Storia: Le origini della Guerra Civile Americana – Presidenza Jefferson

Thomas Jefferson

Alla fine della presidenza di John Adams si tennero le elezioni del 1800, le quali videro il trionfo di Thomas Jefferson per il Partito Democratico-Repubblicano proprio contro il presidente uscente, sempre a rappresentare il Partito Federalista. Jefferson si aggiudicò il 61,4% dei voti e 73 grandi elettori contro i 65 dello sfidante. Il nuovo presidente si insediò il 4 marzo 1801. Jefferson verrà rieletto anche alle elezioni del 1804, battendo lo sfidante Charles C. Pinckney col 72,8% dei voti e 162 grandi elettori contro i 14 dello sfidante.

La sua presidenza fu molto importante poichè vide una grande espansione territoriale degli Stati Uniti, unita ad una crescente deriva dei rapporti con la Gran Bretagna.

1801: Scoppia la Prima Guerra Barbaresca , tra gli Stati Uniti ed i pirati della Libia Ottomana, sarà la prima guerra che la neonata nazione condurrà al di fuori dei propri confini. La prima di una interminabile serie.

1803: Gli Stati Uniti acquistano la Lousiana dalla Francia. Su questo territorio esisteva già la schiavitù e non si riuscì a limitarla. Nel frattempo l’Ohio entrò nell’Unione come stato senza schiavi, pur limitando l’ingresso sul suo territorio degli afroamericani. [Liberi 8 –  Schiavisti 9]

1804: Il New Jersey adotta una legge per una graduale abolizione della schiavitù. A questo punto della storia tutti gli Stati situati a nord della “Linea Mason-Dixon” (il confine tra Maryland e Pennsylvania) sono abolizionisti o sulla strada per l’abolizione. Si riunisce per la prima volta la “American Convention of Abolition Societies”, ma ovviamente vi presero parte solo delegati del Nord. [Liberi 9 –  Schiavisti 8]

1807: Il Congresso dichiara fuorilegge il commercio internazionale di schiavi, per cui importare ed esportare schiavi diventa così un crimine federale. Da quel momento inizia un commercio clandestino di schiavi (mentre prima arrivavano circa 14.000 unità all’anno si scese ad almeno 1.000). La messa al bando di tale commercio inizia a preoccupare tutti gli stati del Sud che basano la propria economia sull’utilizzo di schiavi. Nello stesso anno con il cosiddetto “embargo del 1807” gli Stati Uniti dichiarano di non voler prendere parte attiva alle Guerre Napoleoniche.

Storia: Dopo la Grande Guerra

La fine della Prima Guerra Mondiale determinò, in tutti i paesi coinvolti, una serie di situazioni politico-sociali che avrebbero segnato non solo i decenni immediati, ma anche tutta la storia successiva sino ai giorni nostri. Andiamo a ripercorrere, in linea di massima, quanto accadde ai principali paesi coinvolti.

Impero britannico Impero britannico

Londra era riuscita nel suo principale intento: impedire che una potenza emergente (Germania) prendesse il controllo del continente europeo. Come era stato già per tutto il ‘700 e parte del ‘800 con gli scontri con la Francia. Gli Inglesi erano riusciti a consolidare il loro impero, guadagnando importanti territori in Africa, ma soprattutto nel Medio Oriente. La politica di Londra gettò le basi per la questione palestinese, per i problemi dei moderni Iran ed Iraq. L’unica nota dolente per gli Inglesi fu l’aggravarsi della situazione irlandese, che avrebbe portato nel giro di pochi anni all’indipendenza di Dublino.

Churchill in visita al fronte

Flag of France (1794–1815, 1830–1958).svg Francia

Parigi faceva parte delle potenze vincitrici, ma usciva dalla guerra estremamente indebolita e provata. Non erano i Francesi ad aver vinto la Grande Guerra, erano stati gli Inglesi e gli Statunitensi. Il guadagno territoriale africano non poteva compensare la profonda crisi politica della Francia, crisi che si sarebbe manifestata con anni di estrema instabilità, nei quali si sarebbero succeduti una media di 2 governi all’anno. La Francia della Seconda Guerra Mondiale, sconfitta in 28 giorni, e la Francia moderna, sempre divisa tra la vicinanza a Berlino e la sudditanza a Londra sono dirette conseguenze di questa non vittoria.

