Storia: Le origini della Guerra Civile Americana – Presidenza Washington

Alle prime elezioni presidenziali degli Stati Uniti, tenutesi a cavallo del 1788 e del 1789, concorsero le maggiori personalità politiche della lotta per l’Indipendenza. La personalità più di spicco, che correva come Indipendente, venne eletta con una maggioranza schiacciante di voti e fu George Washington, ex comandante in capo dell’Esercito Continentale originario della Virginia. Washington venne rieletto nel 1792 portando a compimento due mandati consecutivi.

George Washington

Furono due mandati densi di eventi e di questioni politiche importanti, come era normale aspettarsi in una nazione appena nata. Washington si insediò prestando giuramento a New York, ponendo le mani sulla Bibbia… ma non su una Bibbia qualsiasi, bensì su quella della “Grande loggia della Massoneria St. John n. 1, A.Y.M.”. La prima opera importante del governo statunitense fu l’approvazione dei 12 emendamenti alla Carta Costituzionale (25 settembre 1789), ratificati per la maggior parte da un numero sufficiente di Stati membri nel giro di due anni. Successivamente si dovette scegliere una capitale stabile per il paese e nel giro di qualche anno venne individuata l’area dell’attuale Washington, sul fiume Potomac… la costruzione della Casa Bianca cominciò nel 1792, del Campidoglio nel 1793. Vennero poi stabiliti dei principi economici per favorire la nascita e lo sviluppo di una fiorente economia autoctona, slegata da quello che era stato il rapporto con l’ex madrepatria britannica. Furono inoltre create politiche ad hoc per incentivare artigiani europei ad immigrare nel nuovo stato.

Nel frattempo si andarono sviluppando due partiti principali, in realtà già presenti durante le prime fasi della Guerra d’Indipendenza: Partito Federalista (futuro Partito Repubblicano di oggi) e Partito Democratico-Repubblicano (divisosi nel corso della storia in due parti, una diventata l’attuale Partito Democratico e l’altra confluita nell’attuale Partito Repubblicano).

Tecumseh, capo indiano protagonista della resistenza dei Nativi in quegli anni

A livello territoriale la nuova nazione cominciò subito un’espansione verso i territori indiani del ovest, dando il via ad una prima serie di guerre per accaparrarsi i terreni dei nativi, soprattutto nel Territorio del nord-ovest. Le guerre continuarono per anni con alterne fortune anche per la politica ambigua dei confinanti possedimenti britannici. Gli Stati Uniti in questa fase mantennero sempre una certa ostilità verso l’Inghilterra, passando tra politiche di embargo, violazioni dei confini, schermaglie politiche e diplomatiche, ecc… Mentre rapporti molto più amichevoli vennero mantenuti con la Francia, nonostante il trambusto della Rivoluzione Francese, e soprattutto con l’Impero Spagnolo, molto presente nelle Americhe.

Vediamo alcune date davvero importanti:

1790: Gli schiavi presenti (censiti) sul territorio degli Stati Uniti sono 697.681.

1791: Il Vermont entra negli Stati Uniti come “Stato libero”. [Liberi 6 –  Schiavisti 8]

1792: Il Kentucky viene ammesso nell’Unione come “Stato schiavista”. [Liberi 6 –  Schiavisti 9]

1793: Eli Whitney inventa la sgranatrice di cotone, da quel momento la produzione diventa estremamente redditizia, portando ad un aumento della domanda di lavoro schiavista.

1794: Il Congresso proibisce alle imbarcazioni statunitensi di impegnarsi nel commercio internazionale di schiavi.

