Film: The Mission (1986, Roland Joffé)

E’ più giusto servire Dio nella preghiera ed accettare mansuetamente le brutalità del mondo che ci circonda nella speranza della vita ultraterrena o è più giusto servire Dio sia nella preghiera che nella lotta (eventualmente violenta) contro le ingiustizie del mondo? Questa resta decisamente una bella domanda a cui è difficile dare una risposta su due piedi ed è la domanda che sorge spontanea in questo capolavoro della cinematografia. E’ un film amaro, a tratti poetico ed a tratti straziante. E’ un film in cui in pochi possono dire di fare una bella figura.

Siamo in Sud America agli inizi del ‘700 e la storia si svolge nei territori tra gli odierni Brasile, Argentina e Paraguay, dove si trovava il confine tra i territori spagnoli e quelli portoghesi. Si parla di Indios, di mercanti di schiavi, di Gesuiti, di politici dalla pance piene e di ecclesiasti in parte impotenti ed in parte complici. Ci sono tutti gli ingredienti per un dramma, ma il dramma vero è che tutto è ispirato da fatti realmente accaduti.

I veri protagonisti del film sono appunto gli Indios e i pochi padri Gesuiti che cercano di convertirli e di tenerli lontani dai mercanti di schiavi. La semplicità e la linearità dei nativi americani fa da contraltare alla mentalità ottusa ed opportunista degli Europei accecati dall’avidità. E’ un mondo crudele dove non c’è scampo per i sentimenti puri, dove a nulla valgono i tentativi di dimostrare che anche gli Indios sono esseri umani, dove la loro attinenza al canto ed alla musica viene addirittura derisa… è il mondo reale in cui le storie possono anche avere una fine amara… molto amara. E qui si torna alla domanda iniziale, come si serve meglio Dio?

N.B. i Gesuiti della storia appartengono al primo ordine gesuita, che poco ha a che spartire con quello attuale, se non il nome.

Storia: Le origini della Guerra Civile Americana – Parte 2

In origine furono le 13 Colonie divise nel seguente modo dall’amministrazione britannica (anche se fino al 1730 l’organizzazione mutò più volte):

Colonie della Nuova Inghilterra: Provincia del New Hampshire, Provincia della Massachusetts Bay, Colonia di Rhode Island e delle Piantagioni di Providence, Colonia del Connecticut.

Colonie di mezzo: Provincia di New York, Provincia del New Jersey, Provincia di Pennsylvania, Colonia del Delaware

Colonie del sud: Provincia del Maryland, Colonia della Virginia, Provincia della Carolina del Nord, Provincia della Carolina del Sud, Provincia della Georgia.

Lo sviluppo della nazione americana a partire da questi territori sarà determinante per gli eventi che porteranno allo scoppio del conflitto. Vedremo oggi i primi eventi importanti avvenuti prima dell’istituzione della carica di Presidente degli Stati Uniti d’America.

1619: i primi schiavi africani (20) vengono sbarcati nella Colonia della Virginia da una nave olandese. Gli Olandesi ed i Portoghesi erano i principali commercianti di schiavi. Da quel momento nel Nord America Britannico viene introdotta la schiavitù. Nei decenni successivi l’autorità coloniale cercherà di legiferare più volte sulla schiavitù per regolamentarla in modo chiaro. Vale la pena ricordare che in quel momento si poteva anche essere condannati alla schiavitù da un giudice, non era infatti raro che vi fossero persone europee condannate ad anni  di schiavitù, se non a vita (la prima condanna di questo tipo si ebbe nel 1654 al virginiano John Casor).

1719: dopo un secolo la presenza degli schiavi inizia a diventare un problema economico, soprattutto per le imprese agricole che non ne fanno uso e che quindi hanno costi più alti di produzione. La diatriba nasce in Virginia e, non riuscendo ad ottenere il divieto di schiavismo, gli agricoltori ottengono che siano alzate le tariffe sugli schiavi, come compensazione economica. Nel corso degli anni ci saranno comunque diverse rivolte di schiavi soffocate nel sangue come ad esempio in Carolina del Sud (1739) o a New York (1712 e 1741).

1774: nasce la prima società antischiavista militante delle colonie, a Philadelphia, ad opera di un gruppo di Quaccheri guidato da James Pemberton.

