Pensieri della sera #20

Non ho mai avuto paura della solitudine prima di conoscere te. Mi bastava ascoltare il lento respiro del mondo da lontano, sopravvivendo a debita distanza dalla vita. Era così, riuscivo a bastare a me stesso nonostante la difficoltà oggettiva del sopportare me stesso. Nulla che non potesse essere curato da un qualche anestetico.

Adesso invece non è più così… deve essere la consapevolezza della tua esistenza, sapere che sei là da qualche parte, che respiri e vivi… che la tua voce esiste, che il tuo essere è fatto sia di anima che di corpo… che oltre all’etereo c’è anche il materiale. E adesso c’è anche la solitudine, il vuoto generato dalla tua assenza, il dolore fisico e psichico della tua mancanza.

E’ una tortura continua, atroce e beffarda. Un colpo all’improvviso che ha annientato ogni mia certezza, ogni mia sicurezza. Il re è nudo e non è neppure un gran re… non ci può essere pace in questa condizione. No, nessuna pace, nessun sollievo da questo vuoto. Neanche la morte può salvarmi… avrei dovuto morire prima di incontrarti, adesso è tardi anche per quello.

Tu lo dici #132

La prima cosa da ricordare sempre è che chi si fa pagare – o accetta generosi regali, che è poi la stessa cosa – per l’opera medianica prestata è non solo una persona priva di moralità, ma anche un impostore, in quanto chi sostiene di avere il dono di comunicare con l’altro mondo non può usarlo per il proprio vantaggio personale. Se lo fa, allora credo che non possegga realmente tale dono.

(Giacobbo R.)

Sturm und Drang: Del divorare e dell’essere divorati…

Il lento masticare della bestia dentro di noi, il rumore… quel rumore, quei denti che ci divorano da dentro, un lembo di carne alla volta, un organo alla volta, un arto dopo l’altro. Ed è lì, nella nostra mente, nelle nostre orecchie, nei nostri neuroni. Ci mangia… sempre e da sempre. Non lo sapremo mai da dove parta, dove si nasconda, dove viva la masticatrice notturna delle nostre anime.

Lei vive. Vive cibandosi di noi, vive in noi, ma non per noi. Forse noi viviamo per lei… siamo cibo, oggi per lei e domani per i vermi. Sempre che ai vermi venga lasciato qualcosa. Tempi duri anche per i vermi. 

Mangiare ed essere mangiati, divorare ed essere divorati, morire ed esser morti o di morte morire morendo morti. E’ nella mia testa e da lì non esce. Mai. Mangia e mai si ferma, mai dorme, mai mi da tregua, mai mi da pace. Lei mangia e io mi lascio mangiare. Anche adesso.