prima Guerra Mondiale determinò, in tutti i paesi coinvolti, una serie di situazioni politico-sociali che avrebbero segnato non solo i decenni immediati, ma anche tutta la storia successiva sino ai giorni nostri. Andiamo a ripercorrere, in linea di massima, quanto accadde ai principali paesi coinvolti.

Impero britannico Impero britannico

Londra era riuscita nel suo principale intento: impedire che una potenza emergente (Germania) prendesse il controllo del continente europeo. Come era stato già per tutto il ‘700 e parte del ‘800 con gli scontri con la Francia. Gli Inglesi erano riusciti a consolidare il loro impero, guadagnando importanti territori in Africa, ma soprattutto nel Medio Oriente. La politica di Londra gettò le basi per la questione palestinese, per i problemi dei moderni Iran ed Iraq. L’unica nota dolente per gli Inglesi fu l’aggravarsi della situazione irlandese, che avrebbe portato nel giro di pochi anni all’indipendenza di Dublino.

Churchill in visita al fronte

Flag of France (1794–1815, 1830–1958).svg Francia

Parigi faceva parte delle potenze vincitrici, ma usciva dalla guerra estremamente indebolita e provata. Non erano i Francesi ad aver vinto la Grande Guerra, erano stati gli Inglesi e gli Statunitensi. Il guadagno territoriale africano non poteva compensare la profonda crisi politica della Francia, crisi che si sarebbe manifestata con anni di estrema instabilità, nei quali si sarebbero succeduti una media di 2 governi all’anno. La Francia della Seconda Guerra Mondiale, sconfitta in 28 giorni, e la Francia moderna, sempre divisa tra la vicinanza a Berlino e la sudditanza a Londra sono dirette conseguenze di questa non vittoria.

De Gaulle nel 1916

Stati Uniti Stati Uniti

Washington era stata determinante per far pendere l’ago della bilancia in favore degli Alleati. L’opinione pubblica statunitense ed i suoi politici credevano, ingenuamente, che le forze per le quali avevano versato tanto sangue fossero davvero mosse da buoni sentimenti e non da una semplice brama di potere. Le conferenze di pace smentirono ogni buon proposito, dimostrando che gli Alleati erano stati mossi soprattutto dal desiderio di depredare le colonie tedesche e dividersi le terre dell’Impero Ottomano. Il disgusto per il comportamento di Londra e Parigi portò gli Stati Uniti a scegliere per il futuro una politica di isolamento ed a guardare con maggiore interesse al Pacifico piuttosto che all’Atlantico. Ecco spiegato il disinteresse di Washington per la politica europea a ridosso della Seconda Guerra Mondiale ed il progressivo attrito col Giappone nel Pacifico.

Russia Russia

L’Impero degli Zar era finito, la guerra aveva fatto deflagrare il debole sistema politico economico dello stato, portando alla rivoluzione ed alla dittatura comunista. Nonostante il fondamentale cambio della “forma” della Russia non sarebbe cambiata la sua “sostanza”… i Sovietici avrebbero portato avanti le medesime mire territoriali del precedente impero, rimanendo prima di ogni cosa Russi. Ma ci sarebbero comunque voluti diversi anni prima che Mosca potesse riemergere dal bagno di sangue della guerra civile.

Stalin al centro

Regno di Serbia Regno di Serbia

Belgrado era stata la prima potenza coinvolta nel conflitto e all’indomani della sconfitta di Vienna si trovò a governare un vasto territorio comprendente diverse etnie, si trattava della prima forma embrionale di quella che sarebbe stata la Jugoslavia dopo la Seconda Guerra Mondiale. Sappiamo tutti la triste vicenda di queste genti e di questi territori da quel momento sino ai giorni nostri. Forse la questione poteva essere gestita diversamente già allora….

Italia Italia

Roma aveva raggiunto solo in parte lo scopo che si era prefissata con l’entrata in guerra, dal momento che aveva si unito la penisola sotto un unico stato, ma non aveva ottenuto dai trattati di pace tutti i territori che le erano stati promessi da Inglesi e Francesi. In particolare la questione della Dalmazia Settentrionale (andata al paese di cui sopra) ed il mancato corrispettivo coloniale in Africa. Il malcontento dell’opinione pubblica e la scarsa reattività della classe politica italiana, unita al pericolo rosso (cosa comune anche ad altri paesi europei, dal momento che le idee della Rivoluzione Russa erano andate diffondendosi), portarono agli eventi che spianarono al strada alla dittatura fascista. Ad ogni modo le pecche dei politici di allora e la loro scarsa capacità sul piano internazionale non avrebbero più abbandonato Roma… i tempi di Cavour erano finiti da un pezzo.

