Storia: Luglio 1918

Nell’estate del 1918 tutti i paesi coinvolti nel conflitto erano stremati, appesi tutti alla flebile speranza che ogni battaglia fosse l’ultima, che ogni scontro diventasse quello determinante per poter costringere i propri rivali al tavolo della pace. A livello economico le potenze più provate erano quelle degli Imperi Centrali, le quali non avevano il controllo dei mari e stavano andando esaurendo le materie prime fondamentali… Germania, Austria-Ungheria, Bulgaria ed Impero Ottomano sapevano di non poter tirare la corda ancora a lungo. Quello più in difficoltà era l’antico impero dei Sultani, il quale vedeva i propri territori sempre più risicati a causa della spinta offensiva delle forze britanniche proveniente dalla Mesopotamia. Gli Inglesi sapevano di dover colpire anche nella zona del Caucaso, per impedire agli Imperi Centrali di mettere mano sopra i pozzi petroliferi della zona. Per questo motivo le truppe di Londra occuparono Baku il 26 Luglio 1918, cacciando il governo bolscevico che vi si era insediato. Nasceva così l’effimero stato fantoccio noto come Dittatura Centrocaspiana.

La famiglia dello Zar Nicola II

Nella Russia sconvolta dalla guerra civile si consumava l’eccidio della famiglia reale: il 17 Luglio 1918, nella bella Ekaterinburg, lo zar Nicola II e la sua famiglia  venivano passati per le armi. L’esecuzione fu estremamente cruenta e le vittime (7 membri della casa reale, il loro cuoco, il loro medico, il segretario ed una dama di compagnia) vennero finite a colpi di baionetta e calci di fucile. La reazione degli Alleati a questo eccidio sarebbe stata quella di finanziare ed aiutare militarmente le Truppe Bianche impegnate a combattere contro i Comunisti.

Sul fronte occidentale la Germania tentava l’ultima spallata alle truppe alleate. L’assalto per le truppe tedesche era conosciuto col nome di Friedensturm, l’assalto della pace, proprio nella speranza che un’ultima vittoria servisse a porre fine della guerra… iniziò così la Seconda Battaglia della Marna il 15 Luglio 1918. 52 divisioni tedesche, con 1.656 cannoni, si scontrarono contro 62 divisioni alleate, con 768 cannoni e ben 346 carri armati. L’attacco però venne quasi subito respinto e già dal 18 Luglio 1918 cominciarono i contrattacchi, inizialmente franco-statunitensi, con la Battaglia di Soissons e la Battaglia di Château-Thierry. Il fiato della Germania era sempre più corto.

Nel frattempo il 12 Luglio 1918 Haiti dichiarava guerra alla Germania, seguita il 19 Luglio 1918 da Honduras.

Dopo la Prima Guerra Mondiale

Soldati Tedeschi – Giugno 1916

Siamo giunti quasi alla fine della narrazione della Prima Guerra Mondiale, nella rubrica dedicata alla Storia non restano che poche settimane per concludere questo ciclo. Una volta chiusa questa opera sarà tempo di affrontare un ulteriore ciclo… ma quale?

L’idea che mi è venuta è quella di raccontare la Guerra Civile Americana, allo stesso modo con cui ho raccontato la Prima Guerra Mondiale! Sarà un altro percorso lungo, ma non meno interessante, ed in questo caso partiremo dalle origini del conflitto. Quasi certamente si comincerà a Dicembre.

Restate sintonizzati!

We are almost at the end of the story of the First World War, in the column dedicated to History … there are only a few weeks left to conclude this cycle. Once this work has been completed, it will be time to face another cycle … but which one?

The idea that came to me is to tell the American Civil War, the same way I told the First World War! It will be another long path, but no less interesting, and also in this case we will start from the origins of the conflict. It will almost certainly begin in December.

Stay tuned!

Storia: Marzo 1918

SIAMO TORNATI!!!

Nel Marzo 1918 la Russia uscì definitamente dalla Grande Guerra, firmando la pace il il 3 Marzo 1918: gli Imperi Centrali erano ora liberi di concentrare i propri sforzi negli altri settori del fronte.

