Lemuria Dixit: Il Calendario Maya

Agli occhi degli estranei il mondo esoterico può apparire attiguo al mondo di tanti ciarlatani che infestano la rete internet, se non addirittura gli scaffali delle librerie con pubblicazioni da operetta, atte giusto per irretire le menti più esposte e fragili. Eppure in mezzo vi è un intero universo di diversità e un grado molto più elaborato di conoscenza. Il polpettone uni comprensivo, generato dal movimento New Age, è ancora lontano dallo smettete di produrre danni ed idiozie. Dalla sua ha la capacità di essere suggestivo, ma alla prova dei fatti ha quasi meno valore delle visioni proposte da Scientology. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti… un pò come la storia della fine del mondo, che sarebbe dovuta arrivare il 21 Dicembre 2012, predetta dal calendario Maya… una congettura elaborata dal fu José Argüelles, alla quale i media diedero fin troppo rilievo. Il Calendario Maya… pensate di aver visto sistemi complessi nella vostra vita? Bene, perché quello di questo calendario particolare potrebbe batterli tutti! Dimenticate per un attimo il nostro modo di contare gli anni, i mesi, i giorni… dimenticatelo completamente.

Facciamo un esempio semplice, Sir Winston Churchill era nato il 30 Novembre 1874, nel nostro modo di calcolare il tempo, ma per i Maya la sua data di nascita era: 6 Men 8 Sak 12.12.19.16.15. Si avete letto bene! E il famoso 21 Dicembre 2012 altro non era che il 4 Ahaw 3 Kankin 13.0.0.0.0 (e queste ultime 5 cifre sono quelle di cui poi scopriremo l’importanza).

Il concetto, nella sua complessità, è semplice, il sistema del Maya (usato anche dagli Aztechi e dai Toltechi) si basava su 3 cicli distinti: il ciclo Tzolkin, il ciclo Haab ed il Lungo Computo.

Tzolkin – Era il ciclo del calendario religioso e si basava su due cicli minori, uno di 13 giorni computato numericamente (1 – 13) ed uno di 20 giorni computato con un nome (Ahaw, Imix, Ik, Akbal, Kan, Chicchan, Cimi, Manik, Lamat, Muluc, Oc, Chuen, Eb, Ben, Ix, Men, Cib, Caban, Etznab, Caunac). Ogni giorno entrambi i cicli avanzavano: 1 Ahaw, 2 Imix, 3 Ik, ecc… il giro si completava in ben 260 giorni.

Haab – Era il ciclo del calendario civile, più simile al nostro e legato alle stagioni. C’erano ben 18 mesi (Pop, Uo, Zip, Zotz, Tzec, Xul, Yaxkin, Mol, Chen, Yax, Sak, Ceh, Mac, Kankin, Muan, Pax, Kayab, Cumku) da 20 giorni l’uno… per un totale d 360 giorni. A questi ne venivano aggiunti 5, detti Uayeb, definiti i cinque giorni fuori dal tempo, considerati particolarmente infausti. I giorni del mese non erano numerati da 1 a 20, bensì da 0 a 19, questo perchè i Maya conoscevano l’uso dello zero.

Incrociando i due cicli tra loro si ritornava ad una perfetta corrispondenza dei giorni ogni 52 cicli Haab e 73 Tzolkin, ossia ogni 52 anni (18.980 giorni)

I Maya non usavano numerare gli anni semplicemente in base al passaggio dei due cicli sopra descritti, sarebbe stato troppo semplice in fondo… usavano il Lungo Computo, ossia una numerazione progressiva dei giorni in un sistema di numerazione posizionale, misto e su basi diverse (13, 18 e 20). Il numero era composto da 5 cifre (il conteggio partiva sempre dallo 0): la prima in base 20, la seconda in base 18, la terza e la quarta in base 20, la quinta in base 13… scritte da sinistra a destra. Un’altra particolarità era che nella quinta cifra la funzione dello 0 era svolta dal numero 13, risultando quindi che il primo giorno del lungo computo fosse il 13.0.0.0.0.

Alla fine del Lungo Computo finiva un’era e ne iniziava una nuova (ciò avveniva dunque ogni 5.125 e passa anni del nostro calendario), fatto che si sarebbe dovuto celebrare in maniera significativa e che verosimilmente si sarebbe prodotto in un cambiamento positivo… altro che fine del mondo!