De Gaulle nel 1916

Stati Uniti Stati Uniti

Washington era stata determinante per far pendere l’ago della bilancia in favore degli Alleati. L’opinione pubblica statunitense ed i suoi politici credevano, ingenuamente, che le forze per le quali avevano versato tanto sangue fossero davvero mosse da buoni sentimenti e non da una semplice brama di potere. Le conferenze di pace smentirono ogni buon proposito, dimostrando che gli Alleati erano stati mossi soprattutto dal desiderio di depredare le colonie tedesche e dividersi le terre dell’Impero Ottomano. Il disgusto per il comportamento di Londra e Parigi portò gli Stati Uniti a scegliere per il futuro una politica di isolamento ed a guardare con maggiore interesse al Pacifico piuttosto che all’Atlantico. Ecco spiegato il disinteresse di Washington per la politica europea a ridosso della Seconda Guerra Mondiale ed il progressivo attrito col Giappone nel Pacifico.

Russia Russia

L’Impero degli Zar era finito, la guerra aveva fatto deflagrare il debole sistema politico economico dello stato, portando alla rivoluzione ed alla dittatura comunista. Nonostante il fondamentale cambio della “forma” della Russia non sarebbe cambiata la sua “sostanza”… i Sovietici avrebbero portato avanti le medesime mire territoriali del precedente impero, rimanendo prima di ogni cosa Russi. Ma ci sarebbero comunque voluti diversi anni prima che Mosca potesse riemergere dal bagno di sangue della guerra civile.

Stalin al centro

Regno di Serbia Regno di Serbia

Belgrado era stata la prima potenza coinvolta nel conflitto e all’indomani della sconfitta di Vienna si trovò a governare un vasto territorio comprendente diverse etnie, si trattava della prima forma embrionale di quella che sarebbe stata la Jugoslavia dopo la Seconda Guerra Mondiale. Sappiamo tutti la triste vicenda di queste genti e di questi territori da quel momento sino ai giorni nostri. Forse la questione poteva essere gestita diversamente già allora….

Italia Italia

Roma aveva raggiunto solo in parte lo scopo che si era prefissata con l’entrata in guerra, dal momento che aveva si unito la penisola sotto un unico stato, ma non aveva ottenuto dai trattati di pace tutti i territori che le erano stati promessi da Inglesi e Francesi. In particolare la questione della Dalmazia Settentrionale (andata al paese di cui sopra) ed il mancato corrispettivo coloniale in Africa. Il malcontento dell’opinione pubblica e la scarsa reattività della classe politica italiana, unita al pericolo rosso (cosa comune anche ad altri paesi europei, dal momento che le idee della Rivoluzione Russa erano andate diffondendosi), portarono agli eventi che spianarono al strada alla dittatura fascista. Ad ogni modo le pecche dei politici di allora e la loro scarsa capacità sul piano internazionale non avrebbero più abbandonato Roma… i tempi di Cavour erano finiti da un pezzo.

Mussolini al fronte

Romania Romania

A Bucarest accadde la stessa cosa che accadde a Roma: nei trattati di pace non le venivano riconosciuti tutti i territori promessi prima dell’entrata in guerra, lasciando aperta la spinosa questione della Transilvania e della Bessarabia. Il malcontento rumeno avrebbe portato la Parigi dell’est ad allinearsi coi paesi dell’Asse poco prima della Seconda Guerra Mondiale.

Giappone Giappone

Tokyo usciva dalla guerra con una maggiore consapevolezza nei propri mezzi e osservava con attenzione la crisi di alcuni dei suoi Alleati europei… in particolar modo la Francia, della quale mirava a prendere i possedimenti in Indocina. Inoltre la grave situazione politica della Cina rendeva possibile un tentativo di espansione continentale su vasta scala. Il Giappone voleva espandersi, ma sulla sua strada avrebbe trovato un rivale molto pericoloso: Washington.