Il comando tedesco aveva già preparato da tempo una poderosa offensiva da lanciare sul fronte occidentale per infliggere un colpo mortale alle truppe anglo-francesi prima che la presenza americana divenisse preponderante in Francia. Tra il 21 Marzo 1918 e il 5 Agosto 1918 si consumò l’ultimo vero grande scontro della guerra, che sancì di fatto l’esaurimento delle forze fisico-morali dell’esercito del Kaiser. L’offensiva ebbe inizialmente un buon successo e con la prima azione (l’operazione Michael) i Tedeschi inflissero durissimi colpi agli Inglesi, ma ben presto l’avanzata si arenò. Nel corso delle settimane il comando tedesco si produsse in una serie di errori tattici che pregiudicarono ogni possibilità di vittoria, in sostanza si avanzava per chilometri senza conquistare mai posizioni realmente rilevanti.L’offensiva di primavera costò la vita ad oltre 1.500.000 soldati. Di particolare rilevanza in questo periodo fu il bombardamento tedesco di Parigi, attuato con un gigantesco cannone Krupp (il Parisgeschütz) che colpiva la città da una distanza di 120 Km, avvenuto il 23 marzo 1918. Inoltre il 26 Marzo 1918 Ferdinand Foch venne nominato comandante in capo di tutte le forze degli Alleati sul fronte occidentale al fine di contrastare efficacemente l’offensiva tedesca.

Parisgeschütz

Per quello che concerne l’Italia il 10 Marzo 1918 la marina tedesca bombardò Napoli.

In Giordania tra il 27 e il 31 Marzo 1918 si consumò la Prima Battaglia di Amman tra le truppe ottomane e un contingente britannico fiancheggiato dai ribelli arabi, l’attacco però non ebbe successo.

Volksgeist: 28 Luglio 1914

Scoppia la Prima guerra mondiale: l’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia, dopo che questa non è riuscita a rispettare tutte le condizioni dell’ultimatum del 23 luglio, posto dall’Austria-Ungheria a seguito dell’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando per mano del nazionalista serbo Gavrilo Princip.

Storia: Cantando la Canzone del Piave

Il Piave mormorava,
Calmo e placido, al passaggio
Dei primi fanti, il ventiquattro maggio;
L’esercito marciava
Per raggiunger la frontiera
Per far contro il nemico una barriera…
Muti passaron quella notte i fanti:
Tacere bisognava, e andare avanti!
S’udiva intanto dalle amate sponde,
Sommesso e lieve il tripudiar dell’onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero,
Il Piave mormorò:
Non passa lo straniero!
Ma in una notte trista
Si parlò di un fosco evento,
E il Piave udiva l’ira e lo sgomento…
Ahi, quanta gente ha vista
Venir giù, lasciare il tetto,
Poi che il nemico irruppe a Caporetto!
Profughi ovunque! Dai lontani monti
Venivan a gremir tutti i suoi ponti!
S’udiva allor, dalle violate sponde,
Sommesso e triste il mormorio de l’onde:
Come un singhiozzo, in quell’autunno nero,
Il Piave mormorò:
Ritorna lo straniero!
E ritornò il nemico;
Per l’orgoglio e per la fame
Volea sfogare tutte le sue brame…
Vedeva il piano aprico,
Di lassù: voleva ancora
Sfamarsi e tripudiare come allora…
No!, disse il Piave. No!, dissero i fanti,
Mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde,
E come i fanti combatteron l’onde…
Rosso di sangue del nemico altero,
Il Piave comandò:
Indietro va’, straniero!
Indietreggiò il nemico
Fino a Trieste, fino a Trento…
E la vittoria sciolse le ali al vento!
Fu sacro il patto antico:
Tra le schiere, furon visti
Risorgere Oberdan, Sauro, Battisti
Infranse, alfin, l’italico valore
Le forche e l’armi dell’Impiccatore!
Sicure l’Alpi… Libere le sponde…
E tacque il Piave: si placaron l’onde…
Sul patrio suolo, vinti i torvi Imperi,
La Pace non trovò
Né oppressi, né stranieri!
(Giovanni Ermete Gaeta, 23 Giugno 1918)
Arditi

Storia: August von Mackensen

Pensando alla storia della Germania sono tanti gli uomini che ne hanno attraversato i momenti più salienti, ma pochi sono stati quelli che hanno avuto la possibilità di vivere in prima linea così tante fasi quante ne ha vissute il generale von Mackensen. Nato in Sassonia nel 1849 si arruolò giovane in uno dei corpi d’élite dell’esercito prussiano di stanza a Leszno (oggi in Polonia): gli Ussari della morte. In questo corpo combatté la guerra franco-prussiana (1870-71) guadagnandosi il grado di sottotenente e mettendosi in mostra per le doti militari. Nel 1891 passò definitivamente allo stato maggiore dell’esercito del Kaiser a Berlino lavorando a stretto contatto con Alfred von Schlieffen (l’ideatore del piano di invasione fulminea della Francia passando dal Belgio, attuato poi durante la Grande Guerra).

