Storia: Novembre 1917

103 anni fa, tra gli ultimi mesi del 1917 e i primi mesi del 1918, la situazione militare della Prima Guerra Mondiale andava delineandosi in maniera inequivocabile. La situazione degli Imperi Centrali diventava sempre più critica: l’Impero Ottomano pareva destinato ad un inevitabile collasso, l’Austria-Ungheria era ormai completamente dipendente dall’aiuto militare tedesco, la Bulgaria reggeva bene nella misura in cui era impegnata in uno scacchiere tutto sommato facile da gestire, infine la Germania cominciava a sentire la pesantezza economica dei tanti anni di sforzo bellico continuativo. Dall’altra parte del fronte la Francia e l’Inghilterra, anch’esse stremate, godevano di un maggiore respiro grazie al consistente aiuto bellico e militare degli Stati Uniti, la Russia stava collassando su stessa a causa delle spinte rivoluzionarie, l’Italia cercava di raccogliere i cocci dopo la batosta di Caporetto.

Sul fronte della Palestina si registrarono importanti eventi le cui conseguenze riempiono ancora oggi le pagine della storia e spesso della cronaca. In concomitanza con la vittoria britannica nella Terza Battaglia di Gaza, con la quale venne spezzato il fronte ottomano, il 2 Novembre 1917 il ministro degli esteri inglese Arthur Balfour si dichiarò favorevole alla creazione di un sostanzioso avamposto sionista in Palestina. Questo evento e gli atti successivi alla conclusione della guerra crearono i primi presupposti per quella che oggi conosciamo come la “questione palestinese”. Gli Inglesi, con il beneplacito della Francia, si apprestavano a tradire le promesse fatte agli Arabi per convincerli a ribellarsi contro gli Ottomani. Il 17 Novembre 1917 gli Inglesi erano già alle porte di Gerusalemme…

Dichiarazione di Balfour:

Egregio Lord Rothschild,
È mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell’ebraismo sionista che è stata presentata, e approvata, dal governo.
“Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni”.
Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della federazione sionista.

Sul fronte italiano il 8 Novembre 1917 il generale Luigi Cadorna veniva destituito dal comando dell’esercito in favore di Armando Diaz. Il 13 Novembre 1917 iniziò la Prima Battaglia del Piave, durata tredici giorni, con l’obiettivo di bloccare la dilagante avanzata delle truppe austro-tedesche. La battaglia fu un successo italiano, anche se pagato molto caro in termini di vite umane, le truppe degli Imperi Centrali rimasero appunto bloccate sulle rive del Piave senza riuscire più a proseguire l’avanzata.

Sul fronte occidentale il 10 Novembre 1917 giunse al termine la Battaglia di Passchendaele iniziata a fine Luglio senza che gli Inglesi riuscissero a spezzare la linea tedesca, di fatto si trattò dell’ennesimo bagno di sangue sostanzialmente inutile. Pochi giorni dopo il 25 Novembre 1917 cominciò la Battaglia di Cambrai dove una iniziale avanzata degli Alleati venne poi totalmente respinta dai Tedeschi. La situazione della Germania però era molto critica a causa del ristagno economico dovuto al blocco navale britannico, nel Mare del Nord si consumò (17 Novembre 1917) l’ennesimo scontro tra le flotte dei due paesi nella Battaglia di Helgoland, scontro alla fine risultato inconcludente per entrambi. Anche nelle colonie la Germania era ormai totalmente stremata e gli ultimi raparti ormai decimati dell’Africa Orientale Tedesca il 25 Novembre 1917 sconfinarono nel Mozambico portoghese nel tentativo si sfuggire ai britannici nel settore del Tanganika.

Gli occhi del mondo però continuavano ad essere rivolti verso gli eventi che stavano devastando la Russia. Tra il 7 e 8 Novembre 1917 scoppiò la Rivoluzione d’Ottobre (così chiamata per le differenze di date secondo il calendario giuliano): i bolscevichi si impadronirono del potere con la forza dando vita alla Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa e portando Lenin a capo del governo. La reazione della parte avversa non si fece attendere e le prime rivolte anti-bolsceviche nella capitale portarono allo scoppio della guerra civile. Il 22 Novembre 1917, approfittando della situazione, l’Ucraina dichiarò l’indipendenza dalla Russia.

