Storia: Giugno 1918

La situazione nel Caucaso continuò ad essere molto delicata anche nel Giugno del 1918. La Repubblica Democratica di Armenia raggiunse un accordo di pace con l’Impero Ottomano, passato alla storia come Trattato di Batumi del 4 Giugno 1918, ma fu costretta a cedere una vasta fetta di territorio. Questa soluzione scontentò parte dell’esercito armeno che si ribellò costituendo la Repubblica dell’Armenia montanara. Nel frattempo la Germania ne approfittò per espandere la sua influenza in quella zona, andando a supportare militarmente la Repubblica Democratica di Georgia, la quale divenne protettorato tedesco (8 Giugno 1918).

Sul fronte occidentale, tra il 1 Giugno ed il 26 Giugno 1918 si combatté la Battaglia di Bosco Belleau, una manovra congiunta delle truppe francesi, britanniche e statunitensi contro i tedeschi attestati sulla Marna; l’azione fu un successo e bloccò l’offensiva tedesca e vide inoltre distinguersi i Marines degli Stati Uniti. Più a nord tra il 9 ed il 12 Giugno 1918 iniziava la Battaglia di Montdidier-Noyon, un attacco tedesco contro le linee francesi a Compiègne, ma l’esito fu favorevole alla Francia.

Battaglia di Bosco Belleau

Sul fronte italiano si combatté tra il 15 ed il 22 Giugno 1918 la Seconda Battaglia del Piave, poi ribattezzata da Gabriele D’Annunzio col nome di Battaglia del solstizio. Le truppe austro-ungariche si lanciarono all’offensiva, riuscendo anche a superare il Piave. La reazione italiana trasformò l’operazione in una sanguinosa disfatta per le truppe di Vienna. Nel complesso vi furono 20.000 ed oltre 200.000 perdite complessive tra entrambi gli schieramenti.

Nel frattempo, il 10 Giugno 1918, Luigi Rizzo a bordo di MAS affondò la nave da battaglia austro-ungarica SMS Szent István nelle vicinanze di Premuda, l’azione passerà alla storia come “Impresa di Premuda“.

Storia: Maggio 1918

Il progressivo disimpegno della Russia dal conflitto, causato dalla Rivoluzione di stampo comunista, diede l’occasione all’Impero Ottomano di mettere a segno alcuni colpi di mano nel Caucaso: gli ultimi guizzi di un colosso morente! Il 21 Maggio 1918 l’Impero Ottomano invase i territori armeni della neonata Repubblica Federale Democratica Transcaucasica, perdendo però i primi due scontri contro gli Armeni nella Battaglia di Sardarapat e nella Battaglia di Abaran. Gli Ottomani colsero una vittoria pirrica qualche giorno dopo (27 Maggio 1918) nella Battaglia di Kara Killisse. Sotto le pressioni dell’invasione la giovane repubblica non riuscì a mantenere la sua integrità, andandosi a dividere, il 28 Maggio 1918, in tre diversi stati: la Repubblica Democratica di Armenia, la Repubblica Democratica di Georgia e la Repubblica Democratica di Azerbaigian. Proprio in questi giorni si sta consumando un conflitto sanguinoso tra Armenia ed Azerbaigian… con lo zampino della Turchia, a dimostrazione di come la storia sia una delle materia più importanti da studiare, poiché non ci dice solo da dove veniamo, ma anche dove stiamo andando. 

Nel frattempo sul fronte orientale i ribelli polacchi cercavano di cacciare dal loro territorio e da quello dell’Ucraina le truppe dell’Impero Tedesco, risultando però sconfitti il 11 Maggio 1918 nella Battaglia di Kaniów.

A sud, nel fronte dei Balcani, la Romania era costretta a concedere parte dei suoi territori a Bulgaria e Austria-Ungheria, trovandosi inoltre sottomessa economicamente alla Germania. Il trattato di pace con gli Imperi Centrali venne firmato il 7 Maggio 1918.

Firma del Trattato di Bucarest

Sul fronte occidentale continuavano le offensive tedesche nel vano tentativo di piegare una volta per tutte le difese avversarie. Il 27 Maggio 1918 iniziò così la Terza Battaglia dell’Aisne, nel settore di Reims e Soissons. I Tedeschi inizialmente guadagnarono molto terreno, raggiungendo nuovamente la Marna, ma vennero bloccati definitamente il 6 Giugno. Nel frattempo, il 28 Maggio 1918, veniva effettuata la prima operazione offensiva delle forze statunitensi con la Battaglia di Cantigny, gli Yankees riconquistarono alcuni villaggi precedentemente in mano ai tedeschi.

