Storia: Guglielmo II, morte in esilio

Il 4 Giugno 1941, in piena Seconda Guerra Mondiale, passava miglior vita l’ultimo imperatore tedesco, Guglielmo II. Moriva in terra olandese, a Doorn nella provincia di Utrecht, in quell’esilio al quale era stato costretto alla fine della Prima Guerra Mondiale. Aveva regnato sulla Germania dal 1888 al 1918, segnando nel bene e nel male 30 anni di storia tedesca.

A capo di una nazione giovane e cercando spazio coloniale in Africa ed Asia finì inevitabilmente per scontrarsi con gli interessi delle due più grandi potenze coloniali dell’epoca: Francia ed Inghilterra (razziatori ed usurpatori quando ci sono da fare i propri interessi e difensori dei deboli quando sono gli altri ad imitarli). Probabilmente il suo più grave errore politico fu quello di legarsi a doppia mandata con il decadente Impero Austro-Ungarico, già da tempo in fase di disgregazione, preda del caos etnico all’interno dei suoi territori.

Quello che accadde tra il 1914 ed il 1918 è noto a tutti.

Al suo funerale, tenutosi nell’Olanda occupata dalle truppe tedesche, presenziò tra gli altri il feldmaresciallo August von Mackensen, che per l’occasione di lutto decise di indossare la sua vecchia uniforme imperiale degli Ussari.

Storia: Papua Nuova Guinea, qualche cenno interessante

La Papua Nuova Guinea è uno stato dell’Oceania secondo per grandezza solo all’Australia ed occupa una buona metà dell’isola di Nuova Guinea, mentre l’altra metà appartiene all’Indonesia. Guinea è un nome che formalmente richiama l’Africa dove vi sono ben tre stati con questo nome (Guinea, Guinea Equatoriale e Guinea Bissau), questo perché il primo europeo a mettervi piede scambiò la popolazione locale per la stessa presente nelle zone appena citate del continente nero, la popolazione locale in questione sono i Papua. In realtà oltre a questa grande porzione di isola lo stato si estende anche su un numero molto vasto di isole di quella che è conosciuta col nome di Papuasia, tra il mare di Bismarck e il mar dei Coralli.

Soldati Tedeschi in Nuova Guinea

Mare di Bismarck? In effetti nel 1884 il territorio principale dell’attuale nazione entrò sotto il diretto controllo dell’Impero Tedesco che ne sfruttò la grande produzione di olio di cocco. Fu un dominio abbastanza breve poiché allo scoppio della Grande Guerra i possedimenti furono conquistati dagli Australiani che li controllarono dal 1914 al 1921.

E’ un paese abbastanza sfortunato sotto molti punti di vista, ha una forte instabilità politica, ha un forte indice di analfabetismo (vicino al 45%), l’economia è altamente vulnerabile e questo a portato il paese ad essere gestito più dalle multinazionali che dai politici locali. Cosa produce di tanto interessante? Beh, tralasciando il caffè e il famoso olio di cocco che tanto interessava i Tedeschi possiamo constatare che le risorse principali sono di tipo minerario: oro e rame.

Panorama di Port Moresby

Per molti aspetti economici e di aiuti umanitari dipende dall’Australia, anche se si è resa indipendente del tutto dal 1972, ma una serie di colpi di stato, cadute di governi troppo deboli, crisi economiche ed epidemie ne hanno minato l’autosufficienza. Basti pensare che è il paese della zona pacifica (Oceania e Sud Est Asiatico) con la maggiore incidenza di AIDS, per non parlare della mortalità infantile che è oltre il 50%, dati quasi imparagonabili coi paesi vicini e molto simili a paesi come la Bolivia ed il Sudafrica.

Detto questo, si tratta comunque di una terra ancora incontaminata e sicuramente molto bella da vedere, forse uno dei pochi posti al mondo dove il tempo è ancora fermo a qualche secolo fa, nel bene e nel male.

Storia: Dopo la Grande Guerra

La fine della Prima Guerra Mondiale determinò, in tutti i paesi coinvolti, una serie di situazioni politico-sociali che avrebbero segnato non solo i decenni immediati, ma anche tutta la storia successiva sino ai giorni nostri. Andiamo a ripercorrere, in linea di massima, quanto accadde ai principali paesi coinvolti.

