Tu lo dici #118

La «Guerra fredda» è finita. Però non si è conclusa con un raggiungimento di «pace», con degli accordi comprensibili e trasparenti sul rispetto delle regole e degli standard oppure sulle loro elaborazione. Par di capire che i cosiddetti vincitori della «Guerra fredda» abbiano deciso di «sfruttare» fino in fondo la situazione per ritagliare il mondo intero a misura dei propri interessi.

(Putin V.)

Pensieri della sera #14

La società civile non esiste, non mai esistita e mai esisterà. E’ un mito costruito ad arte per tenere gli schiavi sottomessi. E gli schiavi gongolano perché tramite essa vedono le catene degli altri ignorando le proprie.

L’uomo non è libero, se non nella misura della gabbia in cui è stato messo. La tecnologia è la moderna nocciolina, lanciata dagli spettatori di antiche terre remote. Una scimmia oltre le scimmie. La vera scimmia.

Negli abissi la risposta alle domande che nessuno osa fare, alle domande che nessuno è in grado di capire, alle domande che i saggi hanno dimenticato e gli sciocchi rinnegato. Noccioline e sussurri.

Lemuria Dixit: Il tramonto dell’Occidente

Oswald Spengler. Filosofo, storico, visionario, pioniere. In soli 56 anni di vita è riuscito a cogliere non solo l’essenza decadente della sua epoca, ma anche di quella immediatamente successiva (i tempi nostri, per intenderci). Lo ricordiamo principalmente per la sua opera massima “Der Untergang des Abendlandes. Umrisse einer Morphologie der Weltgeschichte“(Il tramonto dell’Occidente). Le tesi di Spengler sono semplici e non richiedono particolari fondamenti di filosofia per essere capite, non parla un linguaggio per pochi eletti, ma esprime concetti che allora parevano visionari, ma che oggi sono tristemente attuali.

L’uscita del primo volume è datata 1918, il secondo volume uscì solo nel 1922.

L’analisi di Spengler parte dal presupposto che ogni civiltà della storia abbia attraversato un normale ciclo vitale di nascita, crescita, maturità ed infine decadenza, come un qualsiasi organismo vivente. In lui è molto forte il rifiuto per la modernità e per il materialismo della società Europea del suo tempo, così come dimostra un certo sospetto nei confronti delle nuove forme politiche di quegli anni anche se più nei conforti della democrazia che del socialismo. La sua preoccupazione riguarda principalmente la caduta dei valori spirituali dell’Occidente, senza i quali il futuro dell’ Europa sarebbe stato preda di politiche insensate e sarebbe giunto all’auto-annientamento. Inutile dire che già a suo tempo egli venne profondamente criticato per le sue tesi, ma vale la pena affrontare ed approfondire la natura del suo lavoro, partendo magari da una citazione alquanto stimolante tratta dalla sua opera:

“Di tali tramonti, quello dai tratti più distinti, il «tramonto del mondo antico», lo abbiamo dinanzi agli occhi, mentre già oggi cominciamo a sentire in noi e intorno a noi i primi sintomi di un fenomeno del tutto simile quanto a decorso e a durata, il quale si manifesterà nei primi secoli del prossimo millennio, il «tramonto dell’Occidente.”

In un epoca di materialismo, di profonda crisi, di mancanza di spiritualismo varrebbe la pena rileggere Spengler e poi andarsi a leggere la lista dei suoi detrattori, scoprendo nome per nome alcuni pilastri su cui abbiamo costruito il nostro Occidente moderno, oggi così in crisi, oggi così fragile.

Pensieri della sera #3

Che cos’è che porta gli esseri umani a doversi per forza esprimere di fronte a dei cartelli in vetrina? E’ così importante all’interno della nostra vita?

E’ un modo per esasperare la pantomima delle opinioni personali o si tratta di una forma complessa di onanismo?

Viene fatto ad alta voce, forse si tratta di un profondo grido di dolore nel deserto delle nostre vite. Un doloroso dissenso di quello che vediamo, ma che non riusciamo a modificare.

