Storia: Luglio e Agosto 1917

Nell’estate 1917 la Grande Guerra sembrava aver raggiunto un nuovo livello di intensità, dopo le grandi manovre del 1914, dopo la guerra di posizione del 1915, dopo gli inutili bagni di sangue del 1916, nella mente di tutte le nazioni in causa il 1917 doveva diventare un anno risolutivo per le sorti del conflitto… e in buona parte questa aspettativa venne rispettata.

Sul fronte orientale iniziava il 1 Luglio 1917 l’ultima grande offensiva russa: l’offensiva Kerenskij, il gigante russo era in crisi totale per le grandi ondate rivoluzionarie che lo scuotevano dall’interno. l’offensiva prese piede in Galizia. Le nuove disposizioni dei Soviet politici della capitale prevedevano che ogni azione bellica fosse preceduta da un’assemblea dei soldati stessi che ne valutassero l’opportunità, esautorando di fatto il potere degli alti ufficiali di impianto zarista. I primi giorni dell’offensiva furono travolgenti più per le mancanze dell’esercito austro-ungarico che per le reali capacità dei Russi… di fatto si stavano scontrando due imperi di carta destinati a crollare. L’intervento tedesco (19 Luglio 1917) fu determinate per interrompere l’offensiva e per passare al furioso contrattacco che mandò totalmente in rotta l’esercito russo, costretto a ritirarsi per oltre 240 km. Il governo di Kerenskij ne uscì esausto, ormai ovunque si susseguivano le voci di una imminente rivoluzione guidata dai Bolscevichi.

prigionieri Russi 1917

Sul fronte dei Balcani la Grecia fu indotta a dichiarare guerra agli Imperi Centrali, soprattutto in chiave anti-bulgara. Nel frattempo un “Comitato Jugoslavo” formatosi sotto l’ala protettrice anglo-francese prese l’impegno politico di formare un futuro Regno dei Serbi, Croati e Sloveni in funzione anti-austriaca, per questo fu approvata il 20 Luglio 1917 la dichiarazione di Corfù. Bosniaci e Montenegrini non furono chiamati in causa su questa questione che li riguardava direttamente. Sul fronte rumeno le disavventure russe in Galizia produssero un forte reazione dell’esercito rumeno che cercò di scacciare gli austro-ungarici dalla Moldavia e di resistere disperatamente alle continue incursioni nemiche, il particolare la Battaglia di Mărășești (6 Agosto – 8 Settembre 1917) fu l’ultima grande vittoria rumena della guerra.

Sul fronte italiano andò in scena l’Undicesima Battaglia dell’Isonzo (17 – 31 Agosto 1917), intrapresa in parte per la paura di una imminente offensiva austro-ungarica (che sarebbe arrivata qualche mese dopo) e in parte per le forti pressioni degli Alleati che volevano disperdere l’attenzione degli Imperi Centrali su più fronti caldi. Nonostante le scarse conquiste territoriali lo scontro dimostrò che le truppe di Vienna erano ormai vicine ad un crollo psico-fisico totale, l’unico fattore in grado di far reggere questo fronte (come quello orientale del resto) poteva essere l’arrivo di truppe tedesche… cosa che poi effettivamente avvenne.

Sul fronte occidentale cominciò il 31 Luglio 1917 la grande offensiva britannica nelle Fiandre che sarebbe passata alla storica come Battaglia di Passchendaele. L’offensiva si svolse a più ondate e di fatto interessò anche altri settori, come quello di Verdun.

Soldati Britannici 1917

Sul fronte prossimo alla Palestina le truppe arabe guidate da Lawrence d’Arabia e Awda Abu Tayi sconfissero gli Ottomani nella Battaglia di Aqaba il 6 Luglio 1917.

Altri paesi si unirono agli Alleati contro le forze degli Imperi Centrali: Cina (14 Agosto 1917), Siam (22 luglio 1917) e Liberia (4 Agosto 1917).

Storia: Maggio 1917

Il Generale Nivelle

Il 9 Maggio 1917 terminava l’Offensiva Nivelle sul fronte occidentale, secondo le aspettative dei generali che l’avevano progettata la perdita di un massimo di 10.000 soldati avrebbe portato a conquiste territoriali significative. La realtà dei fatti fu tragicamente diversa. Le perdite francesi superarono le 180.000 unità e le conquiste a fronte della conquista di posizioni per lo più irrilevanti. L’intera macchina da guerra francese era al collasso e diventarono sempre più numerosi i casi di ammutinamento. Dall’inizio del conflitto erano caduti sui vari campi di battaglia 978.000 soldati francesi (conteggio che ovviamente esclude i caduti francesi di provenienza coloniale). Interi reggimenti cominciarono a rifiutarsi di combattere, coadiuvati anche dalla propaganda socialista che riportava le notizie della situazione in Russia. A partire dalla conclusione dell’Offensiva Nivelle vennero costituite diverse corti marziali (almeno 3.400) con l’obiettivo di giudicare e condannare gli ammutinati. Il tutto avveniva senza che l’opinione pubblica ne venisse informata.

Provvidenzialmente il 15 Maggio 1917 Nivelle venne rimpiazzato da Pétain al comando dell’esercito francese… provvidenzialmente perché la sua linea nei confronti dei soldati fu decisamente mite e ben più accorta del suo predecessore: aumentò le licenze e migliorò il sistema della rotazione delle truppe in prima linea, inoltre limitò fortemente il numero di offensive nell’attesa dell’arrivo delle truppe degli Stati Uniti. Secondo stime ufficiali si contarono 2.878 sentenze a lavori forzati e 629 condanne a morte (di cui solo 43 realmente eseguite). Il polso tenero voluto da Pétain lo rese popolare tra i soldati, ma parimenti impopolare tra gli altri generali ed alcuni uomini politici.

Gli Stati Uniti dal conto loro si preparavano a raggiungere i campi di battaglia europei e il 18 Maggio 1917 venne emanato il provvedimento di coscrizione militare (Selective Service Act). L’idea iniziale del presidente Wilson era di inviare un massiccio corpo volontario in Europa, ma dopo tre settimane dall’entrate in guerra i volontari che si erano arruolati non superavano le 32.000 unità, a fronte di questo insuccesso venne emanato l’atto di cui sopra.

Sul fronte macedone il 9 Maggio 1917 terminò la Battaglia di Doiran e in contemporanea si svolse la Battaglia dell’ansa del Crna (5 – 9 Maggio 1917) nella quale i Bulgari respinsero le truppe congiunte di Francia, Italia e Russia. La Bulgaria non intendeva cedere il passo agli Alleati. Sul fronte Macedone tra il 1916 e il 1918 l’Italia ebbe oltre 52.000 perdite.