Impero britannico Impero britannico

Londra era riuscita nel suo principale intento: impedire che una potenza emergente (Germania) prendesse il controllo del continente europeo. Come era stato già per tutto il ‘700 e parte del ‘800 con gli scontri con la Francia. Gli Inglesi erano riusciti a consolidare il loro impero, guadagnando importanti territori in Africa, ma soprattutto nel Medio Oriente. La politica di Londra gettò le basi per la questione palestinese, per i problemi dei moderni Iran ed Iraq. L’unica nota dolente per gli Inglesi fu l’aggravarsi della situazione irlandese, che avrebbe portato nel giro di pochi anni all’indipendenza di Dublino.

Churchill in visita al fronte

Flag of France (1794–1815, 1830–1958).svg Francia

Parigi faceva parte delle potenze vincitrici, ma usciva dalla guerra estremamente indebolita e provata. Non erano i Francesi ad aver vinto la Grande Guerra, erano stati gli Inglesi e gli Statunitensi. Il guadagno territoriale africano non poteva compensare la profonda crisi politica della Francia, crisi che si sarebbe manifestata con anni di estrema instabilità, nei quali si sarebbero succeduti una media di 2 governi all’anno. La Francia della Seconda Guerra Mondiale, sconfitta in 28 giorni, e la Francia moderna, sempre divisa tra la vicinanza a Berlino e la sudditanza a Londra sono dirette conseguenze di questa non vittoria.

De Gaulle nel 1916

Stati Uniti Stati Uniti

Washington era stata determinante per far pendere l’ago della bilancia in favore degli Alleati. L’opinione pubblica statunitense ed i suoi politici credevano, ingenuamente, che le forze per le quali avevano versato tanto sangue fossero davvero mosse da buoni sentimenti e non da una semplice brama di potere. Le conferenze di pace smentirono ogni buon proposito, dimostrando che gli Alleati erano stati mossi soprattutto dal desiderio di depredare le colonie tedesche e dividersi le terre dell’Impero Ottomano. Il disgusto per il comportamento di Londra e Parigi portò gli Stati Uniti a scegliere per il futuro una politica di isolamento ed a guardare con maggiore interesse al Pacifico piuttosto che all’Atlantico. Ecco spiegato il disinteresse di Washington per la politica europea a ridosso della Seconda Guerra Mondiale ed il progressivo attrito col Giappone nel Pacifico.

Russia Russia

L’Impero degli Zar era finito, la guerra aveva fatto deflagrare il debole sistema politico economico dello stato, portando alla rivoluzione ed alla dittatura comunista. Nonostante il fondamentale cambio della “forma” della Russia non sarebbe cambiata la sua “sostanza”… i Sovietici avrebbero portato avanti le medesime mire territoriali del precedente impero, rimanendo prima di ogni cosa Russi. Ma ci sarebbero comunque voluti diversi anni prima che Mosca potesse riemergere dal bagno di sangue della guerra civile.

Stalin al centro

Regno di Serbia Regno di Serbia

Belgrado era stata la prima potenza coinvolta nel conflitto e all’indomani della sconfitta di Vienna si trovò a governare un vasto territorio comprendente diverse etnie, si trattava della prima forma embrionale di quella che sarebbe stata la Jugoslavia dopo la Seconda Guerra Mondiale. Sappiamo tutti la triste vicenda di queste genti e di questi territori da quel momento sino ai giorni nostri. Forse la questione poteva essere gestita diversamente già allora….

Italia Italia

Roma aveva raggiunto solo in parte lo scopo che si era prefissata con l’entrata in guerra, dal momento che aveva si unito la penisola sotto un unico stato, ma non aveva ottenuto dai trattati di pace tutti i territori che le erano stati promessi da Inglesi e Francesi. In particolare la questione della Dalmazia Settentrionale (andata al paese di cui sopra) ed il mancato corrispettivo coloniale in Africa. Il malcontento dell’opinione pubblica e la scarsa reattività della classe politica italiana, unita al pericolo rosso (cosa comune anche ad altri paesi europei, dal momento che le idee della Rivoluzione Russa erano andate diffondendosi), portarono agli eventi che spianarono al strada alla dittatura fascista. Ad ogni modo le pecche dei politici di allora e la loro scarsa capacità sul piano internazionale non avrebbero più abbandonato Roma… i tempi di Cavour erano finiti da un pezzo.