Mussolini al fronte

Romania Romania

A Bucarest accadde la stessa cosa che accadde a Roma: nei trattati di pace non le venivano riconosciuti tutti i territori promessi prima dell’entrata in guerra, lasciando aperta la spinosa questione della Transilvania e della Bessarabia. Il malcontento rumeno avrebbe portato la Parigi dell’est ad allinearsi coi paesi dell’Asse poco prima della Seconda Guerra Mondiale.

Giappone Giappone

Tokyo usciva dalla guerra con una maggiore consapevolezza nei propri mezzi e osservava con attenzione la crisi di alcuni dei suoi Alleati europei… in particolar modo la Francia, della quale mirava a prendere i possedimenti in Indocina. Inoltre la grave situazione politica della Cina rendeva possibile un tentativo di espansione continentale su vasta scala. Il Giappone voleva espandersi, ma sulla sua strada avrebbe trovato un rivale molto pericoloso: Washington.

Hiroito futuro imperatore del Giappone

Austria-Ungheria Austria-Ungheria

Come abbiamo visto l’Impero degli Asburgo deflagrò in tanti pezzi, i quali andarono a comporre tanti dei moderni stati che oggi conosciamo: Cecoslovacchia, Polonia, Ucraina, Ungheria, Austria, Italia, Romania, ecc… la maggior parte di questi territori sarebbero passati due decenni dopo sotto l’orbita di Berlino.

Impero ottomano Impero ottomano

Per l’Impero Ottomano vale lo stesso discorso che per quello Austro-Ungarico, ma con una differenza non da poco. Al contrario dell’Austria la Turchia moderna non ha mai smesso di cercare una rivalsa nazionale e di tentare in tutti i modi di mantenere una certa influenza sui paesi sui quali aveva dominato… basti pensare anche agli eventi recenti legati alla Siria, all’Iraq, all’Armenia. Per quel che riguarda i rapporti con la Germania (nati nel ‘700 come “amicizia commerciale” con la Prussia) essi non si interruppero mai, ma la Turchia non cedette alle richieste di unirsi all’Asse durante la Seconda Guerra Mondiale. In compenso Istanbul fornì moltissima manodopera a Berlino nelle fasi più salienti della ricostruzione e del boom economico.

Mustafa Kemal Atatürk a Gallipoli

bandiera Bulgaria

Sofia perse alcuni territori in favore del nuovo stato unitario (futura Jugoslavia) e rimase vicina alla Germania nella speranza che una rivalsa di quest’ultima potesse aiutarne le rivendicazioni territoriali. Di fatto nella Seconda Guerra Mondiale la Bulgaria si schierò con l’Asse, partecipando all’intervento tedesco in Grecia, in supporto degli Italiani che erano stati messi a mal partito dai soldati di Atene. Durante il conflitto le truppe di Sofia si riappropriarono dei territori ceduti coi trattati della Prima Guerra Mondiale… ma fu solo una rivalsa momentanea.

Germania Germania

Ferita nell’orgoglio e nella carne… Berlino nel giro di pochi anni aveva perso tutto quello che aveva faticosamente costruito nel corso dei 150 anni precedenti. L’impero coloniale spartito tra gli Alleati, il territorio nazionale separato dai territori polacchi, alcune zone nevralgiche occupate militarmente e, non da ultimo, una serie di rivoluzioni armate su tutto il territorio nazionale. La vita della Repubblica di Weimar non fu mai facile, scossa ogni giorno da rivolte e scontri politici. Il clima teso della Germania, lo smarrimento di un popolo e il sentimento di rivalsa verso i nemici di fuori e di dentro portarono nel giro di quindici anni Hitler ed il nazional-socialismo al potere… aprendo la strada ad un nuovo capitolo dello scontro europeo per il dominio continentale (possiamo individuare il primo nella Guerra dei Trent’anni). La Germania avrebbe perso anche quella guerra, ma non si sarebbe arresa nel suo progetto di egemonia…

