Storia: Simon Bolivar

La vita di alcuni uomini resta impressa in modo indelebile nelle pagine della storia. Alcuni con le loro gesta sono riusciti ad entrare nell’immaginario collettivo di intere nazioni e talvolta di interi continenti. Certo è facile quando si parla di nomi come Napoleone, Hitler, Stalin, Giulio Cesare, ecc… questi sono nomi che tutti conoscono e di cui si studia abbondantemente a scuola. E’ vero anche che nelle scuole di ogni singola nazione si studia la storia con particolare attenzione alle vicissitudini della propria terra e buona parte dei manuali europei sono appunto costellati di enormi capitoli sulle grandi potenze coloniali e poco o nulla ci dicono della storia delle colonie. Pensateci. La storia dell’America: arriva Cristoforo Colombo nel 1492, arrivano poco dopo i Conquistadores e la popolazione indigena viene sterminata, non si sa bene come si passa alla Guerra di Indipendenza Americana (i più fortunati leggono due righe sulla Guerra dei sette anni nelle Americhe), poi a per quasi un secolo è buio totale con qualche accenno collaterale in qua e in là sulla caduta degli imperi coloniali nel nuovo continente… tutto qui sino agli Stati Uniti protagonisti del ‘900. Un pò poco non trovate?

In America del Sud troviamo come figure di primaria importanza nella storia moderna i“libertadores” ossia gli uomini che guidarono le lotte di indipendenza contro le potenze coloniali europee, soprattutto contro la Spagna. Erano uomini ispirati dalle moderne teorie politiche repubblicane affermate in ambito francese e nord americano tra il 1776 e il 1789. Molti appartenevano a società segrete, prima tra tutte la Massoneria. Erano uomini del loro tempo in tutto e per tutto.

Bolivar

Simon Bolivar nasce a Caracas, l’attuale capitale del Venezuela, nel 1783, da una agiata famiglia di origini basche. A quel tempo la colonia era tra le più floride tra quelle spagnole con le sue enormi produzioni di tabacco, caffè e cacao. Bolivar entrò nell’esercito coloniale ad appena 14 anni e viaggio poi per l’Europa visitando la Spagna, la Francia e l’Italia. Possiamo dire che la formazione politica di quest’uomo è avvenuta principalmente sul suolo del vecchi continente, qui entra in contatto con le idee della rivoluzione francese, qui conosce la figura di Napoleone ammirandolo come generale e detestandolo come despota, ma il viaggio forse più importante è quello nell’Italia divisa e controllata dalle potenze straniere. Proprio in Italia percepisce il grande fervore nazionalistico e la voglia di emanciparsi dal controllo esterno, è un paese in fermento e pieno di società segrete che tramano per ribaltare i governi stranieri. Quanto di quel fermento è anche presente in Venezuela! In questi anni, che vanno dal 1799 al 1807, Bolivar si sposa con una donna spagnola, ma la loro unione sarà breve a causa della prematura morte di lei per colpa della febbre gialla… questa perdita lo segnò per tutta la vita.

Pieno di nuovi entusiasmi rivoluzionari Bolivar rientrò in Venezuela nel 1807. Il momento è propizio poiché gli eventi europei hanno ripercussioni importantissime in terra americana, soprattutto la crisi della corona spagnola sfruttata abilmente da Napoleone per soggiogare momentaneamente il paese iberico alle volontà francesi. Con la corona in estrema difficoltà i sudditi delle colonie iniziano a vedere come realizzabile la prospettiva di un governo autonomo… rivolte si scatenano negli attuali Argentina, Bolivia e Perù. Qualcosa succede anche in Venezuela, ma i risultati non sono quelli sperati. La vera opportunità di indipendenza si realizza nel momento in cui gli Inglesi cominciano a strizzare l’occhio alle colonie spagnole facendo intuire che saranno ben lieti di aiutarle se vorranno liberasi dei loro padroni: in realtà è un buon modo di restituire alla Francia uno schiaffo morale dopo quanto accaduto durante la Guerra di Indipendenza Americana. Dopo alcune brevi azioni militari il 21 Dicembre 1811 viene così dichiarata la repubblica e viene adottata una costituzione simile a quella degli Stati Uniti. Ma la vita di questa entità statale è breve: alcune battaglie sfortunate contro gli Spagnoli e un tragico terremoto che inginocchia il paese portano alla fine della repubblica in meno di sei mesi. Bolivar viene esiliato e ripara a Cartagena, nell’attuale Colombia, dove si stanno preparando moti rivoluzionari contro gli Spagnoli… infatti Bolivar non perde tempo e si arruola subito nell’esercito locale distinguendosi nelle campagne militari contro i realisti e le truppe europee culminate con una grande vittoria all’inizio del 1813. A questo punto Bolivar vuole portare la rivoluzione vittoriosa anche nella sua terra natale e decide di condurre personalmente una invasione del Venezuela passando dall’impervio territorio andino (gli Spagnoli invece si aspettavano una invasione dal lato costiero, su un territorio più semplice da attraversare), riesce a calare vittorioso sui suoi nemici e dichiara la nascita della seconda repubblica del Venezuela, ma anche questa esperienza è destinata a durare poco, infatti già nel 1814 le truppe Spagnole lo sconfiggono e lo costringono alla fuga. Non c’è pace per il suo paese.

