Storia: Guglielmo II, morte in esilio

Il 4 Giugno 1941, in piena Seconda Guerra Mondiale, passava miglior vita l’ultimo imperatore tedesco, Guglielmo II. Moriva in terra olandese, a Doorn nella provincia di Utrecht, in quell’esilio al quale era stato costretto alla fine della Prima Guerra Mondiale. Aveva regnato sulla Germania dal 1888 al 1918, segnando nel bene e nel male 30 anni di storia tedesca.

A capo di una nazione giovane e cercando spazio coloniale in Africa ed Asia finì inevitabilmente per scontrarsi con gli interessi delle due più grandi potenze coloniali dell’epoca: Francia ed Inghilterra (razziatori ed usurpatori quando ci sono da fare i propri interessi e difensori dei deboli quando sono gli altri ad imitarli). Probabilmente il suo più grave errore politico fu quello di legarsi a doppia mandata con il decadente Impero Austro-Ungarico, già da tempo in fase di disgregazione, preda del caos etnico all’interno dei suoi territori.

Quello che accadde tra il 1914 ed il 1918 è noto a tutti.

Al suo funerale, tenutosi nell’Olanda occupata dalle truppe tedesche, presenziò tra gli altri il feldmaresciallo August von Mackensen, che per l’occasione di lutto decise di indossare la sua vecchia uniforme imperiale degli Ussari.

Storia: Caduti della Grande Guerra

Di Seguito l’elenco dei caduti della Prima Guerra Mondiale

ALLEATI

Belgio Belgio e sue colonie 120.637

Francia Francia e sue colonie 1.697.800

Giappone Giappone 415 

Grecia Grecia 176.000

Italia Italia 1.240.000

Flag of Montenegro (1905–1918).svg Montenegro 13.325

Portogallo Portogallo e sue colonie 89.222

Regno Unito Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e sue colonie 1.228.167

Romania Romania 680.000

Russia Russia 3.754.369

Regno di Serbia Regno di Serbia 969.815

Stati Uniti Stati Uniti 117.465

 

IMPERI CENTRALI

Austria-Ungheria Austria-Ungheria 1.567.000

Bulgaria Bulgaria 187.500

Germania Germania e sue colonie 2.475.617

Impero ottomano Impero ottomano 2.921.844

 

PAESI NEUTRALI

Danimarca Danimarca 722

Norvegia Norvegia 2.000

Svezia Svezia 877

Storia: Novembre 1918… la fine

La guerra stava finendo e con essa anche gli Imperi Centrali, dopo gli eventi di settembre ed ottobre, non restavano praticamente più alternative al governo di Berlino. L’unico alleato rimasto ancora in guerra era il “malato terminale” viennese. Ma i primi giorni del Novembre 1918 spazzarono via anche quel che restava dell’Impero degli Asburgo. Il 1 Novembre 1918 le forze franco-serbe liberano Belgrado dall’occupazione austro-ungarica, mentre alcuni sabotatori italiani penetrano nella base navale di Pola e affondano la corazzata austro-ungarica SMS Viribus Unitis. Al governo di Vienna non restò altra scelta che siglare l’armistizio (a Villa Giusti) con gli alleati, l’accordo sarebbe entrato in vigore alle 15:00 del 4 Novembre 1918… giorno in cui il generale italiano Diaz trasmise il famoso “Bollettino della Vittoria”. L’Austria sarebbe diventata una repubblica il 12 Novembre 1918.

Armistizio di Villa Giusti

In Germania nel frattempo si faceva sempre più caldo il clima politico, per cui già il 3 Novembre 1918 ci fu la rivolta generale della flotta tedesca ancorata a Kiel, dando il via alla “rivoluzione di novembre“. Nel frattempo, il 4 Novembre 1918, gli Alleati assestavano il colpo finale sul fronte occidentale con la vittoriosa Seconda Battaglia della Sambre, il fronte tedesco non era più in grado di reggere. Di conseguenza il 8 Novembre 1918 iniziarono diverse rivolte popolari in Germania, costringendo il giorno successivo il Kaiser all’abdicazione. Guglielmo II si sarebbe poi recato in esilio in Olanda, rimanendovi fino alla sua morte. Il 9 Novembre 1918 la Germania divenne una repubblica.

Il giorno dopo la Romania dichiarò nuovamente guerra alla Germania, una pura formalità in realtà, dato che il 11 Novembre 1918 il governo di Berlino firmò l’armistizio di Compiègne con gli Alleati, ponendo fine alla Grande Guerra.

Armistizio di Compiègne

Il 21 Novembre 1918 la flotta tedesca si consegnava agli Alleati e veniva internata a Scapa Flow. Il 27 Novembre 1918 le truppe tedesche completavano l’evacuazione del Belgio ed il 1 Dicembre 1918 le truppe alleate entravano in territorio tedesco occupando militarmente la Renania.

Il 18 Gennaio 1919 cominciava la Conferenza di Parigi la quale avrebbe portato al trattato di pace noto come Trattato di Versailles. Nel prossimo articolo, la prossima settimana analizzeremo le conseguenze mondiali della fine del conflitto.

I morti totali della guerra erano stati oltre 17 milioni, di cui 10 per gli Alleati e 7 per gli Imperi Centrali.

Storia: Ottobre 1918

Negli articoli precedenti abbiamo analizzato tutte le tappe che portarono la Grande Guerra verso la sua conclusione, a partire dalla fallita offensiva tedesca della primavera 1918 sino allo scatenarsi della potenza di fuoco degli Alleati. Dopo l’uscita dalla guerra della Bulgaria anche gli membri degli Imperi Centrali cominciavano a vacillare, soprattutto l’Impero Ottomano e l’Impero Austro-Ungarico, minacciati nella loro stessa integrità territoriale.

