Volksgeist: 7 Ottobre 1959

La faccia nascosta della luna viene fotografata per la prima volta ad opera della sonda sovietica Luna-3.

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Deep Space 19: Kepler 1625 b I

Come abbiamo già sottolineato in precedenza una delle tappe fondamentali della colonizzazione dello spazio passerà attraverso l’individuazione di oggetti celesti idonei ad ospitare delle stazioni spaziali. In realtà questo è il fondamento di qualsiasi esplorazione, così come facevano gli Europei quando creavano i primi insediamenti sulle coste dell’Africa o nel Mar dei Carabi.

E’ il caso delle esolune, ossia satelliti naturali che orbitano attorno ai pianeti di sistemi diversi da quello solare. Il termine esoluna è in realtà un neologismo e deriva dall’Inglese “exomoon”. La loro rilevazione è molto difficile in quanto si tratta di oggetti molto piccoli rispetto al pianeta di riferimento e le enormi distanze non aiutano tale rilevazione. La loro esistenza è più che ipotetica… nel senso che il ragionamento di base parte da una semplice domanda: se nel nostro sistema esistono i satelliti intorno ai pianeti perché questo non dovrebbe accadere anche negli altri sistemi?

Diciamo ad onor del vero che ad oggi nessuna esoluna è stata confermata come tale, ma abbiamo almeno una candidata plausibile. A circa 8.000 anni luce dal nostro sistema solare, nella costellazione del Cigno, c’è una stella simile al sole chiamata Kepler-1625, nel 2016 è stato scoperto un pianeta gigante gassoso (10 volte più massiccio di Giove) battezzato Kepler-1625 b. Due anni fa (Luglio 2017) è stato rilevato un oggetto, della dimensione di Nettuno, orbitante intorno a tale pianeta a sua volta battezzato Kepler-1625 b I.

In futuro, con tecniche sempre più avanzate di osservazione, potremo avere maggiori conferme in merito. Non ci resta che attendere….

Deep Space 19: Le Morte d’Opportunity

Il 25 Gennaio 2004 il piccolo rover Opportunity toccava il suolo di Marte, ma il suo viaggio era iniziato col lancio dalla terra il 7 Luglio 2003. Il suo compito era quello di svolgere analisi chimiche sul pianeta, in particolare del suolo e dei minerali ivi presenti. Opportunity oltre a questo compito, svolto diligentemente, ci ha inviato negli anni tante immagini di quel pianeta che tutte le agenzie spaziali guardano per una colonizzazione futura. Ha inoltre permesso di confermare, tramite le sue analisi, la presenza di acqua su Marte. In tanti anni Opportunity ha resistito alle condizioni, spesso proibitive, di Marte. Ha superato tempeste di polvere di proporzione biblica, superando anche il record di longevità delle missioni sul pianeta rosso (il 19 Maggio 2010).

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Purtroppo però il nostro eroe non ha più dato segnali di vita verso la terra a partire dal 10 Giugno 2018. Da allora la NASA ha provato a contattarlo circa 840 volte, ma senza esito positivo… a questo punto la missione è stata dichiarata conclusa il 13 Febbraio 2019. Il bravo Opportunity ha svolto il suo compito per ben 14 anni, collezionando più successi che sconfitte. Resterà su Marte per sempre, fino a quando magari degli astronauti lo ritroveranno durante l’esplorazione umana di Marte. Quando?

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La terra vista da Marte…