L’aspetto interessante, che è giunto sino noi, è un altro: i Maya vivevano nella quarta era del Lungo Computo, non nella prima… facendo un rapido calcolo la quarta era era cominciata nel Secondo i calcoli fatti con vari sistemi di conversione delle date pare dunque che la quarta abbia avuto inizio nel 3.114 a.C. … di rimando la terza era sarebbe iniziata nel 8.239 a.C. … la seconda nel 13.364 a.C. e la prima nel 18.486 a.C. . Questo si sarebbe un aspetto su cui riflettere…

 

Lemuria Dixit: Guido von List

L’uomo è da sempre alla ricerca della forma migliore in cui esprimere la propria spiritualità: lo fa sin dagli albori e lo fa ancora oggi, nonostante il fermento materialista dell’ateismo. Nei millenni si sono percorse le strade più disparate e si sono confrontate le impostazioni di ogni singolo popolo. L’uomo occidentale in particolare ha cercato in ogni dove la “verità” andando spesso a cercarla in Oriente (questo non è un qualcosa che accade unicamente ai giorni nostri). In origine gli uomini europei avevano una loro spiritualità ben precisa e codificata in una serie di religioni politeiste, l’avvento del Cristianesimo ha di fatto stravolto questa spiritualità, andando ad imporre una visione del mondo e dell’universo appartenente ad una cultura molto diversa da quella autoctona. La volontà di potenza del primo Cristianesimo e il suo messaggio convogliarono la spiritualità dell’uomo europeo in un recinto dal quale più volte egli cercò di scappare. Perchè questo? Perchè in fondo la spiritualità della Palestina non poteva soddisfare a pieno l’anima e la mente dell’uomo europeo. E così tanti, rimasti orfani delle proprie antiche fedi, si sono sentiti incompleti nel corso dei secoli. Da qui la ricerca di una via diversa… una via che spesso li ha portati a cercare la “verità” molto lontano da casa, quando sarebbe bastato recuperare l’importanza delle proprie radici.

Guido von List

Tra coloro che cercarono di recuperare l’eredità spirituale originaria della propria gente vale la pena ricordare Guido Karl Anton List, meglio conosciuto come Guido von List, nato a Vienna nel 1848 e deceduto a Berlino nel 1919. Come tante famiglie austriache la sua era di religione Cattolica, ma l’insegnamento cristiano lo lasciò contrariato sin da giovane, non sentendo in esso la vera voce del proprio popolo, della propria gente. Cominciò quindi ad avvicinarsi alle antiche religioni tradizionali germaniche, andando infine a convertirsi al paganesimo nel 1862 (aveva 14 anni). Emblematico fu in quell’anno il momento in cui, nelle catacombe della cattedrale di Santo Stefano, si inginocchiò davanti ad un vecchio altare ripromettendosi di costruire in quel luogo un tempio dedicato a Wotan.

Iniziò così l’avventura esoterica di Guido von List. Egli provò a conciliare esoterismo, occultismo gnostico, teosofia, scritti della società segreta dei Rosacroce e gli scritti di Helena Blavatsky. Questo suo studio lo portò a delineare una visione storico-religiosa contrapposta a quella della società in cui si trovava a vivere… e di riamando anche di quella in cui noi ci troviamo a vivere. Secondo lui la terra era governata da una casta di re-sacerdoti, appartenenti ad una razza superiore: quella Ariana. Questa casta deteneva le basi del sapere ariosofico, le cui tracce potevano essere riscontrate nell’antica letteratura germanica: l’Edda, l’Havamal e la Voluspa. In questa ricerca della “verità” egli farà un approfondito studio interpretativo dell’alfabeto runico.

