Storia: Dicembre 1914 – parte seconda

LA TREGUA DI NATALE

” Il Signore è il mio pastore, non mi fa mancare nulla. Su prati verdi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Il Signore mi dona nuova forza, mi consola, mi rinfranca. Su sentieri diritti mi guida, per amore del suo nome. Anche se andassi per una valle oscura non temerei alcun male perché tu sei con me.” (Salmo 23)

Questo passo del salmo 23 citato proprio sotto Natale evoca nella memoria degli appassionati di storia un unico grande evento del lontano 1914: la tregua di Natale. Era da poco iniziato uno dei più sanguinosi conflitti dell’intera storia dell’umanità, interi eserciti si fronteggiavano dentro delle acquitrinose trincee vivendo giorno e notte in attesa… in attesa di un attacco, di un colpo di artiglieria, di un proiettile sparato da un cecchino, della morte insomma. Sul fronte occidentale si fronteggiavano spietatamente Francesi, Belgi e Britannici da un parte e Tedeschi dall’altra, motivazioni diverse, intenti diversi e sogni diversi. Accomunati solo dalla paura e dal fango, eppure erano ancora i primi mesi di guerra, nulla a che vedere col tremendo 1916 ad esempio. La guerra doveva durare poco, ma in breve tempo si era modificata da guerra di movimento a guerra di trincea, statica, immobile, disperata ed alienante.

Nei giorni sotto Natale gli uomini nelle trincee iniziarono a sentire l’aria del Natale e decorarono quei pochi alberi intorno alle trincee, spesso si sentivano intonare canti gioiosi e da un lato all’altro del fronte ci si alternava nel cantare, tedeschi rispondevano ai francesi, inglesi rispondevano ai tedeschi e così via. Non si sparava più, c’era solo voglia di fermarsi e di pensare ad altro, di festeggiare anche in mezzo a tutta quella morte. Fu così che in molte zone del fronte occidentale cessarono le ostilità e gli eserciti rivali si ritrovarono a fraternizzare nella terra di nessuno scambiandosi oggetti, cibo, alcol, sigarette, facendo giochi tutti insieme, diventando amici per qualche giorno.

Per alcuni giorni fu la pace. Gli alti comandi non gradirono tutta quella fratellanza e molti comandanti locali vennero rimossi dal loro posto, interi reparti vennero spostati in altre località per allontanarli dai “nuovi” amici, i leader non potevano permettere che la macchina bellica appena messa in moto si potesse inceppare così banalmente per un semplice Natale. Il 1915, il 1916 e il 1917 avrebbero trovato le truppe in trincea con uno spirito molto diverso. La pace aveva perso. Il Natale aveva perso. La fratellanza aveva perso. Del Salmo 23 con cui gli eserciti avevano pianto insieme i propri morti era solo un lontano ricordo.

 

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Storia: Dicembre 1914 – parte prima

Sul fronte sud-orientale invece si registrarono degli importanti progressi da parte degli Imperi Centrali. Il 6 Dicembre 1914, con la fine della Battaglia di Lodz, l’offensiva russa in Slesia veniva bloccata. Nel frattempo il 2 Dicembre 1914 le truppe austriache entravano vittoriose a Belgrado, capitale della Serbia.

Truppe tedesche per le strade di Lodz

Il giorno 8 Dicembre 1914 ci fu un importante scontro navale alle isole Malvinas tra una squadra navale inglese, comandata dal vice ammiraglio Sturdee, e la squadra navale tedesca di Maximilian Graf von Spee che si era imposta nello scontro di Coronel il 1 Novembre. La battaglia si risolse con l’annientamento della forza navale tedesca che perse 4 navi su 5.

Sul fronte orientale si registrò la Battaglia di Limanowa terminata il 13 Dicembre 1914 con la vittoria degli Austro-ungarici contro i Russi. Questo importante scontro fu un successo importantissimo per gli Imperi Centrali che allontanarono la minaccia zarista dalla pianura ungherese e dalla città di Cracovia. Il 1914 in questo settore si chiudeva quindi con un discreto vantaggio di Tedeschi e Austriaci.

I Russi erano impegnati anche sul fronte Ottomano in una duplice posizione. Nel Caucaso dovevano difendersi dalle incursioni turche culminate nella Battaglia di Sarıkamış svoltasi tra il 22 Dicembre 1914 e il 17 Gennaio 1915 nei territori confinanti con l’odierna Armenia, quindi in un territorio impervio e principalmente montuoso. Lo scontro vide uscire i Russi vittoriosi, ma fu un vero e proprio massacro dovuto soprattutto alle pessime condizione climatiche in cui dovevano svolgersi i combattimenti. Le truppe turche al comando di Enver Pascià lasciarono sul campo 60.000 uomini, ossia oltre il 50% degli effettivi ad inizio offensiva. In Persia i Russi si trovarono ad affrontare congiuntamente agli Inglesi una invasione turca; questa campagna, volta a sollevare le popolazioni dell’odierno Iran contro i Britannici, si sarebbe conclusa solo alla fine della guerra, nel 1918.

Sul fronte meridionale continuava il braccio di ferro tra la piccola Serbia e l’Impero Austro-ungarico. L’ennesimo bagno di sangue tra i due contendenti si risolse in favore dei Serbi, che scongiurarono per l’ennesima volta l’invasione del paese da parte del nemico, pagando però un prezzo altissimo nella Battaglia di Kolubara terminata il 15 Dicembre 1914.