Mussolini al fronte

Romania Romania

A Bucarest accadde la stessa cosa che accadde a Roma: nei trattati di pace non le venivano riconosciuti tutti i territori promessi prima dell’entrata in guerra, lasciando aperta la spinosa questione della Transilvania e della Bessarabia. Il malcontento rumeno avrebbe portato la Parigi dell’est ad allinearsi coi paesi dell’Asse poco prima della Seconda Guerra Mondiale.

Giappone Giappone

Tokyo usciva dalla guerra con una maggiore consapevolezza nei propri mezzi e osservava con attenzione la crisi di alcuni dei suoi Alleati europei… in particolar modo la Francia, della quale mirava a prendere i possedimenti in Indocina. Inoltre la grave situazione politica della Cina rendeva possibile un tentativo di espansione continentale su vasta scala. Il Giappone voleva espandersi, ma sulla sua strada avrebbe trovato un rivale molto pericoloso: Washington.

Hiroito futuro imperatore del Giappone

Austria-Ungheria Austria-Ungheria

Come abbiamo visto l’Impero degli Asburgo deflagrò in tanti pezzi, i quali andarono a comporre tanti dei moderni stati che oggi conosciamo: Cecoslovacchia, Polonia, Ucraina, Ungheria, Austria, Italia, Romania, ecc… la maggior parte di questi territori sarebbero passati due decenni dopo sotto l’orbita di Berlino.

Impero ottomano Impero ottomano

Per l’Impero Ottomano vale lo stesso discorso che per quello Austro-Ungarico, ma con una differenza non da poco. Al contrario dell’Austria la Turchia moderna non ha mai smesso di cercare una rivalsa nazionale e di tentare in tutti i modi di mantenere una certa influenza sui paesi sui quali aveva dominato… basti pensare anche agli eventi recenti legati alla Siria, all’Iraq, all’Armenia. Per quel che riguarda i rapporti con la Germania (nati nel ‘700 come “amicizia commerciale” con la Prussia) essi non si interruppero mai, ma la Turchia non cedette alle richieste di unirsi all’Asse durante la Seconda Guerra Mondiale. In compenso Istanbul fornì moltissima manodopera a Berlino nelle fasi più salienti della ricostruzione e del boom economico.

Mustafa Kemal Atatürk a Gallipoli

bandiera Bulgaria

Sofia perse alcuni territori in favore del nuovo stato unitario (futura Jugoslavia) e rimase vicina alla Germania nella speranza che una rivalsa di quest’ultima potesse aiutarne le rivendicazioni territoriali. Di fatto nella Seconda Guerra Mondiale la Bulgaria si schierò con l’Asse, partecipando all’intervento tedesco in Grecia, in supporto degli Italiani che erano stati messi a mal partito dai soldati di Atene. Durante il conflitto le truppe di Sofia si riappropriarono dei territori ceduti coi trattati della Prima Guerra Mondiale… ma fu solo una rivalsa momentanea.

Germania Germania

Ferita nell’orgoglio e nella carne… Berlino nel giro di pochi anni aveva perso tutto quello che aveva faticosamente costruito nel corso dei 150 anni precedenti. L’impero coloniale spartito tra gli Alleati, il territorio nazionale separato dai territori polacchi, alcune zone nevralgiche occupate militarmente e, non da ultimo, una serie di rivoluzioni armate su tutto il territorio nazionale. La vita della Repubblica di Weimar non fu mai facile, scossa ogni giorno da rivolte e scontri politici. Il clima teso della Germania, lo smarrimento di un popolo e il sentimento di rivalsa verso i nemici di fuori e di dentro portarono nel giro di quindici anni Hitler ed il nazional-socialismo al potere… aprendo la strada ad un nuovo capitolo dello scontro europeo per il dominio continentale (possiamo individuare il primo nella Guerra dei Trent’anni). La Germania avrebbe perso anche quella guerra, ma non si sarebbe arresa nel suo progetto di egemonia…