Wotan

Il risultato dei suoi studi e di tanti altri esoteristi coevi è il medesimo: il Cristianesimo, originario della terra dei Semiti, è un corpo estraneo all’uomo tedesco e gli stessi Semiti sono avversi al sapere ariosofico ed agli Ariani. Su queste basi nacque nel 1908, fondata da alcuni suoi sostenitori, la “Società Guido von List“, che riuniva tutti i grandi nomi dell’esoterismo tedesco ed austriaco di quel periodo, oltre ad un notevole numero di appartenenti alla Società Teosofica. Lo scopo era quello di ricercare un sistema filosofico che potesse essere da guida alla futura classe politica di una grande “nazione tedesca” (quindi un connubio di religione e politica). Queste idee erano pienamente in sintonia con quelle “Volkisch” dell’epoca ed ebbero un grande successo. All’interno di questo gruppo di studiosi von List individuò 10 persone che entrarono a far parte di una cerchia elitaria nota come Hoher Armanen-Orden (“Alto Ordine Armanico”), questi viaggiarono con lui per la Germania alla ricerca delle tracce di Wotan, visitando luoghi in cui si rendesse manifesta la vera sapienza ariana. La maggior parte delle ricerca avvenivano tramite meditazione ed alcune particolari pratiche occultiste, questo gli permetteva di avere visioni dell’antichità ariana e di coglierne il sapere.

Heinrich Himmler

E’ innegabile come il suo pensiero fu di ispirazione per la creazione degli aspetti religiosi del Nazional-socialismo, soprattutto per quello che riguarda la figura di Heinrich Himmler, il quale si prodigò per la creazione di una élite occulta che potesse fare da guida al III Reich. In quest’ottica va intesa la creazione dell’Ordine Nero (SS) nelle sue impostazioni religiose, le quali ancora oggi sono poco studiate ed approfondite.

Tu lo dici #132

La prima cosa da ricordare sempre è che chi si fa pagare – o accetta generosi regali, che è poi la stessa cosa – per l’opera medianica prestata è non solo una persona priva di moralità, ma anche un impostore, in quanto chi sostiene di avere il dono di comunicare con l’altro mondo non può usarlo per il proprio vantaggio personale. Se lo fa, allora credo che non possegga realmente tale dono.

(Giacobbo R.)

Tu lo dici #131

Il Sole nasceva nella costellazione del Toro nel periodo precedente l’800 a. C., e di conseguenza troviamo in Egitto la venerazione per il bue Api e in Persia per il toro Mitra. Ancora prima, il Sole nasceva nella costellazione dei Gemelli, e in effetti si rinvengono nella mitologia indiana e germanica degli accenni ai gemelli. I due caproni gemelli con i quali viaggia il dio Donar ne sono un residuo. Si può retrocedere all’epoca del Cancro che ci porta vicino al diluvio atlantico, col quale finisce una civiltà e ne inizia un’altra. Un segno occulto ben definito lo indica: la doppia spirale, il simbolo del Cancro, riportato in ogni calendario.

(Steiner R.)

Sturm und Drang: Il sogno e il flusso

Nella nostra padronanza dei sogni come dobbiamo considerare la premonizione? Vediamo in sogno una persona che improvvisamente incontreremo il giorno dopo, o della quale sentiremo parlare… e ci si accenderà una lampadina in testa, ci verrà in mente la notte ed il sogno, ci tornerà in mente la sensazione e risentiremo suoni e odori, tutto come nel sogno. E’ un caso? E’ un buco nel flusso universale di anime? Un modo del mondo esterno di prendere contatto con quello interno? 

La casualità invocata dagli scientisti mal si addice alle antiche arti, la cecità di chi non sa vedere oltre il proprio naso non può essere curata in alcun modo. Occultatori, integralisti, posseduti da deformi demoni interiori che ne hanno già divorato l’anima…

Neppure il sogno può salvarli poichè il sogno è solo per coloro che sanno vedere.

Lemuria Dixit: Kaspar Hauser

Paul Verlaine ne scrisse un poema nel 1880, Jakob Wassermann ne scrisse un romanzo nel 1908. Martin Heidegger nel suo saggio sulla poesia e la lingua citò un ulteriore poema a riguardo scritto da Georg Trakl. Viene citato in decine di romanzi e scritti. Non centinaia… migliaia (compare in oltre 30.000 tra libri e articoli). Nel 1974 Werner Herzog vi fece addirittura un film (Jeder für sich und Gott gegen alle – Ognuno per se stesso e Dio contro tutti). Se ne sono occupati Antroposofi come Rudolf SteinerPeter Tradowsky. Di chi stiamo parlando? Di Kaspar Hauser ovviamente.

