Sturm und Drang: Un bicchiere di vetro

Spesso e volentieri sogno un luogo legato agli anni della mia adolescenza: il vecchio liceo dove ho trascorso anni di studio (si fa per dire) e di bagordi (questi tanti). A volte sono percorsi legati ad esperienze realmente vissute tra quelle mura, con la ripetizione di sensazioni e situazioni tipiche di quegli anni: interrogazioni fetenti, insegnati cattivissimi, fughe e non fughe, cotte giovanili e similari. Altre volte restano solo le mura e quello che accade all’interno diventa totalmente avulso dal reale contesto… è allora che il liceo diventa un luogo di passaggio misterioso e polimorfo.

Capita ad esempio di cominciare a sognare in modo strano. Sogno. Sogno di essere un soldato che ha disertato e di dover cercare una via sicura per andare a casa, ma vengo catturato e so per certo che presto o tardi mi fucileranno. Il problema è che più mi addentro in questo sogno e in quell’angoscia e più il tutto si complica… a tratti mi vedo dall’esterno come se stessi guardando un film… e allora in dubbio mi viene: sto sognando di essere un disertore o sto sognando di guardare un film su un disertore? Non è chiaro. Sono le sensazioni che mi fregano, ma anche la vista: a volte vedo con gli occhi del disertore a volte guardo il disertore dall’esterno.

Cosa ci azzecca questo col liceo? Beh capita che ad un certo punto invece di guardare questo disertore decido di entrare dentro un casolare. Apro la porta e magicamente mi ritrovo nel bel mezzo di un corridoio del liceo… ma la cosa divertente è che non ne sono affatto sorpreso, anzi mi muovo che se nulla fosse. E sempre misteriosamente sento di essere un ragazzino e non un adulto: sono tornato studente. E non solo: devo pure andare a lezione! Mi dirigo con sicurezza verso una classe fuori della quale intravedo i miei compagni in attesa, a quanto pare dobbiamo entrare in un aula dove sta facendo lezione un’altra scolaresca e dobbiamo aspettare che loro abbiano finito, sono una classe decisamente più giovane della nostra, forse sono dei “primini”. Attendiamo. Si ripetono discorsi e risate dei vecchi tempi, cose ormai lontane e chiuse in chissà quale angolo della mia mente.

Finisce l’ora e suona la campanella. Escono i piccoli per far posto ai grandi. Mi rendo conto che sto cercando qualcuno in mezzo a quella marea urlante di ragazzini in uscita: sto cercando una ragazzina, ma non la vedo. Qualcuno mi dice che non è venuta a scuola perchè non sta bene, ma che mi saluta. Tutto nella norma a quanto pare. Entro nella classe e mi siedo in un banco. Lezione di matematica: un classico della disattenzione scolastica! Mi metto a sognare ad occhi aperti all’interno del sogno. Sono in un’altra aula che parlo di storia con una ragazzina esile, capelli biondi e tratti delicati, sembra sapere un sacco di cose per la sua età e i temi affrontati diventano via via più complessi ed articolati. Mi pare evidente che si tratta della persona che stavo cercando in precedenza. Poi qualcosa mi “sveglia”: un particolare su un muro dell’aula sembra colpirmi. Guardo meglio, mi concentro, ma il muro sembra bianco. Eppure c’è qualcosa di strano. Mi alzo e come se nulla fosse spengo la luce dell’aula. La lezione continua lo stesso ed io avvicinandomi al muro posso assistere con calma alla magia: una scritta fluorescente è comparsa proprio dove stavo guardando prima: “per conquistarla regalale un bicchiere di vetro fatto a mano”.

Semplice… palese direi.

Accendo la luce ed esco dall’aula lasciando dietro di me la noiosissima lezione di matematica ed i compagni assorti. Mi metto alla ricerca del mio professore di inglese, l’unico in grado di aiutarmi (perchè poi?). Lo trovo e gli spiego la situazione, lui  mi conduce in un aula dove saremo in grado di creare quel bicchiere di vetro così importante (manco ci fosse una fucina dentro il liceo).

