Storia: Maggio 1917

Il Generale Nivelle

Il 9 Maggio 1917 terminava l’Offensiva Nivelle sul fronte occidentale, secondo le aspettative dei generali che l’avevano progettata la perdita di un massimo di 10.000 soldati avrebbe portato a conquiste territoriali significative. La realtà dei fatti fu tragicamente diversa. Le perdite francesi superarono le 180.000 unità e le conquiste a fronte della conquista di posizioni per lo più irrilevanti. L’intera macchina da guerra francese era al collasso e diventarono sempre più numerosi i casi di ammutinamento. Dall’inizio del conflitto erano caduti sui vari campi di battaglia 978.000 soldati francesi (conteggio che ovviamente esclude i caduti francesi di provenienza coloniale). Interi reggimenti cominciarono a rifiutarsi di combattere, coadiuvati anche dalla propaganda socialista che riportava le notizie della situazione in Russia. A partire dalla conclusione dell’Offensiva Nivelle vennero costituite diverse corti marziali (almeno 3.400) con l’obiettivo di giudicare e condannare gli ammutinati. Il tutto avveniva senza che l’opinione pubblica ne venisse informata.

Provvidenzialmente il 15 Maggio 1917 Nivelle venne rimpiazzato da Pétain al comando dell’esercito francese… provvidenzialmente perché la sua linea nei confronti dei soldati fu decisamente mite e ben più accorta del suo predecessore: aumentò le licenze e migliorò il sistema della rotazione delle truppe in prima linea, inoltre limitò fortemente il numero di offensive nell’attesa dell’arrivo delle truppe degli Stati Uniti. Secondo stime ufficiali si contarono 2.878 sentenze a lavori forzati e 629 condanne a morte (di cui solo 43 realmente eseguite). Il polso tenero voluto da Pétain lo rese popolare tra i soldati, ma parimenti impopolare tra gli altri generali ed alcuni uomini politici.

Gli Stati Uniti dal conto loro si preparavano a raggiungere i campi di battaglia europei e il 18 Maggio 1917 venne emanato il provvedimento di coscrizione militare (Selective Service Act). L’idea iniziale del presidente Wilson era di inviare un massiccio corpo volontario in Europa, ma dopo tre settimane dall’entrate in guerra i volontari che si erano arruolati non superavano le 32.000 unità, a fronte di questo insuccesso venne emanato l’atto di cui sopra.

Sul fronte macedone il 9 Maggio 1917 terminò la Battaglia di Doiran e in contemporanea si svolse la Battaglia dell’ansa del Crna (5 – 9 Maggio 1917) nella quale i Bulgari respinsero le truppe congiunte di Francia, Italia e Russia. La Bulgaria non intendeva cedere il passo agli Alleati. Sul fronte Macedone tra il 1916 e il 1918 l’Italia ebbe oltre 52.000 perdite.

Nel tentativo di spezzare il fronte e raggiungere così Trieste il 12 Maggio 1917 iniziò la Decima Battaglia dell’Isonzo. La prima fase del piano prevedeva un bombardamento rilevante su tutto il fronte, finalizzato a non far capire agli Austriaci dove si sarebbe concentrato l’attacco principale. Finito il bombardamento l’attacco (seconda fase) sarebbe cominciato nel settore di Plava (oggi Slovenia) e di Gorizia. A seguire (terza fase) ci sarebbe stato l’attacco dal settore del fiume Vipacco a scendere verso il mare e quindi verso Trieste. Il bombardamento cominciò il 12 Maggio e fini due giorni dopo, a quel punto la fanteria cominciò ad avanzare. Il 21 Maggio infine si entrò nella terza fase con le offensive carsiche. Al 29 Maggio 1917 l’avanzata si arrestò definitivamente, su entrambe le direttrici dei combattimenti si erano registrati buoni avanzamenti, ma non tali da liberare Trieste. Pochi giorni dopo, il 3 Giugno 1917, gli Austriaci lanciarono un pesante contrattacco che sortì pochi effetti nel settore del Carso, ma che vanificò tutte le conquiste dei giorni precedenti nell’altro settore. L’Italia soffrì 160.000 perdite, di cui 36.000 morti, mentre l’Austria-Ungheria ebbe 125.000 perdite, di cui 17.000 morti.