Storia: Settembre 1917

Aleksandr Kerensky

A tener banco nel difficile mese di Settembre 1917 era la situazione della Russia. Tutti i governi coinvolti nel conflitto guardavano ad est con una certa, motivata, ansia. Per gli Imperi Centrali un progressivo disimpegno della Russia avrebbe significato una più ampia libertà di manovra sugli altri fronti… questa stessa considerazione era causa di malumori e preoccupazione in casa degli Alleati. L’opinione pubblica russa era ormai schierata compattamente contro il prosieguo di uno scontro che si era rivelato fin lì un inutile bagno di sangue. La classe politico-militare era invece divisa. Diversi uomini di potere temevano che il paese piombasse nel caos non appena fossero cessate le ostilità contro gli Imperi Centrali e milioni di soldati fossero rientrati verso il cuore pulsante della Russia. A dar voce a questi timori ci pensò in maniera decisamente poco delicata il comandante in capo dell’esercito, generale Lavr Georgievič Kornilov. Egli chiese al governo di introdurre una serie di norme volte ad irrigidire il trattamento dei soldati al fronte con la speranza di eliminare una volta per tutte il sistema delle assemblee “sindacali” dei soldati e ridare il potere agli ufficiali. Il dibattito che ne scaturì passo in breve tempo dal verbale al fisico. L‘opposizione delle forze di sinistra e lo scarso potere effettivo di Kerenskij portarono in breve Kornilov a tentare di prendere il potere con la forza. Inevitabilmente la reazione popolare fu violentissima e netta, e il tentato golpe durò appena dal 8 al 14 Settembre 1917, dopo di che Kornilov fu costretto a fuggire. In tutto questo desolante panorama di un paese sull’orlo della guerra civile gli Imperi Centrali non restavano fermi a guardare. Continuavano grandi offensive volte a strappare quanta più terra possibile alle ex regioni dello Zar. Il 3 Settembre 1917 ad esempio i Russi furono costretti ad abbandonare Riga, città chiave della regione baltica e il 29 Settembre 1917 la marina tedesca condusse importanti incursioni nel baltico ai danni di una marina russa ormai allo sfacelo.

Nel frattempo in Iraq proseguiva l’avanzata Inglese in Mesopotamia. Il 28-29 Settembre 1917 si svolse la Battaglia di Ramadi sostenuta quasi per intero da truppe indiane, l’Impero Ottomano era l’altro grande malato della Grande Guerra, un impero che settimana dopo settimana perdeva inesorabilmente dei pezzi del suo glorioso passato, aprendo la strada alle bieche mire coloniali degli Inglesi e dei Francesi, spianando la strada a problemi che ancora oggi il mondo deve affrontare.

Storia: Marzo 1917

La guerra sarebbe durata solo pochi mesi. A Natale tutti sarebbero stati pacificamente a festeggiare nelle proprie case accanto ai propri cari. Questo era lo spirito che aveva animato sia i politici che i militari nelle prime settimane di guerra del 1914. La realtà nei primi mesi del 1917 era quanto di più lontano da quelle previsioni. Mantenere lo sforzo bellico su più fronti era un costo economico-umano altissimo per tutte le nazioni chiamate in causa e tutte cominciavano a risentire di una certa “stanchezza” sociale che creava legittime problematiche sul “fronte interno” di ogni nazione. Chiaramente le nazioni meglio organizzate erano in grado di fronteggiare queste problematiche in maniera da non farle crescere in qualcosa di più problematico, ma le nazioni che vivevano già un dissapore sociale antecedente al 1914 non potevano che trasformarsi in pericolosissime polveriere.

La Russia degli Zar era un gigante. Uno stato enorme pieno di contraddizioni e di disuguaglianze sociali tremendamente lampanti. La nobiltà e la classe agiata era lontana anni luce dalle problematiche delle fabbriche e delle campagne… e questo era già un grosso problema prima della guerra. Inoltre a livello infrastrutturale il paese era molto arretrato e questo si sarebbe dimostrato un problema enorme per gli approvvigionamenti durante il conflitto. Lo Zar era mal consigliato dai suoi ministri e a nulla era valso il parere di Rasputin di non entrare in guerra.

La guerra era cominciata e la Russia si era rivelata un gigante troppo debole per competere con degli Stati moderni… nel 1917 lo Zar non possedeva più la Polonia, la Bielorussia, la Lituania e buona parte dell’Ucraina e della Lettonia; l’unica campagna veramente vittoriosa era quella del Caucaso contro l’altro grande impero malato, quello Ottomano. L’esercito aveva sottratto oltre diciassette milioni di uomini ai vari settori produttivi e questo aveva avuto un effetto estremamente negativo sulla, già precaria, economia  del paese. Le battaglie, le sconfitte, le inutili tattiche massacranti e le enormi perdite avevano creato dei conflitti insanabili all’interno dello stesso apparato militare, il quale non riceveva più nemmeno i rifornimenti necessari a proseguire i combattimenti. Nelle città la situazione non era migliore: la situazione nelle fabbriche e nel commercio era disperata. Cominciarono le diserzioni dell’esercito e i grandi scioperi politici nelle città. Lo Zar non era in grado di invertire la rotta della sua nave e la tempesta l’avrebbe investito in pieno.

