Film: Memories of Murder (2003, Bong Joon-ho)

Ieri sera mi sono messo per caso a curiosare sulla pagina wikipedia relativa a Jack lo squartatore. Non che fosse una storia a me sconosciuta, ma volevo rileggermi tutta la storia delle indagini, delle supposizioni della polizia britannica e le ipotesi sulla personalità del brutale assassino di Whitechapel. Da lì sono finito su altre pagine di serial killer più o meno noti, vedi per esempio Ted Bundy oppure John Wayne Gacy (quello di “Pogo the clown”). Mi sono sempre piaciuti i film sui serial killer, soprattutto per quello che riguarda l’aspetto legato alle indagini della polizia, allo studio della personalità dell’assassino nel tentativo di inquadrarlo ed infine acciuffarlo. Per tanti criminali che sono stati presi altrettanti l’hanno fatto franca. Bundy e Gacy vennero giustiziati, Jack non fu mai preso.

Tutto questo mi ha fatto tornare alla mente un film coreano che racconta  l’agghiacciante storia del primo serial killer della Corea del Sud. Accade tutto a metà anni ’80 in campagna, lontano dai grandi centri urbani: diverse ragazze vengono trovate morte in mezzo ai campi, sui corpi vengono trovate evidenti tracce di violenza sessuale. Però la polizia non è preparata a gestire una situazione come questa sotto tutti i punti di vista, primo tra tutti quello mediatico. Non ci sono mia stati casi del genere nel paese prima di quel momento (non casi conosciuti almeno) e ogni uomo della zona diventa un potenziale sospettato, tutti vengono ascoltati, tutti interrogati e taluni anche picchiati dagli investigatori.

L’unico che sembra sapere qualcosa è un ragazzo malato di mente, la cui confessione sembra chiudere le indagini una volta per tutte. Ma non è lui l’assassino. No, lui è stato un semplice testimone, il killer è un altro e continua ad uccidere. Alla fine si troverà un probabile colpevole, ma la mancanza di prove concrete e la morte dell’unico testimone faranno si che non metta mai piede in carcere.

Il film si chiude con una memorabile quanto beffarda scena finale, lasciando lo spettatore impotente nel presentimento che nulla sia finito… nella Corea del Sud un serial killer si aggira ancora per le strade…

Volksgeist: 30 Dicembre 1943

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale Subhas Chandra Bose issa la bandiera dell’indipendenza indiana a Port Blair. Il politico indiano si era affiancato alle potenze dell’Asse per staccare l’India dall’Impero Britannico.

Storia: Oman, qualche cenno interessante

Il sultanato di Oman è un paese che nel corso dei secoli ha saputo rendersi indipendente dalle mire espansioniste delle potenze straniere, le quali di volta in volta si alternarono nel tentativo di occuparne i porti commerciali, importantissimi snodi per i traffici tra Asia ed Africa. Per secoli fece parte dell’Impero Persiano per poi finire (insieme al resto dell’area) sotto l’influenza araba grazie alle conquiste di Maometto e dei suoi successori. Interessati a controllare le ricche vie commerciali i Portoghesi occuparono alcune zone di vitale importanza per il paese, come il porto di Mascate, l’attuale capitale del paese, ma la loro avventura in quel paese durò appena un secolo e mezzo a causa dell’arrivo degli Ottomani.

Nel 1741 una rivolta popolare guidata da Ahmed ibn Said scacciò questi stranieri e diede vita al sultanato così come lo conosciamo oggi. Da quel momento il paese cominciò ad espandersi verso l’esterno arrivando a controllare la zona del Belucistan (tra Iran e Pakistan). Alla rapida crescita seguì però un periodo di alterne fortune che portò prima alla perdita del porto di Zanzibar, per mere questioni di successione, e poi alla perdita del Belucistan e della stessa indipendenza del paese in favore dell’Impero Britannico: Oman divenne formalmente uno dei tanti protettorati britannici. Solo nel 1970 il paese tornò totalmente indipendente e cominciò una lenta progressione verso la modernità sino ad arrivare alla concessione dei diritti civili alla popolazione nel 1996, nonostante questo il sultanato resta una monarchia assoluta.

Si tratta di un tipico paese dell’area arabica, con una serie di bellezze paesaggistiche non indifferenti e dal clima caldo, le poche grandi città danno sempre l’impressione di essere un pò delle cattedrali nel deserto. Gli usi ed i costumi sono quelli tipici dei paesi islamici, tanto che la quasi totalità della popolazione è di religione musulmana. Nella foto più in alto una veduta di Mascate la capitale del paese.