Storia: Dicembre 1915 e primi giorni Gennaio 1916

All’inizio del Dicembre 1915 la Serbia aveva le ore contate, circondata dagli eserciti degli Imperi Centrali, con la capitale già in mano al nemico e con l’impossibilità degli eserciti Alleati di prestare un reale soccorso al piccolo paese balcanico. L’offensiva finale venne sferrata congiuntamente (vi presero parte Tedeschi, Austro-ungarici e Bulgari) in Kosovo tra il 10 Novembre e il 4 Dicembre 1915 e si concluse con una netta sconfitta dei difensori, costretti a ripiegare in territorio Albanese per poi potersi imbarcare per l’isola greca di Corfù (occupato in quest’ottica dalle truppe francesi intorno al 11 Gennaio 1916). La Serbia aveva capitolato.

Sempre nell’ottica di proteggere la ritirata serba le truppe Italiane occuparono militarmente l’Albania meridionale a partire dal 16 Dicembre 1915, aprendo così una lunga campagna militare nel piccolo paese balcanico destinata a durare sino al cessare delle ostilità nel 1918. La politica “aggressiva” dell’Italia nei confronti dell’Albania avrebbe trovato ulteriore sfogo nell’Aprile del 1939 a pochi mesi dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Ad estrema difesa delle truppe serbe in ritirata si mosse anche il Regno del Montenegro che riuscì a sconfiggere ed a rallentare le truppe dell’Austria-Ungheria nella Battaglia di Mojkovac del 6-7 Gennaio 1916.

Soldati turchi nel settore di Gallipoli

Eventi particolarmente drammatici si svolsero anche nel settore di Gallipoli dove a partire dal 8 Dicembre 1915 cominciò una progressiva ritirata delle truppe Alleate. L’evacuazione completa dell’area avvenne entro il 9 Gennaio 1916.  La vittoria, dopo 9 mesi di sanguinosi scontri, fu dell’Impero Ottomano. Nel complesso, tra morti e feriti, il bilancio fu di 500.000 perdite sommando entrambi gli schieramenti.

Perdite totali (non inclusi gli ammalati)
  Morti Feriti Dispersi/prigionieri Totale
Impero ottomano 56.643 107.007 11.178 174.828
Regno Unito 34.072 78.520 7.654 120.246
Francia 9.798 17.371 27.169
Australia 8.709 19.441 28.150
Nuova Zelanda 2.721 4.752 7.473
India britannica 1.358 3.421 4.779
Terranova 49 93 142
Totale Alleati 56.707 123.598 7.654 187.959

Alle cifre della tabella qui riportata vanno sicuramente aggiunti almeno 130.000 uomini ammalatisi e spesso morti a causa della febbre tifoide e della dissenteria.

Commemorazione dei caduti di Gallipoli tra le autorità di Turchia ed Australia.

Gli Ottomani riuscirono a togliersi qualche soddisfazione anche sul fronte della Mesopotamia dove riuscirono ad accerchiare le truppe anglo-indiane nell’assedio di Al-Kut, cominciato il 7 Dicembre 1915 e terminato con successo nell’Aprile del 1916.

Sul fronte Occidentale di notevole ci fu solo il cambio al comando del contingente britannico, col passaggio di consegne tra l’uscente John French e il subentrante Douglas Haig (19 Dicembre 1915).

Storia: Agosto 1915

Varsavia cadde in mano tedesca il 5 Agosto 1915, mentre i Russi si ritiravano in disordine verso la Russia Bianca a partire dal 17 Agosto in quella che la storia ricorderà come la “grande ritirata”… la Polonia e la Galizia erano in mano Austro-Tedesche. La marina dello Zar invece resisteva strenuamente agli avversari per ben 10 giorni di violenti scontri nella Battaglia del golfo di Riga (8-19 Agosto 1915).