Sul fronte occidentale cominciarono due grandi battaglie che sarebbero terminate solo l’anno successivo. Nella regione dell’Artois i Francesi cercarono di sfondare le linee tedesche tra il 17 Dicembre 1914 e il 4 Gennaio 1915. L’offensiva portò ad un nulla di fatto e venne interrotta a causa delle pessime condizioni climatiche. In contemporanea (20 Dicembre 1914) le truppe francesi passarono all’offensiva nella regione dello Champagne, ma anche in questo caso si giunse ad un nulla di fatto, anche se le operazioni terminarono solo il 17 Marzo 1915. Quest’ultima battaglia fu un’importante dimostrazione di come il ruolo della cavalleria in una guerra moderna fosse ormai in fase di decadimento.

In mare non si svolsero grosse operazioni sotto Natale, anche se il 16 Dicembre una squadra navale tedesca bombardò alcuni porti inglesi tra i quali Scarborough, Hartlepool e Whitby.

Storia: Ottobre 1914 – parte seconda

La “corsa al mare” al suo culmine. Le armate tedesche continuavano a cercare un varco decisivo per mandare in frantumi l’asse difensivo formato dagli Anglo-francesi, ma per quanto si sforzassero non sembrava arrivare mai il successo decisivo, la battaglia finale. Allo stesso modo gli Alleati cercavano una vittoria decisiva per ricacciare indietro la marea tedesca. Di battaglia in battaglia il teatro decisivo sembrava essersi spostato dall’Alsazia-Lorena alle Fiandre. Nella giornata del 12 Ottobre 1914 cominciò la Battaglia di Messines alla quale presero parte truppe provenienti dall’India Britannica. Fu l’ennesima battaglia dall’esito inconcludente combattuta nei pressi di Mesen che oggi è famosa per essere la città più piccola del Belgio, con appena un migliaio di abitanti. Questa battaglia poteva essere una vittoria Alleata, ma lo scontro cominciato a Ypres il 21 Ottobre 1914 convogliò lì tutte le energie degli schieramenti coinvolti.

Mentre gli Inglesi fronteggiavano i Tedeschi anche i Francesi e i Belgi non erano da meno respingendo un’offensiva germanica nella Battaglia dell’Yser cominciata il 17 Ottobre 1914. Le truppe del Kaiser assaltarono le posizioni dell’ormai sparuto esercito belga (6 divisioni in tutto) spalleggiate dai Francesi. Gli Alleati in questo caso condussero una battaglia difensiva magistrale, ritirandosi progressivamente senza mai concedere una netta vittoria agli invasori. Fecero saltare i ponti sull’Yser (l’ultimo il 23 Ottobre) costringendo i Tedeschi ad un rallentamento dell’avanzata. Poi allagarono tutta la zona che portava alla ferrovia Nieuwpoort a Diksmuide per creare un’ulteriore rallentamento ai Tedeschi. Tra il 25 e il 30 ottobre gli allagamenti diedero il tempo ai Francesi di inviare un buon numero di truppe di difesa in maniera tale da respingere l’attacco tedesco del giorno 31. I Tedeschi a questo punto si ritirarono al di là dell’Yser, anche in questo caso fu importante l’inizio dello scontro a Ypres.

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Truppe Sikh a Ypres

La Battaglia di Ypres (21 ottobre – 22 Novembre) iniziò con un attacco alleato con obiettivo Bruges guidato dal generale Haig. Questo scontro è da sempre considerato una vittoria degli Alleati, ma in realtà si trattò dell’ennesimo scontro finito in sostanziale parità con gli eserciti che si fronteggiarono per interminabili giorni senza mai giungere ad uno sfondamento decisivo. La situazione di stallo portò gli eserciti a trincerarsi e a rendere sempre più stabili le loro linee difensive. I Tedeschi si dimostrarono più abili dei Francesi nell’uso delle artiglierie e questa sarebbe stata una costante per quasi tutto il resto del conflitto. La fine della Battaglia di Ypres ha un’importanza storica fondamentale perché segna la fine della prima parte del conflitto (la guerra di movimento) per giungere alla seconda fase (la guerra di trincea). Parlando di numeri i Tedeschi lasciarono sul campo 20.000 morti, mentre gli Alleati nel loro complesso quasi 70.000!

Nel frattempo il 20 Ottobre 1914 il sommergibile tedesco U-17 affondò il piroscafo inglese Glitra, realizzando così il primo affondamento di un mercantile della guerra. Questo importante fatto marittimo avvenne davanti alle coste della Norvegia.

Il 29 Ottobre 1914 navi dell’Impero Ottomano insieme a navi tedesche bombardarono i porti russi sul Mar Nero, questo atto non venne preceduto da nessuna dichiarazione di guerra da parte del Sultano!

Il 31 Ottobre 1914 ha ufficialmente termine la Battaglia della Vistola dopo un mese di violenti combattimenti tra i Russi e gli Austro-tedeschi. La vittoria delle truppe dello Zar non cambiò molto l’assetto del fronte orientale dove i generali del Kaiser erano comunque decisi a conquistare Varsavia, ci sarebbero stati altri sanguinosi tentativi nei mesi successivi.