Battaglia di Cantigny

A livello di diplomazia internazionale il 8 Maggio 1918 il Nicaragua dichiarava guerra alla Germania e all’Austria-Ungheria, mentre il 23 Maggio 1918 la Costa Rica dichiarava guerra alla Germania.

Storia: Marzo 1918

SIAMO TORNATI!!!

Nel Marzo 1918 la Russia uscì definitamente dalla Grande Guerra, firmando la pace il il 3 Marzo 1918: gli Imperi Centrali erano ora liberi di concentrare i propri sforzi negli altri settori del fronte.

Il comando tedesco aveva già preparato da tempo una poderosa offensiva da lanciare sul fronte occidentale per infliggere un colpo mortale alle truppe anglo-francesi prima che la presenza americana divenisse preponderante in Francia. Tra il 21 Marzo 1918 e il 5 Agosto 1918 si consumò l’ultimo vero grande scontro della guerra, che sancì di fatto l’esaurimento delle forze fisico-morali dell’esercito del Kaiser. L’offensiva ebbe inizialmente un buon successo e con la prima azione (l’operazione Michael) i Tedeschi inflissero durissimi colpi agli Inglesi, ma ben presto l’avanzata si arenò. Nel corso delle settimane il comando tedesco si produsse in una serie di errori tattici che pregiudicarono ogni possibilità di vittoria, in sostanza si avanzava per chilometri senza conquistare mai posizioni realmente rilevanti.L’offensiva di primavera costò la vita ad oltre 1.500.000 soldati. Di particolare rilevanza in questo periodo fu il bombardamento tedesco di Parigi, attuato con un gigantesco cannone Krupp (il Parisgeschütz) che colpiva la città da una distanza di 120 Km, avvenuto il 23 marzo 1918. Inoltre il 26 Marzo 1918 Ferdinand Foch venne nominato comandante in capo di tutte le forze degli Alleati sul fronte occidentale al fine di contrastare efficacemente l’offensiva tedesca.

Parisgeschütz

Per quello che concerne l’Italia il 10 Marzo 1918 la marina tedesca bombardò Napoli.

In Giordania tra il 27 e il 31 Marzo 1918 si consumò la Prima Battaglia di Amman tra le truppe ottomane e un contingente britannico fiancheggiato dai ribelli arabi, l’attacco però non ebbe successo.

Storia: Novembre 1917

103 anni fa, tra gli ultimi mesi del 1917 e i primi mesi del 1918, la situazione militare della Prima Guerra Mondiale andava delineandosi in maniera inequivocabile. La situazione degli Imperi Centrali diventava sempre più critica: l’Impero Ottomano pareva destinato ad un inevitabile collasso, l’Austria-Ungheria era ormai completamente dipendente dall’aiuto militare tedesco, la Bulgaria reggeva bene nella misura in cui era impegnata in uno scacchiere tutto sommato facile da gestire, infine la Germania cominciava a sentire la pesantezza economica dei tanti anni di sforzo bellico continuativo. Dall’altra parte del fronte la Francia e l’Inghilterra, anch’esse stremate, godevano di un maggiore respiro grazie al consistente aiuto bellico e militare degli Stati Uniti, la Russia stava collassando su stessa a causa delle spinte rivoluzionarie, l’Italia cercava di raccogliere i cocci dopo la batosta di Caporetto.

Sul fronte della Palestina si registrarono importanti eventi le cui conseguenze riempiono ancora oggi le pagine della storia e spesso della cronaca. In concomitanza con la vittoria britannica nella Terza Battaglia di Gaza, con la quale venne spezzato il fronte ottomano, il 2 Novembre 1917 il ministro degli esteri inglese Arthur Balfour si dichiarò favorevole alla creazione di un sostanzioso avamposto sionista in Palestina. Questo evento e gli atti successivi alla conclusione della guerra crearono i primi presupposti per quella che oggi conosciamo come la “questione palestinese”. Gli Inglesi, con il beneplacito della Francia, si apprestavano a tradire le promesse fatte agli Arabi per convincerli a ribellarsi contro gli Ottomani. Il 17 Novembre 1917 gli Inglesi erano già alle porte di Gerusalemme…

Dichiarazione di Balfour:

Egregio Lord Rothschild,
È mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell’ebraismo sionista che è stata presentata, e approvata, dal governo.
“Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni”.
Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della federazione sionista.

