Volksgeist: 20 Febbraio 1909

Filippo Tommaso Marinetti pubblica, su Le Figaro, il Manifesto del futurismo.

Storia: Amerigo Vespucci

Qualche sera fa, per una strana associazione di idee sono arrivato a leggere alcune cose su Amerigo Vespucci. Tutto è cominciato banalmente dalla mia passione per il calcio argentino e per il Boca Juniors di Buenos Aires… e dalla curiosità di sapere quale fosse il calendario della Copa Libertadores (la Champions del Sud America), da qui wikipedia mi ha fatto saltare prima sulla pagina di Simon Bolivar, poi su quella della Grande Colombia, di rimando su quella del Venezuela. E cosa ti vado a scoprire? Il nome Venezuela nasce proprio durante il primo viaggio di Vespucci in esplorazione del Sud America, arrivato nella baia di Maracaibo nota alcune palafitte degli indigeni sul mare e questo gli ricorda Venezia, per cui indica quel luogo come Venezuola (praticamente piccola Venezia) che in seguito verrà spagnolizzato in Venezuela. Tutto questo nel 1498, solo sei anni dopo il primo viaggio di Colombo.

Anche se Vespucci è stato reso ancor più famoso dalla sua intuizione che l’America fosse un continente a se stante e che non avesse nulla a che vedere con l’Asia tanto agognata da Colombo, qui si parla del 1501 e di un viaggio che porto il navigatore sino alla fredda Patagonia. Chiaramente non fu lui a decidere che il suo nome dovesse andare al continente (avrebbe peccato eccessivamente di autostima) bensì un cartografo tedesco su suggerimento di un poeta di nome Ringmann. A dimostrazione che il mondo a volte fa dei giri molto strani. Aggiungo anche che la prima mappa in cui compare il nome America è ancora esistente ed è datata 1507.

Ma non possiamo dimenticare che nel suo secondo viaggio (1499) individuò un sistema di quattro stelle indicanti il sud che gli furono utilissime per tracciare delle rotte e che oggi tutti noi chiamiamo “Croce del Sud”. Avremo comunque modo di tornare su questi argomenti, sul Sud America, sugli esploratori e su altri pionieri.

Croce del Sud

No, non lo stavo dimenticando: Vespucci veniva da Firenze, Italiano come molti degli esploratori e grandi navigatori di quei tempi.

Film: In nome del Papa Re (1977, Luigi Magni)

Will Durant, filosofo e storico statunitense scomparso nel 1981, sosteneva che una grande civiltà viene conquistata dall’esterno solo quando si è distrutta dall’interno, questo è vero sia per tutti i grandi imperi della storia che per tutti i piccoli staterelli di cui è disseminata la storia del mondo. E in una certa quale misura è stato così anche per lo Stato Pontificio che ha governato il centro dell’Italia per oltre mille anni sino al 1870. Anche a Roma e nei palazzi del potere papale in pochi erano in grado di capire in tempo i cambiamenti che erano in atto nel mondo esterno, così come era stato qualche decennio prima per i reali di Francia, così come sarebbe stato nel 1923 per Mehmet VI ad Istanbul. Eppure i tempi cambiano e con essi anche le idee e le esigenze delle persone.

Questo film, racconta proprio di questa cecità romana, a pochi anni dalla breccia di Porta Pia che porrà fine al dominio temporale dei Papi e porterà il tricolore italiano a sventolare sui tetti di Roma. Si parte con un attentato ai danni delle truppe francesi, poste a protezione del Papa da Napoleone III, e si prosegue con un processo farsa ai danni dei presunti attentatori. Un magistrale Nino Manfredi fa la parte di un Monsignore inserito nella giuria di tale processo, diventandone infine la coscienza critica di fronte alle sorde orecchie dei vertici pontifici, incapaci di cogliere l’ essenza del momento storico in atto. Lo stesso Manfredi non ha una ricetta per far sopravvivere lo Stato Pontificio, sa solo che esso è destinato presto o tardi a cadere, anche per le sue stesse incapacità, e vorrebbe solo che gli uomini di fede si ricordassero di essere tali preparandosi con più serenità alla prospettata perdita del potere temporale.