Storia: Ottobre 1914 – parte prima

E’ sempre straordinario pensare ala breve distanza temporale che ci separa da questi eventi, 105 anni non sono tanti se ci pensate. Terminato un sanguinosissimo mese di Settembre, la guerra rapida ideata dagli alti comandi tedeschi si stava trasformando in una lenta e progressiva guerra di trincea. In effetti, col senno di poi, è facile capirne le motivazioni. Pensiamo al livello tecnologico degli eserciti del 1914: chi poteva prevalere sugli altri in maniera netta in Europa? Nessuno. E questo perché a fronte di tecnologie paritarie lo erano anche le impostazioni tattiche degli eserciti. Cosa c’era di nuovo? Forse che l’attaccare la Francia passando dal Belgio fosse un qualcosa di innovativo? Assolutamente no dato che era già stato fatto durante le guerre successive alla Rivoluzione Francese e credo di non dover ricordare a nessuno che Waterloo si trova in Belgio. La verità è che la guerra del 1914 era un ibrido di guerra del ‘800 e di guerra moderna, era un qualcosa in via di sviluppo che si sarebbe determinato solo 25 anni dopo con la Seconda Guerra Mondiale. Normale quindi che Francesi, Inglesi, Russi, Tedeschi ed Austriaci si trovassero impantanati in una serie di scontri campali che non portavano quasi mai a dei risultati concreti. Ci si ammazzava per avanzare di qualche chilometro sul fronte occidentale, mentre su quello orientale si poteva avanzare molto di più, ma in lande prevalentemente desolate. Per le colonie il discorso era diverso, si trattava di una guerra per forza di cose più dinamica e non poteva che volgere a favore degli Inglesi, dato il loro netto dominio dei mari. In Africa ed in Asia l’esito della guerra era scontato e gli alti comandi lo sapevano in partenza… vincere in Europa, quello si che avrebbe cambiato per sempre lo scacchiere internazionale. Una partita difficile, la più difficile di tutte!

Ad inizio Ottobre però l’unico risultato che si stava ottenendo era quello di portare avanti la “corsa al mare” sul fronte occidentale. Tale corsa si sarebbe arrestata solo il 19 Ottobre 1914 davanti al canale della Manica. I Tedeschi erano sempre decisi a tentare di sfondare le linee nemiche per piombare su Parigi, mentre gli Alleati resistevano strenuamente per contrastarli. Ne fu un esempio la Battaglia di Arras scatenata dai Francesi tra il 1 e il 4 Ottobre nel tentativo di sfondare le linee tedesche nel settore di Douai. Risultato? Vittoria dei soldati del Kaiser, perdita della città di Lens e conseguente spostamento a nord delle ostilità. Se la terra delle Fiandre fosse proseguita ininterrottamente sino al Polo Nord gli eserciti si sarebbero spinti sin là? Forse.

Il 10 Ottobre Anversa cadde in mano tedesca dopo un lungo assedio, parte dei difensori riuscirono a ripiegare. Lo stesso giorno inizio una lunga (inconcludente) Battaglia a La Bassée nel nord della Francia, questa si sarebbe conclusa il 2 Novembre con una sostanziale stabilizzazione del fronte.

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Storia: Settembre 1914 – parte terza

Nel panorama della “corsa al mare”, della quale abbiamo già parlato in precedenza, si consumò tra il 25 ed il 29 Settembre 1914 la Battaglia di Albert che terminò con un nulla di fatto. Tutte le offensive di quei giorni sul fronte occidentale ebbero praticamente il medesimo risultato. L’unico evento di una certa nota in quei giorni fu l’inizio dell‘assedio di Anversa (28 Settembre 1914) da parte delle truppe tedesche. Anversa era una città di primaria importanza per il suo porto ed era difesa da una serie di fortificazioni imponenti, per questo motivo i Tedeschi avevano preferito accerchiarla e continuare l’avanzata verso ovest prima di attaccarla. L’assedio sarebbe durato un paio di settimane e avrebbe visto la vittoria degli assedianti, anche se pagata a caro prezzo, mentre una grossa parte dell’esercito belga riuscì a ritirarsi dalla città prima di cadere in una eventuale trappola.

Sull’altalenante fronte orientale cominciò la Battaglia della Vistola tra gli Austro-ungarici (ai quali poi si aggiunsero i Tedeschi) ed i Russi. Fu una lunga battaglia per il controllo della regione di Varsavia. A questa battaglia prese parte un uomo del quale parleremo molto presto: August von Mackensen. La battaglia non ebbe esito positivo per gli Imperi Centrali e fu solo la prima di una lunga serie di azioni volte alla conquista di Varsavia.

Nel frattempo qualcosa di estremamente importante accadeva a sud. Il 27 Settembre 1914 l’Impero Ottomano chiudeva l’accesso ai Dardanelli alle navi alleate. Sino a quel momento il Sultano non aveva preso parte attiva agli eventi bellici dei suoi alleati tedeschi, ma questa era una netta presa di posizione che non sarebbe di certo stata ignorata da Inglesi e Francesi, tanto più che era a netto svantaggio dei Russi.

In Africa continuava l’assalto alle colonie tedesche. Il 26 Settembre cominciò la Campagna dell’Africa Tedesca del Sud-Ovest (Namibia) da parte delle truppe del Sudafrica, originando una serie di scontri etnici che si sono protratti di fatto sino al 1990 quando finalmente il Sudafrica rinunciò al controllo ufficiale sull’ex colonia tedesca. Il 27 Settembre le truppe francesi completarono l’occupazione di tutta la fascia costiera del Camerun isolando così il resto della colonia.