Il governo della Nuova Granada (in buona parte l’attuale Colombia, come abbiamo detto sopra) per cui ha combattuto in precedenza lo riconosce come capo ufficiale degli esuli venezuelani e lo aiuta nei suoi propositi di indipendenza, in cambio Bolivar conduce una campagna vittoriosa contro i realisti di Santa Fe (l’attuale Bogotà). In quegli anni il condottiero venezuelano gira per i Caraibi sotto protezione prima degli Inglesi e poi del libero governo di Haiti; inizia a pensare in grande e riprendendo tesi di altri prima di lui decide di dedicare la sua vita alla creazione di un grande stato del Sud America, una sorta di Stati Uniti del Sud America e per fare questo il primo passo deve essere la creazione di un grande stato costiero (la futura Grande Colombia). E’ un progetto ambizioso e Bolivar commette un imperdonabile errore: si circonda di uomini che vogliono combattere con lui per l’indipendenza, ma non seleziona unicamente quelli che sono d’accordo con la sua grande idea unitaria. Sono di nuovo battaglie dal 1816 al 1818. La situazione però sembra volgere al meglio.

E’ il 1819 l’anno cruciale per il Sud America, Bolivar insieme al neograndino Santander comincia la definitiva campagna di liberazione della Colombia, liberando una volta per tutte Santa Fe dal controllo spagnolo. Nel Dicembre del 1819 fonda la Grande Colombia di cui diventa primo presidente. La campagna di liberazione di Bolivar si conclude con la definitiva sconfitta spagnola nella battaglia navale di Maracaibo del 1823.  A questo punto Bolivar si incontra con un altro  de “libertadores” per definire la questione del Perù: Jose de San Martin. La campagna militare congiunta dei due condottieri porta alla totale liberazione del Perù ed alla nascita dello stato della Bolivia (che prende il suo nome proprio dal Venezuelano), di entrambe queste nazioni Bolivar sarà nominato presidente. Siamo al 1825.

Bolivar è stato bravo sul piano militare, ma ora l’aspetta la sfida politica. Ha l’occasione di trasformare in realtà la sua idea di un grande stato unitario del Sud America, ma non è preparato ad affrontare l’ostilità di una intera classe dirigente che sino al giorno prima l’ha osannato. Di fatto il panorama politico è estremamente frazionato e ogni nazione preferisce guardare nel proprio orticello piuttosto che condividere con gli altri un percorso di unione e di prosperità.  Si fa strada una proposta meno invasiva ad opera di Santader, egli vuole creare una federazione di stati indipendenti tra loro, ma Bolivar non è d’accordo, vuole uno stato unico e nel 1827 si proclama dittatore entrando in collisione con l’ex amico. Questa è la mossa che sancisce la fine del suo sogno. Una serie di congiure minano il suo potere accentratore e lo stesso Santander cerca di farlo uccidere. Il Perù si dichiara indipendente nel 1829 e l’anno dopo è il suo amato Venezuela ad abbandonarlo (Bolivar rimane comunque presidente sino al Maggio 1830).

Bolivar amareggiato e malato (tubercolosi) decide di tornare in Europa, sa di non essere presenza gradita in Venezuela e si fa aiutare da vicini con cui tanto a condiviso, i futuri Colombiani, creando però un clima di instabilità diplomatica tra le due nazioni. Bolivar giunge a Santa Marta con l’idea di partire da lì alla volta del vecchio continente, ma la malattia è più veloce di lui e lo fa morire il 17 Dicembre del 1830.

