Statistiche 2020

Nell’anno 2020 il blog ha avuto 40.898 visite. Escludendo l’Italia (con 18.032 visite) i paesi da cui sono provenuti più visitatori sono praticamente gli stessi del 2019: Spagna (4.332), Stati Uniti (3.304) e Romania (2.437), con gli USA a prendere il posto degli amici rumeni.

Tra i paesi inaspettati abbiamo le Filippine (318) ed il Senegal (274).

Gli articoli che sono stati letti maggiormente sono:

I FRATELLI DE WITT

DIANA SPENCER

ERICH “BUBI” HARTMANN

 

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Prossima Fermata: Anguillara Sabazia

E poi improvvisamente arrivi in un paesino e ti guardi intorno ed inizi a chiederti: in che secolo siamo? Peccato che la presenza dell’uomo e dei suoi infernali mezzi di inquinamento acustico sempre più sofisticati ti riportino immediatamente alla mente la data attuale. Ma lasciamo perdere la presenza dell’uomo e cerchiamo per un attimo di fare tabula rasa nella nostra mente. Pronti?

Chiudete gli occhi e pensate al Lazio, ehi… non ho detto Roma, non siate precipitosi. Immaginate un grande lago di origine vulcanica di circa 58 kmq chiamato lago di Bracciano ed immaginate di seguire una strada in mezzo ad un bosco che parte proprio dal paese di Bracciano e si dirige verso sud-est. Bene. Ad un certo punto uscite da una radura ed in lontananza iniziate a vedere un paese tutto arroccato su un promontorio, una casa dopo l’altra, una casa sopra all’altra, tutte in pietra: già da lontano si respira un’aria di tempi antichi. Siete circondati da una natura splendida e si respira un’aria straordinariamente decontaminata, sembra quasi di stare in una sorta di piccolo paradiso. Vi rendete subito conto di essere davanti ad un patrimonio storico culturale davvero importante… poi vi rendete conto che quel piccolo paese in realtà non è governato dagli uomini bensì dai gatti. Infatti in ogni angolo di quel piccolo meraviglioso centro abitato ci sono dei felini che dormono, osservano, giocano e litigano nella più totale tranquillità e senza dare troppa importanza a tutti gli esseri umani che li circondano: un qualcosa di incredibile.

Questo paese del Lazio si chiama Anguillara Sabazia, ma sulle indicazioni stradali troverete solo il primo nome dato che il secondo è in uso solo per distinguerlo da un omonimo paese del Veneto. E’ una meta turistica molto rinomata nella bella stagione e di fatto nella sua parte più vicina alle acque del lago ne presenta tutte le caratteristiche tipiche. L’interno del paese richiede delle buone gambe per essere esplorato, dato che si tratta di antichi stradellini tutti in salita, ma è una fatica che si può sostenere tranquillamente e che ripaga con uno spettacolo meraviglioso una volta che si è arrivati in cima al paese e si può osservare il panorama dalla terrazza di fianco alla Chiesa della Collegiata, del ‘500.

Storia: Simon Bolivar

La vita di alcuni uomini resta impressa in modo indelebile nelle pagine della storia. Alcuni con le loro gesta sono riusciti ad entrare nell’immaginario collettivo di intere nazioni e talvolta di interi continenti. Certo è facile quando si parla di nomi come Napoleone, Hitler, Stalin, Giulio Cesare, ecc… questi sono nomi che tutti conoscono e di cui si studia abbondantemente a scuola. E’ vero anche che nelle scuole di ogni singola nazione si studia la storia con particolare attenzione alle vicissitudini della propria terra e buona parte dei manuali europei sono appunto costellati di enormi capitoli sulle grandi potenze coloniali e poco o nulla ci dicono della storia delle colonie. Pensateci. La storia dell’America: arriva Cristoforo Colombo nel 1492, arrivano poco dopo i Conquistadores e la popolazione indigena viene sterminata, non si sa bene come si passa alla Guerra di Indipendenza Americana (i più fortunati leggono due righe sulla Guerra dei sette anni nelle Americhe), poi a per quasi un secolo è buio totale con qualche accenno collaterale in qua e in là sulla caduta degli imperi coloniali nel nuovo continente… tutto qui sino agli Stati Uniti protagonisti del ‘900. Un pò poco non trovate?