A San Pietroburgo (allora Pietrogrado) il giorno 8 Marzo 1917 cominciarono i primi grandi scioperi. [In Russia non era in vigore il calendario gregoriano in quegli anni bensì quello giuliano, per cui quando si parla di Rivoluzione di Febbraio e di Ottobre in realtà i  mesi di riferimento sono Marzo e Novembre]. Dai 90.000 scioperanti del 8 Marzo 1917 si passò ai 200.000 del giorno successivo. Le autorità non sapevano bene come reagire e nelle prime giornate la polizia si limitò più che altro a controllare che la situazione non degenerasse, ma era ormai evidente che qualcosa si era rotto nella macchina russa. Il 10 Marzo 1917 il numero degli scioperanti era salito a 240.000 e la polizia cominciò a reagire utilizzando le armi da fuoco, ma la folla rispose con le medesime armi. L’esercito chiamato a reprimere le manifestazioni, congiuntamente alla polizia, non intervenne contro gli insorti e già dal 11 Marzo 1917 cominciarono diverse sparatorie e scontri in molte zone della città, tanto che a sera il governo decretò lo stato d’assedio. Il 12 e il 13 Marzo 1917 le truppe di guarnigione a Pietrogrado si unirono ufficialmente agli insorti e in città presero a formarsi i primi Soviet (consigli). Nel frattempo la protesta si era estesa anche a Mosca.

Di fatto il 14 Marzo 1917 i Soviet consegnarono il potere nelle mani del Comitato della Duma, il parlamento russo che doveva restare sciolto sino ad Aprile secondo le disposizioni dello zar. Il Comitato si mise subito a lavorare e il 15 Marzo 1917 aveva già provveduto ad individuare i nomi dei futuri ministri, mentre come Presidente del Consiglio e ministro dell’Interno venne scelto il principe L’vov. Vista la situazione allo Zar non restò che abdicare in favore del fratello Michele, quest’ultimo però il giorno successivo (16 Marzo 1917) abdicò a sua volta lasciando il paese nella mani del governo provvisorio e dei Soviet. Nasceva la Repubblica Russa, che avrebbe avuto una vita breve ed estremamente instabile.

La famiglia dello Zar Nicola II

Baghdad venne fondata nel 762 su ordine del Califfo Al-Mansur, diventando presto un fiorente centro politico, culturale ed economico. Nella sua storia è stata più volte conquistata, saccheggiata, diroccata e ricostruita; a partire dalla conquista mongola del 1258 sino alla più recente occupazione americana del 2003. Sotto l’Impero Ottomano la città era una roccaforte chiave per il controllo della regione del Iraq e la sua perdita avrebbe spianato la strada alle forze Inglesi nella corsa verso nord, senza considerare l’enorme importanza dei pozzi petroliferi della regione… aspetto ancora oggi tremendamente rilevante nella drammatica quotidianità del popolo iracheno.

La Battaglia per Baghdad fu invero poca cosa rispetto agli scontri che l’avevano preceduta. Si risolse tutto nel giro alcune ore del 8 Marzo 1917, quando le truppe ottomane, numericamente inferiori, non riuscirono a respingere i soldati di Maude a 50 km a sud della città. La scelta per il comandante Khalil Pasha era obbligata: ripiegamento su Baghdad e successiva evacuazione della città. Tre giorni dopo, 11 Marzo 1917, le truppe britanniche occupavano Baghdad e allontanavano la minaccia ottomana dai possedimenti persiani di Sua Maestà.

Successivamente iniziava l’Offensiva di Samarrah cominciata il 13 Marzo 1917, nel tentativo di scacciare gli Ottomani anche dal nord della regione. Le truppe di Maude il 19 Marzo 1917 conquistarono Fallujha e continuarono ad incalzare gli avversari. Sul fronte della Palestina invece il 26 Marzo 1917 i Britannici persero la Prima Battaglia di Gaza, non riuscendo a penetrare efficacemente in quel settore.

In Europa il 1 Marzo 1917 il governo di Vienna cercava di dare un nuovo corso alle campagne belliche austriache con il cambio in corsa del comandante in capo dell’esercito: passando dal generale von Hötzendorf al generale von Straussenburg. La scelta dell’imperatore Carlo I fu sia di natura politico-militare che religiosa, in quanto il destituito era notoriamente un ateo materialista al contrario del sovrano fervente cattolico.

Storia: Novembre e Dicembre 1916

Carlo d’Asburgo

Gli ultimi 60 giorni dell’anno 1916 furono sicuramente tra i più intensi di tutto l’intero conflitto, sia sul piano bellico che su quello politico. Il 1917 avrebbe riservato moltissime sorprese che avrebbero pesato non solo sulla storia del conflitto, come ad esempio la Rivoluzione Russa. Ad ogni modo il 21 Novembre 1916 accadde un qualcosa di imprevisto che avrebbe minato definitamente il vacillante Impero Austro-Ungarico: la morte dell’Imperatore Francesco Giuseppe. La forte leadership del sovrano aveva tenuto insieme i brandelli della gloria viennese negli ultimi decenni, nonostante le infinite crisi che si erano susseguite e diverse tragedie famigliari che l’avevano colpito; la figura di Francesco Giuseppe meriterebbe un articolo a parte, che sicuramente prepareremo a breve. La sua morte destabilizzò tutto l’Impero e il successore designato, Carlo d’Asburgo, non sembrava una figura in grado di reggere l’enorme pressione della situazione politica di quei sanguinosi anni. Il nuovo Imperatore avrebbe dato il via a trattati di pace segreti con la Francia e l’Inghilterra, di nascosto dalla Germania, ma con la strenua opposizione dell’Italia; inoltre avrebbe devoluto un’autonomia sempre maggiore alle minoranze etniche in seno all’Impero innescando la miccia finale della sua dissoluzione. Sarebbero stati gli ultimi due anni di una storia iniziata nell’anno 962…