Miklós Horthy ferito

Nella notte tra il 14 e il 15 Maggio 1917 navi della marina austriaca (k.u.k. kriegsmarine) al comando di Miklós Horthy (poi a capo dell’Ungheria durante la Seconda Guerra Mondiale) tentò di forzare il blocco del canale di Otranto per aprire la strada agli U-boot, nell’ottica di una più ampia guerra navale nel Mediterraneo. A fronteggiare questo tentativo c’era una flotta congiunta italo-franco-britannica al comando di Alfredo Acton. L’azione di Horthy (che rimase seriamente ferito) ebbe successo e di conseguenza gli Alleati dovettero ripensare in maniera consistente il blocco navale nel canale. La marina da guerra austriaca non sfruttò questa vittoria come avrebbe dovuto, per cui il suo impatto nel proseguimento della guerra fu quasi nullo.

Storia: Aprile 1917

Sul fronte orientale l’alto comando tedesco seguiva con ottimismo le notizie della Rivoluzione che stava investendo la Russia; se l’immensa orda umana che avevano difronte si fosse riversata a ritroso nelle immense pianure desolate sarebbe stata un’ottima occasione per strappare al nemico vaste porzioni di territorio quasi senza colpo ferire. A rovinare l’atmosfera euforica di Berlino c’era il progressivo deteriorasi dei rapporti con gli Stati Uniti che parevano giunti ad un binario morto.

Il 5 Aprile 1917 le truppe tedesche conclusero il massiccio ripiegamento, cominciato a Febbraio dello stesso anno, verso la “Linea Hindenburg”. Abbandonando diversi chilometri di terreno venne accorciata sensibilmente la linea difensiva, era chiara l’intenzione dei comandi tedeschi di giocare sulla difensiva per poter preparare con calma una massiccia offensiva magari dirottando su questo fronte truppe provenienti dal settore orientale. Il comando alleato aveva invece deciso di lanciare la sua offensiva primaverile nel tentativo di rispedire le truppe nemiche entro il territorio tedesco e costringere il Kaiser alla pace. L’Offensiva Nivelle cominciò ufficialmente il 16 Aprile 1917, ma già alcuni giorni prima erano iniziati aspri scontri collegati all’offensiva principale.

Il 9 Aprile 1917 iniziò la Battaglia di Arras, condotta dalle forze britanniche e quelle dei loro dominion; durante l’intera battaglia si sfidarono nei cieli le forze dell’aviazione britannica e tedesca, che nel settore poteva annoverare il famoso “Barone Rosso” Manfred von Richthofen. Le perdite dell’aviazione britannica furono talmente alte che l’Aprile 1917 venne ribattezzato “Bloody April” (Aprile di sangue). Nel contesto di questa grande battaglia vale la pena ricordare la Battaglia del crinale di Vimy (9 – 12 Aprile 1917) combattuta, con successo, principalmente dai soldati Canadesi.

Nel settore sud erano i Francesi a dover condurre le danze. Il 16 Aprile 1917 si scatenò la Seconda Battaglia dell’Aisne, nel vano tentativo di riconquistare Reims… ma l’intera azione si risolse in un sanguinoso nulla di fatto. Tra il 17 e il 20 Aprile 1917 si combatté la Terza Battaglia della Champagne (o Battaglia delle Colline) che ebbe invece esito positivo, pur con una sproporzione enorme nelle perdite dei due schieramenti. Le oltre 20.000 perdite subite dai Francesi cominciarono a minare seriamente il morale delle truppe e cominciarono i primi episodi di ammutinamento nei reparti in blu.

Il 22 Aprile 1917 sul fronte dei Balcani i Bulgari respinsero un’offensiva britannica nella Battaglia Doiran, mentre negli stessi giorni (19 Aprile 1917) gli Ottomani bloccarono le forze di Sua Maestà nella Seconda Battaglia di Gaza.