L’anno dopo la Grande Colombia si dissolveva definitivamente. Il Sud America restava diviso in tanti stati separati, spesso in lotta aperta tra loro, lasciando lo spiraglio aperto ad altre guerre ed altre tragedie.

Monumento a Bolivar e San Martin

Storia: Honduras, qualche cenno interessante

Tegucigalpa! Riuscite a ripeterlo tre volte di seguito senza impappinarvi? Io neppure una volta sola ad essere sinceri. Questa città dal nome così esotico si trova nel bel mezzo dell’America Centrale ed è la capitale dello stato del Honduras. Il nome di questa città è di chiara derivazione indigena e pare voglia dire “colline d’argento”, anche se vi è un ampio dibattito su questa definizione dal momento che gli abitanti della zona non conoscevano la reale ricchezza del sito, furono gli Spagnoli ad accorgersene e ad approfittarne. La città venne fondata il 29 Settembre del 1578, praticante 442 anni fa, da dei coloni iberici, ma vi era già presente un insediamento indigeno. Storicamente l’Honduras è la patria originaria del popolo Maya, spostatosi poi più a nord in Messico e Guatemala! Venne esplorata sia da Colombo che da Vespucci. Ad ogni modo gli Spagnoli ne presero completo possesso nel 1537 e il loro dominio sulla regione durò sino al 1821.

La storia del ‘900 di paesi come questo è costellata da un susseguirsi di dittature, colpi di stato ed ingerenze statunitensi. L’influenza delle multinazionali della frutta sul piccolo paese e sui suoi politici raggiunse il picco nel 1974 quando venne coniato per la prima volta l’espressione “repubblica delle banane” proprio per riferirsi al piccolo stato. Nel 1982 la situazione politica del paese prese lentamente la strada della pacificazione e della democrazia, anche se nel 2009 ci fu un colpo di stato che per quattro mesi riportò il paese nel caos.

Nel piccolo stato la popolazione è prevalentemente di origine meticcia (90%), ma non mancano gli immigrati asiatici soprattutto cinesi (ormai sono ovunque) e diverse famiglie palestinesi di religione cristiana attive nell’imprenditoria e denominate “turcos” in tono evidentemente dispregiativo.

Purtroppo questo piccolo paese è considerato uno dei più pericolosi di tutta l’area centro-americana, con uno dei tassi d’omicidio volontario più alto del mondo. E di certo la sua economia non aiuta a migliorare la qualità della vita della popolazione dal momento che si tratta quasi principalmente di piantagioni in mano a multinazionali straniere. Non vengono neppure sfruttate le risorse del sottosuolo e la corruzione è una piaga evidente nel sistema del Honduras. Chiaramente buona parte delle importazione e delle esportazioni sono targate Stati Uniti.

Un altro paese povero che stenta a trovare la sua prosperità. Com’è che gli sfruttatori sono sempre gli stessi?

Sehnsucht: Hispaniola

Hispaniola è una delle Grandi Antille nel Mar dei Caraibi, famosa ai giorni nostri per essere divisa in due tra le nazioni di Haiti e di Santo Domingo. In questa isola  Cristoforo Colombo fondò il primo insediamento europeo sul nuovo continente  chiamato La Navidad in quanto fondata il giorno di Natale del 1492, questo primo nucleo abitativo venne però distrutto dagli abitanti dell’ isola una popolazione nota col nome di Taino.

Si stima che i Taino all’arrivo degli Europei fossero quasi 250.000, mentre già nel 1508 erano scesi a 60.000 unità sino a diventare poco più che 600 nel 1531 a causa dello sfruttamento e delle malattie arrivate dall’Europa. La scomparsa di questa popolazione come forza lavoro diede il via alla tratta degli schiavi dall’Africa sino all’isola, abitata tutt’ora per lo più dai discendenti degli schiavi.

Hisponiola fu in parte colonizzata dagli Spagnoli (la parte est) e in buona parte dai Francesi (la parte ovest, l’odierna Haiti  che i colonizzatori chiamavano Saint Domingue), questo perchè gli iberici preferirono impegnarsi maggiormente nella conquista del continente vero e proprio piuttosto che nelle isole dei Caraibi, nonostante a due passi ci fosse la maggiore della Grandi Antille, ossia Cuba. Sotto il controllo francese l’isola ebbe un grande sviluppo economico, dovuto verosimilmente allo sfruttamento indiscriminato degli schiavi, più che a meriti economici veri e propri. Nei primi anni del ‘800 quando le due odierne nazioni si resero indipendenti furono gli Haitiani ad avere il maggior controllo sull’isola, conquistando e governando anche i vicini per oltre vent’anni. Ad oggi Haiti risulta essere suo malgrado uno dei paesi meno sviluppati al mondo e il terremoto del 2010 non ha certo migliorato la situazione, mentre Santo Domingo resta una delle mete turistiche più gettonate.

