Volksgeist: 7 Febbraio 1991

A Londra l’IRA, usando un mortaio rudimentale montato sul retro di un furgone, riesce a far esplodere un ordigno nel cortile del numero 10 di Downing Street, residenza del premier John Major, mentre è in corso una riunione di governo per discutere della guerra contro l’Iraq.

Storia: Le origini della Guerra Civile Americana – Presidenza Madison

Alla fine della seconda presidenza di Thomas Jefferson si tennero le elezioni del 1808. Il partito del presidente (Partito Democratico-Repubblicano) uscente candidò James Madison il quale sconfisse il candidato del Partito Federalista Charles C. Pinckney, già uscito sconfitto dalle elezioni del 1804. La vittoria fu raggiunta col 64,7% dei voti 3 122 grandi elettori contro i 47 dello sfidante. Il nuovo presidente si insediò il 4 marzo 1809. Madison verrà rieletto anche alle elezioni del 1812, battendo DeWitt Clinton, candidato per un ramo dissidente (rappresentante alcuni Stati del nord) dello stesso partito del presidente. In questo caso particolare la vittoria fu decisamente meno netta ed arrivò con il 50,4% dei voti e con 128 grandi elettori a 89.

L’evento più importante della sua presidenza fu indubbiamente la guerra anglo-americana (o guerra del 1812) che durò ben 3 anni e che vide fronteggiarsi la giovane nazione e l’ex madrepatria. La guerra nasceva da una serie di dispute economiche legate alla situazione bellica europea delle guerre napoleoniche. La guerra si concluse con il mantenimento dello status quo precedente al conflitto. Nel corso degli scontri la stessa Washington venne occupata dai britannici e la Casa Bianca data a fuoco.

La Battaglia di New Orleans – 1815

1812: La Louisiana, territorio acquistato nel 1803, viene ammessa nell’Unione come “Stato schiavista”. [Liberi 9 –  Schiavisti 9]

1816: L’Indiana viene ammessa nell’Unione come “Stato libero”. [Liberi 10 –  Schiavisti 9]

Storia: Le origini della Guerra Civile Americana – Parte 2

In origine furono le 13 Colonie divise nel seguente modo dall’amministrazione britannica (anche se fino al 1730 l’organizzazione mutò più volte):

Colonie della Nuova Inghilterra: Provincia del New Hampshire, Provincia della Massachusetts Bay, Colonia di Rhode Island e delle Piantagioni di Providence, Colonia del Connecticut.

Colonie di mezzo: Provincia di New York, Provincia del New Jersey, Provincia di Pennsylvania, Colonia del Delaware

Colonie del sud: Provincia del Maryland, Colonia della Virginia, Provincia della Carolina del Nord, Provincia della Carolina del Sud, Provincia della Georgia.

Lo sviluppo della nazione americana a partire da questi territori sarà determinante per gli eventi che porteranno allo scoppio del conflitto. Vedremo oggi i primi eventi importanti avvenuti prima dell’istituzione della carica di Presidente degli Stati Uniti d’America.

1619: i primi schiavi africani (20) vengono sbarcati nella Colonia della Virginia da una nave olandese. Gli Olandesi ed i Portoghesi erano i principali commercianti di schiavi. Da quel momento nel Nord America Britannico viene introdotta la schiavitù. Nei decenni successivi l’autorità coloniale cercherà di legiferare più volte sulla schiavitù per regolamentarla in modo chiaro. Vale la pena ricordare che in quel momento si poteva anche essere condannati alla schiavitù da un giudice, non era infatti raro che vi fossero persone europee condannate ad anni  di schiavitù, se non a vita (la prima condanna di questo tipo si ebbe nel 1654 al virginiano John Casor).

1719: dopo un secolo la presenza degli schiavi inizia a diventare un problema economico, soprattutto per le imprese agricole che non ne fanno uso e che quindi hanno costi più alti di produzione. La diatriba nasce in Virginia e, non riuscendo ad ottenere il divieto di schiavismo, gli agricoltori ottengono che siano alzate le tariffe sugli schiavi, come compensazione economica. Nel corso degli anni ci saranno comunque diverse rivolte di schiavi soffocate nel sangue come ad esempio in Carolina del Sud (1739) o a New York (1712 e 1741).