Eppure qualcosa di estremamente importante era già avvenuto. Il 6 Aprile 1917 gli Stati Uniti avevano dichiarato guerra alla Germania, seguiti il giorno dopo da Panama e Cuba. Per la prima volta gli Yankees intervenivano attivamente in uno scenario non Americano, muovendo da un lato il loro imponente, anche se impreparato, apparato militare dall’altro mobilitando un’enorme macchina propagandistica per pubblicizzare la loro prima grande guerra internazionale per portate la democrazia.  Il 6 Aprile 1917 di fatto può essere assunta come la data di inizio dell’Impero Americano.

Storia: Settembre 1916

Battaglia di Turtucaia

Gli scontri nei Balcani continuavano senza sosta. Il primo risultato dell’entrata in guerra della Romania fu l’assedio della fortezza rumena di Turtucaia, ad opera di un contingente misto tedesco-ottomano-bulgaro, durato dal 2 al 6 Settembre 1916 con conseguente resa delle truppe di Bucarest. Era iniziata la Campagna di Romania. A comandare le truppe tedesche durante l’assedio c’era August von Mackensen. Da un lato gli Imperi Centrali facevano di tutto per far rimpiangere alla Romania l’infausta idea di prendere parte al conflitto, dall’altra gli Alleati cercavano di farsi strada da sud per sferrare un colpo mortale principalmente ai Bulgari. Il 12 Settembre 1916 cominciò l’offensiva di Monastir (conclusasi a Dicembre dello stesso anno) a cui presero parte congiuntamente Inglesi, Francesi, Russi, Italiani e Serbi; alla fine la città di Monastir venne presa, ma non si ebbero altri rilevanti progressi nel settore… i Bulgari reggevano bene l’urto.

I Rumeni invece avevano sempre più problemi e a partire dal 18 Settembre 1916 cominciarono ad essere ricacciati verso le posizioni di partenza… segnale di una catastrofe imminente. Tra il 17 e il 19 Settembre 1916 si consumò la Prima Battaglia di Cobadin (nel sud della Romania) dove le truppe rumene e quelle russe riuscirono a porre un fermo temporaneo (a Ottobre 1916, sarebbe ricominciato l’attacco) all’offensiva bulgaro/tedesca/turca in quell’area (la Dobrugia). Il comandante rumeno, generale Alexandru Averescu, cercò di sferrare un decisivo attacco contro le basi di partenza delle truppe nemiche nel territorio bulgaro… la conseguente Offensiva di Flămânda (29 Settembre 1916 – 5 Ottobre 1916) si risolse però in un nulla di fatto grazie anche al pessimo tempo atmosferico che danneggiò il fondamentale ponte di barche posto sul Danubio dai soldati di Bucarest. I Rumeni rientrarono nel loro territorio anche perché da nord era sempre più pressante la minaccia austro-ungarica dalla Transilvania.

Sul fronte occidentale, nel settore della Somme, il 15 Settembre 1916 fece per la prima volta la comparsa un’arma che avrebbe cambiato per sempre il modo di concepire ed interpretare la guerra: il carro armato. Nella Battaglia di Flers-Courcelette vennero impiegati i primi 50 carri Mark I, anche se con modesti risultati. Di questi 50 infatti solo 32 riuscirono a partire all’attacco (gli altri restarono fermi per guasti meccanici)… dei 32 la metà rimase bloccata da guasti o dentro delle buche in mezzo alla terra di nessuno, mentre un altra decina si dimostrò estremamente lenta… in poche parole solo 5/6 carri furono realmente efficaci, incutendo un discreto terrore nelle truppe tedesche che non avevano mai visto nulla di simile.

Nel frattempo sul fronte italiano falliva miseramente l’offensiva italiana della Settima Battaglia dell’Isonzo principalmente a causa del maltempo. Lo scontro durò brevemente dal 14 al 18 Settembre 1916.

Il 4 Settembre 1916 cadeva Dar er Salam (in Tanzania) capitale dell’Africa Orientale Tedesca nelle mani degli Inglesi, Il comandante tedesco si ritirò nell’interno della colonia dove continuò una intensa guerra contro gli Alleati, che durò fino alla fine delle ostilità nel 1918, restando per lo più imbattuto ed entrando nella leggenda dei grandi comandanti coloniali, il suo nome era Paul Emil von Lettow-Vorbeck.