Statua di Colombo a Santo Domingo

Storia: Amerigo Vespucci

Qualche sera fa, per una strana associazione di idee sono arrivato a leggere alcune cose su Amerigo Vespucci. Tutto è cominciato banalmente dalla mia passione per il calcio argentino e per il Boca Juniors di Buenos Aires… e dalla curiosità di sapere quale fosse il calendario della Copa Libertadores (la Champions del Sud America), da qui wikipedia mi ha fatto saltare prima sulla pagina di Simon Bolivar, poi su quella della Grande Colombia, di rimando su quella del Venezuela. E cosa ti vado a scoprire? Il nome Venezuela nasce proprio durante il primo viaggio di Vespucci in esplorazione del Sud America, arrivato nella baia di Maracaibo nota alcune palafitte degli indigeni sul mare e questo gli ricorda Venezia, per cui indica quel luogo come Venezuola (praticamente piccola Venezia) che in seguito verrà spagnolizzato in Venezuela. Tutto questo nel 1498, solo sei anni dopo il primo viaggio di Colombo.

Anche se Vespucci è stato reso ancor più famoso dalla sua intuizione che l’America fosse un continente a se stante e che non avesse nulla a che vedere con l’Asia tanto agognata da Colombo, qui si parla del 1501 e di un viaggio che porto il navigatore sino alla fredda Patagonia. Chiaramente non fu lui a decidere che il suo nome dovesse andare al continente (avrebbe peccato eccessivamente di autostima) bensì un cartografo tedesco su suggerimento di un poeta di nome Ringmann. A dimostrazione che il mondo a volte fa dei giri molto strani. Aggiungo anche che la prima mappa in cui compare il nome America è ancora esistente ed è datata 1507.

Ma non possiamo dimenticare che nel suo secondo viaggio (1499) individuò un sistema di quattro stelle indicanti il sud che gli furono utilissime per tracciare delle rotte e che oggi tutti noi chiamiamo “Croce del Sud”. Avremo comunque modo di tornare su questi argomenti, sul Sud America, sugli esploratori e su altri pionieri.

Croce del Sud

No, non lo stavo dimenticando: Vespucci veniva da Firenze, Italiano come molti degli esploratori e grandi navigatori di quei tempi.

Sehnsucht: Isole Cayman

Le Isole Cayman in quanto sono una “dipendenza d’oltremare” del Regno Unito, per cui hanno come capo di stato Sua Maestà Elisabetta II e sono amministrate da un governatore. Questo piccolo possedimento è composto da tre isole abitate da circa 60.000 persone ed è un “paradiso fiscale” famoso in tutto il mondo, ma a noi questo importa poco. Le Cayman vengono scoperte nel 1503 da Cristoforo Colombo, il quale rimane talmente colpito dalla presenza di tartarughe sulle isole da chiamarle Las Tortugas, ma questi simpatici animali marini non erano gli unici a popolare le acque intorno a queste isole: i coccodrilli marini erano molto diffusi e fu proprio da loro che derivò il nome Cayman in uso sin dal 1530.

Coccodrillo Marino

Le isole furono abitate principalmente da pirati per molti decenni, furono visitate anche da Sir Francis Drake e passarono sotto controllo britannico dopo la caduta della Giamaica in mano inglese nel 1655. Erano isole disabitate prima dell’arrivo degli Europei e coloro che vi si insediarono erano per la maggior parte soldati e veterani. La vita negli insediamenti non fu facile a causa delle frequenti scorrerie dei corsari spagnoli e delle continue scaramucce per il controllo delle acque intorno alla Giamaica e Cuba (a nord delle isole). E’ noto che il primo vero insediamento stabile nacque intorno al 1730, ma la prima assemblea legislativa fu solo del 1831: del resto le isole furono sempre molto legate alla Giamaica e di fatto controllate dal suo governatore. Nel 1962 la Giamaica ottenne l’indipendenza dal Regno Unito e a quel punto le isole Cayman cessarono qualsiasi rapporto amministrativo con l’isola e divennero una dipendenza diretta di Sua Maestà.

Superfluo dire che le Cayman sono un paradiso turistico con spiagge bianchissime, acqua azzurra e pace assoluta.