L’instabilità viennese giungeva nel momento più inatteso, proprio quando nei Balcani gli Imperi Centrali conseguivano importanti vittorie ai danni dei Rumeni, sconfitti il 3 Dicembre 1916 nella Battaglia di Bucarest. La “piccola Parigi dell’Est” cadde nelle mani nemiche il 6 Dicembre 1916.

Nel frattempo restava problematica la situazione in Grecia, dove i dissensi tra la monarchia e le forze politiche degenerarono in una sorta di guerra civile al seguito di uno sbarco di truppe anglo-francesi ad Atene, avvenuto tra il 1 e il 3 Dicembre 1916. Il monarca Costantino non voleva più ingerenze degli Alleati sul suo territorio al fine di mantenere la massima neutralità nel conflitto, mentre il navigato politico Venizelos caldeggiava un’ingresso nel conflitto ai danni della Bulgaria e dell’Impero Ottomano. Nei disordini di quei giorni le truppe di Francia e Gran Bretagna si reimbarcarono. Ma la resa dei conti all’interno del Regno di Grecia era solo rimandata all’anno successivo.

Sul fronte del Sinai gli Inglesi riuscirono ad occupare posizione strategicamente rilevanti ai danni delle truppe ottomane  grazie alla vittoria nella Battaglia di Magdhaba del 23 Dicembre 1916. Il 1917 sarebbe stato l’anno buono per puntare all’assalto della Palestina.

Robert Nivelle

Sul fronte occidentale il 1916 era stato un anno estremamente sanguinoso per tutti i contendenti, ma chi aveva patito più di tutti era stato l’esercito francese. Nonostante la conclusione della Battaglia di Verdun, il 19 Dicembre 1916 con la riconquista di molte posizione perse a vantaggio dei Tedeschi, c’era molto fermento delle insanguinate armate francesi. il 13 Dicembre 1916 venne destituito il comandante in capo dell’esercito francese Joseph Joffre, giudicato troppo molle nel comando. Al suo posto venne messo Robert Nivelle, che sarebbe diventato tristemente famoso durante le giornate degli ammutinamenti del 1917.

Nel frattempo gli Inglesi si preparavano a sferrare l’ennesima offensiva nella zona della Somme, che poi sarebbe passata alla storia come l’ultima battaglia decisiva della serie di scontri iniziati il 1 Luglio 1916. Il culmine fu la Battaglia di Ancre, combattuta dal 13 al 18 Novembre 1916. L’intera operazione, durata cinque mesi risultò un importante successo strategico per gli Alleati, che avevano in questo modo allentato la pressione tedesca su Verdun. Nei fatti si trattò di una delle più sanguinose operazioni di tutta la storia bellica mondiale… basti pensare che nei lunghi mesi di scontri si ebbero più di 630.000 perdite per parte, per un totale di oltre 1.200.000 uomini morti, feriti e/o dispersi. Secondo le stime degli storici ogni centimetro di terreno conquistato durante gli scontri costò la vita ad un soldato.

Truppe Inglesi sulla Somme

Storia: Luglio 1916

Il massiccio attacco inglese nella valle della Somme iniziò la mattina del 1 Luglio 1916. Dalle 6 alle 7 del mattino le trincee tedesche vennero bombardate da oltre 250.000 proiettili di artiglieria (il tremendo frastuono del bombardamento, 4.200 proiettili al minuto, venne sentito addirittura in Gran Bretagna). Poco dopo le 7 una serie di mine, piazzate alla fine di tunnel nei pressi delle trincee tedesche, vennero fatte brillare con effetti devastanti. Tutto sembrava volgere al meglio per gli Inglesi. Eppure l’ottusità dei loro comandanti fece si che le prime giornate di battaglia si trasformassero in un fallimentare massacro.

Soldati Inglesi sulla Somme

I soldati erano stati sovraccaricati di equipaggiamento nell’illusoria speranza di una rapida avanzata, i generali pensavano che i Tommies già a sera avrebbero dovuto rendere abitabili le nuove trincee conquistate. Inoltre tutti pensavano che il massiccio bombardamento avrebbe distrutto la maggior parte delle postazioni nemiche, per cui i soldati vennero fatti uscire in schieramenti troppo visibili e compatti, facilmente colpibili da mortaio e mitragliatrici. Fu un massacro vero e proprio, tanto che alla fine del primo giorno di battaglia alcuni pensavano addirittura ad una ritirata! Nella prima giornata gli Inglesi persero 57.000 uomini contro gli 8.000 tedeschi, nonostante questo agghiacciante bollettino l’offensiva continuò nelle giornate e nei mesi successivi. Di fatto l’11 Luglio 1916 le truppe del Kaiser cessarono gli attacchi su Verdun e si misero sulla difensiva per poter spostare truppe verso la Somme, l’idea Inglese aveva avuto successo. Un successo pagato a carissimo prezzo sino alla fine (la Battaglia della Somme terminerà nel Novembre 1916).