1796: Il Tennessee viene ammesso nell’Unione come “Stato schiavista”. [Liberi 6 –  Schiavisti 10]

I PRIMI 10 EMENDAMENTI DELLA COSTITUZIONE STATUNITENSE

Il primo emendamento garantisce la libertà di culto, parola e stampa, il diritto di riunirsi pacificamente e il diritto di appellarsi al governo per correggere i torti. Esso inoltre proibisce al Congresso di “fare alcuna legge per il riconoscimento di qualsiasi religione”.
Il secondo emendamento garantisce il diritto di possedere armi; l’idea era quella che una nazione è veramente libera solo quando riesce a difendersi da sola.
Il terzo emendamento prevede che le truppe non possano essere acquartierate in abitazioni private senza il consenso del proprietario.
Il quarto emendamento difende da perquisizioni, arresti e confische irragionevoli.
Il quinto emendamento sancisce: “Nessuno sarà tenuto a rispondere di reato, che comporti la pena capitale, o che sia comunque grave, se non per denuncia o accusa fatta da un “Grand Jury”, a meno che il caso riguardi membri delle forze di terra o di mare, o della milizia, in servizio effettivo, in tempo di guerra o di pericolo pubblico; e nessuno potrà essere sottoposto due volte, per un medesimo reato, a un procedimento che comprometta la sua vita o la sua integrità fisica; né potrà essere obbligato, in qualsiasi causa penale, a deporre contro sé medesimo, né potrà essere privato della vita, della libertà o dei beni, senza un giusto processo; e nessuna proprietà privata potrà essere destinata a uso pubblico, senza equo indennizzo”.
Il sesto emendamento garantisce un processo penale rapido e pubblico. Richiede il processo da parte di una giuria (di pari), garantisce il diritto alla difesa per l’accusato, e prevede che i testimoni debbano assistere al processo e testimoniare in presenza dell’accusato.
Il settimo emendamento garantisce un processo davanti a una giuria per le controversie civili il cui valore sia superiore ai 20 dollari [1791].
L’ottavo emendamento vieta le cauzioni e le multe eccessive, e le punizioni crudeli o inusitate.
Il nono emendamento dichiara che l’elenco dei diritti individuali non è inteso come esaustivo; che il popolo ha altri diritti non specificamente menzionati nella Costituzione.
Il decimo emendamento prevede che i poteri che non sono delegati dalla Costituzione al governo federale, o da essa non vietati agli Stati, sono riservati ai rispettivi Stati o al popolo.

Storia: Simon Bolivar

La vita di alcuni uomini resta impressa in modo indelebile nelle pagine della storia. Alcuni con le loro gesta sono riusciti ad entrare nell’immaginario collettivo di intere nazioni e talvolta di interi continenti. Certo è facile quando si parla di nomi come Napoleone, Hitler, Stalin, Giulio Cesare, ecc… questi sono nomi che tutti conoscono e di cui si studia abbondantemente a scuola. E’ vero anche che nelle scuole di ogni singola nazione si studia la storia con particolare attenzione alle vicissitudini della propria terra e buona parte dei manuali europei sono appunto costellati di enormi capitoli sulle grandi potenze coloniali e poco o nulla ci dicono della storia delle colonie. Pensateci. La storia dell’America: arriva Cristoforo Colombo nel 1492, arrivano poco dopo i Conquistadores e la popolazione indigena viene sterminata, non si sa bene come si passa alla Guerra di Indipendenza Americana (i più fortunati leggono due righe sulla Guerra dei sette anni nelle Americhe), poi a per quasi un secolo è buio totale con qualche accenno collaterale in qua e in là sulla caduta degli imperi coloniali nel nuovo continente… tutto qui sino agli Stati Uniti protagonisti del ‘900. Un pò poco non trovate?

In America del Sud troviamo come figure di primaria importanza nella storia moderna i“libertadores” ossia gli uomini che guidarono le lotte di indipendenza contro le potenze coloniali europee, soprattutto contro la Spagna. Erano uomini ispirati dalle moderne teorie politiche repubblicane affermate in ambito francese e nord americano tra il 1776 e il 1789. Molti appartenevano a società segrete, prima tra tutte la Massoneria. Erano uomini del loro tempo in tutto e per tutto.

