Guerra Civile Americana: Maggio 1861

A seguito dello scoppio delle ostilità ad opera dei Confederati gli altri stati del Sud capirono che era arrivato il momento di operare una scelta di campo non più rimandabile.

Il 6 Maggio 1861 l’Arkansas uscì formalmente dall’Unione, mentre nel Tennessee il congresso locale chiese il voto popolare circa la secessione.

L’occupazione di Baltimora

Il governo federale cercò di prendere della rapide contromisure, tra queste vi fu l’immediata occupazione militare di Baltimora nel Maryland (dopo che in Aprile vi erano già scoppiate diverse rivolte) e la messa in sicurezza di alcune fortificazioni nel Missouri, da quest’ultima mossa nacque una ribellione popolare filo-confederata a St. Louis.

Il 20 Maggio 1861 fu la Carolina del Nord ad uscire formalmente dall’Unione.

Il 23 Maggio 1861 i cittadini della Virginia approvarono elettoralmente la decisione del proprio congresso statale di secedere, che ricordiamo era stata presa un mese prima. Il governo federale pose quindi l’assedio alla città virginiana di Alexandria, sulla riva ovest del fiume Potomac, a soli 10 km dalla capitale Washington. La città venne occupata militarmente dall’Unione per tutta la durata della guerra e fu quasi più per una questione d’immagine che altro: dal tetto di un grande hotel cittadino sventolava infatti da giorni una grande bandiera della Confederazione, di tale dimensione da poter esser vista sin dalla Casa Bianca… una cosa che di certo il governo federale non poteva tollerare. Il colonnello nordista Elmer E. Ellsworth salì sul tetto del hotel rimuovendo la bandiera, mentre scendeva venne ucciso dal proprietario del albergo James W. Jackson, il quale a sua volta venne freddato dai soldati federali. A livello propagandistico sia il Nord che il Sud usarono questo fatto per elevare i due uomini a martiri dell’una o dell’altra causa. Ellsworth era l’eroe federale morto per l’Unione, mentre Jackson era l’eroe confederato morto in divesa del suo diritto di scegliere cosa esporre a casa propria.

La morte di Ellsworth

Storia: Le origini della Guerra Civile Americana – Presidenza Quincy Adams

Alla fine della seconda presidenza di James Monroe si tenenro le elezioni del 1824. Queste elezioni furono estremamente controverse… il Partito Democratico-Repubblicano era ormai l’unico partito della scena statunitense, nonostante le forti divisioni al suo interno, e in quella tornata presentò ben 4 candidati. Il voto popolare venne vinto da Andrew Jackson col 41,4% dei voti ed il favore di 99 grandi elettori, secondo arrivato era John Quincy Adams con il 30,9% dei voti ed 84 grandi elettori. Per ottenere l’elezione ci voleva una maggioranza di 131 grandi elettori, ma questa non c’era… per cui in base al Dodicesimo emendamento della costituzione, il presidente venne eletto dalla Camera dei Rappresentanti, la quale elesse John Quincy Adams! Il nuovo presidente si insediò il 4 marzo 1825.

Quincy Adams aveva un ambizioso programma da realizzare, ma la spaccatura in seno al suo partito caratterizzò gli anni della sua presidenza, di fatto precludendo la realizzazione dei suoi obiettivi. La spaccatura in seguito avrebbe portato alla scissione del partito ed alla nascita in prima battuta del Partito Democratico.

1827: Nasce il “Partito Democratico del Maryland” a Baltimora, a sostegno della candidatura di Andrew Jackson per le elezioni presidenziali dell’anno successivo.

1828: Nasce ufficialmente il Partito Democratico. Nello stesso anno il Congresso promulga la “Tariffa del 1828” con la quale aumenta le tasse doganali fino al 60%. Questa legge nasceva dall’esigenza di favorire le piccole industrie del Nord nei confronti delle merci straniere, ma andava a colpire di traverso i rapporti commerciali del Sud. La prima ad opporsi fortemente a questo norma fu la Carolina del Sud, la quale parlò apertamente di secessione dall’Unione. Quincy Adams legò in modo indissolubile il suo nome a questa legge e per questo uscì sconfitto dalla successiva tornata elettorale.