In America del Sud troviamo come figure di primaria importanza nella storia moderna i“libertadores” ossia gli uomini che guidarono le lotte di indipendenza contro le potenze coloniali europee, soprattutto contro la Spagna. Erano uomini ispirati dalle moderne teorie politiche repubblicane affermate in ambito francese e nord americano tra il 1776 e il 1789. Molti appartenevano a società segrete, prima tra tutte la Massoneria. Erano uomini del loro tempo in tutto e per tutto.

Bolivar

Simon Bolivar nasce a Caracas, l’attuale capitale del Venezuela, nel 1783, da una agiata famiglia di origini basche. A quel tempo la colonia era tra le più floride tra quelle spagnole con le sue enormi produzioni di tabacco, caffè e cacao. Bolivar entrò nell’esercito coloniale ad appena 14 anni e viaggio poi per l’Europa visitando la Spagna, la Francia e l’Italia. Possiamo dire che la formazione politica di quest’uomo è avvenuta principalmente sul suolo del vecchi continente, qui entra in contatto con le idee della rivoluzione francese, qui conosce la figura di Napoleone ammirandolo come generale e detestandolo come despota, ma il viaggio forse più importante è quello nell’Italia divisa e controllata dalle potenze straniere. Proprio in Italia percepisce il grande fervore nazionalistico e la voglia di emanciparsi dal controllo esterno, è un paese in fermento e pieno di società segrete che tramano per ribaltare i governi stranieri. Quanto di quel fermento è anche presente in Venezuela! In questi anni, che vanno dal 1799 al 1807, Bolivar si sposa con una donna spagnola, ma la loro unione sarà breve a causa della prematura morte di lei per colpa della febbre gialla… questa perdita lo segnò per tutta la vita.

Pieno di nuovi entusiasmi rivoluzionari Bolivar rientrò in Venezuela nel 1807. Il momento è propizio poiché gli eventi europei hanno ripercussioni importantissime in terra americana, soprattutto la crisi della corona spagnola sfruttata abilmente da Napoleone per soggiogare momentaneamente il paese iberico alle volontà francesi. Con la corona in estrema difficoltà i sudditi delle colonie iniziano a vedere come realizzabile la prospettiva di un governo autonomo… rivolte si scatenano negli attuali Argentina, Bolivia e Perù. Qualcosa succede anche in Venezuela, ma i risultati non sono quelli sperati. La vera opportunità di indipendenza si realizza nel momento in cui gli Inglesi cominciano a strizzare l’occhio alle colonie spagnole facendo intuire che saranno ben lieti di aiutarle se vorranno liberasi dei loro padroni: in realtà è un buon modo di restituire alla Francia uno schiaffo morale dopo quanto accaduto durante la Guerra di Indipendenza Americana. Dopo alcune brevi azioni militari il 21 Dicembre 1811 viene così dichiarata la repubblica e viene adottata una costituzione simile a quella degli Stati Uniti. Ma la vita di questa entità statale è breve: alcune battaglie sfortunate contro gli Spagnoli e un tragico terremoto che inginocchia il paese portano alla fine della repubblica in meno di sei mesi. Bolivar viene esiliato e ripara a Cartagena, nell’attuale Colombia, dove si stanno preparando moti rivoluzionari contro gli Spagnoli… infatti Bolivar non perde tempo e si arruola subito nell’esercito locale distinguendosi nelle campagne militari contro i realisti e le truppe europee culminate con una grande vittoria all’inizio del 1813. A questo punto Bolivar vuole portare la rivoluzione vittoriosa anche nella sua terra natale e decide di condurre personalmente una invasione del Venezuela passando dall’impervio territorio andino (gli Spagnoli invece si aspettavano una invasione dal lato costiero, su un territorio più semplice da attraversare), riesce a calare vittorioso sui suoi nemici e dichiara la nascita della seconda repubblica del Venezuela, ma anche questa esperienza è destinata a durare poco, infatti già nel 1814 le truppe Spagnole lo sconfiggono e lo costringono alla fuga. Non c’è pace per il suo paese.