1774: nasce la prima società antischiavista militante delle colonie, a Philadelphia, ad opera di un gruppo di Quaccheri guidato da James Pemberton.

19 Aprile 1775: inizia la guerra d’indipendenza americana.

4 Luglio 1776: viene siglata la dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America.

[Con l’indipendenza degli Stati Uniti e con l’adozione della Dichiarazione di Indipendenza si cominciarono ad avere delle modifiche di condotta molto forti nei confronti non tanto dello schiavismo bensì del commercio di schiavi… e questa differenza è molto importante, dal momento che si andò progressivamente vietando l’arrivo di nuovi schiavi pur mantenendo gli schiavi già presenti in quella condizione. Nella nuova nazione federale furono gli stati del Nord a muoversi per primi in questa direzione, procedendo poi a legislazioni che portassero ad una progressiva emancipazione degli schiavi. Il Vermont, che allora era ancora uno stato indipendente (e lo sarà fino al 1791), già nel 1777 proibì la schiavitù nella propria costituzione.]

1778: La Virginia è il primo stato a vietare l’importazione degli schiavi. [Liberi 0 –  Schiavisti 13]

1780: La Pennsylvania approva una legislazione per una graduale emancipazione degli schiavi, nel frattempo il Massachusetts vieta la schiavitù sul proprio territorio. [Liberi 2 –  Schiavisti 11]

3 Settembre 1783: termina la guerra d’indipendenza americana.

1783: Il New Hampshire vieta la schiavitù per nascita, ma fino al 1840 permetterà alcune forme di schiavitù. [Liberi 3 –  Schiavisti 10]

1784: Il Rhode Island ed il Connecticut adottano una legislazione di emancipazione simile a quella della Pennsylvania. Ma nello stesso anno il Congresso Continentale rigetta la proposta di Thomas Jefferson di proibire la schiavitù in tutti i territori, compresi i nuovi stati nascenti (Alabama, Kentucky, Mississippi e Tennessee). [Liberi 5 –  Schiavisti 8]

1787: Il Congresso Continentale vieta la schiavitù nel nuovo “Territorio del nord-ovest”, ossia i futuri Illinois, Indiana, Michigan, Ohio, Wisconsin e Minnesota.

Siamo quindi giunti alla soglia dell’elezione del Primo Presidente degli Stati Uniti. A questo punto della storia abbiamo visto come il Congresso si sia già espresso per proseguire una politica di sfruttamento degli schiavi nel sud del paese al contrario di quanto scelto per i territori del nord. La situazione in quel momento era ancora a favore di quei territori che basavano la loro economia sullo sfruttamento degli schiavi nelle piantagioni. Del resto il Nord non aveva ancora iniziato la sua fase di grande sviluppo industriale, la quale porterà con se grosse problematiche…

Storia: Dopo la Grande Guerra

La fine della Prima Guerra Mondiale determinò, in tutti i paesi coinvolti, una serie di situazioni politico-sociali che avrebbero segnato non solo i decenni immediati, ma anche tutta la storia successiva sino ai giorni nostri. Andiamo a ripercorrere, in linea di massima, quanto accadde ai principali paesi coinvolti.

Impero britannico Impero britannico

Londra era riuscita nel suo principale intento: impedire che una potenza emergente (Germania) prendesse il controllo del continente europeo. Come era stato già per tutto il ‘700 e parte del ‘800 con gli scontri con la Francia. Gli Inglesi erano riusciti a consolidare il loro impero, guadagnando importanti territori in Africa, ma soprattutto nel Medio Oriente. La politica di Londra gettò le basi per la questione palestinese, per i problemi dei moderni Iran ed Iraq. L’unica nota dolente per gli Inglesi fu l’aggravarsi della situazione irlandese, che avrebbe portato nel giro di pochi anni all’indipendenza di Dublino.