La vita di Kaspar Hauser è un autentico mistero. I dati certi che abbiamo su di lui partono dal 26 maggio 1828, giorno in cui il giovane appare nelle strade di Norimberga. Il misterioso fanciullo porta addosso due lettere. In una, indirizzata al capitano del 4° squadrone del 6 ° reggimento di cavalleria (von Wessenig), l’anonimo autore afferma di avere il ragazzo in custodia dal 7 ottobre 1812, di averlo istruito nella lettura, nella scrittura e nella religione cristiana, ma di non avergli permesso mai di “fare un solo passo fuori da casa mia”. La lettera affermava, inoltre, che il ragazzo voleva essere un cavaliere “come suo padre” e invitava il capitano von Wessenig  a prenderlo o impiccarlo. La seconda lettera era stata scritta dalla madre al suo precedente custode e dava alcune generalità del ragazzo: il suo nome era Kaspar, nato il 30 aprile 1812, il padre era un defunto cavaliere del 6° reggimento. [E qui già inizia il mistero! Le lettere erano scritte con la medesima calligrafia e pare che si trattasse della calligrafia del ragazzo medesimo… quindi lettere scritte da lui. Perchè? Sotto dettatura o inventate di sana pianta?]

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Kaspar Hauser

Un calzolaio, di nome Weickmann, porta il ragazzo a casa del capitano von Wessenig. Qui il giovane ripete solo le parole “voglio essere un cavaliere, come mio padre” e “cavallo!”. Alle ulteriori richieste di chiarimenti il giovane Kaspar risponde solo piangendo e ripetendo come un mantra “Non so”. A questo punto viene portato alla stazione di polizia, qui riesce a scrivere il suo nome, ma dimostra di possedere un vocabolario molto limitato e di saper leggere con qualche difficoltà. Visto che non riesce a fornire altre informazioni sulla sua vita viene arrestato per vagabondaggio. Passa così due mesi interi come prigioniero, venendo visita da diversi curiosi e rifiutando ogni cibo che non fosse pane ed acqua. Il sindaco di Norimberga, Binder, inizia ad interessarsi al ragazzo ed alla sua vita, riporta con attenzione i racconti della vita precedente che gli fa il ragazzo. Per tutto il tempo che riesce a ricordare, Kaspar dice di aver passato la vita in una cella buia di 2 metri di lunghezza, larga 1 metro ed alta 1 metro e mezzo… dormiva su un letto di paglia, giocava con due cavalli ed un cane intagliati in legno. Di aver mangiato solo pane e acqua, ma di non aver mai avuto un contatto di diretto con nessun essere umano. Il primo essere umano (dal volto mascherato) l’aveva incontrato poco prima del suo rilascio, costui gli aveva insegnato a scrivere il proprio nome, gli aveva insegnato a dire le parole poi ripetute davanti al capitano von Wessenig. Una volta imparato queste cose ed appurato che sapeva stare in piedi il ragazzo era stato lasciato a Norimberga. [Cosa porta a rinchiudere un bambino in questo modo e non fargli avere nessun contatto col mondo?]

