Prossima Fermata: San Lazzaro degli Armeni

Sono passati un paio di mesi dall’ultimo racconto di viaggio, due mesi in cui mi sono dedicato maggiormente alla storia non c’è dubbio. Chi mi segue già da un pò avrà notato che ci sono alcuni “temi” ricorrenti nelle mie dissertazioni… o forse dovrei dire che ci sono dei popoli e culture ricorrenti. Il mio grande amore resta indubbiamente il Sud America con tutta la sua storia e la sua magia, ma ho sempre avuto una forte attrazione verso l’Europa dell’est ed in particolare verso la Romania ed il suo popolo, a prescindere dalle problematiche di questo ultimo decennio dovute all’immigrazione ed al confronto forzato tra culture: tematiche troppo lunghe e complesse da affrontare qui adesso. Un altro popolo che mi ha sempre affascinato è quello Armeno, una simpatia spontanea che ho sin da piccolo!

Ma veniamo al dunque. Io adoro la città di Venezia. In Italia è indubbiamente la città che preferisco e che sento più vicina alla mia personalità. La metto in cima alla lista delle preferenze, ben al di sopra della mia città natale Bologna (che sarebbe bella se solo non fosse diventata un gabinetto a cielo aperto) e della città in cui vivo da 6 anni, Roma. Non chiedetemi di Firenze, a me non è mai piaciuta, non mi ci trovo mai a mio agio… uno le città se le deve sentire dentro, io Firenze non me la sento. Venezia si.

Venezia è piena di luoghi stupendi da vedere, ogni volta che la giro non faccio altro che scoprire angoli sempre nuovi che non avevo mai notato in precedenza. Il modo migliore di girare per le città è senza la piantina, perchè è giusto perdersi in un agglomerato urbano per coglierne a pieno le sfumature. Troppo semplice seguire i classici itinerari per turisti: alla fine si vedono tre cose in croce (belle per carità) e poco di più. E poi non amo eccessivamente la calca urlante. Avete mai fatto caso a quanto sono chiassosi in genere i turisti? Badate bene: di tutte le nazioni! Non è forse meglio cercare posti meno affollati e più tranquilli. Ci sono angoli di Venezia talmente silenziosi e talmente belli da non sembrare reali. Stai lì fermo e non capisci. Sei fuori dal tempo e dallo spazio e ti trovi perfettamente a tuo agio.

Ma io sto divagando di nuovo. San Lazzaro degli Armeni è un isolotto molto vicino al Lido di Venezia ed un tempo era utilizzato come lebbrosario cittadino, stiamo parlando dei secoli in cui Venezia era una gloriosa repubblica marinara con porti commerciali disseminati lungo tutto l’Adriatico e con diverse interessi in ballo in Grecia e nei possedimenti dell’Impero Ottomano. Nel 1717 l’isola venne donata a dei monaci armeni guidati dal monaco Mechitar (fondatore dell’ordine mechitarista) e ben presto questi ristrutturarono completamente gli ambienti del vecchio lazzaretto e la vecchia chiesetta dando vita al monastero attuale. Nel giro di pochi decenni questo luogo divenne meta sia dei giovani monaci armeni sia delle personalità di tutto europa che potessero vantare origini armene: divenne così un grande ed importante centro culturale in mezzo alla laguna veneziana.

Sapevo sin da piccolo dell’esistenza di questo posto, ne avevo letto in diversi libri che parlano del popolo armeno, ma non vi ero mai stato. Così un bel pomeriggio d’estate 2013, mentre soggiornavo qualche giorno a Venezia, decisi di andare a visitarlo. Arrivai casualmente all’approdo di partenza in uno degli unici orari che in seguito scoprii essere utili per visitare il monastero. Si vede che era destino! Se adoro Venezia è anche perchè mi piace fare i giri sui traghetti, a volte prendo e ci passo delle ore intere senza scendere, girando intorno alla città. Non ero assolutamente preparato allo spettacolo che mi si parò di fronte all’arrivo: il luogo era tanto bello quanto silenzioso e rilassante, gli unici esseri umani in giro sembravamo essere io e gli altri turisti con cui stavo sul traghetto. Senza indugiare mi diressi verso l’entrata e presi il biglietto per fare la visita con la guida in italiano-inglese, l’alternativa era in armeno!

All’interno del monastero ci sono bellissimi giardini e un museo colmo di oggetti antichi di inestimabile valore, senza contare una collezione di manoscritti unica al mondo. I monaci armeni sono di una gentilezza e di una disponibilità unica e si fermano volentieri a parlare con i turisti. Il luogo è chiaramente un luogo sacro e vi si respira una sostanziale pace totale molto bella. Il metodo di visita è anche intelligente perchè prima ti fanno vedere tutte le bellezze interne del monastero raccontandoti tutta la storia di Mechitar e in parte anche del popolo Armeno, poi ti lasciano libero di godere del giardino esterno, della sua bellezza e dei suoi profumi. Diventano tre ore spese davvero bene e alla fine l’unico rimpianto è dover ripartire per tornare alla città. Sembra incredibile detto così. Ma all’interno di Venezia esiste un’isola che pare fuori dal mondo e che ti fa rimpiangere di dover tornare a Venezia stessa. Ma se ve lo dico io che amo quella città mi potete credere.