Il governo della Nuova Granada (in buona parte l’attuale Colombia, come abbiamo detto sopra) per cui ha combattuto in precedenza lo riconosce come capo ufficiale degli esuli venezuelani e lo aiuta nei suoi propositi di indipendenza, in cambio Bolivar conduce una campagna vittoriosa contro i realisti di Santa Fe (l’attuale Bogotà). In quegli anni il condottiero venezuelano gira per i Caraibi sotto protezione prima degli Inglesi e poi del libero governo di Haiti; inizia a pensare in grande e riprendendo tesi di altri prima di lui decide di dedicare la sua vita alla creazione di un grande stato del Sud America, una sorta di Stati Uniti del Sud America e per fare questo il primo passo deve essere la creazione di un grande stato costiero (la futura Grande Colombia). E’ un progetto ambizioso e Bolivar commette un imperdonabile errore: si circonda di uomini che vogliono combattere con lui per l’indipendenza, ma non seleziona unicamente quelli che sono d’accordo con la sua grande idea unitaria. Sono di nuovo battaglie dal 1816 al 1818. La situazione però sembra volgere al meglio.

E’ il 1819 l’anno cruciale per il Sud America, Bolivar insieme al neograndino Santander comincia la definitiva campagna di liberazione della Colombia, liberando una volta per tutte Santa Fe dal controllo spagnolo. Nel Dicembre del 1819 fonda la Grande Colombia di cui diventa primo presidente. La campagna di liberazione di Bolivar si conclude con la definitiva sconfitta spagnola nella battaglia navale di Maracaibo del 1823.  A questo punto Bolivar si incontra con un altro  de “libertadores” per definire la questione del Perù: Jose de San Martin. La campagna militare congiunta dei due condottieri porta alla totale liberazione del Perù ed alla nascita dello stato della Bolivia (che prende il suo nome proprio dal Venezuelano), di entrambe queste nazioni Bolivar sarà nominato presidente. Siamo al 1825.

Bolivar è stato bravo sul piano militare, ma ora l’aspetta la sfida politica. Ha l’occasione di trasformare in realtà la sua idea di un grande stato unitario del Sud America, ma non è preparato ad affrontare l’ostilità di una intera classe dirigente che sino al giorno prima l’ha osannato. Di fatto il panorama politico è estremamente frazionato e ogni nazione preferisce guardare nel proprio orticello piuttosto che condividere con gli altri un percorso di unione e di prosperità.  Si fa strada una proposta meno invasiva ad opera di Santader, egli vuole creare una federazione di stati indipendenti tra loro, ma Bolivar non è d’accordo, vuole uno stato unico e nel 1827 si proclama dittatore entrando in collisione con l’ex amico. Questa è la mossa che sancisce la fine del suo sogno. Una serie di congiure minano il suo potere accentratore e lo stesso Santander cerca di farlo uccidere. Il Perù si dichiara indipendente nel 1829 e l’anno dopo è il suo amato Venezuela ad abbandonarlo (Bolivar rimane comunque presidente sino al Maggio 1830).

Bolivar amareggiato e malato (tubercolosi) decide di tornare in Europa, sa di non essere presenza gradita in Venezuela e si fa aiutare da vicini con cui tanto a condiviso, i futuri Colombiani, creando però un clima di instabilità diplomatica tra le due nazioni. Bolivar giunge a Santa Marta con l’idea di partire da lì alla volta del vecchio continente, ma la malattia è più veloce di lui e lo fa morire il 17 Dicembre del 1830.

L’anno dopo la Grande Colombia si dissolveva definitivamente. Il Sud America restava diviso in tanti stati separati, spesso in lotta aperta tra loro, lasciando lo spiraglio aperto ad altre guerre ed altre tragedie.

Monumento a Bolivar e San Martin

Sturm und Drang: Emilio Salgari, un uomo sconfitto

Da bambino leggevo, come tanti altri, i romanzi di avventura di Salgari. E devo confessarlo: preferivo i suoi racconti a quelli di Verne. Questo probabilmente perchè ero più affascinato dai luoghi esotici rispetto al mistero ed alla scienza, già allora sfogliavo continuamente un librone di storia (per bambini) pieno di illustrazioni e poco a poco me lo ero letto tutto. E quanto mi piaceva la storia delle esplorazioni geografiche, sognavo spesso di vestire i panni dell’avventuriero del ‘500 o dei secoli successivi, sognavo di addentrarmi nella giungla e di trovare misteriose città di antiche civiltà scomparse… e in tutto questo le avventure di Salgari mi aiutavano non poco. Poi uno cresce e passa ad altre letture, scopre decine (centinaia) di autori e si perde nella lettura dei testi più disparati e magari si dimentica dell’amico Salgari nascosto negli angoli più alti della libreria.