Sul fronte italiano il 8 Novembre 1917 il generale Luigi Cadorna veniva destituito dal comando dell’esercito in favore di Armando Diaz. Il 13 Novembre 1917 iniziò la Prima Battaglia del Piave, durata tredici giorni, con l’obiettivo di bloccare la dilagante avanzata delle truppe austro-tedesche. La battaglia fu un successo italiano, anche se pagato molto caro in termini di vite umane, le truppe degli Imperi Centrali rimasero appunto bloccate sulle rive del Piave senza riuscire più a proseguire l’avanzata.

Sul fronte occidentale il 10 Novembre 1917 giunse al termine la Battaglia di Passchendaele iniziata a fine Luglio senza che gli Inglesi riuscissero a spezzare la linea tedesca, di fatto si trattò dell’ennesimo bagno di sangue sostanzialmente inutile. Pochi giorni dopo il 25 Novembre 1917 cominciò la Battaglia di Cambrai dove una iniziale avanzata degli Alleati venne poi totalmente respinta dai Tedeschi. La situazione della Germania però era molto critica a causa del ristagno economico dovuto al blocco navale britannico, nel Mare del Nord si consumò (17 Novembre 1917) l’ennesimo scontro tra le flotte dei due paesi nella Battaglia di Helgoland, scontro alla fine risultato inconcludente per entrambi. Anche nelle colonie la Germania era ormai totalmente stremata e gli ultimi raparti ormai decimati dell’Africa Orientale Tedesca il 25 Novembre 1917 sconfinarono nel Mozambico portoghese nel tentativo si sfuggire ai britannici nel settore del Tanganika.

Gli occhi del mondo però continuavano ad essere rivolti verso gli eventi che stavano devastando la Russia. Tra il 7 e 8 Novembre 1917 scoppiò la Rivoluzione d’Ottobre (così chiamata per le differenze di date secondo il calendario giuliano): i bolscevichi si impadronirono del potere con la forza dando vita alla Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa e portando Lenin a capo del governo. La reazione della parte avversa non si fece attendere e le prime rivolte anti-bolsceviche nella capitale portarono allo scoppio della guerra civile. Il 22 Novembre 1917, approfittando della situazione, l’Ucraina dichiarò l’indipendenza dalla Russia.

Storia: Settembre 1917

Aleksandr Kerensky

A tener banco nel difficile mese di Settembre 1917 era la situazione della Russia. Tutti i governi coinvolti nel conflitto guardavano ad est con una certa, motivata, ansia. Per gli Imperi Centrali un progressivo disimpegno della Russia avrebbe significato una più ampia libertà di manovra sugli altri fronti… questa stessa considerazione era causa di malumori e preoccupazione in casa degli Alleati. L’opinione pubblica russa era ormai schierata compattamente contro il prosieguo di uno scontro che si era rivelato fin lì un inutile bagno di sangue. La classe politico-militare era invece divisa. Diversi uomini di potere temevano che il paese piombasse nel caos non appena fossero cessate le ostilità contro gli Imperi Centrali e milioni di soldati fossero rientrati verso il cuore pulsante della Russia. A dar voce a questi timori ci pensò in maniera decisamente poco delicata il comandante in capo dell’esercito, generale Lavr Georgievič Kornilov. Egli chiese al governo di introdurre una serie di norme volte ad irrigidire il trattamento dei soldati al fronte con la speranza di eliminare una volta per tutte il sistema delle assemblee “sindacali” dei soldati e ridare il potere agli ufficiali. Il dibattito che ne scaturì passo in breve tempo dal verbale al fisico. L‘opposizione delle forze di sinistra e lo scarso potere effettivo di Kerenskij portarono in breve Kornilov a tentare di prendere il potere con la forza. Inevitabilmente la reazione popolare fu violentissima e netta, e il tentato golpe durò appena dal 8 al 14 Settembre 1917, dopo di che Kornilov fu costretto a fuggire. In tutto questo desolante panorama di un paese sull’orlo della guerra civile gli Imperi Centrali non restavano fermi a guardare. Continuavano grandi offensive volte a strappare quanta più terra possibile alle ex regioni dello Zar. Il 3 Settembre 1917 ad esempio i Russi furono costretti ad abbandonare Riga, città chiave della regione baltica e il 29 Settembre 1917 la marina tedesca condusse importanti incursioni nel baltico ai danni di una marina russa ormai allo sfacelo.

