Storia: Le origini della Guerra Civile Americana – Presidenza Washington

Alle prime elezioni presidenziali degli Stati Uniti, tenutesi a cavallo del 1788 e del 1789, concorsero le maggiori personalità politiche della lotta per l’Indipendenza. La personalità più di spicco, che correva come Indipendente, venne eletta con una maggioranza schiacciante di voti e fu George Washington, ex comandante in capo dell’Esercito Continentale originario della Virginia. Washington venne rieletto nel 1792 portando a compimento due mandati consecutivi.

George Washington

Furono due mandati densi di eventi e di questioni politiche importanti, come era normale aspettarsi in una nazione appena nata. Washington si insediò prestando giuramento a New York, ponendo le mani sulla Bibbia… ma non su una Bibbia qualsiasi, bensì su quella della “Grande loggia della Massoneria St. John n. 1, A.Y.M.”. La prima opera importante del governo statunitense fu l’approvazione dei 12 emendamenti alla Carta Costituzionale (25 settembre 1789), ratificati per la maggior parte da un numero sufficiente di Stati membri nel giro di due anni. Successivamente si dovette scegliere una capitale stabile per il paese e nel giro di qualche anno venne individuata l’area dell’attuale Washington, sul fiume Potomac… la costruzione della Casa Bianca cominciò nel 1792, del Campidoglio nel 1793. Vennero poi stabiliti dei principi economici per favorire la nascita e lo sviluppo di una fiorente economia autoctona, slegata da quello che era stato il rapporto con l’ex madrepatria britannica. Furono inoltre create politiche ad hoc per incentivare artigiani europei ad immigrare nel nuovo stato.

Nel frattempo si andarono sviluppando due partiti principali, in realtà già presenti durante le prime fasi della Guerra d’Indipendenza: Partito Federalista (futuro Partito Repubblicano di oggi) e Partito Democratico-Repubblicano (divisosi nel corso della storia in due parti, una diventata l’attuale Partito Democratico e l’altra confluita nell’attuale Partito Repubblicano).

Tecumseh, capo indiano protagonista della resistenza dei Nativi in quegli anni

A livello territoriale la nuova nazione cominciò subito un’espansione verso i territori indiani del ovest, dando il via ad una prima serie di guerre per accaparrarsi i terreni dei nativi, soprattutto nel Territorio del nord-ovest. Le guerre continuarono per anni con alterne fortune anche per la politica ambigua dei confinanti possedimenti britannici. Gli Stati Uniti in questa fase mantennero sempre una certa ostilità verso l’Inghilterra, passando tra politiche di embargo, violazioni dei confini, schermaglie politiche e diplomatiche, ecc… Mentre rapporti molto più amichevoli vennero mantenuti con la Francia, nonostante il trambusto della Rivoluzione Francese, e soprattutto con l’Impero Spagnolo, molto presente nelle Americhe.

Vediamo alcune date davvero importanti:

1790: Gli schiavi presenti (censiti) sul territorio degli Stati Uniti sono 697.681.

1791: Il Vermont entra negli Stati Uniti come “Stato libero”. [Liberi 6 –  Schiavisti 8]

1792: Il Kentucky viene ammesso nell’Unione come “Stato schiavista”. [Liberi 6 –  Schiavisti 9]

1793: Eli Whitney inventa la sgranatrice di cotone, da quel momento la produzione diventa estremamente redditizia, portando ad un aumento della domanda di lavoro schiavista.

1794: Il Congresso proibisce alle imbarcazioni statunitensi di impegnarsi nel commercio internazionale di schiavi.

1796: Il Tennessee viene ammesso nell’Unione come “Stato schiavista”. [Liberi 6 –  Schiavisti 10]

I PRIMI 10 EMENDAMENTI DELLA COSTITUZIONE STATUNITENSE

Il primo emendamento garantisce la libertà di culto, parola e stampa, il diritto di riunirsi pacificamente e il diritto di appellarsi al governo per correggere i torti. Esso inoltre proibisce al Congresso di “fare alcuna legge per il riconoscimento di qualsiasi religione”.
Il secondo emendamento garantisce il diritto di possedere armi; l’idea era quella che una nazione è veramente libera solo quando riesce a difendersi da sola.
Il terzo emendamento prevede che le truppe non possano essere acquartierate in abitazioni private senza il consenso del proprietario.
Il quarto emendamento difende da perquisizioni, arresti e confische irragionevoli.
Il quinto emendamento sancisce: “Nessuno sarà tenuto a rispondere di reato, che comporti la pena capitale, o che sia comunque grave, se non per denuncia o accusa fatta da un “Grand Jury”, a meno che il caso riguardi membri delle forze di terra o di mare, o della milizia, in servizio effettivo, in tempo di guerra o di pericolo pubblico; e nessuno potrà essere sottoposto due volte, per un medesimo reato, a un procedimento che comprometta la sua vita o la sua integrità fisica; né potrà essere obbligato, in qualsiasi causa penale, a deporre contro sé medesimo, né potrà essere privato della vita, della libertà o dei beni, senza un giusto processo; e nessuna proprietà privata potrà essere destinata a uso pubblico, senza equo indennizzo”.
Il sesto emendamento garantisce un processo penale rapido e pubblico. Richiede il processo da parte di una giuria (di pari), garantisce il diritto alla difesa per l’accusato, e prevede che i testimoni debbano assistere al processo e testimoniare in presenza dell’accusato.
Il settimo emendamento garantisce un processo davanti a una giuria per le controversie civili il cui valore sia superiore ai 20 dollari [1791].
L’ottavo emendamento vieta le cauzioni e le multe eccessive, e le punizioni crudeli o inusitate.
Il nono emendamento dichiara che l’elenco dei diritti individuali non è inteso come esaustivo; che il popolo ha altri diritti non specificamente menzionati nella Costituzione.
Il decimo emendamento prevede che i poteri che non sono delegati dalla Costituzione al governo federale, o da essa non vietati agli Stati, sono riservati ai rispettivi Stati o al popolo.