Hiroito futuro imperatore del Giappone

Austria-Ungheria Austria-Ungheria

Come abbiamo visto l’Impero degli Asburgo deflagrò in tanti pezzi, i quali andarono a comporre tanti dei moderni stati che oggi conosciamo: Cecoslovacchia, Polonia, Ucraina, Ungheria, Austria, Italia, Romania, ecc… la maggior parte di questi territori sarebbero passati due decenni dopo sotto l’orbita di Berlino.

Impero ottomano Impero ottomano

Per l’Impero Ottomano vale lo stesso discorso che per quello Austro-Ungarico, ma con una differenza non da poco. Al contrario dell’Austria la Turchia moderna non ha mai smesso di cercare una rivalsa nazionale e di tentare in tutti i modi di mantenere una certa influenza sui paesi sui quali aveva dominato… basti pensare anche agli eventi recenti legati alla Siria, all’Iraq, all’Armenia. Per quel che riguarda i rapporti con la Germania (nati nel ‘700 come “amicizia commerciale” con la Prussia) essi non si interruppero mai, ma la Turchia non cedette alle richieste di unirsi all’Asse durante la Seconda Guerra Mondiale. In compenso Istanbul fornì moltissima manodopera a Berlino nelle fasi più salienti della ricostruzione e del boom economico.

Mustafa Kemal Atatürk a Gallipoli

bandiera Bulgaria

Sofia perse alcuni territori in favore del nuovo stato unitario (futura Jugoslavia) e rimase vicina alla Germania nella speranza che una rivalsa di quest’ultima potesse aiutarne le rivendicazioni territoriali. Di fatto nella Seconda Guerra Mondiale la Bulgaria si schierò con l’Asse, partecipando all’intervento tedesco in Grecia, in supporto degli Italiani che erano stati messi a mal partito dai soldati di Atene. Durante il conflitto le truppe di Sofia si riappropriarono dei territori ceduti coi trattati della Prima Guerra Mondiale… ma fu solo una rivalsa momentanea.

Germania Germania

Ferita nell’orgoglio e nella carne… Berlino nel giro di pochi anni aveva perso tutto quello che aveva faticosamente costruito nel corso dei 150 anni precedenti. L’impero coloniale spartito tra gli Alleati, il territorio nazionale separato dai territori polacchi, alcune zone nevralgiche occupate militarmente e, non da ultimo, una serie di rivoluzioni armate su tutto il territorio nazionale. La vita della Repubblica di Weimar non fu mai facile, scossa ogni giorno da rivolte e scontri politici. Il clima teso della Germania, lo smarrimento di un popolo e il sentimento di rivalsa verso i nemici di fuori e di dentro portarono nel giro di quindici anni Hitler ed il nazional-socialismo al potere… aprendo la strada ad un nuovo capitolo dello scontro europeo per il dominio continentale (possiamo individuare il primo nella Guerra dei Trent’anni). La Germania avrebbe perso anche quella guerra, ma non si sarebbe arresa nel suo progetto di egemonia…

Hitler con alcuni commilitoni

Il bello della storia è che nulla finisce mai…

Storia: Caduti della Grande Guerra

Di Seguito l’elenco dei caduti della Prima Guerra Mondiale

ALLEATI

Belgio Belgio e sue colonie 120.637

Francia Francia e sue colonie 1.697.800

Giappone Giappone 415 

Grecia Grecia 176.000

Italia Italia 1.240.000

Flag of Montenegro (1905–1918).svg Montenegro 13.325

Portogallo Portogallo e sue colonie 89.222

Regno Unito Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e sue colonie 1.228.167

Romania Romania 680.000

Russia Russia 3.754.369

Regno di Serbia Regno di Serbia 969.815

Stati Uniti Stati Uniti 117.465

 

IMPERI CENTRALI

Austria-Ungheria Austria-Ungheria 1.567.000

Bulgaria Bulgaria 187.500

Germania Germania e sue colonie 2.475.617

Impero ottomano Impero ottomano 2.921.844

 