Peccato che ci abbia pensato la sveglia ad interrompere questa improbabile missione. Non saprò mai come doveva essere fatto quel bicchiere di vetro…

Lemuria Dixit: Karl Tänzler

L’amore è eterno finché dura, quanto meno nella dimensione materialista dell’umanità tipica della nostra società moderna. Nulla da togliere alla vacuità dei sentimenti umani, alla incostanza delle nostri menti nevrotizzate da malsani ritmi esistenziali. E’ possibile ancora amare qualcuno sino alla propria morte? Provare qualcosa di profondo e malsanamente inchiodante per un’altra persona? E’ forse un amore infinito una condanna piuttosto che una benedizione? O siamo noi che non sappiamo più distinguere il bene dal male? Tutto questo ed anche di più. Eppure a qualcuno di noi capita. Il vero amore. L’anima gemella, quella vera, quella che abbiamo cercato per millenni. Quella in grado di portarci all’inferno ed in paradiso allo stesso tempo. Fortune che solo pochi possono sperimentare. E l’amore dopo la morte non è da meno. L’amore dopo la morte, poesia e romanticismo. Eppure la mente umana è capace di accedere ad un ulteriore livello, un livello inquietante, che lascia troppe domande senza risposta, un punto di rottura che la mente della maggior parte delle persone rifiuterebbe con profondo sdegno. Non è l’amore per la morte bensì l’amore nella morte. L’amore con la morte. E’ qualcosa che va a pescare negli angoli più torbidi e bui della nostra anima, in angoli della nostra psiche che non conosciamo e che non vorremmo in ogni caso conoscere. Qualcuno si addentra, ma non fa più ritorno. Non c’è via d’uscita dal buio primordiale di quella grotta, dove un milione di anni fa sperimentammo per la prima volta l’indescrivibile senso di impotenza per il trionfo della morte.

E da allora l’ominide, la scimmia, l’anello mancante, il figlio del peccato, il clonato dagli antichi ingegneri, ecc… da allora tutti gli essere umani hanno cercato il modo per eludere la morte, ritardarla, allontanarla. Alcuni si sono spinti oltre. Alcuni hanno perfino cercato di invertirne il processo tentando di riportare in vita i morti. Eccovi una di queste storie.

Karl Tänzler

Karl Tänzler nacque il 8 Febbraio 1877 a Dresda in Germania. Negli anni precedenti alla Prima Guerra Mondiale viaggio molto tra l’India e l’Australia, ma lo scoppio del conflitto lo portò ad essere internato in un campo di prigionia australiano per essere poi spedito in Olanda alla fine delle ostilità. Vista la precaria situazione economica in cui versava la Germania, nel 1926 decise di trasferirsi negli Stati Uniti, dove viveva sua sorella. Partì in nave da Rotterdam e raggiunse Cuba, da lì poi si spostò in Florida. L’anno dopo trovò lavoro presso l’ U.S. Marine Hospital di Key West come tecnico sanitario di radiologia medica. Si fece assumere col nome di Carl von Cosel. Il cognome von Cosel ha un’importanza fondamentale in questa storia e vi dico subito il perché: il cognome Von Cosel era quello di un’antica casa nobiliare dalla quale Tänzler sosteneva di discendere. Egli affermava inoltre che una sua presunta antenata, la Contessa Anna Constantia von Cosel, gli avesse più volte fatto visita in sogno per mostrargli il volto del suo vero amore: una donna dalla pelle e dai lineamenti esotici e dai lunghi capelli neri. Di certo non la classica bellezza teutonica. 