Nel tentativo di spezzare il fronte e raggiungere così Trieste il 12 Maggio 1917 iniziò la Decima Battaglia dell’Isonzo. La prima fase del piano prevedeva un bombardamento rilevante su tutto il fronte, finalizzato a non far capire agli Austriaci dove si sarebbe concentrato l’attacco principale. Finito il bombardamento l’attacco (seconda fase) sarebbe cominciato nel settore di Plava (oggi Slovenia) e di Gorizia. A seguire (terza fase) ci sarebbe stato l’attacco dal settore del fiume Vipacco a scendere verso il mare e quindi verso Trieste. Il bombardamento cominciò il 12 Maggio e fini due giorni dopo, a quel punto la fanteria cominciò ad avanzare. Il 21 Maggio infine si entrò nella terza fase con le offensive carsiche. Al 29 Maggio 1917 l’avanzata si arrestò definitivamente, su entrambe le direttrici dei combattimenti si erano registrati buoni avanzamenti, ma non tali da liberare Trieste. Pochi giorni dopo, il 3 Giugno 1917, gli Austriaci lanciarono un pesante contrattacco che sortì pochi effetti nel settore del Carso, ma che vanificò tutte le conquiste dei giorni precedenti nell’altro settore. L’Italia soffrì 160.000 perdite, di cui 36.000 morti, mentre l’Austria-Ungheria ebbe 125.000 perdite, di cui 17.000 morti.

Miklós Horthy ferito

Nella notte tra il 14 e il 15 Maggio 1917 navi della marina austriaca (k.u.k. kriegsmarine) al comando di Miklós Horthy (poi a capo dell’Ungheria durante la Seconda Guerra Mondiale) tentò di forzare il blocco del canale di Otranto per aprire la strada agli U-boot, nell’ottica di una più ampia guerra navale nel Mediterraneo. A fronteggiare questo tentativo c’era una flotta congiunta italo-franco-britannica al comando di Alfredo Acton. L’azione di Horthy (che rimase seriamente ferito) ebbe successo e di conseguenza gli Alleati dovettero ripensare in maniera consistente il blocco navale nel canale. La marina da guerra austriaca non sfruttò questa vittoria come avrebbe dovuto, per cui il suo impatto nel proseguimento della guerra fu quasi nullo.

Storia: Marzo 1917

La guerra sarebbe durata solo pochi mesi. A Natale tutti sarebbero stati pacificamente a festeggiare nelle proprie case accanto ai propri cari. Questo era lo spirito che aveva animato sia i politici che i militari nelle prime settimane di guerra del 1914. La realtà nei primi mesi del 1917 era quanto di più lontano da quelle previsioni. Mantenere lo sforzo bellico su più fronti era un costo economico-umano altissimo per tutte le nazioni chiamate in causa e tutte cominciavano a risentire di una certa “stanchezza” sociale che creava legittime problematiche sul “fronte interno” di ogni nazione. Chiaramente le nazioni meglio organizzate erano in grado di fronteggiare queste problematiche in maniera da non farle crescere in qualcosa di più problematico, ma le nazioni che vivevano già un dissapore sociale antecedente al 1914 non potevano che trasformarsi in pericolosissime polveriere.

La Russia degli Zar era un gigante. Uno stato enorme pieno di contraddizioni e di disuguaglianze sociali tremendamente lampanti. La nobiltà e la classe agiata era lontana anni luce dalle problematiche delle fabbriche e delle campagne… e questo era già un grosso problema prima della guerra. Inoltre a livello infrastrutturale il paese era molto arretrato e questo si sarebbe dimostrato un problema enorme per gli approvvigionamenti durante il conflitto. Lo Zar era mal consigliato dai suoi ministri e a nulla era valso il parere di Rasputin di non entrare in guerra.

La guerra era cominciata e la Russia si era rivelata un gigante troppo debole per competere con degli Stati moderni… nel 1917 lo Zar non possedeva più la Polonia, la Bielorussia, la Lituania e buona parte dell’Ucraina e della Lettonia; l’unica campagna veramente vittoriosa era quella del Caucaso contro l’altro grande impero malato, quello Ottomano. L’esercito aveva sottratto oltre diciassette milioni di uomini ai vari settori produttivi e questo aveva avuto un effetto estremamente negativo sulla, già precaria, economia  del paese. Le battaglie, le sconfitte, le inutili tattiche massacranti e le enormi perdite avevano creato dei conflitti insanabili all’interno dello stesso apparato militare, il quale non riceveva più nemmeno i rifornimenti necessari a proseguire i combattimenti. Nelle città la situazione non era migliore: la situazione nelle fabbriche e nel commercio era disperata. Cominciarono le diserzioni dell’esercito e i grandi scioperi politici nelle città. Lo Zar non era in grado di invertire la rotta della sua nave e la tempesta l’avrebbe investito in pieno.

A San Pietroburgo (allora Pietrogrado) il giorno 8 Marzo 1917 cominciarono i primi grandi scioperi. [In Russia non era in vigore il calendario gregoriano in quegli anni bensì quello giuliano, per cui quando si parla di Rivoluzione di Febbraio e di Ottobre in realtà i  mesi di riferimento sono Marzo e Novembre]. Dai 90.000 scioperanti del 8 Marzo 1917 si passò ai 200.000 del giorno successivo. Le autorità non sapevano bene come reagire e nelle prime giornate la polizia si limitò più che altro a controllare che la situazione non degenerasse, ma era ormai evidente che qualcosa si era rotto nella macchina russa. Il 10 Marzo 1917 il numero degli scioperanti era salito a 240.000 e la polizia cominciò a reagire utilizzando le armi da fuoco, ma la folla rispose con le medesime armi. L’esercito chiamato a reprimere le manifestazioni, congiuntamente alla polizia, non intervenne contro gli insorti e già dal 11 Marzo 1917 cominciarono diverse sparatorie e scontri in molte zone della città, tanto che a sera il governo decretò lo stato d’assedio. Il 12 e il 13 Marzo 1917 le truppe di guarnigione a Pietrogrado si unirono ufficialmente agli insorti e in città presero a formarsi i primi Soviet (consigli). Nel frattempo la protesta si era estesa anche a Mosca.

Di fatto il 14 Marzo 1917 i Soviet consegnarono il potere nelle mani del Comitato della Duma, il parlamento russo che doveva restare sciolto sino ad Aprile secondo le disposizioni dello zar. Il Comitato si mise subito a lavorare e il 15 Marzo 1917 aveva già provveduto ad individuare i nomi dei futuri ministri, mentre come Presidente del Consiglio e ministro dell’Interno venne scelto il principe L’vov. Vista la situazione allo Zar non restò che abdicare in favore del fratello Michele, quest’ultimo però il giorno successivo (16 Marzo 1917) abdicò a sua volta lasciando il paese nella mani del governo provvisorio e dei Soviet. Nasceva la Repubblica Russa, che avrebbe avuto una vita breve ed estremamente instabile.

La famiglia dello Zar Nicola II

Baghdad venne fondata nel 762 su ordine del Califfo Al-Mansur, diventando presto un fiorente centro politico, culturale ed economico. Nella sua storia è stata più volte conquistata, saccheggiata, diroccata e ricostruita; a partire dalla conquista mongola del 1258 sino alla più recente occupazione americana del 2003. Sotto l’Impero Ottomano la città era una roccaforte chiave per il controllo della regione del Iraq e la sua perdita avrebbe spianato la strada alle forze Inglesi nella corsa verso nord, senza considerare l’enorme importanza dei pozzi petroliferi della regione… aspetto ancora oggi tremendamente rilevante nella drammatica quotidianità del popolo iracheno.

