Prossima Fermata: Trento

Il mio primo incontro con Trento avvenne nel lontano 1992 in una giornata particolarmente spettrale, il tempo era pessimo, il cielo era a tratti nero a tratti grigio e minacciava pioggia, chiudevano in bellezza una serie di fulmini che continuavano a cadere sulla Paganella e sulle altre montagne: non era proprio la giornata adatta ad una gita di piacere. In realtà mi trovavo lì perché stavo partecipando ad una gita di due giorni coi miei nonni paterni e altre famiglie della loro parrocchia, per me era una consuetudine in quegli anni aggregarmi a queste gite in giro per l’Italia, erano i primi veri passi che muovevo ad di fuori di Bologna senza la presenza dei genitori.

L’impatto spettrale con Trento mi è rimasto marchiato nella mente come se si trattasse di una cartolina, ancora oggi quando penso a quella città ho in mente la prima cosa che colpì la mia ingenua curiosità: il Mausoleo di Cesare Battisti sul Doss Trento (in origine Monte Verruca). Premesso che allora non sapevo neppure chi fosse Cesare Battisti, quello che mi colpì fu la struttura neoclassica del monumento perché a guardarlo così, sotto la luce di quella mattinata, riusciva a trasportarti in un epoca lontana e sostanzialmente indefinita; ero arrivato a Trento nel 1992 e mi ritrovavo a Trento in centinaia di anni diversi raccolti tutti negli stessi istanti.

Il Mausoleo di Cesare Battisti

La visita della città non prevedeva per noi la visita del Doss Trento, ma solo quella della parte “bassa”, dove non mancavano di certo i monumenti e le cose caratteristiche da vedere, ma per quella giornata la mia fantasia era stata già fatta totalmente prigioniera dal Mausoleo e dal cielo minaccioso. Ricordo però che rimasi stupito nel vedere la Fontana del Nettuno nella Piazza del Duomo e dall’alto dei miei nove anni mi arrabbiai non poco pensando che i Tridentini avessero rubato alla mia città l’idea di una statua dedicata al dio del mare (ad onor del vero la fontana di Bologna è del 1565 e quella di Trento è del 1769). Il Castello del Buonconsiglio imparai ad apprezzarlo solo molti anni dopo tornando a Trento in giornate decisamente solari.

Come città ha il grande pregio di essere costruita a misura d’uomo, non presenta una popolazione eccessiva e non ha richiesto una urbanizzazione folle, questo rende ancora più armoniosa la sua vista dall’alto: guardare Trento appoggiata all’Adige fa pensare ad un bambino appoggiato al seno della madre.

Curiosità frivola: Trento è gemellata con la città di Praga.

Curiosità storica: Trento ospitò il famoso Concilio tra il 1545 e il 1563, quello che diede alla luce la Controriforma in reazione alle dottrine della Riforma protestante.

Sturm und Drang: Ricordi di vacanze passate

Se nella mente troviamo il luogo “città”, che avvertiamo come la nostra casa all’interno del mondo dei sogni, è altrettanto facile che ci siano dei luoghi di “vacanza”… posti dove nel passato siamo stati e che nel nostro immaginario simboleggiano uno stato di rilassamento psico-fisico. Un sogno in questo contesto non è necessariamente bello o riposante, ma il luogo ci fa percepire nettamente che non siamo lì né per studiare né per lavorare: siamo lì in vacanza. Nella mia mente questo luogo ha caratteristiche ben definite e non cambia mai nel corso dei sogni, rimanda decisamente ai luoghi estivi della mia infanzia ed è identificabile con la costa romagnola (ma non solo in realtà). La geografia di questo posto è ben delineata. C’è una grande città di mare che si sviluppa lungo due strade parallele: una verso le spiagge l’altra verso l’entroterra. In mezzo ci sono palazzi di modeste dimensioni con alberghi, negozi, sale giochi, bar, ristoranti e pub… insomma la classica località balneare. Nella zona nord della città ci sono le attività maggiori e vi trovo sempre il maggior traffico e molta ressa. Man mano che si va verso sud le strade si svuotano, i colori cambiano e tutto diventa più primitivo e incontaminato. I colori diventano più scuri, talvolta tendenti al blu e al viola. Tra nord e sud cambia anche la spiaggia. Dove c’è la moltitudine la spiaggia è una lunga distesa dritta di bagni organizzati, mentre verso sud si trovano le spiagge libere e un bel promontorio roccioso dove generalmente il mare è in tempesta. Da questa città parte uno stradone sopraelevato enorme percorrendo il quale è possibile giungere in pochissimi minuti in luoghi remoti: un’altra città di vacanze molto più a sud (forse un ricordo di vacanze ad Alba Adriatica) e ancora oltre un posto identificato con la punta estrema della nazione, una città in fondo all’Italia, tutta arroccata su una collina e dalle strutture antiche e suggestive… nella mia mente so che è in Puglia, ma so anche che nella realtà non ci sono mai stato in Puglia!

