Storia: Escadrila Albă, le protagoniste

Dopo aver parlato ieri della Escadrila Albă vediamo oggi qualcosa, in breve, sulle protagoniste di quella squadriglia.

Marina Știrbei

Marina Știrbei,fu l’ideatrice della squadriglia, ma in realtà non prese parte attiva alle missioni. Fu la sesta donna a prendere il brevetto di volo in Romania, nel 1935. Era una principessa valacca e dopo la guerra le furono confiscati tutti i beni e dovette riparare all’estero con l’aiuto della Croce Rossa (prima in Inghilterra e definitivamente in Francia). Morì nel 2001.

Victoria Pokol, famosa per le sue capacità di volo acrobatico, fu l’ottava donna a prendere il brevetto di pilota in Romania. Morì a Bucarest nel 1950 ad appena 47 anni.

Nadia Russo, era nata in Russia, ma si rifugiò in territorio rumeno nel 1918 diventando in seguito una aviatrice. Fece parte della squadriglia sino al 1943, poi venne congedata per motivi di salute. Dopo la guerra venne accusata di spionaggio ed imprigionata sino al 1962. All’uscita dalla prigionia aveva 62 anni e  non possedeva più nulla. Lavorò in una fabbrica di imballaggi, ma non abbastanza da assicurarsi la pensione. Morì a Bucarest nel 1988.

Irina Burnaia

Irina Burnaia, è stata la seconda donna a prendere il brevetto di pilota in Romania, nel 1933, era stata anche insegnante di volo in Transnistria ed era una delle figure principali nell’istruzione delle aviatrici della squadriglia. Nel 1935 partecipò ad uno straordinario raid di piloti rumeni che da Bucarest raggiunsero il Lago Vittoria in Africa. Lasciò il paese nel 1948 e per un certo tempo lavorò anche a Beirut. Morì nel 1997 a Ginevra.

Virginia Duțescu, fu la decima donna aviatrice della Romania. Era bravissima nel volo acrobatico ed era un’attiva istruttrice di volo sin dal 1938 a Ploiesti. Partecipò alla squadriglia sino al 1941 quando venne congedata per motivi di salute. Dopo la guerra scappò dalla Romania dopo un periodo di prigionia. Morì nel 1980.

Virginia Thomas, fu l’undicesima aviatrice rumena, durante la guerra portò in salvo 625 feriti ed allo scioglimento della squadriglia continuò ad operare guidando ambulanze della croce rossa. Si sposò con un ufficiale inglese in si trasferì in Gran Bretagna dove morì negli anni ’80.

Mariana Dragescu

Mariana Drăgescu, settima aviatrice della storia rumena, fu attiva sia al servizio dell’Asse che dal 1944 al servizio degli Alleati combattendo per tutta la durata del conflitto. Nel corso della guerra portò in salvo oltre 1.500 feriti. Per un breve tempo dopo la guerra fu istruttrice di volo, poi il regime le tolse definitivamente questa possibilità. Il suo operato è stato riconosciuto e celebrato dal 1989 in poi. E’ morta a Bucarest, il 24 marzo 2013.

Maria Voitec, aveva preso il brevetto di volo nel 1939 perchè il suo sogno era quello un giorno di poter pilotare aerei di linea, morì sfortunatamente il 21 luglio 1940, per la cronaca l’aereo su cui viaggiavano precipitò per un guasto ai comandi, era un Monospar ST–25 no. 1.

Victoria Comșa, fu la quattordicesima aviatrice rumena e morì in un incidente aereo il 21 Luglio 1940.

Maria Adam, divenne pilota nel 1939 a soli vent’anni, ma morì anche lei nell’incidente del 21 Luglio 1940.

Jana Iliescu, amica e collega della Comșa divenne pilota nel 1938 e perì nel medesimo incidente del 21 Luglio 1940.

Smaranda Brăescu

Smaranda Brăescu, la dodicesima aviatrice della Romania era una famosa istruttrice di paracadutismo. Vinse nel 1931 il titolo europeo di paracadutismo con un salto da un’altezza di 6000 metri (superiore al record americano dei 5.384 metri). L’anno dopo stabilì un nuovo record mondiale diventando campionessa mondiale di paracadutismo saltando da 7.400 metri! Partecipò ad alcune missioni della squadriglia e ad altre di ricognizione per differenti unità. La sua avversità al futuro regime comunista la misero in grave pericolo alla fine della guerra, anche se la fama e l’amicizia degli Americani le salvarono la vita, ma fu comunque condannata al carcere dai Russi. Scappò e visse nella clandestinità, sembra che morì nel 1948 e che la sua tomba sia a Cluji (seppellita come Maria Popescu, devo ricordarmelo se mai passerò da lì).

Eliza Vulcu, divenne pilota a soli diciannove anni nel 1941 e rimase in attività durante tutto il conflitto, ritirandosi dall’aviazione nel 1946. Morì nel 1998 a Maramureș.

Maria Nicolae, divenne aviatrice nel 1942 e dopo la chiusura della squadriglia non prese servizio per i Sovietici. Condivise la sorte della prigionia con l’accusa di spionaggio come Nadia Russo. Di lei non si hanno notizie certe.