PAESI NEUTRALI

Danimarca Danimarca 722

Norvegia Norvegia 2.000

Svezia Svezia 877

Storia: Ottobre 1918

Negli articoli precedenti abbiamo analizzato tutte le tappe che portarono la Grande Guerra verso la sua conclusione, a partire dalla fallita offensiva tedesca della primavera 1918 sino allo scatenarsi della potenza di fuoco degli Alleati. Dopo l’uscita dalla guerra della Bulgaria anche gli membri degli Imperi Centrali cominciavano a vacillare, soprattutto l’Impero Ottomano e l’Impero Austro-Ungarico, minacciati nella loro stessa integrità territoriale.

L’Impero Ottomano non esisteva quasi più. Gli Inglesi avevano conquistato buona parte dei domini meridionali del Sultano e il 1 Ottobre 1918 catturarono anche Damasco, in Siria. Un durissimo colpo giunse anche con la Battaglia di Sharqat (23-30 Ottobre 1918) con la quale l’Impero Britannico conquistò Mosul (Iraq) con tutti i suoi giacimenti di petrolio. Il 25 Ottobre i ribelli arabi uscivano vittoriosi dalla Battaglia di Aleppo… il 30 Ottobre 1918 l’Impero Ottomano siglava l’armistizio di Mudros cessando le ostilità con gli Alleati: tutte le restanti guarnigioni ottomane al di fuori dell’Anatolia furono richiamate; agli alleati fu concesso il diritto di occupare i forti sullo stretto dei Dardanelli e del Bosforo. L’esercito ottomano fu smobilitato, e porti, ferrovie, e altri punti strategici furono resi disponibili per l’uso da parte degli Alleati. Nel Caucaso, la Turchia dovette ritirarsi sulle frontiere pre-belliche.

La situazione sul fronte occidentale era sempre più allarmante ed ebbe un forte impatto anche sulla politica interna tedesca. Fu così che il 3 Ottobre 1918 venne scelto come nuovo cancelliere tedesco Massimiliano di Baden; succede a Georg von Hertling, dimessosi tre giorni prima, e assume anche l’incarico di ministro degli Esteri. Con lui al comando la Germania cominciò a valutare l’idea di giungere ad un armistizio. Il lavoro della diplomazia non fermava quello dei militari al fronte! Si susseguirono una serie di vittorie alleate: la Battaglia di Courtrai (14-19 Ottobre 1918) con la quale venne sfondato il fronte delle Fiandre e riconquistate Lilla, Bruges e Gand; la Battaglia della Selle (17-25 Ottobre 1918) grazie alla quale gli Inglesi inflissero uno sonora sconfitta alle truppe tedesche in ritirata sulla linea Hindenbug. Il 20 ottobre 1918 la Germania decise di sospendere la guerra sottomarina nell’Oceano Atlantico, per facilitare il processo di pace, ma già il 29 Ottobre 1918 la situazione interna aveva cominciato a farsi esplosiva con l’ammutinamento degli equipaggi delle truppe navali tedesche ancorate a Wilhelmshaven.

A dover affrontare una situazione ancora peggiore era il governo di Vienna. L’Impero Austro-ungarico nel corso della guerra aveva visto aumentare le spinte centrifughe delle varie comunità etniche che lo componevano. Negli ultimi mesi di guerra si susseguirono episodi di aperta ribellione nei confronti del governo centrale. In concomitanza con l’Offensiva alleata sul fronte italiano, cominciata il 24 Ottobre 1918 con la Battaglia di Vittorio Veneto, l’impero cominciò a sgretolarsi da dentro. Il 28 Ottobre 1918 la Cecoslovacchia proclamò la sua indipendenza, seguita il 29 Ottobre 1918 dallo Stato degli Sloveni, Croati e Serbi (la futura Jugoslavia) e il 31 Ottobre 1918 dall’Ungheria… quest’ultimo fu un colpo fatale per Vienna.