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale si trovò a comandare un corpo dell’VIII armata impegnata sul fronte orientale, partecipando tra le altre alla battaglia di Tannenberg. In seguito ai primi successi venne posto a comando della nascente IX armata guadagnandosi la massima onorificenza dell’esercito prussiano per le brillanti azioni intorno alle città di Lodz e Varsavia. Passando di successo in successo alla fine del 1915 venne messo a capo della campagna contro la Serbia conquistando vittoriosamente Belgrado e l’anno successivo partecipò alla campagna contro la Romania comandando di una armata mista tra unità bulgare, ottomane e tedesche ottenendo degli ottimi risultati (compito non semplice coordinare eserciti così diversi tra loro). Quando la campagna di Romania si concluse con una vittoria (1917) gli venne assegnato il ruolo di governatore della medesima, mantenendolo sino alla fine delle ostilità quando venne catturato dai Francesi e rinchiuso in una prigione di guerra per i successivi due anni.

Quando uscì di prigione la Germania che conosceva era completamente stravolta. Il Kaiser non c’era più. Era sorta la Repubblica di Weimar, ma la confusione era la vera padrona indiscussa del paese. Von Mackensen era un monarchico convinto, ma in un primo momento preferì non interferire pubblicamente con la vita politica del paese. Col passare degli anni, vedendo il nuovo ordinamento troppo succube alle direttive anglo-francesi, iniziò a sostenere diversi gruppi monarchici e militari in giro per il paese. Durante l’ascesa di Hitler sostenne il potere del presidente Hindenburg (suo vecchio collega), ma successivamente alla dipartita di quest’ultimo si limitò a dare un apparente sostegno pubblico al nazional-socialismo, di fatto rimanendo fedele alle sue idee monarchiche.

Hitler, che mal sopportava il vecchio generale, non osò mai farlo arrestare. Questo fece si che von Mackensen sopravvivesse anche alla Seconda Guerra Mondiale, morendo nel novembre del 1945 nella Germania occupata dalle potenze alleate.

Storia: Thomas Edward Lawrence

Nel complesso dei nostri articoli che ripercorrono la Prima Guerra Mondiale stiamo per affrontare la questione della Rivolta Araba, la prossima settimana uscirà proprio l’articolo riguardante il Giugno 1916. Per questo motivo è bene che andiamo a conoscere preventivamente uno dei grandi protagonisti di quell’epopea: Thomas Edward Lawrence.

Un aforisma attribuito a Giulio Andreotti cita: A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina. Di sicuro non era uno che pensava male il buon Thomas Edward Lawrence, al punto di peccare forse di troppa ingenuità nei confronti del governo del suo paese e delle mire coloniali della corona, inoltre doveva essere totalmente estraneo agli interessi che certe lobby nutrivano nei confronti del territorio della Palestina. Ingenuo. A volte in modo quasi ingiustificato essendo un ufficiale dei servizi segreti britannici nel corso di una delle guerre più brutali mai conosciute dall’umanità, ma di certo non poteva sapere quale destino amaro stessero preparando la Francia e l’Impero Britannico per il Medio Oriente, una sorpresa ancora oggi dagli effetti letali e nefasti.

Lawrence si trova volontariamente catapultato nel mondo arabo del 1916, è una realtà culturale che ha a lungo studiato per oltre dieci anni, vivendola in prima persona nel corso dei lunghi viaggi intrapresi dal 1907 in poi, conosce tutti gli usi ed i costumi, ne comprende la complessità e non si limita ad etichettare come “barbare” quelle usanze così diverse da quelle occidentali, sa bene che ogni cultura rimanda inevitabilmente al contesto storico ambientale nel quale viene alla luce… e la cultura araba nasce nel deserto, in un luogo inospitale e mortale, dove però trovano spazio anche i pensieri più profondi e le poesie più toccanti. Il cielo notturno del deserto è un’immagine che ritorna più volte negli scritti di Lawrence e rende bene l’idea della fratellanza che si sviluppa tra gli uomini che vivono costantemente sotto quello spettacolo. Lawrence arriva a capire che la natura di una cultura spesso così rude e talvolta brutale nelle sue punizioni nasce anche dall’esigenza di mantenere regolato un popolo totalmente frammentato in decine e decine di tribù sparse su un territorio vastissimo. Eppure in questo mare sterminato di sabbia ci sono uomini che coltivano un sogno non troppo nascosto di unire tutto il mondo arabo sotto una sola bandiera, ribellandosi in primo luogo al giogo dell’ Impero Ottomano ormai in piena decadenza.