Hitler con alcuni commilitoni

Il bello della storia è che nulla finisce mai…

Storia: Agosto 1918

In piena estate iniziò il 8 Agosto 1918, sul fronte occidentale, il contrattacco degli Alleati, passato alla storia come Offensiva dei cento giorni. Questa si sarebbe rivelata essere lo scontro definitivo in grado di porre fine una volta per tutte alle ostilità. Il primo episodio importante in questa offensiva fu la Battaglia di Amiens, combattuta dal 8 al 16 Agosto 1918la prima giornata di scontri venne definita dal generale tedesco Erich Ludendorff “il giorno più nero per l’esercito tedesco” (Schwarzer Tag des deutschen Heeres). Alla fine di questo primo scontro le truppe Alleate avevano distrutto completamente il saliente tedesco creato davanti ad Amiens e le truppe del Kaiser avevano iniziato una manovra di lento ripiegamento. Alcuni giorni dopo, il 21 Agosto 1918, cominciò la Seconda Battaglia della Somme ad opera delle truppe anglo-statunitensi, la quale avrebbe portato allo sfondamento della linea difensiva nota come linea Hindenburg. Nell’ambito di questi scontri le truppe australiane si distinsero nella Battaglia di Mont Saint-Quentin, strappando ai Tedeschi importanti postazioni nella zona di Péronne.

Prigionieri tedeschi nella Battaglia di Amiens

Sul fronte italiano Gabriele d’Annunzio compì il famoso volo su Vienna (9 Agosto 1918) lanciando volantini con stampato il tricolore, dimostrando la totale inefficacia delle difese aeree dell’aviazione austro-ungarica. Lo smacco propagandistico fu molto forte per quello che era stato uno dei colossi della storia europea degli ultimi secoli.

Nel Caucaso continuava il caos dovuto alla Rivoluzione Russa, il 26 Agosto 1918 cominciò la Battaglia di Baku, che vide contrapposte le truppe ottomane e della Repubblica Democratica di Azerbaigian avverse a quelle britanniche e della Dittatura Centrocaspiana. Lo scontro si risolse il mese dopo a favore degli Ottomani.

Storia: Maggio 1918

Il progressivo disimpegno della Russia dal conflitto, causato dalla Rivoluzione di stampo comunista, diede l’occasione all’Impero Ottomano di mettere a segno alcuni colpi di mano nel Caucaso: gli ultimi guizzi di un colosso morente! Il 21 Maggio 1918 l’Impero Ottomano invase i territori armeni della neonata Repubblica Federale Democratica Transcaucasica, perdendo però i primi due scontri contro gli Armeni nella Battaglia di Sardarapat e nella Battaglia di Abaran. Gli Ottomani colsero una vittoria pirrica qualche giorno dopo (27 Maggio 1918) nella Battaglia di Kara Killisse. Sotto le pressioni dell’invasione la giovane repubblica non riuscì a mantenere la sua integrità, andandosi a dividere, il 28 Maggio 1918, in tre diversi stati: la Repubblica Democratica di Armenia, la Repubblica Democratica di Georgia e la Repubblica Democratica di Azerbaigian. Proprio in questi giorni si sta consumando un conflitto sanguinoso tra Armenia ed Azerbaigian… con lo zampino della Turchia, a dimostrazione di come la storia sia una delle materia più importanti da studiare, poiché non ci dice solo da dove veniamo, ma anche dove stiamo andando. 

Nel frattempo sul fronte orientale i ribelli polacchi cercavano di cacciare dal loro territorio e da quello dell’Ucraina le truppe dell’Impero Tedesco, risultando però sconfitti il 11 Maggio 1918 nella Battaglia di Kaniów.

A sud, nel fronte dei Balcani, la Romania era costretta a concedere parte dei suoi territori a Bulgaria e Austria-Ungheria, trovandosi inoltre sottomessa economicamente alla Germania. Il trattato di pace con gli Imperi Centrali venne firmato il 7 Maggio 1918.

Firma del Trattato di Bucarest

Sul fronte occidentale continuavano le offensive tedesche nel vano tentativo di piegare una volta per tutte le difese avversarie. Il 27 Maggio 1918 iniziò così la Terza Battaglia dell’Aisne, nel settore di Reims e Soissons. I Tedeschi inizialmente guadagnarono molto terreno, raggiungendo nuovamente la Marna, ma vennero bloccati definitamente il 6 Giugno. Nel frattempo, il 28 Maggio 1918, veniva effettuata la prima operazione offensiva delle forze statunitensi con la Battaglia di Cantigny, gli Yankees riconquistarono alcuni villaggi precedentemente in mano ai tedeschi.

Battaglia di Cantigny

A livello di diplomazia internazionale il 8 Maggio 1918 il Nicaragua dichiarava guerra alla Germania e all’Austria-Ungheria, mentre il 23 Maggio 1918 la Costa Rica dichiarava guerra alla Germania.