Storia: Settembre 1918 – parte seconda

Il primo degli Imperi Centrali a cedere sotto i colpi degli Alleati fu la Bulgaria. Il Settembre 1918 fu particolarmente problematico per le truppe di Sofia, le quali fino a quel momento non avevano di certo sfigurato sui campi di battaglia. Il 18-19 Settembre 1918 si combatté la Terza battaglia di Doiran, nella quale gli Inglesi ed i Greci presero d’assalto il fronte bulgaro ad est senza però riuscire a sfondarlo, l’alto comando bulgaro decise però una ritirata generale da tutto il fronte macedone. Durante questa manovra di disimpegno le truppe in ritirata vennero attaccate per via aerea il 21 Settembre 1918 al passo di Kosturino, questa incursione causò moltissime perdite e portò alla disgregazione delle truppe. Il 29 Settembre 1918 le truppe della Serbia e della Francia entrarono a Skopje, capitale della Macedonia, e continuarono ad avanzare a nord, verso il Danubio. Il giorno dopo, il 30 Settembre 1918 la Bulgaria firmava l’armistizio di Salonicco con gli Alleati, uscendo in via definitiva dalla guerra.

L’Impero Ottomano non se la cavava molto meglio ed il 25 Settembre 1918 i Turchi perdevano anche Amman, capitale della Giordania, dopo la Seconda Battaglia di Amman.

Nel frattempo proseguiva l’Offensiva dei cento giorni sul fronte occidentale. Il 26 Settembre 1918 iniziò l’Offensiva della Mosa-Argonne, che sarebbe proseguita sino a Novembre, condotta dalle truppe franco-statunitensi in modo vittorioso. Il 27 Settembre 1918 iniziò la Battaglia di Cambrai-San Quintino, condotto invece dalle truppe anglo-statunitensi, le quali riuscirono a sfondare la linea Hindenburg. Il 28 Settembre 1918 iniziava la Quinta Battaglia di Ypres, dove le truppe congiunte di Francia, Belgio ed Impero Britannico riuscirono a conquistare importanti posizioni ai Tedeschi. La Germania era sempre più in un vicolo cieco… la notizia del disimpegno bulgaro avrebbe gettato nuovo sconforto nelle truppe e nell’alto comando di Berlino.

Ritirata Tedesca 1918

Storia: Settembre 1918 – parte prima

Si avvicinava l’inizio del quinto autunno di guerra e l’Offensiva dei cento giorni degli Alleati continuava senza sosta, mentre le truppe tedesche erano sempre più sulla difensiva sull’intera linea del fronte. Tra il 12 ed il 19 Settembre 1918 si combatté la Battaglia di Saint-Mihiel, dove le truppe statunitensi sconfissero i Tedeschi, questa fu la prima grande offensiva autonome delle truppe di Washington.

Sugli altri fronti continuavano le sconfitte degli Imperi Centrali, una su tutte la disfatta ottomana nella Battaglia di Megiddo, iniziata il 19 Settembre 1918 e terminata poi alla fine di ottobre con il crollo del fronte della Palestina.

In Macedonia invece cominciava, il 14 Settembre 1918, l’Offensiva di Vardar da parte delle truppe alleate (comprendenti Serbi, Italiani, Greci e Francesi). ai danni delle truppe bulgare… il 15 Settembre 1918 la linea bulgara veniva già spezzata nella Battaglia di Dobro Pole.

Storia: Agosto 1918

In piena estate iniziò il 8 Agosto 1918, sul fronte occidentale, il contrattacco degli Alleati, passato alla storia come Offensiva dei cento giorni. Questa si sarebbe rivelata essere lo scontro definitivo in grado di porre fine una volta per tutte alle ostilità. Il primo episodio importante in questa offensiva fu la Battaglia di Amiens, combattuta dal 8 al 16 Agosto 1918la prima giornata di scontri venne definita dal generale tedesco Erich Ludendorff “il giorno più nero per l’esercito tedesco” (Schwarzer Tag des deutschen Heeres). Alla fine di questo primo scontro le truppe Alleate avevano distrutto completamente il saliente tedesco creato davanti ad Amiens e le truppe del Kaiser avevano iniziato una manovra di lento ripiegamento. Alcuni giorni dopo, il 21 Agosto 1918, cominciò la Seconda Battaglia della Somme ad opera delle truppe anglo-statunitensi, la quale avrebbe portato allo sfondamento della linea difensiva nota come linea Hindenburg. Nell’ambito di questi scontri le truppe australiane si distinsero nella Battaglia di Mont Saint-Quentin, strappando ai Tedeschi importanti postazioni nella zona di Péronne.

