Deep Space 19: Titano, tra laghi e deserti

Il prossimo grande obiettivo delle agenzie spaziali è dichiaratamente Marte, per raggiungere questa importante tappa dell’esplorazione spaziale ci vorranno ancora parecchi anni e molto lavoro sia sulla terra che nello spazio. Il vero primo step potrebbe essere una base stanziale sulla Luna e su questo stanno già lavorando sia gli Americani che i Cinesi (i nuovi protagonisti della corsa allo spazio). Mentre c’è chi studia, lavora e progetta la missione su Marte ci sono altri che guardano già oltre, mappando uno ad uno i passi che ci porteranno ad uscire dal Sistema Solare. Uno su tutti? Europa, satellite di Giove, ma ne parleremo meglio un’altra volta. Dopo Europa, dopo Giove si dovrà guardare oltre, ad altri satelliti dei pianeti gassosi più lontani dalla terra, cercando quelli che, per caratteristiche, possano favorire un insediamento umano. Ad oggi nessuna ipotesi o progettazione concreta è ufficiale, però è un dato di fatto che si stiano studiando in maniera approfondita le condizioni di satelliti importanti come ad esempio Titano di Saturno.

Titano e Saturno

Titano è un satellite naturale di Saturno ed è grande circa una volta e mezzo la nostra Luna. Nel corso dei decenni si sono susseguite missioni esplorative nel sistema di Saturno che hanno permesso di osservare anche a Titano. Vale quindi la pena ricordare Pioneer 11, la prima sonda a visitare la zona di Saturno, seguita poi da Voyager 1 che, nonostante alcune problematiche legate all’atmosfera del satellite, riuscì a scattare alcune interessanti fotografie della sua superficie (soprattutto la zona delle macchie scure di Xanadu e Shangi-La). Infine la missione Cassini-Huygens è quella che ad oggi ci ha permesso di scoprire le informazioni più interessanti legate a Titano.

Certamente non si tratta di un paesaggio ospitale da film fantascientifico. Innanzi tutto si parla di un’atmosfera di Azoto nella quale si addensano nuvole di Metano ed Etano. E l’atmosfera è proprio la grande particolarità di Titano, unico satellite nel sistema solare ad avere questa prerogativa. La superficie ricorda, almeno visivamente, quella di Marte ed il suo studio è ancora in atto. Un tempo si era ipotizzato che potessero essere laghi di Metano in alcuni punti del satellite, ma ad oggi si è più propensi a parlare di zone paludose. In ogni caso stiamo pur sempre parlando di acquitrini di Metano liquido. Non è certo una visione romantica, da esplorazione planetaria in stile Avatar, trovarsi in una palude di Metano mentre dal cielo comincia a piovere del Metano e dell’Etano.

Come potrebbe apparire una tempesta di Metano?

Le zone desertiche comprendono dune sabbiose e paesaggi che ricordano molto i deserti terrestri, tanto che dalle analisi dei dati pervenuti dalla sonda Cassini (che non è più operativa da un anno, ma che ha servito l’umanità per oltre 20) si è riusciti ad individuare una tempesta i sabbia. Questo evento è stato poi elaborato e prodotto in maniera grafica dalla NASA con immagini che portano comunque a sognare di mondi lontani  resi per un istante più vicini al nostro scibile. (dal sito della NASA)

Serviranno altre sonde, altre esplorazioni e molti anni di lavoro. Ma sicuramente Titano continuerà ad attirare l’attenzione degli addetti ai lavori. E mentre il mondo intero guarda a Marte altri continueranno a sognare gli Anelli di Saturno…

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