Lemuria Dixit: Sokushinbutsu

Secondo alcune delle principali dottrine religiose e filosofiche orientali d’origine indiana (Bramanesimo, Buddhismo, Giainismo e Induismo) viene indicato come Saṃsāra il ciclo eterno vita-morte-rinascita, il quale viene per l’appunto rappresentato come una ruota. Nonostante questa “eternità” sia nel Buddhismo che nel Gianismo esiste un modo di spezzare questa dinamica. Il tutto risiederebbe nel trovare la giusta via per raggiungere il Nirvana… decisamente più facile a dirsi che a farsi. Ogni religione ed ogni scuola religiosa ha, negli anni, studiato diversi percorsi meditativi, più o meno ascetici, per portare l’iniziato il più possibile vicino a questo stato definitivo. Una in particolare ha da sempre catturato la mia attenzione, per la sua estrema particolarità ed atipicità. Si tratta del sokushinbutsu (sokushin-jōbutsu, termine che significa letteralmente Buddha nel suo stesso corpo).

E’ ipotesi diffusa che la pratica sia originaria della Cina e che si sia sviluppata durante la dinastia Tang (618-907); questa pratica di autopurificazione sarebbe poi approdata in Giappone tramite Kūkai, il fondatore della scuola Shingon. Attraverso questo rituale estremo un monaco riuscirebbe a portare volontariamente il proprio organismo ad uno stato di automummificazione! Un qualcosa di ben differente da ciò che siamo abituati a pensare della mummificazione post mortem. Tale pratica ebbe dunque diffusione in Giappone, in particolare nella prefettura di Yamagata dove c’è la zona sacra delle Tre montagne di Dewa, ma recentemente sono stati scoperti corpi automummificati anche in zone del Tibet e della Mongolia e un caso è registrato anche in Cina. Questa pratica è in ogni caso proibita dalla legge giapponese sin dal 1877, nonostante questo l’ultimo monaco che abbia intrapreso ufficialmente questo percorso è deceduto nel 1903. Nel corso dei secoli questo percorso è stato provato da diverse centinaia di monaci con alterni successi, ma di questi solo 24 corpi sono giunti fino a noi. Di questi quello più antico è quello del monaco Honmyōkai Shōnin e risale al 1683.

Andiamo a vedere come funziona nello specifico questo procedimento, composto da 3 fasi della durata di 1.000 giorni l’una.

Fase 1 – Il monaco si reca nella valle Senninzawa (palude degli immortali) dove seguirà una dieta molto rigida, mangiando noci e semi trovai nei boschi e bevendo ovviamente solo acqua. In questo luogo praticherà anche esercizi fisici molto intesi e meditazione. Tramite questo primo percorso egli riuscirà a consumare tutta la propria massa grassa.

Fase 2 – Il monaco, già notevolmente deperito continua a mantenersi attivo mediante esercizio fisico e mentale. Segue una dieta ancora più rigida consistente in piccole quantità di corteccia, aghi e radici di conifere. Nell’ultima parte di questa seconda fase egli inizia ad assumere una bevanda fondamentale per il processo: un tè fatto con l’urushi, una pianta velenosa. Questa bevanda ha un effetto a breve termine ed uno a lungo termine. Quello a breve termine consiste nel causare forte nausea, sudorazione e diuresi portando il corpo a perdere moltissimi liquidi. Quello a lungo termine è che i tessuti corporei assorbono la tossita a livelli talmente elevati da rendere il futuro cadavere repellente per le le larve e per ogni altro insetto che potrebbe cibarsene.

Fase 3 – Nell’ultima fase del percorso il monaco entra dentro una cripta di pietra molto piccola, adatta a contenerlo nella classica posizione meditativa detta del “loto”, portando con se solo una campanella. A quel punto la cripta viene sigillata, lasciando che il ricambio dell’aria possa avvenire mediate una cannula di bambù, mentre ovviamente non vi è modo di introdurre cibo o acqua all’interno. Al monaco non restano che pochi giorni di vita trascorsi interamente in meditazione. La campana serve affinchè egli possa avvertire gli altri monaci, raccolti in preghiera attorno a lui, del fatto che è ancora in grado di eseguire qualche movimento. Se la campanella non suona allora viene tolta la cannula per l’aria e la cripta viene completamente sigillata, lasciandola chiusa per mille giorni. Trascorso questo tempo si riapre la cripta per constatare se il percorso rituale sia stato portato a termine con successo, raggiungendo la condizione di Buddha… in caso positivo la mummia diventa oggetto di venerazione… in caso negativo la cripta verrà risigillata, dopo un esorcismo rituale, e verranno comunque tributati gli onori al monaco per aver intrapreso un percorso così difficile.

Il Grimorio di Odenwald #92

Apocalisse 8,1-5

1 Quando l’Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio in cielo per circa mezz’ora.

2 Vidi che ai sette angeli ritti davanti a Dio furono date sette trombe.

Le preghiere dei santi affrettano la venuta del grande giorno

3 Poi venne un altro angelo e si fermò all’altare, reggendo un incensiere d’oro. Gli furono dati molti profumi perché li offrisse insieme con le preghiere di tutti i santi bruciandoli sull’altare d’oro, posto davanti al trono.

4 E dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghiere dei santi.

5 Poi l’angelo prese l’incensiere, lo riempì del fuoco preso dall’altare e lo gettò sulla terra: ne seguirono scoppi di tuono, clamori, fulmini e scosse di terremoto.