Paul Emil von Lettow-Vorbeck

Storia: Agosto 1916

Il 28 Luglio 1914 iniziava la Prima Guerra Mondiale. Iniziava nella tormentata terra dei Balcani. Due anni dopo la guerra continuava senza sosta presentando un conto sempre più caro in termini di vite umane. Nel frattempo la guerra si era allargata ad ogni fronte possibile immaginabile, ma due anni dopo i Balcani erano pronti a tornare protagonisti degli eventi bellici. La Romania aveva deciso di schierarsi con le potenze alleate contro gli Imperi Centrali e questa scelta avrebbe incendiato ancora una volta l’intera regione. La Bulgaria, che già aveva capito qualcosa, cominciò ad assumere un atteggiamento aggressivo nei confronti della neutrale Grecia, il cui re Costantino I in realtà era favorevole agli Imperi Centrali. La Grecia però ruotava troppo nell’ottica della Gran Bretagna e della Francia e poteva rappresentare un pericoloso punto di partenza di una poderosa campagna alleata verso nord.

Truppe Rumene 1916

Sul fronte della Macedonia tra  il 9 e il 18 Agosto 1916 si combatté la prima Battaglia di Doiran che vide trionfare le truppe di Sofia. Nel frattempo la Romania si stava accordando per entrare in guerra al fianco della Francia e della Gran Bretagna, con la promessa di ottenere a fine guerra la Transilvania, il Maramureș, la Crișana, il Banato (in mano al Regno di Ungheria, ma abitate principalmente da Rumeni) e la Bucovina. Gli accordi vennero firmati il 17 Agosto 1916 con il Trattato di Bucarest. Il 18 Agosto 1916, dopo la Battaglia dello Struma, le truppe bulgare invasero la Tracia e la occuparono tutta entro il 23 dello stesso mese. La reazione dell’opinione pubblica greca fu enorme e alla fine le truppe di stanza a Salonicco diedero il via ad una ribellione che in poche ore portò alla formazione di un nuovo governo provvisorio vicino agli interessi di Londra. Infine il 27 Agosto 1916 la Romania dichiarò guerra all’Austria-Ungheria e cominciò ad invadere il lato ungherese della Transilvania. La reazione a catena non si fece attendere: il 28 Agosto 1916 la Germania dichiarò guerra alla Romania, seguita il 30 Agosto 1916 dall’Impero Ottomano e il 1 Settembre 1916 dalla Bulgaria.

La Campagna di Anatolia tra Russi e Ottomani continuava ad infiammare le remote regioni vicine al Caucaso e l’ennesimo contro, la Battaglia di Bitlis del 25 Agosto 1916, vide i Russi ormai vittoriosi nonostante la strenue resistenza ottomana. Insieme alle truppe russe combatterono diversi gruppi di volontari armeni. Le truppe ottomane subivano ripetute sconfitte sia su questo fronte che su quello egiziano dove le truppe Inglesi si imposero nella Battaglia di Romani, del 3 Agosto 1916, nel Sinai.

L’estate del 1916 vedeva una fervente attività bellica su tutti i fronti. A occidente imperversavano i mattatoi di Verdun e della Somme, con i Francesi impegnati in una serie di contrattacchi a partire dal 4 Agosto 1916 nel tentativo di recuperare porzioni di terra perdute durante le offensive germaniche.

Sul fronte italiano le truppe austriache vennero sconfitte nella sesta Battaglia dell’Isonzo (4-17 Agosto 1916). Gli Italiani, seppur con gravissime perdite, riuscirono a conquistare Gorizia, ma si dimostrarono impreparati ad affrontare con prontezza gli attacchi coi gas. Il 27 Agosto 1916 l’Italia dichiarò guerra alla Germania, mentre due giorni dopo ci fu un cambio ai vertici dell’esercito tedesco con il generale von Falkenhayn che venne sostituito da von Hindenburg (che poi sarebbe stato l’ultimo presidente della Repubblica di Weimar durante l’ascesa di Hitler).