Nel frattempo in Iraq proseguiva l’avanzata Inglese in Mesopotamia. Il 28-29 Settembre 1917 si svolse la Battaglia di Ramadi sostenuta quasi per intero da truppe indiane, l’Impero Ottomano era l’altro grande malato della Grande Guerra, un impero che settimana dopo settimana perdeva inesorabilmente dei pezzi del suo glorioso passato, aprendo la strada alle bieche mire coloniali degli Inglesi e dei Francesi, spianando la strada a problemi che ancora oggi il mondo deve affrontare.

Storia: Luglio e Agosto 1917

Nell’estate 1917 la Grande Guerra sembrava aver raggiunto un nuovo livello di intensità, dopo le grandi manovre del 1914, dopo la guerra di posizione del 1915, dopo gli inutili bagni di sangue del 1916, nella mente di tutte le nazioni in causa il 1917 doveva diventare un anno risolutivo per le sorti del conflitto… e in buona parte questa aspettativa venne rispettata.

Sul fronte orientale iniziava il 1 Luglio 1917 l’ultima grande offensiva russa: l’offensiva Kerenskij, il gigante russo era in crisi totale per le grandi ondate rivoluzionarie che lo scuotevano dall’interno. l’offensiva prese piede in Galizia. Le nuove disposizioni dei Soviet politici della capitale prevedevano che ogni azione bellica fosse preceduta da un’assemblea dei soldati stessi che ne valutassero l’opportunità, esautorando di fatto il potere degli alti ufficiali di impianto zarista. I primi giorni dell’offensiva furono travolgenti più per le mancanze dell’esercito austro-ungarico che per le reali capacità dei Russi… di fatto si stavano scontrando due imperi di carta destinati a crollare. L’intervento tedesco (19 Luglio 1917) fu determinate per interrompere l’offensiva e per passare al furioso contrattacco che mandò totalmente in rotta l’esercito russo, costretto a ritirarsi per oltre 240 km. Il governo di Kerenskij ne uscì esausto, ormai ovunque si susseguivano le voci di una imminente rivoluzione guidata dai Bolscevichi.

prigionieri Russi 1917

Sul fronte dei Balcani la Grecia fu indotta a dichiarare guerra agli Imperi Centrali, soprattutto in chiave anti-bulgara. Nel frattempo un “Comitato Jugoslavo” formatosi sotto l’ala protettrice anglo-francese prese l’impegno politico di formare un futuro Regno dei Serbi, Croati e Sloveni in funzione anti-austriaca, per questo fu approvata il 20 Luglio 1917 la dichiarazione di Corfù. Bosniaci e Montenegrini non furono chiamati in causa su questa questione che li riguardava direttamente. Sul fronte rumeno le disavventure russe in Galizia produssero un forte reazione dell’esercito rumeno che cercò di scacciare gli austro-ungarici dalla Moldavia e di resistere disperatamente alle continue incursioni nemiche, il particolare la Battaglia di Mărășești (6 Agosto – 8 Settembre 1917) fu l’ultima grande vittoria rumena della guerra.

Sul fronte italiano andò in scena l’Undicesima Battaglia dell’Isonzo (17 – 31 Agosto 1917), intrapresa in parte per la paura di una imminente offensiva austro-ungarica (che sarebbe arrivata qualche mese dopo) e in parte per le forti pressioni degli Alleati che volevano disperdere l’attenzione degli Imperi Centrali su più fronti caldi. Nonostante le scarse conquiste territoriali lo scontro dimostrò che le truppe di Vienna erano ormai vicine ad un crollo psico-fisico totale, l’unico fattore in grado di far reggere questo fronte (come quello orientale del resto) poteva essere l’arrivo di truppe tedesche… cosa che poi effettivamente avvenne.

Sul fronte occidentale cominciò il 31 Luglio 1917 la grande offensiva britannica nelle Fiandre che sarebbe passata alla storica come Battaglia di Passchendaele. L’offensiva si svolse a più ondate e di fatto interessò anche altri settori, come quello di Verdun.

Soldati Britannici 1917

Sul fronte prossimo alla Palestina le truppe arabe guidate da Lawrence d’Arabia e Awda Abu Tayi sconfissero gli Ottomani nella Battaglia di Aqaba il 6 Luglio 1917.

Altri paesi si unirono agli Alleati contro le forze degli Imperi Centrali: Cina (14 Agosto 1917), Siam (22 luglio 1917) e Liberia (4 Agosto 1917).