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Norimberga

Ovviamente iniziano le indagini da parte delle autorità, il presidente della corte d’appello bavarese, il famoso Paul Johann Anselm Ritter von Feuerbach, vuole vederci chiaro. Kaspar viene adottato formalmente dalla città di Norimberga e viene affidato al filosofo e maestro di scuola Friedrich Daumer. Inizia una nuova vita per il giovane Kaspar, circondato dall’affetto e dalla premura di un’intera comunità umana. La sua storia inizia a raccogliere interesse anche all’estero. Tutti vogliono scoprire la vera identità del ragazzo… che pare proprio non essere figlio di nessun cavaliere deceduto del 6° reggimento. La felicità però non è destinata a durare. Il 17 ottobre 1829 Kaspar viene trovato in cantina con una ferita da taglio sulla fronte, il ragazzo racconta di essere stato aggredito da un uomo incappucciato, l’uomo gli avrebbe detto “Devi morire prima di lasciare la città di Norimberga” e dalla voce avrebbe riconosciuto proprio l’uomo che lo aveva condotto in città. L’episodio allarma le autorità, iniziano a circolare voci secondo le quali Kaspar sarebbe di discendenza principesca (forse imparentato coi principi di Baden, o magari della casa d’Ungheria o di quella d’Inghilterra). Il ragazzo passa quindi sotto le cure di una delle autorità municipali di Norimberga, Johann Biberbach. Al contempo il ragazzo inizia ad avere i primi detrattori che lo accusano di essere un impostore e di aver simulato perfino l’aggressione. Lo stesso maestro Daumer aveva notato che il ragazzo aveva una certa predisposizione a mentire e lo aveva più volte rimproverato. Il 3 aprile 1830 nella camera di Kaspar si sente un colpo di pistola. Il ragazzo vive ancora sotto scorta dopo l’aggressione subita l’anno precedente e quando gli uomini entrano nella stanza trovano il ragazzo riverso a terra con una ferita sul lato destro della testa. Pare che l’evento sia stato del tutto accidentale, ma tale da compromettere il rapporto del ragazzo con la famiglia Biberbach… rapporto già abbondantemente deteriorato nei mesi. Al centro dei rimproveri che il ragazzo continua a subire è la sua capacità di mentire fin troppo spesso. Viene trasferito nella casa del barone von Tucher, ma anche questi si lamenterà delle esorbitanti bugie dette dal ragazzo.

Alla fine del 1831 entra in scena un nuovo personaggio, l’eccentrico Lord Stanhope, nobiluomo britannico e Massone che riesce ad ottenere la custodia del ragazzo. Il nobile spende una fortuna per riuscire a scoprire le origini del ragazzo. Concentrandosi in prima battuta sull’Ungheria, dal momento che Kaspar pare ricordare diverse parole in lingua ungherese. Il ragazzo arriva ad affermare di essere figlio della contessa Maytheny. Ma tutte le indagini non approdano a nulla. Lo stesso Lord Stanhope inizia a dubitare della buona fede di Kaspar. Il ragazzo viene trasferito poi ad Ansbach nel dicembre 1831, presso la casa del maestro Johann Georg Meyer. Lord Stanhope continua a pagare le spese di soggiorno di Hauser, scrivendo però negli anni successivi di essere stato ingannato da Kaspar. [Secondo alcune voci pare che Lord Stanhope avesse diversi affari importanti proprio con la Casa di Baden, ma la storiografia ufficiale ha sempre difeso la figura del nobile britannico. Stimato dai Massoni, ma non dagli Antroposofi]

Kaspar non va per niente d’accordo col maestro Meyer, spera sempre che Lord Stanhope lo porti con se in Inghilterra, ma inizia a capire che si tratta di una vana speranza. Anche secondo Meyer il ragazzo è un astuto mentitore e questo non aiuta a migliorare la situazione. Il 9 dicembre 1833 avviene una furibonda lite tra Kaspar e Meyer… cinque giorni dopo, il 14 dicembre 1833 Kaspar rientra a casa con una profonda ferita alla parte sinistra del petto, dichiara di essere stato attirato nel giardino della corte di Ansbach da un estraneo che poi lo avrebbe pugnalato con la scusa di dargli una borsa. La polizia in effetti ritroverà nel parco una borsa viola con dentro un messaggio scritto a matita e con la tecnica della scrittura a specchio: “Hauser sarà in grado di dirvi esattamente come sono fatto e da dove vengo. Per risparmiare ad Hauser lo sforzo, voglio dirvi da solo da dove vengo _ _ Vengo dal _ _ il confine bavarese _ _ sul fiume _ _ vi dirò anche il mio nome: M. L. Ö. “

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Kaspar muore per la ferita il 17 dicembre 1833. Le incoerenze nel resoconto di Kaspar portarono la corte d’inchiesta di Ansbach a sospettare che si sia pugnalato da solo e si sia inventato la storia dell’aggressione. La nota nella borsetta trovata nel Giardino di Corte contiene un errore di ortografia e un errore grammaticale, entrambi tipici di Kaspar, il quale, sul letto di morte, continuava a borbottare incoerenze sulla “scrittura con la matita”. I dottori forensi concordano inoltre sul fatto che la ferita possa davvero essere autoinflitta. La corte sospetta che il ragazzo abbia compiuto quel gesto per attirare l’attenzione in particolare di Lord Stanhope. Kaspar Hauser viene sepolto nel cimitero cittadino di Ansbach e la lapide in latino della tomba recita: “Hic jacet Casparus Hauser, aenigma sui temporis. Ignota nativitas, occulta mors” (Qui riposa Kaspar Hauser, enigma del suo tempo. Ignota la [sua] origine, misteriosa la [sua] morte).