La Battaglia per Baghdad fu invero poca cosa rispetto agli scontri che l’avevano preceduta. Si risolse tutto nel giro alcune ore del 8 Marzo 1917, quando le truppe ottomane, numericamente inferiori, non riuscirono a respingere i soldati di Maude a 50 km a sud della città. La scelta per il comandante Khalil Pasha era obbligata: ripiegamento su Baghdad e successiva evacuazione della città. Tre giorni dopo, 11 Marzo 1917, le truppe britanniche occupavano Baghdad e allontanavano la minaccia ottomana dai possedimenti persiani di Sua Maestà.

Successivamente iniziava l’Offensiva di Samarrah cominciata il 13 Marzo 1917, nel tentativo di scacciare gli Ottomani anche dal nord della regione. Le truppe di Maude il 19 Marzo 1917 conquistarono Fallujha e continuarono ad incalzare gli avversari. Sul fronte della Palestina invece il 26 Marzo 1917 i Britannici persero la Prima Battaglia di Gaza, non riuscendo a penetrare efficacemente in quel settore.

In Europa il 1 Marzo 1917 il governo di Vienna cercava di dare un nuovo corso alle campagne belliche austriache con il cambio in corsa del comandante in capo dell’esercito: passando dal generale von Hötzendorf al generale von Straussenburg. La scelta dell’imperatore Carlo I fu sia di natura politico-militare che religiosa, in quanto il destituito era notoriamente un ateo materialista al contrario del sovrano fervente cattolico.

Storia: Novembre e Dicembre 1916

Carlo d’Asburgo

Gli ultimi 60 giorni dell’anno 1916 furono sicuramente tra i più intensi di tutto l’intero conflitto, sia sul piano bellico che su quello politico. Il 1917 avrebbe riservato moltissime sorprese che avrebbero pesato non solo sulla storia del conflitto, come ad esempio la Rivoluzione Russa. Ad ogni modo il 21 Novembre 1916 accadde un qualcosa di imprevisto che avrebbe minato definitamente il vacillante Impero Austro-Ungarico: la morte dell’Imperatore Francesco Giuseppe. La forte leadership del sovrano aveva tenuto insieme i brandelli della gloria viennese negli ultimi decenni, nonostante le infinite crisi che si erano susseguite e diverse tragedie famigliari che l’avevano colpito; la figura di Francesco Giuseppe meriterebbe un articolo a parte, che sicuramente prepareremo a breve. La sua morte destabilizzò tutto l’Impero e il successore designato, Carlo d’Asburgo, non sembrava una figura in grado di reggere l’enorme pressione della situazione politica di quei sanguinosi anni. Il nuovo Imperatore avrebbe dato il via a trattati di pace segreti con la Francia e l’Inghilterra, di nascosto dalla Germania, ma con la strenua opposizione dell’Italia; inoltre avrebbe devoluto un’autonomia sempre maggiore alle minoranze etniche in seno all’Impero innescando la miccia finale della sua dissoluzione. Sarebbero stati gli ultimi due anni di una storia iniziata nell’anno 962…

L’instabilità viennese giungeva nel momento più inatteso, proprio quando nei Balcani gli Imperi Centrali conseguivano importanti vittorie ai danni dei Rumeni, sconfitti il 3 Dicembre 1916 nella Battaglia di Bucarest. La “piccola Parigi dell’Est” cadde nelle mani nemiche il 6 Dicembre 1916.

Nel frattempo restava problematica la situazione in Grecia, dove i dissensi tra la monarchia e le forze politiche degenerarono in una sorta di guerra civile al seguito di uno sbarco di truppe anglo-francesi ad Atene, avvenuto tra il 1 e il 3 Dicembre 1916. Il monarca Costantino non voleva più ingerenze degli Alleati sul suo territorio al fine di mantenere la massima neutralità nel conflitto, mentre il navigato politico Venizelos caldeggiava un’ingresso nel conflitto ai danni della Bulgaria e dell’Impero Ottomano. Nei disordini di quei giorni le truppe di Francia e Gran Bretagna si reimbarcarono. Ma la resa dei conti all’interno del Regno di Grecia era solo rimandata all’anno successivo.

Sul fronte del Sinai gli Inglesi riuscirono ad occupare posizione strategicamente rilevanti ai danni delle truppe ottomane  grazie alla vittoria nella Battaglia di Magdhaba del 23 Dicembre 1916. Il 1917 sarebbe stato l’anno buono per puntare all’assalto della Palestina.

Robert Nivelle

Sul fronte occidentale il 1916 era stato un anno estremamente sanguinoso per tutti i contendenti, ma chi aveva patito più di tutti era stato l’esercito francese. Nonostante la conclusione della Battaglia di Verdun, il 19 Dicembre 1916 con la riconquista di molte posizione perse a vantaggio dei Tedeschi, c’era molto fermento delle insanguinate armate francesi. il 13 Dicembre 1916 venne destituito il comandante in capo dell’esercito francese Joseph Joffre, giudicato troppo molle nel comando. Al suo posto venne messo Robert Nivelle, che sarebbe diventato tristemente famoso durante le giornate degli ammutinamenti del 1917.

Nel frattempo gli Inglesi si preparavano a sferrare l’ennesima offensiva nella zona della Somme, che poi sarebbe passata alla storia come l’ultima battaglia decisiva della serie di scontri iniziati il 1 Luglio 1916. Il culmine fu la Battaglia di Ancre, combattuta dal 13 al 18 Novembre 1916. L’intera operazione, durata cinque mesi risultò un importante successo strategico per gli Alleati, che avevano in questo modo allentato la pressione tedesca su Verdun. Nei fatti si trattò di una delle più sanguinose operazioni di tutta la storia bellica mondiale… basti pensare che nei lunghi mesi di scontri si ebbero più di 630.000 perdite per parte, per un totale di oltre 1.200.000 uomini morti, feriti e/o dispersi. Secondo le stime degli storici ogni centimetro di terreno conquistato durante gli scontri costò la vita ad un soldato.

Truppe Inglesi sulla Somme

Storia: Ottobre 1916

Sul fronte italiano alla Settima Battaglia dell’Isonzo ne seguirono altre due. Il generale Cadorna diede l’avvio all’Ottava Battaglia dell’Isonzo, con particolare irruenza nella zona di Monfalcone, chiave per aprirsi la via verso Trieste. Tra il 10 e il 12 Ottobre 1916 le truppe italiane riuscirono a conquistare alcune posizioni, ma essendo malamente coordinate non raggiunsero i successi sperati… ancora una volta l’impreparazione degli alti comandi italiani vanificava il sacrificio di migliaia di soldati (24.000 morti per l’Italia e quasi 40.000 per l’Austria-Ungheria). Alla fine del mese cominciò la Nona Battaglia dell’Isonzo, la quale si risolse in un velleitario avanzamento di 5 Km in 5 giorni di battaglia, dal 31 Ottobre al 4 Novembre 1916.

