Sturm und Drang: Giornata al parco

Come in ogni città che si rispetti anche nella mia città onirica esiste un grande parco, un enorme polmone verde a ridosso della città. Nei miei sogni esso ha sempre una indefinita collocazione a sud-ovest, forse a simboleggiare un parco abbastanza grande a Casalecchio di Reno, subito fuori da Bologna. Nei miei sogni esso è un luogo molto importante per la città e lo si può raggiungere con ogni mezzo di locomozione… treno? tram? bus? bicicletta? piedi? auto? non fa differenza.

E’ esattamente lì che decido di recarmi in un bel mattino di primavera con il nobile scopo di dedicarmi alla lettura. Per l’occorrenza porto con me un quotidiano, alcuni libri di psicoanalisi e il mio libro di letteratura italiana delle medie. Arrivo a piedi in al parco e comincio ad inoltrarmi sempre più nel profondo della tranquillità verdeggiante, mi fermo infine vicino ad una serie di campi da tennis dove si tengono gli allenamenti di giovani promesse (o presunte tali) della racchetta. L’insegnate di questi ragazzi è una vecchia megera rinsecchita dai capelli ricci rossi e non sembra gradire la mia presenza intorno al campo, dopo alcuni battibecchi decido quindi di allontanarmi dai campi da tennis. Nel mio peregrinare incontro un mio amico (tale Fabio) che mi invita a lasciare il parco per tornare verso la città a bere un qualcosa di fresco, forse una birra. Accetto l’invito e mi incammino con lui. Arriviamo così sino ad uno strano ponte d’acciaio dall’aria fredda e tetra. A metà ponte mi accorgo di una cosa: non ho più i libri con me!

Saluto il mio amico e mi affretto verso il parco… e nel mentre cerco anche di ricordarmi dove ho infilato quei libri. Già… dove? Per scendere più velocemente prendo un trenino a vapore che casualmente ha la sua fermata poco distante dal ponte. Appena salgo non posso non notare una ragazzina che mi sembra di conoscere, però lì mi appare molto giovane, mentre io sono quasi certo di conoscerla come una mia coetanea. Mi avvicino e le rivolgo qualche domanda, cercando di non sembrare assolutamente un pervertito che ci vuole provare con una ragazzina. Questa molto tranquillamente mi dice solo che sa dove ho lasciato i miei libri e che mi aiuterà a ritrovarli dal momento che non ci vorrà molto. Mi rivela di avere 17 anni, ma non mi vuole spiegare altro.

Scesi dal trenino mi prende per mano e mi trascina per il parco con fare sicuro. Mi porta in un grande spiazzo dove ci sono alcune panchine e ne indica una: sopra ci sono i miei libri e il mio quotidiano. Appena mi siedo sulla panchina il mondo intorno a me cambia totalmente. Quella porzione di parco si trasforma in una immensa cattedrale gotica, silenziosa ed austera, dove la mia panchina diventa una delle tante panche rivolte verso l’altare. La ragazzina attira la mia attenzione e mi fa cenno di raggiungerla. In un angolo accanto a lei c’è una gatta che sta partorendo. Assistiamo a tutto il parto da cui nascono 9 gattini… ma 2 nascono morti e in pochi istanti si dissolvono come per magia. Restiamo lì a coccolare e guardare questa cucciolata che nel frattempo sembra crescere oltre ogni legge della natura: in pochi minuti i gattini diventano delle vivaci bestioline di circa un mese.

All’improvviso tutto diventa buio e dal nulla appare un enorme robot che ci assale con l’intento di uccidere l’intera cucciolata… senza fornire una spiegazione. Dico alla ragazzina di mettersi in salvo coi gattini e ingaggio una lotta furente con questo robot, ma lui è nettamente più forte di me e prendo botte sempre più forti minuto dopo minuto… ma almeno lo tengo occupato e distratto.

E il mio piano funziona: la ragazzina scappa inosservata con l’intera cucciolata dentro una scatola.

Il robot continua a menarmi per qualche minuto, poi si accorge che qualcosa non va. Si ferma. Si guarda in giro. Niente più gatti… con aria malinconica mi guarda e poi se ne va per la usa strada.

Io resto insanguinato attaccato ad una panca della cattedrale. Non male per una tranquilla giornata al parco. Con calma riprendo i miei libri e me ne vado. C’è il tramonto.