Bolivar

Simon Bolivar nasce a Caracas, l’attuale capitale del Venezuela, nel 1783, da una agiata famiglia di origini basche. A quel tempo la colonia era tra le più floride tra quelle spagnole con le sue enormi produzioni di tabacco, caffè e cacao. Bolivar entrò nell’esercito coloniale ad appena 14 anni e viaggio poi per l’Europa visitando la Spagna, la Francia e l’Italia. Possiamo dire che la formazione politica di quest’uomo è avvenuta principalmente sul suolo del vecchi continente, qui entra in contatto con le idee della rivoluzione francese, qui conosce la figura di Napoleone ammirandolo come generale e detestandolo come despota, ma il viaggio forse più importante è quello nell’Italia divisa e controllata dalle potenze straniere. Proprio in Italia percepisce il grande fervore nazionalistico e la voglia di emanciparsi dal controllo esterno, è un paese in fermento e pieno di società segrete che tramano per ribaltare i governi stranieri. Quanto di quel fermento è anche presente in Venezuela! In questi anni, che vanno dal 1799 al 1807, Bolivar si sposa con una donna spagnola, ma la loro unione sarà breve a causa della prematura morte di lei per colpa della febbre gialla… questa perdita lo segnò per tutta la vita.

Pieno di nuovi entusiasmi rivoluzionari Bolivar rientrò in Venezuela nel 1807. Il momento è propizio poiché gli eventi europei hanno ripercussioni importantissime in terra americana, soprattutto la crisi della corona spagnola sfruttata abilmente da Napoleone per soggiogare momentaneamente il paese iberico alle volontà francesi. Con la corona in estrema difficoltà i sudditi delle colonie iniziano a vedere come realizzabile la prospettiva di un governo autonomo… rivolte si scatenano negli attuali Argentina, Bolivia e Perù. Qualcosa succede anche in Venezuela, ma i risultati non sono quelli sperati. La vera opportunità di indipendenza si realizza nel momento in cui gli Inglesi cominciano a strizzare l’occhio alle colonie spagnole facendo intuire che saranno ben lieti di aiutarle se vorranno liberasi dei loro padroni: in realtà è un buon modo di restituire alla Francia uno schiaffo morale dopo quanto accaduto durante la Guerra di Indipendenza Americana. Dopo alcune brevi azioni militari il 21 Dicembre 1811 viene così dichiarata la repubblica e viene adottata una costituzione simile a quella degli Stati Uniti. Ma la vita di questa entità statale è breve: alcune battaglie sfortunate contro gli Spagnoli e un tragico terremoto che inginocchia il paese portano alla fine della repubblica in meno di sei mesi. Bolivar viene esiliato e ripara a Cartagena, nell’attuale Colombia, dove si stanno preparando moti rivoluzionari contro gli Spagnoli… infatti Bolivar non perde tempo e si arruola subito nell’esercito locale distinguendosi nelle campagne militari contro i realisti e le truppe europee culminate con una grande vittoria all’inizio del 1813. A questo punto Bolivar vuole portare la rivoluzione vittoriosa anche nella sua terra natale e decide di condurre personalmente una invasione del Venezuela passando dall’impervio territorio andino (gli Spagnoli invece si aspettavano una invasione dal lato costiero, su un territorio più semplice da attraversare), riesce a calare vittorioso sui suoi nemici e dichiara la nascita della seconda repubblica del Venezuela, ma anche questa esperienza è destinata a durare poco, infatti già nel 1814 le truppe Spagnole lo sconfiggono e lo costringono alla fuga. Non c’è pace per il suo paese.