Prigionieri tedeschi nella Battaglia di Amiens

Sul fronte italiano Gabriele d’Annunzio compì il famoso volo su Vienna (9 Agosto 1918) lanciando volantini con stampato il tricolore, dimostrando la totale inefficacia delle difese aeree dell’aviazione austro-ungarica. Lo smacco propagandistico fu molto forte per quello che era stato uno dei colossi della storia europea degli ultimi secoli.

Nel Caucaso continuava il caos dovuto alla Rivoluzione Russa, il 26 Agosto 1918 cominciò la Battaglia di Baku, che vide contrapposte le truppe ottomane e della Repubblica Democratica di Azerbaigian avverse a quelle britanniche e della Dittatura Centrocaspiana. Lo scontro si risolse il mese dopo a favore degli Ottomani.

Storia: Luglio 1918

Nell’estate del 1918 tutti i paesi coinvolti nel conflitto erano stremati, appesi tutti alla flebile speranza che ogni battaglia fosse l’ultima, che ogni scontro diventasse quello determinante per poter costringere i propri rivali al tavolo della pace. A livello economico le potenze più provate erano quelle degli Imperi Centrali, le quali non avevano il controllo dei mari e stavano andando esaurendo le materie prime fondamentali… Germania, Austria-Ungheria, Bulgaria ed Impero Ottomano sapevano di non poter tirare la corda ancora a lungo. Quello più in difficoltà era l’antico impero dei Sultani, il quale vedeva i propri territori sempre più risicati a causa della spinta offensiva delle forze britanniche proveniente dalla Mesopotamia. Gli Inglesi sapevano di dover colpire anche nella zona del Caucaso, per impedire agli Imperi Centrali di mettere mano sopra i pozzi petroliferi della zona. Per questo motivo le truppe di Londra occuparono Baku il 26 Luglio 1918, cacciando il governo bolscevico che vi si era insediato. Nasceva così l’effimero stato fantoccio noto come Dittatura Centrocaspiana.

La famiglia dello Zar Nicola II

Nella Russia sconvolta dalla guerra civile si consumava l’eccidio della famiglia reale: il 17 Luglio 1918, nella bella Ekaterinburg, lo zar Nicola II e la sua famiglia  venivano passati per le armi. L’esecuzione fu estremamente cruenta e le vittime (7 membri della casa reale, il loro cuoco, il loro medico, il segretario ed una dama di compagnia) vennero finite a colpi di baionetta e calci di fucile. La reazione degli Alleati a questo eccidio sarebbe stata quella di finanziare ed aiutare militarmente le Truppe Bianche impegnate a combattere contro i Comunisti.

Sul fronte occidentale la Germania tentava l’ultima spallata alle truppe alleate. L’assalto per le truppe tedesche era conosciuto col nome di Friedensturm, l’assalto della pace, proprio nella speranza che un’ultima vittoria servisse a porre fine della guerra… iniziò così la Seconda Battaglia della Marna il 15 Luglio 1918. 52 divisioni tedesche, con 1.656 cannoni, si scontrarono contro 62 divisioni alleate, con 768 cannoni e ben 346 carri armati. L’attacco però venne quasi subito respinto e già dal 18 Luglio 1918 cominciarono i contrattacchi, inizialmente franco-statunitensi, con la Battaglia di Soissons e la Battaglia di Château-Thierry. Il fiato della Germania era sempre più corto.

Nel frattempo il 12 Luglio 1918 Haiti dichiarava guerra alla Germania, seguita il 19 Luglio 1918 da Honduras.