L’Impero Ottomano non esisteva quasi più. Gli Inglesi avevano conquistato buona parte dei domini meridionali del Sultano e il 1 Ottobre 1918 catturarono anche Damasco, in Siria. Un durissimo colpo giunse anche con la Battaglia di Sharqat (23-30 Ottobre 1918) con la quale l’Impero Britannico conquistò Mosul (Iraq) con tutti i suoi giacimenti di petrolio. Il 25 Ottobre i ribelli arabi uscivano vittoriosi dalla Battaglia di Aleppo… il 30 Ottobre 1918 l’Impero Ottomano siglava l’armistizio di Mudros cessando le ostilità con gli Alleati: tutte le restanti guarnigioni ottomane al di fuori dell’Anatolia furono richiamate; agli alleati fu concesso il diritto di occupare i forti sullo stretto dei Dardanelli e del Bosforo. L’esercito ottomano fu smobilitato, e porti, ferrovie, e altri punti strategici furono resi disponibili per l’uso da parte degli Alleati. Nel Caucaso, la Turchia dovette ritirarsi sulle frontiere pre-belliche.

La situazione sul fronte occidentale era sempre più allarmante ed ebbe un forte impatto anche sulla politica interna tedesca. Fu così che il 3 Ottobre 1918 venne scelto come nuovo cancelliere tedesco Massimiliano di Baden; succede a Georg von Hertling, dimessosi tre giorni prima, e assume anche l’incarico di ministro degli Esteri. Con lui al comando la Germania cominciò a valutare l’idea di giungere ad un armistizio. Il lavoro della diplomazia non fermava quello dei militari al fronte! Si susseguirono una serie di vittorie alleate: la Battaglia di Courtrai (14-19 Ottobre 1918) con la quale venne sfondato il fronte delle Fiandre e riconquistate Lilla, Bruges e Gand; la Battaglia della Selle (17-25 Ottobre 1918) grazie alla quale gli Inglesi inflissero uno sonora sconfitta alle truppe tedesche in ritirata sulla linea Hindenbug. Il 20 ottobre 1918 la Germania decise di sospendere la guerra sottomarina nell’Oceano Atlantico, per facilitare il processo di pace, ma già il 29 Ottobre 1918 la situazione interna aveva cominciato a farsi esplosiva con l’ammutinamento degli equipaggi delle truppe navali tedesche ancorate a Wilhelmshaven.

A dover affrontare una situazione ancora peggiore era il governo di Vienna. L’Impero Austro-ungarico nel corso della guerra aveva visto aumentare le spinte centrifughe delle varie comunità etniche che lo componevano. Negli ultimi mesi di guerra si susseguirono episodi di aperta ribellione nei confronti del governo centrale. In concomitanza con l’Offensiva alleata sul fronte italiano, cominciata il 24 Ottobre 1918 con la Battaglia di Vittorio Veneto, l’impero cominciò a sgretolarsi da dentro. Il 28 Ottobre 1918 la Cecoslovacchia proclamò la sua indipendenza, seguita il 29 Ottobre 1918 dallo Stato degli Sloveni, Croati e Serbi (la futura Jugoslavia) e il 31 Ottobre 1918 dall’Ungheria… quest’ultimo fu un colpo fatale per Vienna.

Storia: Agosto 1918

In piena estate iniziò il 8 Agosto 1918, sul fronte occidentale, il contrattacco degli Alleati, passato alla storia come Offensiva dei cento giorni. Questa si sarebbe rivelata essere lo scontro definitivo in grado di porre fine una volta per tutte alle ostilità. Il primo episodio importante in questa offensiva fu la Battaglia di Amiens, combattuta dal 8 al 16 Agosto 1918la prima giornata di scontri venne definita dal generale tedesco Erich Ludendorff “il giorno più nero per l’esercito tedesco” (Schwarzer Tag des deutschen Heeres). Alla fine di questo primo scontro le truppe Alleate avevano distrutto completamente il saliente tedesco creato davanti ad Amiens e le truppe del Kaiser avevano iniziato una manovra di lento ripiegamento. Alcuni giorni dopo, il 21 Agosto 1918, cominciò la Seconda Battaglia della Somme ad opera delle truppe anglo-statunitensi, la quale avrebbe portato allo sfondamento della linea difensiva nota come linea Hindenburg. Nell’ambito di questi scontri le truppe australiane si distinsero nella Battaglia di Mont Saint-Quentin, strappando ai Tedeschi importanti postazioni nella zona di Péronne.

Prigionieri tedeschi nella Battaglia di Amiens

Sul fronte italiano Gabriele d’Annunzio compì il famoso volo su Vienna (9 Agosto 1918) lanciando volantini con stampato il tricolore, dimostrando la totale inefficacia delle difese aeree dell’aviazione austro-ungarica. Lo smacco propagandistico fu molto forte per quello che era stato uno dei colossi della storia europea degli ultimi secoli.

Nel Caucaso continuava il caos dovuto alla Rivoluzione Russa, il 26 Agosto 1918 cominciò la Battaglia di Baku, che vide contrapposte le truppe ottomane e della Repubblica Democratica di Azerbaigian avverse a quelle britanniche e della Dittatura Centrocaspiana. Lo scontro si risolse il mese dopo a favore degli Ottomani.

