Sturm und Drang: Teoria notturna della rivoluzioni

<< Per abbattere il Terrore dobbiamo usare il Terrore stesso!>>

Guardo il mio interlocutore con aria stupita… ah, quindi ora ci occupiamo di storia anche mentre si dorme, interessante prospettiva. Terrore? Mi guardo intorno e non mi sembre per niente di trovarmi nella Parigi del 1793-94, l’aria che si respira è decisamente più moderna. Arredo moderno, oggetti moderni, vestiti moderni… decisamente non mi trovo nella rivoluzione francese. Bene! Almeno non rischio la ghigliottina, dato che le mie simpatie per i Giacobini tendono incredibilmente allo zero assoluto. Ad ogni modo vedo il mio interlocutore che aspetta un mio cenno per proseguire nella sua infuocata proposta.

<< Prego, continuate pure ad esporre! >>

<< Cos’è mi dai del voi adesso? Non abbiamo tempo per giochi sofisticati. Il tempo è giunto il Comitato di salute pubblica sa che tramiamo alle sue spalle e si prepara a farci arrestare. Dobbiamo agire in fretta. O per noi sarà la fine. La ghigliottina. >>

Come non detto, la ghigliottina c’è lo stesso. E’ evidente che mi ritrovo in una sorta di rivoluzione francese in chiave moderna, temo che sarà un’impresa uscirne vivi. Continuo ad annuire e l’interlocutore mi spiega tutto un ingegnoso piano grazie al quale noi militari (solo ora mi accorgo delle nostre divise da soldati) riusciremo ad attuare un pregevole colpo di stato ai danni dei tiranni che ci governano, dopo di che li processeremo tutti e li decapiteremo tutti. Lodevole intento. Sono mio malgrado protagonista di una rivoluzione nella rivoluzione. Sono bene che le rivoluzioni servono solo a sostituire un gruppo di potere ad un altro, la popolazione al fine ne guadagna alcuni benefici, ma sono quasi sempre velleitari… delle pie illusioni mascherate da grandi conquiste. Ne vorrei sapere qualcosa di più sul Terrore che dobbiamo sconfiggere, ma non penso ci sia il tempo per farlo. Dobbiamo agire.

Insieme al mio sconosciuto interlocutore mi reco in uno splendido castello in riva ad un lago dall’aspetto vagamente lugubre, lì troviamo truppe armate di tutto punto pronte a mettersi in marcia. Altro discorso concitato per caricare gli animi. Poi si parte. In treno. Ma dico io… potremo mai agire di sorpresa se spostiamo un esercito su un treno passeggeri? Chi l’ha studiato il piano d’azione? Il cittadino Topolino? Va beh…

Passano le ore e questo viaggio sembra sempre più assurdo, ad ogni fermata si aggiungono personaggi improbabili. Prima salgono un gruppo di studentesse della Repubblica Ceca che si mettono a parlare della puzza dei piedi dei nostri soldati. Signore per favore, siamo un’armata rivoluzionaria… un minimo di rispetto. Poi è la volta di una coppia russa che viaggia con un quantità assurda di bottiglie di vodka. E bevono. E bevono. E bevono. E questo viaggio non sembra finire mai. E poi il turno di un gruppo di ragazzini in vacanza e tra loro riconosco i volti da giovani di molti miei amici ed infine scorgo persino me stesso ragazzino. Sono (siamo) in vacanza. Vanno a divertirsi in qualche capitale straniera, controllano gli zaini, i biglietti di viaggio e le buone vecchie lire che si sono portati dietro. Banconote da 100.000 lire, deve proprio essere un sogno. Arriviamo alla capitale. Effetto sorpresa zero. Ma chi l’ha ideata questa rivoluzione scema? E poi per quale motivo? Ormai non c’è più tempo per le domande.

<< Decapitiamo i decapitatori! >>

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Decapitazione di Danton – 5 Aprile 1794

Non fa una piega. Marciamo in strade deserte in un città che mi ricorda un posto già visto, ma che non riesco a definire in pieno. Man mano che avanziamo mi sembra che le nostre fila vadano aumentando, da dove arriva questa gente in più? Certo non dalle strade deserte… faccio fatica a capire. Arriviamo infine in una piazza dove spicca un’enorme, gigantesca, ghigliottina. La circondiamo e ci fermiamo. E ora?

<< Abbiamo vinto! >> dice il mio intelocutore.