 

Ora da un lato il ragazzo veniva ritenuto un impostore, truffatore, mentitore seriale e quant’altro, mentre una parte sensibile del mondo culturale dell’epoca non la pensava allo stesso modo. Secondo molti Kaspar Hauser era il principe ereditario di Baden, nato il 29 settembre 1812 e che, secondo la storia conosciuta, era deceduto il 16 ottobre 1812. Si sosteneva che questo principe fosse stato scambiato con un bambino morente e che poi fosse ricomparso 16 anni dopo come Kaspar Hauser a Norimberga. In questo caso i suoi genitori sarebbero stati Carlo, Granduca di Baden e Stéphanie de Beauharnais, cugino per matrimonio e figlia adottiva di Napoleone. Dato che Charles non aveva una progenie maschile sopravvissuta, il suo successore era suo zio Louis, a cui in seguito successe il fratellastro Leopoldo. La madre di Leopoldo, la Contessa di Hochberg, era la presunta colpevole della prigionia del ragazzo. Evidentemente il suo movente sarebbe stato quello di assicurarsi la successione per i suoi figli. Ovviamente ancora oggi gli storici respingono questa versione dei fatti.

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Rudolf Steiner

Eppure in tutto questo ci sfugge ancora qualcosa. Come può una storia del genere, per quanto misteriosa, aver attratto una moltitudine di pensatori, storici, filosofi ed esoteristi? C’è un qualcosa nella vita di Kaspar Hauser che non è sfuggito a tutti… in lui, in Kaspar Hauser, appare qualcosa di incompiuto. Lui stesso è stato un essere umano non compiuto sotto molti aspetti. Ad infittire il mistero è stata anche l’ondata di cattiverie ufficiali riversate sulla sua memoria. Eppure il suo percorso, da molti visto come un’autentica Via Crucis, è stato letto come estremamente puro, retto e spirituale, come se il ragazzo incarnasse lo spirito di sacrificio del Cristianesimo medesimo. Rudolf Steiner ne parla in questi termini: “Dopo Cristiano Rosacroce, è Kaspar Hauser che ha sentito più fortemente le sofferenze del Cristo”. Quindi appare evidente che il ragazzo avesse una missione ben precisa da compiere sulla terra, una missione spirituale affrontata anche da altri prima di lui, ma che pare essere fallita per la strenua opposizione di avversari molto potenti.

La missione spirituale di Kaspar, già manifesta in grandi menti del periodo come Goethe e Schiller, riguarda la salvezza dello Zeitgeist, lo Spirito del Tempo. E’ lo Zeitgeist a determinare la direzione che prenderanno i vari Volksgeist, Spiriti del Popolo, di ogni singola nazione. Se qualcosa va storto e si arriva ad una decadenza dello Spirito del Tempo il suo influsso sarà devastante. Certo gli esseri umani conservano comunque il loro libero arbitrio, il quale li può far agire ed interagire all’interno dei tempi, ma sempre sotto l’influsso dello dello Zeitgeist. L’uomo deve quindi mantenere una parte attiva nel processo storico e non lasciarsi semplicemente trascinare dal “progresso”. Ora lo Zeitgeist influisce su cicli storici di circa 300 anni, anche facilmente riconoscibili nella storia umana… e nel momento in cui viveva Kaspar Hauser si stava consumando proprio un cambio di ciclo. Da un lato c’era un mondo autenticamente spirituale incarnato appunto dai grandi del tempo come Goethe, Schiller, Hölderlin ed Herder, dall’altra c’era un nuovo mondo fatto di oscurità e sotterfugi incarnato dalla decadenza e dalla corruzione dello spirito di alcuni gruppi di potere ed esoterici (come i Gesuiti ed i Massoni). La missione spirituale di Kaspar Hauser era quindi quella di impedire che il Zeitgeist decadesse sotto un influsso malsano e lontano dalla vera spiritualità. Come abbiamo letto Kaspar Hauser è morto da incompiuto, il suo sacrificio non ha portato la salvezza e lo Zeitgeist è decaduto trascinando con se i vari Volksgeist.