Churchill in visita al fronte

Flag of France (1794–1815, 1830–1958).svg Francia

Parigi faceva parte delle potenze vincitrici, ma usciva dalla guerra estremamente indebolita e provata. Non erano i Francesi ad aver vinto la Grande Guerra, erano stati gli Inglesi e gli Statunitensi. Il guadagno territoriale africano non poteva compensare la profonda crisi politica della Francia, crisi che si sarebbe manifestata con anni di estrema instabilità, nei quali si sarebbero succeduti una media di 2 governi all’anno. La Francia della Seconda Guerra Mondiale, sconfitta in 28 giorni, e la Francia moderna, sempre divisa tra la vicinanza a Berlino e la sudditanza a Londra sono dirette conseguenze di questa non vittoria.

De Gaulle nel 1916

Stati Uniti Stati Uniti

Washington era stata determinante per far pendere l’ago della bilancia in favore degli Alleati. L’opinione pubblica statunitense ed i suoi politici credevano, ingenuamente, che le forze per le quali avevano versato tanto sangue fossero davvero mosse da buoni sentimenti e non da una semplice brama di potere. Le conferenze di pace smentirono ogni buon proposito, dimostrando che gli Alleati erano stati mossi soprattutto dal desiderio di depredare le colonie tedesche e dividersi le terre dell’Impero Ottomano. Il disgusto per il comportamento di Londra e Parigi portò gli Stati Uniti a scegliere per il futuro una politica di isolamento ed a guardare con maggiore interesse al Pacifico piuttosto che all’Atlantico. Ecco spiegato il disinteresse di Washington per la politica europea a ridosso della Seconda Guerra Mondiale ed il progressivo attrito col Giappone nel Pacifico.

Russia Russia

L’Impero degli Zar era finito, la guerra aveva fatto deflagrare il debole sistema politico economico dello stato, portando alla rivoluzione ed alla dittatura comunista. Nonostante il fondamentale cambio della “forma” della Russia non sarebbe cambiata la sua “sostanza”… i Sovietici avrebbero portato avanti le medesime mire territoriali del precedente impero, rimanendo prima di ogni cosa Russi. Ma ci sarebbero comunque voluti diversi anni prima che Mosca potesse riemergere dal bagno di sangue della guerra civile.

Stalin al centro

Regno di Serbia Regno di Serbia

Belgrado era stata la prima potenza coinvolta nel conflitto e all’indomani della sconfitta di Vienna si trovò a governare un vasto territorio comprendente diverse etnie, si trattava della prima forma embrionale di quella che sarebbe stata la Jugoslavia dopo la Seconda Guerra Mondiale. Sappiamo tutti la triste vicenda di queste genti e di questi territori da quel momento sino ai giorni nostri. Forse la questione poteva essere gestita diversamente già allora….

Italia Italia

Roma aveva raggiunto solo in parte lo scopo che si era prefissata con l’entrata in guerra, dal momento che aveva si unito la penisola sotto un unico stato, ma non aveva ottenuto dai trattati di pace tutti i territori che le erano stati promessi da Inglesi e Francesi. In particolare la questione della Dalmazia Settentrionale (andata al paese di cui sopra) ed il mancato corrispettivo coloniale in Africa. Il malcontento dell’opinione pubblica e la scarsa reattività della classe politica italiana, unita al pericolo rosso (cosa comune anche ad altri paesi europei, dal momento che le idee della Rivoluzione Russa erano andate diffondendosi), portarono agli eventi che spianarono al strada alla dittatura fascista. Ad ogni modo le pecche dei politici di allora e la loro scarsa capacità sul piano internazionale non avrebbero più abbandonato Roma… i tempi di Cavour erano finiti da un pezzo.

Mussolini al fronte

Romania Romania

A Bucarest accadde la stessa cosa che accadde a Roma: nei trattati di pace non le venivano riconosciuti tutti i territori promessi prima dell’entrata in guerra, lasciando aperta la spinosa questione della Transilvania e della Bessarabia. Il malcontento rumeno avrebbe portato la Parigi dell’est ad allinearsi coi paesi dell’Asse poco prima della Seconda Guerra Mondiale.