Nel frattempo il 4 Luglio 1916 gli irregolari arabi scacciarono le truppe ottomane dalla città sacra de La Mecca, ottenendo così la loro prima storica vittoria.

La Mecca 1916

Sehnsucht: Isole Cayman

Le Isole Cayman in quanto sono una “dipendenza d’oltremare” del Regno Unito, per cui hanno come capo di stato Sua Maestà Elisabetta II e sono amministrate da un governatore. Questo piccolo possedimento è composto da tre isole abitate da circa 60.000 persone ed è un “paradiso fiscale” famoso in tutto il mondo, ma a noi questo importa poco. Le Cayman vengono scoperte nel 1503 da Cristoforo Colombo, il quale rimane talmente colpito dalla presenza di tartarughe sulle isole da chiamarle Las Tortugas, ma questi simpatici animali marini non erano gli unici a popolare le acque intorno a queste isole: i coccodrilli marini erano molto diffusi e fu proprio da loro che derivò il nome Cayman in uso sin dal 1530.

Coccodrillo Marino

Le isole furono abitate principalmente da pirati per molti decenni, furono visitate anche da Sir Francis Drake e passarono sotto controllo britannico dopo la caduta della Giamaica in mano inglese nel 1655. Erano isole disabitate prima dell’arrivo degli Europei e coloro che vi si insediarono erano per la maggior parte soldati e veterani. La vita negli insediamenti non fu facile a causa delle frequenti scorrerie dei corsari spagnoli e delle continue scaramucce per il controllo delle acque intorno alla Giamaica e Cuba (a nord delle isole). E’ noto che il primo vero insediamento stabile nacque intorno al 1730, ma la prima assemblea legislativa fu solo del 1831: del resto le isole furono sempre molto legate alla Giamaica e di fatto controllate dal suo governatore. Nel 1962 la Giamaica ottenne l’indipendenza dal Regno Unito e a quel punto le isole Cayman cessarono qualsiasi rapporto amministrativo con l’isola e divennero una dipendenza diretta di Sua Maestà.

Superfluo dire che le Cayman sono un paradiso turistico con spiagge bianchissime, acqua azzurra e pace assoluta.

Storia: Thomas Edward Lawrence

Nel complesso dei nostri articoli che ripercorrono la Prima Guerra Mondiale stiamo per affrontare la questione della Rivolta Araba, la prossima settimana uscirà proprio l’articolo riguardante il Giugno 1916. Per questo motivo è bene che andiamo a conoscere preventivamente uno dei grandi protagonisti di quell’epopea: Thomas Edward Lawrence.

Un aforisma attribuito a Giulio Andreotti cita: A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina. Di sicuro non era uno che pensava male il buon Thomas Edward Lawrence, al punto di peccare forse di troppa ingenuità nei confronti del governo del suo paese e delle mire coloniali della corona, inoltre doveva essere totalmente estraneo agli interessi che certe lobby nutrivano nei confronti del territorio della Palestina. Ingenuo. A volte in modo quasi ingiustificato essendo un ufficiale dei servizi segreti britannici nel corso di una delle guerre più brutali mai conosciute dall’umanità, ma di certo non poteva sapere quale destino amaro stessero preparando la Francia e l’Impero Britannico per il Medio Oriente, una sorpresa ancora oggi dagli effetti letali e nefasti.

Lawrence si trova volontariamente catapultato nel mondo arabo del 1916, è una realtà culturale che ha a lungo studiato per oltre dieci anni, vivendola in prima persona nel corso dei lunghi viaggi intrapresi dal 1907 in poi, conosce tutti gli usi ed i costumi, ne comprende la complessità e non si limita ad etichettare come “barbare” quelle usanze così diverse da quelle occidentali, sa bene che ogni cultura rimanda inevitabilmente al contesto storico ambientale nel quale viene alla luce… e la cultura araba nasce nel deserto, in un luogo inospitale e mortale, dove però trovano spazio anche i pensieri più profondi e le poesie più toccanti. Il cielo notturno del deserto è un’immagine che ritorna più volte negli scritti di Lawrence e rende bene l’idea della fratellanza che si sviluppa tra gli uomini che vivono costantemente sotto quello spettacolo. Lawrence arriva a capire che la natura di una cultura spesso così rude e talvolta brutale nelle sue punizioni nasce anche dall’esigenza di mantenere regolato un popolo totalmente frammentato in decine e decine di tribù sparse su un territorio vastissimo. Eppure in questo mare sterminato di sabbia ci sono uomini che coltivano un sogno non troppo nascosto di unire tutto il mondo arabo sotto una sola bandiera, ribellandosi in primo luogo al giogo dell’ Impero Ottomano ormai in piena decadenza.

