Forse vi siete persi… in viaggio

A due anni dall’apertura del blog vi riproponiamo alcuni articoli della rubrica Prossima Fermata

1) 28 Novembre 2018: Santuario di Oropa

2) 14 Febbraio 2019: Valli di Comacchio

3) 18 luglio 2019: Digione

4) 19 Novembre 2019: Civita di Bagnoregio

5) 8 Gennaio 2020: Ragusa

La magia del tramonto a Comacchio

BUONA LETTURA

Storia: Carlo Fecia di Cossato

All’inizio del ‘900 l’arte della guerra era in totale fermento, nuovi mezzi meccanici erano al vaglio e in ogni ambito del combattimento l’impatto della scienza era sempre più evidente. Alcuni mezzi erano retaggio degli studi della fine del secolo precedente, come ad esempio l’aereo e i sommergibili, altri sarebbero arrivati di lì a poco come il carro armato. In un periodo di grandi guerre globali bisognava essere pronti a portare lo scontro ovunque e chi meglio della Marina poteva assumere questo compito? Tutte le grandi potenze intuirono la potenzialità della guerra sottomarina e cominciarono a svilupparne in maniera impressionante la tecnologia. Occorre in primo luogo distinguere tra sottomarino e sommergibile. Il primo opera principalmente in immersione, dove ha la massima capacità di manovra, mentre il secondo combatte principalmente in superficie, ma all’occorrenza può immergersi pur con limitata capacità di manovra. I famosissimi U-Boot tedeschi per esempio erano sottomarini, così i Classe Archimede italiani, mentre i Classe Calvi italiani erano sommergibili.

Per operare su questi nuovi ritrovati della tecnica ci volevano uomini coraggiosi e spericolati dal momento che si trattava di mezzi spesso sperimentali, insicuri, pericolosi in primo luogo per chi li conduceva (come i primi aerei), bastava poco per trasformare la macchina da guerra in una trappola mortale e viaggiando sotto il livello del mare il rischio poteva essere altissimo. In Italia un uomo su tutti spicca al comando dei sommergibili: Carlo Fecia di Cossato, uomo di nobili origini piemontesi, monarchico convinto ed audace comandante che comincia la sua carriera navale proprio su un sommergibile nel 1928. Partecipò alla guerra d’Etiopia e a quella di Spagna, frequentando nel frattempo corsi sempre più specifici per poter sfruttare al meglio le potenzialità dei sommergibili dal momento che ne intuiva l’enorme potenziale offensivo: era importante poter colpire i rifornimenti degli avversari prima che questi arrivassero a destinazione, bisognava colpire le marine mercantili, colpire e fuggire, un compito troppo pericoloso per le squadre navali convenzionali. I Tedeschi nella Prima Guerra Mondiale avevano evidenziato l’utilità di questa tattica, ma va ricordato che il primo sommergibile ad ottenere un successo durante un’operazione bellica fu un mezzo sudista durante la Guerra di Secessione Americana.

Allo scoppio del secondo conflitto mondiale Carlo Fecia di Cossato (a sinistra nella foto sopra) operò prima nel Mediterraneo e successivamente nell’Atlantico, dove per la prima volta operò sul sommergibile Enrico Tazzoli di cui diventerà comandante nel 1941. Alla guida di una squadra composta di soli volontari egli ottenne 17 vittorie documentate tra l’Aprile del 1941 e il Dicembre del 1942, ricevette diverse medaglie e riconoscimenti sia italiani che tedeschi e per le sue grandi doti di comandante venne promosso al comando di una Torpediniera  all’inizio del 1943, dando anche qui prova di coraggio. Si distinse soprattutto subito dopo l’armistizio con gli alleati del 8 Settembre quando ingaggiò una battaglia contro soverchianti forze tedesche per salvare alcune unità italiane nel porto di Bastia in Corsica, l’insperata vittoria ottenuta gli valse la Medaglia d’oro al valor militare, massima riconoscimento militare italiano. Ma il tempo della gloria stava per finire.

Con l’armistizio le truppe fedeli al re passavano nel sud del paese e la Marina italiana doveva essere consegnata nelle mani dei nuovi alleati anglo-americani, Carlo Fecia di Cossato si disse pronto a rifiutare un ordine insensato come quello e ne diede esplicita comunicazione ai suoi subordinati. Poco dopo il nuovo governo italiano appena insediato rifiutò di prestare giuramento di fedeltà al re e lui, convinto monarchico, rifiutò di prestare giuramento di fedeltà al nuovo governo… per questa insubordinazione venne sollevato dal comando e messo agli arresti. Venne liberato quasi subito poiché il suo equipaggio aveva dato inizio ad una violenta contestazione e si era totalmente ammutinato per cui l’unico modo per ristabilire un pò di ordine era lasciare libero il comandante. Per punirlo gli venne comunque imposta una licenza forzata di tre mesi. Il dramma umano, comune a molti Italiani in quel periodo, di Fecia di Cossato si consumò nell’Agosto del 1944. La crisi di valori, i giuramenti prestati e poi traditi da più parti, i cambi di alleanze, la progressiva perdita di valore della monarchia… furono tanti i fattori che gettano nello sconforto questo valoroso comandante… e forse anche la percezione di vivere in un epoca morente ed in un paese morente dove nulla sarebbe più stato come prima, soprattutto in termini di monarchia. La notte tra il 27 e il 28 Agosto decise di porre fine alla propria esistenza con un colpo di pistola alla tempia, non prima di aver scritto un’ultima lettera alla madre colma di amarezza e rimprovero per le istituzioni italiane e per la tragica situazione venutasi a generare.

