Deep Space 19: Plutone, cuore di ghiaccio

“Sono piccolo e nero e mi chiamo Calimero!” Così potrebbe tranquillamente esclamare il pianeta Plutone, un tempo ultimo pianeta del Sistema Solare, oggi declassato a pianeta nano e, con la scoperta di Eris, Makemake e Haumea, quartultimo del nostro sistema planetario. Questo non sminuisce l’interesse che gli studiosi hanno nei confronti di Plutone, anzi.

Sono passati 5 anni (era il 14 luglio 2015) quando la sonda New Horizons (lanciata dalla Nasa nel 2005) sorvolava per la prima volta questo piccolo pianeta, inviandoci immagini uniche e dati importantissimi. Gli scienziati, dopo attente analisi, hanno ipotizzano che esista un vasto oceano liquido sotto la superficie del pianeta, questo oceano contribuisce a rendere il pianeta molto attivo dal punto di vista tettonico e vulcanico. In questo caso non parliamo di emissioni di lava come quella che siamo abituati a vedere sulla terra bensì di criolava (materiale ghiacciato). Ma non solo… è stato scoperto un bacino ghiacciato sulla superficie. Plutone avrebbe dunque un cuore ghiacciato in grado di regolarne il clima e l’atmosfera.

La superficie del pianeta è disseminata di formazioni collinari e dune formate da metano ghiacciato. Al contrario di tanti altri pianeti presenta pochi segni di impatto con altri corpi celesti, vi sono dunque pochissimi crateri. Questo vale sia per il pianeta che per il suo satellite, Caronte. Questo significa che la porzione di spazio in cui orbita Plutone deve essere molto tranquilla.

E New Horizons che fine ha fatto? Dopo aver oltrepassato 486958 Arrokoth, un asteroide binario della fascia di Kuiper conosciuto come Ultima Thule, ha proseguito il suo viaggio verso l’infinito. La Nasa ipotizza la fine della sua missione per il 2026, se così non dovesse essere è previsto che la sonda nel 2038 raggiunga una distanza di 100 UA dal Sole!!!

Forse vi siete persi… nello spazio

A due anni dall’apertura del blog vi riproponiamo alcuni articoli sullo spazio…

1) 26 Settembre 2018: Titano, tra laghi e deserti

2) 21 Febbraio 2019: Le Morte d’Opportunity

3) 12 Luglio 2019: Kepler 1625 b I

4) 21 Novembre 2019: Titano chiama terra

5) 26 Gennaio 2020: Vyommitra e il futuro degli automi

BUONA RILETTURA

Deep Space 19: c’è vita nella nostra galassia?

Una domanda che da sempre viaggia a braccetto con l’esplorazione spaziale è: siamo soli nell’universo? 

Considerata la grandezza dell’universo tutto è difficile che la razza umana sia l’unica forma di vita senziente rintracciabile, ma le distanze tra i pianeti, tra i sistemi solari e tra le galassie sono tali da non permetterci, ad oggi, di dare una risposta certa a questa domanda. Difficilmente siamo soli, ma ancor più difficilmente potremo entrare in comunicazione con altri. Stimolante e triste al contempo. Ma forse anche rassicurante… gli esseri umani non sono di certo pacifici e potrebbero sempre incontrare qualcuno meno pacifico di loro.

La comunità scientifica si interroga e negli anni ha provato ad elaborare modelli di calcolo più o meno complessi per determinare matematicamente quello che non può essere riscontrato fisicamente. Un esempio fulgido ne è l’equazione di Drake, formulata nel 1961 dall’astronomo e astrofisico statunitense Frank Drake, ed è usata nei campi dell’esobiologia e della ricerca di forme di vita intelligente extraterrestri (Search for Extra-Terrestrial Intelligence, SETI). La formula è questa:

N = R* x Fp x Ne x Fl x Fi x Fc x L

dove N è il numero di civiltà extraterrestri presenti oggi nella nostra Galassia con le quali si può pensare di stabilire una comunicazione derivante da:

R*   è il tasso medio annuo con cui si formano nuove stelle nella Via Lattea;
Fp    è la frazione di stelle che possiedono pianeti;
Ne   è il numero medio di pianeti per sistema planetario in condizione di ospitare forme di vita;
Fl    è la frazione dei pianeti ne su cui si è effettivamente sviluppata la vita;
Fi    è la frazione dei pianeti fl su cui si sono evoluti esseri intelligenti;
Fc    è la frazione di civiltà extraterrestri in grado di comunicare;
L    è la stima della durata di queste civiltà evolute.