19 Aprile 1775: inizia la guerra d’indipendenza americana.

4 Luglio 1776: viene siglata la dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America.

[Con l’indipendenza degli Stati Uniti e con l’adozione della Dichiarazione di Indipendenza si cominciarono ad avere delle modifiche di condotta molto forti nei confronti non tanto dello schiavismo bensì del commercio di schiavi… e questa differenza è molto importante, dal momento che si andò progressivamente vietando l’arrivo di nuovi schiavi pur mantenendo gli schiavi già presenti in quella condizione. Nella nuova nazione federale furono gli stati del Nord a muoversi per primi in questa direzione, procedendo poi a legislazioni che portassero ad una progressiva emancipazione degli schiavi. Il Vermont, che allora era ancora uno stato indipendente (e lo sarà fino al 1791), già nel 1777 proibì la schiavitù nella propria costituzione.]

1778: La Virginia è il primo stato a vietare l’importazione degli schiavi. [Liberi 0 –  Schiavisti 13]

1780: La Pennsylvania approva una legislazione per una graduale emancipazione degli schiavi, nel frattempo il Massachusetts vieta la schiavitù sul proprio territorio. [Liberi 2 –  Schiavisti 11]

3 Settembre 1783: termina la guerra d’indipendenza americana.

1783: Il New Hampshire vieta la schiavitù per nascita, ma fino al 1840 permetterà alcune forme di schiavitù. [Liberi 3 –  Schiavisti 10]

1784: Il Rhode Island ed il Connecticut adottano una legislazione di emancipazione simile a quella della Pennsylvania. Ma nello stesso anno il Congresso Continentale rigetta la proposta di Thomas Jefferson di proibire la schiavitù in tutti i territori, compresi i nuovi stati nascenti (Alabama, Kentucky, Mississippi e Tennessee). [Liberi 5 –  Schiavisti 8]

1787: Il Congresso Continentale vieta la schiavitù nel nuovo “Territorio del nord-ovest”, ossia i futuri Illinois, Indiana, Michigan, Ohio, Wisconsin e Minnesota.

Siamo quindi giunti alla soglia dell’elezione del Primo Presidente degli Stati Uniti. A questo punto della storia abbiamo visto come il Congresso si sia già espresso per proseguire una politica di sfruttamento degli schiavi nel sud del paese al contrario di quanto scelto per i territori del nord. La situazione in quel momento era ancora a favore di quei territori che basavano la loro economia sullo sfruttamento degli schiavi nelle piantagioni. Del resto il Nord non aveva ancora iniziato la sua fase di grande sviluppo industriale, la quale porterà con se grosse problematiche…

Storia: Caduti della Grande Guerra

Di Seguito l’elenco dei caduti della Prima Guerra Mondiale

ALLEATI

Belgio Belgio e sue colonie 120.637

Francia Francia e sue colonie 1.697.800

Giappone Giappone 415 

Grecia Grecia 176.000

Italia Italia 1.240.000

Flag of Montenegro (1905–1918).svg Montenegro 13.325

Portogallo Portogallo e sue colonie 89.222

Regno Unito Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e sue colonie 1.228.167

Romania Romania 680.000

Russia Russia 3.754.369

Regno di Serbia Regno di Serbia 969.815

Stati Uniti Stati Uniti 117.465

 

IMPERI CENTRALI

Austria-Ungheria Austria-Ungheria 1.567.000

Bulgaria Bulgaria 187.500

Germania Germania e sue colonie 2.475.617

Impero ottomano Impero ottomano 2.921.844

 

PAESI NEUTRALI

Danimarca Danimarca 722

Norvegia Norvegia 2.000

Svezia Svezia 877

Sehnsucht: Il Capo di Buona Speranza

In tutti i continenti esistono luoghi in grado di esemplificare, maggiormente di altri, la storia dell’intero continente di appartenenza, si tratta di luoghi dove la storia ha lasciato un segno indelebile, scritto e riscritto più volte. Se pensiamo al continente africano uno di questi luoghi non può che essere il Capo di Buona Speranza. Si tratta dell’estremità meridionale della penisola del Capo, nell’odierno Sudafrica, ma non è, come molti erroneamente credono, il punto più a sud dell’Africa (il quale è Capo Agulhas). E’ comunque il punto di incontro delle acque dell’Oceano Atlantico con quelle dell’Oceano Indiano e per questo motivo è una zona molto difficile in cui navigare. La zona era già popolata nel 200.000 a.C. e più popolazioni africane la occuparono prima dell’arrivo degli Europei, come ad esempio i Khoikhoi e i San che si unirono poi dando origine ai Khoisan. Pare che vi siano giunti anche i Fenici, ma non è ancora certo al 100%.