Storia: Maggio 1918

Il progressivo disimpegno della Russia dal conflitto, causato dalla Rivoluzione di stampo comunista, diede l’occasione all’Impero Ottomano di mettere a segno alcuni colpi di mano nel Caucaso: gli ultimi guizzi di un colosso morente! Il 21 Maggio 1918 l’Impero Ottomano invase i territori armeni della neonata Repubblica Federale Democratica Transcaucasica, perdendo però i primi due scontri contro gli Armeni nella Battaglia di Sardarapat e nella Battaglia di Abaran. Gli Ottomani colsero una vittoria pirrica qualche giorno dopo (27 Maggio 1918) nella Battaglia di Kara Killisse. Sotto le pressioni dell’invasione la giovane repubblica non riuscì a mantenere la sua integrità, andandosi a dividere, il 28 Maggio 1918, in tre diversi stati: la Repubblica Democratica di Armenia, la Repubblica Democratica di Georgia e la Repubblica Democratica di Azerbaigian. Proprio in questi giorni si sta consumando un conflitto sanguinoso tra Armenia ed Azerbaigian… con lo zampino della Turchia, a dimostrazione di come la storia sia una delle materia più importanti da studiare, poiché non ci dice solo da dove veniamo, ma anche dove stiamo andando. 

Nel frattempo sul fronte orientale i ribelli polacchi cercavano di cacciare dal loro territorio e da quello dell’Ucraina le truppe dell’Impero Tedesco, risultando però sconfitti il 11 Maggio 1918 nella Battaglia di Kaniów.

A sud, nel fronte dei Balcani, la Romania era costretta a concedere parte dei suoi territori a Bulgaria e Austria-Ungheria, trovandosi inoltre sottomessa economicamente alla Germania. Il trattato di pace con gli Imperi Centrali venne firmato il 7 Maggio 1918.

Firma del Trattato di Bucarest

Sul fronte occidentale continuavano le offensive tedesche nel vano tentativo di piegare una volta per tutte le difese avversarie. Il 27 Maggio 1918 iniziò così la Terza Battaglia dell’Aisne, nel settore di Reims e Soissons. I Tedeschi inizialmente guadagnarono molto terreno, raggiungendo nuovamente la Marna, ma vennero bloccati definitamente il 6 Giugno. Nel frattempo, il 28 Maggio 1918, veniva effettuata la prima operazione offensiva delle forze statunitensi con la Battaglia di Cantigny, gli Yankees riconquistarono alcuni villaggi precedentemente in mano ai tedeschi.

Battaglia di Cantigny

A livello di diplomazia internazionale il 8 Maggio 1918 il Nicaragua dichiarava guerra alla Germania e all’Austria-Ungheria, mentre il 23 Maggio 1918 la Costa Rica dichiarava guerra alla Germania.

Volksgeist: 14 Agosto 1900

Pechino viene occupata da una forza congiunta Europeo-Giapponese-Statunitense, detta Alleanza delle otto nazioni, durante la campagna per porre fine alla Ribellione dei Boxer in Cina. L’Alleanza era composta da: Austria-Ungheria, Francia, Germania, Italia, Giappone, Russia, Regno Unito e Stati Uniti.

 

Volksgeist: 14 Agosto 1896

Volksgeist: 28 Luglio 1914

Scoppia la Prima guerra mondiale: l’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia, dopo che questa non è riuscita a rispettare tutte le condizioni dell’ultimatum del 23 luglio, posto dall’Austria-Ungheria a seguito dell’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando per mano del nazionalista serbo Gavrilo Princip.

Storia: Dicembre 1917

A Natale 1914 la guerra sarà finita… così dicevano nell’estate del 1914. L’amara realtà vedeva le truppe schierate sui fronti, nelle trincee, per il quarto Natale di fila. Parecchie cose erano cambiate sia sul piano politico che su quello militare: i grandi imperi del passato, ad eccezione di quello britannico, erano in condizioni disastrate e prossimi al collasso.

La Russia era già caduta, il suo impero contadino si era sfasciato sotto i colpi della crisi economica e tramite le spallate delle forze comuniste. Adesso era Lenin a governare e questi sapeva bene di non poter rafforzare il fronte interno senza prima trovare la pace con gli Imperi Centrali. Si prospettava una lunga guerra civile in Russia e continuare la pazzia della Grande Guerra avrebbe significato il suicidio per il nuovo governo. Per questo motivo le prime mosse del governo Lenin furono gli armistizi:  il 5 Dicembre 1917 venne firmato quello con l’Impero Ottomano e il 15 Dicembre 1917 quelli con Germania, Austria-Ungheria e Bulgaria.

Gli Imperi Centrali erano finalmente pronti a riversare le loro truppe sugli altri fronti, per cercare di risolvere positivamente le altre situazioni e così sul fronte dei Balcani la Romania cedeva di schianto sotto le pressioni Bulgare e Tedesche firmando l’armistizio il 9 Dicembre 1917.

In Palestina la situazione invece si era ormai volta in favore degli Alleati e Gerusalemme cadde in mano britannica il 11 Dicembre 1917.

Truppe britanniche a Gerusalemme

Nel frattempo Stati Uniti (7 Dicembre 1917), Panama (10 Dicembre 1917) e Cuba (16 Dicembre 1917) dichiararono guerra all’Austria-Ungheria.