Siamo al 1833, nel giro di 150 anni si avranno 2 Guerre Mondiali, interi eccidi di popoli, le bombe atomiche, il mondo invaso da false credenze e da un’ateismo dilagante, la dicotomia capitalismo-comunismo, la Massoneria infiltrata a più livelli nella società umana e 180 anni dopo un Papa appartenente all’Ordine dei Gesuiti… non è quello che definiremmo un quadro incoraggiante. 

 

Lemuria Dixit: Nāga

Il mondo antico e della mitologia è popolato da creature misteriose e da interi popoli le cui caratteristiche psico-fisiche non sono assimilabili a quelle dell’umanità moderna. Intere leggende narrano di esseri dal corpo per metà umano e per metà di animale, di esseri in grado di mutare forma a piacimento, di razze antiche scomparse dopo intensi e drammatici eventi. Alcune di queste razze ritornano ciclicamente nei racconti umani, rinnovando la leggenda ed aggiornandola ai tempi nostri. Talvolta il mito non muore e perpetua i suoi frutti nei sotterranei del complottismo più ridicolo e talvolta negli alti piani dell’occultismo. Tra le creature più ricorrenti nella storia dell’uomo troviamo gli Uomini Serpente, una razza con caratteristiche semidivine che compare più volte nelle mitologie di popoli della terra distanti tra loro. Senza stare ad analizzare l’attuale dissertazione su Nuovi Ordini Mondiali, Uomini Rettile che governano il mondo e similari… volevo soffermarmi semplicemente sulla rappresentazione asiatica di questo antica e potente razza: i nāga.

I nāga sono creature che vivono in un misterioso, quanto ricco, regno sotterraneo. Hanno la capacità di assumere sia la piena forma umana che la piena forma serpentina e sono associati in genere all’acqua e a tutti gli eventi (positivi e negativi) ad essa correlati. Per accedere alle misteriose città dei nāga si dovrebbe cercare sul fondo dei laghi o dei fiumi più profondi. Sono esseri positivi tranne per coloro che danneggiano deliberatamente l’ambiente. In tutto il mondo asiatico compaiono quindi in associazione al concetto di fertilità, al ciclo di piogge che favorisce abbondanti raccolte, ma anche alle tremende alluvioni di alcuni grandi fiumi.

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Creature mitiche in una rappresentazione Birmana, il primo a sinistra è un Nāga

I nāga talvolta si mischiano agli esseri umani e si riproducono con loro, si narra ad esempio che una principessa dei nāga si sposò con il primo re dell’antica Cambogia, dalla loro unione sarebbe nato il popolo cambogiano. Secondo questa leggenda questo popolo di serpenti abitava una vasta area dell’Oceano pacifico. Se analizziamo leggende similari dell’area asiatico-pacifica si giunge ad associare gli uomini serpente al mitico continente di Mu, un continente perduto nel più classico stile atlantideo. Ma di questo parleremo poi un’altra volta. In ogni caso su molti templi della regione sono rappresentati i nāga, vedasi le interessanti statue del tempio di Angkor Wat che rappresentano nāga a 7 teste (1 per ogni razza della loro società).

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Nāga Kanya

Un’altra leggenda, comune ai nāga e al continente perduto di Mu riguarda il segreto dell’elisir di lunga vita. La leggenda narra che questi mitici esseri rubarono una coppa di pura vita agli dei, mentre questi erano intenti a distribuirla alle creature del mondo. Le divinità recuperarono la coppa, ma una parte del suo contenuto cadde a terra. I nāga si misero a leccare il terreno per bere la pura vita e così facendo si tagliarono la lingua, che rimase per sempre biforcuta.

La visione tutto sommato pacifica, positiva e naturalistica, dei nāga contrasta enormemente con l’immagine quasi terrorizzante dei malvagi uomini serpente che vorrebbero controllare il mondo.