Mi capita spesso di sognare questi posti, anche questa notte per esempio. Il copione è spesso simile, quasi ripetitivo, come se la mia mente non riuscisse ad uscire da uno schema che mi risulta incontrollabile. Sono lì. In un albergo. Sempre lo stesso albergo. Lo stesso albergo della mia infanzia e della mia adolescenza. Sono sempre lì quando mi sveglio nel sogno. Cambiano solo i miei compagni di viaggio. A volte amici, a volte i nonni e  a volte delle donne.

A volte da solo.

L’atmosfera è sempre vagamente cupa, ma in realtà sono sereno. Eppure ho sempre la consapevolezza di dover partire in breve tempo… so sempre che dovrò restare lì solo pochi altri giorni, forse addirittura uno solo. Il tempo atmosferico è sempre nuvoloso e quindi non mi permette di andare in spiaggia da bagnante, ci devo andare quasi sempre vestito. Amo passeggiare verso quel promontorio bluastro e violaceo. C’è qualcosa che mi attira in quel freddo angolo di mondo. A volte trovo qualche ramo portato lì dalla marea e me ne rallegro… lo osservo come una reliquia preziosa.

La maggior parte del tempo giro da solo. Le mie interazioni sociali avvengono quasi unicamente in albergo. Le dimensioni dell’albergo cambiano ogni volta e ad ogni porta che apro il mondo si dilata o si restringe per magia. Ci sono poteri all’opera tra quelle mura e non riesco quasi mai a trovare la giusta via se non per sbaglio. Vivo strane avventure tra immensi saloni e grandi ascensori, enormi corridoi che portano a stanze minuscole. E poi persone… persone del passato, volti un tempo familiari che oggi sono dispersi chissà dove.

A fare da guardiani in questo mondo ci sono i miei nonni paterni. Il nonno in genere dà la cadenza al tempo: in un qualche modo mi comunica sempre la data della nostra prossima partenza in modo che io mi possa regolare. La nonno invece spesso mi assegna dei compiti strampalati che spesso e volentieri mi fanno girare a vuoto per ore nell’albergo.

Piove.

Il temporale è sempre un presagio strano. Mi chiama verso il mare come il canto di una sirena. Qualcosa non va, ma come sempre lo devo andare a vedere coi miei occhi. Arrivo sempre puntualmente sulla spiaggia e là trovo sempre tanti altri curiosi. Il mare diventa sempre più mosso e le sue acque diventano di un grigio inquietante. So esattamente cosa sta per succedere. Lo so sempre. Ed ecco che il mare impazzisce del tutto! A volte le acque cominciano ad invadere lentamente la città, innalzandosi sino a mezzo metro e senza fare troppi danni… una sorta di acqua alta a Venezia. Altre volte invece si sente un rombo assordante e il mare si ritrae in pochi istanti per decine e decine di chilometri… in un attimo. E poi una onda enorme comincia la sua corsa verso la spiaggia.

Resto sempre immobile, tra il terrorizzato e l’affascinato. Poi però succede sempre qualcosa. Ci sono volte in cui l’onda anomala pian piano perde forza e dimensione sino a far tornare le acque normali. Ci sono volte in cui il muro d’acqua invece diventa sempre più alto e poi… a pochi metri dalla spiaggia… l’acqua salta in alto e supera la città di un balzo cadendo poi a centinaia di chilometri di distanza. Tutto torna normale, ma con la consapevolezza che nell’entroterra è successo un disastro… forse a casa.

 

FOLLIA ?