Truppe tedesche a Varsavia

I Russi erano più forti solo sul fronte del Caucaso dove affrontavano un altro esercito antiquato: quello Ottomano. Eppure le truppe del Sultano risultavano più ostiche nel tremendo scontro con gli Inglesi e i Francesi nella penisola di Gallipoli, dove continuava l’imponente massacro per eliminare le posizione turche sulla costa. Tra il 6 e il 21 Agosto si combatterono quattro diverse battaglie che permisero agli Alleati di conquistare molto territorio, pur non riuscendo a schiacciare in maniera definitiva gli Ottomani. Inoltre il 21 Agosto 1915 il Regno d’Italia dichiarava guerra all’Impero Ottomano mettendo a disposizione degli Alleati le basi navali del Dodecaneso.

Truppe ANZAC a Gallipoli

Storia: Giugno 1915

Gallipoli… atto terzo. Dopo il 18 Aprile 1915 e il 6 Maggio 1915 si aprì una ulteriore fase nei tentativi Anglo-Francesi di sfondare nel settore di Gallipoli, saldamente e sanguinosamente tenuto dai Turchi. Il 4 Giugno 1915 un attacco portato lungo tutti i 7 km del fronte e concertato abilmente tra il comando francese e quello britannico si risolse in un ulteriore bagno di sangue totalmente infruttuoso. La determinazione dei Turchi, guidati dal generale tedesco Liman von Sanders, fu uno dei principali fattori che influì sullo svolgimento della battaglia. Le truppe del Sultano non erano intenzionate a lasciare il loro territorio nelle mani degli invasori occidentali. Dopo il fallimento di questo attacco il comando britannico decise di spostare l’asse dei combattimenti più a nord dove erano di stanza le truppe provenienti da Australia e Nuova Zelanda, unite nel celebre ANZAC. Il “massacro di Gallipoli” era ancora lontano dalla sua conclusione. Si consideri che nel complesso dei 10 mesi di combattimenti gli eserciti persero (tra morti e feriti) oltre 500.000 soldati.

Il 23 Giugno 1915 fu un giorno di primaria importanza anche per la guerra sul fronte italiano. Iniziò infatti la prima grande offensiva del regio esercito in quella che venne battezzata come Prima Battaglia dell’Isonzo. Lo scontro durò sino al 7 Luglio 1915. Il comandante delle truppe italiane, generale Cadorna, aveva pianificato una triplice offensiva. Da un lato si doveva varcare l’Isonzo in Venezia-Giulia e puntare verso Lubiana, da un altro si doveva attaccare in Cadore ed in Carnia per cercare di conquistare Dobbiaco e di avere uno sbocco verso la Carinzia, infine bisognava restare sulla difensiva in Trentino. L’esercito italiano in quei pochi giorni di offensiva sperimentò le medesime problematiche riscontrate da tutti gli altri eserciti nei primi mesi di conflitto: lentezza delle manovre, male interpretazione degli ordini, problematiche legate alla conformazione del terreno e non da ultimo la lentezza nei rifornimenti. Inoltre gli Austro-Ungarici erano ben assestati in posizioni ben difendibili, anche se in netto svantaggio per numero di uomini (si parla di 250.000 Italiani contro 115.000 Austriaci). L’offensiva italiana venne respinta e quasi totalmente arginata, anche se a costo di gravi perdite, da parte delle truppe di Vienna. Anche per l’Italia si apriva la lunga e drammatica via della guerra di logoramento, fatta di sanguinose offensive spesso infruttifere… con l’aggravante di dover combattere su uno dei territori più difficili dell’intero conflitto mondiale.

Piccola nota a margine: il 3 Giugno 1915 il piccolo stato di San Marino dichiarò guerra all’Austria-Ungheria. Dalla piccola repubblica partirono alcuni gruppi di volontari che avrebbero combattuto inquadrati in reparti italiani, alla fine del conflitto San Marino contò circa 140 caduti.