Il Grimorio di Odenwald #31

Elevandosi laddove nessun altro può elevarsi, lasciando il proprio spirito libero nelle spire del vento. Ondeggia placidamente nel triste canto di questo mondo morente, sognando dell’antichità e dei popoli che furono. Sogna piccolo angelo lontano.

Giacché tu mai sarai, se non nei pensieri di chi ti ha sognato, di chi ti ha sperato, di chi ti ha desiderato. Sparito all’improvviso come un’ombra sulla sabbia a mezzogiorno. Un ricordo flebile di ciò che poteva essere. Un pensiero fisso e silenzioso, lancinante e straziante

Si muore un poco a poco, distesi sotto a questo albero sperando di trasformare il proprio corpo in nutrimento, la propria manchevolezza in forza, la propria disperazione in elevazione. Puntando al cielo… guardando qualcuno che ci guarda. 

Sturm und Drang: Le ore dei morti

Tic tic tic… tic

Tic… sono le 3 e stai dormendo, sono le tre e stai… tic… tic… sto dormendo? Sto sognando?

Tic… sono sveglio e guardo il soffitto… tic… tic… è l’insonnia!

Tic tic… sono le 4 e ancora respiri, in silenzio, con vergogna e parsimonia… tic… respiri.

Tic tic tic… hai sognato? Hai accarezzato un sogno? Tic… 4 e 30 minuti, nell’oblio del tic…

Tic tic… perché questo orologio non fa tac e toc? Domande… tic…

Sono le 5, tic… non dormirai mai più… tic tic tic… a che serve dormire quando non si è vivi? 

Tic… tic… tic… luce dalle finestre. L’alba non ti porterà risposte. Tic…

Dicevi che ti saresti riposato da morto, ora sai che non è così.

Sturm und Drang: Marcovaldo

Ci sono quelle giornate in cui, osservando la pazzia del mondo, mi domando cosa farebbe Marcovaldo in mezzo a questo improbabile susseguirsi di eventi.

Un tempo leggendo Marcovaldo lo consideravo un buffo omino al di fuori del mondo, qualcuno di lontano, appartenente ad un’Italia che sentivo lontana. Ad un mondo che sentivo lontano.

Ora so che era il mondo ad essere lontano da Marcovaldo, come da tutti noi.

Siamo tutti dipendenti della Sbav, i più fortunati ne sono felici e contenti… i più non potrebbero chiedere di meglio.

Io continuo a guardare il mondo con aria malinconica, come faceva Marcovaldo, con la consapevolezza che la verità sia altrove… lontano da qui.

La verità è lontana da tutti voi.

La verità non appartiene mai agli schiavi.

Pensieri della sera #9

Io non voglio essere un prodotto della mia città , voglio che la mia città sia un mio prodotto. Anni fa avevamo la squadra; era solo un modo per dire che eravamo uniti.

I regaz erano autentici facinorosi, dei veri emiliani, e dominavano la loro fetta di città. A quei tempi uno come noi non trovava un cazzo di lavoro, eppure vent’anni fa abbiamo avuto il Sindaco, che riposi in pace.

E’questo che i rossi non capiscono; se c’è una cosa che non mi va degli amici compagni è proprio questa; nessuno ti regala niente, te la devi prendere.

(The Departed – Bologna Edition)

Pensieri della sera #8

Non discutere col feudatario, poiché la sua mente non comprende i rovesci di una vita normale. Egli vede il mondo dall’altezzosa prospettiva del suo castello, dove tutto gli è concesso con un battito di mani. Egli non conosce leggi che non siano le sue. Classista!

Non discutere col folle, poiché la sua mente è un turbine di idee linearmente confuse che non può essere arrestato. Non ti ascolterà, non ti farà parlare, non ti comprenderà. Ed è giusto che sia così, dal momento che la sua mente non può che essere tutta presa dal proprio, sterile, moto ondoso. Vanità!

Non discutere con chi ti dileggia, con chi ti disprezza, con chi gioca a farti sentire inferiore, con chi vuole abbassarti l’autostima, con chi si sente eternamente migliore, con chi giudica senza permetterti di giudicare a tua volta, con chi amministra giustizia senza averne il senso, con chi riduce il tuo valore allo 0 per sentirsi grande dall’alto del suo 1. Spreco!