Storia: Aprile 1917

Sul fronte orientale l’alto comando tedesco seguiva con ottimismo le notizie della Rivoluzione che stava investendo la Russia; se l’immensa orda umana che avevano difronte si fosse riversata a ritroso nelle immense pianure desolate sarebbe stata un’ottima occasione per strappare al nemico vaste porzioni di territorio quasi senza colpo ferire. A rovinare l’atmosfera euforica di Berlino c’era il progressivo deteriorasi dei rapporti con gli Stati Uniti che parevano giunti ad un binario morto.

Il 5 Aprile 1917 le truppe tedesche conclusero il massiccio ripiegamento, cominciato a Febbraio dello stesso anno, verso la “Linea Hindenburg”. Abbandonando diversi chilometri di terreno venne accorciata sensibilmente la linea difensiva, era chiara l’intenzione dei comandi tedeschi di giocare sulla difensiva per poter preparare con calma una massiccia offensiva magari dirottando su questo fronte truppe provenienti dal settore orientale. Il comando alleato aveva invece deciso di lanciare la sua offensiva primaverile nel tentativo di rispedire le truppe nemiche entro il territorio tedesco e costringere il Kaiser alla pace. L’Offensiva Nivelle cominciò ufficialmente il 16 Aprile 1917, ma già alcuni giorni prima erano iniziati aspri scontri collegati all’offensiva principale.

Il 9 Aprile 1917 iniziò la Battaglia di Arras, condotta dalle forze britanniche e quelle dei loro dominion; durante l’intera battaglia si sfidarono nei cieli le forze dell’aviazione britannica e tedesca, che nel settore poteva annoverare il famoso “Barone Rosso” Manfred von Richthofen. Le perdite dell’aviazione britannica furono talmente alte che l’Aprile 1917 venne ribattezzato “Bloody April” (Aprile di sangue). Nel contesto di questa grande battaglia vale la pena ricordare la Battaglia del crinale di Vimy (9 – 12 Aprile 1917) combattuta, con successo, principalmente dai soldati Canadesi.

Nel settore sud erano i Francesi a dover condurre le danze. Il 16 Aprile 1917 si scatenò la Seconda Battaglia dell’Aisne, nel vano tentativo di riconquistare Reims… ma l’intera azione si risolse in un sanguinoso nulla di fatto. Tra il 17 e il 20 Aprile 1917 si combatté la Terza Battaglia della Champagne (o Battaglia delle Colline) che ebbe invece esito positivo, pur con una sproporzione enorme nelle perdite dei due schieramenti. Le oltre 20.000 perdite subite dai Francesi cominciarono a minare seriamente il morale delle truppe e cominciarono i primi episodi di ammutinamento nei reparti in blu.

Il 22 Aprile 1917 sul fronte dei Balcani i Bulgari respinsero un’offensiva britannica nella Battaglia Doiran, mentre negli stessi giorni (19 Aprile 1917) gli Ottomani bloccarono le forze di Sua Maestà nella Seconda Battaglia di Gaza.

Eppure qualcosa di estremamente importante era già avvenuto. Il 6 Aprile 1917 gli Stati Uniti avevano dichiarato guerra alla Germania, seguiti il giorno dopo da Panama e Cuba. Per la prima volta gli Yankees intervenivano attivamente in uno scenario non Americano, muovendo da un lato il loro imponente, anche se impreparato, apparato militare dall’altro mobilitando un’enorme macchina propagandistica per pubblicizzare la loro prima grande guerra internazionale per portate la democrazia.  Il 6 Aprile 1917 di fatto può essere assunta come la data di inizio dell’Impero Americano.

Storia: la fine di Costantinopoli

Nel 1453 non restava molto del glorioso Impero Bizantino nonostante la vetusta età di oltre 1000 anni. Qualche manciata di territorio greco restava in possesso dell’imperatore Costantino XI e la capitale Costantinopoli era una città isolata, ma ancora molto attiva nel commercio navale con i Veneziani ed i Genovesi. A due passi dalla città si ergeva la minaccia dell’Impero Ottomano che di anno in anno era diventato sempre più vasto e potente, conquistando territori e sottomettendo città e popolazioni… mancava Costantinopoli, mancava soprattutto per la sua posizione strategica di controllo sullo stretto dei Dardanelli.