Tra la fine dell’Ottobre e il mese di Novembre 1916 la situazione sul fronte occidentale cominciò ad assumere un aspetto meno tetro per le potenze Alleate. Un primo duro colpo alle aspettative tedesche arrivò dalla riconquista di Fort Douaumont (caduto il 25 Febbraio 1916) il 24 ottobre 1916, da parte di soldati marocchini inquadrati nell’esercito francese come truppe coloniali.

La desolazione di Fort Douaumont

Nel frattempo sul fronte rumeno si consumò la seconda, decisiva, Battaglia di Cobadin tra il 19 e il 25 Ottobre 1916. Questa volta le truppe di Bucarest, aiutate dai Russi, non riuscirono a reggere l’urto degli Imperi Centrali. La città di Costanza cadde in mano nemica e così anche la fondamentale ferrovia che viaggiava verso l’interno della Dobrugia. Ora la minaccia al delta del Danubio diventava pressante. Quanto a lungo avrebbe retto la Romania contro la potenza spropositata dei suoi avversari?

Storia: Agosto 1916

Il 28 Luglio 1914 iniziava la Prima Guerra Mondiale. Iniziava nella tormentata terra dei Balcani. Due anni dopo la guerra continuava senza sosta presentando un conto sempre più caro in termini di vite umane. Nel frattempo la guerra si era allargata ad ogni fronte possibile immaginabile, ma due anni dopo i Balcani erano pronti a tornare protagonisti degli eventi bellici. La Romania aveva deciso di schierarsi con le potenze alleate contro gli Imperi Centrali e questa scelta avrebbe incendiato ancora una volta l’intera regione. La Bulgaria, che già aveva capito qualcosa, cominciò ad assumere un atteggiamento aggressivo nei confronti della neutrale Grecia, il cui re Costantino I in realtà era favorevole agli Imperi Centrali. La Grecia però ruotava troppo nell’ottica della Gran Bretagna e della Francia e poteva rappresentare un pericoloso punto di partenza di una poderosa campagna alleata verso nord.

Truppe Rumene 1916

Sul fronte della Macedonia tra  il 9 e il 18 Agosto 1916 si combatté la prima Battaglia di Doiran che vide trionfare le truppe di Sofia. Nel frattempo la Romania si stava accordando per entrare in guerra al fianco della Francia e della Gran Bretagna, con la promessa di ottenere a fine guerra la Transilvania, il Maramureș, la Crișana, il Banato (in mano al Regno di Ungheria, ma abitate principalmente da Rumeni) e la Bucovina. Gli accordi vennero firmati il 17 Agosto 1916 con il Trattato di Bucarest. Il 18 Agosto 1916, dopo la Battaglia dello Struma, le truppe bulgare invasero la Tracia e la occuparono tutta entro il 23 dello stesso mese. La reazione dell’opinione pubblica greca fu enorme e alla fine le truppe di stanza a Salonicco diedero il via ad una ribellione che in poche ore portò alla formazione di un nuovo governo provvisorio vicino agli interessi di Londra. Infine il 27 Agosto 1916 la Romania dichiarò guerra all’Austria-Ungheria e cominciò ad invadere il lato ungherese della Transilvania. La reazione a catena non si fece attendere: il 28 Agosto 1916 la Germania dichiarò guerra alla Romania, seguita il 30 Agosto 1916 dall’Impero Ottomano e il 1 Settembre 1916 dalla Bulgaria.

La Campagna di Anatolia tra Russi e Ottomani continuava ad infiammare le remote regioni vicine al Caucaso e l’ennesimo contro, la Battaglia di Bitlis del 25 Agosto 1916, vide i Russi ormai vittoriosi nonostante la strenue resistenza ottomana. Insieme alle truppe russe combatterono diversi gruppi di volontari armeni. Le truppe ottomane subivano ripetute sconfitte sia su questo fronte che su quello egiziano dove le truppe Inglesi si imposero nella Battaglia di Romani, del 3 Agosto 1916, nel Sinai.

L’estate del 1916 vedeva una fervente attività bellica su tutti i fronti. A occidente imperversavano i mattatoi di Verdun e della Somme, con i Francesi impegnati in una serie di contrattacchi a partire dal 4 Agosto 1916 nel tentativo di recuperare porzioni di terra perdute durante le offensive germaniche.

Sul fronte italiano le truppe austriache vennero sconfitte nella sesta Battaglia dell’Isonzo (4-17 Agosto 1916). Gli Italiani, seppur con gravissime perdite, riuscirono a conquistare Gorizia, ma si dimostrarono impreparati ad affrontare con prontezza gli attacchi coi gas. Il 27 Agosto 1916 l’Italia dichiarò guerra alla Germania, mentre due giorni dopo ci fu un cambio ai vertici dell’esercito tedesco con il generale von Falkenhayn che venne sostituito da von Hindenburg (che poi sarebbe stato l’ultimo presidente della Repubblica di Weimar durante l’ascesa di Hitler).

Gorizia 1916

Storia: Giugno 1916 – parte seconda

Per distogliere i Tedeschi da Verdun anche gli Inglesi avevano preparato un piano operativo da realizzare sul fronte occidentale e più precisamente nella valle della Somme in Piccardia (estremo nord del fronte). La preparazione su vasta scala di un’offensiva di disimpegno fu estremamente macchinosa, tanto che in breve tempo i Tedeschi si resero conto che un attacco sarebbe stato sferrato proprio verso il lato nord del fronte. Nonostante questa consapevolezza il 23 Giugno 1916 essi raggiunsero la massima penetrazione nel settore di Verdun.

Soldati Tedeschi – Giugno 1916

Della Somme parleremo meglio nel prossimo articolo sul Luglio 1916.

Sul fronte italiano il 29 Giugno 1916 avvenne il primo attacco col gas al danno delle truppe italiane che, essendo totalmente impreparate ad una eventualità del genere, subirono perdite altissime (7.000 uomini nelle primissime ore dell’attacco). Le truppe austro-ungariche avanzarono nelle trincee nemiche finendo i soldati intossicati dai gas a colpi di mazze ferrate. Le truppe italiane per vendetta presero l’abitudine di fare prigionieri solo i grossi gruppi di soldati che si arrendevano, mentre i piccoli gruppetti o il singolo soldato che si arrendevano venivano uccisi sul posto.

Truppe Montane Italiane 1916

Storia: Giugno 1916 – parte prima

La più grande vittoria alleata durante la Prima Guerra Mondiale? Con tutta probabilità l’offensiva Brusilov cominciata il 4 Giugno 1916 e terminata il 24 Settembre dello stesso anno. L’attacco delle forze dello Zar aveva il duplice obiettivo di distogliere l’attenzione tedesca dal settore di Verdun e quella austriaca dalla Battaglia degli Altipiani. L’attacco investì un fronte di quasi 500km e cominciò nel lato compreso tra l’area paludosa di Pryp’jat’ (nei pressi della tristemente famosa Černobyl’) e la Bucovina. Il successo fu in larga parte dovuto ad una nuova tecnica di guerra che prevedeva l’utilizzo di piccole unità specializzate che si infiltravano facilmente tra le linee nemiche e colpivano specifici obiettivi, limitando l’inutile spreco di soldati degli assalti di fanteria.