Storia: Ottobre 1917

13.000 morti, 30.000 feriti, 265.000 prigionieri, 350.000 sbandati in ritirata, 4.882 cannoni, 3.000 mitragliatrici, 300.000 fucili, 73.000 cavalli, 1.600 autocarri, 150 aeroplani e oltre 1.500.000 proiettili di artiglieria. Da qualsiasi lato si osservi la Battaglia di Caporetto appare lampante il peso e la portata della disfatta accorsa 100 anni fa sul fronte italiano. Eppure tutte le grandi disfatte militari della storia non avvengono mai per caso:

1- il progressivo collasso (con l’esplosiva situazione interna) dell’Impero Russo aveva favorito uno spostamento di uomini e mezzi dal fronte orientale a tutti gli altri fronti.

2- l’Austria era un gigante in difficoltà su tutti i fronti e per questo Berlino intervenne più concretamente a fianco degli alleati anche sul fronte italiano (sul fronte balcanico già decidevano tutto i Tedeschi).

3- mantenendo un comportamento difensivo sul fronte occidentale c’era la possibilità di attaccare con una spedizione punitiva l’ex alleato italiano e punirlo per il suo tradimento.

Ecco la prima vera chiave di lettura di Caporetto: i Tedeschi prendono i mano le redini del gioco laddove gli Austriaci non sono più in grado di gestire il loro traballante impero (lo stesso accadeva nei territori ottomani, grazie ai consiglieri militari tedeschi). Inoltre l’esercito tedesco andava implementando una nuova unità di combattimento estremamente versatile denominata “squadra d’assalto”: 11 uomini ben armati con compiti di rottura e controffensiva, già molto efficaci sul fronte occidentale. In Italia nel Luglio 1917 vennero formati gli Arditi, con compiti simili, ma non vennero praticamente impiegati a Caporetto.

4- la catena di comando tedesca era estremamente più veloce e fluida rispetto a quella italiana, di fatto responsabilizzando le parti più basse del comando e garantendo l’immediatezza di una risposta proporzionata all’imprevisto da affrontare. Il sistema italiano risultava invece ancora lento, burocratico e sbilanciato verso l’alto della catena di comando.

Ad assumersi l’onore dell’attacco fu la 14 Armata di Vienna, ben rimpolpata dalle divisioni di Berlino, per un totale di oltre 350.000 uomini. Già nelle settimane precedenti l’offensiva era evidente ai comandi italiani che qualcosa andava preparandosi sul fronte opposto, ma i nostri servizi di Intelligence non riuscirono a determinare con certezza la zona dell’attacco, ipotizzando come più probabile proprio la zona in cui effettivamente avvenne. Appena due giorni prima (21 Ottobre 1917) dell’attacco due disertori dell’esercito imperiale informarono gli ufficiali italiani dell’imminente offensiva, ma non vennero ritenuti attendibili. Il 23 Ottobre 1917 alle ore 13 venne intercettata una comunicazione tedesca inerente l’ora fissata per l’attacco: le 2 del giorno dopo. Il comandante dell’esercito italiano, Cadorna, si riunì coi maggiori ufficiali per ragionare sulla situazione in progresso, c’era una certa fiducia sulla capacità del fronte di reggere ad un attacco nemico… e forse un esercito con sistema di comunicazione più rapido avrebbe di certo retto e risposto diversamente.

L’attacco cominciò alle 2. Per quattro ore l’artiglieria colpì le posizioni italiane anche mediante l’utilizzo di gas, in realtà solo quest’ultimo ebbe degli effetti realmente devastanti su alcune unità, mentre il tiro convenzionale risultò scarsamente efficace. Dopo mezz’ora di quiete l’attacco dell’artiglieria riprese per un altra ora e mezza, mentre gli italiani cominciavano a rispondere al fuoco. Nel frattempo la fanteria austro-tedesca cominciava ad avvicinarsi alle postazione italiane, complice una fitta coltre di nebbia, cominciando il vero e proprio assalto alle 8. Nella furia degli scontri avvenne il primo grande pasticcio italiano dovuto alla scarsa comunicazione tra i vari comandi divisionali (situazione simile al disastro di Grecia del 1940-41) la 50 Divisone abbandonò la sua postazione difensiva per evitare di rimanere accerchiata, però il suo comandante non comunicò tempestivamente la sua decisione all’alto comando… in questo modo le truppe italiane del Monte Nero rimasero accerchiate e con l’unica via di fuga ormai in mano al nemico. Il vero e proprio sfondamento avvenne appunto a Caporetto ad opera della 12 Divisione slesiana (tedesca) che in poche ore sbaragliò i reparti italiani e conquistò la località già alle 15.30 per poi proseguire in avanti. La situazione comunque sembrava ancora ben gestibile.

Il 25 Ottobre 1917 ci fu un timido e mal coordinato contrattacco delle truppe italiane. La 50 Divisione di cui abbiamo parlato prima, al comando del generale Arrighi, andò incontro alla quasi totale distruzione nel tentativo di recuperare le posizioni che aveva abbandonate. La Brigata Arno, stanziata nelle vicinanze sul monte Colovrat, venne annientata dalle truppe tedesche guidate da un giovane tenente di nome Erwin Rommel. Sorte simile accadde alla Brigata Salerno che non si ritirò per una incomprensione circa gli ordini che giungevano dall’alto comando. Nei giorni successivi il comando tedesco continuò ad ordinare l’avanzata delle sue truppe, pur affrontando una discreta difesa delle truppe italiane. L’idea iniziale era quella di ripiegare dietro al Tagliamento e da lì bloccare l’avanzata nemica. Al conseguente ordine di ritirata impartito il 27 Ottobre 1917 seguì la più totale disorganizzazione dei comandanti italiani che causò lo sbandamento di una buona parte dell’esercito… la mancanza di organizzazione trasformò una sconfitta come tante in una disfatta. Interi reparti vennero catturati dal nemico con tutto il materiale che trasportavano, ci furono numerosi episodi di diserzione con conseguenti fucilazioni. Il caos regnava ovunque tranne che nella zona sud del fronte dove la ritirata procedeva in buon ordine e ben coordinata.