Il governo della Nuova Granada (in buona parte l’attuale Colombia, come abbiamo detto sopra) per cui ha combattuto in precedenza lo riconosce come capo ufficiale degli esuli venezuelani e lo aiuta nei suoi propositi di indipendenza, in cambio Bolivar conduce una campagna vittoriosa contro i realisti di Santa Fe (l’attuale Bogotà). In quegli anni il condottiero venezuelano gira per i Caraibi sotto protezione prima degli Inglesi e poi del libero governo di Haiti; inizia a pensare in grande e riprendendo tesi di altri prima di lui decide di dedicare la sua vita alla creazione di un grande stato del Sud America, una sorta di Stati Uniti del Sud America e per fare questo il primo passo deve essere la creazione di un grande stato costiero (la futura Grande Colombia). E’ un progetto ambizioso e Bolivar commette un imperdonabile errore: si circonda di uomini che vogliono combattere con lui per l’indipendenza, ma non seleziona unicamente quelli che sono d’accordo con la sua grande idea unitaria. Sono di nuovo battaglie dal 1816 al 1818. La situazione però sembra volgere al meglio.

E’ il 1819 l’anno cruciale per il Sud America, Bolivar insieme al neograndino Santander comincia la definitiva campagna di liberazione della Colombia, liberando una volta per tutte Santa Fe dal controllo spagnolo. Nel Dicembre del 1819 fonda la Grande Colombia di cui diventa primo presidente. La campagna di liberazione di Bolivar si conclude con la definitiva sconfitta spagnola nella battaglia navale di Maracaibo del 1823.  A questo punto Bolivar si incontra con un altro  de “libertadores” per definire la questione del Perù: Jose de San Martin. La campagna militare congiunta dei due condottieri porta alla totale liberazione del Perù ed alla nascita dello stato della Bolivia (che prende il suo nome proprio dal Venezuelano), di entrambe queste nazioni Bolivar sarà nominato presidente. Siamo al 1825.

Bolivar è stato bravo sul piano militare, ma ora l’aspetta la sfida politica. Ha l’occasione di trasformare in realtà la sua idea di un grande stato unitario del Sud America, ma non è preparato ad affrontare l’ostilità di una intera classe dirigente che sino al giorno prima l’ha osannato. Di fatto il panorama politico è estremamente frazionato e ogni nazione preferisce guardare nel proprio orticello piuttosto che condividere con gli altri un percorso di unione e di prosperità.  Si fa strada una proposta meno invasiva ad opera di Santader, egli vuole creare una federazione di stati indipendenti tra loro, ma Bolivar non è d’accordo, vuole uno stato unico e nel 1827 si proclama dittatore entrando in collisione con l’ex amico. Questa è la mossa che sancisce la fine del suo sogno. Una serie di congiure minano il suo potere accentratore e lo stesso Santander cerca di farlo uccidere. Il Perù si dichiara indipendente nel 1829 e l’anno dopo è il suo amato Venezuela ad abbandonarlo (Bolivar rimane comunque presidente sino al Maggio 1830).

Bolivar amareggiato e malato (tubercolosi) decide di tornare in Europa, sa di non essere presenza gradita in Venezuela e si fa aiutare da vicini con cui tanto a condiviso, i futuri Colombiani, creando però un clima di instabilità diplomatica tra le due nazioni. Bolivar giunge a Santa Marta con l’idea di partire da lì alla volta del vecchio continente, ma la malattia è più veloce di lui e lo fa morire il 17 Dicembre del 1830.

L’anno dopo la Grande Colombia si dissolveva definitivamente. Il Sud America restava diviso in tanti stati separati, spesso in lotta aperta tra loro, lasciando lo spiraglio aperto ad altre guerre ed altre tragedie.

Monumento a Bolivar e San Martin

Film: L’uomo che volle farsi re (1975, John Huston)

E’ strano come certe storie ci rimangano in testa più di altre. Evidentemente ognuno di noi, con la propria sensibilità differente, apprezza racconti in grado di comunicare direttamente con la propria anima. C’è un qualcosa in questa storia che mi ha sempre affascinato, qualcosa che non sono in grado di individuare con certezza… quello che so è che ogni tanto sento il bisogno di rivederlo, di calarmi in questa atmosfera lontana, di rivivere quest’avventura fuori dal comune e forse totalmente priva di senso. Ma cos’ha senso in fondo nella nostra esistenza? Siamo ciò che facciamo. Siamo ciò che vorremmo essere. Siamo ciò che non riusciamo ad essere. Siamo?