Lemuria Dixit: Kaspar Hauser

Paul Verlaine ne scrisse un poema nel 1880, Jakob Wassermann ne scrisse un romanzo nel 1908. Martin Heidegger nel suo saggio sulla poesia e la lingua citò un ulteriore poema a riguardo scritto da Georg Trakl. Viene citato in decine di romanzi e scritti. Non centinaia… migliaia (compare in oltre 30.000 tra libri e articoli). Nel 1974 Werner Herzog vi fece addirittura un film (Jeder für sich und Gott gegen alle – Ognuno per se stesso e Dio contro tutti). Se ne sono occupati Antroposofi come Rudolf SteinerPeter Tradowsky. Di chi stiamo parlando? Di Kaspar Hauser ovviamente.

La vita di Kaspar Hauser è un autentico mistero. I dati certi che abbiamo su di lui partono dal 26 maggio 1828, giorno in cui il giovane appare nelle strade di Norimberga. Il misterioso fanciullo porta addosso due lettere. In una, indirizzata al capitano del 4° squadrone del 6 ° reggimento di cavalleria (von Wessenig), l’anonimo autore afferma di avere il ragazzo in custodia dal 7 ottobre 1812, di averlo istruito nella lettura, nella scrittura e nella religione cristiana, ma di non avergli permesso mai di “fare un solo passo fuori da casa mia”. La lettera affermava, inoltre, che il ragazzo voleva essere un cavaliere “come suo padre” e invitava il capitano von Wessenig  a prenderlo o impiccarlo. La seconda lettera era stata scritta dalla madre al suo precedente custode e dava alcune generalità del ragazzo: il suo nome era Kaspar, nato il 30 aprile 1812, il padre era un defunto cavaliere del 6° reggimento. [E qui già inizia il mistero! Le lettere erano scritte con la medesima calligrafia e pare che si trattasse della calligrafia del ragazzo medesimo… quindi lettere scritte da lui. Perchè? Sotto dettatura o inventate di sana pianta?]

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Kaspar Hauser

Un calzolaio, di nome Weickmann, porta il ragazzo a casa del capitano von Wessenig. Qui il giovane ripete solo le parole “voglio essere un cavaliere, come mio padre” e “cavallo!”. Alle ulteriori richieste di chiarimenti il giovane Kaspar risponde solo piangendo e ripetendo come un mantra “Non so”. A questo punto viene portato alla stazione di polizia, qui riesce a scrivere il suo nome, ma dimostra di possedere un vocabolario molto limitato e di saper leggere con qualche difficoltà. Visto che non riesce a fornire altre informazioni sulla sua vita viene arrestato per vagabondaggio. Passa così due mesi interi come prigioniero, venendo visita da diversi curiosi e rifiutando ogni cibo che non fosse pane ed acqua. Il sindaco di Norimberga, Binder, inizia ad interessarsi al ragazzo ed alla sua vita, riporta con attenzione i racconti della vita precedente che gli fa il ragazzo. Per tutto il tempo che riesce a ricordare, Kaspar dice di aver passato la vita in una cella buia di 2 metri di lunghezza, larga 1 metro ed alta 1 metro e mezzo… dormiva su un letto di paglia, giocava con due cavalli ed un cane intagliati in legno. Di aver mangiato solo pane e acqua, ma di non aver mai avuto un contatto di diretto con nessun essere umano. Il primo essere umano (dal volto mascherato) l’aveva incontrato poco prima del suo rilascio, costui gli aveva insegnato a scrivere il proprio nome, gli aveva insegnato a dire le parole poi ripetute davanti al capitano von Wessenig. Una volta imparato queste cose ed appurato che sapeva stare in piedi il ragazzo era stato lasciato a Norimberga. [Cosa porta a rinchiudere un bambino in questo modo e non fargli avere nessun contatto col mondo?]

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Norimberga

Ovviamente iniziano le indagini da parte delle autorità, il presidente della corte d’appello bavarese, il famoso Paul Johann Anselm Ritter von Feuerbach, vuole vederci chiaro. Kaspar viene adottato formalmente dalla città di Norimberga e viene affidato al filosofo e maestro di scuola Friedrich Daumer. Inizia una nuova vita per il giovane Kaspar, circondato dall’affetto e dalla premura di un’intera comunità umana. La sua storia inizia a raccogliere interesse anche all’estero. Tutti vogliono scoprire la vera identità del ragazzo… che pare proprio non essere figlio di nessun cavaliere deceduto del 6° reggimento. La felicità però non è destinata a durare. Il 17 ottobre 1829 Kaspar viene trovato in cantina con una ferita da taglio sulla fronte, il ragazzo racconta di essere stato aggredito da un uomo incappucciato, l’uomo gli avrebbe detto “Devi morire prima di lasciare la città di Norimberga” e dalla voce avrebbe riconosciuto proprio l’uomo che lo aveva condotto in città. L’episodio allarma le autorità, iniziano a circolare voci secondo le quali Kaspar sarebbe di discendenza principesca (forse imparentato coi principi di Baden, o magari della casa d’Ungheria o di quella d’Inghilterra). Il ragazzo passa quindi sotto le cure di una delle autorità municipali di Norimberga, Johann Biberbach. Al contempo il ragazzo inizia ad avere i primi detrattori che lo accusano di essere un impostore e di aver simulato perfino l’aggressione. Lo stesso maestro Daumer aveva notato che il ragazzo aveva una certa predisposizione a mentire e lo aveva più volte rimproverato. Il 3 aprile 1830 nella camera di Kaspar si sente un colpo di pistola. Il ragazzo vive ancora sotto scorta dopo l’aggressione subita l’anno precedente e quando gli uomini entrano nella stanza trovano il ragazzo riverso a terra con una ferita sul lato destro della testa. Pare che l’evento sia stato del tutto accidentale, ma tale da compromettere il rapporto del ragazzo con la famiglia Biberbach… rapporto già abbondantemente deteriorato nei mesi. Al centro dei rimproveri che il ragazzo continua a subire è la sua capacità di mentire fin troppo spesso. Viene trasferito nella casa del barone von Tucher, ma anche questi si lamenterà delle esorbitanti bugie dette dal ragazzo.