Quel che è certo è che ad un certo punto vi arrivarono gli Europei. I primi furono i Portoghesi, pionieri dei mari nel tentativo di cercare vie sempre più rapide per le Indie, nel 1487 con Bartolomeu Dias, il quale venne travolto da delle tempeste mentre passava da lì e per questo chiamò il luogo Cabo das Tormentas (Capo delle Tempeste). Il nome attuale si deve al re Giovanni II del Portogallo che voleva trasmettere la positività legata alle prospettive commerciali che nascevano dalla sua scoperta. Il primo a doppiare il Capo e a giungere fino alle Indie fu Vasco da Gama nel 1497. I Portoghesi non costruirono mai degli insediamenti nella zona perché consideravano queste acque troppo pericolose, si spinsero dunque in Mozambico per creare gli scali marittimi. Furono invece gli Olandesi i primi ad insediarsi qui, creando un primo scalo nel 1652… Kaapstad fu il primo nucleo della moderna Città del Capo. Nel 1687 il governo Olandese mandò nella Colonia, dove nel frattempo si era stabilita una pacifica convivenza con gli autoctoni, un gruppo di rifugiati Ugonotti della Francia, questi coloni vennero chiamati Boeri.

L’Olanda nel corso dei secoli divenne sempre meno competitiva sui mari e l’Inghilterra cominciò ad interessarsi alla zona del Capo. Nel 1814 la colonia venne ceduta a titolo definitivo alla corona britannica, nasceva la Colonia del Capo (Cape Colony). L’amministrazione britannica si trovò da subito in contrasto con i Boeri, soprattutto a causa dell’eliminazione della schiavitù dalla colonia. Gli Inglesi attuarono una politica molto più invasiva ed aggressiva verso le tribù locali, principalmente per prendere possesso dei pascoli migliori e soprattutto per controllare le miniere d’oro e di diamanti. Numerose furono le guerre contro i popoli Xhosa e Zulu. Famoso Primo Ministro della Colonia del Capo (dal 1890 al 1896) fu il magnate dell’estrazione mineraria Cecil Rhodes. Una volta unificato il Sudafrica in mano britannica, dopo le guerre contro i boeri, la zona ebbe sempre un’importanza fondamentale nella vita politica della colonia.

In questo ambito si ebbero i primi fenomeni di segregazione razziale nel 1901, a seguito di un’epidemia di peste bubbonica che aveva colpito la popolazione nera della zona del Capo, da qui nacquero i quartieri neri di Cape Flats, ancora oggi esistenti. Dal 1948 l’Apartheid venne istituito formalmente, dando un seguito legale ai fenomeni di segregazione, a cominciare proprio da Città del Capo. Anche per questo motivo Nelson Mandela nel 1990, poche ore dopo essere stato rilasciato di prigione fece il suo primo discorso pubblico dalla balconata del Municipio di Città del Capo, annunciando l’inizio di una nuova era per il Sudafrica.

Si apriva così una nuova era per il Capo di Buona Speranza. Finiva il dominio dei bianchi sui neri, ma cominciava di pari passo lo scontro tra le diverse etnie nere del paese, fenomeno comune a tanti stati dell’Africa post coloniale.

Il Grimorio di Odenwald #44

XXVI – PISCATOR TUSCUS (Il pescatore etrusco) – Giovanni XXI (1276 – 1277), nato a Lisbona con nome di Pedro Julião, fu cardinale di Tuscolo, città etrusca nei pressi di Frascati. Ha la particolarità di essere l’unico pontefice ad essere apertamente lodato nella Divina Commedia (Paradiso, XII, 135) di Dante Alighieri.

E’ stato il 187° Papa ed il suo pontificato durò otto mesi esatti.

Pedro Julião prima di essere un ecclesiastico era anche un medico, questa cosa gli creò molti problemi nei rapporti con la curia, era infatti guardato dai più con sospetto, questo perchè la maggior parte dei prelati non erano abituati a trattare con un medico, filosofo e scienziato; pare che alcuni lo considerassero addirittura un mago ed un eretico. Il Papa dal canto suo non fece nulla per arginare queste dicerie, ma si comportò sempre con molta onestà intellettuale. In politica mantenne sempre delle posizioni neutrali cercando di non inimicarsi nessuno dei sovrani europei, nel tentativo di mantenere una pace duratura. La sua morte fu dovuta al crollo del soffitto di una camera dove risiedeva a Viterbo, fu quindi puramente accidentale. 