Sehnsucht: Il monte Buzludža

Al centro della moderna Bulgaria si erge questa montagna, un luogo pieno di storia a metà strada tra quello che fu e quello che avrebbe potuto essere. Un luogo del tempo oltre che dello spazio.

In primo luogo Buzludža è un simbolo della rinascita nazionale bulgara, della sua lotta contro l’oppressione dell’Impero Ottomano. Proprio qui venne combattuta una battaglia tra i ribelli bulgari, guidati da Hadzhi Dimitar e Stefan Karadzha, e le truppe del Sultano il 31 Luglio 1868. Lo scontro si risolse con una sconfitta, ma la memoria di quegli eventi avrebbe ispirato il movimento di liberazione bulgaro che avrebbe affrontato gli Ottomani sino alla conquista della prima formale indipendenza (vedasi il Trattato di Santo Stefano del 3 Marzo 1878) e poi di quella definitiva: 5 ottobre 1908. Nella sua corsa all’indipendenza la Bulgaria venne molto aiutata da due paesi, Germania e Russia, che si sarebbero poi rivelati determinanti per la storia successiva della nazione.

Nel 1891 la montagna divenne sede del Primo Congresso del Partito Socialdemocratico dei Lavoratori Bulgari, il predecessore del Partito Comunista Bulgaro. L’incontro si tenne in gran segreto sotto la guida di Dimitar Blagoev Nikolov.

Nel 1944, in piena Seconda Guerra Mondiale, vi si svolse uno scontro tra i partigiani comunisti e le truppe regolari bulgare, la Bulgaria infatti era una delle nazioni legate all’Asse. Con la fine del conflitto la Bulgaria esce dalla sfera d’influenza tedesca per entrare in quella russa, diventando a tutti gli effetti uno dei membri più importanti del Blocco Orientale.

Negli anni ’70 il Partito Comunista Bulgaro pensò di realizzare sulla montagna un’imponente costruzione che assolvesse la doppia funzione di monumento nazionale e di centro congressi per il partito stesso. Il palazzo venne costruito, a partire dal 1974, in stile architettonico brutalista, ad opera dell’architetto Georgi Stoilov, e costò una cifra pari a 35 milioni di dollari attuali. L’opera venne inaugurata ufficialmente il 23 Agosto 1981 dal leader comunista bulgaro Todor Zhivkov. Al suo interno erano stati realizzati oltre 510 mq di mosaici, raffiguranti la storia del Partito Comunista Bulgaro, di questi oltre il 20% sono andati persi negli anni.

Già… andati persi. Perché?

Presto detto. Alla caduta del comunismo il monumento venne completamente abbandonato a se stesso, venendo più volte vandalizzato, pur restando una meta per molti turisti. Negli anni si sono mossi diversi comitati nel tentativo di salvare l’opera dal completo sfacelo e si parla di trasformare il tutto in un museo della storia bulgara.

Obiettivamente è brutto a vedersi, ma va preservato, così come va preservata la storia, di qualsiasi epoca e di qualsiasi tipo. La furia iconoclasta e distruttrice è sempre e solo una pratica di coloro che non hanno storia.

Storia: Giugno 1918

La situazione nel Caucaso continuò ad essere molto delicata anche nel Giugno del 1918. La Repubblica Democratica di Armenia raggiunse un accordo di pace con l’Impero Ottomano, passato alla storia come Trattato di Batumi del 4 Giugno 1918, ma fu costretta a cedere una vasta fetta di territorio. Questa soluzione scontentò parte dell’esercito armeno che si ribellò costituendo la Repubblica dell’Armenia montanara. Nel frattempo la Germania ne approfittò per espandere la sua influenza in quella zona, andando a supportare militarmente la Repubblica Democratica di Georgia, la quale divenne protettorato tedesco (8 Giugno 1918).