Alla fine del 1831 entra in scena un nuovo personaggio, l’eccentrico Lord Stanhope, nobiluomo britannico e Massone che riesce ad ottenere la custodia del ragazzo. Il nobile spende una fortuna per riuscire a scoprire le origini del ragazzo. Concentrandosi in prima battuta sull’Ungheria, dal momento che Kaspar pare ricordare diverse parole in lingua ungherese. Il ragazzo arriva ad affermare di essere figlio della contessa Maytheny. Ma tutte le indagini non approdano a nulla. Lo stesso Lord Stanhope inizia a dubitare della buona fede di Kaspar. Il ragazzo viene trasferito poi ad Ansbach nel dicembre 1831, presso la casa del maestro Johann Georg Meyer. Lord Stanhope continua a pagare le spese di soggiorno di Hauser, scrivendo però negli anni successivi di essere stato ingannato da Kaspar. [Secondo alcune voci pare che Lord Stanhope avesse diversi affari importanti proprio con la Casa di Baden, ma la storiografia ufficiale ha sempre difeso la figura del nobile britannico. Stimato dai Massoni, ma non dagli Antroposofi]

Kaspar non va per niente d’accordo col maestro Meyer, spera sempre che Lord Stanhope lo porti con se in Inghilterra, ma inizia a capire che si tratta di una vana speranza. Anche secondo Meyer il ragazzo è un astuto mentitore e questo non aiuta a migliorare la situazione. Il 9 dicembre 1833 avviene una furibonda lite tra Kaspar e Meyer… cinque giorni dopo, il 14 dicembre 1833 Kaspar rientra a casa con una profonda ferita alla parte sinistra del petto, dichiara di essere stato attirato nel giardino della corte di Ansbach da un estraneo che poi lo avrebbe pugnalato con la scusa di dargli una borsa. La polizia in effetti ritroverà nel parco una borsa viola con dentro un messaggio scritto a matita e con la tecnica della scrittura a specchio: “Hauser sarà in grado di dirvi esattamente come sono fatto e da dove vengo. Per risparmiare ad Hauser lo sforzo, voglio dirvi da solo da dove vengo _ _ Vengo dal _ _ il confine bavarese _ _ sul fiume _ _ vi dirò anche il mio nome: M. L. Ö. “

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Kaspar muore per la ferita il 17 dicembre 1833. Le incoerenze nel resoconto di Kaspar portarono la corte d’inchiesta di Ansbach a sospettare che si sia pugnalato da solo e si sia inventato la storia dell’aggressione. La nota nella borsetta trovata nel Giardino di Corte contiene un errore di ortografia e un errore grammaticale, entrambi tipici di Kaspar, il quale, sul letto di morte, continuava a borbottare incoerenze sulla “scrittura con la matita”. I dottori forensi concordano inoltre sul fatto che la ferita possa davvero essere autoinflitta. La corte sospetta che il ragazzo abbia compiuto quel gesto per attirare l’attenzione in particolare di Lord Stanhope. Kaspar Hauser viene sepolto nel cimitero cittadino di Ansbach e la lapide in latino della tomba recita: “Hic jacet Casparus Hauser, aenigma sui temporis. Ignota nativitas, occulta mors” (Qui riposa Kaspar Hauser, enigma del suo tempo. Ignota la [sua] origine, misteriosa la [sua] morte).

 

Ora da un lato il ragazzo veniva ritenuto un impostore, truffatore, mentitore seriale e quant’altro, mentre una parte sensibile del mondo culturale dell’epoca non la pensava allo stesso modo. Secondo molti Kaspar Hauser era il principe ereditario di Baden, nato il 29 settembre 1812 e che, secondo la storia conosciuta, era deceduto il 16 ottobre 1812. Si sosteneva che questo principe fosse stato scambiato con un bambino morente e che poi fosse ricomparso 16 anni dopo come Kaspar Hauser a Norimberga. In questo caso i suoi genitori sarebbero stati Carlo, Granduca di Baden e Stéphanie de Beauharnais, cugino per matrimonio e figlia adottiva di Napoleone. Dato che Charles non aveva una progenie maschile sopravvissuta, il suo successore era suo zio Louis, a cui in seguito successe il fratellastro Leopoldo. La madre di Leopoldo, la Contessa di Hochberg, era la presunta colpevole della prigionia del ragazzo. Evidentemente il suo movente sarebbe stato quello di assicurarsi la successione per i suoi figli. Ovviamente ancora oggi gli storici respingono questa versione dei fatti.