Storia: Aprile 1918

Nei primi giorni dell’Aprile 1918 era già evidente come l’Offensiva Michael si fosse sostanzialmente arenata senza raggiungere alcun risultato strategicamente determinante, al contrario aveva allungato la linea del fronte, creando diverse zone facilmente esposte alle controffensive alleate. Nonostante questo il comando tedesco era deciso a porre fine al conflitto piegando i rivali con ulteriori attacchi. In quest’ottica cominciò la quarta battaglia di Ypres (7 Aprile – 29 Aprile 1918), conosciuta anche come Battaglia del Lys o Operazione Georgette. Il settore era difeso dalle truppe britanniche e da quelle portoghesi. I  Tedeschi riuscirono a sfondare le linee britanniche tra Ypres e Loos, ma  nel giro di pochi giorni l’offensiva cominciò ad affievolirsi, anche a causa dell’intervento delle forze francesi, sino ad arrestarsi definitivamente. I tedeschi non riuscirono a raggiungere gli obiettivi previsti e riuscirono solo a far indietreggiare di pochi chilometri le linee del fronte alleato.

Sempre sul fronte occidentale, nel corso della Seconda battaglia di Villers-Bretonneux, avvenne la prima battaglia tra carri armati della storia. Lo scontro doveva essere un’azione diversiva nei pressi di Amiens e si svolse tra il 24 ed il 25 Aprile 1918.

Villers-Bretonneux dopo la battaglia

Il 1 Aprile 1918 in Inghilterra nacque la RAF, come fusione tra le precedenti Royal Flying Corps e Royal Naval Air Service.

Nel Caucaso, in Azerbaigian, bolscevichi e menscevichi istituiscono la Comune di Baku il 13 Aprile 1918.

Mentre il Guatemala, il 23 Aprile 1918, andava ad aggiungersi alla coalizione alleata, dichiarando guerra alla Germania.

Storia: Oman, qualche cenno interessante

Il sultanato di Oman è un paese che nel corso dei secoli ha saputo rendersi indipendente dalle mire espansioniste delle potenze straniere, le quali di volta in volta si alternarono nel tentativo di occuparne i porti commerciali, importantissimi snodi per i traffici tra Asia ed Africa. Per secoli fece parte dell’Impero Persiano per poi finire (insieme al resto dell’area) sotto l’influenza araba grazie alle conquiste di Maometto e dei suoi successori. Interessati a controllare le ricche vie commerciali i Portoghesi occuparono alcune zone di vitale importanza per il paese, come il porto di Mascate, l’attuale capitale del paese, ma la loro avventura in quel paese durò appena un secolo e mezzo a causa dell’arrivo degli Ottomani.

Nel 1741 una rivolta popolare guidata da Ahmed ibn Said scacciò questi stranieri e diede vita al sultanato così come lo conosciamo oggi. Da quel momento il paese cominciò ad espandersi verso l’esterno arrivando a controllare la zona del Belucistan (tra Iran e Pakistan). Alla rapida crescita seguì però un periodo di alterne fortune che portò prima alla perdita del porto di Zanzibar, per mere questioni di successione, e poi alla perdita del Belucistan e della stessa indipendenza del paese in favore dell’Impero Britannico: Oman divenne formalmente uno dei tanti protettorati britannici. Solo nel 1970 il paese tornò totalmente indipendente e cominciò una lenta progressione verso la modernità sino ad arrivare alla concessione dei diritti civili alla popolazione nel 1996, nonostante questo il sultanato resta una monarchia assoluta.

Si tratta di un tipico paese dell’area arabica, con una serie di bellezze paesaggistiche non indifferenti e dal clima caldo, le poche grandi città danno sempre l’impressione di essere un pò delle cattedrali nel deserto. Gli usi ed i costumi sono quelli tipici dei paesi islamici, tanto che la quasi totalità della popolazione è di religione musulmana. Nella foto più in alto una veduta di Mascate la capitale del paese.

