Storia: Oman, qualche cenno interessante

Il sultanato di Oman è un paese che nel corso dei secoli ha saputo rendersi indipendente dalle mire espansioniste delle potenze straniere, le quali di volta in volta si alternarono nel tentativo di occuparne i porti commerciali, importantissimi snodi per i traffici tra Asia ed Africa. Per secoli fece parte dell’Impero Persiano per poi finire (insieme al resto dell’area) sotto l’influenza araba grazie alle conquiste di Maometto e dei suoi successori. Interessati a controllare le ricche vie commerciali i Portoghesi occuparono alcune zone di vitale importanza per il paese, come il porto di Mascate, l’attuale capitale del paese, ma la loro avventura in quel paese durò appena un secolo e mezzo a causa dell’arrivo degli Ottomani.

Nel 1741 una rivolta popolare guidata da Ahmed ibn Said scacciò questi stranieri e diede vita al sultanato così come lo conosciamo oggi. Da quel momento il paese cominciò ad espandersi verso l’esterno arrivando a controllare la zona del Belucistan (tra Iran e Pakistan). Alla rapida crescita seguì però un periodo di alterne fortune che portò prima alla perdita del porto di Zanzibar, per mere questioni di successione, e poi alla perdita del Belucistan e della stessa indipendenza del paese in favore dell’Impero Britannico: Oman divenne formalmente uno dei tanti protettorati britannici. Solo nel 1970 il paese tornò totalmente indipendente e cominciò una lenta progressione verso la modernità sino ad arrivare alla concessione dei diritti civili alla popolazione nel 1996, nonostante questo il sultanato resta una monarchia assoluta.

Si tratta di un tipico paese dell’area arabica, con una serie di bellezze paesaggistiche non indifferenti e dal clima caldo, le poche grandi città danno sempre l’impressione di essere un pò delle cattedrali nel deserto. Gli usi ed i costumi sono quelli tipici dei paesi islamici, tanto che la quasi totalità della popolazione è di religione musulmana. Nella foto più in alto una veduta di Mascate la capitale del paese.

Storia: la fine di Costantinopoli

Nel 1453 non restava molto del glorioso Impero Bizantino nonostante la vetusta età di oltre 1000 anni. Qualche manciata di territorio greco restava in possesso dell’imperatore Costantino XI e la capitale Costantinopoli era una città isolata, ma ancora molto attiva nel commercio navale con i Veneziani ed i Genovesi. A due passi dalla città si ergeva la minaccia dell’Impero Ottomano che di anno in anno era diventato sempre più vasto e potente, conquistando territori e sottomettendo città e popolazioni… mancava Costantinopoli, mancava soprattutto per la sua posizione strategica di controllo sullo stretto dei Dardanelli.

Mehmet II, da poco diventato sultano e con grande ambizione, decise di risolvere la questione a suo favore lavorando in modo strategico per isolare ancora di più la città avversaria. Con una serie di forti , costruiti di sull’altro lato della costa rispetto a Costantinopoli, ne rese impossibile il rifornimento navale grazie alla precisione ed alla potenza dei suoi cannoni. Le richieste di aiuto da parte di Costantino XI nei confronti del mondo cristiano rimasero per lo più inascoltate. Gli unici a prestare aiuto furono proprio i Veneziani ed i Genovesi, ma le loro forze non potevano certo essere comparate a quelle dell’Impero Ottomano.

L’assedio di terra iniziò il 6 Aprile del 1453 e durò quasi due mesi. Quasi 200.000 soldati ottomani contro appena 7.000 difensori, 200 navi da guerra ottomane contro 26 bizantine. I Veneziani e i Genovesi messi insieme non superavano i 1.400 uomini… questo tutto l’aiuto dell’occidente. La vera battaglia si consumò nella notte tra il 28 e il 29 Maggio, quando Mehmet II decise di affondare una volta per tutte il colpo e di fare sua la città: per ore egli continuò a riversare truppe verso le mura della città esautorando i difensori e costringendo alla fuga i Genovesi e i Veneziani, quello che restava delle truppe bizantine si riversò nella battaglia e lo stesso Costantino XI vi perse la vita.

Mehmet II entra in Costantinopoli

La città, caduta in mano all’esercito ottomano, venne saccheggiata e la maggior parte della popolazione venne stuprata, uccisa o ridotta in schiavitù. Mehmet II aveva promesso alle sue truppe tre giorni per poter fare ciò che volevano della città, ma vista la distruzione arrecata già nelle prime 24 ore di orrori revocò il suo ordine.

Resta ad oggi sconosciuto il numero reale di vittime in entrambi gli schieramenti.

Tu lo dici #95

Nel settembre del 1997 Emma Bonino, commissario dell’Unione Europea chiese di visitare l’Afghanistan. I Talebani non avevano alcun obbligo di farla entrare poiché la Ue non riconosceva il loro governo. Tuttavia le diedero il visto e la trattarono con gentilezza e cortesia come han sempre fatto con gli ospiti, anche durante il periodo drammatico dell’aggressione Usa dell’ottobre 2001, e com’è nella tradizione afgana. Emma poté visitare l’Afghanistan e vedere tutto quello che voleva. Il 28 settembre, seguita da un codazzo di 19 persone, fra delegati Ue, giornalisti, fotografi e cameramen, entrò in un ospedale di Kabul e si diresse dritta e di filato nel reparto femminile dove i fotografi cominciarono a fare i loro scatti e i cameramen a filmare. Un atteggiamento estremamente sciocco perché nella cultura islamica la riproduzione della figura umana è, in linea di massima, vietata. Basta guardare un tappeto persiano; è ornato con elementi vegetali, con animali, con pesci, ma non ci sono figure umane. E questo valeva tanto di più nell’Afghanistan talebano. Del resto anche da noi non si possono fotografare o filmare i degenti senza il loro consenso o l’autorizzazione dei dirigenti dell’ospedale. Arrivò il “Corpo per la promozione della virtù e la punizione del vizio”, acchiappò la Bonino e gli altri e li portò al primo posto di polizia. Per un reato del genere era prevista la fustigazione con “le verghe sacre”. Alla Bonino fu spiegato come andavano le cose da quelle parti e poco dopo fu rilasciata dai funzionari, perplessi e un poco disgustati. Avrebbero fatto meglio a fustigarla. Con le “verghe sacre”, naturalmente. Forse avrebbe capito ciò che, da buona radicale occidentale, non ha mai capito: che anche la sensibilità e i costumi degli altri meritano rispetto. Lei invece ne volle fare un caso internazionale e, tornata a Bruxelles, ottenne che la Ue tagliasse i fondi umanitari per l’Afghanistan.

(Fini M.)