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Rudolf Steiner

Eppure in tutto questo ci sfugge ancora qualcosa. Come può una storia del genere, per quanto misteriosa, aver attratto una moltitudine di pensatori, storici, filosofi ed esoteristi? C’è un qualcosa nella vita di Kaspar Hauser che non è sfuggito a tutti… in lui, in Kaspar Hauser, appare qualcosa di incompiuto. Lui stesso è stato un essere umano non compiuto sotto molti aspetti. Ad infittire il mistero è stata anche l’ondata di cattiverie ufficiali riversate sulla sua memoria. Eppure il suo percorso, da molti visto come un’autentica Via Crucis, è stato letto come estremamente puro, retto e spirituale, come se il ragazzo incarnasse lo spirito di sacrificio del Cristianesimo medesimo. Rudolf Steiner ne parla in questi termini: “Dopo Cristiano Rosacroce, è Kaspar Hauser che ha sentito più fortemente le sofferenze del Cristo”. Quindi appare evidente che il ragazzo avesse una missione ben precisa da compiere sulla terra, una missione spirituale affrontata anche da altri prima di lui, ma che pare essere fallita per la strenua opposizione di avversari molto potenti.

La missione spirituale di Kaspar, già manifesta in grandi menti del periodo come Goethe e Schiller, riguarda la salvezza dello Zeitgeist, lo Spirito del Tempo. E’ lo Zeitgeist a determinare la direzione che prenderanno i vari Volksgeist, Spiriti del Popolo, di ogni singola nazione. Se qualcosa va storto e si arriva ad una decadenza dello Spirito del Tempo il suo influsso sarà devastante. Certo gli esseri umani conservano comunque il loro libero arbitrio, il quale li può far agire ed interagire all’interno dei tempi, ma sempre sotto l’influsso dello dello Zeitgeist. L’uomo deve quindi mantenere una parte attiva nel processo storico e non lasciarsi semplicemente trascinare dal “progresso”. Ora lo Zeitgeist influisce su cicli storici di circa 300 anni, anche facilmente riconoscibili nella storia umana… e nel momento in cui viveva Kaspar Hauser si stava consumando proprio un cambio di ciclo. Da un lato c’era un mondo autenticamente spirituale incarnato appunto dai grandi del tempo come Goethe, Schiller, Hölderlin ed Herder, dall’altra c’era un nuovo mondo fatto di oscurità e sotterfugi incarnato dalla decadenza e dalla corruzione dello spirito di alcuni gruppi di potere ed esoterici (come i Gesuiti ed i Massoni). La missione spirituale di Kaspar Hauser era quindi quella di impedire che il Zeitgeist decadesse sotto un influsso malsano e lontano dalla vera spiritualità. Come abbiamo letto Kaspar Hauser è morto da incompiuto, il suo sacrificio non ha portato la salvezza e lo Zeitgeist è decaduto trascinando con se i vari Volksgeist.

Siamo al 1833, nel giro di 150 anni si avranno 2 Guerre Mondiali, interi eccidi di popoli, le bombe atomiche, il mondo invaso da false credenze e da un’ateismo dilagante, la dicotomia capitalismo-comunismo, la Massoneria infiltrata a più livelli nella società umana e 180 anni dopo un Papa appartenente all’Ordine dei Gesuiti… non è quello che definiremmo un quadro incoraggiante. 

 

Storia: Settembre 1914 – parte seconda

Coma abbiamo già visto, sul fronte orientale,  la situazione per le forze degli Imperi Centrali era altalenante. Nella zona sud si fronteggiavano gli “eserciti di disperati” di Russia e Austria e al nord invece i Tedeschi continuavano a dimostrare tutta la loro forza e preparazione tattica. Tra il 7 e il 14 Settembre venne combattuta la Prima Battaglia dei Laghi Masuri che vide trionfare i Tedeschi sui Russi, fu una battaglia vecchio stile, vinta proprio da un tipo di formazione destinata pian piano a sparire nei decenni successivi: la cavalleria. A fronte di quasi 40.000 perdite tedesche se ne contarono oltre 125.000 tra le fila russe. Mentre le truppe del Kaiser trionfavano le truppe di Vienna continuavano la loro progressiva ritirata in Galizia, che sarebbe terminata il 24 Settembre nel momento in cui i Russi posero l’assedio alla fortezza di Przemyśl (sarebbe durato sino alla fine del Marzo 1915, con una “vittoria di Pirro” per i Russi).

Ad occidente la situazione invece iniziava a diventare problematica per la Germania. Il piano di invasione rapida della Francia stava fallendo e la rapida successione di battaglie di quel Settembre 1914 stava rendendo evidente a tutti che le vecchi battaglie campali non sarebbero state in grado di risolvere il conflitto. Cominciò una serie di manovre di accerchiamento da parte di tutti gli eserciti coinvolti che portò a quella che è passata alla storia come “corsa al mare”. Di fatto di manovra in manovra e di battaglia in battaglia si giunse a creare due linee parallele di trincee e fortificazioni che si estendevano dalla neutrale Svizzera sino al Mare del Nord (anche se in alcuni punti il fronte resterà discontinuo sino alla primavera del 1915). Fu così che dopo la Prima Battaglia della Marna si giunse alla Prima Battaglia dell’Aisne alla Battaglia di Flirey e al conseguente avvicinamento dei Tedeschi alla fortezza francese di Verdun. ma per quante battaglie venissero combattute e per quanti uomini morissero la situazione era quasi sempre di stallo; certo le truppe di Berlino erano riuscite a conquistare alcuni avamposti di una certa importanza, ma gli Anglo-francesi resistevano con coraggio e spirito di sacrificio. Il fallimento dell’offensiva lampo in Francia (piano Schlieffen) portò alla destituzione del generale tedesco Helmuth von Moltke in favore del generale Erich von Falkenhayn alla guida delle truppe del Kaiser.