<< Come abbiamo vinto? >>

<< Si, il nemico è sconfitto. Il Terrore rovesciato ed i potenti decapitati! >>

<< Ma dove? E quando? >>

<< Sei strano oggi… >>

Sarà, ma io in questa rivoluzione non c’ho capito proprio nulla, come poi è normale che sia durante le grandi rivoluzioni. Succede un gran casino, si infervorano gli animi, ma poi alla prova dei fatti sono in pochi ad aver compreso a pieno la portata degli eventi. E’ normale per i contemporanei, solo la storia potrà dire infine che tipo di rivoluzione sia stata. Una rivoluzione di inizio estate a quanto pare…

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Danton (1983, Andrzej Wajda) interpretato da Gérard Depardieu
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Film: Indocina (1992, Régis Wargnier)

Nella storia del colonialismo europeo si può osservare uno strano fenomeno, ogni paese colonizzatore ha mantenuto nel suo immaginario collettivo un legame “sentimentale” con almeno una delle sue ex colonie, non riuscendo quasi a superare l’ idea che le due entità statali ormai siano separate e che i loro destini siano indipendenti gli uni dagli altri. Resta una forte traccia quasi romantica che a livello culturale trova sfogo spesso e volentieri nella produzione di film storici in costume, ma anche di film ambientati ai giorni nostri. Prendendo per esempio l’ Inghilterra risulta evidente ancora oggi il forte legame passionale con l’ India… se pensiamo all’Italia come non pensare subito all’Eritrea, oppure all’Angola per il Portogallo, sino ad arrivare alla Francia e alle sue tormentate storie con l’ Algeria e l’ Indocina francese (oggi Laos, Vietnam e Cambogia).

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Catherine Deneuve e Linh Đan Phạm, le due protagoniste femminili

Indocina, film ovviamente francese, si svolge appunto nell’omonima colonia tra gli anni ’20 e gli anni ’50, ripercorrendo così gli ultimi anni di dominio coloniale prima della divisione della nascita dei due Vietnam. In realtà il contesto storico fa da sfondo a due storie d’amore molto diverse tra loro, accomunate da una disperazione di fondo e dall’impossibilità di giungere ad una conclusione felice… un pò come la storia d’amore tra la Francia e l’ Indocina.

Due cose colpiscono del film. La prima è l’ impatto visivo dell’Indocina che appare sempre come un mondo incantato, con paesaggi di una bellezza commovente. La seconda è l’immagine impotente e sempre in balia della corrente che si respira intorno alla Francia ed ai suoi coloni… quasi che fosse l’Indocina ad aver colonizzato e dominato la Francia e non viceversa.

Assolutamente da vedere.

Vincent Perez Indocina
INDOCHINE, Vincent Perez, 1992. ©Sony Pictures Classics

“Forse la giovinezza non è altro che credere che il mondo sia fatto di cose inseparabili: gli uomini e le donne, le montagne e le pianure, gli esseri umani e gli dèi, l’Indocina e la Francia.” 

Storia: Napoleone II

Quando si parla della storia di Francia successiva alla Rivoluzione Francese si sente parlare del famosissimo Napoleone e qualche decennio dopo di Napoleone III (di cui il primo era lo zio), ma raramente si sente parlare di Napoleone II. In effetti la brevità del suo regno (meno di un mese) e la brevità della sua vita (21 anni) non ci hanno lasciato moltissime notizie.

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Napoleone II

Napoleone II secondo nasce da Napoleone e dalla sua seconda moglie, Maria Luisa d’Asburgo-Lorena. Nasce come erede imperiale nel 1811, nella piena espansione dell’impero del padre sul suolo d’Europa. La Francia ha molti nemici e ben presto Napoleone decide di lanciarsi in una folle spedizione contro uno dei suoi principali avversari: lo Zar di Russia. La spedizione del 1812 si rivelerà un vero e proprio disastro e Napoleone sarà costretto a ripiegare in patria perdendo la maggior parte dei suoi uomini.  Seguiranno anni disastrosi. Battaglie perse, l’esilio all’Elba, il ritorno in Francia, i 100 giorni e la battaglia di Waterloo. Napoleone sarà costretto all’esilio a Sant’Elena e abdicando passerà la corona imperiale al figlio di appena tre anni nella speranza che il parlamento nomini un reggente.

E’ il 22 giugno 1815 e il piccolo Napoleone II è imperatore dei Francesi. Il 7 luglio 1815 perderà il titolo.