Il 22 Aprile 1930, proprio mentre lavorava al Marine Hospital di Key West, conobbe Maria Elena Milagro de Hoyos, una giovane donna cubano-americana che allora aveva 21 anni. La ragazza era stata portata in ospedale per dei controlli. In lei Tänzler riconobbe subito la bellissima donna che le era stata mostrata in sogno dalla sua antenata. La ragazza era figlia di un commerciante di sigari della città, nonché legalmente sposata sin dal 1926, ma il marito si era trasferito a Miami dopo che la coppia aveva perso un figlio (in ogni caso i due non avevano avviato alcuna pratica di divorzio). Sfortunatamente alla ragazza venne diagnosticata la tubercolosi, una malattia tipicamente fatale all’epoca e che portò alla morte di quasi tutta la sua famiglia. Tänzler tentò di curare la ragazza, ma le sue conoscenze mediche da autodidatta erano decisamente basilari. La famiglia di lei si fidava di quell’uomo, che ai loro occhi appariva così generoso ed altruista. Egli sperimentò medicinali e cure con apparecchiature elettriche, ma senza alcun risultato. Col tempo divenne palese che l’uomo i realtà era innamorato della ragazza, ma non vi sono mai state prove circa il fatto che fosse un amore corrisposto. Maria Elena Milagro de Hoyos morì il 25 ottobre 1931. Tänzler le pagò il funerale e le fece costruire, col permesso della famiglia, un piccolo mausoleo nel cimitero di Key West. Ogni notte l’uomo si recava in visita presso la costruzione per rendere omaggio alla sua amata. Pare che durante quelle sedute notturne lo spirito della ragazza arrivò a palesarsi davanti all’uomo pregandolo più volte di portarla via da quella tomba. E fu così che Tänzler, in una notte di Aprile del 1933, rubò il cadavere della ragazza e lo trasportò fino alla propria abitazione. 

Il cadavere ritrovato dalle autorità

L’uomo fissò insieme le ossa del cadavere con delle grucce, le mise degli occhi di vetro, sostituì la pelle in decomposizione con del panno di seta imbevuto di cera e gesso. Modellò poi una parrucca al cadavere con una folta ciocca di capelli di Maria Elena che gli erano stati regalati dalla madre di lei nel 1931. Per mantenere le forme originali della donna ne riempì la cavità addominale e toracica di stracci. Vestì poi il cadavere con calze, guanti e gioielli e lo sistemò nel suo letto. Uso una quantità enorme di profumi, disinfettanti ed agenti conservanti per mascherare l’odore che proveniva dalla decomposizione del cadavere. Più volte tentò dei fantasiosi esperimenti per riportare il vita la sua amata. Nel giro di qualche cominciarono a girare delle strane voci sul conto di Tänzler, qualcuno l’aveva addirittura visto ballare col cadavere davanti alle finestre di casa. Fu così che nell’ottobre 1940 una sorella della defunta, Florinda, si recò a casa dell’uomo allertando le autorità affinché intervenissero. Tänzler venne arrestato non appena venne scoperto il cadavere della ragazza nel suo letto.

Egli venne esaminato a livello psichiatrico e venne ritenuto capace di intendere e di volere, per cui venne processato per sottrazione di cadavere, ma l’accusa poiché il reato era comunque caduto in prescrizione. Il caso ovviamente generò molto scalpore. Sorprendentemente l’opinione pubblica vedeva Tänzler in maniera favorevole, lo consideravano una sorta di ultimo romantico, eccentrico senza ombra di dubbio, ma comunque romantico. Il corpo della ragazza, dopo essere stato analizzato dai patologi, venne seppellito di nuovo nel cimitero di Key West. Questa volta in una tomba non contrassegnata per evitare che venisse di nuovo trafugato. Negli anni successivi (se ne parlava ancora nel 1972) alcuni medici sostennero che Tänzler aveva tenuto comportamenti necrofili col cadavere di Maria Elena. Di questi comportamenti non vi era però alcuna prova concreta agli atti se non un dettaglio emerso durante l’autopsia: nell’area vaginale era stato inserito un tubo di carta, il che avrebbe consentito all’uomo di aver rapporti sessuali col cadavere. La tesi della necrofilia è ancora oggi molto dibattuta, ma penso che a distanza di tanti anni sia impossibile scoprire la verità.

Tänzler passò i suoi ultimi anni di vita sempre in Florida, ma in un’altra contea. Pur se separato dalla sua amata e dal di lei corpo, ne creò una effige a grandezza naturale partendo da una maschera mortuaria. Visse con questa effige sino alla sua morte avvenuta nel 1952.