Deep Space 19: Olympus Mons

Il monte Everest è la montagna più alta del nostro pianeta e si eleva per ben 8.848,86 metri sopra al livello del mare. E’ imponente, magnifico, pericoloso ed al contempo affascinante. Eppure non è il monte più alto del nostro sistema solare. Il primato è detenuto dall’imponente Olympus Mons, su Marte, il quale si innalza per oltre 27.000 metri… si avete capito bene… si tratta di oltre 27 km! Trovandosi però inserito in una zona depressiva profonda 2.000 metri ne risulta che, rispetto alla superficie di Marte, esso si eleva per “appena” 25 km. La sua base ha un diametro di oltre 600 km e le sue dimensioni lo rendono apprezzabile solo dall’orbita (sia dalla base che dalla cima sarebbe impossibile comprenderne l’imponenza). Essendo comunque più largo che alto ne risulta che la pendenza del monte sia molto lieve.

Olympus Mons è un vulcano a scudo, molto simile a quelli che possiamo trovare alle Hawaii per intenderci, e potrebbe essere ancora parzialmente attivo, ma la questione è dibattuta ed incerta. Si stima che abbia 200 milioni di anni, sarebbe quindi un giovincello nella scala dei tempi geologici di Marte. Nella geografia marziana è parte della regione vulcanica di Tharsis, una zona che contiene diversi vulcani a scudo più piccoli del nostro amico, ma comunque imponenti: Arsia Mons (19 km), Pavonis Mons (14 km) e Ascraeus Mons (18 km)… questi tre sono noti come Tharsis Montes.

 

Olympus Mons fu osservato per la prima volta da un Italiano, Giovanni Schiaparelli, nel 1877. Durante l’osservazione rimase molto colpito da un particolare bagliore che gli ricordava quello di cima innevata, che chiamò Nix Olympica (Neve dell’Olimpo), quel particolare fenomeno probabilmente era dovuto all’anidride carbonica ghiacciata.

Deep Space 19: Ossigeno su Marte

Il rover Curiosity, atterrato su Marte il 6 Agosto 2012 continua ad inviarci dati interessantissimi dal suolo del pianeta rosso. Il rover attualmente si trova presso il cratere Gale e da lì invia le sue rilevazioni. Tra i dati più interessanti, balzati all’onore della cronaca recente, ci sono quelli che riguardano la composizione atmosferica della zona in cui si trova il nostro piccolo amico spione.

Il rover Curiosity

L’atmosfera di Marte è composta principalmente da anidride carbonica (95%) e in misura minore da azoto molecolare (2,6%), argon (1,9%) ed altri in grado sempre inferiore. Tra questi altri abbiamo anche l’ossigeno molecolare (0,16%). Secondo gli studi le percentuali di azoto ed argon variano col variare delle stagione marziane, il che sarebbe dovuto ai cambiamenti generati dall’anidride carbonica: congelata ai poli in inverno ed evaporata in estate. La variazione dell’ossigeno pare seguire uno schema non riconducibile alla variazione della CO2, ma sembra che vada a braccetto con una parte della variazione di un altro gas presente nella zona: il metano.

Il metano ha una variabilità stagionale, ma esiste un picco inspiegabile (+ 60%) nel periodo estivo. Questo modificarsi, scollegato alle stagioni, da molto da pensare (e da lavorare) agli scienziati:

  1. La variazione del metano e dell’ossigeno sono in qualche modo collegate? E se si, da cosa sono provocate?
  2. Potrebbero essere variazioni dovute ad una qualche attività di tipo biologico?

Purtroppo questa risposta non ce la potrà dare il rover Curiosity. Molti scienziati si aspettano che le spiegazioni chimiche o geologiche siano più probabili rispetto a quelle biologiche… lo scopriremo strada facendo.

Restate sintonizzati…