Lemuria Dixit: La città perduta di Kitež

Città scomparse, continenti scomparsi, civiltà scomparse e perfino mondi scomparsi… la storia dell’umanità è piena di racconti di questo tipo, taluni sono miti e leggende, altri hanno fondi di verità ben oltre l’immaginazione… ovunque, in qualsiasi angolo del pianeta, si trovano narrazioni di questo tipo. E’ il nostro passato che ritorna, che ci sussurra all’orecchio, che cerca di comunicarci qualcosa. Sta a noi capire cosa…

In Russia, nell’Oblast di Nižnij Novgorod (la città conosciuta dal 1932 al 1991 col nome di Gor’kij), si trova un lago di modeste dimensioni che si chiama Svetlojar. La sua dimensione è di circa 0,15 Km quadrati ed ha una profondità massima di 33 metri… il lago di Bracciano è 376 volte più grande di questo per intenderci. Il lago si trova tra due fiumi che sono entrambi collegati al fiume Volga.

La leggenda narra che il gran principe Jurij II (1189 – 1238) fondò una prima città proprio sulle rive del Volga, chiamandola Malyj Kitež (Piccola Kitež), questo piccolo comune è ancora esistente oggi è si chiama Krasnyj Cholm. Poco dopo, durante un viaggio, il gran principe trovò il lago Svetlojar e gli piacque talmente tanto il posto da costruirci una seconda città, ben più grande e maestosa dell’altra, chiamandola Bol’šoj Kitež (Grande Kitež). In quel periodo storico la Russia era soggetta alle frequenti invasioni delle popolazioni mongole che si spingevano con foga verso l’Europa passando dagli sconfinati territori che ancora oggi sono soggetti a Mosca.

Fu così che il capo mongolo Batu Khan, nipote di Gengis Khan e fondatore dell’Orda d’Oro, durante una sua spedizione bellica sentì parlare proprio della bellezza e della ricchezza di Bol’šoj Kitež. Per prima cosa le sue truppe conquistarono Malyj Kitež costringendo Jurij II a ritirarsi nei boschi vicini alla città più importante. La zona è di difficile esplorazione per chi non fosse pratico del luogo e Jurij II si sentiva abbastanza sicuro di questo… quello che non poteva ponderare era che un prigioniero di guerra rivelasse ai suoi carcerieri mongoli il modo per arrivare al lago Svetlojar! Grazie a questo tradimento le armate di Batu Khan giunsero sino alle porte della città, la quale non aveva fortificazioni atte a respingere un’aggressione, con sommo stupore si avvidero che tutta la popolazione, invece che prepararsi allo scontro, era intenta a pregare Dio richiedendo la propria redenzione. Batu Khan pensò di aver gioco facile e fece avanzare le truppe verso la città, ma subito questa venne sommersa completamente dalle acque del lago, scomparendo per sempre dalla faccia della terra. Fu così che l’orda mongola dovette rassegnarsi a non poter conquistare le ricchezze tanto decantate.

A questa storia (di cui si ha traccia per la prima volta nel XVIII secolo, nell’ambiente del gruppo scismatico ortodosso dei Vecchi Credenti)  se ne sono aggiunte altre nel corso dei secoli… pare ad esempio che in alcune condizioni climatiche favorevoli si possa udire il canto del popolo di Kitež così come il suono delle campane delle chiese sommerse. Le persone pure di cuore e realmente credenti possono addirittura vedere sul fondo del lago le luci delle processioni dei credenti, oltre agli edifici della città. Spesso di fa riferimento a questa città come all’Atlantide russa”.

La strada principale che conduce al lago si chiama “sentiero di Baku”, proprio in ricordo della sfortunata impresa mongola.

Sono state svolte alcune ricerche sui fondali del lago e sono state riscontrate diverse terrazze sottomarine al suo interno, in alcuni punti sembra quasi che la costa si inabissi in maniera progressiva, come in una scalinata. Sul fondo sono stati trovati molti oggetti risalenti proprio al periodo storico dell’invasione di Baku Khan… il mistero è ancora tutto da risolvere dunque!

Prossima Fermata: Civita di Bagnoregio

Beh, se questo posto è soprannominato “la città che muore” un buon motivo c’è! Questo grazioso paese della provincia di Viterbo è raggiungibile solo ed unicamente tramite quell’unico ponte che vedete nella fotografia qui sopra e non è possibile attraversarlo con degli automezzi, si può passare solo a piedi e in certi orari con cicli e motocicli. E’ un paese fondato dagli Etruschi e poi sviluppatosi in età medievale e ad oggi è abitato da circa una ventina di persone, non di più. Girando per le sue strade deserte è ancora possibile respirare un’aria di antico e di passato esente dalle contaminazioni della modernità.

Io sono passato da questo posto nel 1998, durante una gita scolastica che ruotava tutta intorno alle zone del Lago di Bolsena, e devo dire che questo paese è stato uno di quelli che mi è rimasto più impresso di tutto quel viaggio, probabilmente per le sue caratteristiche di invivibilità. Partiamo dal presupposto che ci troviamo in un posto che si chiama Valle dei Calanchi, dove a rigor di logica e come suggerisce il nome ci sono solo dei calanchi e raramente si incontra anima viva. Avete focalizzato? Bene, procediamo… ora cosa se vi dicessi che quel bel ponte è stato costruito nel 1965 voi cosa mi direste? La domanda che mi sono sempre posto è: ma prima come facevano? Misteri della fede…

A proposito di fede in questo ridente borgo nel 1220 circa nasceva San Bonaventura, teologo e Ministro generale dell’Ordine francescano, lo so che magari vi dice poco però è la persona che ha scritto la biografia ufficialmente riconosciuta di San Francesco d’ Assisi. E sempre a proposito di quest’ultimo sembra che in questa località abbia compiuto un miracolo dentro una grotta guarendo un bambino che in seguito sarebbe diventato proprio San Bonaventura… la grotta in questione fa parte di una necropoli etrusca che io purtroppo non visitai perché i programmi della gita erano altri.

Per gli amanti del genere “presepe vivente” ogni anno nelle sue vie medievali ne viene allestito uno di particolare interesse proprio per l’ambientazione suggestiva. Se vi capita di passare da quelle parti un saltino ve lo consiglio caldamente, anche perché sarebbe una deviazione che non vi ruberebbe troppo tempo… meditate gente, meditate.