Inizia così un’epopea spesso e volentieri sminuita dalla storiografia britannica. Lawrence guida insieme ad alcuni capi arabi una forza militare determinata e letale, col compito di rendere la vita difficile ai Turchi su un territorio molto vasto, di fatto si tratta di interrompere costantemente i rifornimenti alle truppe al fronte e di impegnare e stremare un numero sempre maggiore di unità nemiche, in modo da tenerle lontane dagli obiettivi più sensibili delle campagne dell’esercito di Sua Maestà. Nel corse di questa campagna militare non mancheranno le azioni eclatanti  e alcuni episodi di efferata crudeltà dettati come spesso accade dalla brutalità di una guerra, che per sua definizione non può mai essere né bella né pulita come certi “soloni” e teologi delle liberazioni democratiche vorrebbero farci credere. L’idea di Lawrence e dei capi arabi è semplice, liberare la Penisola Araba dalle forze nemiche e creare un grande stato unitario sotto il quale possano riconoscersi e prosperare tutti gli Arabi, è un’idea che in quel momento sembra a portata di mano e sarebbe anche realizzabile dal momento che le ingerenze occidentali nell’area sono ancora talmente fievoli da non aver contaminato e frazionato ulteriormente le tribù locali con delle facili promesse. Ma Lawrence ignora un fatto fondamentale: esiste già un accordo tra Francia e Impero Britannico per spartirsi l’intera area sotto due zone di influenza ben distinte.

La fine della guerra porterà alla luce tutti gli accordi segreti tra le potenze vincitrici, distruggendo in un solo colpo il sogno arabo di uno stato unitario, frammentando in maniera definitiva le tribù locali e consegnando Palestina ed Iraq in mano agli Inglesi e Siria e Libano in mano ai Francesi. Lawrence, che in tutti quegli anni di guerra ha cominciato non solo a vestirsi come gli arabi bensì anche a pensare come loro, si sente totalmente sconfitto e tradito da coloro che reputava degli alleati ed amici corretti. Rifiuterà tutte le onorificenze conferitegli sa Sua Maestà per le gesta compiute durante la Rivolta Araba, ma non lascerà l’esercito cominciando ad interessarsi all’aeronautica ed alle sue implicazioni militari. Passerà gli ultimi anni della sua vita in maniera abbastanza ritirata, sino a morire durante un misterioso incidente stradale nel 1935. Scomodo per le sue idee, scomodo per i suoi scritti, scomodo per aver ignorato certi interessi e certe lobby.

Nel suo libro su quella esperienza araba aveva scritto: « Non tutti gli uomini sognano allo stesso modo … Io intendevo creare una Nazione nuova, ristabilire un’influenza decaduta, dare a venti milioni di Semiti la base sulla quale costruire un ispirato palazzo di sogni per il loro pensiero nazionale … ». Questa frase dovrebbe farci riflettere ancora oggi, quando chiunque si faccia portavoce delle istanze arabe in Palestina viene costantemente tacciato di un non meglio precisato anti-semitismo che permette a certe lobby di perpetrare le proprie nefandezze sotto la luce del sole, al riparo della protezione internazionale.

Volksgeist: 16 Dicembre 1773

A Boston un gruppo di giovani americani, travestiti da indiani Mohawk, si imbarcano a bordo di alcune navi da carico inglesi per gettarne a mare il carico, consistente in casse di tè. Questo atto di protesta, contro il continuo innalzamento delle tasse da parte dell’Inghilterra, passerà alla storia come Boston Tea Party.

Storia: Aprile 1916

La Grande Guerra affrontava la sua seconda primavera di combattimenti nel pieno sviluppo dell’intenso massacro di Verdun. Fiumi di sangue scorrevano su tutti i fronti, senza che il pesante tributo pagato portasse ad un reale risultato tattico o territoriale. Tutte le risorse umane venivano lanciate nel tritacarne delle trincee. Al fronte combattevano uomini di tutti i continenti, chiamati a combattere per una patria lontana che il più delle volte era una semplice potenza colonizzatrice. E così la Francia schierava fucilieri del Senegal, truppe dal Nord Africa e soldati della lontana Indocina. La Gran Bretagna aveva impegnato a fondo gli Australiani e i Neozelandesi nel massacro di Gallipoli e non lesinava nell’utilizzo dei Canadesi e della moltitudine di etnie provenienti dall’India. Il vasto Impero zarista schierava nelle sue fila etnie estremamente differenti, ma tutto sommato fedeli a Santa Madre Russia. Al contrario l’esercito di Vienna era composto da troppe etnie che non vedevano l’ora di affrancarsi dal morente impero. Leggermente differente la situazione dell’Impero Ottomano. La Germania e l’Italia potevano permettersi di usare le truppe coloniali solo nei territori delle colonie e non altrove.