Gorizia 1916

Storia: Novembre 1915

L’entrata in guerra della Bulgaria spostò momentaneamente le sorti in favore degli Imperi Centrali su tutto il fronte balcanico, questo nonostante la forte mobilitazioni da parte di tutte le potenze Alleate.

Soldati bulgari sul fronte macedone

L’attacco italiano durò sino al 4 Novembre e riprese con la Quarta Battaglia dell’Isonzo tra il 10 Novembre e il 5 Dicembre 1915, senza però raggiungere mai obiettivi significanti. Nel frattempo anche l’esercito francese, sbarcato a Salonicco, impegnava militarmente l’esercito bulgaro con risultati tutt’altro che incoraggianti… al punto di doversi ritirare già a partire dal 21 Novembre 1915. I Bulgari dal canto loro continuavano a stordire i Serbi con offensive incalzanti, sconfiggendoli il 9 Novembre 1915 nella Battaglia della Morava e il 15 Novembre 1915  nella Battaglia della Ovche Pole.

Sul fronte occidentale e su quello orientale la situazione restava statica.

Sul fronte della Mesopotamia le truppe Ottomane resistevano a quelle Inglesi nella Battaglia di Ctesifonte svoltasi tra il 22 e il 25 Novembre nel tentativo britannico di raggiungere al più presto Baghdad.

Storia: Ottobre 1915

Il mese di Ottobre del 1915 vide come protagonista bellica la Bulgaria. La sua alleanza con la Germania portò un nuovo assetto sullo scacchiere balcanico e determinò un atteggiamento più aggressivo da parte delle forze Austriache, sempre più determinate a conquistare il piccolo stato. Il 7 Ottobre 1915 partì la quarta invasione della Serbia ad opera di Vienna e con l’appoggio delle forze tedesche riuscirono ad entrare a Belgrado già il 9 Ottobre. La Bulgaria decise quindi di attaccare da est per dare il colpo di grazia al nemico, per questo motivo il 14 ottobre venne presentata la formale dichiarazione di guerra alla quale ovviamente risposero anche le altre nazioni Alleate.

Il 15 Ottobre 1915 l’Inghilterra e il Montenegro dichiararono guerra alla Bulgaria e il 16 Ottobre 1915 la Francia fece lo stesso passo. Abbiamo già visto come le truppe Alleate fossero già sbarcate preventivamente in territorio greco proprio per intervenire in estremo soccorso della Serbia. La guerra nei Balcani era solo momentaneamente favorevole agli Imperi Centrali.

Il 18 Ottobre 1915 le truppe italiane iniziarono la Terza Battaglia dell’Isonzo (l’attacco sarebbe durato sino al 4 Novembre) per cercare di distrarre gli Austriaci distogliendoli dal fronte serbo e il giorno successivo, congiuntamente alla Russia, l’Italia dichiarò guerra alla Bulgaria.

Storia: Settembre 1915

Il settembre 1915 cominciò con una pessima notizia per le forze degli Alleati: il Regno di Bulgaria siglò un trattato di alleanza con la Germania il giorno 6, questo non poteva che avere ripercussioni negative sull’instabile fronte dei Balcani. Questo fu uno dei motivi per cui i Francesi e gli Inglesi cominciarono ad interessarsi più da vicino a quel settore. Di fatto la Serbia era circondata su tre lati (anche se restava esclusa dalla contesa la Romania). Iniziò una rapida manovra per portare aiuto alla Serbia. Le truppe Alleate sbarcarono a Salonicco in Grecia, in quel momento neutrale, puntando a condurre una campagna di conquiste in Macedonia per cercare di arrivare il prima possibile in Serbia. A questa offensiva parteciparono anche forze militari italiane. Lo sbarco avvenne il 22 Settembre 1915, ma la campagna durò sino alla fine della guerra, assumendo i tratti tipici degli altri fronti europei.