Il film di cui vi sto parlando è del 1975, firmato da John Houston (regista di film magnifici come “L’anima e la carne” o “La regina d’Africa”) con attori del calibro di Sean Connery, Michael Caine e Christopher Plummer. Tutte ottime premesse. E’ un’avventura. Un’avventura pulita, senza turpiloquio, senza fiumi di sangue da guadare, senza gli eccessi della moderna volgarità. Qui non conta il sesso, la violenza esasperata, l’effetto speciale computerizzato… qui conta solo la storia. E’ vera arte.

La storia si svolge nel secolo scorso tra l’India britannica e l’odierno Afghanistan e narra di due avventurieri inglesi (due autentici intrallazzatori) che decidono di partire per una remota regione abitata da popolazioni molto arretrate. Il loro scopo? Quello di imporsi come sovrani di quelle popolazioni grazie all’aiuto di qualche fucile e di alcuni stratagemmi imparati al servizio dell’esercito di Sua Maestà. Il classico disegno coloniale e civilizzatore che per secoli ha mosso la politica dell’Impero Britannico. Ovviamente non posso dirvi altro, perchè rovinerei la visione di questo piccolo capolavoro.

Fa da sottofondo al racconto la storia di Alessandro Magno, unico conquistatore europeo a prendere possesso di quelle terre, unita a diversi rimandi alla Massoneria di cui i protagonisti sono membri attivi. Resta da corollario la figura di Kipling, reale autore della storia nel 1888, Massone a tutti gli effetti e gran conoscitore del subcontinente indiano.

Un film per tutti quelli che hanno bisogno di rammentarsi che “chi troppo vuole nulla stringe”.

Lemuria Dixit: Kaspar Hauser

Paul Verlaine ne scrisse un poema nel 1880, Jakob Wassermann ne scrisse un romanzo nel 1908. Martin Heidegger nel suo saggio sulla poesia e la lingua citò un ulteriore poema a riguardo scritto da Georg Trakl. Viene citato in decine di romanzi e scritti. Non centinaia… migliaia (compare in oltre 30.000 tra libri e articoli). Nel 1974 Werner Herzog vi fece addirittura un film (Jeder für sich und Gott gegen alle – Ognuno per se stesso e Dio contro tutti). Se ne sono occupati Antroposofi come Rudolf SteinerPeter Tradowsky. Di chi stiamo parlando? Di Kaspar Hauser ovviamente.

La vita di Kaspar Hauser è un autentico mistero. I dati certi che abbiamo su di lui partono dal 26 maggio 1828, giorno in cui il giovane appare nelle strade di Norimberga. Il misterioso fanciullo porta addosso due lettere. In una, indirizzata al capitano del 4° squadrone del 6 ° reggimento di cavalleria (von Wessenig), l’anonimo autore afferma di avere il ragazzo in custodia dal 7 ottobre 1812, di averlo istruito nella lettura, nella scrittura e nella religione cristiana, ma di non avergli permesso mai di “fare un solo passo fuori da casa mia”. La lettera affermava, inoltre, che il ragazzo voleva essere un cavaliere “come suo padre” e invitava il capitano von Wessenig  a prenderlo o impiccarlo. La seconda lettera era stata scritta dalla madre al suo precedente custode e dava alcune generalità del ragazzo: il suo nome era Kaspar, nato il 30 aprile 1812, il padre era un defunto cavaliere del 6° reggimento. [E qui già inizia il mistero! Le lettere erano scritte con la medesima calligrafia e pare che si trattasse della calligrafia del ragazzo medesimo… quindi lettere scritte da lui. Perchè? Sotto dettatura o inventate di sana pianta?]