Storia: Settembre 1916

Battaglia di Turtucaia

Gli scontri nei Balcani continuavano senza sosta. Il primo risultato dell’entrata in guerra della Romania fu l’assedio della fortezza rumena di Turtucaia, ad opera di un contingente misto tedesco-ottomano-bulgaro, durato dal 2 al 6 Settembre 1916 con conseguente resa delle truppe di Bucarest. Era iniziata la Campagna di Romania. A comandare le truppe tedesche durante l’assedio c’era August von Mackensen. Da un lato gli Imperi Centrali facevano di tutto per far rimpiangere alla Romania l’infausta idea di prendere parte al conflitto, dall’altra gli Alleati cercavano di farsi strada da sud per sferrare un colpo mortale principalmente ai Bulgari. Il 12 Settembre 1916 cominciò l’offensiva di Monastir (conclusasi a Dicembre dello stesso anno) a cui presero parte congiuntamente Inglesi, Francesi, Russi, Italiani e Serbi; alla fine la città di Monastir venne presa, ma non si ebbero altri rilevanti progressi nel settore… i Bulgari reggevano bene l’urto.

I Rumeni invece avevano sempre più problemi e a partire dal 18 Settembre 1916 cominciarono ad essere ricacciati verso le posizioni di partenza… segnale di una catastrofe imminente. Tra il 17 e il 19 Settembre 1916 si consumò la Prima Battaglia di Cobadin (nel sud della Romania) dove le truppe rumene e quelle russe riuscirono a porre un fermo temporaneo (a Ottobre 1916, sarebbe ricominciato l’attacco) all’offensiva bulgaro/tedesca/turca in quell’area (la Dobrugia). Il comandante rumeno, generale Alexandru Averescu, cercò di sferrare un decisivo attacco contro le basi di partenza delle truppe nemiche nel territorio bulgaro… la conseguente Offensiva di Flămânda (29 Settembre 1916 – 5 Ottobre 1916) si risolse però in un nulla di fatto grazie anche al pessimo tempo atmosferico che danneggiò il fondamentale ponte di barche posto sul Danubio dai soldati di Bucarest. I Rumeni rientrarono nel loro territorio anche perché da nord era sempre più pressante la minaccia austro-ungarica dalla Transilvania.

Sul fronte occidentale, nel settore della Somme, il 15 Settembre 1916 fece per la prima volta la comparsa un’arma che avrebbe cambiato per sempre il modo di concepire ed interpretare la guerra: il carro armato. Nella Battaglia di Flers-Courcelette vennero impiegati i primi 50 carri Mark I, anche se con modesti risultati. Di questi 50 infatti solo 32 riuscirono a partire all’attacco (gli altri restarono fermi per guasti meccanici)… dei 32 la metà rimase bloccata da guasti o dentro delle buche in mezzo alla terra di nessuno, mentre un altra decina si dimostrò estremamente lenta… in poche parole solo 5/6 carri furono realmente efficaci, incutendo un discreto terrore nelle truppe tedesche che non avevano mai visto nulla di simile.

Nel frattempo sul fronte italiano falliva miseramente l’offensiva italiana della Settima Battaglia dell’Isonzo principalmente a causa del maltempo. Lo scontro durò brevemente dal 14 al 18 Settembre 1916.

Il 4 Settembre 1916 cadeva Dar er Salam (in Tanzania) capitale dell’Africa Orientale Tedesca nelle mani degli Inglesi, Il comandante tedesco si ritirò nell’interno della colonia dove continuò una intensa guerra contro gli Alleati, che durò fino alla fine delle ostilità nel 1918, restando per lo più imbattuto ed entrando nella leggenda dei grandi comandanti coloniali, il suo nome era Paul Emil von Lettow-Vorbeck.

Paul Emil von Lettow-Vorbeck

Storia: August von Mackensen

Pensando alla storia della Germania sono tanti gli uomini che ne hanno attraversato i momenti più salienti, ma pochi sono stati quelli che hanno avuto la possibilità di vivere in prima linea così tante fasi quante ne ha vissute il generale von Mackensen. Nato in Sassonia nel 1849 si arruolò giovane in uno dei corpi d’élite dell’esercito prussiano di stanza a Leszno (oggi in Polonia): gli Ussari della morte. In questo corpo combatté la guerra franco-prussiana (1870-71) guadagnandosi il grado di sottotenente e mettendosi in mostra per le doti militari. Nel 1891 passò definitivamente allo stato maggiore dell’esercito del Kaiser a Berlino lavorando a stretto contatto con Alfred von Schlieffen (l’ideatore del piano di invasione fulminea della Francia passando dal Belgio, attuato poi durante la Grande Guerra).

