Storia: Guglielmo II, morte in esilio

Il 4 Giugno 1941, in piena Seconda Guerra Mondiale, passava miglior vita l’ultimo imperatore tedesco, Guglielmo II. Moriva in terra olandese, a Doorn nella provincia di Utrecht, in quell’esilio al quale era stato costretto alla fine della Prima Guerra Mondiale. Aveva regnato sulla Germania dal 1888 al 1918, segnando nel bene e nel male 30 anni di storia tedesca.

A capo di una nazione giovane e cercando spazio coloniale in Africa ed Asia finì inevitabilmente per scontrarsi con gli interessi delle due più grandi potenze coloniali dell’epoca: Francia ed Inghilterra (razziatori ed usurpatori quando ci sono da fare i propri interessi e difensori dei deboli quando sono gli altri ad imitarli). Probabilmente il suo più grave errore politico fu quello di legarsi a doppia mandata con il decadente Impero Austro-Ungarico, già da tempo in fase di disgregazione, preda del caos etnico all’interno dei suoi territori.

Quello che accadde tra il 1914 ed il 1918 è noto a tutti.

Al suo funerale, tenutosi nell’Olanda occupata dalle truppe tedesche, presenziò tra gli altri il feldmaresciallo August von Mackensen, che per l’occasione di lutto decise di indossare la sua vecchia uniforme imperiale degli Ussari.

Film: Memories of Murder (2003, Bong Joon-ho)

Ieri sera mi sono messo per caso a curiosare sulla pagina wikipedia relativa a Jack lo squartatore. Non che fosse una storia a me sconosciuta, ma volevo rileggermi tutta la storia delle indagini, delle supposizioni della polizia britannica e le ipotesi sulla personalità del brutale assassino di Whitechapel. Da lì sono finito su altre pagine di serial killer più o meno noti, vedi per esempio Ted Bundy oppure John Wayne Gacy (quello di “Pogo the clown”). Mi sono sempre piaciuti i film sui serial killer, soprattutto per quello che riguarda l’aspetto legato alle indagini della polizia, allo studio della personalità dell’assassino nel tentativo di inquadrarlo ed infine acciuffarlo. Per tanti criminali che sono stati presi altrettanti l’hanno fatto franca. Bundy e Gacy vennero giustiziati, Jack non fu mai preso.

Tutto questo mi ha fatto tornare alla mente un film coreano che racconta  l’agghiacciante storia del primo serial killer della Corea del Sud. Accade tutto a metà anni ’80 in campagna, lontano dai grandi centri urbani: diverse ragazze vengono trovate morte in mezzo ai campi, sui corpi vengono trovate evidenti tracce di violenza sessuale. Però la polizia non è preparata a gestire una situazione come questa sotto tutti i punti di vista, primo tra tutti quello mediatico. Non ci sono mia stati casi del genere nel paese prima di quel momento (non casi conosciuti almeno) e ogni uomo della zona diventa un potenziale sospettato, tutti vengono ascoltati, tutti interrogati e taluni anche picchiati dagli investigatori.

L’unico che sembra sapere qualcosa è un ragazzo malato di mente, la cui confessione sembra chiudere le indagini una volta per tutte. Ma non è lui l’assassino. No, lui è stato un semplice testimone, il killer è un altro e continua ad uccidere. Alla fine si troverà un probabile colpevole, ma la mancanza di prove concrete e la morte dell’unico testimone faranno si che non metta mai piede in carcere.

Il film si chiude con una memorabile quanto beffarda scena finale, lasciando lo spettatore impotente nel presentimento che nulla sia finito… nella Corea del Sud un serial killer si aggira ancora per le strade…

Volksgeist: 30 Dicembre 1943

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale Subhas Chandra Bose issa la bandiera dell’indipendenza indiana a Port Blair. Il politico indiano si era affiancato alle potenze dell’Asse per staccare l’India dall’Impero Britannico.