Il film pone anche l’accento sul clima conflittuale esistente all’interno delle stesse gerarchie pontificie, con la presenza incombente dei Gesuiti contrapposti ad uno schieramento più rinnovatore e modernista (praticamente il contrario di quanto accade oggi). Il processo farsa finirà come da copione con la morte degli imputati, ma da lì a pochi anni Napoleone III terzo dovrà togliere l’appoggio militare al Papa per difendere invano  la Francia nella guerra franco-prussiana del 1870, al che il Regno d’Italia alleato dei Prussiani ne approfitterà per conquistare Roma.

“Il concetto di colpa e di innocenza che c’hanno loro, ormai è diverso dal nostro. Noi crediamo ancora nell’obbedienza, e loro credono nelle bombe. È certo che c’hanno torto, ma mica è detto che per questo c’avemo ragione noi.” (citazione dal film)

Prossima Fermata: Ragusa

Vi prendete dalla vostra terra natale e salite su un treno sapendo di avere davanti a voi un viaggio di 12 ore abbondanti. Passate una notte travagliata in un vagone letto dalla discutibile comodità. Vi svegliate poco prima che il vostro treno venga diviso in porzioni e caricato su un traghetto ed iniziate a domandarvi se  non vi stiate trasferendo in un’altra dimensione. Decidete di mettere fuori il naso e andata a guardare un po’ il panorama, siete in mezzo allo “stretto”, davanti a voi c’è Messina e dietro di voi c’è Reggio Calabria, il vento è fortissimo e iniziate a farvi domande sulla sanità mentale delle persone che parlano della possibilità di creare un “ponte sullo stretto”… voi, folli! Quello è il primo impatto con la terra bellissima che state per scoprire, una terra che ho visto solo per pochi giorni, ma che in proporzione è riuscita a darmi veramente tanto.  Il mio primo giorno in Sicilia mi ha trasportato in una dimensione lontanissima da quella della nebbiosa pianura in cui sono cresciuto.

Ora mettetevi in viaggio e attraversate paesi e terre che sembrano inesplorate, dove incontrate poche anime furtive, è una terra silenziosa quella che state scoprendo. E il destino a messo sulla vostra strada la più silenziosa tra le città: Ragusa.

Vi scaricano proprio in mezzo a Ragusa Ibla e rimanete completamente senza fiato, il posto è talmente bello da non trovare le parole per descriverlo, per le strade non si vede nessuno e vi mettete a girare alla ricerca di un posto in cui consumare il pranzo. Girate per le sue vie ora strette ora larghe e ad ogni passo vi innamorate dei profumi che sentite delle costruzioni che vi circondano, vi sembra di vivere in una città perfetta. Iniziate a riconoscere i posti. In televisione Ragusa è stata riproposta in tutte le salse tra telefilm e pubblicità eppure vi rendete conto che nessuna immagine le può rendere giustizia, anzi ogni presenza di telecamere ed obiettivi rappresenterebbe solo una contaminazione dell’antichità che si respira nelle strade di Ibla.

Il vero viaggiatore non sempre segue le strade e le cartine, anzi lo scopo principale di ogni viaggio ben riuscito dovrebbe essere quello di perdersi un po’ per strada in modo da scoprire qualcosa in più sul luogo che si sta visitando. A Ragusa se vi perdete e siete fortunati potreste arrivare al Giardino Ibleo! In realtà ci si arriva facilmente seguendo le piantine della città, ma se ci si arriva girando senza una cartina ha di certo un sapore più magico e di inaspettata romanticità.

Comunque sia Ragusa non è descrivibile a parole, va vista e vissuta intensamente così come richiede la sua sconvolgente bellezza.