Secondo i valori considerati da Drake il risultato era N = 10, mentre secondo calcoli elaborati in anni più recenti si è giunti ad indicare N = 23,1. Si parla sempre e solo della nostra Galassia (la Via Lattea) ovviamente.

Anche di recente sono state proposte formule e ricerche alternative a questa, come quella dell’università di Nottingham volta a ipotizzare il numero delle Communicating Extra-Terrestrial Intelligent civilisations (CETI): le civiltà in grado di comunicare con le altre mediante le onde radio. La teoria si basa sull’assunto che siano necessari cinque miliardi di anni perché la vita intelligente si formi su di un pianeta e che dopo detto lasso di tempo una ipotetica civiltà esistente sia in grado di comunicare come lo facciamo noi. Ed è questo un pò il limite di questa teoria: il pensare che su altri pianeti le cose si siano evolute sulla falsa riga della terra, un modello geocentrico quindi. Secondo i calcoli dell’università di Nottingham ci sarebbero 36 CETI… quindi ben 13 in più rispetto alle SETI.

I ricercatori hanno puntualizzato che  la civiltà aliena più vicina a noi si troverebbe a non meno di 17.000 anni luce… quindi ogni comunicazione radio con essa sarebbe impossibile. Parlando di distanze vale la pena ricordare che la terra dista dal sole 8,3 minuti luce e che per uscire dal nostro sistema solare si debbano percorrere almeno 1 anno luce!!!

Per il momento quindi scordiamoci qualsiasi incontro ravvicinato di qualsiasi tipo…

Deep Space 19: SpaceX ed il futuro prossimo

Dopo una lunga attesa il programma spaziale degli Stati Uniti ha fatto un nuovo, importante, passo in avanti. Di cosa stiamo parlando? Di quanto avvenuto il 30 Maggio 2020 a Cape Canaveral… ossia il lancio da parte di un’azienda privata SpaceX, per conto della NASA, di una navicella spaziale con due astronauti al’interno: Douglas Hurley e Robert Behnken. Un evento dal duplice primato: è la prima volta che un’azienda privata manda uomini in orbita ed era dal 2011 che non partivano missioni direttamente dal suolo degli Stati Uniti. Infatti dal 2011 ad oggi la NASA si era sempre affidata alla navette russe Sojuz per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale ISS.

Stazione Spaziale Internazionale

 L’azienda privata SpaceX, fondata per mano dell’imprenditore sudafricano Elon Musk (co-fondatore di PayPal ed OpenAI… nonché CEO di Tesla Inc.), ha come obiettivo primario quello di permettere all’uomo di spostarsi nello spazio riducendo sensibilmente i costi dei lanci. Come? Semplicemente creando vettori riutilizzabili, in grado quindi di tornare sulla terra integri e di poter essere rilanciati in voli successivi. Al momento non disponiamo ancora di una tecnologia di questo tipo, ma gli sforzi dell’azienda puntano tutti in questa direzione. Un lavoro tutto in salita…

L’azienda lavora a braccetto con la NASA per sviluppare tecnologie in grado di portare stabilmente l’uomo sulla Luna e successivamente su Marte. In quest’ottica gli Stati Uniti cercano di riprendersi un primato importante che negli ultimi anni è passato in mano all’agenzia russa congiuntamente a quella europea… senza dimenticare la presenza ingombrante ed incombente del dragone cinese.