Sturm und Drang: Badanti e immobili

Ci sono luoghi ricorrenti nei sogni, posti riconoscibili da alcuni dettagli oppure che ci danno la piena consapevolezza di starci in mezzo. Io ho una città, una città senza un nome, enorme, con tanti quartieri diversi e tanti luoghi diversi. Assomiglia a tante città tutte insieme: ci sono luoghi di Bologna, di Roma, di Praga, di Milano, di Torino, ecc… e poi tanti altri sconosciuti, ma presenti nella mia mente. Non ha un nome ed è catalogata semplicemente come “la città”. L’aspetto curioso di questa città è la sua collocazione geografica, infatti è vicina al mare, alle montagne, alla pianura, ai boschi, alla campagna… oh, non manca nulla.

In questa città si trova un simpatico quartiere in stile liberty. E’ composto sia da palazzine che da piccole villette, i vialetti sono tutti belli alberati e spaziosi, ma soprattutto non ci sono quasi mai delle macchine in giro. Un vero paradiso. Ma chi ci abita? Ricconi? Artisti fantasiosi? Nononononono… solo anziani. Un intero quartiere abitato solo da pensionati, la maggior parte dei quali accompagnati da badanti provenienti dall’Est Europa.

Ed è così che tutto comincia: dalle badanti. Mi trovo ad un incrocio proprio nel mezzo del quartiere. Sono al telefono con una badante che mi dice di aver trovato la persona che stavo cercando da tanto tempo (?) e mi invita a recarmi il prima possibile nella casa dove presta servizio. Nel corso di questa telefonata intuisco che sono a capo di una società che ha il compito di trovare badanti agli anziani, una sorta di società di intermediazione. Chiudo la telefonata e mi metto in marcia. E qui comincio a scoprire altri dettagli: non intermedio solo in badanti, ma anche in immobili. Sono una specie di doppio agente dal fare ambiguo. L’equazione diventa molto semplice: anziano con casa che necessita di badante, io gliela procuro, quando lui morirà lei mi avvertirà ed io intermedierò la vendita della casa ad un altro anziano. Un circolo perfetto ed infinito… un piano diabolico. Ma una cosa resta oscura: perché sto cercando quell’anziano in particolare?

Arrivo a destinazione e la badante (una signora Ucraina con cui effettivamente ho avuto a che fare in passato) mi accoglie tutta circospetta, come se temesse di essere spiata da qualcuno. Mi fa accomodare in cucina e mi spiega che nella casa accanto a quella abita l’uomo che stavo cercando. Ma c’è qualcosa di ancora più sensazionale: da quella cucina esiste una piccola porta nascosta che porta in casa di quell’anziano! Senza pensarci due volte vi entro e come se nulla fosse mi metto a cercare l’anziano insieme alla badante. Lo troviamo. E qui il mistero si infittisce perché non ci rivolgiamo una parola per tantissimi minuti, io mi limito a girare per la sua casa cercando di cogliere dei particolari importanti: sto cercando qualcosa, ma non so bene neanche io cosa. Poi improvvisamente mi accorgo che l’anziano guarda con insistenza al di fuori della finestra, sta fissando un punto del giardino in particolare. Capisco che è una siepe vicino al cancello d’entrata del palazzo, ma faccio finta di nulla per non allarmarlo. Faccio un cenno alla badante e ce ne usciamo dalla porta d’ingresso della casa, non usiamo più quella segreta nella cucina.

Mi reco con decisione nel cortile! Vado nel punto che osservava l’anziano e mi sento vicino alla meta.

So che lui mi sta guardando dalla finestra. Ma non mi interessa.

Allungo la mano sotto il cespuglio ed ecco che lo trovo.

Un accendino.

Ora guardo l’anziano con la coda dell’occhio: è rassegnato. Prendo una sigaretta da un pacchetto che ho nella giacca e l’accendo usando quell’accendino. Apro il cancello e me ne vado via. Ho trovato quello che stavo cercando.