Inizia così un’epopea spesso e volentieri sminuita dalla storiografia britannica. Lawrence guida insieme ad alcuni capi arabi una forza militare determinata e letale, col compito di rendere la vita difficile ai Turchi su un territorio molto vasto, di fatto si tratta di interrompere costantemente i rifornimenti alle truppe al fronte e di impegnare e stremare un numero sempre maggiore di unità nemiche, in modo da tenerle lontane dagli obiettivi più sensibili delle campagne dell’esercito di Sua Maestà. Nel corse di questa campagna militare non mancheranno le azioni eclatanti  e alcuni episodi di efferata crudeltà dettati come spesso accade dalla brutalità di una guerra, che per sua definizione non può mai essere né bella né pulita come certi “soloni” e teologi delle liberazioni democratiche vorrebbero farci credere. L’idea di Lawrence e dei capi arabi è semplice, liberare la Penisola Araba dalle forze nemiche e creare un grande stato unitario sotto il quale possano riconoscersi e prosperare tutti gli Arabi, è un’idea che in quel momento sembra a portata di mano e sarebbe anche realizzabile dal momento che le ingerenze occidentali nell’area sono ancora talmente fievoli da non aver contaminato e frazionato ulteriormente le tribù locali con delle facili promesse. Ma Lawrence ignora un fatto fondamentale: esiste già un accordo tra Francia e Impero Britannico per spartirsi l’intera area sotto due zone di influenza ben distinte.

La fine della guerra porterà alla luce tutti gli accordi segreti tra le potenze vincitrici, distruggendo in un solo colpo il sogno arabo di uno stato unitario, frammentando in maniera definitiva le tribù locali e consegnando Palestina ed Iraq in mano agli Inglesi e Siria e Libano in mano ai Francesi. Lawrence, che in tutti quegli anni di guerra ha cominciato non solo a vestirsi come gli arabi bensì anche a pensare come loro, si sente totalmente sconfitto e tradito da coloro che reputava degli alleati ed amici corretti. Rifiuterà tutte le onorificenze conferitegli sa Sua Maestà per le gesta compiute durante la Rivolta Araba, ma non lascerà l’esercito cominciando ad interessarsi all’aeronautica ed alle sue implicazioni militari. Passerà gli ultimi anni della sua vita in maniera abbastanza ritirata, sino a morire durante un misterioso incidente stradale nel 1935. Scomodo per le sue idee, scomodo per i suoi scritti, scomodo per aver ignorato certi interessi e certe lobby.

Nel suo libro su quella esperienza araba aveva scritto: « Non tutti gli uomini sognano allo stesso modo … Io intendevo creare una Nazione nuova, ristabilire un’influenza decaduta, dare a venti milioni di Semiti la base sulla quale costruire un ispirato palazzo di sogni per il loro pensiero nazionale … ». Questa frase dovrebbe farci riflettere ancora oggi, quando chiunque si faccia portavoce delle istanze arabe in Palestina viene costantemente tacciato di un non meglio precisato anti-semitismo che permette a certe lobby di perpetrare le proprie nefandezze sotto la luce del sole, al riparo della protezione internazionale.

Storia: Anthony Fokker

Anthony Fokker è stato un uomo straordinario, uno dei cosiddetti “pionieri dell’aviazione”, un uomo che giorno dopo giorno ha progettato, realizzato e pilotato aerei sempre più innovativi. Ma presentiamolo come si deve. Innanzi tutto Anton Herman Gerard Fokker non era Tedesco, come molti erroneamente credono, bensì Olandese: nacque infatti sull’isola di Giava nel 1890, allora l’Indonesia era una colonia e si chiamava Indie Olandesi. Non era un ragazzo che amava particolarmente lo studio e dimostrò sin da giovanissimo la sua passione per i motori, tanto che il padre nel 1910 lo inviò in Germania per fare l’apprendista meccanico nel settore automobilistico. Bisogna sapere che in quegli anni l’Impero Tedesco e l’Impero Olandese erano uniti da solidi legami nascenti principalmente dal rapporto di parentela dei rispettivi sovrani, anche se l’Europa degli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale presentava un vasto panorama di reali imparentati in maniera più o meno stretta: tutto merito della Regina Vittoria! Anthony si dimostrò subito interessato al mondo dell’aviazione e nel 1911 a soli 21 anni costruì il suo primo prototipo e già l’anno successivo creò la sua prima fabbrica di aerei, ma quelli erano ancora gli anni delle esposizioni e dei voli dimostrativi, il volo non era ancora intuito come un grande mezzo per viaggiare su scala mondiale.

