Storia: Papua Nuova Guinea, qualche cenno interessante

La Papua Nuova Guinea è uno stato dell’Oceania secondo per grandezza solo all’Australia ed occupa una buona metà dell’isola di Nuova Guinea, mentre l’altra metà appartiene all’Indonesia. Guinea è un nome che formalmente richiama l’Africa dove vi sono ben tre stati con questo nome (Guinea, Guinea Equatoriale e Guinea Bissau), questo perché il primo europeo a mettervi piede scambiò la popolazione locale per la stessa presente nelle zone appena citate del continente nero, la popolazione locale in questione sono i Papua. In realtà oltre a questa grande porzione di isola lo stato si estende anche su un numero molto vasto di isole di quella che è conosciuta col nome di Papuasia, tra il mare di Bismarck e il mar dei Coralli.

Soldati Tedeschi in Nuova Guinea

Mare di Bismarck? In effetti nel 1884 il territorio principale dell’attuale nazione entrò sotto il diretto controllo dell’Impero Tedesco che ne sfruttò la grande produzione di olio di cocco. Fu un dominio abbastanza breve poiché allo scoppio della Grande Guerra i possedimenti furono conquistati dagli Australiani che li controllarono dal 1914 al 1921.

E’ un paese abbastanza sfortunato sotto molti punti di vista, ha una forte instabilità politica, ha un forte indice di analfabetismo (vicino al 45%), l’economia è altamente vulnerabile e questo a portato il paese ad essere gestito più dalle multinazionali che dai politici locali. Cosa produce di tanto interessante? Beh, tralasciando il caffè e il famoso olio di cocco che tanto interessava i Tedeschi possiamo constatare che le risorse principali sono di tipo minerario: oro e rame.

Panorama di Port Moresby

Per molti aspetti economici e di aiuti umanitari dipende dall’Australia, anche se si è resa indipendente del tutto dal 1972, ma una serie di colpi di stato, cadute di governi troppo deboli, crisi economiche ed epidemie ne hanno minato l’autosufficienza. Basti pensare che è il paese della zona pacifica (Oceania e Sud Est Asiatico) con la maggiore incidenza di AIDS, per non parlare della mortalità infantile che è oltre il 50%, dati quasi imparagonabili coi paesi vicini e molto simili a paesi come la Bolivia ed il Sudafrica.

Detto questo, si tratta comunque di una terra ancora incontaminata e sicuramente molto bella da vedere, forse uno dei pochi posti al mondo dove il tempo è ancora fermo a qualche secolo fa, nel bene e nel male.

Sehnsucht: Il Capo di Buona Speranza

In tutti i continenti esistono luoghi in grado di esemplificare, maggiormente di altri, la storia dell’intero continente di appartenenza, si tratta di luoghi dove la storia ha lasciato un segno indelebile, scritto e riscritto più volte. Se pensiamo al continente africano uno di questi luoghi non può che essere il Capo di Buona Speranza. Si tratta dell’estremità meridionale della penisola del Capo, nell’odierno Sudafrica, ma non è, come molti erroneamente credono, il punto più a sud dell’Africa (il quale è Capo Agulhas). E’ comunque il punto di incontro delle acque dell’Oceano Atlantico con quelle dell’Oceano Indiano e per questo motivo è una zona molto difficile in cui navigare. La zona era già popolata nel 200.000 a.C. e più popolazioni africane la occuparono prima dell’arrivo degli Europei, come ad esempio i Khoikhoi e i San che si unirono poi dando origine ai Khoisan. Pare che vi siano giunti anche i Fenici, ma non è ancora certo al 100%.

Quel che è certo è che ad un certo punto vi arrivarono gli Europei. I primi furono i Portoghesi, pionieri dei mari nel tentativo di cercare vie sempre più rapide per le Indie, nel 1487 con Bartolomeu Dias, il quale venne travolto da delle tempeste mentre passava da lì e per questo chiamò il luogo Cabo das Tormentas (Capo delle Tempeste). Il nome attuale si deve al re Giovanni II del Portogallo che voleva trasmettere la positività legata alle prospettive commerciali che nascevano dalla sua scoperta. Il primo a doppiare il Capo e a giungere fino alle Indie fu Vasco da Gama nel 1497. I Portoghesi non costruirono mai degli insediamenti nella zona perché consideravano queste acque troppo pericolose, si spinsero dunque in Mozambico per creare gli scali marittimi. Furono invece gli Olandesi i primi ad insediarsi qui, creando un primo scalo nel 1652… Kaapstad fu il primo nucleo della moderna Città del Capo. Nel 1687 il governo Olandese mandò nella Colonia, dove nel frattempo si era stabilita una pacifica convivenza con gli autoctoni, un gruppo di rifugiati Ugonotti della Francia, questi coloni vennero chiamati Boeri.

L’Olanda nel corso dei secoli divenne sempre meno competitiva sui mari e l’Inghilterra cominciò ad interessarsi alla zona del Capo. Nel 1814 la colonia venne ceduta a titolo definitivo alla corona britannica, nasceva la Colonia del Capo (Cape Colony). L’amministrazione britannica si trovò da subito in contrasto con i Boeri, soprattutto a causa dell’eliminazione della schiavitù dalla colonia. Gli Inglesi attuarono una politica molto più invasiva ed aggressiva verso le tribù locali, principalmente per prendere possesso dei pascoli migliori e soprattutto per controllare le miniere d’oro e di diamanti. Numerose furono le guerre contro i popoli Xhosa e Zulu. Famoso Primo Ministro della Colonia del Capo (dal 1890 al 1896) fu il magnate dell’estrazione mineraria Cecil Rhodes. Una volta unificato il Sudafrica in mano britannica, dopo le guerre contro i boeri, la zona ebbe sempre un’importanza fondamentale nella vita politica della colonia.

In questo ambito si ebbero i primi fenomeni di segregazione razziale nel 1901, a seguito di un’epidemia di peste bubbonica che aveva colpito la popolazione nera della zona del Capo, da qui nacquero i quartieri neri di Cape Flats, ancora oggi esistenti. Dal 1948 l’Apartheid venne istituito formalmente, dando un seguito legale ai fenomeni di segregazione, a cominciare proprio da Città del Capo. Anche per questo motivo Nelson Mandela nel 1990, poche ore dopo essere stato rilasciato di prigione fece il suo primo discorso pubblico dalla balconata del Municipio di Città del Capo, annunciando l’inizio di una nuova era per il Sudafrica.

Si apriva così una nuova era per il Capo di Buona Speranza. Finiva il dominio dei bianchi sui neri, ma cominciava di pari passo lo scontro tra le diverse etnie nere del paese, fenomeno comune a tanti stati dell’Africa post coloniale.