Prossima Fermata: Stresa

Devo dire che provo sempre un che di nostalgico quando devo descrivere i miei passaggi in Piemonte, una terra che amo profondamente per il suo essere così maledettamente intrappolata in un “tempo senza tempo”, dove si scontrano il nuovo e l’antico mantenendosi sempre ad una distanza di sicurezza, come se si trattasse di un antico duello con la pistola. Ripensando a quella terra il primo sussulto non me lo da ripensare alle sue splendide città bensì ricordare le emozioni provate tanti anni or sono sulle rive del Lago Maggiore in una tre giorni di gita con visita alle Isole Borromee. Partiamo dal presupposto che è la prima esperienza lacustre che mi ricordo, anche se in realtà avevo già visto il Lago di Garda, ma ero troppo piccolo per averne memoria. Il lago era un pò un qualcosa di nuovo e misterioso, pensare a così tanta acqua chiusa in un bacino mi lasciava perplesso e le  mie conoscenze di geografia non mi permettevano ancora di intuire che in realtà quell’acqua non fosse fissa lì in eterno a ristagnare come in un palude bensì fosse in transito dalle montagne verso il mare lungo il corso del fiume Ticino!

Tra l’altro il primo impatto col lago fu notturno per cui camminavo con mio nonno lungo le rive mi fermavo di tanto in tanto a guardare quelle acque nere sin troppo tranquille che in fondo ci stavano osservando (o quanto meno questa era la mia sensazione da film horror). Il mio pensiero principale era che mai e poi mai sarei salito su una barca il giorno dopo per andare a visitare delle fantomatiche isole che non riuscivo ad intravvedere nel buio, isole della cui esistenza iniziai a dubitare nel corso della sera finchè una cartina geografica non riportò la calma.

Stresa in ogni caso è un piccolo paese concentrato sul lago, anche se il suo comune abbraccia sia una parte delle montagne circostanti sia tre delle quattro Isole Borromee. Dire che è un luogo di interesse culturale è dire davvero poco dal momento che vi si svolge annualmente un festival musicale sin dal 1961, inoltre il Premio Stresa di Narrativa prende proprio il nome e ha sede nel piccolo centro piemontese (premio vinto per esempio nel 2004 da Antonia Arslan con “La masseria delle allodole”).

Alla fine tutto si risolve per il meglio e andai anche a visitare le famigerate isole che al buio non riuscivo a vedere! Non starò qui a delucidare in merito, ma sappiate che sono dei posti stupendi e che visitarle non può che farvi bene, specialmente l’Isola Bella con il suo Palazzo Borromeo e i giardini meravigliosi intorno ad esso.

Curiosità frivola: a Stresa si sono svolte le prime finali di Miss Italia tra il 1946 e 1949 (ah, no?!)

Prossima Fermata: Santuario di Oropa

Indipendentemente dalla vostra fede religiosa  l’ Italia offre una vasta gamma di bellissimi santuari da visitare sparsi lungo tutta la penisola,talvolta nascosti nei posti più impensabili talvolta maestosi ed evidenti, alcuni sconosciuti altri estremamente noti. Tra quelli noti che ho avuto il piacere di visitare vale la pena ricordare quello di Oropa situato a pochi chilometri dalla città di Biella (della quale magari ci occuperemo più avanti). Siamo nel bel mezzo delle Alpi e più precisamente nelle Alpi Pennine, ma non ad un’ altezza esorbitante come spesso accade per i santuari meno noti.

santuario-di-oropa
Suggestiva vista del Santuario innevato

Il nucleo originario del santuario sarebbe antichissimo, secondo la tradizione, dal momento che risalirebbe al IV secolo. La struttura che oggi è ben visibile risale invece agli inizi del 1600, periodo in cui cominciò l’edificazione vera e proprio del santuario intorno a quelli che erano dei luoghi di culto già conosciuti. La rilevanza fideistica del santuario è data dalla presenza di una statua della Madonna nera risalente al 1300 alla quale sono attribuiti diversi miracoli e grazie, si dice che durante la peste del ‘600 (narrata anche dal Manzoni) la città di Biella rimase incontaminata dopo aver fatto un voto alla Madonna di Oropa. Secondo la tradizione la statua in legno sarebbe stata scolpita da San Luca , l’ evangelista.

Santuario Oropa
Il Santuario visto dall’alto

Nella foto qui sopra si può ammirare il santuario in tutta la sua maestosità. Noterete di certo quella serie di piccole cappelle sulla sinistra, si tratta del complesso denominato Sacro Monte di Oropa comprendente diciannove cappelle la maggior parte delle quali dedicata alla Madonna. Inutile dire che si tratta di un luogo di estrema bellezza e poesia, da vedere possibilmente in una bella giornata di sole. Ideale meta per una gita di due giorni con abbinata la visita della città di Biella, che non richiede troppo tempo.