Underpass: Twist in My Sobriety (Tanita Tikaram, 1988)

Verosimilmente i suoni, le musiche, che ascoltiamo nell’infanzia solo quelle che ci restano dentro per tutta la vita con una certa prepotenza. Le canzoni che ci restano in mente successivamente sono sempre legate ad un momento, ad un’azione, ad una persona, ad un sentimento, a qualcosa di specifico e dal tempo limitato… può anche essere un periodo della vita, ma difficilmente supera qualche mese. Le canzoni dell’infanzia invece racchiudono un’intera era, un lasso di tempo che compre almeno i primi 10 anni di vita. Sono nato negli anni ’80 da genitori molto giovani, questo a fatto si che venissi sottoposto ad una cura musicale completamente “eighties”. Erano i mitici primi anni di Videomusic, ben prima che arrivasse la spazzatura di MTV.

Allora c’erano un’infinita di canzoni capaci di catturare l’attenzione e c’era una diversificazione molto più ampia rispetto a quella attuale… citando Adelmo Fornaciari si potrebbe concordare che dopo quel periodo non si sia più inventato nulla, musicalmente parlando… a livello cacofonico invece si è continuato eccome.

Tra le tante canzoni di allora ce n’è una in particolare che ancora oggi è in grado di riaccendere a 360° tutte le sensazioni che provava il bambino di allora e, curiosamente, è un brano che allora non mi piaceva molto, principalmente perchè trovavo triste sia lui che il video. Si tratta di un brano dell’artista britannica (di origini indiane, malesi e borneesi) Tanita Tikaram, che all’epoca del suo primo album (e di questo brano) aveva appena 19 anni ed è ancora oggi in attività. Il brano è Twist in My Sobriety.

Il video era girato tutto in color seppia, una tecnica che allora andava molto, e mostrava diversi paesaggi desolati dell’Altipiano Plateau della Bolivia. Il testo della canzone allora non potevo comprenderlo, ma si tratta di una vera e propria poesia… il mix tra il testo, la musica e le immagini è di una perfezione assoluta poichè concorrono tutti insieme nella creazione di un unicum potente, invasivo a tratti straziante nella sua intensità.

Era il 10 ottobre 1988 quando la canzone uscì come secondo singolo dell’album Ancient Heart. Il video, diretto da Gerard de Thame, uscì quasi in contemporanea e lo vidi un’infinità di volte su Videomusic… da tutte le immagini che è in grado di evocare nella mia mente potrei giurare che lo passassero nel pomeriggio intorno alle ore 17, l’ora del thè per intenderci, un rituale che a casa abbiamo sempre conservato pur non essendo britannici.

Allora non mi piaceva… troppo triste per un bambino. Ci sono voluti 30 anni di tempo affinchè fossi in grado di comprendere appieno la bellezza di questa canzone… 1988 – 2018… 30 anni… la passavano tutti i giorni e non la sopportavo… adesso vado a cercare tutti i giorni il video su youtube!

Il Grimorio di Odenwald #65

XXXIX – DE MONTIBUS PAMMACHII (Dei monti del Pammacchio) – Innocenzo VI (1352 – 1362), nato a Beyssac col nome di Étienne Aubert, prima di intraprendere la carriera ecclesiastica studiò legge a Tolosa, fu inoltre Uditore della Sacra Rota durante il pontificato di Benedetto XII. Divenne vescovo di Noyon e poi di Clermont.

E’ stato il 199° Papa ed il suo pontificato durò quasi dieci anni.

Come Papa si adoperò a far ristabilire l’ordine a Roma e fece diverse riforme amministrative all’interno della Chiesa. Nel 1360, con la bolla Quasi lignum vitae, Innocenzo VI trasformò le scuole domenicane e francescane di Bologna in Facoltà di Teologia, su modello delle università di Parigi e Oxford, col privilegio quindi di concedere i gradi dottorali. Cercò inoltre di riavvicinarsi alla Chiesa d’Oriente, ma i suoi sforzi furono vani. 

Durante il suo pontificato ha creato 15 cardinali nel corso di 3 concistori.

Sturm und Drang: Succubus

Con che strana aggressività mi devi richiamare in questa ora tarda. Cosa brami ancora oltre a quello che già hai avuto… altro sangue? Altri sogni? Altre ore della notte perse a vagare senza meta?

Come puoi ancora chiedere dopo tutti questi secoli di incubi e tormenti?

Stavi facendo la spesa per cosa? Compravi Martini e olive… un ricordo di mille anni fa, o forse di ieri. E se fossero dieci anni diventati quindici? Persi nel remoto scorrere delle ere del mondo…

Mi hai odiato al punto da divorare le mie carni la notte?

Ti cercavo e non ti trovavo… non è stata colpa mia. E se lo è stato… ma lo è stato? Ho visto quello sguardo carico di odio… sento i tuoi morsi sulla mia carne. Anche questa notte la stai divorando. 

Ma forse avrò la mia vendetta, nelle nebbie delle strade che ben conosco. Ancora una volta a caccia del cacciatore, ora dopo ora, finora sino ad ora.

Pensieri della sera #19

La passeggiata è l’arte del saper soppesare i propri pensieri come i propri passi, in quanto ci permette di attraversare luoghi e tempi del mondo, lasciando ovunque le nostre orme invisibili. E’ quando camminiamo che prendiamo decisioni cruciali. Soprattutto se camminiamo da soli ed in silenzio.

Ed io cammino da sempre, come tutti voi, come tutti noi. E faccio spesso gli stessi giri, osservando le stesse porzioni di mondo variare nei giorni e negli anni. Esiste una dimensione della mia esistenza nella quale costeggio sempre il cimitero e il canale accanto ad esso. Parlo coi morti nel silenzio dei miei pensieri.

Torno sempre sui miei passi, ma mai sulle mie idee e decisioni. I morti mi parlano da tempo, forse da tutta una vita e mi rendo sempre più conto che l’unica cosa che alla fine conta, che alla fine ritorna, che alla fine mi pervade, è il lento rumore delle ossa dentro al cimitero.