Cavalleria Russa 1916

L’esercito dello Zar era in realtà al suo canto del cigno… il paese era già sull’orlo della rivoluzione a causa dell’immenso costo di una guerra che ai più sembrava ormai inutile, la Russia tra il 1914 e il Giugno 1916 aveva già perso 5.000.000 di uomini e il malcontento era sempre più evidente anche tra le truppe. Nonostante questo per tre mesi interi l’esercito russo inflisse una dura lezione ai propri rivali causando perdite complessive di oltre 780.000 uomini tra Austriaci e Tedeschi (ai quali vanno aggiunti anche 400.000 prigionieri) e raggiungendo l’obiettivo di alleggerire gli altri due fronti alleati. Inoltre l’efficacia dell’attacco convinse il Regno di Romania ad entrare in guerra la fianco degli Alleati. Il prezzo della vittoria fu comunque alto. La Russia ebbe perdite complessive per oltre 1.400.000 uomini e non sarebbe più stata in grado di realizzare grosse offensive.

Nel settore di Verdun, nel frattempo, il 7 Giugno 1916 Fort Vaux cadde in mano dei Tedeschi dopo una settimana di micidiali combattimenti quasi sempre corpo a corpo negli infiniti cunicoli del forte. Le truppe francesi, ai comandi dell’eroico Maggiore Sylvain Eugène Raynal, si dovettero arrendere a causa della scarsità di acqua potabile e di munizioni.

Nel Mare del Nord il 1 Giugno 1916 si consumava la Battaglia dello Jutland. La marina tedesca si scontrava con quella britannica nel tentativo di spezzare il blocco navale creato dagli Inglesi. Nonostante i gravi danni inflitti alla marina di Sua Maestà i Tedeschi non riuscirono nel loro intento e nei mesi successivi si limitarono principalmente a condurre la guerra marina coi sommergibili. Prima illustre vittima della guerra sottomarina fu il ministro della guerra britannico Horatio Kitchener che perse la vita il 5 Giugno 1916, mentre si trovava in viaggio verso la Russia a bordo dell’incrociatore HMS Hampshire. La nave centrò in pieno una mina posata proprio da un sommergibile tedesco. Solo 12 dei 655 uomini a bordo si salvarono.

Sul fronte meridionale dell’Impero Ottomano l’8 Giugno 1916 lo Sceriffo della Mecca (al-Ḥusayn ibn ʿAlī) siglò l’alleanza con gli Inglesi ed i Francesi dando vita alla Rivolta Araba che avrebbe visto tra i suoi grandi protagonisti Thomas Edward Lawrence.

Storia: Maggio 1916

LA BATTAGLIA DEGLI ALTIPIANI

Il mese di Maggio del 1916 vedeva come protagonista principale l’aspra prova di forze nel settore di Verdun, sugli altri fronti erano quasi del tutto fallite le manovre per distrarre le truppe tedesche dal fronte occidentale. Nel mezzo di questo bagno si sangue l’alto comando austriaco decise di dare il via ad una offensiva contro l’Italia nel settore degli Altipiani Vicentini (tra Vicenza appunto e Trento); per le truppe di Vienna si trattava di una vera e propria spedizione punitiva contro i “traditori” italiani. All’inizio questa offensiva dove cominciare ad Aprile, ma problematiche legate al territorio ed alla logistica fecero progressivamente ritardare la data sino al 15 Maggio 1916. L’offensiva colse di sorpresa le truppe italiane e per alcune settimane ebbe un certo successo, salvo poi rallentare gradualmente ed infine essere definitamente respinta (come spesso accadeva su tutti i fronti europei). In quel frangente divennero famosi luoghi i cui nomi si trovano delle strade di tante nostre città: Asiago, Pasubio, Monte Zebio, Ortigara, ecc.

A livello nazionale fu un duro colpo per l’Italia dal momento che molti famosi irredentisti persero la vita durante l’offensiva  austriaca (o furono catturati e di seguito giustiziati), tra questi vale la pena ricordare:

Enrico Toti nell’ultimo gesto prima di morire
Damiano Chiesa
Fabio Filzi e Cesare Battisti appena catturati
Nazario Sauro nelle mani degli Austriaci

La battaglia si concluse il 27 Giugno 1916. Anche su questo settore i generali cominciarono a comprendere che la guerra di logoramento fatta di grandi offensive estenuanti non poteva essere il modo corretto di vincere la guerra, ma le concezioni tattiche e i mezzi tecnologici dell’epoca non permettevano a nessuna delle due parti di fare quel balzo in avanti che avrebbe concluso la guerra. Ci sarebbero voluti altri due anni di massacri prima che una delle due parti non avesse più la forza di proseguire su quella strada. Sugli altipiani ci furono 230.000 perdite tra Austriaci ed Italiani, di questi 26.000 morti, 120.000 feriti e 84.000 tra prigionieri e dispersi. Questa fu l’ultima offensiva portata dall’Austria senza l’intervento diretto della Germania, da quel momento Vienna non avrebbe più avuto le forze di muoversi da sola.

Storia: Marzo 1916

Naufrago Tedesco 1916

Nell’Oceano Atlantico sin dal 1914 si combatteva una guerra nella guerra tra la marina tedesca e le flotte da rifornimento che facevano la spola tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra. Gli Stati Uniti erano un paese giovane ed emergente, guardavano ai fatti europei come ad un qualcosa di lontano e scarsamente interessante dal punto di vista politico, ma dal punto di vista economico portare aiuto agli Inglesi poteva rivelarsi molto vantaggioso. Per questo motivo lo sforzo bellico degli Alleati si reggeva in parte sempre maggiore su questi aiuti. L’unica risposta possibile della marina da guerra tedesca era la caccia ai convogli di rifornimento tramite i sommergibili. Era una guerra spietata e senza quartiere, fatta di ansia e frustrazione proprio come sul fronte di terra. La marina britannica si dava da fare per stanare i sommergibili tedeschi, ma gli Alleati avevano anche un altro problema da risolvere: la marina tedesca partiva per le sue incursioni anche dai porti di alcuni paesi neutrali, dal momento che il Mare del Nord era pesantemente controllato dalla marina di Sua Maestà. Uno di questi paesi era il Portogallo, per cui la diplomazia britannica (e non solo) cominciò un lento lavoro di convincimento nei confronti del governo lusitano che culminò proprio nel marzo del 1916. Le autorità portoghesi, su pressione alleata, avevano deciso di internare alcune navi da guerra tedesche ferme nel porto di Lisbona. La risposta tedesca fu l’immediata dichiarazione di guerra nei confronti del Portogallo del 9 Marzo 1916, seguita il 15 Marzo 1916 da un’identica dichiarazione dell’Austria-Ungheria. Nello stesso mese i rapporti tra gli Stati Uniti e la Germania andarono peggiorando perché l’opinione pubblica americana si stava mobilitando contro gli affondamenti eseguiti ai danni di navi americane ad opera dei sommergibilisti del Kaiser. In parole povere gli Stati Uniti volevano guadagnare sulla guerra altrui senza pagarne alcun prezzo…