Mehmet II, da poco diventato sultano e con grande ambizione, decise di risolvere la questione a suo favore lavorando in modo strategico per isolare ancora di più la città avversaria. Con una serie di forti , costruiti di sull’altro lato della costa rispetto a Costantinopoli, ne rese impossibile il rifornimento navale grazie alla precisione ed alla potenza dei suoi cannoni. Le richieste di aiuto da parte di Costantino XI nei confronti del mondo cristiano rimasero per lo più inascoltate. Gli unici a prestare aiuto furono proprio i Veneziani ed i Genovesi, ma le loro forze non potevano certo essere comparate a quelle dell’Impero Ottomano.

L’assedio di terra iniziò il 6 Aprile del 1453 e durò quasi due mesi. Quasi 200.000 soldati ottomani contro appena 7.000 difensori, 200 navi da guerra ottomane contro 26 bizantine. I Veneziani e i Genovesi messi insieme non superavano i 1.400 uomini… questo tutto l’aiuto dell’occidente. La vera battaglia si consumò nella notte tra il 28 e il 29 Maggio, quando Mehmet II decise di affondare una volta per tutte il colpo e di fare sua la città: per ore egli continuò a riversare truppe verso le mura della città esautorando i difensori e costringendo alla fuga i Genovesi e i Veneziani, quello che restava delle truppe bizantine si riversò nella battaglia e lo stesso Costantino XI vi perse la vita.

Mehmet II entra in Costantinopoli

La città, caduta in mano all’esercito ottomano, venne saccheggiata e la maggior parte della popolazione venne stuprata, uccisa o ridotta in schiavitù. Mehmet II aveva promesso alle sue truppe tre giorni per poter fare ciò che volevano della città, ma vista la distruzione arrecata già nelle prime 24 ore di orrori revocò il suo ordine.

Resta ad oggi sconosciuto il numero reale di vittime in entrambi gli schieramenti.

Storia: Marzo 1917

La guerra sarebbe durata solo pochi mesi. A Natale tutti sarebbero stati pacificamente a festeggiare nelle proprie case accanto ai propri cari. Questo era lo spirito che aveva animato sia i politici che i militari nelle prime settimane di guerra del 1914. La realtà nei primi mesi del 1917 era quanto di più lontano da quelle previsioni. Mantenere lo sforzo bellico su più fronti era un costo economico-umano altissimo per tutte le nazioni chiamate in causa e tutte cominciavano a risentire di una certa “stanchezza” sociale che creava legittime problematiche sul “fronte interno” di ogni nazione. Chiaramente le nazioni meglio organizzate erano in grado di fronteggiare queste problematiche in maniera da non farle crescere in qualcosa di più problematico, ma le nazioni che vivevano già un dissapore sociale antecedente al 1914 non potevano che trasformarsi in pericolosissime polveriere.

La Russia degli Zar era un gigante. Uno stato enorme pieno di contraddizioni e di disuguaglianze sociali tremendamente lampanti. La nobiltà e la classe agiata era lontana anni luce dalle problematiche delle fabbriche e delle campagne… e questo era già un grosso problema prima della guerra. Inoltre a livello infrastrutturale il paese era molto arretrato e questo si sarebbe dimostrato un problema enorme per gli approvvigionamenti durante il conflitto. Lo Zar era mal consigliato dai suoi ministri e a nulla era valso il parere di Rasputin di non entrare in guerra.

La guerra era cominciata e la Russia si era rivelata un gigante troppo debole per competere con degli Stati moderni… nel 1917 lo Zar non possedeva più la Polonia, la Bielorussia, la Lituania e buona parte dell’Ucraina e della Lettonia; l’unica campagna veramente vittoriosa era quella del Caucaso contro l’altro grande impero malato, quello Ottomano. L’esercito aveva sottratto oltre diciassette milioni di uomini ai vari settori produttivi e questo aveva avuto un effetto estremamente negativo sulla, già precaria, economia  del paese. Le battaglie, le sconfitte, le inutili tattiche massacranti e le enormi perdite avevano creato dei conflitti insanabili all’interno dello stesso apparato militare, il quale non riceveva più nemmeno i rifornimenti necessari a proseguire i combattimenti. Nelle città la situazione non era migliore: la situazione nelle fabbriche e nel commercio era disperata. Cominciarono le diserzioni dell’esercito e i grandi scioperi politici nelle città. Lo Zar non era in grado di invertire la rotta della sua nave e la tempesta l’avrebbe investito in pieno.