Il 5 Novembre 1917, innescatasi la crisi politica italiana conseguente alla disfatta e sentite le preoccupazioni dei Francesi e degli Inglesi, Cadorna decise che il ripiegamento andava fatto direttamente sulla linea del Piave; dando così più fiato alle truppe italiane, ma al contempo sancendone la disfatta. Il pessimo comportamento dei generali dell’esercito italiano in particolare Cavaciocchi, Badoglio (quel Badoglio) e Bongiovanni non venne sanzionato… mentre Cadorna di lì a poco perse il posto in favore di Diaz.

Movimenti della Battaglia di Caporetto

Sugli altri fronti accadde poco in realtà in quei giorni. Dal 16 ottobre al 3 Novembre 1917 si combatté la Battaglia dello stretto di Muhu, nel mar Baltico, tra la flotta tedesca e quella russa, che cercava disperatamente di arginare la strapotenza tedesca in vista di un cessate il fuoco che sembrava ormai nell’aria.

Il 23 ottobre 1917 le truppe francesi vincevano la circoscritta Battaglia di La Malmaison contro i tedeschi.

Il 26 Ottobre 1917 il Brasile dichiarava guerra alla Germania, su spinta britannica.

Storia: Luglio e Agosto 1917

Nell’estate 1917 la Grande Guerra sembrava aver raggiunto un nuovo livello di intensità, dopo le grandi manovre del 1914, dopo la guerra di posizione del 1915, dopo gli inutili bagni di sangue del 1916, nella mente di tutte le nazioni in causa il 1917 doveva diventare un anno risolutivo per le sorti del conflitto… e in buona parte questa aspettativa venne rispettata.

Sul fronte orientale iniziava il 1 Luglio 1917 l’ultima grande offensiva russa: l’offensiva Kerenskij, il gigante russo era in crisi totale per le grandi ondate rivoluzionarie che lo scuotevano dall’interno. l’offensiva prese piede in Galizia. Le nuove disposizioni dei Soviet politici della capitale prevedevano che ogni azione bellica fosse preceduta da un’assemblea dei soldati stessi che ne valutassero l’opportunità, esautorando di fatto il potere degli alti ufficiali di impianto zarista. I primi giorni dell’offensiva furono travolgenti più per le mancanze dell’esercito austro-ungarico che per le reali capacità dei Russi… di fatto si stavano scontrando due imperi di carta destinati a crollare. L’intervento tedesco (19 Luglio 1917) fu determinate per interrompere l’offensiva e per passare al furioso contrattacco che mandò totalmente in rotta l’esercito russo, costretto a ritirarsi per oltre 240 km. Il governo di Kerenskij ne uscì esausto, ormai ovunque si susseguivano le voci di una imminente rivoluzione guidata dai Bolscevichi.

prigionieri Russi 1917

Sul fronte dei Balcani la Grecia fu indotta a dichiarare guerra agli Imperi Centrali, soprattutto in chiave anti-bulgara. Nel frattempo un “Comitato Jugoslavo” formatosi sotto l’ala protettrice anglo-francese prese l’impegno politico di formare un futuro Regno dei Serbi, Croati e Sloveni in funzione anti-austriaca, per questo fu approvata il 20 Luglio 1917 la dichiarazione di Corfù. Bosniaci e Montenegrini non furono chiamati in causa su questa questione che li riguardava direttamente. Sul fronte rumeno le disavventure russe in Galizia produssero un forte reazione dell’esercito rumeno che cercò di scacciare gli austro-ungarici dalla Moldavia e di resistere disperatamente alle continue incursioni nemiche, il particolare la Battaglia di Mărășești (6 Agosto – 8 Settembre 1917) fu l’ultima grande vittoria rumena della guerra.

Sul fronte italiano andò in scena l’Undicesima Battaglia dell’Isonzo (17 – 31 Agosto 1917), intrapresa in parte per la paura di una imminente offensiva austro-ungarica (che sarebbe arrivata qualche mese dopo) e in parte per le forti pressioni degli Alleati che volevano disperdere l’attenzione degli Imperi Centrali su più fronti caldi. Nonostante le scarse conquiste territoriali lo scontro dimostrò che le truppe di Vienna erano ormai vicine ad un crollo psico-fisico totale, l’unico fattore in grado di far reggere questo fronte (come quello orientale del resto) poteva essere l’arrivo di truppe tedesche… cosa che poi effettivamente avvenne.

Sul fronte occidentale cominciò il 31 Luglio 1917 la grande offensiva britannica nelle Fiandre che sarebbe passata alla storica come Battaglia di Passchendaele. L’offensiva si svolse a più ondate e di fatto interessò anche altri settori, come quello di Verdun.

Soldati Britannici 1917

Sul fronte prossimo alla Palestina le truppe arabe guidate da Lawrence d’Arabia e Awda Abu Tayi sconfissero gli Ottomani nella Battaglia di Aqaba il 6 Luglio 1917.

Altri paesi si unirono agli Alleati contro le forze degli Imperi Centrali: Cina (14 Agosto 1917), Siam (22 luglio 1917) e Liberia (4 Agosto 1917).