Manifesto Tedesco per l’arruolamento

Chi invece pagò un prezzo altissimo fu la Russia dello Zar che il 18 Marzo 1916 decise di scatenare un’offensiva in Bielorussia, nei pressi del lago Naroch, con l’intento di alleggerire la pressione tedesca su Verdun. L’idea era quella di piombare con 370.000 uomini sui 80.000 Tedeschi presenti in quel settore in maniera che i generali del Kaiser si trovassero costretti a togliere truppe preziose dal tritacarne di Verdun. L’offensiva in iniziò con un lunghissimo (ma altrettanto impreciso) bombardamento dell’artiglieria durato più di due giorni. L’offensiva durò un mese, ma non produsse l’effetto sperato. L’esercito russo venne ricacciato indietro con gravissime perdite (oltre 90.000 uomini), mentre i tedeschi non spostarono alcuna unità per supportare i 80.000 uomini presenti nel settore, i quali si fecero valere perdendo circa 30.000 effettivi. Il morale delle truppe dello Zar colò a picco.

Sul fronte italiano tra il 9 e il 15 Marzo 1916 si svolse la Quinta Battaglia dell’Isonzo. Anche questa offensiva era volta a distogliere energie preziose dal settore di Verdun. A causa delle pessime condizioni atmosferiche non fu una vera e propria battaglia articolata bensì una serie di scontri, spesso brevi, su tutto il settore dell’Isonzo. E non produsse alcun effetto concreto. L’unico punto caldo rimase la città di Gorizia presso la quale gli scontri continuarono per diversi mesi.

Carabinieri Gorizia

Nel frattempo in Mesopotamia continuava l’assedio Ottomano di Kut e i vani tentativi dei britannici di rompere tale accerchiamento, come la Battaglia di Dujaila del 8 Marzo 1916, questa sconfitta costò il posto al comandante degli Inglesi: generale Aylmer. Kut avrebbe resistito quasi per altri due mesi prima di capitolare in mano ottomana.

Storia: Dicembre 1915 e primi giorni Gennaio 1916

All’inizio del Dicembre 1915 la Serbia aveva le ore contate, circondata dagli eserciti degli Imperi Centrali, con la capitale già in mano al nemico e con l’impossibilità degli eserciti Alleati di prestare un reale soccorso al piccolo paese balcanico. L’offensiva finale venne sferrata congiuntamente (vi presero parte Tedeschi, Austro-ungarici e Bulgari) in Kosovo tra il 10 Novembre e il 4 Dicembre 1915 e si concluse con una netta sconfitta dei difensori, costretti a ripiegare in territorio Albanese per poi potersi imbarcare per l’isola greca di Corfù (occupato in quest’ottica dalle truppe francesi intorno al 11 Gennaio 1916). La Serbia aveva capitolato.

Sempre nell’ottica di proteggere la ritirata serba le truppe Italiane occuparono militarmente l’Albania meridionale a partire dal 16 Dicembre 1915, aprendo così una lunga campagna militare nel piccolo paese balcanico destinata a durare sino al cessare delle ostilità nel 1918. La politica “aggressiva” dell’Italia nei confronti dell’Albania avrebbe trovato ulteriore sfogo nell’Aprile del 1939 a pochi mesi dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Ad estrema difesa delle truppe serbe in ritirata si mosse anche il Regno del Montenegro che riuscì a sconfiggere ed a rallentare le truppe dell’Austria-Ungheria nella Battaglia di Mojkovac del 6-7 Gennaio 1916.

Soldati turchi nel settore di Gallipoli

Eventi particolarmente drammatici si svolsero anche nel settore di Gallipoli dove a partire dal 8 Dicembre 1915 cominciò una progressiva ritirata delle truppe Alleate. L’evacuazione completa dell’area avvenne entro il 9 Gennaio 1916.  La vittoria, dopo 9 mesi di sanguinosi scontri, fu dell’Impero Ottomano. Nel complesso, tra morti e feriti, il bilancio fu di 500.000 perdite sommando entrambi gli schieramenti.

Perdite totali (non inclusi gli ammalati)
  Morti Feriti Dispersi/prigionieri Totale
Impero ottomano 56.643 107.007 11.178 174.828
Regno Unito 34.072 78.520 7.654 120.246
Francia 9.798 17.371 27.169
Australia 8.709 19.441 28.150
Nuova Zelanda 2.721 4.752 7.473
India britannica 1.358 3.421 4.779
Terranova 49 93 142
Totale Alleati 56.707 123.598 7.654 187.959

Alle cifre della tabella qui riportata vanno sicuramente aggiunti almeno 130.000 uomini ammalatisi e spesso morti a causa della febbre tifoide e della dissenteria.

Commemorazione dei caduti di Gallipoli tra le autorità di Turchia ed Australia.

Gli Ottomani riuscirono a togliersi qualche soddisfazione anche sul fronte della Mesopotamia dove riuscirono ad accerchiare le truppe anglo-indiane nell’assedio di Al-Kut, cominciato il 7 Dicembre 1915 e terminato con successo nell’Aprile del 1916.

Sul fronte Occidentale di notevole ci fu solo il cambio al comando del contingente britannico, col passaggio di consegne tra l’uscente John French e il subentrante Douglas Haig (19 Dicembre 1915).

Storia: Novembre 1915

L’entrata in guerra della Bulgaria spostò momentaneamente le sorti in favore degli Imperi Centrali su tutto il fronte balcanico, questo nonostante la forte mobilitazioni da parte di tutte le potenze Alleate.

Soldati bulgari sul fronte macedone

L’attacco italiano durò sino al 4 Novembre e riprese con la Quarta Battaglia dell’Isonzo tra il 10 Novembre e il 5 Dicembre 1915, senza però raggiungere mai obiettivi significanti. Nel frattempo anche l’esercito francese, sbarcato a Salonicco, impegnava militarmente l’esercito bulgaro con risultati tutt’altro che incoraggianti… al punto di doversi ritirare già a partire dal 21 Novembre 1915. I Bulgari dal canto loro continuavano a stordire i Serbi con offensive incalzanti, sconfiggendoli il 9 Novembre 1915 nella Battaglia della Morava e il 15 Novembre 1915  nella Battaglia della Ovche Pole.

Sul fronte occidentale e su quello orientale la situazione restava statica.

Sul fronte della Mesopotamia le truppe Ottomane resistevano a quelle Inglesi nella Battaglia di Ctesifonte svoltasi tra il 22 e il 25 Novembre nel tentativo britannico di raggiungere al più presto Baghdad.