Storia: 40 acri e un mulo

Immaginiamo un paese giovane e in forte espansione, un paese che viaggia a quattro velocità diverse. A nord si trovano le maggiori enclavi industriali dove vengono impiegati i lavoratori provenienti dall’Europa, uomini liberi approdati lì in cerca di fortuna o anche solo di un lavoro sicuro. A ovest ci sono territori sconfinati che i pionieri stanno cercando di sottrarre con la forza e con l’inganno ai legittimi proprietari indiani. A sud ci sono le grandi proprietà agricole che funzionano unicamente grazie all’impiego di schiavi arrivati dall’Africa, manodopera a costo zero. Poi ci sono gli indiani, di cui non frega niente a nessuno, considerati ladri e straccioni da poter rinchiudere in stretti lembi di terra, mentre tutto intorno a loro viene stravolta la terra. Questi sono gli Stati Uniti a metà del ‘800.

Alla fine 1860 venne eletto presidente della repubblica Lincoln (che si sarebbe insediato a marzo 1861), un Repubblicano del nord molto vicino agli interessi degli industriali e moderatamente antischiavista. Per gli stati del sud la sua elezione rappresentava un serio problema in quanto avrebbe accelerato il processo di abolizione della schiavitù a livello federale, costringendo di fatto i proprietari terrieri del sud a liberare tutta la manodopera e a doverla pagare… senza considerare quanta di questa manodopera si sarebbe trasferita nelle città industriali a nord. Quest’ultima considerazione era la viva speranza degli industriali del nord: un ex schiavo avrebbe lavorato di sicuro ad un salario minore di un immigrato europeo. Fu così che nacque la Confederazione Sudista e che nel giro di pochi mesi scoppiò la Guerra di Secessione (1861-1865). La storia la conosciamo tutti, anche se il più delle volte è stata riportata in maniera molto romanzata in classica salsa americana “buoni-contro-cattivi” con un pizzico di “liberiamo-gli-oppressi” e due cucchiai di “esportiamo-democrazia”. Spiegazioni semplicistiche della guerra che possono andare bene per gli amanti di libri come “La capanna dello zio Tom” del 1852.

Durante le fasi finali della guerra accadde un fatto singolare. Tutti voi avrete visto il film “Via col vento”, giusto? Bene in quel film viene illustrato l’assedio di Atlanta da parte di un generale unionista di nome Sherman. Quell’assedio era parte integrante di una campagna militare di fondamentale importanza condotta da questo generale e giunta al successo proprio all’inizio del 1865. Il 16 gennaio di quell’anno il generale emise ordine speciale (Special Field Orders, No. 15) da applicare alle famiglie nere di schiavi liberati dall’esercito nei territori della Georgia, Sud Carolina e Florida. In quel documento si attribuiva un risarcimento da pagare agli ex schiavi consistente in 40 acri di terra e un mulo per poterli arare; queste terre dovevano essere confiscate ai precedenti proprietari terrieri sudisti. Di fatto nel giro di sei mesi 10.000 famiglie usufruirono di questo atto per potersi insediare sulla terra confiscata e per ricominciare una nuova vita.

Il presidente Lincoln venne ucciso il 15 aprile del del 1865 a guerra appena finita (era passata neanche una settimana). Il suo successore fu il Democratico Johnson, scelto a suo tempo come vice-presidente da Lincoln poichè era l’unico politico proveniente da uno stato confederato che non aveva abbandonato il parlamento unionista, veniva infatti dal Tennessee. Egli cercò di attuare una politica di pacificazione col sud, ma ben presto dovette scontrarsi con la maggioranza del parlamento composta da Repubblicani radicali, per questo fu costretto ad una serie di atti elaborati controvoglia volti in parte a punire il sud del paese (lasciando così aperte ferite ancora oggi visibili) e a mantenere fruibile la manodopera nera in favore degli industriali del nord.

Fu così che dopo appena sei mesi le terre appena concesse ai neri vennero confiscate dal governo per poi essere restituite ai precedenti proprietari. Questo fatto causò un forte malcontento nella popolazione nera degli stati del sud, moltissime famiglie videro come unica speranza per una vita migliore la migrazione verso le grandi città industrializzate del nord… dove gli stessi industriali che avevano appoggiato Lincoln li aspettavano a braccia (fabbriche) aperte. Ah… il sogno americano.

Scena memorabile di “Via col vento”

Tu lo dici #16

Bisogna pensare a modelli diversi di società rispetto al capitalismo. Non è accettabile che nel XXI secolo alcuni paesi e multinazionali continuino a provocare l’umanità e cerchino di conquistare l’egemonia sul pianeta. Sono arrivato alla conclusione che il capitalismo è il peggior nemico dell’umanità perché crea egoismo, individualismo, guerre mentre è interesse dell’umanità lottare per cambiare la situazione sociale ed ecologica del mondo. 

(Morales E.)