Storia: Maggio 1917

Il Generale Nivelle

Il 9 Maggio 1917 terminava l’Offensiva Nivelle sul fronte occidentale, secondo le aspettative dei generali che l’avevano progettata la perdita di un massimo di 10.000 soldati avrebbe portato a conquiste territoriali significative. La realtà dei fatti fu tragicamente diversa. Le perdite francesi superarono le 180.000 unità e le conquiste a fronte della conquista di posizioni per lo più irrilevanti. L’intera macchina da guerra francese era al collasso e diventarono sempre più numerosi i casi di ammutinamento. Dall’inizio del conflitto erano caduti sui vari campi di battaglia 978.000 soldati francesi (conteggio che ovviamente esclude i caduti francesi di provenienza coloniale). Interi reggimenti cominciarono a rifiutarsi di combattere, coadiuvati anche dalla propaganda socialista che riportava le notizie della situazione in Russia. A partire dalla conclusione dell’Offensiva Nivelle vennero costituite diverse corti marziali (almeno 3.400) con l’obiettivo di giudicare e condannare gli ammutinati. Il tutto avveniva senza che l’opinione pubblica ne venisse informata.

Provvidenzialmente il 15 Maggio 1917 Nivelle venne rimpiazzato da Pétain al comando dell’esercito francese… provvidenzialmente perché la sua linea nei confronti dei soldati fu decisamente mite e ben più accorta del suo predecessore: aumentò le licenze e migliorò il sistema della rotazione delle truppe in prima linea, inoltre limitò fortemente il numero di offensive nell’attesa dell’arrivo delle truppe degli Stati Uniti. Secondo stime ufficiali si contarono 2.878 sentenze a lavori forzati e 629 condanne a morte (di cui solo 43 realmente eseguite). Il polso tenero voluto da Pétain lo rese popolare tra i soldati, ma parimenti impopolare tra gli altri generali ed alcuni uomini politici.

Gli Stati Uniti dal conto loro si preparavano a raggiungere i campi di battaglia europei e il 18 Maggio 1917 venne emanato il provvedimento di coscrizione militare (Selective Service Act). L’idea iniziale del presidente Wilson era di inviare un massiccio corpo volontario in Europa, ma dopo tre settimane dall’entrate in guerra i volontari che si erano arruolati non superavano le 32.000 unità, a fronte di questo insuccesso venne emanato l’atto di cui sopra.

Sul fronte macedone il 9 Maggio 1917 terminò la Battaglia di Doiran e in contemporanea si svolse la Battaglia dell’ansa del Crna (5 – 9 Maggio 1917) nella quale i Bulgari respinsero le truppe congiunte di Francia, Italia e Russia. La Bulgaria non intendeva cedere il passo agli Alleati. Sul fronte Macedone tra il 1916 e il 1918 l’Italia ebbe oltre 52.000 perdite.

Nel tentativo di spezzare il fronte e raggiungere così Trieste il 12 Maggio 1917 iniziò la Decima Battaglia dell’Isonzo. La prima fase del piano prevedeva un bombardamento rilevante su tutto il fronte, finalizzato a non far capire agli Austriaci dove si sarebbe concentrato l’attacco principale. Finito il bombardamento l’attacco (seconda fase) sarebbe cominciato nel settore di Plava (oggi Slovenia) e di Gorizia. A seguire (terza fase) ci sarebbe stato l’attacco dal settore del fiume Vipacco a scendere verso il mare e quindi verso Trieste. Il bombardamento cominciò il 12 Maggio e fini due giorni dopo, a quel punto la fanteria cominciò ad avanzare. Il 21 Maggio infine si entrò nella terza fase con le offensive carsiche. Al 29 Maggio 1917 l’avanzata si arrestò definitivamente, su entrambe le direttrici dei combattimenti si erano registrati buoni avanzamenti, ma non tali da liberare Trieste. Pochi giorni dopo, il 3 Giugno 1917, gli Austriaci lanciarono un pesante contrattacco che sortì pochi effetti nel settore del Carso, ma che vanificò tutte le conquiste dei giorni precedenti nell’altro settore. L’Italia soffrì 160.000 perdite, di cui 36.000 morti, mentre l’Austria-Ungheria ebbe 125.000 perdite, di cui 17.000 morti.

Miklós Horthy ferito

Nella notte tra il 14 e il 15 Maggio 1917 navi della marina austriaca (k.u.k. kriegsmarine) al comando di Miklós Horthy (poi a capo dell’Ungheria durante la Seconda Guerra Mondiale) tentò di forzare il blocco del canale di Otranto per aprire la strada agli U-boot, nell’ottica di una più ampia guerra navale nel Mediterraneo. A fronteggiare questo tentativo c’era una flotta congiunta italo-franco-britannica al comando di Alfredo Acton. L’azione di Horthy (che rimase seriamente ferito) ebbe successo e di conseguenza gli Alleati dovettero ripensare in maniera consistente il blocco navale nel canale. La marina da guerra austriaca non sfruttò questa vittoria come avrebbe dovuto, per cui il suo impatto nel proseguimento della guerra fu quasi nullo.

