Film: Indocina (1992, Régis Wargnier)

Nella storia del colonialismo europeo si può osservare uno strano fenomeno, ogni paese colonizzatore ha mantenuto nel suo immaginario collettivo un legame “sentimentale” con almeno una delle sue ex colonie, non riuscendo quasi a superare l’ idea che le due entità statali ormai siano separate e che i loro destini siano indipendenti gli uni dagli altri. Resta una forte traccia quasi romantica che a livello culturale trova sfogo spesso e volentieri nella produzione di film storici in costume, ma anche di film ambientati ai giorni nostri. Prendendo per esempio l’ Inghilterra risulta evidente ancora oggi il forte legame passionale con l’ India… se pensiamo all’Italia come non pensare subito all’Eritrea, oppure all’Angola per il Portogallo, sino ad arrivare alla Francia e alle sue tormentate storie con l’ Algeria e l’ Indocina francese (oggi Laos, Vietnam e Cambogia).

catherine-deneuve-indochine
Catherine Deneuve e Linh Đan Phạm, le due protagoniste femminili

Indocina, film ovviamente francese, si svolge appunto nell’omonima colonia tra gli anni ’20 e gli anni ’50, ripercorrendo così gli ultimi anni di dominio coloniale prima della divisione della nascita dei due Vietnam. In realtà il contesto storico fa da sfondo a due storie d’amore molto diverse tra loro, accomunate da una disperazione di fondo e dall’impossibilità di giungere ad una conclusione felice… un pò come la storia d’amore tra la Francia e l’ Indocina.

Due cose colpiscono del film. La prima è l’ impatto visivo dell’Indocina che appare sempre come un mondo incantato, con paesaggi di una bellezza commovente. La seconda è l’immagine impotente e sempre in balia della corrente che si respira intorno alla Francia ed ai suoi coloni… quasi che fosse l’Indocina ad aver colonizzato e dominato la Francia e non viceversa.

Assolutamente da vedere.

Vincent Perez Indocina
INDOCHINE, Vincent Perez, 1992. ©Sony Pictures Classics

“Forse la giovinezza non è altro che credere che il mondo sia fatto di cose inseparabili: gli uomini e le donne, le montagne e le pianure, gli esseri umani e gli dèi, l’Indocina e la Francia.” 

Annunci

Lemuria Dixit: Nāga

Il mondo antico e della mitologia è popolato da creature misteriose e da interi popoli le cui caratteristiche psico-fisiche non sono assimilabili a quelle dell’umanità moderna. Intere leggende narrano di esseri dal corpo per metà umano e per metà di animale, di esseri in grado di mutare forma a piacimento, di razze antiche scomparse dopo intensi e drammatici eventi. Alcune di queste razze ritornano ciclicamente nei racconti umani, rinnovando la leggenda ed aggiornandola ai tempi nostri. Talvolta il mito non muore e perpetua i suoi frutti nei sotterranei del complottismo più ridicolo e talvolta negli alti piani dell’occultismo. Tra le creature più ricorrenti nella storia dell’uomo troviamo gli Uomini Serpente, una razza con caratteristiche semidivine che compare più volte nelle mitologie di popoli della terra distanti tra loro. Senza stare ad analizzare l’attuale dissertazione su Nuovi Ordini Mondiali, Uomini Rettile che governano il mondo e similari… volevo soffermarmi semplicemente sulla rappresentazione asiatica di questo antica e potente razza: i nāga.

I nāga sono creature che vivono in un misterioso, quanto ricco, regno sotterraneo. Hanno la capacità di assumere sia la piena forma umana che la piena forma serpentina e sono associati in genere all’acqua e a tutti gli eventi (positivi e negativi) ad essa correlati. Per accedere alle misteriose città dei nāga si dovrebbe cercare sul fondo dei laghi o dei fiumi più profondi. Sono esseri positivi tranne per coloro che danneggiano deliberatamente l’ambiente. In tutto il mondo asiatico compaiono quindi in associazione al concetto di fertilità, al ciclo di piogge che favorisce abbondanti raccolte, ma anche alle tremende alluvioni di alcuni grandi fiumi.

Burmese_Naga,_Galone,_and_Bilu
Creature mitiche in una rappresentazione Birmana, il primo a sinistra è un Nāga

I nāga talvolta si mischiano agli esseri umani e si riproducono con loro, si narra ad esempio che una principessa dei nāga si sposò con il primo re dell’antica Cambogia, dalla loro unione sarebbe nato il popolo cambogiano. Secondo questa leggenda questo popolo di serpenti abitava una vasta area dell’Oceano pacifico. Se analizziamo leggende similari dell’area asiatico-pacifica si giunge ad associare gli uomini serpente al mitico continente di Mu, un continente perduto nel più classico stile atlantideo. Ma di questo parleremo poi un’altra volta. In ogni caso su molti templi della regione sono rappresentati i nāga, vedasi le interessanti statue del tempio di Angkor Wat che rappresentano nāga a 7 teste (1 per ogni razza della loro società).

nagakanya5
Nāga Kanya

Un’altra leggenda, comune ai nāga e al continente perduto di Mu riguarda il segreto dell’elisir di lunga vita. La leggenda narra che questi mitici esseri rubarono una coppa di pura vita agli dei, mentre questi erano intenti a distribuirla alle creature del mondo. Le divinità recuperarono la coppa, ma una parte del suo contenuto cadde a terra. I nāga si misero a leccare il terreno per bere la pura vita e così facendo si tagliarono la lingua, che rimase per sempre biforcuta.

La visione tutto sommato pacifica, positiva e naturalistica, dei nāga contrasta enormemente con l’immagine quasi terrorizzante dei malvagi uomini serpente che vorrebbero controllare il mondo.