Sul fronte orientale la situazione non era delle migliori per i Russi. Già il giorno 8 Settembre 1915 lo Zar aveva rimosso il comandante in capo dell’esercito per i pessimi risultati conseguiti nel corso degli ultimi mesi di guerra. La direzione passò nelle mani dello stesso Zar, che però di lì a pochi giorni registrò l’ennesima grande delusione militare con la perdita della città di Vilnius ad opera dei Tedeschi. La situazione sul fronte orientale sembrava compromessa e questo avrebbe iniziato a minare il morale dell’intero popolo russo… con effetti sempre più evidenti a partire dal 1916.

Soldati Inglesi in azione a Loos

Sul fronte occidentale continuò l’inesorabile scontro senza apparenti risultati tra le forze in campo, come nel caso della Terza Battaglia di Artois combattuta tra il 15 Settembre e il 4 Novembre 1915 (oltre 160.000 perdite complessive) o della Seconda Battaglia dello Champagne combattuta tra il 25 Settembre e il 6 Novembre 1915 (quasi 250.000 perdite complessive) o della Battaglia di Loos combattuta tra il 25 Settembre e il 19 Ottobre 1915 (con il primo impiego dei gas tossici da parte degli Inglesi e oltre 75.000 perdite complessive). A Loos tra gli altri morì anche John Kipling figlio del noto scrittore Rudyard.

John Kipling
John Kipling

“Have you news of my boy Jack?”
Not this tide.
“When d’you think that he’ll come back?”
Not with this wind blowing, and this tide.

“Has any one else had word of him?”
Not this tide.
For what is sunk will hardly swim,
Not with this wind blowing, and this tide.

“Oh, dear, what comfort can I find?”
None this tide,
Nor any tide,
Except he did not shame his kind —
Not even with that wind blowing, and that tide.

Then hold your head up all the more,
This tide,
And every tide;
Because he was the son you bore,
And gave to that wind blowing and that tide!

(Rudyard Kipling, 1916)

Storia: Seconda Guerra Balcanica (1913)

In precedenza abbiamo parlato della delicata situazione dei Balcani all’inizio del ‘900 e della situazione esplosiva che portò alla Prima guerra balcanica, tutti eventi da inserire a pieno titolo tra le avvisaglie della Prima Guerra Mondiale che sarebbe scoppiata nel 1914. La guerra nei Balcani del 1912-13 si era conclusa con una sconfitta ed un ridimensionamento dell’Impero Ottomano, il quale aveva perso la quasi totalità dei suoi rimanenti territori europei. Tra i vincitori serpeggiava però del malcontento, ad essere insoddisfatta era principalmente la Bulgaria che rivendicava i territori della Macedonia finiti sotto il controllo della Serbia.

La Bulgaria attaccò i suoi ex alleati (Grecia, Montenegro e Serbia) il 29 Giugno 1913 ad un mese dalla fine della precedente guerra. Le tre nazioni resistettero però agli attacchi delle truppe dello Zar Ferdinando I. In uno scenario così incerto ed esplosivo era inevitabile che altri paesi interessati all’area si inserissero nella disputa, fu così che la Romania e l’Impero Ottomano intervennero al fianco di Grecia, Montenegro e Serbia, facendo pendere l’ago della bilancia in favore della coalizione. Gli Ottomani riconquistarono immediatamente Adrianopoli, persa nel corso del precedente conflitto. I Rumeni invece con rapide manovre attraversarono il Danubio puntando direttamente sulla capitale del Regno di Bulgaria: Sofia.

bulgarian defeated by greece
Truppe Greche vittoriose sui Bulgari a Kavala

Il 10 Agosto 1913 il conflitto terminò con la sconfitta della Bulgaria. Una pace venne siglata a Bucarest tra le varie potenze, una pace velleitaria destinata a disperdersi nel mare di sangue della Grande Guerra. La Serbia ottenne l’annessione di tutta la Macedonia eccetto le porzioni rimaste alla Grecia, per cui la Bulgaria non controllava più nessun lembo di quella terra (le truppe di Sofia durante la Prima Guerra Mondiale combatteranno infatti insieme ad Austro-Ungarici e Tedeschi contro i Rumeni ed i Serbi). Il Montenegro ottenne alcuni lembi del neonato stato di Albania (restava comunque aperta la problematica del mancato sbocco sull’Adriatico della Serbia). La Grecia ottenne Salonicco, l’Epiro e Creta. La Romania ottenne quasi tutta la Dobrugia e parte della costa bulgara sul Mar Nero.