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale si trovò a comandare un corpo dell’VIII armata impegnata sul fronte orientale, partecipando tra le altre alla battaglia di Tannenberg. In seguito ai primi successi venne posto a comando della nascente IX armata guadagnandosi la massima onorificenza dell’esercito prussiano per le brillanti azioni intorno alle città di Lodz e Varsavia. Passando di successo in successo alla fine del 1915 venne messo a capo della campagna contro la Serbia conquistando vittoriosamente Belgrado e l’anno successivo partecipò alla campagna contro la Romania comandando di una armata mista tra unità bulgare, ottomane e tedesche ottenendo degli ottimi risultati (compito non semplice coordinare eserciti così diversi tra loro). Quando la campagna di Romania si concluse con una vittoria (1917) gli venne assegnato il ruolo di governatore della medesima, mantenendolo sino alla fine delle ostilità quando venne catturato dai Francesi e rinchiuso in una prigione di guerra per i successivi due anni.

Quando uscì di prigione la Germania che conosceva era completamente stravolta. Il Kaiser non c’era più. Era sorta la Repubblica di Weimar, ma la confusione era la vera padrona indiscussa del paese. Von Mackensen era un monarchico convinto, ma in un primo momento preferì non interferire pubblicamente con la vita politica del paese. Col passare degli anni, vedendo il nuovo ordinamento troppo succube alle direttive anglo-francesi, iniziò a sostenere diversi gruppi monarchici e militari in giro per il paese. Durante l’ascesa di Hitler sostenne il potere del presidente Hindenburg (suo vecchio collega), ma successivamente alla dipartita di quest’ultimo si limitò a dare un apparente sostegno pubblico al nazional-socialismo, di fatto rimanendo fedele alle sue idee monarchiche.

Hitler, che mal sopportava il vecchio generale, non osò mai farlo arrestare. Questo fece si che von Mackensen sopravvivesse anche alla Seconda Guerra Mondiale, morendo nel novembre del 1945 nella Germania occupata dalle potenze alleate.

Storia: Luglio 1916

Il massiccio attacco inglese nella valle della Somme iniziò la mattina del 1 Luglio 1916. Dalle 6 alle 7 del mattino le trincee tedesche vennero bombardate da oltre 250.000 proiettili di artiglieria (il tremendo frastuono del bombardamento, 4.200 proiettili al minuto, venne sentito addirittura in Gran Bretagna). Poco dopo le 7 una serie di mine, piazzate alla fine di tunnel nei pressi delle trincee tedesche, vennero fatte brillare con effetti devastanti. Tutto sembrava volgere al meglio per gli Inglesi. Eppure l’ottusità dei loro comandanti fece si che le prime giornate di battaglia si trasformassero in un fallimentare massacro.

Soldati Inglesi sulla Somme

I soldati erano stati sovraccaricati di equipaggiamento nell’illusoria speranza di una rapida avanzata, i generali pensavano che i Tommies già a sera avrebbero dovuto rendere abitabili le nuove trincee conquistate. Inoltre tutti pensavano che il massiccio bombardamento avrebbe distrutto la maggior parte delle postazioni nemiche, per cui i soldati vennero fatti uscire in schieramenti troppo visibili e compatti, facilmente colpibili da mortaio e mitragliatrici. Fu un massacro vero e proprio, tanto che alla fine del primo giorno di battaglia alcuni pensavano addirittura ad una ritirata! Nella prima giornata gli Inglesi persero 57.000 uomini contro gli 8.000 tedeschi, nonostante questo agghiacciante bollettino l’offensiva continuò nelle giornate e nei mesi successivi. Di fatto l’11 Luglio 1916 le truppe del Kaiser cessarono gli attacchi su Verdun e si misero sulla difensiva per poter spostare truppe verso la Somme, l’idea Inglese aveva avuto successo. Un successo pagato a carissimo prezzo sino alla fine (la Battaglia della Somme terminerà nel Novembre 1916).

Nel frattempo il 4 Luglio 1916 gli irregolari arabi scacciarono le truppe ottomane dalla città sacra de La Mecca, ottenendo così la loro prima storica vittoria.

La Mecca 1916