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Kaspar Hauser

Un calzolaio, di nome Weickmann, porta il ragazzo a casa del capitano von Wessenig. Qui il giovane ripete solo le parole “voglio essere un cavaliere, come mio padre” e “cavallo!”. Alle ulteriori richieste di chiarimenti il giovane Kaspar risponde solo piangendo e ripetendo come un mantra “Non so”. A questo punto viene portato alla stazione di polizia, qui riesce a scrivere il suo nome, ma dimostra di possedere un vocabolario molto limitato e di saper leggere con qualche difficoltà. Visto che non riesce a fornire altre informazioni sulla sua vita viene arrestato per vagabondaggio. Passa così due mesi interi come prigioniero, venendo visita da diversi curiosi e rifiutando ogni cibo che non fosse pane ed acqua. Il sindaco di Norimberga, Binder, inizia ad interessarsi al ragazzo ed alla sua vita, riporta con attenzione i racconti della vita precedente che gli fa il ragazzo. Per tutto il tempo che riesce a ricordare, Kaspar dice di aver passato la vita in una cella buia di 2 metri di lunghezza, larga 1 metro ed alta 1 metro e mezzo… dormiva su un letto di paglia, giocava con due cavalli ed un cane intagliati in legno. Di aver mangiato solo pane e acqua, ma di non aver mai avuto un contatto di diretto con nessun essere umano. Il primo essere umano (dal volto mascherato) l’aveva incontrato poco prima del suo rilascio, costui gli aveva insegnato a scrivere il proprio nome, gli aveva insegnato a dire le parole poi ripetute davanti al capitano von Wessenig. Una volta imparato queste cose ed appurato che sapeva stare in piedi il ragazzo era stato lasciato a Norimberga. [Cosa porta a rinchiudere un bambino in questo modo e non fargli avere nessun contatto col mondo?]

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Norimberga

Ovviamente iniziano le indagini da parte delle autorità, il presidente della corte d’appello bavarese, il famoso Paul Johann Anselm Ritter von Feuerbach, vuole vederci chiaro. Kaspar viene adottato formalmente dalla città di Norimberga e viene affidato al filosofo e maestro di scuola Friedrich Daumer. Inizia una nuova vita per il giovane Kaspar, circondato dall’affetto e dalla premura di un’intera comunità umana. La sua storia inizia a raccogliere interesse anche all’estero. Tutti vogliono scoprire la vera identità del ragazzo… che pare proprio non essere figlio di nessun cavaliere deceduto del 6° reggimento. La felicità però non è destinata a durare. Il 17 ottobre 1829 Kaspar viene trovato in cantina con una ferita da taglio sulla fronte, il ragazzo racconta di essere stato aggredito da un uomo incappucciato, l’uomo gli avrebbe detto “Devi morire prima di lasciare la città di Norimberga” e dalla voce avrebbe riconosciuto proprio l’uomo che lo aveva condotto in città. L’episodio allarma le autorità, iniziano a circolare voci secondo le quali Kaspar sarebbe di discendenza principesca (forse imparentato coi principi di Baden, o magari della casa d’Ungheria o di quella d’Inghilterra). Il ragazzo passa quindi sotto le cure di una delle autorità municipali di Norimberga, Johann Biberbach. Al contempo il ragazzo inizia ad avere i primi detrattori che lo accusano di essere un impostore e di aver simulato perfino l’aggressione. Lo stesso maestro Daumer aveva notato che il ragazzo aveva una certa predisposizione a mentire e lo aveva più volte rimproverato. Il 3 aprile 1830 nella camera di Kaspar si sente un colpo di pistola. Il ragazzo vive ancora sotto scorta dopo l’aggressione subita l’anno precedente e quando gli uomini entrano nella stanza trovano il ragazzo riverso a terra con una ferita sul lato destro della testa. Pare che l’evento sia stato del tutto accidentale, ma tale da compromettere il rapporto del ragazzo con la famiglia Biberbach… rapporto già abbondantemente deteriorato nei mesi. Al centro dei rimproveri che il ragazzo continua a subire è la sua capacità di mentire fin troppo spesso. Viene trasferito nella casa del barone von Tucher, ma anche questi si lamenterà delle esorbitanti bugie dette dal ragazzo.