Stela Huțan, nata nel 1921 e divenuta pilota nel 1942 era la più giovane aviatrice della squadriglia. Prestò servizio sino al 1944. Continuò a volare privatamente sino al 1953 e condusse una vita modesta nella Romania del regime comunista. Morì nel 2010 a Bucarest.

Festa per i 100 anni di Mariana Dragescu nel 2012.

Volksgeist: 21 Dicembre 1989

A Bucarest Nicolae Ceaușescu convoca un’assemblea del Partito Comunista Romeno per condannare le proteste iniziate cinque giorni prima a Timișoara, ma la piazza gli si volge contro ed inizia la rivolta nella capitale romena, che si propaga poi alle altre città.

Storia: Ottobre 1916

Sul fronte italiano alla Settima Battaglia dell’Isonzo ne seguirono altre due. Il generale Cadorna diede l’avvio all’Ottava Battaglia dell’Isonzo, con particolare irruenza nella zona di Monfalcone, chiave per aprirsi la via verso Trieste. Tra il 10 e il 12 Ottobre 1916 le truppe italiane riuscirono a conquistare alcune posizioni, ma essendo malamente coordinate non raggiunsero i successi sperati… ancora una volta l’impreparazione degli alti comandi italiani vanificava il sacrificio di migliaia di soldati (24.000 morti per l’Italia e quasi 40.000 per l’Austria-Ungheria). Alla fine del mese cominciò la Nona Battaglia dell’Isonzo, la quale si risolse in un velleitario avanzamento di 5 Km in 5 giorni di battaglia, dal 31 Ottobre al 4 Novembre 1916.

Tra la fine dell’Ottobre e il mese di Novembre 1916 la situazione sul fronte occidentale cominciò ad assumere un aspetto meno tetro per le potenze Alleate. Un primo duro colpo alle aspettative tedesche arrivò dalla riconquista di Fort Douaumont (caduto il 25 Febbraio 1916) il 24 ottobre 1916, da parte di soldati marocchini inquadrati nell’esercito francese come truppe coloniali.

La desolazione di Fort Douaumont

Nel frattempo sul fronte rumeno si consumò la seconda, decisiva, Battaglia di Cobadin tra il 19 e il 25 Ottobre 1916. Questa volta le truppe di Bucarest, aiutate dai Russi, non riuscirono a reggere l’urto degli Imperi Centrali. La città di Costanza cadde in mano nemica e così anche la fondamentale ferrovia che viaggiava verso l’interno della Dobrugia. Ora la minaccia al delta del Danubio diventava pressante. Quanto a lungo avrebbe retto la Romania contro la potenza spropositata dei suoi avversari?

Sehnsucht: Fiume Dâmbovița

La condizione più importante, per la fondazione di una comunità umana, è da sempre la presenza nelle vicinanze di una fonte di acqua fruibile. Senza l’acqua non ci può essere vita, senza l’acqua non si può bere, senza l’acqua non si possono irrigare i campi, ecc… . Per questo motivo l’acqua è da sempre la risorsa più preziosa di ogni comunità, sia essa un villaggio o una città. A Roma c’è il Tevere, a Londra il Tamigi, a Parigi la Senna… e a Bucarest c’è il Dâmbovița.

Dambovita River, Bucharest, Romania
Il fiume in mezzo a Bucarest

Il nome del fiume, che nasce dai Monti Făgăraș, pare derivi da quello della moglie del pastore Bucur, il mitico fondatore della città di Bucarest (che in Rumeno si chiama appunto București). Come nome femminile rumeno oggi è caduto in disuso, ma il nome del fiume resta fortemente legato alla cultura popolare rumena. Il fiume è sempre stato famoso per la dolcezza delle sue acque. Chiaramente con l’aumentare della popolazione le acque del fiume sono diventate sempre più inquinate tanto da richiedere la costruzione di diversi acquedotti per ripulirlo; il primo acquedotto venne costruito da Alèxandros Ypsilantis, vassallo dell’Impero Ottomano a fine ‘700. Il fiume, un tempo pieno di mulini, ha esondato diverse volte procurando gravi danni alla città, per questo motivo è vietato per legge costruire a ridosso del fiume… cosa che oggi potremmo dare per scontata, ma che nell’antichità non era proprio all’ordine del giorno.

dambovita-1869
Quadro del 1869

Prima dell’avvento del regime comunista era teatro di una manifestazione religiosa tradizionale nel giorno dell’Epifania. Il Metropolita di Bucarest gettava nell’acqua gelida una croce che i penitenti dovevano riportare a galla sfidando il gelo. Questo avveniva nella zona di Calea Victoriei (Viale della Vittoria) nel centro della città. Nel 1934 iniziarono inoltre i lavori simultanei di copertura del fiume e di creazione della metropolitana… l’impresa chiaramente richiese anni e fu molto complicata. Talmente complicata da diventare oggetto di barzellette un pò come succede oggi con la Linea C della metro a Roma. Famosa la battuta:

<< Dove si getta il Danubio?>>

<< Nel Mar Nero! >>

<< E dove si getta il Dâmbovița? >>

<< Nella metropolitana! >>