A San Pietroburgo (allora Pietrogrado) il giorno 8 Marzo 1917 cominciarono i primi grandi scioperi. [In Russia non era in vigore il calendario gregoriano in quegli anni bensì quello giuliano, per cui quando si parla di Rivoluzione di Febbraio e di Ottobre in realtà i  mesi di riferimento sono Marzo e Novembre]. Dai 90.000 scioperanti del 8 Marzo 1917 si passò ai 200.000 del giorno successivo. Le autorità non sapevano bene come reagire e nelle prime giornate la polizia si limitò più che altro a controllare che la situazione non degenerasse, ma era ormai evidente che qualcosa si era rotto nella macchina russa. Il 10 Marzo 1917 il numero degli scioperanti era salito a 240.000 e la polizia cominciò a reagire utilizzando le armi da fuoco, ma la folla rispose con le medesime armi. L’esercito chiamato a reprimere le manifestazioni, congiuntamente alla polizia, non intervenne contro gli insorti e già dal 11 Marzo 1917 cominciarono diverse sparatorie e scontri in molte zone della città, tanto che a sera il governo decretò lo stato d’assedio. Il 12 e il 13 Marzo 1917 le truppe di guarnigione a Pietrogrado si unirono ufficialmente agli insorti e in città presero a formarsi i primi Soviet (consigli). Nel frattempo la protesta si era estesa anche a Mosca.

Di fatto il 14 Marzo 1917 i Soviet consegnarono il potere nelle mani del Comitato della Duma, il parlamento russo che doveva restare sciolto sino ad Aprile secondo le disposizioni dello zar. Il Comitato si mise subito a lavorare e il 15 Marzo 1917 aveva già provveduto ad individuare i nomi dei futuri ministri, mentre come Presidente del Consiglio e ministro dell’Interno venne scelto il principe L’vov. Vista la situazione allo Zar non restò che abdicare in favore del fratello Michele, quest’ultimo però il giorno successivo (16 Marzo 1917) abdicò a sua volta lasciando il paese nella mani del governo provvisorio e dei Soviet. Nasceva la Repubblica Russa, che avrebbe avuto una vita breve ed estremamente instabile.

La famiglia dello Zar Nicola II

Baghdad venne fondata nel 762 su ordine del Califfo Al-Mansur, diventando presto un fiorente centro politico, culturale ed economico. Nella sua storia è stata più volte conquistata, saccheggiata, diroccata e ricostruita; a partire dalla conquista mongola del 1258 sino alla più recente occupazione americana del 2003. Sotto l’Impero Ottomano la città era una roccaforte chiave per il controllo della regione del Iraq e la sua perdita avrebbe spianato la strada alle forze Inglesi nella corsa verso nord, senza considerare l’enorme importanza dei pozzi petroliferi della regione… aspetto ancora oggi tremendamente rilevante nella drammatica quotidianità del popolo iracheno.

La Battaglia per Baghdad fu invero poca cosa rispetto agli scontri che l’avevano preceduta. Si risolse tutto nel giro alcune ore del 8 Marzo 1917, quando le truppe ottomane, numericamente inferiori, non riuscirono a respingere i soldati di Maude a 50 km a sud della città. La scelta per il comandante Khalil Pasha era obbligata: ripiegamento su Baghdad e successiva evacuazione della città. Tre giorni dopo, 11 Marzo 1917, le truppe britanniche occupavano Baghdad e allontanavano la minaccia ottomana dai possedimenti persiani di Sua Maestà.

Successivamente iniziava l’Offensiva di Samarrah cominciata il 13 Marzo 1917, nel tentativo di scacciare gli Ottomani anche dal nord della regione. Le truppe di Maude il 19 Marzo 1917 conquistarono Fallujha e continuarono ad incalzare gli avversari. Sul fronte della Palestina invece il 26 Marzo 1917 i Britannici persero la Prima Battaglia di Gaza, non riuscendo a penetrare efficacemente in quel settore.

In Europa il 1 Marzo 1917 il governo di Vienna cercava di dare un nuovo corso alle campagne belliche austriache con il cambio in corsa del comandante in capo dell’esercito: passando dal generale von Hötzendorf al generale von Straussenburg. La scelta dell’imperatore Carlo I fu sia di natura politico-militare che religiosa, in quanto il destituito era notoriamente un ateo materialista al contrario del sovrano fervente cattolico.