Giappone Giappone

Tokyo usciva dalla guerra con una maggiore consapevolezza nei propri mezzi e osservava con attenzione la crisi di alcuni dei suoi Alleati europei… in particolar modo la Francia, della quale mirava a prendere i possedimenti in Indocina. Inoltre la grave situazione politica della Cina rendeva possibile un tentativo di espansione continentale su vasta scala. Il Giappone voleva espandersi, ma sulla sua strada avrebbe trovato un rivale molto pericoloso: Washington.

Hiroito futuro imperatore del Giappone

Austria-Ungheria Austria-Ungheria

Come abbiamo visto l’Impero degli Asburgo deflagrò in tanti pezzi, i quali andarono a comporre tanti dei moderni stati che oggi conosciamo: Cecoslovacchia, Polonia, Ucraina, Ungheria, Austria, Italia, Romania, ecc… la maggior parte di questi territori sarebbero passati due decenni dopo sotto l’orbita di Berlino.

Impero ottomano Impero ottomano

Per l’Impero Ottomano vale lo stesso discorso che per quello Austro-Ungarico, ma con una differenza non da poco. Al contrario dell’Austria la Turchia moderna non ha mai smesso di cercare una rivalsa nazionale e di tentare in tutti i modi di mantenere una certa influenza sui paesi sui quali aveva dominato… basti pensare anche agli eventi recenti legati alla Siria, all’Iraq, all’Armenia. Per quel che riguarda i rapporti con la Germania (nati nel ‘700 come “amicizia commerciale” con la Prussia) essi non si interruppero mai, ma la Turchia non cedette alle richieste di unirsi all’Asse durante la Seconda Guerra Mondiale. In compenso Istanbul fornì moltissima manodopera a Berlino nelle fasi più salienti della ricostruzione e del boom economico.

Mustafa Kemal Atatürk a Gallipoli

bandiera Bulgaria

Sofia perse alcuni territori in favore del nuovo stato unitario (futura Jugoslavia) e rimase vicina alla Germania nella speranza che una rivalsa di quest’ultima potesse aiutarne le rivendicazioni territoriali. Di fatto nella Seconda Guerra Mondiale la Bulgaria si schierò con l’Asse, partecipando all’intervento tedesco in Grecia, in supporto degli Italiani che erano stati messi a mal partito dai soldati di Atene. Durante il conflitto le truppe di Sofia si riappropriarono dei territori ceduti coi trattati della Prima Guerra Mondiale… ma fu solo una rivalsa momentanea.

Germania Germania

Ferita nell’orgoglio e nella carne… Berlino nel giro di pochi anni aveva perso tutto quello che aveva faticosamente costruito nel corso dei 150 anni precedenti. L’impero coloniale spartito tra gli Alleati, il territorio nazionale separato dai territori polacchi, alcune zone nevralgiche occupate militarmente e, non da ultimo, una serie di rivoluzioni armate su tutto il territorio nazionale. La vita della Repubblica di Weimar non fu mai facile, scossa ogni giorno da rivolte e scontri politici. Il clima teso della Germania, lo smarrimento di un popolo e il sentimento di rivalsa verso i nemici di fuori e di dentro portarono nel giro di quindici anni Hitler ed il nazional-socialismo al potere… aprendo la strada ad un nuovo capitolo dello scontro europeo per il dominio continentale (possiamo individuare il primo nella Guerra dei Trent’anni). La Germania avrebbe perso anche quella guerra, ma non si sarebbe arresa nel suo progetto di egemonia…