Anton Herman Gerard Fokker

La grande occasione per Fokker arrivò allo scoppio della guerra, quando il governo del Kaiser prese il controllo della sua fabbrica e lui cominciò a lavorare sui progetti degli aerei da guerra per l’aviazione Imperiale tedesca. Per tutta la durata del conflitto alcuni dei migliori piloti da guerra di sempre volarono sui mezzi da lui progettati, bisogna considerare che i materiali utilizzati allora nella costruzione degli apparecchi avevano poco a che vedere con quelli utilizzati ai giorni nostri, chi saliva su quegli aerei era a sua volta un pioniere, un amante del rischio e dell’ignoto. La creazione più interessante di Fokker in quegli anni è sicuramente il Fokker Dr.I Dreidecker (triplano) reso celebre dalle vittorie che  Manfred von Richthofen ottene con esso (19 confermate). Si tratta di un aereo in grado di raggiungere i 185 Km/h con una autonomia di 300 Km. Considerando che tra Roma e Milano ci sono 586 km di distanza un aereo del genere avrebbe impiegato più di tre ore per compiere l’intero viaggio senza togliere una sosta obbligata da effettuare un po’ prima di Firenze. Numeri che oggi sarebbero impensabili. L’aereo in questione venne prodotto solo in 320 esemplari e pochissimi superarono le ostilità.

Fokker Dr.I Dreidecker

La sconfitta degli Imperi Centrali portò Fokker a tornare in Olanda e successivamente a trasferirsi negli Stati Uniti lavorando sempre nel settore dell’aeronautica, ma sviluppandone le applicazioni in campo civile. Si veda il trimotore Fokker F.VII, aereo di linea in grado di portare sino a 12 passeggeri, con una velocità massima di 185 Km/h, ma con un’autonomia  di 1160 Km: una Milano – Roma sempre in poco più di tre ore, ma senza soste (tra l’altro alcuni esemplari erano in dotazione  anche al Regno d’Italia). Nonostante le grandi capacità e lo spirito da pioniere il buon Anthony morì per una meningite nel 1939, una fine un po’ irriverente per uno che aveva volato là dove alcuni si potevano solo sognare di arrivare.

Storia: Ottobre 1915

Il mese di Ottobre del 1915 vide come protagonista bellica la Bulgaria. La sua alleanza con la Germania portò un nuovo assetto sullo scacchiere balcanico e determinò un atteggiamento più aggressivo da parte delle forze Austriache, sempre più determinate a conquistare il piccolo stato. Il 7 Ottobre 1915 partì la quarta invasione della Serbia ad opera di Vienna e con l’appoggio delle forze tedesche riuscirono ad entrare a Belgrado già il 9 Ottobre. La Bulgaria decise quindi di attaccare da est per dare il colpo di grazia al nemico, per questo motivo il 14 ottobre venne presentata la formale dichiarazione di guerra alla quale ovviamente risposero anche le altre nazioni Alleate.

Il 15 Ottobre 1915 l’Inghilterra e il Montenegro dichiararono guerra alla Bulgaria e il 16 Ottobre 1915 la Francia fece lo stesso passo. Abbiamo già visto come le truppe Alleate fossero già sbarcate preventivamente in territorio greco proprio per intervenire in estremo soccorso della Serbia. La guerra nei Balcani era solo momentaneamente favorevole agli Imperi Centrali.

Il 18 Ottobre 1915 le truppe italiane iniziarono la Terza Battaglia dell’Isonzo (l’attacco sarebbe durato sino al 4 Novembre) per cercare di distrarre gli Austriaci distogliendoli dal fronte serbo e il giorno successivo, congiuntamente alla Russia, l’Italia dichiarò guerra alla Bulgaria.

Storia: Settembre 1915

Il settembre 1915 cominciò con una pessima notizia per le forze degli Alleati: il Regno di Bulgaria siglò un trattato di alleanza con la Germania il giorno 6, questo non poteva che avere ripercussioni negative sull’instabile fronte dei Balcani. Questo fu uno dei motivi per cui i Francesi e gli Inglesi cominciarono ad interessarsi più da vicino a quel settore. Di fatto la Serbia era circondata su tre lati (anche se restava esclusa dalla contesa la Romania). Iniziò una rapida manovra per portare aiuto alla Serbia. Le truppe Alleate sbarcarono a Salonicco in Grecia, in quel momento neutrale, puntando a condurre una campagna di conquiste in Macedonia per cercare di arrivare il prima possibile in Serbia. A questa offensiva parteciparono anche forze militari italiane. Lo sbarco avvenne il 22 Settembre 1915, ma la campagna durò sino alla fine della guerra, assumendo i tratti tipici degli altri fronti europei.

