Storia: Grande Colombia

Quando si parla di Grande Colombia non si sta parlando della nazionale di calcio in cui militava Carlos Valderrama, bensì di una entità statale esistita tra il 1819 e il 1831 comprendente i territori attuali di Colombia, Venezuela, Ecuador e Panama, nonché alcune porzioni di Brasile, Costa Rica e Guyana. Nacque dalla necessità delle colonie del Sud America di rendersi indipendenti totalmente dalla Spagna, ma dato che alcuni tentativi in piccolo erano già falliti in precedenza Simon Bolivar pensò che l’unica via percorribile fosse quella di creare uno stato grande e forte da opporre alle spinte imperialiste. Partendo dall’isola di Margarita egli riuscì nel giro di tre anni a liberare parte di quello che sulla carta doveva essere il nuovo stato sovrano e il resto riuscì a liberarlo negli anni successivi, tanto che nel 1821 si poté procedere all’effettiva nascita tramite costituzione. Per capitale venne scelta Bogotà e come presidente fu nominato Simon Bolivar.

Fu un’esperienza di breve durata quella della Grande Colombia, perché una volta sconfitto il comune nemico iniziarono a farsi strada le spinte federaliste all’interno dello stato. La Grande Colombia contribuì anche alla liberazione del Perù e della Bolivia, ma questi due paesi decisero di non aderire al grande stato sudamericano sognato da Bolivar. Questi demoralizzato nel 1830 si dimise dalla carica di presidente e la sua creazione non durò neppure un anno senza la sua guida. Nel 1831 nacquero così il Venezuela e l’Ecuador, come stato unitario rimase la Repubblica della Nuova Granada comprendente Colombia e Panama (che sarebbe diventata indipendente solo nel 1903).

Storia: Bolivia, qualche cenno interessante

Solo due paesi del Sud America non hanno uno sbocco sul mare, due paesi che in passato hanno combattuto una sanguinosa guerra per il controllo di una fascia di terra praticamente disabitata dove si pensava ci fosse il petrolio (che in realtà non c’era), queste nazioni sono il Paraguay e la Bolivia. Oggi ci occupiamo di chi perse quella guerra, che per chi non lo sapesse è la guerra del Chaco combattuta tra il 1932 e il 1935, ossia della Bolivia. In realtà la Bolivia in origine aveva uno sbocco sul mare abbastanza ampio nella regione della città di Antofagasta, persa però nel 1884 in seguito alla guerra del Pacifico combattuta a fianco del Perù contro il Cile, con la vittoria di quest’ultimo entrambe le rivali persero territori in riva al mare, per la Bolivia si trattò dell’isolamento totale dal commercio marittimo. I rapporti col Perù però sono da sempre buoni e il governo di Lima nel 2010 ha concesso ai suoi vicini il porto di Ilo (nel sud del paese) ad uso commerciale per 99 anni.

La Paz – Plaza Murillo

Come è facile intuire la Bolivia deve il suo nome a suo “liberatore” Simon Bolivar, attivissimo nei primi anni del ‘800 nel contrastare la dominazione spagnola nel continente sudamericano. La formale indipendenza arriva nel 1825 e nei successivi centodieci anni la Bolivia perse via via molti dei territori che la componevano inizialmente, sia a causa delle guerre (Cile e Paraguay) sia per semplici vendite di territorio (principalmente in favore di Perù, Argentina e Brasile). Come tutto il continente latino in origine era abitata dagli Indios e la Bolivia fu spesso teatro di sanguinosi scontri e rivolte, quasi a rappresentare lo zoccolo duro della resistenza autoctona contro gli Europei. Famosissima fu la sfortunata rivolta capeggiata da Tupac Amaru II (discendente dell’antico re Inca) in seguito alla quale egli venne ucciso per squartamento.

La Bolivia è stata teatro di diversi colpi di stato militari, così come tutti i paesi vicini, nella seconda metà del ‘900 ed è stata governata dalla dittatura sino al 1982. Sul suo territorio venne giustiziato Che Guevara da un commando della CIA nel 1967, il guerrigliero argentino non aveva fatto i conti con la diffidenza di un popolo molto isolato come quello boliviano, un popolo che per molto tempo ha visto i suoi guerriglieri più come degli invasori che come un aiuto, tanto che sino al 2006 non ci sono quasi mai stata pubbliche cerimonie in sua memoria nel piccolo villaggio in cui venne ucciso (La Higuera).

Al di là di questi semplici cenni storici stiamo parlando di un paese bellissimo che al suo interno racchiude paesaggi e terre diversissime tra loro. Si pensi ad esempio al grande lago Titicaca diviso a metà col Perù ed alla maestosità delle montagne andine, si pensi all’enorme deserto salato del Salar de Uyuni… ma anche alle foreste tropicali ai confini col Brasile e alla grande foresta tropicale secca nel Chaco. Sicuramente un paese in cui non mancano le bellezze architettoniche tipiche delle città coloniali spagnole ammirabili a La Paz e Sucre, ma anche a Cochabamba e Santa Cruz. In Bolivia convivono più di quaranta etnie diverse, alcune delle quali molto isolate.