Sul fronte occidentale, tra il 1 Giugno ed il 26 Giugno 1918 si combatté la Battaglia di Bosco Belleau, una manovra congiunta delle truppe francesi, britanniche e statunitensi contro i tedeschi attestati sulla Marna; l’azione fu un successo e bloccò l’offensiva tedesca e vide inoltre distinguersi i Marines degli Stati Uniti. Più a nord tra il 9 ed il 12 Giugno 1918 iniziava la Battaglia di Montdidier-Noyon, un attacco tedesco contro le linee francesi a Compiègne, ma l’esito fu favorevole alla Francia.

Battaglia di Bosco Belleau

Sul fronte italiano si combatté tra il 15 ed il 22 Giugno 1918 la Seconda Battaglia del Piave, poi ribattezzata da Gabriele D’Annunzio col nome di Battaglia del solstizio. Le truppe austro-ungariche si lanciarono all’offensiva, riuscendo anche a superare il Piave. La reazione italiana trasformò l’operazione in una sanguinosa disfatta per le truppe di Vienna. Nel complesso vi furono 20.000 ed oltre 200.000 perdite complessive tra entrambi gli schieramenti.

Nel frattempo, il 10 Giugno 1918, Luigi Rizzo a bordo di MAS affondò la nave da battaglia austro-ungarica SMS Szent István nelle vicinanze di Premuda, l’azione passerà alla storia come “Impresa di Premuda“.

Storia: Maggio 1918

Il progressivo disimpegno della Russia dal conflitto, causato dalla Rivoluzione di stampo comunista, diede l’occasione all’Impero Ottomano di mettere a segno alcuni colpi di mano nel Caucaso: gli ultimi guizzi di un colosso morente! Il 21 Maggio 1918 l’Impero Ottomano invase i territori armeni della neonata Repubblica Federale Democratica Transcaucasica, perdendo però i primi due scontri contro gli Armeni nella Battaglia di Sardarapat e nella Battaglia di Abaran. Gli Ottomani colsero una vittoria pirrica qualche giorno dopo (27 Maggio 1918) nella Battaglia di Kara Killisse. Sotto le pressioni dell’invasione la giovane repubblica non riuscì a mantenere la sua integrità, andandosi a dividere, il 28 Maggio 1918, in tre diversi stati: la Repubblica Democratica di Armenia, la Repubblica Democratica di Georgia e la Repubblica Democratica di Azerbaigian. Proprio in questi giorni si sta consumando un conflitto sanguinoso tra Armenia ed Azerbaigian… con lo zampino della Turchia, a dimostrazione di come la storia sia una delle materia più importanti da studiare, poiché non ci dice solo da dove veniamo, ma anche dove stiamo andando. 

Nel frattempo sul fronte orientale i ribelli polacchi cercavano di cacciare dal loro territorio e da quello dell’Ucraina le truppe dell’Impero Tedesco, risultando però sconfitti il 11 Maggio 1918 nella Battaglia di Kaniów.

A sud, nel fronte dei Balcani, la Romania era costretta a concedere parte dei suoi territori a Bulgaria e Austria-Ungheria, trovandosi inoltre sottomessa economicamente alla Germania. Il trattato di pace con gli Imperi Centrali venne firmato il 7 Maggio 1918.

Firma del Trattato di Bucarest

Sul fronte occidentale continuavano le offensive tedesche nel vano tentativo di piegare una volta per tutte le difese avversarie. Il 27 Maggio 1918 iniziò così la Terza Battaglia dell’Aisne, nel settore di Reims e Soissons. I Tedeschi inizialmente guadagnarono molto terreno, raggiungendo nuovamente la Marna, ma vennero bloccati definitamente il 6 Giugno. Nel frattempo, il 28 Maggio 1918, veniva effettuata la prima operazione offensiva delle forze statunitensi con la Battaglia di Cantigny, gli Yankees riconquistarono alcuni villaggi precedentemente in mano ai tedeschi.

Battaglia di Cantigny

A livello di diplomazia internazionale il 8 Maggio 1918 il Nicaragua dichiarava guerra alla Germania e all’Austria-Ungheria, mentre il 23 Maggio 1918 la Costa Rica dichiarava guerra alla Germania.