Volksgeist: 2 Dicembre 1845

Il presidente statunitense James Polk annuncia al Congresso che la dottrina Monroe (isolamento degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa) dev’essere attuata in maniera rigorosa. Inoltre enuncia il famoso concetto del “Destino manifesto” secondo cui gli Stati Uniti avrebbero dovuto espandersi verso ovest in maniera decisa ed aggressiva.

Storia: Isaac Stand Watie

Tutti abbiamo sentito parlare della Guerra di Secessione Americana anche se la maggior parte delle persone ne conosce solo parzialmente gli eventi ed i personaggi, ancora meno sono le persone che vanno oltre le informazioni della “vulgata ufficiale”… che ci ha sempre insegnato a distinguere tra i buoni del Nord e i cattivi del Sud nel più puro e limpido stile retorico americano. Se volete una storia di buoni sentimenti (lacrimevoli) e nette distinzioni guardatevi un film di Spielberg, se volete andare un pò oltre la facciata pre-fabbricata guardatevi un film di Maxwell. La storia viene scritta dai vincitori e questo è un assunto valido in ogni epoca in cui l’uomo è stato protagonista, sia che si parli degli Ebrei contro i Filistei sia che si tratti degli Americani contro i Giapponesi (giusto per fare due esempi lontani tra loro nel tempo).

Sui banchi di scuola quindi vi sarà capitato di leggere che la Guerra di Secessione finì il giorno 9 Aprile 1865 con la resa del generale Lee dopo la battaglia di Appomattox. In realtà la guerra durò qualche mese in più su fronti diversi da quello della Virginia. Ancora alla morte di Lincoln in Carolina del Nord si combatteva, così come in Alabama ed in Texas e non solo. L’ultima vera battaglia della guerra fu quella di Palmito Ranch del 12-14 Maggio 1865 in Texas. Chi fu quindi l’ultimo generale ad arrendersi alle forze unioniste?

Isaac Stand Watie si arrese il 23 Giugno 1865 a Doaksville, nell’attuale Oklahoma, allora territorio dei Choctaw. Questo generale appartenente all’armata del Trans-Mississippi era un Indiano Cherokee. Allo scoppio della guerra alcune tribù indiane rimasero coinvolte in quei sanguinosi eventi. Molte tribù si schierarono dalla parte dei Confederati dal momento che gli Stati del Sud avevano sempre adottato una politica meno espansionista verso ovest rispetto ai cugini del Nord. L’adesione alla Confederazione da parte di queste tribù portò i loro storici avversari (nativi) a schierarsi dall’altro lato creando così una guerra nella guerra. La nazione Cherokee era già da tempo divisa in due tronconi a causa di un controverso trattato (1835) col quale questa tribù aveva ceduto parte del suo territorio agli Stati Uniti… ne era nata una guerra civile all’interno della tribù. Durante la guerra civile una fazione si schierò con Richmond e l’altra ovviamente con Washington. Isaac Stand Watie era il capo che scelse da subito la causa confederata venendo promosso al rango di colonnello di un reggimento di cavalleria Cherokee. Da quel momento in poi partecipò a diverse importanti battaglie nella zona occidentale del fronte, tenendo lontani gli Unionisti dai territori indiani del sud (1861). Le truppe indiane erano esentate dal combattere al di fuori del loro territorio, ma Watie portò i suoi uomini a combattere in Arkansas (1862) per arginare l’invasione delle truppe di Washington.

In tutto questo i Cherokee presero parte a 18 battaglie importanti e ad una serie innumerevole di scontri minori, impegnando un numero molto elevato di soldati blu e catturando rifornimenti e denaro per oltre 1 milione e mezzo di dollari di allora. Nel 1864 fu promosso al grado di Brigadier Generale e divenne così il comandante della Prima Brigata Indiana.

Il 23 Giugno 1865 fu l’ultimo generale confederato a deporre le armi.