Sehnsucht: Laguna di Guatavita

A volte la storia dell’umanità ha visto intere epopee prendere vita attorno all’errata comprensione di alcuni semplici fatti… uno dei casi più eclatanti è sicuramente la storia di El Dorado. Un’antica civiltà precolombiana nota come Muisca viveva nell’odierna Colombia ed uno dei loro più importanti insediamenti era nei pressi della Laguna di Guativita, un lago di montagna, di possibile origine meteoritica, posto a circa 60 Km da Bogotà. Il lago era uno dei vari laghi sacri dei Muisca, tanto che ancora oggi è una riserva naturale ad accesso estremamente limitato. Pare che in questo lago si tenesse un rituale legato al culto del Sole molto particolare: il sovrano locale (Zipa) si si cospargeva la pelle di resina e polvere d’oro e si inoltrava fino al centro del lago con una zattera da dove si tuffava, effettuando delle abluzioni togliendosi la polvere d’oro di dosso. In seguito i fedeli gettavano nel lago altre offerte rituali, come ciondoli e monili preziosi. L’oro che i Muisca utilizzavano per il rituale non era di loro produzione bensì era il ricavato degli scambi che facevano con altre popolazioni dell’attuale Ecuador… alla base degli scambi c’erano gli smeraldi, di cui i Muisca possedevano l’unico giacimento di tutte le Americhe. 

I Conquistadores giunti nel Nuovo Mondo cominciarono ad apprendere molte dicerie e leggende dai nativi che abitavano sulle coste del Sud America. Tra queste quella appunto di El indio Dorado, abbreviato poi in El Dorado, che altri non era se non lo Zipa dei Muisca nel suo rituale per il culto del Sole. Nella conquista dell’entroterra i Conquistadores arrivarono prima in Ecuador e quando trovarono abbondanza di smeraldi presso la popolazione chiamarono quella zona Esmeraldas (ma gli smeraldi abbiamo visto che venivano dalla Colombia)… trovando poi la civiltà Muisca e sterminandola si accaparrarono grandi ricchezze, ma non vennero a capo del mistero della provenienza dell’oro di El indio Dorado… che era con tutta probabilità proprio Esmeraldas! Questa incomprensione fece si che nei secoli successivi diverse spedizioni si lanciassero nell’entroterra amazzonico ed andino alla ricerca del punto di provenienza dell’oro dei Muisca.

Quindi El Dorado doveva essere Esmeraldas e viceversa…

Nel corso dei secoli ci furono diversi tentativi di recupero delle ricchezze presenti in fondo al lago ed in effetti furono rinvenuti diversi oggetti d’oro e d’argento. Partiamo da un dato oggettivo: nel punto maggiore il lago è profondo 125 metri.

Il primo tentativo si fece nel 1545, con un fallito tentativo di prosciugamento del lago ad opera di Hernán Perez de Quesada e Lázaro Fonte… in quel casi la tecnica usata era quella tecnica della catena umana dotata di recipienti, passati di mano in mano asportando piccole quantità d’acqua, costantemente e per un lungo periodo di tempo (3 mesi per abbassare il livello di 3 metri… una vera follia). Nel 1580 Antonio de Sepúlveda tentò di svuotare il lago mediante una serie di canali, ma dei tremendi incidenti bloccarono i lavori poco dopo l’abbassamento di 20 metri del livello, in ogni caso si recuperarono oggetti di valore triplo rispetto a quelli del precedente tentativo. Nel 1898 fu la volta di una società britannica che provò a raggiungere il centro del lago scavando un tunnel di scolo sotterraneo, un’opera di alta ingegneria che permise di prosciugare quasi completamente il lago, il fango rimasto sul fondo però si solidificò presto rendendo praticamente impossibile il recupero dei reperti. I pochi preziosi vennero poi messi all’asta dalla Sotheby’s a Londra.

La laguna di Guatavita è sicuramente un luogo da visitare e sul quale mettersi a meditare circa l’immensa stupidità del genere umano…

Storia: Papua Nuova Guinea, qualche cenno interessante

La Papua Nuova Guinea è uno stato dell’Oceania secondo per grandezza solo all’Australia ed occupa una buona metà dell’isola di Nuova Guinea, mentre l’altra metà appartiene all’Indonesia. Guinea è un nome che formalmente richiama l’Africa dove vi sono ben tre stati con questo nome (Guinea, Guinea Equatoriale e Guinea Bissau), questo perché il primo europeo a mettervi piede scambiò la popolazione locale per la stessa presente nelle zone appena citate del continente nero, la popolazione locale in questione sono i Papua. In realtà oltre a questa grande porzione di isola lo stato si estende anche su un numero molto vasto di isole di quella che è conosciuta col nome di Papuasia, tra il mare di Bismarck e il mar dei Coralli.

Soldati Tedeschi in Nuova Guinea

Mare di Bismarck? In effetti nel 1884 il territorio principale dell’attuale nazione entrò sotto il diretto controllo dell’Impero Tedesco che ne sfruttò la grande produzione di olio di cocco. Fu un dominio abbastanza breve poiché allo scoppio della Grande Guerra i possedimenti furono conquistati dagli Australiani che li controllarono dal 1914 al 1921.