Sul fronte orientale la situazione non era delle migliori per i Russi. Già il giorno 8 Settembre 1915 lo Zar aveva rimosso il comandante in capo dell’esercito per i pessimi risultati conseguiti nel corso degli ultimi mesi di guerra. La direzione passò nelle mani dello stesso Zar, che però di lì a pochi giorni registrò l’ennesima grande delusione militare con la perdita della città di Vilnius ad opera dei Tedeschi. La situazione sul fronte orientale sembrava compromessa e questo avrebbe iniziato a minare il morale dell’intero popolo russo… con effetti sempre più evidenti a partire dal 1916.

Soldati Inglesi in azione a Loos

Sul fronte occidentale continuò l’inesorabile scontro senza apparenti risultati tra le forze in campo, come nel caso della Terza Battaglia di Artois combattuta tra il 15 Settembre e il 4 Novembre 1915 (oltre 160.000 perdite complessive) o della Seconda Battaglia dello Champagne combattuta tra il 25 Settembre e il 6 Novembre 1915 (quasi 250.000 perdite complessive) o della Battaglia di Loos combattuta tra il 25 Settembre e il 19 Ottobre 1915 (con il primo impiego dei gas tossici da parte degli Inglesi e oltre 75.000 perdite complessive). A Loos tra gli altri morì anche John Kipling figlio del noto scrittore Rudyard.

John Kipling
John Kipling

“Have you news of my boy Jack?”
Not this tide.
“When d’you think that he’ll come back?”
Not with this wind blowing, and this tide.

“Has any one else had word of him?”
Not this tide.
For what is sunk will hardly swim,
Not with this wind blowing, and this tide.

“Oh, dear, what comfort can I find?”
None this tide,
Nor any tide,
Except he did not shame his kind —
Not even with that wind blowing, and that tide.

Then hold your head up all the more,
This tide,
And every tide;
Because he was the son you bore,
And gave to that wind blowing and that tide!

(Rudyard Kipling, 1916)

Storia: Giugno 1915

Gallipoli… atto terzo. Dopo il 18 Aprile 1915 e il 6 Maggio 1915 si aprì una ulteriore fase nei tentativi Anglo-Francesi di sfondare nel settore di Gallipoli, saldamente e sanguinosamente tenuto dai Turchi. Il 4 Giugno 1915 un attacco portato lungo tutti i 7 km del fronte e concertato abilmente tra il comando francese e quello britannico si risolse in un ulteriore bagno di sangue totalmente infruttuoso. La determinazione dei Turchi, guidati dal generale tedesco Liman von Sanders, fu uno dei principali fattori che influì sullo svolgimento della battaglia. Le truppe del Sultano non erano intenzionate a lasciare il loro territorio nelle mani degli invasori occidentali. Dopo il fallimento di questo attacco il comando britannico decise di spostare l’asse dei combattimenti più a nord dove erano di stanza le truppe provenienti da Australia e Nuova Zelanda, unite nel celebre ANZAC. Il “massacro di Gallipoli” era ancora lontano dalla sua conclusione. Si consideri che nel complesso dei 10 mesi di combattimenti gli eserciti persero (tra morti e feriti) oltre 500.000 soldati.

Il 23 Giugno 1915 fu un giorno di primaria importanza anche per la guerra sul fronte italiano. Iniziò infatti la prima grande offensiva del regio esercito in quella che venne battezzata come Prima Battaglia dell’Isonzo. Lo scontro durò sino al 7 Luglio 1915. Il comandante delle truppe italiane, generale Cadorna, aveva pianificato una triplice offensiva. Da un lato si doveva varcare l’Isonzo in Venezia-Giulia e puntare verso Lubiana, da un altro si doveva attaccare in Cadore ed in Carnia per cercare di conquistare Dobbiaco e di avere uno sbocco verso la Carinzia, infine bisognava restare sulla difensiva in Trentino. L’esercito italiano in quei pochi giorni di offensiva sperimentò le medesime problematiche riscontrate da tutti gli altri eserciti nei primi mesi di conflitto: lentezza delle manovre, male interpretazione degli ordini, problematiche legate alla conformazione del terreno e non da ultimo la lentezza nei rifornimenti. Inoltre gli Austro-Ungarici erano ben assestati in posizioni ben difendibili, anche se in netto svantaggio per numero di uomini (si parla di 250.000 Italiani contro 115.000 Austriaci). L’offensiva italiana venne respinta e quasi totalmente arginata, anche se a costo di gravi perdite, da parte delle truppe di Vienna. Anche per l’Italia si apriva la lunga e drammatica via della guerra di logoramento, fatta di sanguinose offensive spesso infruttifere… con l’aggravante di dover combattere su uno dei territori più difficili dell’intero conflitto mondiale.