Storia: Ottobre 1915

Il mese di Ottobre del 1915 vide come protagonista bellica la Bulgaria. La sua alleanza con la Germania portò un nuovo assetto sullo scacchiere balcanico e determinò un atteggiamento più aggressivo da parte delle forze Austriache, sempre più determinate a conquistare il piccolo stato. Il 7 Ottobre 1915 partì la quarta invasione della Serbia ad opera di Vienna e con l’appoggio delle forze tedesche riuscirono ad entrare a Belgrado già il 9 Ottobre. La Bulgaria decise quindi di attaccare da est per dare il colpo di grazia al nemico, per questo motivo il 14 ottobre venne presentata la formale dichiarazione di guerra alla quale ovviamente risposero anche le altre nazioni Alleate.

Il 15 Ottobre 1915 l’Inghilterra e il Montenegro dichiararono guerra alla Bulgaria e il 16 Ottobre 1915 la Francia fece lo stesso passo. Abbiamo già visto come le truppe Alleate fossero già sbarcate preventivamente in territorio greco proprio per intervenire in estremo soccorso della Serbia. La guerra nei Balcani era solo momentaneamente favorevole agli Imperi Centrali.

Il 18 Ottobre 1915 le truppe italiane iniziarono la Terza Battaglia dell’Isonzo (l’attacco sarebbe durato sino al 4 Novembre) per cercare di distrarre gli Austriaci distogliendoli dal fronte serbo e il giorno successivo, congiuntamente alla Russia, l’Italia dichiarò guerra alla Bulgaria.

Storia: Luglio 1915

Luglio 1915 era già tracciabile un primo bilancio dell’andamento della guerra nel suo primo anno di sanguinoso svolgimento. Gli Imperi Centrali cominciavano a comprendere che l’Impero Zarista era un gigante lento molto vulnerabile, la cui fanteria non era in grado di competere con quelle avversarie se non per i poderosi numeri.

Nelle colonie la Germania continuava a perdere i pezzi. Il 1 Luglio 1915 l’odierna Namibia finiva in mano alle truppe del Sudafrica, generando tutta una serie di dispute e guerre locali che si sarebbero protratte per oltre 80 anni.

Soldato Ascaro Tedesco

Sul fronte italiano tra il 18 Luglio e 3 Agosto 1915 si consumava la Seconda Battaglia dell’Isonzo, con gli Italiani intenti a conquistare il territorio carsico… ma dopo quindici giorni di scontri l’offensiva si spense,  lasciando sul suolo più di 15.000 morti tra entrambe le parti e con nessuno evidente risultato raggiunto. La guerra sarebbe stata lunga e snervante anche in questo settore.

Storia: Giugno 1915

Gallipoli… atto terzo. Dopo il 18 Aprile 1915 e il 6 Maggio 1915 si aprì una ulteriore fase nei tentativi Anglo-Francesi di sfondare nel settore di Gallipoli, saldamente e sanguinosamente tenuto dai Turchi. Il 4 Giugno 1915 un attacco portato lungo tutti i 7 km del fronte e concertato abilmente tra il comando francese e quello britannico si risolse in un ulteriore bagno di sangue totalmente infruttuoso. La determinazione dei Turchi, guidati dal generale tedesco Liman von Sanders, fu uno dei principali fattori che influì sullo svolgimento della battaglia. Le truppe del Sultano non erano intenzionate a lasciare il loro territorio nelle mani degli invasori occidentali. Dopo il fallimento di questo attacco il comando britannico decise di spostare l’asse dei combattimenti più a nord dove erano di stanza le truppe provenienti da Australia e Nuova Zelanda, unite nel celebre ANZAC. Il “massacro di Gallipoli” era ancora lontano dalla sua conclusione. Si consideri che nel complesso dei 10 mesi di combattimenti gli eserciti persero (tra morti e feriti) oltre 500.000 soldati.

Il 23 Giugno 1915 fu un giorno di primaria importanza anche per la guerra sul fronte italiano. Iniziò infatti la prima grande offensiva del regio esercito in quella che venne battezzata come Prima Battaglia dell’Isonzo. Lo scontro durò sino al 7 Luglio 1915. Il comandante delle truppe italiane, generale Cadorna, aveva pianificato una triplice offensiva. Da un lato si doveva varcare l’Isonzo in Venezia-Giulia e puntare verso Lubiana, da un altro si doveva attaccare in Cadore ed in Carnia per cercare di conquistare Dobbiaco e di avere uno sbocco verso la Carinzia, infine bisognava restare sulla difensiva in Trentino. L’esercito italiano in quei pochi giorni di offensiva sperimentò le medesime problematiche riscontrate da tutti gli altri eserciti nei primi mesi di conflitto: lentezza delle manovre, male interpretazione degli ordini, problematiche legate alla conformazione del terreno e non da ultimo la lentezza nei rifornimenti. Inoltre gli Austro-Ungarici erano ben assestati in posizioni ben difendibili, anche se in netto svantaggio per numero di uomini (si parla di 250.000 Italiani contro 115.000 Austriaci). L’offensiva italiana venne respinta e quasi totalmente arginata, anche se a costo di gravi perdite, da parte delle truppe di Vienna. Anche per l’Italia si apriva la lunga e drammatica via della guerra di logoramento, fatta di sanguinose offensive spesso infruttifere… con l’aggravante di dover combattere su uno dei territori più difficili dell’intero conflitto mondiale.

Piccola nota a margine: il 3 Giugno 1915 il piccolo stato di San Marino dichiarò guerra all’Austria-Ungheria. Dalla piccola repubblica partirono alcuni gruppi di volontari che avrebbero combattuto inquadrati in reparti italiani, alla fine del conflitto San Marino contò circa 140 caduti.

Storia: Maggio 1915

Il Maggio del 1915 fu un mese estremamente importante per il primo conflitto mondiale. Il 3 Maggio 1915 l’Italia denunciò la Triplice Alleanza e se ne distaccò ufficialmente, per gli Austriaci ed i Tedeschi era chiaro che si stava preparando un colpo ai loro danni. Venti giorni dopo, il 23 Maggio 1915, il Regno d’Italia entrava in guerra al fianco degli Alleati con una dichiarazione di guerra al governo di Vienna. Il giorno successivo le truppe italiane varcarono il confine nemico in Trentino e Friuli, mentre la marina da guerra di Vienna iniziava un’operazione di bombardamento della costa adriatica colpendo particolarmente la città di Ancona.

Sul fronte occidentale iniziava la Seconda Battaglia dell’Artois (9 Maggio – 24 Giugno 1915), condotta in contemporanea alla Seconda Battaglia di Ypres e parimenti inconcludente. Ancora una volta la guerra di posizione dimostrava tutti i suoi limiti tattici proprio nei momenti di successo delle offensive: conquistare il territorio nemico richiedeva una certa elasticità e velocità da parte delle truppe nelle retrovie e dei rifornimenti per raggiungere i combattenti impiegati nelle prime linee; laddove questi ricongiungimenti erano lenti ed impacciati le offensive si bloccavano dando tempo al nemico di riorganizzarsi.

Nel frattempo nell’Oceano Atlantico il 7 Maggio 1915 accadeva un fatto increscioso: il transatlantico Lusitania venne affondato dal sommergibile tedesco U-20. Il Lusitania faceva rotta tra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna trasportando sia passeggeri che ingenti materiali militari in soccorso degli Alleati. Morirono 1201 persone tra cui 123 cittadini degli Stati Uniti… proprio questo fatto suscitò molto sdegno a Washington e cominciò a far crescere un forte sentimento anti-tedesco nella popolazione.