Deep Space 19: Vyommitra e il futuro degli automi

Il futuro è nello spazio, sia per quello che riguarda le risorse e l’economia che per quello che riguarda lo sviluppo tecnologico. L’uomo guarda la cielo con ammirazione e speranza ed è pronto a solcare l’infinito per carpirne i segreti. Ma ci vorrà pazienza per un compito così “modesto”. Cominciamo dalle cose semplici, dal conoscere lo spazio più prossimo al nostro pianeta, cercando di capire il funzionamento di ogni singolo pianeta. Scopriremo, studieremo e poi, infine, colonizzeremo. E per questa ultima fase ci faremo aiutare anche dall’ingegneria robotica. Non solo mezzi, rover, sonde e navi… no! Ci serviranno anche gli automi. Simili a noi ed in grado di sostituirci nei compiti più gravosi e/o pericolosi.

Fantascienza?

Mica tanto… l’Agenzia di ricerca spaziale indiana (ISRO –  Indian Space Research Organization) ha appena presentato un prototipo di automa che dovrebbe diventare operativo già a partire dalle missioni spaziali previste per la fine del 2021 e l’inizio del 2022. Questo automa in realtà è una “lei”, ha le fattezze femminili di una ragazza indiana e le è stato dato il nome di Vyommitra. Il nome è tutto un programma dal momento che si tratta dell’unione di due parole sanscrite: Vyom (spazio) e Mitra (amico). Il risultato è “amica dello spazio“. Questo automa è in grado di parlare correttamente l’hindi e l’inglese, non ha gli arti inferiori e dovrà svolgere alcuni controlli importanti per quello che riguarda il corretto funzionamento delle strumentazioni all’interno delle cabine che in futuro ospiteranno gli astronauti indiani.

Vyommitra

E gli altri? Di sicuro non resteranno a guardare…

Deep Space 19: Ossigeno su Marte

Il rover Curiosity, atterrato su Marte il 6 Agosto 2012 continua ad inviarci dati interessantissimi dal suolo del pianeta rosso. Il rover attualmente si trova presso il cratere Gale e da lì invia le sue rilevazioni. Tra i dati più interessanti, balzati all’onore della cronaca recente, ci sono quelli che riguardano la composizione atmosferica della zona in cui si trova il nostro piccolo amico spione.

Il rover Curiosity

L’atmosfera di Marte è composta principalmente da anidride carbonica (95%) e in misura minore da azoto molecolare (2,6%), argon (1,9%) ed altri in grado sempre inferiore. Tra questi altri abbiamo anche l’ossigeno molecolare (0,16%). Secondo gli studi le percentuali di azoto ed argon variano col variare delle stagione marziane, il che sarebbe dovuto ai cambiamenti generati dall’anidride carbonica: congelata ai poli in inverno ed evaporata in estate. La variazione dell’ossigeno pare seguire uno schema non riconducibile alla variazione della CO2, ma sembra che vada a braccetto con una parte della variazione di un altro gas presente nella zona: il metano.

Il metano ha una variabilità stagionale, ma esiste un picco inspiegabile (+ 60%) nel periodo estivo. Questo modificarsi, scollegato alle stagioni, da molto da pensare (e da lavorare) agli scienziati:

  1. La variazione del metano e dell’ossigeno sono in qualche modo collegate? E se si, da cosa sono provocate?
  2. Potrebbero essere variazioni dovute ad una qualche attività di tipo biologico?

Purtroppo questa risposta non ce la potrà dare il rover Curiosity. Molti scienziati si aspettano che le spiegazioni chimiche o geologiche siano più probabili rispetto a quelle biologiche… lo scopriremo strada facendo.

Restate sintonizzati…

Deep Space 19: Titano chiama terra

Abbiamo già parlato di Titano in un articolo del 26 Settembre 2018.

Titano è un satellite naturale di Saturno ed è grande circa una volta e mezzo la nostra Luna. Nel corso dei decenni si sono susseguite missioni esplorative nel sistema di Saturno che hanno permesso di osservare anche a Titano. Vale quindi la pena ricordare Pioneer 11, la prima sonda a visitare la zona di Saturno, seguita poi da Voyager 1 che, nonostante alcune problematiche legate all’atmosfera del satellite, riuscì a scattare alcune interessanti fotografie della sua superficie (soprattutto la zona delle macchie scure di Xanadu e Shangi-La). Infine la missione Cassini-Huygens è quella che ad oggi ci ha permesso di scoprire le informazioni più interessanti legate a Titano.