Se vi capita di fare una vacanza a Venezia andateci, tanto è facile da raggiungere. Andateci e quando siete lì chiudete gli occhi e respirate i profumi di quei giardini incantati. Penserete di essere giunti nel paradiso terrestre.

Dal Mondo: Renato Pozzetto e la Dakar 1987

Pochi giorni fa (14 Luglio) è stato il compleanno di Renato Pozzetto, l’attore milanese ha raggiunto la soglia degli 80 anni. Tutti lo conoscono per i suoi film, per la sua comicità innata e per la mimica unica nel suo genere. Quello che invece quasi nessuno sa è che il “ragazzo di campagna” è stato anche un pilota automobilistico dilettante: colse tra l’altro la vittoria vittoria di classe al Giro automobilistico d’Italia del 1978, alternandosi al volante di una Fiat Ritmo con Riccardo Patrese.

Ma la sua impresa più interessante, la più suggestiva, fu la partecipazione al famosissimo rally Parigi-Dakar del 1987. Il prestigioso rally, che negli ultimi 11 anni si corre in America Meridionale, vide Renato Pozzetto disputare le 18 tappe (oltre 8.000 km) nella categoria camion insieme al pilota Giacomo Vismara (vincitore dell’edizione 1986 nella medesima categoria). Il duo si classificò al quinto posto al termine della competizione con un tempo di 98h10m49.

Non male per il “ragazzo di campagna”…

La voce di R’lyeh: Edizione Srl – Benetton

Vista la recente ribalta mediatica, dovuta all’accordo con lo Stato per la gestione di Autostrade per l’Italia, andiamo a vedere gli interessi economici basilari della famiglia Benetton.

Edizione Srl è una holding finanziaria controllata dalla famiglia Benetton, per una quota del 25% per ciascuno dei 4 rami famigliari. Essa possiede le quote partecipative sia delle aziende dei Benetton che di altre aziende. Vediamo un poco quali…

Tessile e abbigliamento: Benetton Group (100%) e Olimpias Group (100%)

Ristorazione e retail: Schema34 (100%)… questa è una subholding che controlla la maggioranza di Autogrill (50,10%)… la quale controlla HMS Host Corp (100%)

Immobiliare e agricolo (tutte al 100%): Schema41, Maccarese SpA, Cia de tierras sudargentinas sa, Ganadera Condor, Edizione Property e di Edizione Alberghi.

Infrastrutture e servizi: Sintonia spa (100%)… questa subholding possiede una buona quota di Atlantia (30,25%) la quale controlla: Abertis (50% +1), Autostrade per l’Italia (88,1%), Aeroporti di Roma (99,4), Aeroporto di Nizza Costa Azzurra (40%), Getlink Eurotunnel (15,49%), Hochtief (18%) e ConnecT (100% e attraverso quest’ultima il 29,9% di Cellnex).

Istituzioni finanziarie: Schema33 (100%) la quale ha quote di Assicurazioni Generali (3,05%) e Mediobanca (2,1%).

OGNUNO HA GLI AMICI CHE SI MERITA…

Forse vi siete persi… in viaggio

A due anni dall’apertura del blog vi riproponiamo alcuni articoli della rubrica Prossima Fermata

1) 28 Novembre 2018: Santuario di Oropa

2) 14 Febbraio 2019: Valli di Comacchio

3) 18 luglio 2019: Digione

4) 19 Novembre 2019: Civita di Bagnoregio

5) 8 Gennaio 2020: Ragusa

La magia del tramonto a Comacchio

BUONA LETTURA

La voce di R’lyeh: GEDI Gruppo Editoriale

Sapere chi controlla quello che leggete, quello che ascoltate e quello che guardate è fondamentale. Questo se state cercando un modo per scoprire le verità che si celano dietro le notizie… anche se la maggior parte della gente cerca semplicemente delle conferme alle proprie opinioni pregresse. Chi cerca le conferme accetta ciecamente la propaganda della sua parte, non ha bisogno di approfondire, non è interessato alla verità. Chi non cerca non trova, chi non trova non sa, chi non sa vive da schiavo con l’illusione della felicità.

 

Un piccolo esempio per tutti: il Gruppo Editoriale GEDI

Controlla i quotidiani nazionali La RepubblicaLa Stampa e Il Secolo XIX.