Tra il 6 il 8 Maggio 1915 ci fu un’ulteriore prova di forza tra gli Alleati e le truppe ottomane nel settore di Gallipoli con la Seconda Battaglia di Krithia conclusasi ancora con una vittoria delle truppe del sultano. Anche in questa zona del fronte emergevano tutti i limiti della guerra di posizione con l’aggravante di un terreno estremamente impervio che rendeva difficile creare zone di riparo e riposo per le truppe esauste dai combattimenti.

Sul fronte orientale il 1 Maggio 1915 cominciò la lunga Offensiva di Gorlice–Tarnów che sarebbe terminata solo a Settembre del 1915. L’offensiva mirava a infierire un colpo mortale ai Russi nei territori della Polonia e della Galizia e sarebbe culminata con la grande ritirata russa di agosto-settembre.

Mentre ovunque infuriavano tremende battaglie la notte de 31 Maggio 1915 un dirigibile tedesco riuscì nella temeraria impresa di attraversare la Manica per bombardare la capitale inglese: Londra. I bombardamenti della Grande Guerra furono solo un leggero antipasto di quello che sarebbe accaduto poco più di trent’anni dopo, i mezzi del 1914-18 non permettevano bombardamenti su vasta scala e neppure troppo precisi. Azioni come quella del 31 Maggio 1915 erano più dimostrative e intenzionate a creare terrore psicologico nella popolazione che volte a creare reali danni materiali agli avversari. In fondo se i Tedeschi erano in grado di bombardare Londra chissà dove sarebbero potuti arrivare!? Ben più utili erano gli attacchi alle strutture costiere e alle zone industriali limitrofe al mare. Del resto da 1916 in poi lo sviluppo dell’armata aerea avrebbe rispecchiato maggiormente lo spirito innovativo dei tempi. Gli Zeppelin avrebbero comunque continuato a fare raid su Londra, restando impressi nell’immaginario di un’intera epoca… ne sono testimoni i vari manifesti di allora riguardanti questo terrore dall’aria.

Storia: Aprile 1915

Ad Aprile 1915 il governo Italiano intensificò la sua trattativa diplomatica a Londra con gli Alleati giungendo alla firma del “segreto” Patto di Londra del 26 Aprile 1915, con la quale l’Italia si assicurava l’Istria e la Dalmazia in caso di vittoria del conflitto… questo patto sarebbe poi rimasto in parte disatteso generando la questione fiumana ad esempio.

A Gallipoli continuava il sanguinoso braccio di ferro tra l’Impero Ottomano e gli Alleati. Il 25 Aprile 1915 ebbe luogo un massiccio sbarco di truppe Inglesi, Francesi, Australiane e Neozelandesi per cercare di conquistare le fortezze dei Dardanelli. Sbarcarono e si organizzarono per creare una serie di offensive la prima delle quali culminò con la Prima Battaglia di Krithia del 28 Aprile 1915 nella quale i Turchi uscirono vittoriosi. Nel frattempo gli Ottomani si videro messi in difficoltà ad oriente da una insurrezione di separatisti armeni che occuparono la città di Van nell’Anatolia orientale. La questione Armena era già deflagrata nell’ancora dibattutissimo Genocidio Armeno. La resistenza di Van durò dal 19 Aprile all’inizio del mese di Maggio 1915.

Marce della morte – Genocidio Armeno

Gli Ottomani erano sotto forte pressione e cercavano di contrastare il nemico sui diversi fronti in cui erano impegnati. Ad esempio tra il 12 ed il 14 Aprile 1915 si svolse la Battaglia di Shaiba, a sud-ovest di Bassora. Questo scontro permise agli Inglesi di mantenere saldo il controllo sulla zona da poco conquistata riuscendo a resistere coraggiosamente alle soverchianti forze nemiche. Conseguenza diretta di questo scontro fu che le popolazioni arabe cominciarono a ripensare il loro appoggio nei confronti degli Ottomani dando via presto a numerose rivolte che facilitarono il compito degli Alleati.

Sul fronte occidentale il 22 Aprile 1915 iniziò la Seconda Battaglia di Ypres nella quale i Tedeschi fecero un largo uso dei gas tossici nel loro attacco contro le truppe francesi ed algerine. La battaglia durò a più fasi per circa un mese e vide gli Alleati riuscire nella disperata impresa di mantenere la maggior parte delle postazioni difensive. Dopo questa battaglia tutti gli eserciti iniziarono a sviluppare e preparare grandi arsenali di armi chimiche. Il volto della guerra stava cambiando in una sempre più crudele maschera insanguinata.

Storia: Marzo 1915

All’inizio del Marzo 1915 si facevano sempre più insistenti le voci di un possibile ingresso dell’Italia nella guerra in corso e sembrava sempre più evidente che il giovane regno sabaudo avrebbe ricusato la sua alleanza con la Germania e l’Impero Austro-Ungarico per schierarsi al fianco degli Alleati. L’ottica italiana era quella di liberare i territori irredenti ancora in mano al vecchio nemico viennese. L’apertura di un nuovo fronte meridionale sarebbe stato un grosso problema per gli Imperi Centrali e per questo motivo l’8 Marzo 1915 l’Impero Austro-Ungarico si disse dispoto (su spinta tedesca) a discutere con l’Italia una serie di compensi territoriali legati alla sua neutralità. L’Italia, che aveva già preso una strada ben diversa, prese tempo. Gli eventi erano già in moto.

Nel frattempo sul fronte occidentale  i Britannici vincevano la Battaglia di Neuve-Chapelle (10-13 Marzo 1915), rivelatasi una vittoria inutile e tatticamente insignificante, un bilancio complessivo di 20.000 perdite per pochi metri di terreno guadagnato. Il comando inglese lamentò un scarso apporto dell’artiglieria come causa di un mancato reale sfondamento del fronte nemico. Le polemiche politiche dei gironi successivi portarono alla crisi del governo Asquith e la nomina di Lloyd George come Ministro delle munizioni. L’Impero Britannico era avvisato: tutti gli sforzi dovevano essere concentrati sulla vittoria della guerra.

Nel frattempo nei Dardanelli infuriava la battaglia. La flotta navale combinata anglo-francese tentò un attacco contro le postazioni ottomane il 18 Marzo 1915, ma il tutto si risolse in un disastro anche a causa delle numerosissime mine navali disseminate nel canale.

Il 22 Marzo 1915 terminò l’assedio di Przemyśl con la costosissima vittoria russa. Per le forze di Vienna fu un durissimo colpo morale e per un certo periodo tutti gli occhi dell’Impero rimasero puntati sull’Ungheria ormai data come certo teatro di una successiva offensiva degli uomini dello Zar… ma quella offensiva non arrivò mai, la vittoria dei Russi fu una vittoria di Pirro. Troppo costosa per permettere un seguito vittorioso.