Volksgeist: 30 Maggio 1967

Inizia la Guerra civile nigeriana a seguito della secessione del Biafra. La neonata repubblica era supportata tra gli altri da Israele, Sudafrica, Rhodesia, Francia e Portogallo, mentre la Nigeria era supportata da Regno Unito, Unione Sovietica, Repubblica Araba Unita, Cina e Sudan.

Storia: Marzo 1916

Naufrago Tedesco 1916

Nell’Oceano Atlantico sin dal 1914 si combatteva una guerra nella guerra tra la marina tedesca e le flotte da rifornimento che facevano la spola tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra. Gli Stati Uniti erano un paese giovane ed emergente, guardavano ai fatti europei come ad un qualcosa di lontano e scarsamente interessante dal punto di vista politico, ma dal punto di vista economico portare aiuto agli Inglesi poteva rivelarsi molto vantaggioso. Per questo motivo lo sforzo bellico degli Alleati si reggeva in parte sempre maggiore su questi aiuti. L’unica risposta possibile della marina da guerra tedesca era la caccia ai convogli di rifornimento tramite i sommergibili. Era una guerra spietata e senza quartiere, fatta di ansia e frustrazione proprio come sul fronte di terra. La marina britannica si dava da fare per stanare i sommergibili tedeschi, ma gli Alleati avevano anche un altro problema da risolvere: la marina tedesca partiva per le sue incursioni anche dai porti di alcuni paesi neutrali, dal momento che il Mare del Nord era pesantemente controllato dalla marina di Sua Maestà. Uno di questi paesi era il Portogallo, per cui la diplomazia britannica (e non solo) cominciò un lento lavoro di convincimento nei confronti del governo lusitano che culminò proprio nel marzo del 1916. Le autorità portoghesi, su pressione alleata, avevano deciso di internare alcune navi da guerra tedesche ferme nel porto di Lisbona. La risposta tedesca fu l’immediata dichiarazione di guerra nei confronti del Portogallo del 9 Marzo 1916, seguita il 15 Marzo 1916 da un’identica dichiarazione dell’Austria-Ungheria. Nello stesso mese i rapporti tra gli Stati Uniti e la Germania andarono peggiorando perché l’opinione pubblica americana si stava mobilitando contro gli affondamenti eseguiti ai danni di navi americane ad opera dei sommergibilisti del Kaiser. In parole povere gli Stati Uniti volevano guadagnare sulla guerra altrui senza pagarne alcun prezzo…

Manifesto Tedesco per l’arruolamento

Chi invece pagò un prezzo altissimo fu la Russia dello Zar che il 18 Marzo 1916 decise di scatenare un’offensiva in Bielorussia, nei pressi del lago Naroch, con l’intento di alleggerire la pressione tedesca su Verdun. L’idea era quella di piombare con 370.000 uomini sui 80.000 Tedeschi presenti in quel settore in maniera che i generali del Kaiser si trovassero costretti a togliere truppe preziose dal tritacarne di Verdun. L’offensiva in iniziò con un lunghissimo (ma altrettanto impreciso) bombardamento dell’artiglieria durato più di due giorni. L’offensiva durò un mese, ma non produsse l’effetto sperato. L’esercito russo venne ricacciato indietro con gravissime perdite (oltre 90.000 uomini), mentre i tedeschi non spostarono alcuna unità per supportare i 80.000 uomini presenti nel settore, i quali si fecero valere perdendo circa 30.000 effettivi. Il morale delle truppe dello Zar colò a picco.

Sul fronte italiano tra il 9 e il 15 Marzo 1916 si svolse la Quinta Battaglia dell’Isonzo. Anche questa offensiva era volta a distogliere energie preziose dal settore di Verdun. A causa delle pessime condizioni atmosferiche non fu una vera e propria battaglia articolata bensì una serie di scontri, spesso brevi, su tutto il settore dell’Isonzo. E non produsse alcun effetto concreto. L’unico punto caldo rimase la città di Gorizia presso la quale gli scontri continuarono per diversi mesi.

Carabinieri Gorizia

Nel frattempo in Mesopotamia continuava l’assedio Ottomano di Kut e i vani tentativi dei britannici di rompere tale accerchiamento, come la Battaglia di Dujaila del 8 Marzo 1916, questa sconfitta costò il posto al comandante degli Inglesi: generale Aylmer. Kut avrebbe resistito quasi per altri due mesi prima di capitolare in mano ottomana.