Controlla i quotidiani locali Il Tirreno, La Nuova Sardegna, Messaggero Veneto, Il Piccolo, Gazzettino di Mantova, Il Mattino di Padova, la Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, la Nuova Ferrara, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio, la Nuova Venezia e Corriere delle Alpi.

Controlla i quotidiani nazionali ondine HuffPost Italia, Business Insider Italia e Mashable Italia.

Controlla i periodici l’Espresso, La Sentinella del Canavese, MicroMega, Limes, Le Scienze, Mind, National Geographic, Le Guide dell’Espresso e TV Magazine.

Controlla le Radio (e rispettive tv) Radio Deejay, Radio Capital e Radio m2o.

Controlla il portale Kataweb.

Controlla la concessionaria pubblicitaria A. Manzoni  & C.

Controlla la società di formazione professionale Somedia.

 

Non male, vero? Vogliamo scoprire qualcosa di più? Eccovi alcuni cenni storici…

 

1955 – Nasce la Società Editrice L’Espresso. Adriano Olivetti ne è principale azionista.

1957 – Carlo Caracciolo diventa azionista principale e entrano come soci Arrigo Benedetti (direttore de l’Espresso) ed Eugenio Scalfari.

1991 – Nasce il Gruppo Editoriale L’Espresso S.p.A. con azionista di maggioranza il Gruppo CIR (controllato dalla famiglia De Benedetti)

2017 – Cambia la ragione sociale del gruppo in GEDI Gruppo Editoriale S.p.A. e dal 2018 alla presidenza c’è Marco De Benedetti.

2019 – A dicembre la EXOR NV (società finanziaria olandese della famiglia Agnelli) rileva il pacchetto di maggioranza del gruppo editoriale, il Gruppo CIR mantiene il 5% della società.

2020 – Chiusa l’operazione finanziaria, ad aprile, John Elkann divine presidente della GEDI. La società controlla il 25% del mercato editoriale italiano.

Ci possiamo fidare?

Prossima Fermata: Trento

Il mio primo incontro con Trento avvenne nel lontano 1992 in una giornata particolarmente spettrale, il tempo era pessimo, il cielo era a tratti nero a tratti grigio e minacciava pioggia, chiudevano in bellezza una serie di fulmini che continuavano a cadere sulla Paganella e sulle altre montagne: non era proprio la giornata adatta ad una gita di piacere. In realtà mi trovavo lì perché stavo partecipando ad una gita di due giorni coi miei nonni paterni e altre famiglie della loro parrocchia, per me era una consuetudine in quegli anni aggregarmi a queste gite in giro per l’Italia, erano i primi veri passi che muovevo ad di fuori di Bologna senza la presenza dei genitori.

L’impatto spettrale con Trento mi è rimasto marchiato nella mente come se si trattasse di una cartolina, ancora oggi quando penso a quella città ho in mente la prima cosa che colpì la mia ingenua curiosità: il Mausoleo di Cesare Battisti sul Doss Trento (in origine Monte Verruca). Premesso che allora non sapevo neppure chi fosse Cesare Battisti, quello che mi colpì fu la struttura neoclassica del monumento perché a guardarlo così, sotto la luce di quella mattinata, riusciva a trasportarti in un epoca lontana e sostanzialmente indefinita; ero arrivato a Trento nel 1992 e mi ritrovavo a Trento in centinaia di anni diversi raccolti tutti negli stessi istanti.

Il Mausoleo di Cesare Battisti

La visita della città non prevedeva per noi la visita del Doss Trento, ma solo quella della parte “bassa”, dove non mancavano di certo i monumenti e le cose caratteristiche da vedere, ma per quella giornata la mia fantasia era stata già fatta totalmente prigioniera dal Mausoleo e dal cielo minaccioso. Ricordo però che rimasi stupito nel vedere la Fontana del Nettuno nella Piazza del Duomo e dall’alto dei miei nove anni mi arrabbiai non poco pensando che i Tridentini avessero rubato alla mia città l’idea di una statua dedicata al dio del mare (ad onor del vero la fontana di Bologna è del 1565 e quella di Trento è del 1769). Il Castello del Buonconsiglio imparai ad apprezzarlo solo molti anni dopo tornando a Trento in giornate decisamente solari.

Come città ha il grande pregio di essere costruita a misura d’uomo, non presenta una popolazione eccessiva e non ha richiesto una urbanizzazione folle, questo rende ancora più armoniosa la sua vista dall’alto: guardare Trento appoggiata all’Adige fa pensare ad un bambino appoggiato al seno della madre.

Curiosità frivola: Trento è gemellata con la città di Praga.

Curiosità storica: Trento ospitò il famoso Concilio tra il 1545 e il 1563, quello che diede alla luce la Controriforma in reazione alle dottrine della Riforma protestante.