Hitler con alcuni commilitoni

Il bello della storia è che nulla finisce mai…

Storia: Caduti della Grande Guerra

Di Seguito l’elenco dei caduti della Prima Guerra Mondiale

ALLEATI

Belgio Belgio e sue colonie 120.637

Francia Francia e sue colonie 1.697.800

Giappone Giappone 415 

Grecia Grecia 176.000

Italia Italia 1.240.000

Flag of Montenegro (1905–1918).svg Montenegro 13.325

Portogallo Portogallo e sue colonie 89.222

Regno Unito Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e sue colonie 1.228.167

Romania Romania 680.000

Russia Russia 3.754.369

Regno di Serbia Regno di Serbia 969.815

Stati Uniti Stati Uniti 117.465

 

IMPERI CENTRALI

Austria-Ungheria Austria-Ungheria 1.567.000

Bulgaria Bulgaria 187.500

Germania Germania e sue colonie 2.475.617

Impero ottomano Impero ottomano 2.921.844

 

PAESI NEUTRALI

Danimarca Danimarca 722

Norvegia Norvegia 2.000

Svezia Svezia 877

Storia: Ottobre 1918

Negli articoli precedenti abbiamo analizzato tutte le tappe che portarono la Grande Guerra verso la sua conclusione, a partire dalla fallita offensiva tedesca della primavera 1918 sino allo scatenarsi della potenza di fuoco degli Alleati. Dopo l’uscita dalla guerra della Bulgaria anche gli membri degli Imperi Centrali cominciavano a vacillare, soprattutto l’Impero Ottomano e l’Impero Austro-Ungarico, minacciati nella loro stessa integrità territoriale.

L’Impero Ottomano non esisteva quasi più. Gli Inglesi avevano conquistato buona parte dei domini meridionali del Sultano e il 1 Ottobre 1918 catturarono anche Damasco, in Siria. Un durissimo colpo giunse anche con la Battaglia di Sharqat (23-30 Ottobre 1918) con la quale l’Impero Britannico conquistò Mosul (Iraq) con tutti i suoi giacimenti di petrolio. Il 25 Ottobre i ribelli arabi uscivano vittoriosi dalla Battaglia di Aleppo… il 30 Ottobre 1918 l’Impero Ottomano siglava l’armistizio di Mudros cessando le ostilità con gli Alleati: tutte le restanti guarnigioni ottomane al di fuori dell’Anatolia furono richiamate; agli alleati fu concesso il diritto di occupare i forti sullo stretto dei Dardanelli e del Bosforo. L’esercito ottomano fu smobilitato, e porti, ferrovie, e altri punti strategici furono resi disponibili per l’uso da parte degli Alleati. Nel Caucaso, la Turchia dovette ritirarsi sulle frontiere pre-belliche.

La situazione sul fronte occidentale era sempre più allarmante ed ebbe un forte impatto anche sulla politica interna tedesca. Fu così che il 3 Ottobre 1918 venne scelto come nuovo cancelliere tedesco Massimiliano di Baden; succede a Georg von Hertling, dimessosi tre giorni prima, e assume anche l’incarico di ministro degli Esteri. Con lui al comando la Germania cominciò a valutare l’idea di giungere ad un armistizio. Il lavoro della diplomazia non fermava quello dei militari al fronte! Si susseguirono una serie di vittorie alleate: la Battaglia di Courtrai (14-19 Ottobre 1918) con la quale venne sfondato il fronte delle Fiandre e riconquistate Lilla, Bruges e Gand; la Battaglia della Selle (17-25 Ottobre 1918) grazie alla quale gli Inglesi inflissero uno sonora sconfitta alle truppe tedesche in ritirata sulla linea Hindenbug. Il 20 ottobre 1918 la Germania decise di sospendere la guerra sottomarina nell’Oceano Atlantico, per facilitare il processo di pace, ma già il 29 Ottobre 1918 la situazione interna aveva cominciato a farsi esplosiva con l’ammutinamento degli equipaggi delle truppe navali tedesche ancorate a Wilhelmshaven.