E’ notizia di pochi giorni fa che, grazie ai dati della missione Cassini-Huygens, si è completata la mappatura geologica della superficie di Titano. E’ i risultati sono in linea con quelli che ci si aspettava: il paesaggio del satellite è per molti versi simile a quello della terra, con valli, vaste pianure, montagne e grandi laghi. Il paesaggio varia a seconda della latitudine, ma la maggior parte è costituito da ampie pianure, le montagne non supererebbero il 14% della superficie totale. I laghi che, come ricorderete, sono di metano liquido occupano il 1,5%. Un dato molto interessante è che i crateri di impatto non sono molti e questo lascia presupporre che Titano sia geologicamente giovane.

Mappatura Geologica di Titano

La NASA ha già fatto sapere di voler procedere con l’invio di un drone per poter sorvolare la superficie di Titano e studiarla nel dettaglio. Ricordiamo che Titano potrebbe diventare una delle future basi di un’umanità destinata a viaggiare sempre di più nello spazio. Il drone sarà inviato all’interno della missione Dragonfly. Partirà quasi certamente nel 2026 per raggiungere Titano nel 2034… tra 15 anni.

Deep Space 19: La gara delle Lune

In un mondo di classifiche e di record da battere poteva fare eccezione lo spazio? Assolutamente no. A dire il vero l’unico modo plausibile per affrontare lo sconfinato spazio che ci circonda è quello di catalogarlo progressivamente, etichettarlo per quello che ci è possibile e procedere sempre più lontano, compatibilmente con le nostre capacità scientifiche. In fondo è il procedimento più sensato anche in base alla forma della nostra mente. Nascono così elenchi di corpi celesti, classifiche di pianeti e stelle in base alla loro tipologia. Classifichiamo anche intere galassie, figuriamoci.

Quello che già abbiamo catalogato però non viene semplicemente archiviato, bensì costantemente rivisto ed aggiornato in base alle nuove scoperte. Capita così che alcune classifiche ed alcune classificazioni si ritrovino stravolte, modificate nel tempo e quello che sappiamo oggi non sarà quello che sapremo domani o tra due giorni. L’universo si evolve e noi cerchiamo di stare al passo (è un parolone) con esso.

Qualche giorno fa il Minor Planet Center dell’Unione Astronomica Internazionale ha confermato quanto studiato da un gruppo di lavoro del Carnegie Institution for Science di Washington: Saturno ha 20 nuove lune, raggiungendo così l’imponente numero di 82 lune complessive. Con questa scoperta Saturno sorpassa in classifica Giove che si limita ad averne “solo” 79.  

E’ importante sapere quante lune ha un pianeta? SI

Sapere quante lune ci sono intorno ad un pianeta e come vi orbitano intorno ci può aiutare a capire come si siano formati i pianeti del Sistema Solare e cosa sia successo nel corso di questi miliardi di anni. Pare in ogni caso che molte di queste lune (dal diametro che varia intorno ai 5 chilometri) si siano originate da precedenti lune più imponenti che per un qualche motivo (collisioni tra lune se non con il pianeta stesso) si sono divise in più parti, rimanendo comunque ad orbitare intorno al pianeta di riferimento.

Volksgeist: 3 Novembre 1957

La celebre cagnetta Laika viene inviata nello spazio, dai Sovietici, a bordo dello Sputnik 2. L’animale morì dopo quasi 7 ore di viaggio a causa dei forti sbalzi di temperatura a cui venne sottoposta. I Sovietici allora dissero che era sopravvissuta per ben 4 giorni.

Riletture interessanti Settembre-Ottobre 2018

Ad un anno dall’apertura del blog vorrei ricordarvi alcuni interessanti articoli: i primi con i quali abbiamo iniziato questa nuova avventura.

A year after the opening of the blog I would like to remind you of some interesting articles: the first with which we started this new adventure.

1 – TITANO ED IL SUO HABITAT

2 – IL GENOCIDIO DEGLI ARMENI

3 – TAMERLANO

4 – IL SOGNO RUMENO

5 – IL PONTE DI HONG KONG

6 – LA PRIMA GUERRA BALCANICA

Grazie per la visitaThanks for visiting us