Alla fine del 1831 entra in scena un nuovo personaggio, l’eccentrico Lord Stanhope, nobiluomo britannico e Massone che riesce ad ottenere la custodia del ragazzo. Il nobile spende una fortuna per riuscire a scoprire le origini del ragazzo. Concentrandosi in prima battuta sull’Ungheria, dal momento che Kaspar pare ricordare diverse parole in lingua ungherese. Il ragazzo arriva ad affermare di essere figlio della contessa Maytheny. Ma tutte le indagini non approdano a nulla. Lo stesso Lord Stanhope inizia a dubitare della buona fede di Kaspar. Il ragazzo viene trasferito poi ad Ansbach nel dicembre 1831, presso la casa del maestro Johann Georg Meyer. Lord Stanhope continua a pagare le spese di soggiorno di Hauser, scrivendo però negli anni successivi di essere stato ingannato da Kaspar. [Secondo alcune voci pare che Lord Stanhope avesse diversi affari importanti proprio con la Casa di Baden, ma la storiografia ufficiale ha sempre difeso la figura del nobile britannico. Stimato dai Massoni, ma non dagli Antroposofi]

Kaspar non va per niente d’accordo col maestro Meyer, spera sempre che Lord Stanhope lo porti con se in Inghilterra, ma inizia a capire che si tratta di una vana speranza. Anche secondo Meyer il ragazzo è un astuto mentitore e questo non aiuta a migliorare la situazione. Il 9 dicembre 1833 avviene una furibonda lite tra Kaspar e Meyer… cinque giorni dopo, il 14 dicembre 1833 Kaspar rientra a casa con una profonda ferita alla parte sinistra del petto, dichiara di essere stato attirato nel giardino della corte di Ansbach da un estraneo che poi lo avrebbe pugnalato con la scusa di dargli una borsa. La polizia in effetti ritroverà nel parco una borsa viola con dentro un messaggio scritto a matita e con la tecnica della scrittura a specchio: “Hauser sarà in grado di dirvi esattamente come sono fatto e da dove vengo. Per risparmiare ad Hauser lo sforzo, voglio dirvi da solo da dove vengo _ _ Vengo dal _ _ il confine bavarese _ _ sul fiume _ _ vi dirò anche il mio nome: M. L. Ö. “

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Kaspar muore per la ferita il 17 dicembre 1833. Le incoerenze nel resoconto di Kaspar portarono la corte d’inchiesta di Ansbach a sospettare che si sia pugnalato da solo e si sia inventato la storia dell’aggressione. La nota nella borsetta trovata nel Giardino di Corte contiene un errore di ortografia e un errore grammaticale, entrambi tipici di Kaspar, il quale, sul letto di morte, continuava a borbottare incoerenze sulla “scrittura con la matita”. I dottori forensi concordano inoltre sul fatto che la ferita possa davvero essere autoinflitta. La corte sospetta che il ragazzo abbia compiuto quel gesto per attirare l’attenzione in particolare di Lord Stanhope. Kaspar Hauser viene sepolto nel cimitero cittadino di Ansbach e la lapide in latino della tomba recita: “Hic jacet Casparus Hauser, aenigma sui temporis. Ignota nativitas, occulta mors” (Qui riposa Kaspar Hauser, enigma del suo tempo. Ignota la [sua] origine, misteriosa la [sua] morte).