Storia: Marzo 1917

La guerra sarebbe durata solo pochi mesi. A Natale tutti sarebbero stati pacificamente a festeggiare nelle proprie case accanto ai propri cari. Questo era lo spirito che aveva animato sia i politici che i militari nelle prime settimane di guerra del 1914. La realtà nei primi mesi del 1917 era quanto di più lontano da quelle previsioni. Mantenere lo sforzo bellico su più fronti era un costo economico-umano altissimo per tutte le nazioni chiamate in causa e tutte cominciavano a risentire di una certa “stanchezza” sociale che creava legittime problematiche sul “fronte interno” di ogni nazione. Chiaramente le nazioni meglio organizzate erano in grado di fronteggiare queste problematiche in maniera da non farle crescere in qualcosa di più problematico, ma le nazioni che vivevano già un dissapore sociale antecedente al 1914 non potevano che trasformarsi in pericolosissime polveriere.

La Russia degli Zar era un gigante. Uno stato enorme pieno di contraddizioni e di disuguaglianze sociali tremendamente lampanti. La nobiltà e la classe agiata era lontana anni luce dalle problematiche delle fabbriche e delle campagne… e questo era già un grosso problema prima della guerra. Inoltre a livello infrastrutturale il paese era molto arretrato e questo si sarebbe dimostrato un problema enorme per gli approvvigionamenti durante il conflitto. Lo Zar era mal consigliato dai suoi ministri e a nulla era valso il parere di Rasputin di non entrare in guerra.

La guerra era cominciata e la Russia si era rivelata un gigante troppo debole per competere con degli Stati moderni… nel 1917 lo Zar non possedeva più la Polonia, la Bielorussia, la Lituania e buona parte dell’Ucraina e della Lettonia; l’unica campagna veramente vittoriosa era quella del Caucaso contro l’altro grande impero malato, quello Ottomano. L’esercito aveva sottratto oltre diciassette milioni di uomini ai vari settori produttivi e questo aveva avuto un effetto estremamente negativo sulla, già precaria, economia  del paese. Le battaglie, le sconfitte, le inutili tattiche massacranti e le enormi perdite avevano creato dei conflitti insanabili all’interno dello stesso apparato militare, il quale non riceveva più nemmeno i rifornimenti necessari a proseguire i combattimenti. Nelle città la situazione non era migliore: la situazione nelle fabbriche e nel commercio era disperata. Cominciarono le diserzioni dell’esercito e i grandi scioperi politici nelle città. Lo Zar non era in grado di invertire la rotta della sua nave e la tempesta l’avrebbe investito in pieno.

A San Pietroburgo (allora Pietrogrado) il giorno 8 Marzo 1917 cominciarono i primi grandi scioperi. [In Russia non era in vigore il calendario gregoriano in quegli anni bensì quello giuliano, per cui quando si parla di Rivoluzione di Febbraio e di Ottobre in realtà i  mesi di riferimento sono Marzo e Novembre]. Dai 90.000 scioperanti del 8 Marzo 1917 si passò ai 200.000 del giorno successivo. Le autorità non sapevano bene come reagire e nelle prime giornate la polizia si limitò più che altro a controllare che la situazione non degenerasse, ma era ormai evidente che qualcosa si era rotto nella macchina russa. Il 10 Marzo 1917 il numero degli scioperanti era salito a 240.000 e la polizia cominciò a reagire utilizzando le armi da fuoco, ma la folla rispose con le medesime armi. L’esercito chiamato a reprimere le manifestazioni, congiuntamente alla polizia, non intervenne contro gli insorti e già dal 11 Marzo 1917 cominciarono diverse sparatorie e scontri in molte zone della città, tanto che a sera il governo decretò lo stato d’assedio. Il 12 e il 13 Marzo 1917 le truppe di guarnigione a Pietrogrado si unirono ufficialmente agli insorti e in città presero a formarsi i primi Soviet (consigli). Nel frattempo la protesta si era estesa anche a Mosca.

Di fatto il 14 Marzo 1917 i Soviet consegnarono il potere nelle mani del Comitato della Duma, il parlamento russo che doveva restare sciolto sino ad Aprile secondo le disposizioni dello zar. Il Comitato si mise subito a lavorare e il 15 Marzo 1917 aveva già provveduto ad individuare i nomi dei futuri ministri, mentre come Presidente del Consiglio e ministro dell’Interno venne scelto il principe L’vov. Vista la situazione allo Zar non restò che abdicare in favore del fratello Michele, quest’ultimo però il giorno successivo (16 Marzo 1917) abdicò a sua volta lasciando il paese nella mani del governo provvisorio e dei Soviet. Nasceva la Repubblica Russa, che avrebbe avuto una vita breve ed estremamente instabile.

La famiglia dello Zar Nicola II

Baghdad venne fondata nel 762 su ordine del Califfo Al-Mansur, diventando presto un fiorente centro politico, culturale ed economico. Nella sua storia è stata più volte conquistata, saccheggiata, diroccata e ricostruita; a partire dalla conquista mongola del 1258 sino alla più recente occupazione americana del 2003. Sotto l’Impero Ottomano la città era una roccaforte chiave per il controllo della regione del Iraq e la sua perdita avrebbe spianato la strada alle forze Inglesi nella corsa verso nord, senza considerare l’enorme importanza dei pozzi petroliferi della regione… aspetto ancora oggi tremendamente rilevante nella drammatica quotidianità del popolo iracheno.

La Battaglia per Baghdad fu invero poca cosa rispetto agli scontri che l’avevano preceduta. Si risolse tutto nel giro alcune ore del 8 Marzo 1917, quando le truppe ottomane, numericamente inferiori, non riuscirono a respingere i soldati di Maude a 50 km a sud della città. La scelta per il comandante Khalil Pasha era obbligata: ripiegamento su Baghdad e successiva evacuazione della città. Tre giorni dopo, 11 Marzo 1917, le truppe britanniche occupavano Baghdad e allontanavano la minaccia ottomana dai possedimenti persiani di Sua Maestà.