Piccola nota a margine: il 3 Giugno 1915 il piccolo stato di San Marino dichiarò guerra all’Austria-Ungheria. Dalla piccola repubblica partirono alcuni gruppi di volontari che avrebbero combattuto inquadrati in reparti italiani, alla fine del conflitto San Marino contò circa 140 caduti.

Storia: Maggio 1915

Il Maggio del 1915 fu un mese estremamente importante per il primo conflitto mondiale. Il 3 Maggio 1915 l’Italia denunciò la Triplice Alleanza e se ne distaccò ufficialmente, per gli Austriaci ed i Tedeschi era chiaro che si stava preparando un colpo ai loro danni. Venti giorni dopo, il 23 Maggio 1915, il Regno d’Italia entrava in guerra al fianco degli Alleati con una dichiarazione di guerra al governo di Vienna. Il giorno successivo le truppe italiane varcarono il confine nemico in Trentino e Friuli, mentre la marina da guerra di Vienna iniziava un’operazione di bombardamento della costa adriatica colpendo particolarmente la città di Ancona.

Sul fronte occidentale iniziava la Seconda Battaglia dell’Artois (9 Maggio – 24 Giugno 1915), condotta in contemporanea alla Seconda Battaglia di Ypres e parimenti inconcludente. Ancora una volta la guerra di posizione dimostrava tutti i suoi limiti tattici proprio nei momenti di successo delle offensive: conquistare il territorio nemico richiedeva una certa elasticità e velocità da parte delle truppe nelle retrovie e dei rifornimenti per raggiungere i combattenti impiegati nelle prime linee; laddove questi ricongiungimenti erano lenti ed impacciati le offensive si bloccavano dando tempo al nemico di riorganizzarsi.

Nel frattempo nell’Oceano Atlantico il 7 Maggio 1915 accadeva un fatto increscioso: il transatlantico Lusitania venne affondato dal sommergibile tedesco U-20. Il Lusitania faceva rotta tra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna trasportando sia passeggeri che ingenti materiali militari in soccorso degli Alleati. Morirono 1201 persone tra cui 123 cittadini degli Stati Uniti… proprio questo fatto suscitò molto sdegno a Washington e cominciò a far crescere un forte sentimento anti-tedesco nella popolazione.

Tra il 6 il 8 Maggio 1915 ci fu un’ulteriore prova di forza tra gli Alleati e le truppe ottomane nel settore di Gallipoli con la Seconda Battaglia di Krithia conclusasi ancora con una vittoria delle truppe del sultano. Anche in questa zona del fronte emergevano tutti i limiti della guerra di posizione con l’aggravante di un terreno estremamente impervio che rendeva difficile creare zone di riparo e riposo per le truppe esauste dai combattimenti.

Sul fronte orientale il 1 Maggio 1915 cominciò la lunga Offensiva di Gorlice–Tarnów che sarebbe terminata solo a Settembre del 1915. L’offensiva mirava a infierire un colpo mortale ai Russi nei territori della Polonia e della Galizia e sarebbe culminata con la grande ritirata russa di agosto-settembre.

Mentre ovunque infuriavano tremende battaglie la notte de 31 Maggio 1915 un dirigibile tedesco riuscì nella temeraria impresa di attraversare la Manica per bombardare la capitale inglese: Londra. I bombardamenti della Grande Guerra furono solo un leggero antipasto di quello che sarebbe accaduto poco più di trent’anni dopo, i mezzi del 1914-18 non permettevano bombardamenti su vasta scala e neppure troppo precisi. Azioni come quella del 31 Maggio 1915 erano più dimostrative e intenzionate a creare terrore psicologico nella popolazione che volte a creare reali danni materiali agli avversari. In fondo se i Tedeschi erano in grado di bombardare Londra chissà dove sarebbero potuti arrivare!? Ben più utili erano gli attacchi alle strutture costiere e alle zone industriali limitrofe al mare. Del resto da 1916 in poi lo sviluppo dell’armata aerea avrebbe rispecchiato maggiormente lo spirito innovativo dei tempi. Gli Zeppelin avrebbero comunque continuato a fare raid su Londra, restando impressi nell’immaginario di un’intera epoca… ne sono testimoni i vari manifesti di allora riguardanti questo terrore dall’aria.