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La “corsa al mare” del 1914

Il 17 Settembre la Germania perdeva completamente la sua colonia della Nuova Guinea Tedesca, conquistata dalle truppe australiane per conto dell’Impero Britannico.

Storia: Settembre 1914 – parte prima

Con la rovinosa ritirata verso Carpazi l’unica speranza su questo fronte era riposta al nord dalle truppe tedesche. La prima conseguenza della battaglia fu l’ingresso delle truppe russe a Leopoli il 3 Settembre. Nel fronte sud le cose non andavano meglio con le forze armate della Serbia che tenevano in scacco gli eserciti di Vienna anche nei territori della Bosnia; la situazione non era drammatica come in Galizia, ma occorreva dare al più presto un colpo mortale a Belgrado per poter agire tranquillamente contro i Russi.

La spinta tedesca verso la Marna portò gli eserciti dei contendenti a scontrarsi duramente tra il 5 e il 12 Settembre nella Prima Battaglia della Marna, combattuta a non molta distanza da Parigi. I Tedeschi speravano di infliggere un colpo mortale alle difese nemiche, ma invece si ritrovarono impantanati in quella che stava per trasformarsi in una tremenda guerra di posizione. Attacchi e contrattacchi, l’uso smodato dell’assalto frontale, l’impiego di oltre 6.000 cannoni e di 1.800.000 soldati (tra entrambe le parti chiaramente) la resero la più grande battaglia sino ad allora combattuta, mai si erano visti tanti uomini affrontarsi in uno scontro di pochi giorni. La vittoria tattica fu per gli Anglo-francesi, ma sul campo rimasero oltre 150.000 morti. Nel corso dei decenni gli storici sono riusciti ad analizzare a pieno le cause dell’insuccesso tedesco e molta della colpa è da attribuire alla confusione dell’alto comando del fronte occidentale e ad alcune inutili rivalità tra i generali del Kaiser.

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Prima Battaglia della Marna

Storia: Agosto 1914 – parte terza

Il 24 Agosto il successo tedesco sul fronte occidentale era chiaro a tutti e cominciava la“grande ritirata” delle truppe anglo-francesi dai territori del Belgio e della Francia settentrionale. Questo progressivo arretramento del fronte portò i combattimenti sino alla Marna a pochi chilometri da Parigi. Nell’insieme la manovra tedesca stava causando grosse perdite agli avversari sia in termini di uomini che di materiale bellico. Il primo risultato di questa situazione fu che le truppe del Kaiser posero l’assedio alla fortezza francese di Maubeuge, questa piazzaforte cadde il 7 Settembre consegnando ai Tedeschi 40.000 prigionieri e oltre 350 pezzi di artiglieria. Maubeuge rimarrà in mano tedesca sino al 9 Novembre 1918!

Il 25 Agosto si muoveva di nuovo il Giappone che dichiarava guerra anche all’Austria-ungheria e due giorni dopo poneva il blocco al porto cinese di Tsingtao, da tempo colonia tedesca. Sempre lo stesso giorno truppe britanniche invasero il Camerun tedesco passando dalla Nigeria. Come già accennato in precedenza nei territori coloniali la Germania non fu mai in grado di opporre una resistenza continuativa contro gli attacchi dei suoi avversari. Sempre in tema di colonie africane il 26 Agosto cadde definitivamente la colonia del Togoland dopo venti giorni di combattimenti.

Il 26 Agosto fu una delle giornate più “piene” di quel primo mese di furiosi combattimenti, infatti vennero combattute ben tre battaglie importanti e vittoriose per gli Imperi Centrali. Nel complesso della “grande ritirata” venne combattuta la Battaglia di Le Cateau dove gli Inglesi soffrirono pesanti perdite dovendo ritirarsi ulteriormente, ma nonostante questo inflissero gravi danni alle truppe tedesche grazie alluso dei cannoni campali a fuoco rapido che sparavano shrapnel! Sul fronte orientale gli Austriaci sconfissero i Russi nella Battaglia di Komarów (26 Agosto – 2 Settembre) in Galizia, mentre i Tedeschi li battevano nella Battaglia di Tannenberg (26 Agosto – 1 Settembre). Tutte le debolezze dell’esercito dello Zar furono evidenziate in quelle drammatiche giornate dove si persero 70.ooo mila uomini tra morti e feriti e dove ci furono più di 100.000 prigionieri. I piani del comando congiunto degli Imperi Centrali puntava a costringere i Russi alla ritirata per poter poi marciare rapidamente verso Varsavia.

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Prigionieri Russi a Tannenberg

Il 28 Agosto ci fu anche un primo significativo scontro navale tra le forze britanniche e quelle tedesche. La superiorità marittima di Londra fu un punto focale durante tutta la guerra e che portò la Germania a sviluppare mezzi diversi per la guerra navale, fu enorme lo sviluppo dei sommergibili. La Battaglia di Helgoland, una baia al largo dello Schleswig-Holstein segno le prime perdite per la Kaiserliche Marine: ben 3 incrociatori leggeri affondati insieme a 2 torpediniere, mentre gli Inglesi non subirono affondamenti e solo 3 navi messe fuori uso! Senza la supremazia navale la Germania sarebbe rimasta chiusa in un sostanziale embargo economico senza la possibilità di collegarsi con continuità con le proprie colonie.