Storia: Novembre e Dicembre 1916

Carlo d’Asburgo

Gli ultimi 60 giorni dell’anno 1916 furono sicuramente tra i più intensi di tutto l’intero conflitto, sia sul piano bellico che su quello politico. Il 1917 avrebbe riservato moltissime sorprese che avrebbero pesato non solo sulla storia del conflitto, come ad esempio la Rivoluzione Russa. Ad ogni modo il 21 Novembre 1916 accadde un qualcosa di imprevisto che avrebbe minato definitamente il vacillante Impero Austro-Ungarico: la morte dell’Imperatore Francesco Giuseppe. La forte leadership del sovrano aveva tenuto insieme i brandelli della gloria viennese negli ultimi decenni, nonostante le infinite crisi che si erano susseguite e diverse tragedie famigliari che l’avevano colpito; la figura di Francesco Giuseppe meriterebbe un articolo a parte, che sicuramente prepareremo a breve. La sua morte destabilizzò tutto l’Impero e il successore designato, Carlo d’Asburgo, non sembrava una figura in grado di reggere l’enorme pressione della situazione politica di quei sanguinosi anni. Il nuovo Imperatore avrebbe dato il via a trattati di pace segreti con la Francia e l’Inghilterra, di nascosto dalla Germania, ma con la strenua opposizione dell’Italia; inoltre avrebbe devoluto un’autonomia sempre maggiore alle minoranze etniche in seno all’Impero innescando la miccia finale della sua dissoluzione. Sarebbero stati gli ultimi due anni di una storia iniziata nell’anno 962…

L’instabilità viennese giungeva nel momento più inatteso, proprio quando nei Balcani gli Imperi Centrali conseguivano importanti vittorie ai danni dei Rumeni, sconfitti il 3 Dicembre 1916 nella Battaglia di Bucarest. La “piccola Parigi dell’Est” cadde nelle mani nemiche il 6 Dicembre 1916.

Nel frattempo restava problematica la situazione in Grecia, dove i dissensi tra la monarchia e le forze politiche degenerarono in una sorta di guerra civile al seguito di uno sbarco di truppe anglo-francesi ad Atene, avvenuto tra il 1 e il 3 Dicembre 1916. Il monarca Costantino non voleva più ingerenze degli Alleati sul suo territorio al fine di mantenere la massima neutralità nel conflitto, mentre il navigato politico Venizelos caldeggiava un’ingresso nel conflitto ai danni della Bulgaria e dell’Impero Ottomano. Nei disordini di quei giorni le truppe di Francia e Gran Bretagna si reimbarcarono. Ma la resa dei conti all’interno del Regno di Grecia era solo rimandata all’anno successivo.

Sul fronte del Sinai gli Inglesi riuscirono ad occupare posizione strategicamente rilevanti ai danni delle truppe ottomane  grazie alla vittoria nella Battaglia di Magdhaba del 23 Dicembre 1916. Il 1917 sarebbe stato l’anno buono per puntare all’assalto della Palestina.

Robert Nivelle

Sul fronte occidentale il 1916 era stato un anno estremamente sanguinoso per tutti i contendenti, ma chi aveva patito più di tutti era stato l’esercito francese. Nonostante la conclusione della Battaglia di Verdun, il 19 Dicembre 1916 con la riconquista di molte posizione perse a vantaggio dei Tedeschi, c’era molto fermento delle insanguinate armate francesi. il 13 Dicembre 1916 venne destituito il comandante in capo dell’esercito francese Joseph Joffre, giudicato troppo molle nel comando. Al suo posto venne messo Robert Nivelle, che sarebbe diventato tristemente famoso durante le giornate degli ammutinamenti del 1917.

Nel frattempo gli Inglesi si preparavano a sferrare l’ennesima offensiva nella zona della Somme, che poi sarebbe passata alla storia come l’ultima battaglia decisiva della serie di scontri iniziati il 1 Luglio 1916. Il culmine fu la Battaglia di Ancre, combattuta dal 13 al 18 Novembre 1916. L’intera operazione, durata cinque mesi risultò un importante successo strategico per gli Alleati, che avevano in questo modo allentato la pressione tedesca su Verdun. Nei fatti si trattò di una delle più sanguinose operazioni di tutta la storia bellica mondiale… basti pensare che nei lunghi mesi di scontri si ebbero più di 630.000 perdite per parte, per un totale di oltre 1.200.000 uomini morti, feriti e/o dispersi. Secondo le stime degli storici ogni centimetro di terreno conquistato durante gli scontri costò la vita ad un soldato.

Truppe Inglesi sulla Somme