La pace dei Balcani non era destinata a durare a lungo…

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Truppe rumene entrano in Bulgaria

Storia: Prima Guerra Balcanica (1912-13)

In un articolo precedente abbiamo parlato dell’Impero Ottomano accennando al suo progressivo decadimento, oggi parleremo di alcuni fatti accaduti prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale; fatti che possono essere considerati il preambolo dei tragici eventi del 1914-1918. Il tempo in cui l’Impero Ottomano insediava Vienna e teneva gli stati balcanici come vassalli era finito già da diversi anni ed erano sorti diversi stati indipendenti, spalleggiati per lo più dalla Russia zarista e di rimando sorvegliati a vista da un sempre più preoccupato (e in crisi) Impero Austro-Ungarico. In tutto questo gli Ottomani controllavano ancora un vasto territorio che da Adrianopoli (oggi Edirne, in Turchia) si estendeva sino a Tirana, passando per le città greche di Salonicco e Giannina a sud e per Pristina e Skopje (capitale dell’odierna Macedonia) nel nord. Questa fascia di terra faceva gola ai Bulgari, ai Montenegrini, ai Greci ed ai Serbi: questi quattro regni erano uniti da una serie di alleanze sin dai primi mesi del 1912, la loro unione era nota come Lega Balcanica.

First Balkan War
I Balcani nel 1911

A convincere la Lega a procedere apertamente contro gli Ottomani era stato un evento bellico iniziato nel 1911: la guerra tra il Regno d’Italia e l’Impero Ottomano per il dominio della Libia e del Dodecaneso. Gli Italiani stavano riportando una serie di vittorie incoraggianti e la scarsa resistenza dell’esercito turco faceva pensare ad un’analoga facilità di vittoria anche nel teatro dei Balcani. Alla Lega Balcanica serviva solo un piccolo pretesto per lanciarsi all’attacco e furono proprio gli Ottomani a fornirne uno bloccando a Salonicco un carico di armi dirette in Serbia e dislocando ad Adrianopoli nuove truppe in funzione anti-bulgara.

La guerra iniziò l’ 8 Ottobre del 1912 e nei successivi sette mesi le truppe dei quattro regni coalizzati sconfissero gli Ottomani cacciandoli via anche da Adrianopoli. In tutto questo le altre nazioni europee cominciarono ad interessarsi sempre di più alla questione balcanica: in tanti sentivano che dietro il nazionalismo di Serbia e Bulgaria si agitava lo spettro dello Zar. Fu proprio l’ingerenza della Francia, della Germania e dell’Impero Britannico a portare alla pace del 30 Maggio 1913, ma in questo modo le cose non andarono come le avevano pianificate inizialmente i paese della Lega Balcanica. Tutti ottennero dei territori in più, ma la nascita del principato d’Albania (sotto la protezione europea) determinò la mancanza di uno sbocco sul mare per la Serbia (che ne aveva fatto uno dei suoi principali obiettivi). Il nodo principale diventò quindi la spartizione della Macedonia dove la Serbia chiedeva maggiori territori alla Bulgaria come compensazione del fatto di cui sopra. Nel frattempo andavano inasprendosi i contrasti tra Bulgari e Greci per il controllo di Salonicco, rivendicato da entrambi. La pace era troppo instabile in quel fine primavera del 1913…

Sembra che il mondo del 2018 conservi buona parte degli stessi problemi di quello del 1912, basti pensare alle recenti problematiche politiche della Macedonia.

Bulgarian Postcard First Balkan War
Cartolina Bulgara in chiave anti Ottomana

Una curiosità. Il 1 Novembre del 1911 un aereo italiano era stato impiegato per sganciare bombe su una postazione turca: era il primo bombardamento della storia. Nella Prima guerra balcanica si cominciò a fare largo uso degli aerei soprattutto come ricognitori, ma anche come bombardieri e talvolta per lanciare volantini di propaganda. Era l’inizio di un nuovo modo di fare la guerra.