 

Ora da un lato il ragazzo veniva ritenuto un impostore, truffatore, mentitore seriale e quant’altro, mentre una parte sensibile del mondo culturale dell’epoca non la pensava allo stesso modo. Secondo molti Kaspar Hauser era il principe ereditario di Baden, nato il 29 settembre 1812 e che, secondo la storia conosciuta, era deceduto il 16 ottobre 1812. Si sosteneva che questo principe fosse stato scambiato con un bambino morente e che poi fosse ricomparso 16 anni dopo come Kaspar Hauser a Norimberga. In questo caso i suoi genitori sarebbero stati Carlo, Granduca di Baden e Stéphanie de Beauharnais, cugino per matrimonio e figlia adottiva di Napoleone. Dato che Charles non aveva una progenie maschile sopravvissuta, il suo successore era suo zio Louis, a cui in seguito successe il fratellastro Leopoldo. La madre di Leopoldo, la Contessa di Hochberg, era la presunta colpevole della prigionia del ragazzo. Evidentemente il suo movente sarebbe stato quello di assicurarsi la successione per i suoi figli. Ovviamente ancora oggi gli storici respingono questa versione dei fatti.

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Rudolf Steiner

Eppure in tutto questo ci sfugge ancora qualcosa. Come può una storia del genere, per quanto misteriosa, aver attratto una moltitudine di pensatori, storici, filosofi ed esoteristi? C’è un qualcosa nella vita di Kaspar Hauser che non è sfuggito a tutti… in lui, in Kaspar Hauser, appare qualcosa di incompiuto. Lui stesso è stato un essere umano non compiuto sotto molti aspetti. Ad infittire il mistero è stata anche l’ondata di cattiverie ufficiali riversate sulla sua memoria. Eppure il suo percorso, da molti visto come un’autentica Via Crucis, è stato letto come estremamente puro, retto e spirituale, come se il ragazzo incarnasse lo spirito di sacrificio del Cristianesimo medesimo. Rudolf Steiner ne parla in questi termini: “Dopo Cristiano Rosacroce, è Kaspar Hauser che ha sentito più fortemente le sofferenze del Cristo”. Quindi appare evidente che il ragazzo avesse una missione ben precisa da compiere sulla terra, una missione spirituale affrontata anche da altri prima di lui, ma che pare essere fallita per la strenua opposizione di avversari molto potenti.

La missione spirituale di Kaspar, già manifesta in grandi menti del periodo come Goethe e Schiller, riguarda la salvezza dello Zeitgeist, lo Spirito del Tempo. E’ lo Zeitgeist a determinare la direzione che prenderanno i vari Volksgeist, Spiriti del Popolo, di ogni singola nazione. Se qualcosa va storto e si arriva ad una decadenza dello Spirito del Tempo il suo influsso sarà devastante. Certo gli esseri umani conservano comunque il loro libero arbitrio, il quale li può far agire ed interagire all’interno dei tempi, ma sempre sotto l’influsso dello dello Zeitgeist. L’uomo deve quindi mantenere una parte attiva nel processo storico e non lasciarsi semplicemente trascinare dal “progresso”. Ora lo Zeitgeist influisce su cicli storici di circa 300 anni, anche facilmente riconoscibili nella storia umana… e nel momento in cui viveva Kaspar Hauser si stava consumando proprio un cambio di ciclo. Da un lato c’era un mondo autenticamente spirituale incarnato appunto dai grandi del tempo come Goethe, Schiller, Hölderlin ed Herder, dall’altra c’era un nuovo mondo fatto di oscurità e sotterfugi incarnato dalla decadenza e dalla corruzione dello spirito di alcuni gruppi di potere ed esoterici (come i Gesuiti ed i Massoni). La missione spirituale di Kaspar Hauser era quindi quella di impedire che il Zeitgeist decadesse sotto un influsso malsano e lontano dalla vera spiritualità. Come abbiamo letto Kaspar Hauser è morto da incompiuto, il suo sacrificio non ha portato la salvezza e lo Zeitgeist è decaduto trascinando con se i vari Volksgeist.

Siamo al 1833, nel giro di 150 anni si avranno 2 Guerre Mondiali, interi eccidi di popoli, le bombe atomiche, il mondo invaso da false credenze e da un’ateismo dilagante, la dicotomia capitalismo-comunismo, la Massoneria infiltrata a più livelli nella società umana e 180 anni dopo un Papa appartenente all’Ordine dei Gesuiti… non è quello che definiremmo un quadro incoraggiante.