Soldati indocinesi in Francia

Come è facile immaginare non tutti gli uomini erano felici di andare a combattere nei pantani europei per aiutare i propri colonizzatori a conquistare duecento metri di fango in più. E se non si trattava del fango europeo poteva benissimo essere il deserto della Mesopotamia. La propaganda britannica continuava a ripetere che la missione principale dei suoi eserciti era quella di liberare le popolazioni che subivano l’occupazione delle truppe del Sultano… chissà cosa ne pensavano i soldati Indiani costretti ad affrontare le mortali battaglie nel deserto per liberare altri popoli senza essere a propria volta liberi. Il 29 Aprile 1916 terminò l’assedio di Kut (di cui abbiamo già parlato diverse volte) e circa 13.000 soldati tra Inglesi ed Indiani furono fatti prigionieri dopo 147 giorni di disperata resistenza. Durante la prigionia ad Aleppo il 60% di loro perse la vita sopratutto a causa della malnutrizione e delle malattie.

Combattere durante la Grande Guerra portò molti uomini delle colonie a sviluppare un forte sentimento indipendentista che nei decenni successivi sarebbe emerso con sempre maggiore forza. Ma non c’era bisogno di andare troppo lontano dai campi di combattimento delle Fiandre per trovare un popolo sottomesso da una potenza straniera, costretto a subirne le angherie e a dover servire nelle “sue” guerre… no, bastava recarsi a Dublino, in Irlanda.

Rivolta di Pasqua 1916

L’Irlanda di inizio ‘900 stava cercando di muovere i passi istituzionali per cercare di emanciparsi dalla corona inglese, la quale non aveva alcuna intenzione di lasciare libera l’isola, nonostante avesse concesso alcune timide forme di autogoverno. In ogni caso l’Irlanda si trovava nelle stesse identiche condizioni dell’Australia, della Nuova Zelanda e del Canada: doveva inviare i suoi uomini a combattere per la causa britannica. Per gli Inglesi questo obbligo divenne un boomerang in grado di generare un fortissimo malcontento nella popolazione irlandese. La Germania colse l’occasione al volo (come avrebbe fatto l’anno successivo finanziando Lenin) per destabilizzare il suo grande nemico e fece in modo di far arrivare sulle coste irlandesi una buona dose di armi ad uso e consumo dei gruppi ribelli già attivi sull’isola. Il 24 Aprile 1916 gli Irish Volunteers di Patrick Henry Pearse insieme alla Irish Citizen Army di James Connolly diedero il via all’insurrezione occupando i punti chiave di Dublino. Venne proclamata la Repubblica Irlandese. Gli Inglesi per tutta risposta attaccarono le postazioni dei ribelli utilizzando anche una nuova arma che non aveva ancora avuto un vero e proprio impiego sui campi europei: il carro armato. In 5 giorni la rivolta venne sedata e i principali insorti catturati. Pearse, Connolly ed altri 14 patrioti vennero passati per le armi. L’esperienza della Rivolta di Pasqua (perchè nel 1916 quella fu la settimana di Pasqua) sarebbe stata propedeutica al successivo sviluppo della causa irlandese e la violenta reazione britannica non fece altro che alienarle le simpatie di molti paesi occidentali che cominciavano a capire la reale portata del disegno britannico: gli Inglesi non si erano mossi in guerra per liberare i popoli domati da potenze straniere malvagie… gli Inglesi erano dominatori come tutti gli altri e forse pure peggio degli altri.

Storia: Marzo 1916

Naufrago Tedesco 1916

Nell’Oceano Atlantico sin dal 1914 si combatteva una guerra nella guerra tra la marina tedesca e le flotte da rifornimento che facevano la spola tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra. Gli Stati Uniti erano un paese giovane ed emergente, guardavano ai fatti europei come ad un qualcosa di lontano e scarsamente interessante dal punto di vista politico, ma dal punto di vista economico portare aiuto agli Inglesi poteva rivelarsi molto vantaggioso. Per questo motivo lo sforzo bellico degli Alleati si reggeva in parte sempre maggiore su questi aiuti. L’unica risposta possibile della marina da guerra tedesca era la caccia ai convogli di rifornimento tramite i sommergibili. Era una guerra spietata e senza quartiere, fatta di ansia e frustrazione proprio come sul fronte di terra. La marina britannica si dava da fare per stanare i sommergibili tedeschi, ma gli Alleati avevano anche un altro problema da risolvere: la marina tedesca partiva per le sue incursioni anche dai porti di alcuni paesi neutrali, dal momento che il Mare del Nord era pesantemente controllato dalla marina di Sua Maestà. Uno di questi paesi era il Portogallo, per cui la diplomazia britannica (e non solo) cominciò un lento lavoro di convincimento nei confronti del governo lusitano che culminò proprio nel marzo del 1916. Le autorità portoghesi, su pressione alleata, avevano deciso di internare alcune navi da guerra tedesche ferme nel porto di Lisbona. La risposta tedesca fu l’immediata dichiarazione di guerra nei confronti del Portogallo del 9 Marzo 1916, seguita il 15 Marzo 1916 da un’identica dichiarazione dell’Austria-Ungheria. Nello stesso mese i rapporti tra gli Stati Uniti e la Germania andarono peggiorando perché l’opinione pubblica americana si stava mobilitando contro gli affondamenti eseguiti ai danni di navi americane ad opera dei sommergibilisti del Kaiser. In parole povere gli Stati Uniti volevano guadagnare sulla guerra altrui senza pagarne alcun prezzo…