Salgari aveva un dono grandissimo: una poderosa fantasia che gli permetteva di scrivere e raccontare di mondi che non aveva mai visto dal vivo. Si basava su resoconti di viaggiatori, esploratori e giornalisti e da lì traeva spunto per ambientare le sue avventure. Detto così sembra una cosa facile, ma non lo è per niente… un conto è inventarsi di sana pianta un mondo fantasioso, un conto è descrivere un qualcosa che si conosce bene e un conto è parlare in maniera esaustiva e reale di un luogo che non si è mai visto neppure alla lontana. Beh, lui ci riusciva.E i suoi romanzi erano talmente veri che per anni avevo pensato che quell’uomo avesse viaggiato in lungo e in largo per il globo. Ma non era così… lui non aveva viaggiato tanto, si era spostato dalla sua Verona a Torino e forse poco altro. Davvero.

Eppure questo uomo così pieno di idee era anche tremendamente sfortunato. Era nato nel 1862 e quando aveva 25 anni sua madre era venuta a mancare per malattia. Salgari già allora lavorava come redattore per L’Arena (giornale veronese) e aveva già scritto il suo primo romanzo… era un giovane davvero promettente. Poi nel 1889 un’altra triste vicenda familiare: suo padre credendosi malato in maniera terminale si tolse la vita gettandosi da una finestra. Da quel momento la vita di Salgari inizia a postarsi dal Veneto verso il Piemonte. Prima si sposa con una attrice di teatro (Ida Peruzzi), trova un editore nel torinese e comincia la sua vastissima produzione di romanzi, nel frattempo nascono i suoi quattro figli a cui darà dei nomi esotici: Nadir, Omar, Romero e Fatima. Nel 1897 Sua Maesta Margherita di Savoia lo fece insignire del titolo di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia.

Si sa anche oggi che allevare una famiglia con quattro figli non è molto facile in termini economici (salvo alcune ricchissime famiglie) e i Salgari non nuotavano certo nell’oro. Ad aggravare il tutto nel 1903 la signora Ida cominciò a dare segni di follia e col passare degli anni la sua malattia andò peggiorando sino a quando nel 1910 dovettero rinchiuderla in manicomio. Potete immaginare il dramma per la famiglia. Salgari doveva lavorare a ritmi serratissimi per tirare avanti la famiglia e provvedere alla cure della moglie… le sue giornate passavano ininterrottamente allo scrittoio con sigarette su sigarette, troppo vino e tanta insonnia. Nessuno reggerebbe a lungo una situazione del genere, prima o poi si crolla per forza.

Il tracollo. Il 25 Aprile 1911 Emilio Salgari esce di casa per non farvi mai più ritorno. Lascia una lettera drammatica ai suoi figli insieme a quei pochi soldi che gli sono rimasti. Trova un posto isolato e si uccide. Ma non si uccide alla maniera occidentale, non si impicca o si taglia vene, non si avvelena o si spara in testa… no. Lui decide di fare harakiri squarciandosi il ventre e la gola con un rasoio, alla maniera orientale, quasi si trattasse di una delle sue opere. E’ così che muore Emilio Salgari, sconfitto dalla vita e dalla malasorte.

La famiglia Salgari non ebbe molta fortuna neppure dopo la morte del grande scrittore. La giovane Fatima morì di tubercolosi nel 1914, la moglie morì in manicomio nel 1922, Romero si suicidò nel 1931 e Nadir morì dopo un incidente in modo nel 1936. L’ultimo rimasto, Omar, si suicidò nel 1963 scegliendo la stessa modalità di suo nonno. Una famiglia segnata dal tragico marchio del suicidio. Ed è triste pensare che un uomo come Salgari, che in fondo coi suoi romanzi ha cresciuto così tanti di noi, sia stato castigato così dalla sorte. Ma la vita è anche questo, con il rasoio ha posto fine alle sue sofferenze terrene, con la sua penna si è guadagnato l’eterno ricordo degli uomini.