E’ un paese abbastanza sfortunato sotto molti punti di vista, ha una forte instabilità politica, ha un forte indice di analfabetismo (vicino al 45%), l’economia è altamente vulnerabile e questo a portato il paese ad essere gestito più dalle multinazionali che dai politici locali. Cosa produce di tanto interessante? Beh, tralasciando il caffè e il famoso olio di cocco che tanto interessava i Tedeschi possiamo constatare che le risorse principali sono di tipo minerario: oro e rame.

Panorama di Port Moresby

Per molti aspetti economici e di aiuti umanitari dipende dall’Australia, anche se si è resa indipendente del tutto dal 1972, ma una serie di colpi di stato, cadute di governi troppo deboli, crisi economiche ed epidemie ne hanno minato l’autosufficienza. Basti pensare che è il paese della zona pacifica (Oceania e Sud Est Asiatico) con la maggiore incidenza di AIDS, per non parlare della mortalità infantile che è oltre il 50%, dati quasi imparagonabili coi paesi vicini e molto simili a paesi come la Bolivia ed il Sudafrica.

Detto questo, si tratta comunque di una terra ancora incontaminata e sicuramente molto bella da vedere, forse uno dei pochi posti al mondo dove il tempo è ancora fermo a qualche secolo fa, nel bene e nel male.

Sehnsucht: Il Capo di Buona Speranza

In tutti i continenti esistono luoghi in grado di esemplificare, maggiormente di altri, la storia dell’intero continente di appartenenza, si tratta di luoghi dove la storia ha lasciato un segno indelebile, scritto e riscritto più volte. Se pensiamo al continente africano uno di questi luoghi non può che essere il Capo di Buona Speranza. Si tratta dell’estremità meridionale della penisola del Capo, nell’odierno Sudafrica, ma non è, come molti erroneamente credono, il punto più a sud dell’Africa (il quale è Capo Agulhas). E’ comunque il punto di incontro delle acque dell’Oceano Atlantico con quelle dell’Oceano Indiano e per questo motivo è una zona molto difficile in cui navigare. La zona era già popolata nel 200.000 a.C. e più popolazioni africane la occuparono prima dell’arrivo degli Europei, come ad esempio i Khoikhoi e i San che si unirono poi dando origine ai Khoisan. Pare che vi siano giunti anche i Fenici, ma non è ancora certo al 100%.

Quel che è certo è che ad un certo punto vi arrivarono gli Europei. I primi furono i Portoghesi, pionieri dei mari nel tentativo di cercare vie sempre più rapide per le Indie, nel 1487 con Bartolomeu Dias, il quale venne travolto da delle tempeste mentre passava da lì e per questo chiamò il luogo Cabo das Tormentas (Capo delle Tempeste). Il nome attuale si deve al re Giovanni II del Portogallo che voleva trasmettere la positività legata alle prospettive commerciali che nascevano dalla sua scoperta. Il primo a doppiare il Capo e a giungere fino alle Indie fu Vasco da Gama nel 1497. I Portoghesi non costruirono mai degli insediamenti nella zona perché consideravano queste acque troppo pericolose, si spinsero dunque in Mozambico per creare gli scali marittimi. Furono invece gli Olandesi i primi ad insediarsi qui, creando un primo scalo nel 1652… Kaapstad fu il primo nucleo della moderna Città del Capo. Nel 1687 il governo Olandese mandò nella Colonia, dove nel frattempo si era stabilita una pacifica convivenza con gli autoctoni, un gruppo di rifugiati Ugonotti della Francia, questi coloni vennero chiamati Boeri.

L’Olanda nel corso dei secoli divenne sempre meno competitiva sui mari e l’Inghilterra cominciò ad interessarsi alla zona del Capo. Nel 1814 la colonia venne ceduta a titolo definitivo alla corona britannica, nasceva la Colonia del Capo (Cape Colony). L’amministrazione britannica si trovò da subito in contrasto con i Boeri, soprattutto a causa dell’eliminazione della schiavitù dalla colonia. Gli Inglesi attuarono una politica molto più invasiva ed aggressiva verso le tribù locali, principalmente per prendere possesso dei pascoli migliori e soprattutto per controllare le miniere d’oro e di diamanti. Numerose furono le guerre contro i popoli Xhosa e Zulu. Famoso Primo Ministro della Colonia del Capo (dal 1890 al 1896) fu il magnate dell’estrazione mineraria Cecil Rhodes. Una volta unificato il Sudafrica in mano britannica, dopo le guerre contro i boeri, la zona ebbe sempre un’importanza fondamentale nella vita politica della colonia.

In questo ambito si ebbero i primi fenomeni di segregazione razziale nel 1901, a seguito di un’epidemia di peste bubbonica che aveva colpito la popolazione nera della zona del Capo, da qui nacquero i quartieri neri di Cape Flats, ancora oggi esistenti. Dal 1948 l’Apartheid venne istituito formalmente, dando un seguito legale ai fenomeni di segregazione, a cominciare proprio da Città del Capo. Anche per questo motivo Nelson Mandela nel 1990, poche ore dopo essere stato rilasciato di prigione fece il suo primo discorso pubblico dalla balconata del Municipio di Città del Capo, annunciando l’inizio di una nuova era per il Sudafrica.

Si apriva così una nuova era per il Capo di Buona Speranza. Finiva il dominio dei bianchi sui neri, ma cominciava di pari passo lo scontro tra le diverse etnie nere del paese, fenomeno comune a tanti stati dell’Africa post coloniale.