Successivamente iniziava l’Offensiva di Samarrah cominciata il 13 Marzo 1917, nel tentativo di scacciare gli Ottomani anche dal nord della regione. Le truppe di Maude il 19 Marzo 1917 conquistarono Fallujha e continuarono ad incalzare gli avversari. Sul fronte della Palestina invece il 26 Marzo 1917 i Britannici persero la Prima Battaglia di Gaza, non riuscendo a penetrare efficacemente in quel settore.

In Europa il 1 Marzo 1917 il governo di Vienna cercava di dare un nuovo corso alle campagne belliche austriache con il cambio in corsa del comandante in capo dell’esercito: passando dal generale von Hötzendorf al generale von Straussenburg. La scelta dell’imperatore Carlo I fu sia di natura politico-militare che religiosa, in quanto il destituito era notoriamente un ateo materialista al contrario del sovrano fervente cattolico.

Storia: Novembre e Dicembre 1916

Carlo d’Asburgo

Gli ultimi 60 giorni dell’anno 1916 furono sicuramente tra i più intensi di tutto l’intero conflitto, sia sul piano bellico che su quello politico. Il 1917 avrebbe riservato moltissime sorprese che avrebbero pesato non solo sulla storia del conflitto, come ad esempio la Rivoluzione Russa. Ad ogni modo il 21 Novembre 1916 accadde un qualcosa di imprevisto che avrebbe minato definitamente il vacillante Impero Austro-Ungarico: la morte dell’Imperatore Francesco Giuseppe. La forte leadership del sovrano aveva tenuto insieme i brandelli della gloria viennese negli ultimi decenni, nonostante le infinite crisi che si erano susseguite e diverse tragedie famigliari che l’avevano colpito; la figura di Francesco Giuseppe meriterebbe un articolo a parte, che sicuramente prepareremo a breve. La sua morte destabilizzò tutto l’Impero e il successore designato, Carlo d’Asburgo, non sembrava una figura in grado di reggere l’enorme pressione della situazione politica di quei sanguinosi anni. Il nuovo Imperatore avrebbe dato il via a trattati di pace segreti con la Francia e l’Inghilterra, di nascosto dalla Germania, ma con la strenua opposizione dell’Italia; inoltre avrebbe devoluto un’autonomia sempre maggiore alle minoranze etniche in seno all’Impero innescando la miccia finale della sua dissoluzione. Sarebbero stati gli ultimi due anni di una storia iniziata nell’anno 962…

L’instabilità viennese giungeva nel momento più inatteso, proprio quando nei Balcani gli Imperi Centrali conseguivano importanti vittorie ai danni dei Rumeni, sconfitti il 3 Dicembre 1916 nella Battaglia di Bucarest. La “piccola Parigi dell’Est” cadde nelle mani nemiche il 6 Dicembre 1916.

Nel frattempo restava problematica la situazione in Grecia, dove i dissensi tra la monarchia e le forze politiche degenerarono in una sorta di guerra civile al seguito di uno sbarco di truppe anglo-francesi ad Atene, avvenuto tra il 1 e il 3 Dicembre 1916. Il monarca Costantino non voleva più ingerenze degli Alleati sul suo territorio al fine di mantenere la massima neutralità nel conflitto, mentre il navigato politico Venizelos caldeggiava un’ingresso nel conflitto ai danni della Bulgaria e dell’Impero Ottomano. Nei disordini di quei giorni le truppe di Francia e Gran Bretagna si reimbarcarono. Ma la resa dei conti all’interno del Regno di Grecia era solo rimandata all’anno successivo.

Sul fronte del Sinai gli Inglesi riuscirono ad occupare posizione strategicamente rilevanti ai danni delle truppe ottomane  grazie alla vittoria nella Battaglia di Magdhaba del 23 Dicembre 1916. Il 1917 sarebbe stato l’anno buono per puntare all’assalto della Palestina.

Robert Nivelle

Sul fronte occidentale il 1916 era stato un anno estremamente sanguinoso per tutti i contendenti, ma chi aveva patito più di tutti era stato l’esercito francese. Nonostante la conclusione della Battaglia di Verdun, il 19 Dicembre 1916 con la riconquista di molte posizione perse a vantaggio dei Tedeschi, c’era molto fermento delle insanguinate armate francesi. il 13 Dicembre 1916 venne destituito il comandante in capo dell’esercito francese Joseph Joffre, giudicato troppo molle nel comando. Al suo posto venne messo Robert Nivelle, che sarebbe diventato tristemente famoso durante le giornate degli ammutinamenti del 1917.

Nel frattempo gli Inglesi si preparavano a sferrare l’ennesima offensiva nella zona della Somme, che poi sarebbe passata alla storia come l’ultima battaglia decisiva della serie di scontri iniziati il 1 Luglio 1916. Il culmine fu la Battaglia di Ancre, combattuta dal 13 al 18 Novembre 1916. L’intera operazione, durata cinque mesi risultò un importante successo strategico per gli Alleati, che avevano in questo modo allentato la pressione tedesca su Verdun. Nei fatti si trattò di una delle più sanguinose operazioni di tutta la storia bellica mondiale… basti pensare che nei lunghi mesi di scontri si ebbero più di 630.000 perdite per parte, per un totale di oltre 1.200.000 uomini morti, feriti e/o dispersi. Secondo le stime degli storici ogni centimetro di terreno conquistato durante gli scontri costò la vita ad un soldato.

Truppe Inglesi sulla Somme