A dover affrontare una situazione ancora peggiore era il governo di Vienna. L’Impero Austro-ungarico nel corso della guerra aveva visto aumentare le spinte centrifughe delle varie comunità etniche che lo componevano. Negli ultimi mesi di guerra si susseguirono episodi di aperta ribellione nei confronti del governo centrale. In concomitanza con l’Offensiva alleata sul fronte italiano, cominciata il 24 Ottobre 1918 con la Battaglia di Vittorio Veneto, l’impero cominciò a sgretolarsi da dentro. Il 28 Ottobre 1918 la Cecoslovacchia proclamò la sua indipendenza, seguita il 29 Ottobre 1918 dallo Stato degli Sloveni, Croati e Serbi (la futura Jugoslavia) e il 31 Ottobre 1918 dall’Ungheria… quest’ultimo fu un colpo fatale per Vienna.

Storia: Settembre 1918 – parte seconda

Il primo degli Imperi Centrali a cedere sotto i colpi degli Alleati fu la Bulgaria. Il Settembre 1918 fu particolarmente problematico per le truppe di Sofia, le quali fino a quel momento non avevano di certo sfigurato sui campi di battaglia. Il 18-19 Settembre 1918 si combatté la Terza battaglia di Doiran, nella quale gli Inglesi ed i Greci presero d’assalto il fronte bulgaro ad est senza però riuscire a sfondarlo, l’alto comando bulgaro decise però una ritirata generale da tutto il fronte macedone. Durante questa manovra di disimpegno le truppe in ritirata vennero attaccate per via aerea il 21 Settembre 1918 al passo di Kosturino, questa incursione causò moltissime perdite e portò alla disgregazione delle truppe. Il 29 Settembre 1918 le truppe della Serbia e della Francia entrarono a Skopje, capitale della Macedonia, e continuarono ad avanzare a nord, verso il Danubio. Il giorno dopo, il 30 Settembre 1918 la Bulgaria firmava l’armistizio di Salonicco con gli Alleati, uscendo in via definitiva dalla guerra.

L’Impero Ottomano non se la cavava molto meglio ed il 25 Settembre 1918 i Turchi perdevano anche Amman, capitale della Giordania, dopo la Seconda Battaglia di Amman.

Nel frattempo proseguiva l’Offensiva dei cento giorni sul fronte occidentale. Il 26 Settembre 1918 iniziò l’Offensiva della Mosa-Argonne, che sarebbe proseguita sino a Novembre, condotta dalle truppe franco-statunitensi in modo vittorioso. Il 27 Settembre 1918 iniziò la Battaglia di Cambrai-San Quintino, condotto invece dalle truppe anglo-statunitensi, le quali riuscirono a sfondare la linea Hindenburg. Il 28 Settembre 1918 iniziava la Quinta Battaglia di Ypres, dove le truppe congiunte di Francia, Belgio ed Impero Britannico riuscirono a conquistare importanti posizioni ai Tedeschi. La Germania era sempre più in un vicolo cieco… la notizia del disimpegno bulgaro avrebbe gettato nuovo sconforto nelle truppe e nell’alto comando di Berlino.

Ritirata Tedesca 1918

Storia: Settembre 1918 – parte prima

Si avvicinava l’inizio del quinto autunno di guerra e l’Offensiva dei cento giorni degli Alleati continuava senza sosta, mentre le truppe tedesche erano sempre più sulla difensiva sull’intera linea del fronte. Tra il 12 ed il 19 Settembre 1918 si combatté la Battaglia di Saint-Mihiel, dove le truppe statunitensi sconfissero i Tedeschi, questa fu la prima grande offensiva autonome delle truppe di Washington.

Sugli altri fronti continuavano le sconfitte degli Imperi Centrali, una su tutte la disfatta ottomana nella Battaglia di Megiddo, iniziata il 19 Settembre 1918 e terminata poi alla fine di ottobre con il crollo del fronte della Palestina.

In Macedonia invece cominciava, il 14 Settembre 1918, l’Offensiva di Vardar da parte delle truppe alleate (comprendenti Serbi, Italiani, Greci e Francesi). ai danni delle truppe bulgare… il 15 Settembre 1918 la linea bulgara veniva già spezzata nella Battaglia di Dobro Pole.