Manifesto Tedesco per l’arruolamento

Chi invece pagò un prezzo altissimo fu la Russia dello Zar che il 18 Marzo 1916 decise di scatenare un’offensiva in Bielorussia, nei pressi del lago Naroch, con l’intento di alleggerire la pressione tedesca su Verdun. L’idea era quella di piombare con 370.000 uomini sui 80.000 Tedeschi presenti in quel settore in maniera che i generali del Kaiser si trovassero costretti a togliere truppe preziose dal tritacarne di Verdun. L’offensiva in iniziò con un lunghissimo (ma altrettanto impreciso) bombardamento dell’artiglieria durato più di due giorni. L’offensiva durò un mese, ma non produsse l’effetto sperato. L’esercito russo venne ricacciato indietro con gravissime perdite (oltre 90.000 uomini), mentre i tedeschi non spostarono alcuna unità per supportare i 80.000 uomini presenti nel settore, i quali si fecero valere perdendo circa 30.000 effettivi. Il morale delle truppe dello Zar colò a picco.

Sul fronte italiano tra il 9 e il 15 Marzo 1916 si svolse la Quinta Battaglia dell’Isonzo. Anche questa offensiva era volta a distogliere energie preziose dal settore di Verdun. A causa delle pessime condizioni atmosferiche non fu una vera e propria battaglia articolata bensì una serie di scontri, spesso brevi, su tutto il settore dell’Isonzo. E non produsse alcun effetto concreto. L’unico punto caldo rimase la città di Gorizia presso la quale gli scontri continuarono per diversi mesi.

Carabinieri Gorizia

Nel frattempo in Mesopotamia continuava l’assedio Ottomano di Kut e i vani tentativi dei britannici di rompere tale accerchiamento, come la Battaglia di Dujaila del 8 Marzo 1916, questa sconfitta costò il posto al comandante degli Inglesi: generale Aylmer. Kut avrebbe resistito quasi per altri due mesi prima di capitolare in mano ottomana.

Film: L’uomo che volle farsi re (1975, John Huston)

E’ strano come certe storie ci rimangano in testa più di altre. Evidentemente ognuno di noi, con la propria sensibilità differente, apprezza racconti in grado di comunicare direttamente con la propria anima. C’è un qualcosa in questa storia che mi ha sempre affascinato, qualcosa che non sono in grado di individuare con certezza… quello che so è che ogni tanto sento il bisogno di rivederlo, di calarmi in questa atmosfera lontana, di rivivere quest’avventura fuori dal comune e forse totalmente priva di senso. Ma cos’ha senso in fondo nella nostra esistenza? Siamo ciò che facciamo. Siamo ciò che vorremmo essere. Siamo ciò che non riusciamo ad essere. Siamo?

Il film di cui vi sto parlando è del 1975, firmato da John Houston (regista di film magnifici come “L’anima e la carne” o “La regina d’Africa”) con attori del calibro di Sean Connery, Michael Caine e Christopher Plummer. Tutte ottime premesse. E’ un’avventura. Un’avventura pulita, senza turpiloquio, senza fiumi di sangue da guadare, senza gli eccessi della moderna volgarità. Qui non conta il sesso, la violenza esasperata, l’effetto speciale computerizzato… qui conta solo la storia. E’ vera arte.

La storia si svolge nel secolo scorso tra l’India britannica e l’odierno Afghanistan e narra di due avventurieri inglesi (due autentici intrallazzatori) che decidono di partire per una remota regione abitata da popolazioni molto arretrate. Il loro scopo? Quello di imporsi come sovrani di quelle popolazioni grazie all’aiuto di qualche fucile e di alcuni stratagemmi imparati al servizio dell’esercito di Sua Maestà. Il classico disegno coloniale e civilizzatore che per secoli ha mosso la politica dell’Impero Britannico. Ovviamente non posso dirvi altro, perchè rovinerei la visione di questo piccolo capolavoro.

Fa da sottofondo al racconto la storia di Alessandro Magno, unico conquistatore europeo a prendere possesso di quelle terre, unita a diversi rimandi alla Massoneria di cui i protagonisti sono membri attivi. Resta da corollario la figura di Kipling, reale autore della storia nel 1888, Massone a tutti gli effetti e gran conoscitore del subcontinente indiano.

Un film per tutti quelli che hanno bisogno di rammentarsi che “chi troppo vuole nulla stringe”.