La sua vita proseguirà in Austria, alla corte del nonno Francesco I, gli verranno assegnate delle terre in Boemia e ne ricaverà una discreta rendita, verrà poi nominato duca di Reichstadt con rendita ancora più alta. La libertà di movimento del giovane era però limitata all’impero asburgico: non poteva andare né in Italia né in Francia, paesi dove potenzialmente potevano esserci sostenitori di una sua candidatura all’alto scranno di Francia.

Il giovane Napoleone II condusse una vita tranquilla, ma morì a soli 21 anni di tisi. Si è vociferato molto di una sua possibile paternità nei confronti del futuro imperatore Francesco Giuseppe a causa di una effettiva somiglianza sia fisica che caratteriale, ma difficilmente si potrebbe dimostrare se non con test del DNA… nel caso sarebbe una bella beffa per la casata Asburgo. Alla morte venne seppellito a Vienna nella cripta imperiale, ma nel 1940 venne traslato per ordine di Hitler e fatto deporre accanto alla tomba del padre agli Invalides di Parigi. Era il 15 dicembre 1940, esattamente un secolo prima il corpo di Napoleone era stato portato in quel luogo dall’isola di Sant’Elena.

Tu lo dici #3

L’idea più stravagante che possa nascere nella testa di un uomo politico è quella di credere che sia sufficiente per un popolo entrare a mano armata nel territorio di un popolo straniero per fargli adottare le sue leggi e la sua costituzione. Nessuno ama i missionari armati; il primo consiglio che danno la natura e la prudenza è quello di respingerli come nemici.

(Robespierre M.)

Storia: genocidio armeno

Chahnourh Varinag Aznavourian (1924 – 2018)

A pochi giorni dal decesso di Charles Aznavour (al secolo Chahnourh Varinag Aznavourian), figlio dell’Armenia in terra di Francia, ripercorriamo la triste pagina di storia che portò la sua famiglia ad abbandonare la propria terra.

L’Impero Ottomano di fine ‘800 era un gigante sempre più indebolito dalle divisioni interne e minato da vicini sempre più forti ed interessati ai suoi territori. Se fino al secolo precedente era il sultano a minacciare l’impero di Vienna e a controllare gli interi Balcani ora si facevano avanti nuove potenze, come la Russia, disposte a sostenere delle lunghe guerre pur di strappare le regioni migliori. Vastità di territori significava vastità di popolazioni, di lingue e di religioni. Alcuni stavano sotto la spada ottomana in maniera pacifica e rassegnata, altri invece sognavano l’indipendenza e si muovevano di nascosto in questo senso. All’inizio del ‘900 presero il potere i “Giovani Turchi”, un movimento politico fondato a Salonicco il secolo precedente con l’intento di modernizzare l’Impero Ottomano al fine di preservarlo; il loro stile di governo si rivelò subito autoritario ed accentratore, tanto da aumentare i dissensi all’interno delle popolazioni soggiogate dai Turchi.

Territorio dell’antica Armenia

Tra questi popoli c’era quello Armeno. Gli Armeni occupavano un vasto territorio diviso tra più nazioni (esattamente come oggi), ma a quel tempo i due principali attori sulla terra armena erano i Turchi ed i Russi. I Giovani Turchi temevano che gli Armeni potessero allearsi coi Russi al fine di ottenere l’indipendenza e danneggiare così gli interessi ottomani nell’area del Caucaso. Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale accentuò i dubbi del governo e ben presto ci si rese conto che a fronte di alcuni battaglioni ottomani composti da fedelissimi armeni c’erano altri battaglioni armeni nell’esercito russo che avanzava da est. La situazione precipitò nell’Aprile del 1915 quando le autorità ottomane iniziarono ad arrestare gli intellettuali armeni a Costantinopoli. Nelle settimane successive tocco alla normale popolazione. Vennero organizzate marce della morte verso l’entroterra dell’Anatolia, con la supervisione degli addetti militari tedeschi (alleati dei Turchi ancora oggi) e con l’aiuto sin troppo zelante delle truppe curde. In pochi mesi vennero uccisi circa 1.300.000 armeni (ma la cifra potrebbe essere più alta).

Ad oggi i paesi che riconoscono ufficialmente il genocidio armeno sono una ventina, tra i quali ovviamente mancano i grandi potentati di Turchia, Stati Uniti, Cina, Gran Bretagna, Israele e Germania.

Mentre dall’altro lato troviamo tra i venti Italia, Francia, Grecia, Argentina ed ovviamente Armenia.