Hitler con alcuni commilitoni

Il bello della storia è che nulla finisce mai…

Storia: Novembre 1917

103 anni fa, tra gli ultimi mesi del 1917 e i primi mesi del 1918, la situazione militare della Prima Guerra Mondiale andava delineandosi in maniera inequivocabile. La situazione degli Imperi Centrali diventava sempre più critica: l’Impero Ottomano pareva destinato ad un inevitabile collasso, l’Austria-Ungheria era ormai completamente dipendente dall’aiuto militare tedesco, la Bulgaria reggeva bene nella misura in cui era impegnata in uno scacchiere tutto sommato facile da gestire, infine la Germania cominciava a sentire la pesantezza economica dei tanti anni di sforzo bellico continuativo. Dall’altra parte del fronte la Francia e l’Inghilterra, anch’esse stremate, godevano di un maggiore respiro grazie al consistente aiuto bellico e militare degli Stati Uniti, la Russia stava collassando su stessa a causa delle spinte rivoluzionarie, l’Italia cercava di raccogliere i cocci dopo la batosta di Caporetto.

Sul fronte della Palestina si registrarono importanti eventi le cui conseguenze riempiono ancora oggi le pagine della storia e spesso della cronaca. In concomitanza con la vittoria britannica nella Terza Battaglia di Gaza, con la quale venne spezzato il fronte ottomano, il 2 Novembre 1917 il ministro degli esteri inglese Arthur Balfour si dichiarò favorevole alla creazione di un sostanzioso avamposto sionista in Palestina. Questo evento e gli atti successivi alla conclusione della guerra crearono i primi presupposti per quella che oggi conosciamo come la “questione palestinese”. Gli Inglesi, con il beneplacito della Francia, si apprestavano a tradire le promesse fatte agli Arabi per convincerli a ribellarsi contro gli Ottomani. Il 17 Novembre 1917 gli Inglesi erano già alle porte di Gerusalemme…

Dichiarazione di Balfour:

Egregio Lord Rothschild,
È mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell’ebraismo sionista che è stata presentata, e approvata, dal governo.
“Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni”.
Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della federazione sionista.

Sul fronte italiano il 8 Novembre 1917 il generale Luigi Cadorna veniva destituito dal comando dell’esercito in favore di Armando Diaz. Il 13 Novembre 1917 iniziò la Prima Battaglia del Piave, durata tredici giorni, con l’obiettivo di bloccare la dilagante avanzata delle truppe austro-tedesche. La battaglia fu un successo italiano, anche se pagato molto caro in termini di vite umane, le truppe degli Imperi Centrali rimasero appunto bloccate sulle rive del Piave senza riuscire più a proseguire l’avanzata.

Sul fronte occidentale il 10 Novembre 1917 giunse al termine la Battaglia di Passchendaele iniziata a fine Luglio senza che gli Inglesi riuscissero a spezzare la linea tedesca, di fatto si trattò dell’ennesimo bagno di sangue sostanzialmente inutile. Pochi giorni dopo il 25 Novembre 1917 cominciò la Battaglia di Cambrai dove una iniziale avanzata degli Alleati venne poi totalmente respinta dai Tedeschi. La situazione della Germania però era molto critica a causa del ristagno economico dovuto al blocco navale britannico, nel Mare del Nord si consumò (17 Novembre 1917) l’ennesimo scontro tra le flotte dei due paesi nella Battaglia di Helgoland, scontro alla fine risultato inconcludente per entrambi. Anche nelle colonie la Germania era ormai totalmente stremata e gli ultimi raparti ormai decimati dell’Africa Orientale Tedesca il 25 Novembre 1917 sconfinarono nel Mozambico portoghese nel tentativo si sfuggire ai britannici nel settore del Tanganika.

Gli occhi del mondo però continuavano ad essere rivolti verso gli eventi che stavano devastando la Russia. Tra il 7 e 8 Novembre 1917 scoppiò la Rivoluzione d’Ottobre (così chiamata per le differenze di date secondo il calendario giuliano): i bolscevichi si impadronirono del potere con la forza dando vita alla Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa e portando Lenin a capo del governo. La reazione della parte avversa non si fece attendere e le prime rivolte anti-bolsceviche nella capitale portarono allo scoppio della guerra civile. Il 22 Novembre 1917, approfittando della situazione, l’Ucraina dichiarò l’indipendenza dalla Russia.