Il 30 Agosto 1914 per la prima volta un aereo tedesco bombardò Parigi: era un ulteriore segnale di un latente cambiamento nell’arte della guerra dovuto al progresso tecnologico di quegli anni; certo le incursioni aeree su zone civili nella Grande Guerra non ebbero lo stesso peso tremendo del 1939-45. Nel frattempo sul fronte occidentale i tedeschi ottenevano un’altra importante vittoria a San Quintino costringendo i Francesi e gli Inglesi a continuare la ritirata verso l’entroterra, sempre più spinti verso la Marna e verso Parigi. Nelle colonie le notizie per Berlino non erano altrettanto buone dal momento che i Neozelandesi (sotto il controllo britannico) avevano invaso le colonie del Kaiser in Samoa.

Sul fronte orientale l’impreparazione bellica austriaca portò alla sconfitta nella Battaglia di Gnila Lipa il 30 Agosto e alla rovinosa ritirata verso i Carpazi durante la quale l’armata di Vienna rischiò addirittura di essere annientata.

Storia: Agosto 1914 – parte seconda

L’infuriare delle prime battaglie teneva col fiato sospeso le popolazioni del Vecchio Continente, a completare il quadro dell’intreccio bellico il giorno 11 Agosto la Francia dichiarò guerra all’Austria-Ungheria e il giorno seguente la Gran Bretagna faceva la stessa cosa.

L’unico fronte realmente attivo in questi primi giorni d’Agosto era quello occidentale dove Francesi e Tedeschi si affrontavano nelle battaglie che sarebbero passate alla storia col nome di Battaglia delle frontiere e di cui abbiamo già visto un primo episodio rilevante riguardante la regione dell’Alsazia. Ebbene, il 14 Agosto 1914 le truppe francesi cominciarono ad invadere la Lorena, altra regione di lunga contesa con gli odiati vicini. Iniziava così una lunga e sanguinosa battaglia che si sarebbe conclusa solo il 25 Agosto con la vittoria tedesca. Sin da subito i Francesi dimostrarono tutti i loro limiti tattici e la loro invasione divenne immediatamente un grave insuccesso. Già nei primi giorni di battaglia i soldati di Parigi furono costretti a ripiegare su Nancy. A fronteggiare le truppe francesi furono schierati gli ottimi reparti bavaresi.

Il grande errore dei generali francesi era quello di usare tattiche ormai superate fatte di attacchi frontali di fanteria, che però dovevano scontrarsi contro le più moderne artiglierie e il grande uso di mitragliatrici… il risultato fu un massacro immane di soldati. Molti reparti si sfaldarono completamente in seguito alla controffensiva tedesca del 20 Agosto e questo portò la stampa a scagliarsi con veemenza contro il comportamento dei soldati (non sarebbe stata l’ultima volta durante il corso della guerra… forse avrebbero dovuto spedire gli scribacchini in prima linea). Un dato rilevante: in questa battaglia i Tedeschi persero 66.500 uomini, mentre le perdite dei Francesi sono rimaste sconosciute, ma di certo altissime.

Sino al 15 Agosto 1914 la guerra si era sviluppata principalmente sul fronte occidentale con le battaglie tra Tedeschi, Francesi e Belgi. Il 16 Agosto, mentre cadeva la determinante fortezza belga di Liegi, gli Austriaci assaltarono la Serbia restando però sconfitti nella tre giorni di Battaglia del Cer dimostrando tutti i limiti dell’esercito di Vienna.

Il giorno 17 Agosto iniziavano le ostilità anche sul fronte orientale con l’invasione russa della Prussia Orientale. I soldati dello Zar vennero sconfitti nella Battaglia di Stallupönen, ma continuarono ad avanzare in territorio tedesco e pochi giorni dopo sconfissero i Tedeschi nella Battaglia di Gumbinnen. Come vedremo più avanti questa campagna si concluderà il mese successivo con la sconfitta dei Russi. Mentre i cannoni tuonavano in Prussia il 23 Agosto iniziarono le operazioni militari in Galizia tra gli Austriaci e i Russi con la prima vittoria di Vienna nella Battaglia di Kraśnik.

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Il Fronte Orientale nel 1914

Come ho accennato prima il 16 Agosto cadde la piazzaforte di Liegi. Il Belgio a questo punto aveva i giorni contati e per questo motivo sia i Francesi che gli Inglesi decisero di intervenire direttamente nel piccolo paese. I Francesi erano già in difficoltà dopo le due fallimentari battaglie in Alsazia e Lorena e tra il 21 e il 23 Agosto persero due importanti Battaglie a Charleroi e nelle Ardenne. Tutto questo mentre gli Inglesi affrontavano per la prima volta i Tedeschi nella Battaglia di Mons mettendo in seria difficoltà i soldati del Kaiser. In questa occasione si verificò per la prima volta una situazione imbarazzante che sarebbe stata un pò la costante della guerra: le truppe britanniche erano meglio organizzate e meglio comandate di quelle francesi e spesso e volentieri questa disparità portò ad uno sfasamento del fronte, in questo caso specifico gli Inglesi si comportarono egregiamente a Mons, ma furono costretti a ritirarsi per non disassare la linea con i Francesi che invece stavano perdendo a Charleroi. Questa situazione avrebbe causato non pochi guai e dissensi sul fronte occidentale. Avremo modo di parlare meglio nei prossimi giorni di questa ritirata passata alla storia come la“grande ritirata”.

Nel frattempo il 22 Agosto l’Austria-Ungheria aveva dichiarato guerra al Belgio e il 23 Agosto il Giappone dichiarava guerra alla Germania, nella speranza di acquistare influenza e colonie nel Pacifico.