Storia: Giugno 1914

La Belle Époque, ossia l’inizio dell’era capitalista in tutto il suo consumismo. Per decenni quest’epoca è stata decantata come una sognate Babilonia di felicità e di fermento culturale, ma a ben guardarla oggi non appare se non per quella che è stata in realtà: la prima società di consumatori della storia. L’inizio della fine di quanto ci poteva essere di buono nell’umanità. L’inizio della litania nasci-produci-consuma-crepa. La Belle Époque ha cambiato per sempre il mondo e non lo ha reso un posto migliore. Venne ricordata con nostalgia dai contemporanei solo per un unico grande motivo: terminò con la Grande Guerra, une delle più grandi tragedie della storia dell’umanità. In fondo la Belle Époque era stata un periodo relativamente pacifico nella storia dell’Europa, ma non era destinata a durare. Ho già avuto modo in un precedente articolo di affrontare la situazione internazionale dei paesi che poi sarebbero stati coinvolti nel conflitto per cui mi limiterò a parlare di come si arrivò all’attentato di Sarajevo del 28 Giugno 1914.

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Francesco Ferdinando

Chi era innanzitutto Francesco Ferdinando? Suo zio era l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe di cui era diventato erede al trono dopo la morte del diretto erede Rodolfo per suicidio. Francesco Ferdinando era in personaggio scomodo sotto diversi punti di vista. Sosteneva il suffragio universale maschile e questo gli aveva inimicato la nobiltà ungherese che vedeva minacciato il suo dominio politico (molti degli strati bassi della popolazione non erano infatti di origine ungherese). Sosteneva attivamente le istituzioni cattoliche e questo gli aveva inimicato non solo gli anti-clericali, ma anche tutte le ampie fasce di popolazione protestante dell’impero. Infine era un sostenitore della creazione di una terza corona all’interno dell’impero a favore di un regno degli slavi comprendente Croazia e Bosnia con funzione di contenimento dell’irredentismo serbo. Di base era un sostenitore della diplomazia per risolvere i contenziosi tra nazioni e si era adoperato molto affinché l’Austria non si lanciasse in imprese militari insensate sia durante la crisi bosniaca del 1908-09 (quando l’Austria procedette all’annessione della Bosnia scatenando le ire della Serbia, della Russia e della Gran Bretagna) e durante le guerre balcaniche. Francesco Ferdinando avvertiva che l’Impero non si stava districando con la stessa determinazione delle altre nazioni nella politica estera e sosteneva l’incremento della marina come forza bellica austriaca… ma senza venir ascoltato.

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L’attentato di Sarajevo

Nel Giugno del 1914 Francesco Ferdinando si recò in Bosnia per seguire diverse incombenze governative. Saputa della visita la società segreta serba Crna Ruka (Mano Nera) decise di pianificare un attentato per uccidere l’Arciduca. La Mano Nera era un’organizzazione che professava l’unione di tutti gli slavi sotto la guida della Serbia, ma con una forma di governo di stampo repubblicano… a contrapposizione della Mano Bianca che sosteneva le stesse idee, ma in ottica monarchica. I cospiratori inviati dalla Mano Nera erano sette in tutto, ma erano decisamente inesperti e solo per alcune casualità riuscirono a portare a termine il loro incarico. La mattina del 28 Giugno l’auto dell’Arciduca passò dalla postazione dove c’era il primo attentatore, ma questi non fece fuoco perché non aveva il bersaglio libero. Poco dopo il corteo giunse nei pressi del secondo attentatore che lanciò una bomba mancando il bersaglio ferendo gravemente gli occupanti di una delle auto di scorta. A questo punto alcuni degli altri cospiratori abbandonarono la scena del crimine pensando di aver raggiunto lo scopo. Colpevole fu invece la decisione delle autorità austriache di non schierare a questo punto in difesa dell’Arciduca l’esercito in quanto non avevano le divise da parata. Francesco Ferdinando era chiaramente innervosito dalla situazione, ma non poteva fare molto altro se non constatare con amarezza di trovarsi in pericolo di vita insieme a sua moglie. Il colpo di sfortuna definitivo venne dal fatto che l’autista (un ungherese) dell’Arciduca non era stato avvertito di alcuni cambi di percorso della visita e quindi sbagliò strada nei pressi del Ponte Latino di Sarajevo. Uno degli attentatori resosi conto che Francesco Ferdinando era vivo e vegeto prese coraggio e si avvicinò alla macchina esplodendo due colpi di pistola ferendo a morte sia lui che la moglie. Di lì a poco morirono entrambi. L’attentatore che aveva avuto successo era un giovane bosniaco di nome Gavrilo Princip. Quello che sarebbe successo nei giorni successivi e di cui parleremo più avanti passò alla storia come “crisi di Luglio”.

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Gavrilo Princip