Sturm und Drang: Un bicchiere di vetro

Spesso e volentieri sogno un luogo legato agli anni della mia adolescenza: il vecchio liceo dove ho trascorso anni di studio (si fa per dire) e di bagordi (questi tanti). A volte sono percorsi legati ad esperienze realmente vissute tra quelle mura, con la ripetizione di sensazioni e situazioni tipiche di quegli anni: interrogazioni fetenti, insegnati cattivissimi, fughe e non fughe, cotte giovanili e similari. Altre volte restano solo le mura e quello che accade all’interno diventa totalmente avulso dal reale contesto… è allora che il liceo diventa un luogo di passaggio misterioso e polimorfo.

Capita ad esempio di cominciare a sognare in modo strano. Sogno. Sogno di essere un soldato che ha disertato e di dover cercare una via sicura per andare a casa, ma vengo catturato e so per certo che presto o tardi mi fucileranno. Il problema è che più mi addentro in questo sogno e in quell’angoscia e più il tutto si complica… a tratti mi vedo dall’esterno come se stessi guardando un film… e allora in dubbio mi viene: sto sognando di essere un disertore o sto sognando di guardare un film su un disertore? Non è chiaro. Sono le sensazioni che mi fregano, ma anche la vista: a volte vedo con gli occhi del disertore a volte guardo il disertore dall’esterno.

Cosa ci azzecca questo col liceo? Beh capita che ad un certo punto invece di guardare questo disertore decido di entrare dentro un casolare. Apro la porta e magicamente mi ritrovo nel bel mezzo di un corridoio del liceo… ma la cosa divertente è che non ne sono affatto sorpreso, anzi mi muovo che se nulla fosse. E sempre misteriosamente sento di essere un ragazzino e non un adulto: sono tornato studente. E non solo: devo pure andare a lezione! Mi dirigo con sicurezza verso una classe fuori della quale intravedo i miei compagni in attesa, a quanto pare dobbiamo entrare in un aula dove sta facendo lezione un’altra scolaresca e dobbiamo aspettare che loro abbiano finito, sono una classe decisamente più giovane della nostra, forse sono dei “primini”. Attendiamo. Si ripetono discorsi e risate dei vecchi tempi, cose ormai lontane e chiuse in chissà quale angolo della mia mente.

Finisce l’ora e suona la campanella. Escono i piccoli per far posto ai grandi. Mi rendo conto che sto cercando qualcuno in mezzo a quella marea urlante di ragazzini in uscita: sto cercando una ragazzina, ma non la vedo. Qualcuno mi dice che non è venuta a scuola perchè non sta bene, ma che mi saluta. Tutto nella norma a quanto pare. Entro nella classe e mi siedo in un banco. Lezione di matematica: un classico della disattenzione scolastica! Mi metto a sognare ad occhi aperti all’interno del sogno. Sono in un’altra aula che parlo di storia con una ragazzina esile, capelli biondi e tratti delicati, sembra sapere un sacco di cose per la sua età e i temi affrontati diventano via via più complessi ed articolati. Mi pare evidente che si tratta della persona che stavo cercando in precedenza. Poi qualcosa mi “sveglia”: un particolare su un muro dell’aula sembra colpirmi. Guardo meglio, mi concentro, ma il muro sembra bianco. Eppure c’è qualcosa di strano. Mi alzo e come se nulla fosse spengo la luce dell’aula. La lezione continua lo stesso ed io avvicinandomi al muro posso assistere con calma alla magia: una scritta fluorescente è comparsa proprio dove stavo guardando prima: “per conquistarla regalale un bicchiere di vetro fatto a mano”.

Semplice… palese direi.

Accendo la luce ed esco dall’aula lasciando dietro di me la noiosissima lezione di matematica ed i compagni assorti. Mi metto alla ricerca del mio professore di inglese, l’unico in grado di aiutarmi (perchè poi?). Lo trovo e gli spiego la situazione, lui  mi conduce in un aula dove saremo in grado di creare quel bicchiere di vetro così importante (manco ci fosse una fucina dentro il liceo).

Peccato che ci abbia pensato la sveglia ad interrompere questa improbabile missione. Non saprò mai come doveva essere fatto quel bicchiere di vetro…

Sturm und Drang: Corvi Morti

14 Aprile 2019

Alba… baracca fatiscente di una Favela… 2 Corvi morti all’interno, uno più grande ed uno più piccolo… parzialmente divorati da formiche.

DUBBIO

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Un corvo morto presagisce malattie in famiglia…

Tanti corvi indicano la risoluzione imminente di problemi e conflitti… 2 è come dire tanti o 2 è come dire pochi?

DUBBIO SENZA RISPOSTA

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Potrebbero essere arrivate entrambe le cose… la dove riposano i morti le risposte arrivano coi sussurri del vento notturno.